L'essere umano ha la sorprendente capacità di classificare gli oggetti in gruppi. Vuol dire che riusciamo a catalogare alla voce "albero" tutti i possibili tipi di alberi, indipendentemente dalla forma, dal colore delle foglie, dall'altezza o dal tipo di corteccia. E così possiamo fare anche con le persone, sebbene i confini siano più confusi, ed etichettarle come buoni, cattivi, bianchi, neri, atei, credenti, italiani, stranieri...
Oggi ricorre il giorno della memoria, creato qualche anno fa per "non dimenticare". Era lo slogan ufficiale della giornata, e per qualche anno ce lo siamo ritrovati ovunque ogni 27 gennaio. Ma riflettiamo un attimo su cosa significhi realmente "non dimenticare". Quando si ricorda qualcosa, istintivamente ritornano in mente le sensazioni che provavamo nel momento che cerchiamo di rievocare. In particolare, non dimenticare i campi di concentramento vuol dire ricordare che c'è stata una dittatura, che sono morte delle persone, che si è creata una situazione particolare in tutta Europa che ha permesso ad un gruppo di persone di decidere le sorti di sei milioni di ebrei. Per quanto possa sembrare lodevole ricordare e tramandare tutto ciò, non è di questo che abbiamo bisogno. Noi dobbiamo capire, dobbiamo analizzare, dobbiamo imparare. Che senso ha ricordare che è esistito un campo di concentramento se poi non ne riconosciamo un altro quando ce lo troviamo davanti? Quale lezione possiamo imparare dal passato, se continuiamo a tramandare solo i fatti e non ci poniamo domande? Com'è stato possibile? A chi è servito? Perché è stato fatto? Chi lo ha permesso? Come sono riusciti ad anestetizzare l'Europa intera fino a questi livelli?
Onestamente, sono stanca di questo buonismo ipocrita che ci spinge a guardare Schindler's list una volta all'anno, come a voler espiare peccati commessi da altri con un'unica sera di lacrime. E' come se qualcuno ci dicesse "ricordi quando ti sei scottato?" e continuasse a riproporci immagini di persone ustionate, senza però spiegarci che è il fuoco a bruciare, e anzi continuando ad appiccare incendi. Il nazismo non è stato un periodo di follia collettiva, nè un'epidemia che è scomparsa; bisogna pensare alla dittatura come ad un colossale lavaggio del cervello ad opera di persone altamente preparate e competenti. Crediamo che non potrebbe capitarci mai, che noi non accetteremmo certe condizioni, che la vita è cambiata, che grazie ad internet ci sarà sempre libertà di informazione. Fermatevi solo un attimo a riflettere su quanto sia cambiata la vita in Italia negli ultimi anni. Abbiamo accettato leggi ingiuste, al limite dell'assurdo, abbiamo rinunciato ad ogni sicurezza, abbiamo relativizzato la morale. Quanti di voi hanno l'età per ricordare quando in tv faceva scandalo un ombelico scoperto? Ed ora, solo poche decine di anni dopo, accettiamo che un ministro dica che è normale che una bella ragazza si prostituisca per fare carriera. Abbiamo accettato compromessi su compromessi, e in nome di una finta libertà abbiamo rinunciato a tutti i capisaldi della nostra cultura e della nostra morale. Il tutto in pochi anni. Cosa vi fa credere di essere immuni dalla dittatura? Viviamo in un paese che è al 61° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, un paese in cui "ricordare" vuol dire "ricordare le colpe degli altri", dal momento che i campi di concentramento esistevano anche in Italia, ma che nessuno, nemmeno in questa ricorrenza, ne parla mai. Di tutti i film dedicati al nazismo, non ne ho visto uno che spiegasse cosa è realmente successo per spingere la popolazione ad accettare lo sterminio degli ebrei. Non si parla mai del perché fosse economicamente conveniente uccidere tante persone, né dello sviluppo della Germania dopo la guerra. Solo in un'occasione mi è capitato di vedere un film molto istruttivo su come si crea un'ideologia (Die welle, l'onda, che vi consiglio vivamente) e su quanto sia facile coinvolgere e trascinare le masse, indipendentemente dal credo. Indovinate? Film tedesco. Noi italiani, invece, siamo bravi a mostrare cadaveri e sparatorie, riducendo lo sterminio di sei milioni di innocenti (non solo ebrei) ad un'ora e mezza di luoghi comuni e patetiche scene piagnucolose piene di frasi ad effetto. Ma il succo qual è? Ci identifichiamo nel dolore di persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa e i propri cari per essere sfruttate fino alla morte, ma poi quanti si fermano a pensare a come vengono trattati gli immigrati nei nostri "centri di accoglienza"? Ricordare? No. Non ricordate. Imparate. Ponetevi domande. Cercate risposte. Andate fino in fondo, non accontentatevi di spiegazioni superficiali. Analizzate la realtà in cui vivete. E anche dopo aver fatto tutto ciò, non consideratevi mai immuni alle ideologie. Solo così la "giornata della memoria" avrà un senso.
venerdì 27 gennaio 2012
domenica 22 gennaio 2012
A volte succede che...
Poi succede che, un giorno, decidi di ricominciare a studiare dopo otto anni di morte cerebrale.
Succede che vuoi essere al meglio, così ti concedi un pisolino pomeridiano per recuperare le energie, ma non riesci nemmeno ad addormentarti per la paura che la sveglia non suoni.
Succede che, a quel punto, ti arrendi al bicchierone di caffè, perché hai passato la nottata a scrivere cazzate e non ti ricordi nemmeno come ti chiami.
Succede che l'unico caffè che il tuo corpo non rifiuta sia quello dell'ikea, che, diciamocelo, NON è caffè, ma ciofeca bruciata.
Succede che ti rassegni, o quello, o i crampi, o il pisolino sulle fotocopie. E tu NON vuoi pisolare sulle fotocopie, vuoi iniziare una nuova vita di impegno e fatica.
Succede che, appena pronto, il caffè ti cada tutto sulla tovaglia pulita. E sulla sedia. E sulla gamba. E per terra.
Succede che passi il pomeriggio a lavare la tovaglia. E la sedia. E il pantalone. E il pavimento.
Succede che capisci perché mai tua madre usi i guanti per fare il bucato, perché, cazzo, la candeggina sui tagli brucia!
E succede che ormai sono le 17 passate, e tu sei ancora qui a scriver cazzate sul blog.
E la macchia di caffè è ancora sulla tovaglia. E sul pantalone. E sul cuscino della sedia.
Almeno so cosa farò stanotte.
Succede che vuoi essere al meglio, così ti concedi un pisolino pomeridiano per recuperare le energie, ma non riesci nemmeno ad addormentarti per la paura che la sveglia non suoni.
Succede che, a quel punto, ti arrendi al bicchierone di caffè, perché hai passato la nottata a scrivere cazzate e non ti ricordi nemmeno come ti chiami.
Succede che l'unico caffè che il tuo corpo non rifiuta sia quello dell'ikea, che, diciamocelo, NON è caffè, ma ciofeca bruciata.
Succede che ti rassegni, o quello, o i crampi, o il pisolino sulle fotocopie. E tu NON vuoi pisolare sulle fotocopie, vuoi iniziare una nuova vita di impegno e fatica.
Succede che, appena pronto, il caffè ti cada tutto sulla tovaglia pulita. E sulla sedia. E sulla gamba. E per terra.
Succede che passi il pomeriggio a lavare la tovaglia. E la sedia. E il pantalone. E il pavimento.
Succede che capisci perché mai tua madre usi i guanti per fare il bucato, perché, cazzo, la candeggina sui tagli brucia!
E succede che ormai sono le 17 passate, e tu sei ancora qui a scriver cazzate sul blog.
E la macchia di caffè è ancora sulla tovaglia. E sul pantalone. E sul cuscino della sedia.
Almeno so cosa farò stanotte.
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Ricominciamo?
Ventisette anni tra meno di due mesi. Durante l'ultimo anno di scuola, ormai ben 8 anni fa, sono stata operata due volte per un adenoma alla parotide (il mio primo tumore!), ho dovuto rinunciare agli ultimi esami di francese e ad un buon voto all'esame di stato, ho visto la mia migliore amica spegnersi lentamente a causa di un tumore al cervello (e il suo sì che era pericoloso) e poi ritornare alla vita dopo il coma. Quando si vivono certe cose si è troppo impegnati a sopravvivere per lasciarsi andare alla paura. La parte difficile viene dopo, quando tutto si è risolto, in un modo o nell'altro. Si piangono tutte le lacrime che si sono trattenute per mesi, si fanno i conti con i se, i ma e i forse, ci si adatta ad una nuova vita.
Io non ce l'ho fatta. Proprio quando tutto sembrava tornato alla normalità, quando i tagli sul mio collo sono diventati cicatrici, quando i capelli della mia amica sono cresciuti abbastanza da coprire i segni dell'intervento, quando la scuola era finita e non dovevo preoccuparmene più, sono crollata. Ho avuto una fortissima depressione, sono diventata ostaggio delle crisi di panico e... beh, del mio rapporto col cibo ne ho già parlato. E siccome piove sempre sul bagnato, lo psicologo al quale mi sono rivolta ha lavorato per ben tre anni (!!!) solo per rendermi dipendente da lui e per poter abusare di me. Ce ne ho messo di tempo, ma alla fine mi sono ripresa anche da questo. Fortunatamente io non mi fido di nessuno, nemmeno degli psicologi, quindi non ha avuto la possibilità di entrare anche tra le mie gambe, oltre che nel mio cervello. Ma ci ha provato...
E a fare da sfondo a tutte queste vicissitudini c'era sempre lei, l'università. Ho seguito i corsi del primo anno, poi l'ho abbandonata. Di tanto in tanto preparavo un esame, ma era più per far contenti i miei genitori che per vero interesse. Ormai sono iscritta da 8 anni e non ho finito nemmeno gli esami del primo. Ora è uscito fuori quest'altro tumore, e non voglio ricadere nella depressione. Non voglio passare altri 8 anni sospesa in questo limbo, incapace di fare qualsiasi cosa, sulle spalle (economicamente) dei miei genitori e (psicologicamente) del mio fidanzato. E così ricomincio. Ricomincio? Ci provo, ecco. Provo a riprendere in mano i libri, a capire quel che c'è scritto, a memorizzare dati e formule. Ma sono terrorizzata, questa è la verità. Innanzitutto mi sembra che questo corso di studi sia infinito. Ventitré esami, trentacinque materie, più di cinquanta professori. C'è da perdersi. Poi bisogna considerare che sono anni che non studio. A parte il corso di russo, non memorizzo nozioni da almeno 8 anni e questi esami sono uno più pesante dell'altro. A tutti i coraggiosi che hanno intenzione di iscriversi a biotecnologie: non fatelo! E' una faticaccia inutile e non porta da nessuna parte. Infine, appunto, mi servirà mai? Se davvero riuscissi a superare tutte le ansie e le paure e prendessi 'sta cavolo di laurea, mi servirebbe davvero? In Italia sicuramente no. E all'estero? In Svezia? Mi servirà farmi un cu...ore quadrato sui libri, o sarà solo tempo perso e acchiapperò l'ennesima batosta?
Mer...enda (fedele ai miei buoni propositi)! Ho urgente bisogno di una flebo di ottimismo!
Io non ce l'ho fatta. Proprio quando tutto sembrava tornato alla normalità, quando i tagli sul mio collo sono diventati cicatrici, quando i capelli della mia amica sono cresciuti abbastanza da coprire i segni dell'intervento, quando la scuola era finita e non dovevo preoccuparmene più, sono crollata. Ho avuto una fortissima depressione, sono diventata ostaggio delle crisi di panico e... beh, del mio rapporto col cibo ne ho già parlato. E siccome piove sempre sul bagnato, lo psicologo al quale mi sono rivolta ha lavorato per ben tre anni (!!!) solo per rendermi dipendente da lui e per poter abusare di me. Ce ne ho messo di tempo, ma alla fine mi sono ripresa anche da questo. Fortunatamente io non mi fido di nessuno, nemmeno degli psicologi, quindi non ha avuto la possibilità di entrare anche tra le mie gambe, oltre che nel mio cervello. Ma ci ha provato...
E a fare da sfondo a tutte queste vicissitudini c'era sempre lei, l'università. Ho seguito i corsi del primo anno, poi l'ho abbandonata. Di tanto in tanto preparavo un esame, ma era più per far contenti i miei genitori che per vero interesse. Ormai sono iscritta da 8 anni e non ho finito nemmeno gli esami del primo. Ora è uscito fuori quest'altro tumore, e non voglio ricadere nella depressione. Non voglio passare altri 8 anni sospesa in questo limbo, incapace di fare qualsiasi cosa, sulle spalle (economicamente) dei miei genitori e (psicologicamente) del mio fidanzato. E così ricomincio. Ricomincio? Ci provo, ecco. Provo a riprendere in mano i libri, a capire quel che c'è scritto, a memorizzare dati e formule. Ma sono terrorizzata, questa è la verità. Innanzitutto mi sembra che questo corso di studi sia infinito. Ventitré esami, trentacinque materie, più di cinquanta professori. C'è da perdersi. Poi bisogna considerare che sono anni che non studio. A parte il corso di russo, non memorizzo nozioni da almeno 8 anni e questi esami sono uno più pesante dell'altro. A tutti i coraggiosi che hanno intenzione di iscriversi a biotecnologie: non fatelo! E' una faticaccia inutile e non porta da nessuna parte. Infine, appunto, mi servirà mai? Se davvero riuscissi a superare tutte le ansie e le paure e prendessi 'sta cavolo di laurea, mi servirebbe davvero? In Italia sicuramente no. E all'estero? In Svezia? Mi servirà farmi un cu...ore quadrato sui libri, o sarà solo tempo perso e acchiapperò l'ennesima batosta?
Mer...enda (fedele ai miei buoni propositi)! Ho urgente bisogno di una flebo di ottimismo!
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mercoledì 18 gennaio 2012
Ora urlo!
Qui a Napoli si dice che la benedizione di un prete gay porti particolarmente bene. Ecco, io adesso avrei bisogno di un trans fatto suora, altro che "semplice" gay!
Il lettore mp3, quello nuovo, quello comprato inutilmente, era difettoso. Vado al negozio e chiedo di cambiarlo. Il commesso mi concede il cambio senza troppe storie e me lo sostituisce con un altro modello. Difettoso. Ora mi vergogno di tornare al negozio per la terza volta, quindi mi tengo i tasti montati al contrario (su per indicare giù e avanti per indicare indietro. Posso farcela).
Ieri notte, alle 3, inizio improvvisamente a tremare, perché il mio corpo ha deciso di aumentare la sua temperatura di un paio di gradi in mezz'ora. Ok, teniamoci la terza influenza dell'anno. Cosa sarà mai?
Infine, ho fatto le analisi. Ovviamente la cura alternativa non sta facendo effetto e dovrò ricominciare quella che crea problemi al cuore ed è cancerogena. Ma cosa potevo aspettarmi da un mese tanto sfigato?
Mi sento a pezzi. Ora come ora non c'è una sola cosa che riesca a tirarmi su di morale. Sono consapevole del fatto che dovrò tenermi un tumore al cervello che non farà altro che crescere e che dovrò curarlo con una sostanza pericolosa. Non posso uscire di casa senza passare tre giorni a letto e, un po' perché mi sento sempre male, un po' perché ho perso la fiducia nel futuro, non riesco a portare avanti nessun progetto. Come diceva Silente (sì, sono orgogliosamente Harry Potter addicted):
la felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce.
Peccato che io non riesca a trovare l'interruttore da nessuna parte.
Il lettore mp3, quello nuovo, quello comprato inutilmente, era difettoso. Vado al negozio e chiedo di cambiarlo. Il commesso mi concede il cambio senza troppe storie e me lo sostituisce con un altro modello. Difettoso. Ora mi vergogno di tornare al negozio per la terza volta, quindi mi tengo i tasti montati al contrario (su per indicare giù e avanti per indicare indietro. Posso farcela).
Ieri notte, alle 3, inizio improvvisamente a tremare, perché il mio corpo ha deciso di aumentare la sua temperatura di un paio di gradi in mezz'ora. Ok, teniamoci la terza influenza dell'anno. Cosa sarà mai?
Infine, ho fatto le analisi. Ovviamente la cura alternativa non sta facendo effetto e dovrò ricominciare quella che crea problemi al cuore ed è cancerogena. Ma cosa potevo aspettarmi da un mese tanto sfigato?
Mi sento a pezzi. Ora come ora non c'è una sola cosa che riesca a tirarmi su di morale. Sono consapevole del fatto che dovrò tenermi un tumore al cervello che non farà altro che crescere e che dovrò curarlo con una sostanza pericolosa. Non posso uscire di casa senza passare tre giorni a letto e, un po' perché mi sento sempre male, un po' perché ho perso la fiducia nel futuro, non riesco a portare avanti nessun progetto. Come diceva Silente (sì, sono orgogliosamente Harry Potter addicted):
la felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce.
Peccato che io non riesca a trovare l'interruttore da nessuna parte.
mercoledì 11 gennaio 2012
Завтра - другой день
Come vedete, sono fedele ai miei buoni propositi. Certo, ho usato il traduttore di google, ma solo per pigrizia. Non avendo la tastiera in cirillico ci avrei messo una vita a trovare le lettere giuste premendo tasti a caso.
Domani è un altro giorno, dunque. Io, per scaramanzia, avrei usato новый, nuovo, perché rende meglio l'idea.
Da quando è iniziato il 2012 non faccio che ripetermelo. Domani andrà meglio, domani sarà passata, cazzo, non posso essere tanto sfigata per tutto l'anno. Sono passati appena 11 giorni e quest'anno già mi sta sulle palle.
Iniziando dal fatto che ho passato il capodanno a letto con l'influenza, poi mi si è rotto il lettore mp3, poi ho distrutto le cuffie nuove pensando che fossero loro il problema, poi ho speso 30 euro per comprare un altro lettore (sono tirchia e me ne vanto!) per scoprire un'ora dopo che il mio fidanzato mi aveva riparato il vecchio, poi mi sono concessa UN giorno di vacanza e ha diluviato ininterrottamente dalle 5 del pomeriggio fino a che non abbiamo rinunciato e siamo tornati in albergo, zuppi fino alle mutande e alla temperatura di 1°. Niente contro il freddo, per carità. Voglio andarmene a vivere in Svezia, un grado è estate. Peccato che l'acqua mi si sia ghiacciata addosso e mi abbia regalato un raffreddore coi controfiocchi. Sì, il secondo dall'inizio dell'anno. Sì, il secondo in 11 giorni. Non sembra anche a voi un record?
Stamattina mando un sms a SuperZia: "cara zietta, scusa se non ti ho più chiamata, ma ho l'influenza e non ho più voce. Ci sentiamo appena sto meglio". Ora, in tutta onestà, è un messaggio così difficile da comprendere? Per mia zia sì, visto che mi ha telefonata 3 secondi dopo. Mal di gola, capisci? Do-lo-re. No, non capisce e inizia non solo a parlare, ma anche a pretendere risposte. E non l'ha fermata nemmeno il fatto che mugugnassi frasi sconnesse. Infine, dopo 37 minuti di questa tortura, è stata costretta ad attaccare, con la promessa che ci risentiremo entro le 16.
Ok.
Va bene.
Domani è un altro giorno.
Domani è un altro giorno, dunque. Io, per scaramanzia, avrei usato новый, nuovo, perché rende meglio l'idea.
Da quando è iniziato il 2012 non faccio che ripetermelo. Domani andrà meglio, domani sarà passata, cazzo, non posso essere tanto sfigata per tutto l'anno. Sono passati appena 11 giorni e quest'anno già mi sta sulle palle.
Iniziando dal fatto che ho passato il capodanno a letto con l'influenza, poi mi si è rotto il lettore mp3, poi ho distrutto le cuffie nuove pensando che fossero loro il problema, poi ho speso 30 euro per comprare un altro lettore (sono tirchia e me ne vanto!) per scoprire un'ora dopo che il mio fidanzato mi aveva riparato il vecchio, poi mi sono concessa UN giorno di vacanza e ha diluviato ininterrottamente dalle 5 del pomeriggio fino a che non abbiamo rinunciato e siamo tornati in albergo, zuppi fino alle mutande e alla temperatura di 1°. Niente contro il freddo, per carità. Voglio andarmene a vivere in Svezia, un grado è estate. Peccato che l'acqua mi si sia ghiacciata addosso e mi abbia regalato un raffreddore coi controfiocchi. Sì, il secondo dall'inizio dell'anno. Sì, il secondo in 11 giorni. Non sembra anche a voi un record?
Stamattina mando un sms a SuperZia: "cara zietta, scusa se non ti ho più chiamata, ma ho l'influenza e non ho più voce. Ci sentiamo appena sto meglio". Ora, in tutta onestà, è un messaggio così difficile da comprendere? Per mia zia sì, visto che mi ha telefonata 3 secondi dopo. Mal di gola, capisci? Do-lo-re. No, non capisce e inizia non solo a parlare, ma anche a pretendere risposte. E non l'ha fermata nemmeno il fatto che mugugnassi frasi sconnesse. Infine, dopo 37 minuti di questa tortura, è stata costretta ad attaccare, con la promessa che ci risentiremo entro le 16.
Ok.
Va bene.
Domani è un altro giorno.
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martedì 3 gennaio 2012
I soliti noti
E così, è arrivato il 2012. Io non volevo, ma i buoni propositi mi hanno assalita. Giuro, mi hanno colpita alle spalle e ferita mortalmente, fino ad impossessarsi del mio corpo, per costringermi a scrivere questo post.
Eccovi dunque il mio elenco. Il solito, ovviamente, perchè tanto so già che quest'anno non farò nulla di tutto ciò. Più che buoni propositi, è la lista dei sogni irrealizzabili; mi ricorda quando, da bambina, venivo sottoposta a stressanti interrogatori da parte dei parenti sui miei progetti futuri. E non è che da allora la lista sia cambiata di molto, eh!
1) Il solito "studiare di più". Questo è uguale dalla prima elementare, con una pausa di un paio d'anni al liceo, durante i quali è diventato "non fare niente che non sia espressamente richiesto, e anche in quel caso farlo solo sotto minaccia di morte"; ma quest'anno mi ci metto d'impegno!
2) Iniziare ad imparare qualche parolina di svedese. Lo stretto indispensabile per sopravvivere ad un viaggio di una decina di giorni. Il che mi porta direttamente al punto 3.
3) Visitare la Svezia. In inverno.
4) Finire quel miliardo di progetti che ho iniziato. Al momento la lista comprende: un cuscino ricamato all'uncinetto, una coperta di lana, tre sciarpe, un paio di calzettoni, un cappello, un guanto (l'altro l'ho fatto), una borsetta di carta (prima o poi citerò Barbara e paint your life per procurata infermità mentale), una decina di collane, un vassoio e una scatola decoupati (esiste?), una candela intagliata, tre pupazzetti di pannolenci, uno scaldacollo.
5) Scrivere di più. Nella mia mente ci sono già 8 fan fiction, 2 racconti brevi e uno abbastanza lungo da poter essere spedito a qualche casa editrice. L'unico problema è tirarli fuori dal groviglio di ragnatele che ho al posto del cervello.
6) Riparare quelledannatissime cuffiette di merda che si sono rotte proprio la notte di capodanno! Non esiste che io spenda 15 euro per 20 giorni di funzionamento!
7) Dire meno parolacce.
8) Liberarmi delle cose vecchie, in ogni senso.
9) Aggiornare la lista dei blog amici.
10) Ricominciare a studiare russo. Io adoro il russo! E siccome chi ben comincia è a metà dell'opera, ecco a voi una canzoncina carina per augurarvi buon anno. Siccome sono buona vi lascio anche il testo. Posso solo dirvi che voi, cari i mei Indiana Svensson (cit. Fiammetta), dovreste imparare da questi ragazzi a godervi l'inverno svedese, che in quanto a freddo e neve non può essere certo peggiore di quello russo. No, scherzo. Dai miei 20° napoletani, vi compatisco tutti. :D
Oх, зима, хороша,
И поет душа.
И метель метет,
За собой зовёт.
А зовёт туда,
Где родные поля.
Где родные края,
И земля моя.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
А когда загрустим,
То без дела не сидим.
Мы спешим на улицу,
Чтоб скорей зажмуриться.
От снега искристого,
Белого, пушистого.
От солнца лучистого,
Зимнего, чистого.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Ну, а вот Новый год,
Он уже к нам идет.
Он спешит к нам, друзья,
Жить нам без него нельзя.
Это шутки и смех,
Это радость для всех.
Так давай не скучай,
Вместе с нами запевай!
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Eccovi dunque il mio elenco. Il solito, ovviamente, perchè tanto so già che quest'anno non farò nulla di tutto ciò. Più che buoni propositi, è la lista dei sogni irrealizzabili; mi ricorda quando, da bambina, venivo sottoposta a stressanti interrogatori da parte dei parenti sui miei progetti futuri. E non è che da allora la lista sia cambiata di molto, eh!
1) Il solito "studiare di più". Questo è uguale dalla prima elementare, con una pausa di un paio d'anni al liceo, durante i quali è diventato "non fare niente che non sia espressamente richiesto, e anche in quel caso farlo solo sotto minaccia di morte"; ma quest'anno mi ci metto d'impegno!
2) Iniziare ad imparare qualche parolina di svedese. Lo stretto indispensabile per sopravvivere ad un viaggio di una decina di giorni. Il che mi porta direttamente al punto 3.
3) Visitare la Svezia. In inverno.
4) Finire quel miliardo di progetti che ho iniziato. Al momento la lista comprende: un cuscino ricamato all'uncinetto, una coperta di lana, tre sciarpe, un paio di calzettoni, un cappello, un guanto (l'altro l'ho fatto), una borsetta di carta (prima o poi citerò Barbara e paint your life per procurata infermità mentale), una decina di collane, un vassoio e una scatola decoupati (esiste?), una candela intagliata, tre pupazzetti di pannolenci, uno scaldacollo.
5) Scrivere di più. Nella mia mente ci sono già 8 fan fiction, 2 racconti brevi e uno abbastanza lungo da poter essere spedito a qualche casa editrice. L'unico problema è tirarli fuori dal groviglio di ragnatele che ho al posto del cervello.
6) Riparare quelle
7) Dire meno parolacce.
8) Liberarmi delle cose vecchie, in ogni senso.
9) Aggiornare la lista dei blog amici.
10) Ricominciare a studiare russo. Io adoro il russo! E siccome chi ben comincia è a metà dell'opera, ecco a voi una canzoncina carina per augurarvi buon anno. Siccome sono buona vi lascio anche il testo. Posso solo dirvi che voi, cari i mei Indiana Svensson (cit. Fiammetta), dovreste imparare da questi ragazzi a godervi l'inverno svedese, che in quanto a freddo e neve non può essere certo peggiore di quello russo. No, scherzo. Dai miei 20° napoletani, vi compatisco tutti. :D
Oх, зима, хороша,
И поет душа.
И метель метет,
За собой зовёт.
А зовёт туда,
Где родные поля.
Где родные края,
И земля моя.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
А когда загрустим,
То без дела не сидим.
Мы спешим на улицу,
Чтоб скорей зажмуриться.
От снега искристого,
Белого, пушистого.
От солнца лучистого,
Зимнего, чистого.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Ну, а вот Новый год,
Он уже к нам идет.
Он спешит к нам, друзья,
Жить нам без него нельзя.
Это шутки и смех,
Это радость для всех.
Так давай не скучай,
Вместе с нами запевай!
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
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