giovedì 24 marzo 2011

Perchè tanta rabbia contro gli svedesi?

Mi capita spesso, frequentando blog che parlano della Svezia, di leggere commenti non proprio positivi a proposito dell'emigrazione. In particolare, molti italiani che hanno vissuto o vivono lì sembrano avere come unica ragione di vita quella di dissuadere poveri ingenui come me dal trasferirsi in un paese brutto e freddo come la Svezia. Perchè, in fondo, non è tutto oro quello che luccica e non dobbiamo fidarci di ciò che sentiamo dire in giro; gli svedesi brutti e cattivi fingono che il loro paese sia perfetto, per poi fregarci ed esiliarci negli sgabuzzini durante le pause caffè!
Un po' le invidio, queste persone. Hanno evidentemente una base da cui partire, un buon reddito o una casa di proprietà, se possono permettersi di dire che in Italia si vive meglio. Analizzando la mia situazione, direi che qui posso tranquillamente iniziare a "fare le pezze", perchè più di tanto il mio paese non mi concederà mai, con o senza laurea. E siccome non ho la possibilità di vivere di rendita, i miei genitori non sono ricchi e la casa di proprietà ce la possiamo solo sognare, forse (ma forse, eh!) trasferirmi in un paese dove le case costano un quarto rispetto ai prezzi di Napoli e dove l'esistenza della laurea in biotecnologie è riconosciuta per legge sarebbe un miglioramento. Ma è solo un'ipotesi!
Ho letto, una volta, un commento di una signora che disprezzava a tal punto la Svezia da volersene tornare di corsa in Italia. Quando le hanno fatto notare che vendendo la sua nuovissima casa svedese non avrebbe mai potuto permettersene una italiana, lei ha risposto che la sua situazione, economica, familiare e lavorativa, le avrebbe permesso di tornare a casa senza problemi. Buon per lei. Il punto è che non tutti hanno una casa di proprietà in cui tornare se si stancano di giocare al piccolo emigrante in Svezia. E non tutti hanno un capo che li aspetta a braccia aperte per offrir loro un lavoro fisso e ben retribuito. Ma questo, evidentemente, va al di là della loro comprensione, ed è proprio per questo che li invidio. Sono persone che stanno talmente bene, sotto ogni punto di vista, da non riuscire proprio a capire che c'è gente che non ha scelta. Un po' come quel tizio di cui parlavo qualche post fa, sono concentrati solo sulla loro vita e non pensano nemmeno che c'è chi non ha tanta fortuna, ma si considerano unico punto di riferimento e canone di giudizio. Fanculo!
Agli immigrati in Italia, il nostro paese offre lavori sottopagati, sfruttamento in ogni campo, trafile burocratiche interminabili e addossa sulle loro spalle la colpa di ogni male. Che qualcuno, conoscendo la situazione di questa gente, mi venga a dire che in Svezia gli immigrati vivono male non posso accettarlo. Se non sbaglio, a loro è stato offerto un lavoro, un corso di lingua, un posto nelle liste di attesa per avere una casa, che evidentemente non è abbastanza per i loro gusti, ma che è molto di più di quanto il loro paese offra agli immigrati. E che non mi si dica "potendo scegliere, tornerei in Italia", perchè se la pensano così e rimangono in Svezia, è evidente che non hanno scelta. E la scelta non gliel'ha tolta il paese che li ospita, ma quello che ha tolto loro la possibilità di lavorare, di avere un tetto sulla testa e di vivere dignitosamente.
In Italia vivrebbero meglio? Possono anche lasciare che la loro fantasia li porti a pensare una cosa del genere, ma se rimangono in Svezia è perchè in Italia farebbero la fame.
Anch'io vivrei bene in Italia, se fossi milionaria; vivrei bene anche a Napoli, con una bella villa a Posillipo e un lavoro strapagato. Il punto è che vivo a Barra, una merda di quartiere periferico ad alto tasso di criminalità, e posso passare la vita a sognare di cambiare la mia vita qui, ma la realtà è che non c'è speranza.
In Italia si vivrebbe bene, se...
In Svezia si vive male, ma...
Mi dispiace che certe persone si trovino male nell'unico paese in cui possono permettersi di vivere, ma dovrebbero accettare il fatto che è proprio grazie a quel paese che "vivono", appunto. Girare per i blog di persone che apprezzano lo stile di vita scandinavo urlando a gran voce di tenersene lontani, quando loro stessi rimangono lì e non ci pensano proprio a tornare in Italia, è quantomeno patetico. Mi sembrano tanti vermi, intenti a sparlare di chi li nutre; o uccellacci del malaugurio, che ci profetizzano ogni male possibile per il solo fatto di avere, rispetto a loro, la voglia di vivere nel paese che tanto disprezzano, ma si guardano bene dal fare ciò che consigliano a noi.
Mi fanno schifo.

giovedì 17 marzo 2011

In bocca al lupo, Italia.

Dopo mesi di disgustante retorica, di frasi fatte, di sfracassamento di coglioni, di polemiche e di imprecisioni storiche, ecco che finalmente è arrivato 'sto benedetto 17 marzo. Invece di ricordare quanto sia bello il nostro paese tutto unito, preferisco fare un po' di autoironia.
L'unica cosa che voglio ricordare, prima di lasciare che un altro esprima, con le sue parole, il mio punto di vista, è che di questi 150 anni 20 sono stati di dittatura e 16 di berlusconismo. E sembra che i miei connazionali non abbiano ancora imparato niente...
Io spero di andarmene tra un paio d'anni, quindi non dovrò affrontare le difficoltà del futuro italiano, ma faccio un enorme in bocca al lupo a chi resterà.

martedì 15 marzo 2011

Mi correggo

Dio esiste e mi sfotte!
Stamattina dovevo riportare un libro alla biblioteca dell'università. Avrei dovuto fare quei famosi 12 km in 2 ore e mezza, ma senza essere accompagnata in auto alla metropolitana. Sono partita agguerritissima, con l'orologio alla mano, pronta a segnalare su questo blog le ore di attesa per bus e metro e parlare malissimo di quegli sfaticati che "lavorano" all'ANM (Azienda Napoletana Mobilità, i magistrati non c'entrano!). Esco di casa alle 11.30. Alle 11.37 passano due (!!!) pullman diversi; ho potuto addirittura scegliere se prendere quello che arriva direttamente alla metropolitana dopo un giro interminabile oppure quello che in 5 minuti mi porta alla stazione dell circumvesuviana, dalla quale prendere il treno per arrivare alla metropolitana. Scelgo la comodità del primo: anche se dovesse metterci tutta la giornata, è vuoto e posso stare comodamente seduta ad ascoltare musica. Durante il tragitto prendo mentalmente nota di tutto ciò che non va, ma solo una di queste cose merita di essere raccontata: su una strada a doppio senso e una corsia c'era una macchina parcheggiata in doppia fila al centro della corsia opposta, con tizio comodamente spaparanzato sul sediolino del passeggero che non si è preoccupato minimamente del fatto che, grazie a lui, il bus è rimasto fermo 15 minuti prima di riuscire a sorpassarlo. E dire che, avendo invaso la corsia opposta, poteva tranquillamente guardare in faccia il conducente e non si può certo immaginare che non si sia accorto di un bestione arancione alto due metri e parcheggiato a 10 cm di distanza dal suo paraurti. Vabbuò! Ordinaria amministrazione. Tra l'altro, le capacità degli autisti di pullman a Napoli dovrebbero essere studiate dal CICAP come manifestazioni di poteri paranormali. Giuro di aver visto un pullman restringersi e passare nei 10 cm di distanza che due macchine parcheggiate in terza fila avevano lasciato liberi. Altro che il Nottetempo di Harry Potter!
Comunque, riassumendo, esco dal bus e mi trovo il treno già sul binario, ad attendermi con le porte aperte. Culo? Sì! Esagerato! Già questo sarebbe bastato a donarmi il sorriso. Dopo due fermate, scendo e mi faccio 10 min di sottopassaggio. Che volete farci, sono pigra! I tappeti mobili sono fatti per rimanere fermi mentre loro ci portano a destinazione; che senso avrebbe camminare su una cosa che già cammina di suo? Nonostante la mia tremenda pigrizia, arrivo al binario quando mancano 5 minuti all'arrivo del treno. Entro, mi siedo, esco, cammino su  per il policlinico, consegno il libro, ri-cammino giù per il policlinico, ri-entro in metropolitana. Per 40 secondi scarsi sono costretta a timbrare un nuovo biglietto, ma non mi interessa. Di nuovo, mi trovo il treno in arrivo. Arrivata a destinazione ripercorro il sottopassaggio e, mentre mi lascio trasportare comodamente da cose che si muovono al posto mio, sento il treno che frena. Prendo al volo il treno e decido di sfidare la sorte: invece di scendere alla fermata giusta, mi fermo a quella precedente e faccio una capatina alla Feltrinelli.
Il libro che cercavo per me non c'era.
Il libro che cercavo per mio cognato non c'era.
Il libro che cercavo per il mio fidanzato non c'era.
Delusa dalla Feltrinelli per la prima volta in vita mia, penso di aver fatto una cazzata colossale. Ho abbandonato la nave, perdendo il posto su un treno certo per aspettarne uno incertissimo! E inutilmente, per giunta! Ma, con poteri che non sapevo di avere, appena calpestato l'ultimo gradino delle scale (disdetta! Non c'erano scale mobili!), richiamo a me un altro treno, anche meno affollato del precedente. Troppa grazia, penso. Non potrò avere una fortuna così sfacciata anche col pullman. Invece, appena uscita dalla stazione, mi trovo davanti un tizio dell'ANM intento a trasformare una targhetta spenta in un luminosissimo messaggio di speranza: su quel bus c'è il mio indirizzo! E così, assolutamente incredula, ho preso al volo anche quell'ultimo mezzo di trasporto prima di tornare, esausta, a casa.
Alle 15.20.
Che, se escludiamo una mezz'ora alla Feltrinelli e un'altra mezz'ora per riconsegnare il libro, fanno 2 ore e 50 minuti di viaggio effettivo. Al mio ritorno non avevo nemmeno la forza di pensare, ma mi sentivo davvero soddisfatta e fortunata. Finchè non ho realizzato che non avrei potuto lamentarmi di nulla, visto che era stato davvero tutto perfetto. E così ho capito che lassù qualcuno si sta facendo delle grosse risate alla faccia mia!

domenica 13 marzo 2011

Quarant'anni dopo, stiamo ancora "immaginando"

Continua la saga degli orrori a sfondo religioso. Quello che sto per raccontarvi è successo ieri, quindi ve lo propongo fresco fresco, quasi di giornata.
Il mio fidanzato ha un fratellino che ha appena compiuto 10 anni. Essendo nati lo stesso giorno, di solito festeggiamo insieme il compleanno. Lo conosco ormai da 7 anni e posso dire di aver visto tutte le tappe più importanti della sua vita. A parte lo svezzamento e i primi passi, ho partecipato più o meno attivamente ad ogni traguardo importante, quasi come una sorella maggiore. Era mia la prima telefonata della sua vita, e mia la prima casa "estranea" in cui è entrato. Da sette anni monopolizza la mia attenzione e il mio tempo ogni volta che vado a casa sua, tanto che non sono mai riuscita a fare una chiacchierata decente con i suoi genitori. Finchè il mio corpo ha retto il suo peso, a pranzo e a cena la sua sedia ero io.
Non penso di esagerare nel dirvi che sarei disposta a dare la mia vita per quel bimbo. Penso anche che l'affetto sia ricambiato, visto che non perde mai occasione di dimostrarmelo. I primi tempi i fratelli erano perfino gelosi di tutte le smancerie che dedicava a me, e a me soltanto. Eppure...
Ieri il padre l'ha accompagnato all'associazione cattolica. Al ritorno, scherzavano sull'utilità di un simile impegno e il bimbo si prestava al gioco senza prenderlo troppo sul serio. Poi, però, si è rivolto a me:
- Tu ci vai a messa?
- No, tesoro, io non vado mai a messa.
- Fai male! Andare a messa fa bene.
- E perchè?
- Andare a messa fa bene.
- A chi?
- Andare a messa fa bene.
- Ho capito, ma a chi fa bene?
- Fa bene a se stessi.
- No, amore, a me non fa bene, perchè io non credo che dio esista.
- Ah, ho capito. Tu sei... atea!
- Esatto. Quindi per me non avrebbe senso andare a messa, visto che non ci credo.
- Mi dispiace per te. Ora non posso più volerti bene.
- Ehm... tesoro, ma dio non esiste! Ricordi che quando eri più piccolo credevi in babbo natale?
Occhiataccia. Ok, era meritata, lo ammetto.
- Oh, Merlino! Non dirmi che credevi ancora in babbo natale!
- Mi stai offendendo, paragonando il mio Dio a babbo natale. E ora scusami, preferirei non parlarne più con te.

Scema io che mi stupisco ancora. Capisco (o almeno spero) che crescendo cambierà idea, ma sentirmi dire "sei atea, quindi non posso volerti bene" da un bimbo che fino a qualche minuto prima mi considerava come una sorella fa un male cane. Ma, indipendentemente dai sentimenti personali, è davvero impressionante come siano riusciti ad insegnargli a non confrontarsi mai con idee diverse e a bollare come cattivi tutti quelli che non sono cattolici. Così piccolo e già sa che deve chiudersi a riccio di fronte ai ragionamenti altrui, che è poi l'unico modo che hanno i credenti per scappare alla logica evidenza della non esistenza di dio.


Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

lunedì 7 marzo 2011

Piccoli cambiamenti

Stanotte ho preso una piccola, grande decisione: ho modificato il sottotitolo. Adesso è "che colpa ne ho se sono nata in Italia?". Ho aperto questo blog pensando di usarlo per raccontare le cose assurde che succedono nella mia città, per sfogarmi e lamentarmi di un modo di vivere che sento lontano. La situazione, anche se dai messaggi non si direbbe, mi è leggermente scappata di mano, visto che mi sono ritrovata a pensare di voler raccontare di tutto, eccetto quanto succede a Napoli. Mi sono accorta che vivere in questa città è davvero l'ultimo dei miei problemi.
Il problema vero è che Napoli è in Italia.
Non mi sembra che B. sia napoletano o che ci siano leggi diverse a Milano e a Venezia (in compenso loro hanno i leghisti); non c'è lavoro, non c'è rispetto per i cittadini, non c'è un futuro per noi giovani, non c'è speranza di miglioramento in tutto il paese, senza distinzione tra nord e sud. Se voglio andarmene dall'Italia è perchè abbiamo un governo disastroso (e, mi duole dirlo, la colpa non è esclusivamente del nano), perchè non c'è lavoro, perchè non potrò mai sperare di costruire qualcosa nelle condizioni in cui versa il paese. Quindi no, non mi va di parlare di certi problemi e attribuirne la colpa ai miei concittadini. Se fosse Napoli il vero problema, mi basterebbe trasferirmi a Roma, per dirne una. Ma non mi sembra che a Roma se la passino meglio.
E, sinceramente, se proprio dovessi avere la sfortuna di rimanere bloccata in Italia, non cambierei Napoli per nessun'altra città italiana.
Un altro cambiamento, stanotte, è avvenuto nel mio modo di pensare. Esistono persone capaci di farmi saltare i nervi anche via web. Non so come sia possibile; io sono qui, nel mio salotto, accendo il pc e mezz'ora dopo mi esce il fumo dalle orecchie! Odio il fatto che esistano persone capaci di farmi perdere il controllo a tal punto. Stanotte ho fatto un passo in avanti verso la mia "svedesizzazione": ho aperto uno di questi blog, ho letto un messaggio che, come sempre, sembrava rivolto contro di me (e in parte lo era) e... niente! Posso dire con orgoglio di non essermi affatto arrabbiata. Per la prima volta, ho davvero capito che questa persona non merita ascolto. Non lo dico con astio, anzi mi fa pena. Purtroppo non si tratta di differenti punti di vista o di diversi orientamenti politici, dal momento che idee diverse meritano sempre e comunque ascolto e sono un ottimo mezzo di crescita culturale attraverso il confronto. Ma lui non ha idee, nè ideali, nè cultura. Era questo il dettaglio che mi sfuggiva, il motivo per cui ero incapace di rispondere a quelle affermazioni che tanto divergevano dal mio modo di vedere la vita. Non c'è pensiero, solo lapidari commenti di condanna contro tutto e tutti. Mi sono accorta che l'autore è una sottospecie di bestia, visto che i suoi messaggi tengono conto esclusivamente del suo interesse e del suo benessere. Se i terremotati sono ancora "in vacanza" poco importa, tanto lui la casa ce l'ha; se ci sono migliaia di operai ridotti alla fame, sono solo dei pessimisti che vogliono parlar male del loro paese, visto che lui lavora, e la crisi ce la siamo inventata, perchè lui riesce anche a mantenerlo, il lavoro; se qualcuno osa denunciare la camorra, ci fa fare brutta figura all'estero, perchè lui, la camorra, non ce l'ha in casa. Ho reso l'idea? Ci ho messo un po' per capire. Inizialmente ero assolutamente incapace di metabolizzare i suoi messaggi, non riuscivo proprio a comprendere come una persona potesse pensare veramente certe cose. Stanotte, per la prima volta, ho capito che una persona così incapace di empatia, così concentrata su se stessa e così schifosamente egoista davvero non merita il mio tempo. Rimango in bilico tra la pena e lo schifo (propendo più per lo schifo, però!), ma non ho intenzione di donargli anche la mia rabbia. Non la merita. Fortunatamente non sono l'unica a pensarla così, visto che è ridotto a commentarsi i messaggi con false identità, fin troppo facili da scoprire perchè sono tutti anonimi, tutti col suo stesso stile di scrittura e tutti pronti a leccargli il culo in un modo così sfacciato da essere palesemente falso. Gli unici commenti veri sono di persone che non ce la fanno più a leggere certe cazzate e lo mandano dove merita. Io, però, non sarò nella lista. Ora ho smesso di cercare di capire per trovare un punto di incontro, un dialogo o uno spunto per una sana riflessione.
Fortunatamente con certa gente non ho niente in comune.

sabato 5 marzo 2011

O signore dell'universo, ascolta questo figlio disperso...

Cara divinità che vive in un'altra dimensione (abbiamo provato a cercarti in cielo, ma non c'eri),
stando a quanto dicono di te, dovresti aver creato il mondo. Non importa se in sette giorni o sul dorso di una tartaruga, il concetto rimane lo stesso in ogni paese e in ogni lingua.
Avrei da segnalarti qualche incidente di percorso nella mia vita:
- hai donato al mio vicino di casa una batteria, senza fornirgli il talento necessario a suonarla. Non contento, non gli hai concesso nemmeno il tempo per esercitarsi, così lui è costretto a farlo di notte, dall'una in poi;
- ci hai dato l'intelligenza, ma non hai allegato il libretto di istruzioni, così quelli che mi circondano non sanno che farsene e si limitano ad ignorare quella parte di sè;
- ci hai permesso di comprendere che l'uomo è l'evoluzione della scimmia, ma poi ci hai dimostrato che, per certi soggetti, è vero l'opposto;
- ci hai plasmato i genitali e hai riempito il mondo di persone che vorrebbero vietarci di usarli;
- mi hai fatta nascere col minimo sindacale di pazienza, a Napoli. No, dico... riflettici bene: a Napoli! Almeno potevi farmi un po' più paziente  far eruttare il Vesuvio un po' più spesso;
- mi hai dato la possibilità di vedere cose che sono invisibili agli altri. GRRRRazie;
- hai riempito internet di qualsiasi schifezza, ma non della spiegazione dell'epilessia del lobo temporale che volevo allegare alla voce precedente. Però ho scoperto che ne soffriva anche Chopin, e lo metto in lista dopo Poe e Baudelaire. Viene quasi da pensare che tu mi abbia fatta nascere così per rendermi geniale... staremo a vedere.
Ora, dimmi, dopo questa serie di sviste (e mi sono limitata ad elencare quelle che mi riguardano direttamente) era proprio il caso di far nascere una nuova vita nel grembo di una donna che chiude la figlia di un anno e mezzo fuori casa ogni volta che piange troppo?
Davvero, pensaci...