martedì 25 ottobre 2011

Non c'è limite allo schifo

Ci sono giorni che nascono di mer... NO! Mi ero ripromessa di non essere volgare.
Ci sono giorni che iniziano non proprio benissimo. Ecco, meglio.
Giorni che ti svegli all'alba solo per scoprire che ti hanno staccato l'acqua e, di conseguenza, non puoi fare nessuna delle mille cose che avevi in lista e che, guarda caso, necessitavano tutte dell'acqua.
Giorni che passi cercando di studiare senza riuscire a concentrarti per 5 minuti di fila, perchè la tua vicina ha deciso di trapanare.
Giorni che, se telefoni all'acquedotto, ti rispondono che stanno migliorando la rete idrica, e tu vorresti tanto rispondergli che sono due anni che "migliorano", e intanto inizia un nuovo inverno senza acqua calda.
Giorni che, per puro masochismo, rileggi le vecchie mail e trovi un veloce scambio di battute con una tipa isterica, che è capace di farti saltare i nervi anche dopo anni.
Giorni, insomma, che ti fanno girare le pale come elicotteri (e apprezzate lo sforzo sovrumano nel mettere una sola "l").
E poi, quando pensi di aver toccato il picco massimo d'incazzatura, arriva qualcuno su internet a peggiorare la situazione. In particolare, oggi è stato il turno di un simpatico anonimo che ha paragonato i gay alla spazzatura.
Lo so, lo so, non dovrei meravigliarmi. In fondo vivo in un paese che mi ha dato più di una volta prova di enorme inciviltà, un paese di cui ormai tutto il mondo ride, un paese schifosamente sessista, un paese in cui gli immigrati vengono buttati giù dalle balconate. Eppure mi illudo sempre che si tratti di rari, isolati casi, a cui viene fatta troppa pubblicità. Un po' come succede qui a Napoli, dove per una decina di delinquenti siamo considerati tutti camorristi. Voglio sperare che per ogni sindaco di Roma che allontana i bambini rom dalle scuole, ci siamo 100 maestre come quelle napoletane, che vanno a riprenderli dalle strade, ma che il primo faccia più notizia delle altre.
E poi leggo certe frasi, e davvero la speranza prende un volo di sola andata per la Svezia.
Che ci siano stron... ops! decerebrati capaci di pensare certe assurdità lo sapevo già, ma fa sempre male ricordarlo. Sembra che queste persone non riescano a fare a meno di etichettare l'umanità e di classificarla in base a stupidi luoghi comuni, a pregiudizi, a schifosissime idee razziste. E così ecco il napoletano, l'immigrato, il negro, il frocio, il terrone, il puttaniere (che però è un grand'uomo!), e così via. Il fatto che un immigrato possa essere un medico che ha salvato decine di vite è irrilevante, perchè è e rimane un immigrato. Non può essere "altro", non gli è concesso.
Oggi ho imparato che il gay, oltre ad essere frocio, può essere anche spazzatura. Spazzatura! Ma stiamo parlando di un essere umano o cosa? Sono nauseata oltre ogni misura. Sono disgustata da questa persona, che ha lasciato un commento anonimo e non ha avuto nemmeno il coraggio di firmarsi, e disgustata dall'autore del blog che gli ha approvato il commento. Certi esseri mi portano a sperare che ci fosse qualcosa di vero sulla teoria delle diverse razze umane, perchè non riesco ad accettare l'idea di avere qualcosa in comune con loro.
SIETE VOI LA VERA SPAZZATURA!

domenica 16 ottobre 2011

Colpo di stato. Ma che colpo, se lo stato qui non c'è?


Dopo il mio precedente post, sarebbe coerente parlare di ciò che è successo a Roma. Ma cosa posso dire? Bennato cantava "in fila per tre" nel lontano 1974 e, a quanto pare, nulla è cambiato. 
Quindi io torno in fila.
In un paese dove esprimere le proprie opinioni e manifestarle civilmente è non solo inutile, ma perfino dannoso, l'unica cosa che ci è rimasta è soccombere a questo potere perverso e marciare a tempo. 
Però...
Possono insegnarmi che le puttane fanno carriera e le brave ragazze finiscono a chiedere l'elemosina; io morirò di fame piuttosto che adeguarmi.
Possono distruggere la scuola pubblica e far diventare l'istruzione una cosa da ricchi; io leggerò, e leggerò, e leggerò, fino a divorare biblioteche intere, e imparerò nonostante loro
Possono tirar fuori dal cilindro leggi, decreti, condoni, amnistie e trucchetti vari; io saprò comunque distinguere il bene dal male.
Possono farmi credere che il denaro sia l'unica ragione di vita, che l'apparenza sia sostanza, che possedere sia lo scopo; io rimarrò me stessa e vivrò per amare, perchè è questa l'unica vera fonte di felicità.
Possono impedirmi di manifestare e sporcare con la loro violenza tutte le cose in cui credo; non importa. Il mio cuore e la mia mente sapranno sempre da che parte stare.
Possono togliermi il lavoro, i soldi, la casa; io non permetterò a nessuno di togliermi la speranza.
Possono inquinare la televisione, le pubblicità e perfino internet con le loro menzogne; la verità prima o poi uscirà fuori, in qualche modo, ed io sarò lì ad attenderla.
Forse è proprio questo che certa gente non capisce: possono riempirci la testa di menzogne, possono rendere labili e confusi i confini tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra legale e illegale, tra democrazia e dittatura, ma questo non basterà a rendere reali le loro bugie. Il solo fatto che un intero popolo sia convinto di una determinata cosa non rende questa cosa reale, o giusta. 
Io non credo in alcun dio, nè nel destino, eppure ieri mattina è entrato a far parte della mia vita un vero e proprio simbolo di rinascita: proprio mentre guardavo in diretta i primi tentativi di dividere in due il corteo pacifico con auto in fiamme, mi è venuto vicino un bruco. Era... come spiegarlo? Un messaggio? Un chiaro messaggio, sì. Così l'ho poggiato su una foglia d'insalata e infilato in un barattolo, come facevo con le lumache quando ero bambina. 
Se proprio questo paese non può rinascere, che almeno lo faccia lui! Non ho idea di quanto tempo ci vorrà, nè di cosa uscirà dal bozzolo, ma non vedo l'ora di restituirgli la libertà. In questo momento non c'è cosa più bella al mondo, per me, di un animale che nasce piccolo, indifeso, insignificante, costretto a strisciare per metà della sua vita, ma che ha la capacità di mettere le ali e volare via.

mercoledì 12 ottobre 2011

Poi è arrivata la polizia

C'è stato un concorso, anni fa, intitolato "poi è arrivata la polizia", o qualcosa del genere. Diego Cugia lo utilizzò come spunto per parlare dei crimini commessi alla scuola Diaz, a Genova, durante uno degli splendidi  monologhi di Jack Folla.
Sono passati 10 anni da quando quei poveri ragazzi sono stati torturati - e voglio sperare che a nessuno dei miei lettori serva una ricerca su google per ricordare cosa accadde. 
Stasera, al tg1, un giornalista parla di scontri tra manifestanti e polizia. Alla fine del servizio, quasi "distrattamente", aggiunge che una ragazza si è ferita ad un labbro. Ciò che il giornalista non dice, però, è che un poliziotto le ha dato una manganellata in pieno viso, rompendole quattro denti. Non è che si sia ferita da sola; qualcuno ha cercato di spaccarle la faccia, letteralmente.
Ma, come giustamente ci ricorda Crozza, se noi abbiamo dei cani, Berlu ha Minzolini. Guardare il tg1 è un atto di masochismo.
Però il pensiero corre subito ad un altro episodio.
Giorni fa i giornali parlavano di tifosi impazziti che avevano devastato l'aeroporto di Capodichino. In realtà, il Napoli aveva vinto 3-0 contro non so quale squadra e i tifosi stavano aspettando il ritorno a casa dei calciatori. Clima tranquillo, persone euforiche, aria di festa. Insomma, gente normale che ha passato ore in attesa degli "eroi" del momento.
Poi è arrivata la polizia.
In tenuta antisommossa.