lunedì 30 maggio 2011

Ma tu guarda che culo!

Come ogni brava vecchietta che si rispetti, guardo il mondo dalla piccola finestrella della mia mente e mi ripeto che non è più come una volta. Non ci sono più le mezze stagioni, non ci sono più i bravi giovanotti che cedono il posto in bus, non c'è più rispetto per i genitori, non c'è più solidarietà e le nuove guerre sono tra poveri.
Ma, più di tutto, alla veneranda età di 26 anni posso affermare che non c'è più la salute.
La salute, quella cosa che mi ha fatto sentire bene fino ai 13 anni e poi... puff! Se n'è andata via col primo tumore. E siccome ormai ha traslocato definitivamente nel corpo di qualcun altro, ecco che il mio va a farsi friggere e le mie cellule lievitano come le zeppole nell'olio bollente.
Intendiamoci, ho avuto culo! Ho avuto tanto di quel culo che se credessi in un dio andrei a Pompei a piedi solo per accendere un cero. Però poteva anche andarmi meglio, no? Potevo rimanere sana e bearmi della mia ignoranza in fatti del genere. Potevo limitarmi a studiarli, i tumori, invece di beccarmeli.
Mi sarebbe piaciuto anche avere un po' più di fortuna nel trovare i medici giusti al momento giusto, invece di dover aspettare cinque anni per la diagnosi del primo e sette per la diagnosi del secondo.
Il primo, come ho già scritto, mi è venuto a 13 anni. Era un adenoma alla parotide. In linea di principio, gli adenomi sono i tumori più simpatici che esistano: crescono poco, non diventano mai maligni, e se non ti beccano qualche organo vitale ci puoi convivere fino a che non raggiungono dimensioni impressionanti. Se poi, invece di crescere verso l'interno, riesce ad espandersi all'esterno (come quello alla parotide), allora ci si vede crescere dei palloni da calcio sul collo. Ovviamente, se non ci si cura. E uno si aspetta che, in un paese "avanzato" come l'Italia, che vanta uno dei migliori sistemi sanitari mondiali, la diagnosi sia tempestiva. Anche perchè, se me l'avessero curato in tempo, mi sarei risparmiata 5 anni di analisi (con diagnosi che andavano dalla mononucleosi al dente cariato, giusto per farvi capire la preparazione di certi medici), due interventi chirurgici (perchè non potevano risolvere tutto in un'unica volta, no... hanno preferito lasciare l'operazione a metà e riaprirmi il collo il mese successivo), la perdita di un nervo che mi ha portato in regalo la sindrome di Frey, e anni di dolori al viso e all'orecchio. Ma vabbè, già è tanto che siano arrivati alla diagnosi giusta; pretendere di averla 5 anni prima e di essere curata in maniera scientifica e non alla cazzo di cane mi sembra una pretesa esagerata.
Adesso la storia si ripete, con il secondo adenoma. I sintomi c'erano già 7 anni fa. Praticamente mi sono comparsi appena sono guarita dal primo tumore. Ora, se fossi andata in giro con un cartello "adenoma ipofisario in corso", sarebbe stato meno evidente. Perchè, porca paletta, le analisi urlavano "ADENOMA IPOFISARIO!" da ogni valore. Tutto, ma proprio tutto, faceva pensare a quello.
Non esce niente dalla risonanza magnetica? E allora è stress! Ok, posso capirlo, ma porco cazzo, ho 20 anni e appena sospendo le cure mi riempio di prolattina fino alla punta dei capelli. Vuoi pensare, medico di merda, che forse c'è qualcosa che non va? Se poi arrivo a 23 anni e ho ancora problemi ormonali, vuoi farmela ripetere quella dannata risonanza, invece di suggerirmi una buona vacanza? NO! Sono stressata, solo stressata! E così ho fatto 7 anni di cure casalinghe, inventando cazzate su cazzate per convincere il mio medico curante a prescrivermi le medicine che mi servivano e prendendo pillole per la menopausa quando non ci cascava. Pillole che, volendo essere precisi, mi hanno salvata da un intervento chirurgico al cervello. Insomma, in pratica ho dovuto studiare il mio caso, documentarmi sulle cure e andare avanti a medicine prese di mia spontanea iniziativa. Cosa pericolosissima, che non consiglio a nessuno e che in linea di principio può portare conseguenze devastanti, ma che, in pratica, ha impedito al tumore di crescere e mi ha permesso di sopravvivere all'incompetenza di cinque endocrinologi, sette ginecologi e tre neurologi. Quindici persone che messe insieme non facevano un cervello intero.
Dopo sette anni di cure con dosi molto basse il tumore non è certo passato, ma almeno ho limitato la sua crescita a soli 5 mm, una grandezza per la quale non si opera. Considerando che il primo tumore è cresciuto di 3 cm in 5 anni, direi che posso considerarmi più che fortunata. Non riesco a fare a meno di pensare che se avessi seguito le indicazioni dei medici, invece di fare di testa mia, adesso mi ritroverei imbottita di psicofarmaci, con una palla di diversi centimetri nel cervello e costretta a farmi infilare sondini su per il naso per riuscire ad asportarla, con possibili danni all'ipofisi.
La ciliegina sulla torta è stata la tipa che mi ha fatto la risonanza. Prima di salutarmi mi ha detto "non so dirti di più, ma mi sembra che ci sia qualcosa, e non mi piace affatto". Qualcosa? QUALCOSA? Cosa, porca troia? COSA?
Ho 26 anni e tu mi dici che ho "qualcosa" nel cervello? Sii più precisa! Oppure non dirmi nulla, che è meglio. Qualcosa! Qualcosa che mi ha fatto morire di paura per tre giorni, qualcosa che mi ha fatto pensare ai peggiori scenari possibili, qualcosa che mi ha tolto il sonno per tre notti, qualcosa che potevi tenerti per te!
 E avrebbe anche potuto evitare di sottolineare, insieme all'infermiera, che "queste cose succedono a persone sempre più giovani". Perchè a quel punto io stavo per chiamare le pompe funebri! E non per "qualcosa", ma per l'infarto in corso!
Che poi, a volerla dire tutta, quanti di voi collezionano tumori? Quante possibilità ci sono di beccarsene due nell'arco di sei anni? Ok, sono delle barzellette di tumori, sono del tutto innocui, sono piccini, sono curabili, non richiedono nemmeno la chemioterapia, ma sono comunque cellule impazzite che iniziano a riprodursi. E viene da chiedersi se sarò sempre così fortunata, oppure farò la fine della mia amica, ridotta a vegetale da un tumore al cervello a 18 anni; o di mio nonno, che "fortunatamente" è morto di vecchiaia prima che il cancro diventasse troppo doloroso; di mia zia, o di mio zio, o dell'amica di mamma, o della direttrice della biblioteca, o del collega di papà... tutte persone che stanno lottando (o hanno già perso) contro qualche tipo di tumore, di solito maligno.
Non so... non so bene se ritenermi sfigata o fortunata. Propendo per il fortunata il 90% delle volte, ma capita che la depressione abbia la meglio in qualche caso. Non so cosa pensare di tutte queste persone che si ammalano attorno a me. Dovrebbe essere normale? Rientriamo nella statistica? Capita? A me dispiace, cazzo! Mi dispiace indipendentemente dalla statistica, perchè sono vite rovinate, distrutte, anche in caso di guarigione. Però, se penso che statisticamente non sarebbe dovuto succedere a tanta gente, è la rabbia ad avere la meglio. Forse sono cose che capitano, forse dobbiamo rassegnarci a veder soffrire i nostri cari; personalmente ritengo che qui ci sia la responsabilità di qualcuno, di qualche essere umano senza scrupoli che specula sulla nostra salute, di gente che inquina il cibo, l'acqua, l'aria, di medici che non sanno curarci, di politici che tagliano i fondi anche a quei pochi che potrebbero fare qualcosa di buono.
Io continuo a sognare che, se solo fosse la Svezia, certe cose si potrebbero evitare.

giovedì 19 maggio 2011

L'evoluzione dell'elezione

Prima di iniziare questo post, vorrei scusarmi con chi ha lasciato commenti a quello precedente. Blogger è impazzito ormai del tutto: prima mi ha cancellato i commenti, poi me li ha fatti ricomparire, poi ha cancellato tutto il post, poi l'ha fatto ricomparire senza commenti, infine mi ha incasinato tutti i tag. Io, che sono una personcina perbene, mi asterrò da ogni commento, terrò per me tutte le simpatiche paroline che mi stanno passando per la mente, e passerò direttamente all'argomento del giorno.
Quando mio padre era giovane, i camorristi promettevano posti di lavoro in cambio di voti. La città finiva nelle loro mani, peggiorando di anno in anno e sprofondando sempre di più nel baratro, ma chi si era venduto il voto riusciva a trovare lavoro. Certo, non sempre sicuro, non sempre a tempo indeterminato, quasi mai legale. C'era chi superava i concorsi e chi finiva a spacciare, ma tutti trovavano il loro posto nel mondo.
Poi, chissà come e chissà perchè, il voto ha perso valore. Economico, intendo.
Dal posto di lavoro si è passati a vendersi per 50 euro, per un abbonamento allo stadio, per una promessa non più rispettata - e da chi vai a lamentarti se un camorrista non rispetta una promessa? - per una ricarica sul cellulare.
Poi qualche intelligentone ha capito che non serve spendere una fortuna in biglietti per cinema e stadio, se puoi ottenere gratis lo stesso risultato semplicemente minacciando di morte gli elettori. Con un po' di fantasia potevano arrivarci prima, ma si sa che certa gente non brilla per arguzia e spirito imprenditoriale. Il geniaccio che c'è arrivato per primo diventerà il loro prossimo mito e a lui saranno intitolate strade e piazze dai prossimi delinquenti che governeranno la mia città.


Ma c'è qualcuno che li ha fregati tutti. Senza dover comprare il mio voto, nè minacciarmi, ha fatto in modo che io "votassi" per chi di dovere. Molto più semplicemente, per votare mi è stata data una comune matita, una di quelle che si cancellano senza problemi. Ovviamente regolare, con tanto di nome del ministero stampato sopra. Ormai bastano 50 centesimi di gomma per ottenere il mio voto; perchè mai dovrebbero prendersi il disturbo di minacciarmi?
Direi che la strada che hanno fatto è tanta: sono passati dal dover piazzare negli uffici pubblici centinaia di idioti raccomandati al comprare una gomma. Suppongo che meglio di così non possano fare, ma non voglio essere troppo ottimista e venir smentita dai fatti, alla prossima elezione. Potrebbero sempre trovare il modo di evolversi ulteriormente.

martedì 17 maggio 2011

Sette generazioni di sfigati

Non sono io che me li cerco, giuro! Sono loro che trovano me.
Le alternative sono due: o il mondo è popolato da gente davvero strana, oppure tutta la gente assurda attualmente in vita deve passare, prima o poi, per casa mia.
Il primo dei soggetti che oggi mi ha fatto letteralmente impazzire è papansia, con la sua nuova fobia per l'acqua oligominerale e la naturale avversione verso tutto ciò che dico, penso, faccio, indosso e mangio.
Questo si chiama esaurimento #1:
Lui: -ti va bene se compro l'acqua XYZ?
Io: -no, l'acqua XYZ fa schifo. E poi l'acqua effervescente mi fa venire mal di pancia.
Lui: -ma l'acqua XYZ non è effervescente.
Io: -sì che lo è. Anzi, peggio, è leggermente effervescente. Da queste parti mi sembra si possa definire "sfiatata". Ed è per questo che fa schifo.
Risultato: ha comprato 12 bottiglie di acqua XYZ.

Questo si chiama esaurimento #2:
Io: -la mia meravigliosa cognatina estetista non vuole essere pagata per la ceretta. Ma io, piuttosto che sfruttarla, mi depilo col silk epil.
Lui: -ma non vuoi pagarla?
Io: -no, è il contrario! Lei non vuole essere pagata, ma io voglio pagarla!
Lui: -mah, io ti non capisco. Tu, se lavori, vuoi essere pagata? Allora perchè non vuoi pagare lei?
Io: -papà, stiamo dicendo la stessa cosa. Proprio perchè riconosco il valore del suo lavoro voglio pagarla!
Lui (incazzato nero): -insomma! Ti sembra una bella cosa sfruttare il lavoro di quella povera ragazza?
Io (costretta ad urlare più di lui): -STIAMO DICENDO LA STESSA COSA! LA STES-SA CO-SA! CAPISCI QUELLO CHE DICO?
Lui (di nuovo calmo): -non sai proprio vivere! Tu te li prenderesti i soldi da una tua parente? E allora perchè vuoi pagarla? Così la offendi!
Corona il tutto la perla di saggezza di SuperZia, per la quale mio padre ha ragione in entrambi i casi. Perchè, giustamente, hanno lo stesso DNA e quindi gli stessi problemi mentali.

Questo si chiama esaurimento #3:
Io: -papà, ti va bene se preparo i toast per cena?
Lui: -sì.
Io: -allora aggiungi anche i wurstel alla lista della spesa, in frigo non ce ne sono abbastanza.
Lui: -devi proprio mangiare 'ste schifezze? Ma lo sai con cosa sono fatti? Non ti fa schifo?
Io: -hai appena detto che ti andavano bene! Comunque, per me ce ne sono; tu decidi cosa vuoi mangiare e compratelo.
Conclusione: è tornato a casa con 4 confezioni di wurstel.

Questo si chiama esaurimento #4:
Telefonata dal supermercato
Lui: -devo comprare il latte della marca Y?
Io: -no, quello della marca X.
Lui: -quello non devi berlo! Lo producono in Germania e lo vendono come italiano! Chissà con quali schifezze è fatto!
Io: -papà, ne abbiamo già parlato. Non è la marca X, è la marca Y quella che importa latte dalla Germania. Sempre che Superzia e le sue fonti siano attendibili.
Lui: -ne sei proprio sicura?
Io: -sì, stai tranquillo. Non hai niente di cui preoccuparti. Il latte della marca X è sicuro, genuino, appena munto e qualsiasi altra cosa ti possa convincere a comprarlo.
Lui: -intero?
Io: -no, papà. Ne abbiamo già parlato. Ricordi? Intero mi fa venire mal di pancia. Compralo parzialmente scremato.
Lui: -quello non devi berlo! Il latte parzialmente scremato fa malissimo! Ci aggiungono un sacco di cose per...
Non saprò mai cosa aggiungono al latte parzialmente scremato. Il mio cellulare ha misteriosamente smesso di funzionare per un'ora. Però, almeno, me l'ha comprato.

Ma la vera chicca della giornata me l'ha proposta Hala, la civetta di famiglia. Considerando alcuni post precedenti, forse è il caso di fare una precisazione: io sono atea e rispetto le religioni altrui solo finchè non vengono a rompere i coglioni in casa mia. Durante il mio unico anno al corso di yoga ho conosciuto cattolici, protestanti, atei, buddisti, animisti, una che venerava un alieno e un'altra convinta che il DNA reagisse al suono della musica. Nessuna di queste persone ha provato a convertirmi; nessuno mi ha mai detto di avere una risposta ai grandi interrogativi della vita (anche perchè io non ho mai posto domande); nessuno si è mai permesso di giudicarmi in base a ciò che l'alieno, il DNA o la voce nella sua mente gli/le suggerivano. Di conseguenza, la convivenza è stata più che pacifica. Anzi, spesso ero incuriosita da tutte le cazzate in cui riuscivano a credere ed ero proprio io a chiedere maggiori dettagli, sperando che ci fosse un limite al peggio.
Ebbene, ho avuto la conferma che non c'è limite proprio oggi pomeriggio.
Questo non è esaurimento, ma me lo fa venire:
Hala: -come ti senti?
Io: -sto molto meglio, grazie. Ormai mi è passato tutto. Però il neurologo mi ha consigliato di fare comunque la risonanza e l'elettroencefalogramma, per chiarire meglio la storia dell'epilessia.
Hala: -no, non è epilessia! Se tu avessi l'epilessia dovresti tremare.
Io: -siamo d'accordo, quelli che ho avuto non erano attacchi d'epilessia. Però io l'epilessia ce l'ho. Non mi porta tremori, ma altri problemi. Tipo sentire odori o vedere cose che non ci sono. Ma ormai ci sono abituata, non preoccuparti...
Hala: -da quanto tempo non ti confessi?
Io: -uhm... dalla prima ed unica comunione. Perchè?
Hala: -ecco perchè vedi queste cose! Il male ti circonda! Vai in chiesa, pulisci la tua anima da tutti i peccati, riempila di bene e vedrai che passerà tutto.
Io: -Hala, ne abbiamo già parlato. Questa è la tua religione, non la mia. Io non ci credo. Ho dei problemi fisici, scientificamente rilevabili, roba di reazioni chimiche e lesioni alle cellule e non so che altro. Comunque, è tutto concreto, umano, fisico, terreno. Come te lo devo spiegare? Il bene e il male esistono come concetti, ma non come entità. Io mi comporto male, non sono circondata dal male. Capisci la differenza?
Hala: -anche se tu non ci credi, ne pagherai le conseguenze. Sei stata avvertita, il libro sacro lo dice, verrai giudicata secondo quelle regole, anche se non le conosci...
...e continua così per una buona mezz'ora.
Io (ormai esasperata): -è la tua religione! Tu ci credi, non io! Secondo te finirò all'inferno, secondo me non c'è niente oltre la morte. Punti di vista. Prima o poi tutti scopriremo se esiste o no il paradiso. Fino ad allora, per favore, io crederò in ciò che mi pare.
Hala: -quindi vorresti dire che non credi nella bibbia? E come me lo spieghi che gli uomini hanno una costola in meno delle donne?
Io: -ma non è vero! Gli uomini e le donne hanno lo stesso numero di costole!
Hala: -e il pomo d'Adamo? Come mai gli uomini ce l'hanno e le donne no?
Io: -per lo stesso motivo per cui gli uomini hanno il pene e la barba e le donne hanno il seno e la vagina. Siamo diversi.
Hala: -adesso mi dirai anche che veniamo dalle scimmie!
Io: -sì! Sì! Sì! Si chiama EVOLUZIONE! Non mi dire che non ci credi!
Hala: -scimmia sei tu! Dio ha preso la polvere e l'ha impastata e ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, esattamente com'è adesso!
Io: -ARGH! Basta! Dio, se esisti, fulminami adesso! Ecco, vedi? Sono viva! Non è successo niente! Nessun fulmine, nessuna punizione divina, nessun messaggio, niente di niente!
Hala: -tu non sai cos'hai fatto! Sai quanta gente soffrirà per questo? Tutti i tuoi discendenti fino alla settima generazione.

Ecco, penso di aver reso l'idea, quindi preferisco fermarmi qui. Per comodità eviterò di prendere la bibbia e cercare tutti i passi a cui si riferiva. Credetele, è una persona preparata sull'argomento, e ognuna delle cose che mi ha detto è un preciso riferimento biblico. Evidentemente qualche mio avo ha peccato di brutto ed io sto scontando le sue colpe. Comunque sia, stasera mi sono guadagnata sette generazioni di sfigati nel mio albero genealogico.
AMEN

lunedì 9 maggio 2011

Un unico argomento

Dovevo postare questo video. A buon intenditore poche parole.

sabato 7 maggio 2011

La mia settimana inizia venerdì

Lunedì comincio la dieta.
Lunedì vado in palestra.
Lunedì smetto di fumare.
Lunedì inizio a leggere quel libro.
Le piccole rivoluzioni della nostra vita dovrebbero sempre iniziare di lunedì. Poi, di settimana in settimana, rimandiamo. Perchè proprio quel lunedì siamo stanchi, abbiamo già tante cose da fare e la vita è abbastanza deprimente anche senza la dieta; così mangiamo un ultimo pezzetto di cioccolata, fumiamo l'ultima sigaretta, e rimandiamo i buoni propositi al giorno successivo.
Ma è martedì e, si sa, di Venere e di Marte non si arriva e non si parte, e così "che sarà mai un giorno in più?".
Ma il giorno dopo è mercoledì, è proprio al centro della settimana, la salita, la parte più pesante, siamo già stanchi e il week end sembra lontanissimo, quindi perchè farci del male?
Giovedì...beh, giovedì che razza di giorno è? Nè carne nè pesce. Giovedì è il giorno più inutile di tutti, buttato così tra il peso della settimana lavorativa e l'attesa del fine settimana. Cosa succede di giovedì? Nulla! Chi mai deciderebbe di iniziare qualcosa di giovedì? Allora perchè dovremmo farlo noi?
Venerdì è già week end. Poche ore di lavoro e poi, finalmente, un po' di libertà. E perchè mai rovinarsi i giorni di festa, la pausa tanto attesa, col pensiero della dieta? E poi, suvvia, sabato e domenica passano in fretta, pure troppo, e presto sarà di nuovo lunedì. Un'ultima cena con gli amici, magari in quel ristorantino cinese dove sono capaci di friggerti pure i tovaglioli. In fondo, perchè rompere le scatole agli amici con 'sta storia della dieta, della sigaretta, della sana attività fisica? Ma sì, si vive una volta sola! E poi lunedì si avvicina...
Lunedì comincio la dieta.
Lunedì vado in palestra.
Lunedì smetto di fumare.
Lunedì inizio a leggere quel libro.
Le piccole rivoluzioni della nostra vita dovrebbero sempre iniziare di lunedì. Poi, di settimana in settimana, rimandiamo. Perchè proprio quel lunedì siamo stanchi...
Eh, no! Basta! STOP! Fermate il mondo!
La mia settimana, stavolta, è iniziata di venerdì. Non importa se ho accumulato 10 giorni di stress, ansia e crisi respiratorie. Fingerò di non sapere che lunedì è vicino, perchè tanto quel lunedì non arriverà mai e la mia è una rivoluzione che va di fretta.
Mi sono iscritta a questo sito http://www.piramidealimentare.it/index.php e ho iniziato a "giocare". Il test dura una settimana; sette giorni per capire quanto siano sbagliate le mie abitudini, fino al triste quanto scontato verdetto. E poi, un po' per volta, partendo proprio dagli errori evidenziati da questo programma, riprenderò possesso della mia vita.
Sarebbe bello, però, se potessi intraprendere questo viaggio con qualcuno, per darci forza a vicenda, per incoraggiarci nei momenti di sconforto, per tenerci virtualmente per mano quando diventerà dura.
C'è qualcuno, tra i miei lettori, che non vuole aspettare lunedì?

giovedì 5 maggio 2011

Ma quante belle diagnosi, madamadorè.

Stare male mi rende cattiva.
Ieri ho aggredito una vecchietta. Stronza, volgare, cafona, che cercava di sfogare su di me le sue frustrazioni, ma pur sempre una vecchietta. E invece di dirle sempre di sì, come si dovrebbe fare con tutti i vecchi rompipalle, l'ho mandata dove meritava e le ho detto chiaro e tondo cosa penso di lei. Ha cercato di sbranarmi e ho seriamente temuto per la mia vita.
Oggi sono andata ad infastidire un altro blogger. Ho ragione, ovviamente, dal momento che ha copiato un post da un altro sito e non ha citato le fonti, ma avrei potuto farmi i fatti miei e tirare dritto per la mia strada. Invece ho deciso di dare anche a lui una lezione di buona educazione.
Intanto si susseguono analisi e diagnosi. Per uno scherzo del destino, sono stata molto male proprio all'asl, e in un attimo sono stata circondata da medici, infermieri, tecnici di laboratorio, genetisti, inservienti e altri malati.
Ognuno con una sua diagnosi.
La più gettonata è "crisi di panico". Ho provato a far notare che sono un'esperta di crisi di panico e che queste proprio non possono esserlo, ma tutti continuavano a fare su e giù con la testa come i cagnolini da cruscotto ogni volta che qualcuno pronunciava la parola "panico". Contenti loro...
Le diagnosi che ho raccolto finora, però, meritano di essere elencate una per una, perchè la genialità di certi medici non può rimanere nell'ombra di una stanzetta dell'asl:
attacco d'ansia (simile a quello di panico, ma più soft. Era la versione edulcorata per non farmi sentire malata di mente, credo);
squilibrio elettrolitico;
crisi epilettica (il neurologo in questione ha anche provato ad ammazzarmi di antiepilettici);
trombosi;
pressione bassa;
pressione alta;
allergia a tutto ciò che mi circonda;
crisi vagale;
infiammazione allo stomaco;
problemi non meglio specificati ai polmoni;
problemi non meglio specificati al cuore (e qui è partita una bella grattata);
incapacità nel respirare (da prendersi alla lettera: secondo la tipa io, dopo 26 anni di vita, non so come si riempiono i polmoni d'aria. Sono sopravvissuta in apnea!);
stitichezza (e qui ho avuto brutte visioni di polmoni pieni di cacca... forza, confessate! Quanti di voi hanno problemi respiratori dovuti alla stitichezza?)
altri problemi neurologici non meglio specificati;
effetti indesiderati della pillola anticoncezionale;
uso improprio di acqua oligominerale (diagnosticata dallo stesso neurologo che voleva uccidermi).
Fino ad ora, considerando i rislutati delle analisi che ho fatto, reggono solo le ipotesi di reazione allergica e di effetto della pillola.
Però.
C'è un però.
Non è un caso se ho soprannominato mio padre papansia.Non perde occasione per predirmi la morte nelle maniere più fantasiose possibili. Ieri era la trombosi, oggi l'acqua in bottiglia. A nulla serve fargli notare che sono ipotesi che non stanno nè in cielo nè in terra, l'acqua oligominerale ci ucciderà tutti.
E la mia risposta (oltre alle solite grattate a roba che non ho) può essere una sola (che poi è anche quello che ho pensato quando ho visto il video):

lunedì 2 maggio 2011

Gomenasai

Questi sono giorni difficili per me. Improvvisamente, senza alcuna ragione apparente, ho iniziato ad avere forti reazioni dopo i pasti. Non saprei nemmeno come descriverle: sono un incrocio tra una crisi d'asma e una d'epilessia, per cui mi trovo dopo ogni cena con le convulsioni e senza fiato. Non so davvero cosa pensare, visto che, per un motivo o per un altro, ho scartato tutte le patologie di cui sono a conoscenza; tuttavia, vivendo in un posto inquinato come Napoli, il pensiero corre subito al cancro. Non che pensi realmente di averlo, ma ultimamente ho visto più di una persona scoprire di averlo partendo da sintomi banalissimi, e guardando la sofferenza degli altri viene naturale chiedersi "e se capitasse anche a me?". Me lo chiedevo anche prima, figuriamoci se non mi pongo certi problemi ora che non posso più mangiare senza avere la sensazione di morire soffocata.
Ecco, se capitasse a me vorrei che le persone che amo sapessero quale meravigliosa impronta hanno lasciato nella mia vita. E siccome non voglio aspettare di star male veramente per ricordarmi di ringraziare chi mi ha donato tanto, lo faccio ora, spinta dalla paura ma non certo da una patologia seria.
Il mio fidanzato è tutto per me, ma non perdo occasione per dirglielo dal vivo, quindi mi sembra inutile ripeterlo su internet.
In realtà c'è un'altra persona a cui voglio dedicare questo messaggio, una persona che avrà già capito tutto dal titolo...
Ci siamo conosciute 11 anni fa, ad un concerto. Da allora ho scritto lettere più o meno a tutti, dai miei genitori ai miei vecchi prof, passando per tutti i ragazzi che mi sono piaciuti, eccetto che a lei. Non l'ho fatto perchè ho sempre pensato che non ce ne fosse bisogno, dal momento che riuscivo a dirle qualsiasi cosa. Ieri notte, pensando a quanti e quali rimpianti avrei avuto se la mia vita fosse finita in quel momento, ho capito l'importanza di questo "dettaglio". Ho dato per scontata la sua amicizia, quasi fino a perderla.

Sana, questa è la lettera che non ti ho mai scritto... sono stata una stupida a rischiare di perdere la tua amicizia, pensando che le differenze religiose ci avrebbero separate. Sono stata ancor più stupida a non capire quanto tu fossi importante per me e per la mia vita. Tutte, tutte le altre persone che ho conosciuto sono passate come piccole comete, amicizie intense e sincere, ma lunghe un'estate. L'unica che mi sia rimasta veramente vicina sei tu. E l'hai fatto quando non stavo bene, quando ero intrattabile, quando cercavo di minare la tua fede, quando ti ripetevo che il tuo ragazzo era un imbecille. Mi ricorda un messaggio dei baci perugina (dotte citazioni su questo blog!): amami quando meno me lo merito, perchè è quando ne ho più bisogno. Quando tutto andava bene, invece, rimanevi un po' in disparte, condividendo con me la gioia per le piccole cose, senza mai essere invadente. Perdonami se non sono stata una buona amica, se ho sempre messo i miei problemi prima di ogni altra cosa, se non ti sono stata accanto quando avevi bisogno di una spalla su cui piangere. Ti assicuro, rimpiango tutto. Vorrei poter tornare indietro e cambiare tutti i miei errori, rimanerti accanto e non lasciarti allontanare mai, per niente al mondo.
Ti voglio bene, ti amo, ti adoro! Sei una stella, uno dei pochi punti fissi nella notte buia che è la mia vita.
Ti prego, perdonami se non l'ho capito prima e sono stata un'idiota.