Ieri sera, a casa mia, si è spenta un'altra piccola vita. Dopo la canarina di cui vi avevo parlato, è stato il turno di quella nella foto natalizia. Mi dispiace, ovviamente, ma non quanto mi è dispiaciuto vedere l'altra soffrire, con il corpo tutto deformato dalla malattia. Per questa ho fatto davvero tutto il possibile, ho consultato 3 veterinari anche se non ce n'era realmente bisogno, l'ho amata e curata, quindi non ho rimpianti.
Partendo quindi dal presupposto che non ci sono state mancanze da parte mia, rimango a chiedermi perchè sia morta improvvisamente. L'ho comprata in un negozio di animali, non al mercato, e aveva l'anellino che la identificava come un esemplare nato nel 2009. Speravo di poter avere delle garanzie, credevo che fosse praticamente impossibile infilare l'anellino agli esemplari adulti; per cui, quando ha iniziato a dare segni di sofferenza alle zampe e l'ho portata dal veterinario, lui ha pensato agli acari. Fatta la cura per gli acari, non abbiamo risolto nulla. Ho provato a portarla da un altro veterinario, ma la conclusione era sempre la stessa: la canarina era vecchia. Tre veterinari, stessa risposta. E quando chiedevo come potevano averle infilato l'anellino del 2009, non sapevano darmi una spiegazione. L'ho portata in giro insieme all'altra, facendola visitare anche quando non ce n'era bisogno, perchè aveva le zampine storte e non riusciva più a saltare, e ormai nessuno mi toglie dalla testa che gliele abbiano rotte per infilarle quel maledetto anello! L'alternativa, piuttosto fantasiosa, è che soffrisse di invecchiamento precoce. L'ultima visita, sempre inutile, l'ha fatta due settimane fa, per un falso allarme. Per scrupolo, il veterinario le ha dato l'antibiotico e le vitamine, quindi sicuramente non aveva un'infezione, nè carenze alimentari. La controllavamo spesso, quindi posso dire con certezza che non aveva affanno, problemi di acari, segni di malattia di alcun tipo.
Semplicemente, si è addormentata. Proprio come una vecchietta, si è accovacciata, ha chiuso gli occhietti ed è morta. Se mi avessero detto che era un animale non più tanto giovane, l'avrei comprata comunque. Invece, evidentemente, le hanno fatto del male per infilarle un anellino falso, per rivenderla a 25 euro.
Venticinque euro. Ecco quanto valeva per quella gente la salute della mia canarina. Ecco per quale cifra le hanno rotto le zampette e le hanno tolto la possibilità di muoversi, se non con grande difficoltà ed una buona dose di dolore per la posizione innaturale che era costretta a tenere.
Lo so, era solo una canarina. Fosse stato un cane, l'idea di rompergli una zampa avrebbe fatto inorridire gli eventuali acquirenti. Però era la mia canarina, e se non mi avessero truffato, l'avrei comprata, coccolata e amata lo stesso. Come si può disprezzare la vita a tal punto? Come si può accettare di torturare gli animali per un guadagno tanto misero? Mi verrebbe voglia di tornare al negozio e dire al proprietario tutto ciò che penso di lui. Vorrei buttargli in faccia 25 euro in monetine da 5 centesimi, con un insulto per ogni monetina. Ma sapete cosa mi ha detto quando sono andata a protestare perchè mi aveva venduto un esemplare malato (e non per riportarglielo, nè per riavere i soldi, ma solo per dirgli che era stato uno schifoso disonesto)? "Noi non vendiamo esemplari malati!" con un'espressione offesa degna del miglior attore hollywoodiano.
Siccome metà delle chiavi di ricerca di questo blog contiene parolacce, mi ero ripromessa di non usarne più, per cui esprimo la mia opinione citando una splendida perifrasi letta su un blog:
recati laddove tu possa qualificarti come partner passivo in un rapporto tra maschi adulti consenzienti.
lunedì 21 febbraio 2011
domenica 20 febbraio 2011
Kunst
Ho appena letto che il museo di arte contemporanea di Casoria ha chiesto di poter trasferire tutte le sue opere in Germania, perchè, purtroppo, completamente ignorati dalle istituzioni, non riescono più a difendersi dagli attacchi della camorra, a cui hanno tentato di opporsi fino allo sfinimento.
Niente da dire, se non che hanno tutta la mia stima per aver resistito tanto a lungo. Ovviamente ciò che sto per scrivere non è affatto legato al museo di Casoria, solo che non ho davvero potuto fare a meno di collegare questa notizia a ciò che ho visto in Germania.
La prima volta che ho visitato un museo tedesco ero a Stoccarda col mio fidanzato. Il coso si chiamava Kunstmuseum, e avendo un po' di sale in zucca sono andata a controllare sul vocabolario il significato di kunst prima di entrare.
Arte.
Museo dell'arte, ho pensato. Bello.
Così ho buttato 5 euro per un'esperienza che mi causa ancora incubi a distanza di anni.
Vorrei potervi descrivere la sensazione di stupore, che poi diventa tristezza, che poi si trasforma in angoscia, che poi termina in odio, che si sfoga automaticamente in mal di pancia e vomito, che provo ogni volta che mi trovo davanti a ciò che ormai ho ribattezzato "kunst" e che, per la prima volta, ho provato in quel luogo.
Mentre i turisti in Italia svengono, incapaci di reggere tanta bellezza, io piango, incapace di reggere certi orrori.
Orrori che nemmeno so descrivervi. Nani da giardino sepolti nella cioccolata in decomposizione, stanze di cera di 50 cm per 50 cm, un metro di plastica trasparente che si arrampicava su per le scale, neon annodati, mattonelle di ferro, sedie semoventi con le antenne... roba che ancora popola i miei incubi!
Per non parlare delle "sculture" che si trovavano per strada.
Siccome, da quanto ho capito, il loro patrimonio artistico è andato perso quasi completamente durante la guerra, tutto ciò che rimane alla Germania è questo brodo primordiale di orrore senza alcun significato.
No, non venitemi a dire che una tela tutta rossa con una linea gialla ha un significato, non lo accetto!
Per cui suppongo che la Germania dovrebbe sentirsi onorata di ospitare le opere del museo campano, anche se si tratta di "arte" contemporanea. Potranno solo imparare.
Niente da dire, se non che hanno tutta la mia stima per aver resistito tanto a lungo. Ovviamente ciò che sto per scrivere non è affatto legato al museo di Casoria, solo che non ho davvero potuto fare a meno di collegare questa notizia a ciò che ho visto in Germania.
La prima volta che ho visitato un museo tedesco ero a Stoccarda col mio fidanzato. Il coso si chiamava Kunstmuseum, e avendo un po' di sale in zucca sono andata a controllare sul vocabolario il significato di kunst prima di entrare.
Arte.
Museo dell'arte, ho pensato. Bello.
Così ho buttato 5 euro per un'esperienza che mi causa ancora incubi a distanza di anni.
Vorrei potervi descrivere la sensazione di stupore, che poi diventa tristezza, che poi si trasforma in angoscia, che poi termina in odio, che si sfoga automaticamente in mal di pancia e vomito, che provo ogni volta che mi trovo davanti a ciò che ormai ho ribattezzato "kunst" e che, per la prima volta, ho provato in quel luogo.
Mentre i turisti in Italia svengono, incapaci di reggere tanta bellezza, io piango, incapace di reggere certi orrori.
Orrori che nemmeno so descrivervi. Nani da giardino sepolti nella cioccolata in decomposizione, stanze di cera di 50 cm per 50 cm, un metro di plastica trasparente che si arrampicava su per le scale, neon annodati, mattonelle di ferro, sedie semoventi con le antenne... roba che ancora popola i miei incubi!
Per non parlare delle "sculture" che si trovavano per strada.
Siccome, da quanto ho capito, il loro patrimonio artistico è andato perso quasi completamente durante la guerra, tutto ciò che rimane alla Germania è questo brodo primordiale di orrore senza alcun significato.
No, non venitemi a dire che una tela tutta rossa con una linea gialla ha un significato, non lo accetto!
Per cui suppongo che la Germania dovrebbe sentirsi onorata di ospitare le opere del museo campano, anche se si tratta di "arte" contemporanea. Potranno solo imparare.
venerdì 18 febbraio 2011
Sana educazione cattolica
Visto che stasera sono di pessimo umore, sorvolerò su tutti i "bei" ricordi che ho della scuola elementare, quando per la prima volta ho incontrato quella particolare razza di esseri viventi definiti, a scelta, "suore/sorelle/madri". Qualche volta, per sadismo divino, anche maestre.
Stasera ho deciso di sorvolare sulle accurate descrizioni dei forni crematori, sulle processioni per baciare le bare delle suore morte, sulle giornate di digiuno, sulle ore passate a pregare e quelle passate a spazzare, lavare e ripulire, come novelle Cenerentole.
Stasera vi scrivo una filastrocca. Me l'hanno insegnata in prima elementare, ed ero così carina quando la recitavo che i miei genitori hanno registrato la mia voce e, non paghi, me l'hanno anche fatta ripetere per anni.
E ora spiegatemi perchè la gallina della filastrocca che hanno insegnato al mio fidanzato -che andava alla scuola pubblica- riusciva a diventare una cantante famosa!
Stasera ho deciso di sorvolare sulle accurate descrizioni dei forni crematori, sulle processioni per baciare le bare delle suore morte, sulle giornate di digiuno, sulle ore passate a pregare e quelle passate a spazzare, lavare e ripulire, come novelle Cenerentole.
Stasera vi scrivo una filastrocca. Me l'hanno insegnata in prima elementare, ed ero così carina quando la recitavo che i miei genitori hanno registrato la mia voce e, non paghi, me l'hanno anche fatta ripetere per anni.
La gallinella sciocca.
Disse un giorno una gallina:
"la campagna non fa per me!
Son graziosa e son carina
e so fare coccodè.
Io non voglio stare qua
voglio andarmene in città."
Così fece una mattina
quella stupida gallina.
E sapete come andò?
Passò un tram e la schiacciò!
E ora spiegatemi perchè la gallina della filastrocca che hanno insegnato al mio fidanzato -che andava alla scuola pubblica- riusciva a diventare una cantante famosa!
Etichette:
che ciorta,
sana educazione cattolica,
suore,
voglio solo morire
giovedì 10 febbraio 2011
E l'Italia, come sempre, rimane indietro
So che yahoo non è proprio la miglior fonte di notizie possibile, ma avendo la mail proprio su yahoo, inevitabilmente l'occhio cade sui titoloni. Metà di queste "notizie" sono inutili, l'altra metà è dannosa, ma credo che valga la pena leggerle (e, soprattutto, leggere i commenti) per farsi un'idea della mentalità degli italiani.
Oggi, in particolare, mi ha molto colpita una notizia che riguarda il mio campo di studi: si parla di un bambino francese nato per salvare la vita dei suoi fratelli talassemici che, nel titolo, viene definito "miracolo", mentre si critica duramente la scelta dei suoi genitori in tutto il resto del testo. A parte questa assurda contraddizione, tra tutti i possibili studiosi, medici e scienziati disponibili, l'intervistato che si permette di giudicare e condannare la coppia è il professor Roberto Colombo, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica, al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica. Il quale evidentemente ha tanti figli sani, visto che afferma "si tratta del tristissimo epilogo di una medicalizzazione ad oltranza del concepimento e della nascita che affonda le sue radici in una "concezione strumentale della vita dell'uomo", che non è più riconosciuta come un fine e un bene in se stessa, ma asservita ad un progetto che le viene imposto dal di fuori".
Ecco, ora io PROVO a mantenere la calma.
Perchè la talassemia è una malattia che porta gravissime conseguenze; per dirne una, l'accumulo di ferro nei tessuti, che danneggia in particolar modo cuore, ghiandole endocrine e fegato. Per persone con una malattia tanto grave, continue trasfusioni sono l'unica scelta. Forse il professor, dottor, docente, ecc. roberto colombo dovrebbe documentarsi un po'. Forse gli basterebbe avere un minimo di sensibilità per riuscire a capire a quali sofferenze e torture sono sottoposti continuamente i fratellini di questo bimbo. Ma no, voler curare i propri figli invece che vederli morire dopo una vita di sofferenza è "concezione strumentale della vita dell'uomo".
Il dottor, professor, sputa-biosentenze, continua ad infierire:
"Possiamo solo intuire quale potrà essere il gravissimo riverbero della coscienza di quel bambino di essere stato voluto dai propri genitori non "per se stesso" ma "per un altro", in funzione di un altro, di suo fratello malato. Ognuno di noi è stato creato per se stesso ed è fatto per essere amato in se stesso e per amare l'altro come se stesso. Non vi è tormento più grande che quello che sorge in noi quando ci accorgiamo di essere sfruttati, "usati" per uno scopo che ci è estraneo, che non è solidale con il nostro destino".
Magari lui, oltre ad avere figli sanissimi, non ha fratelli. Perchè io sarei contenta di poter aiutare mio fratello a guarire da una malattia tanto grave. Questo bambino, ancor prima di nascere, aveva uno scopo e la sua esistenza era utile, cosa che non si può dire per tanti professori dottori sparabiocazzate. I genitori non hanno solo dato la vita ad un nuovo figlio, ma l'hanno restituita anche ai suoi fratelli; se questo vuol dire essere sfruttati, allora sfruttate anche me, perchè non riesco ad immaginare niente di più bello che poter essere uno strumento di guarigione per la mia famiglia.
Evidentemente certi valori sono estranei al comitato nazionale di bioetica.
Comunque loro dormiranno sonni tranquilli, perchè qui in Italia, in questo clima arretrato e bigotto, è illegale la diagnosi pre-impianto e quindi genitori italiani in situazioni analoghe avrebbero, come unica possibilità, quella di fare figli a ripetizione fino a farne, a culo, uno sano e compatibile. O, in alternativa, andare all'estero e pagare migliaia di euro per avere ciò che in altri paesi è un diritto. O, ancora, (visto quante possibili scelte?)cercare in tutto il mondo quel donatore estraneo su milioni che potrebbe anche rifiutarsi di donare.
Non penso sia un caso se un'amica di mia madre sta morendo di leucemia perchè la sua cattolicissima ed italianissima sorella non vuole donarle il suo midollo, pur sapendo di essere compatibile.
Perchè noi, qui in Italia, abbiamo una morale!
Oggi, in particolare, mi ha molto colpita una notizia che riguarda il mio campo di studi: si parla di un bambino francese nato per salvare la vita dei suoi fratelli talassemici che, nel titolo, viene definito "miracolo", mentre si critica duramente la scelta dei suoi genitori in tutto il resto del testo. A parte questa assurda contraddizione, tra tutti i possibili studiosi, medici e scienziati disponibili, l'intervistato che si permette di giudicare e condannare la coppia è il professor Roberto Colombo, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica, al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica. Il quale evidentemente ha tanti figli sani, visto che afferma "si tratta del tristissimo epilogo di una medicalizzazione ad oltranza del concepimento e della nascita che affonda le sue radici in una "concezione strumentale della vita dell'uomo", che non è più riconosciuta come un fine e un bene in se stessa, ma asservita ad un progetto che le viene imposto dal di fuori".
Ecco, ora io PROVO a mantenere la calma.
Perchè la talassemia è una malattia che porta gravissime conseguenze; per dirne una, l'accumulo di ferro nei tessuti, che danneggia in particolar modo cuore, ghiandole endocrine e fegato. Per persone con una malattia tanto grave, continue trasfusioni sono l'unica scelta. Forse il professor, dottor, docente, ecc. roberto colombo dovrebbe documentarsi un po'. Forse gli basterebbe avere un minimo di sensibilità per riuscire a capire a quali sofferenze e torture sono sottoposti continuamente i fratellini di questo bimbo. Ma no, voler curare i propri figli invece che vederli morire dopo una vita di sofferenza è "concezione strumentale della vita dell'uomo".
Il dottor, professor, sputa-biosentenze, continua ad infierire:
"Possiamo solo intuire quale potrà essere il gravissimo riverbero della coscienza di quel bambino di essere stato voluto dai propri genitori non "per se stesso" ma "per un altro", in funzione di un altro, di suo fratello malato. Ognuno di noi è stato creato per se stesso ed è fatto per essere amato in se stesso e per amare l'altro come se stesso. Non vi è tormento più grande che quello che sorge in noi quando ci accorgiamo di essere sfruttati, "usati" per uno scopo che ci è estraneo, che non è solidale con il nostro destino".
Magari lui, oltre ad avere figli sanissimi, non ha fratelli. Perchè io sarei contenta di poter aiutare mio fratello a guarire da una malattia tanto grave. Questo bambino, ancor prima di nascere, aveva uno scopo e la sua esistenza era utile, cosa che non si può dire per tanti professori dottori sparabiocazzate. I genitori non hanno solo dato la vita ad un nuovo figlio, ma l'hanno restituita anche ai suoi fratelli; se questo vuol dire essere sfruttati, allora sfruttate anche me, perchè non riesco ad immaginare niente di più bello che poter essere uno strumento di guarigione per la mia famiglia.
Evidentemente certi valori sono estranei al comitato nazionale di bioetica.
Comunque loro dormiranno sonni tranquilli, perchè qui in Italia, in questo clima arretrato e bigotto, è illegale la diagnosi pre-impianto e quindi genitori italiani in situazioni analoghe avrebbero, come unica possibilità, quella di fare figli a ripetizione fino a farne, a culo, uno sano e compatibile. O, in alternativa, andare all'estero e pagare migliaia di euro per avere ciò che in altri paesi è un diritto. O, ancora, (visto quante possibili scelte?)cercare in tutto il mondo quel donatore estraneo su milioni che potrebbe anche rifiutarsi di donare.
Non penso sia un caso se un'amica di mia madre sta morendo di leucemia perchè la sua cattolicissima ed italianissima sorella non vuole donarle il suo midollo, pur sapendo di essere compatibile.
Perchè noi, qui in Italia, abbiamo una morale!
Etichette:
biotecnologie,
Italia,
vado via perchè
giovedì 3 febbraio 2011
Tre fratelli
Ve lo spiegherei, ma sarebbe come spiegare una barzelletta: perdereste il meglio.
Chi ha l'età giusta, la giusta sensibilità e un po' di sana, masochistica sofferenza all'idea di lasciare l'Italia quanto all'idea di rimanerci, capirà. Gli altri... col tempo cresceranno.
Chi ha l'età giusta, la giusta sensibilità e un po' di sana, masochistica sofferenza all'idea di lasciare l'Italia quanto all'idea di rimanerci, capirà. Gli altri... col tempo cresceranno.
Etichette:
Napoli,
qualcosa di buono c'è,
Stefano Rosso
mercoledì 2 febbraio 2011
Cittadini del mondo
C'è chi nasce napoletano. Come SuperZia, che a Londra chiedeva una "shke-da te-le-fo-ni-ka" e pretendeva che la capissero perchè se gli immigrati, a Napoli, imparano a capirti allora dovevano imparare anche gli inglesi.
C'è chi nasce italiano. Come Franco, che dopo 40 anni in Svezia torna in Italia, perchè è il paese in cui ha lasciato il suo cuore.
C'è chi nasce europeo. Come me, che guardo ancora la webcam su Marienplatz e poi chiudo gli occhi e sogno di stare lì, e che piango se una mia amica mi mostra le foto delle sue vacanze a Londra.
C'è chi nasce cittadino del mondo. Come tutte quelle persone che, quando si trovano costrette ad emigrare, non scelgono gli USA o l'Europa, ma affrontano coraggiosamente paesi lontani dalla loro cultura, e lo fanno con tanto entusiasmo e voglia di conoscere.
Mi è capitato, proprio qualche minuto fa, di leggere dei commenti su un blog. Il concetto, che non riguardava affatto l'argomento del post, era più o meno "continuate pure a parlar bene della Svezia, così la gente ci crede e si trasferisce, senza sapere che qui un laureato è trattato come un qualsiasi immigrato". Purtroppo non è l'unico commento del genere che mi è capitato di leggere. Molti si lamentano delle "leggi di Jante", altri non riescono ad accettare di essere scambiati per arabi o di essere trattati (bene) come gli arabi.
Non so cosa passi nella mente di certa gente, ma sono davvero nauseata dal loro senso di superiorità. Una persona che si trasferisce dal proprio paese ad un altro è un immigrato. Che sia il marocchino in Italia o l'italiano in Svezia, non c'è differenza. Temo che sia una cosa che gli italiani all'estero proprio non riescono ad accettare. Siamo così abituati ad essere serviti dalle colf polacche e filippine, dai camerieri cinesi, dai venditori ambulanti africani, che non prendiamo nemmeno in considerazione l'idea che loro valgano quanto noi. No, loro sono immigrati. E se ci capita di trasferirci all'estero, noi siamo italiani: siamo quelli con la laurea, siamo quelli che valgono, siamo intelligenti, siamo artisti, siamo i veri cattolici, siamo gli unici depositari della Verità. Guai se qualcuno osa metterci sullo stesso livello di un arabo! Guai se, nelle liste d'attesa per le case, i rifugiati politici provenienti da paesi distrutti dalla guerra ci passano avanti! Che avranno mai fatto, questi "rifugiati", per meritarsi il nostro posto? Che se ne tornino a morire nel loro paese, chè qui c'è gente che vuole lavorare, che è brava e competente, che ha diritto a tutto perchè è italiana.
Tutto ciò che ho scritto finora è tratto da blog, mail e commenti che ho trovato in giro per il web. Non ho inventato nulla, ho solo citato. Trovo che questa arroganza sia disgustosa. Come è disgustoso il modo in cui gli immigrati vengono trattati in Italia.
Di cittadini del mondo, di persone che si considerano uguali agli altri e non superiori, di gente aperta al dialogo e curiosa verso le diversità ce n'è davvero poca. Persone come Carin, che è riuscita a fondere due culture opposte (quella del nord della Svezia e quella del sud dell'Italia) e a prendere solo il meglio da entrambe. O come Stefano, che insegna alle sue bimbe tutto il bello della cultura italiana senza farle sentire straniere in Svezia. O come Antonio, che ha deciso di impegnarsi nell'imparare una nuova lingua per un soggiorno di un solo anno in Svezia, pur avendo la possibilità di farsi capire in inglese.
Gli altri, quelli che rimangono italiani e solo italiani, prima o poi torneranno nell'unico posto che considerano "casa", perchè non riusciranno mai ad accettare che persone, idee e valori diversi possano valere qualcosa.
E -concludendo con un po' di quella prosopopea che ho tanto denigrato fino ad ora- tanto meglio per me.
C'è chi nasce italiano. Come Franco, che dopo 40 anni in Svezia torna in Italia, perchè è il paese in cui ha lasciato il suo cuore.
C'è chi nasce europeo. Come me, che guardo ancora la webcam su Marienplatz e poi chiudo gli occhi e sogno di stare lì, e che piango se una mia amica mi mostra le foto delle sue vacanze a Londra.
C'è chi nasce cittadino del mondo. Come tutte quelle persone che, quando si trovano costrette ad emigrare, non scelgono gli USA o l'Europa, ma affrontano coraggiosamente paesi lontani dalla loro cultura, e lo fanno con tanto entusiasmo e voglia di conoscere.
Mi è capitato, proprio qualche minuto fa, di leggere dei commenti su un blog. Il concetto, che non riguardava affatto l'argomento del post, era più o meno "continuate pure a parlar bene della Svezia, così la gente ci crede e si trasferisce, senza sapere che qui un laureato è trattato come un qualsiasi immigrato". Purtroppo non è l'unico commento del genere che mi è capitato di leggere. Molti si lamentano delle "leggi di Jante", altri non riescono ad accettare di essere scambiati per arabi o di essere trattati (bene) come gli arabi.
Non so cosa passi nella mente di certa gente, ma sono davvero nauseata dal loro senso di superiorità. Una persona che si trasferisce dal proprio paese ad un altro è un immigrato. Che sia il marocchino in Italia o l'italiano in Svezia, non c'è differenza. Temo che sia una cosa che gli italiani all'estero proprio non riescono ad accettare. Siamo così abituati ad essere serviti dalle colf polacche e filippine, dai camerieri cinesi, dai venditori ambulanti africani, che non prendiamo nemmeno in considerazione l'idea che loro valgano quanto noi. No, loro sono immigrati. E se ci capita di trasferirci all'estero, noi siamo italiani: siamo quelli con la laurea, siamo quelli che valgono, siamo intelligenti, siamo artisti, siamo i veri cattolici, siamo gli unici depositari della Verità. Guai se qualcuno osa metterci sullo stesso livello di un arabo! Guai se, nelle liste d'attesa per le case, i rifugiati politici provenienti da paesi distrutti dalla guerra ci passano avanti! Che avranno mai fatto, questi "rifugiati", per meritarsi il nostro posto? Che se ne tornino a morire nel loro paese, chè qui c'è gente che vuole lavorare, che è brava e competente, che ha diritto a tutto perchè è italiana.
Tutto ciò che ho scritto finora è tratto da blog, mail e commenti che ho trovato in giro per il web. Non ho inventato nulla, ho solo citato. Trovo che questa arroganza sia disgustosa. Come è disgustoso il modo in cui gli immigrati vengono trattati in Italia.
Di cittadini del mondo, di persone che si considerano uguali agli altri e non superiori, di gente aperta al dialogo e curiosa verso le diversità ce n'è davvero poca. Persone come Carin, che è riuscita a fondere due culture opposte (quella del nord della Svezia e quella del sud dell'Italia) e a prendere solo il meglio da entrambe. O come Stefano, che insegna alle sue bimbe tutto il bello della cultura italiana senza farle sentire straniere in Svezia. O come Antonio, che ha deciso di impegnarsi nell'imparare una nuova lingua per un soggiorno di un solo anno in Svezia, pur avendo la possibilità di farsi capire in inglese.
Gli altri, quelli che rimangono italiani e solo italiani, prima o poi torneranno nell'unico posto che considerano "casa", perchè non riusciranno mai ad accettare che persone, idee e valori diversi possano valere qualcosa.
E -concludendo con un po' di quella prosopopea che ho tanto denigrato fino ad ora- tanto meglio per me.
Etichette:
vado via perchè
Iscriviti a:
Post (Atom)