lunedì 31 gennaio 2011

6 Dicembre 2010

Vado via perchè... #2

Eccomi giunta alla parte più difficile dell'elenco: le "incomprensioni culturali". Ho pensato molto a cosa scrivere, ma certi concetti rimangono difficilissimi da esprimere. E, soprattutto, sono soggettivi.
Non esiste il paese perfetto - non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. A me non piace il sole, per dirne una. E capirete che questo può rappresentare un problema per una persona che vive nella città del sole. Ci saranno sicuramente tanti svedesi che detestano la neve e la natura, tanti inglesi che detestano il tè, tanti francesi a cui non piacciono vino e formaggi. Sono cose che non dipendono dalla nostra volontà.
La mancanza di regole, a Napoli, ha portato due conseguenze fondamentali: non abbiamo più diritti, quindi ci aiutiamo a vicenda, e non abbiamo più doveri, quindi chiunque si sente libero di fare qualsiasi cosa.
Mi spiego meglio, aiutandomi con un paio di esempi: io non ho diritto all'acqua corrente in casa, e questo s'era capito. Quando posso riempio le taniche da 20 lt per fare scorta, come fanno i miei vicini di casa. Può capitare, comunque, che qualcuno venga colto alla sprovvista e rimanga senza scorte e, in quel caso, proprio perchè tutti sappiamo quanto sia brutto non poter nemmeno cucinare, si fa a gara per aiutare. Non per obbligare il vicino a rendere il favore quando toccherà a noi, ma perchè tutti capiamo il disagio che prova quella persona. Così come, spesso, chi entra alla posta prende un paio di numeri in più per passarli, dopo un po' di tempo, alle vecchine appena entrate per risparmiar loro la fila. C'è empatia. Si capisce la sofferenza degli altri, anche nelle piccole cose. E siccome sappiamo che nessuno verrà mai ad aiutarci, ci aiutiamo tra di noi.
Per quanto riguarda i doveri, ho già detto che questo porta ad una "libertà" assoluta. Libertà di calpestare gli altri, ad esempio. Impunemente, tra l'altro, vista la mancanza di diritti. Così capita che i medici vadano a recuperare le mogli appiedate durante l'orario di lavoro, che qualcuno parcheggi al centro di un incrocio e scenda dalla macchina per parlare con un amico, che i professori universitari decidano di saltare un paio di sedute d'esami, e così via.
Il punto è che il dovere di qualcuno è un mio diritto, così come il mio dovere è un diritto degli altri. Io ho il dovere di tenere basso il volume della radio, perchè la mia vicina ha il diritto di stare tranquilla; io ho il diritto allo studio, perchè i professori hanno il dovere di insegnare; io ho il dovere di rispettare la segnaletica stradale, perchè gli altri hanno il diritto di camminare senza dover temere per la loro vita. Per fare un altro esempio, qui la segnaletica stradale sembra invisibile ed io, temendo per la mia vita ma anche per quella degli altri, so come funzionano le cose e mi adeguo a delle regole non scritte che gli automobilisti partenopei applicano. Non solo. Mi preoccupo per gli altri e faccio attenzione anche per loro. Così come loro, lo so, fanno attenzione anche per me. Così come gli automobilisti fanno attenzione per loro, per me e anche per gli altri automobilisti.
L'ho detto che è un concetto difficile da esprimere.
Cerco di spiegarmi meglio: il pedone sa che l'automobilista non si ferma al semaforo e che le motociclette non rispettano  il senso di marcia, quindi fa molta attenzione prima di attraversare la strada ed è pronto a fermare chi si butta imprudentemente basandosi sul semaforo rosso; l'automobilista sa che c'è sempre qualche pedone che non guarda prima di attraversare, per cui passa col rosso, ma è sempre pronto a frenare; l'automobilista dietro di lui sa che c'è sempre qualche pedone che si butta e che la macchina davanti si fermerà, per cui si prepara al sorpasso; il primo automobilista sa che quello dietro di lui sta per sorpassarlo e che rischierà di buttar sotto il pedone, per cui cercherà di occupare il centro della corsia, in modo tale che l'altro sia costretto a rallentare per passare; il pedone sa che, arrivato al bordo della prima macchina ferma, deve controllare nuovamente che la strada sia libera, perchè c'è sempre qualcuno che sorpassa. Complicato, eh? Basterebbe fermarsi al semaforo e non ci sarebbe bisogno di tutte 'ste manovre. Però al semaforo non ci si ferma, per principio.
Altro esempio? Torniamo sulla fila alla posta: gli impiegati della posta sanno che c'è sempre chi si lamenta, per cui sono sgarbati a priori con tutti; il cliente sa che l'impiegato è esasperato da anni di lavoro alla posta e quindi poco incline a venirgli incontro; puntualmente c'è chi tenta di fare il furbo saltando la fila (=nessun dovere) e, inevitabilmente, nasceranno accese discussioni, che in alcuni casi arriveranno anche alla rissa; io, ventenne in buona salute e con una certa dose di menefreghismo, prendo un paio di numeri in più dalla macchinetta, metto gli auricolari e accendo l'mp3 a palla, in modo tale da non sentire eventuali discussioni; ad un paio di numeri dal mio turno, individuo i vecchietti in difficoltà e risparmio loro la fila e le discussioni, visto che i furbi, di solito, se la prendono proprio con quei vecchietti, che non sanno difendersi da soli e che non verranno certo difesi dal personale della posta.
Ora sono le 15.15 e, teoricamente, io dovrei poter riposare senza essere disturbata da rumori molesti... però la mia vicina sta facendo sfogare la nipotina isterica sul pianerottolo! Io avrei il diritto di stare in santa pace e la signora avrebbe il dovere di rimanere in casa sua, tuttavia io so che la casa della signora è un buco e la bambina non  ha lo spazio per muoversi, per cui accetto che faccia casino davanti alla porta di casa mia. Allo stesso tempo, la signora sa di rompere pesantemente i coglioni col suo comportamento, per cui non si lamenterà se, talvolta, io terrò il volume dello stereo più alto. Se avessimo dei diritti, la nipotina della signora potrebbe giocare a casa sua o in un asilo comunale, invece di essere costretta a vivere a casa della nonna, io non avrei fastidi e la mia vicina non sarebbe costretta ad accettare il casino ingiustificato degli altri pur di permettere alla bambina di giocare per le scale.
Credo che la famosa "arte di arrangiarsi" nasca proprio da questa mancanza di certezze. E, giusto perchè il messaggio non è abbastanza lungo, faccio una brave digressione su questa espressione: "arte di arrangiarsi" un cazzo, signori miei! Si chiama disperazione ed è dovuta al fatto che siamo costretti ad accettare tutto e ad inventarci un modo per sopravvivere. Ad avere dei diritti, non ci sarebbe bisogno di arrangiarsi. Voi la chiamate fantasia, creatività, arte; io se vi sento dire una cosa del genere vi infilo un mandolino su per il culo.
Sperando che il concetto sia chiaro, arrivo dunque alle conclusioni.
Io non riesco a vivere così.
Ci sono persone a cui tutto questo piace. Persone che preferiscono essere libere di parcheggiare in terza fila in caso di necessità e sopportare che lo facciano altri, persone che si sentono più libere all'idea di poter fare ritardo ad un appuntamento o che apprezzano la fantasia nel trovare soluzioni ai problemi.
Io vorrei delle certezze. Vorrei dover seguire delle regole universali, anche stupide, che però valgano per tutti e non siano soggette ad interpretazione, alle quali non sia in alcun modo applicabile la fantasia. Sarò arida, sarò banale... ma davvero fatico ad accettare questo modo di vivere. Non ci sarebbe bisogno di aiutarsi a vicenda, se i diritti di tutti venissero rispettati. Quello che è considerato da tutti i miei concittadini come un vanto, l'altruismo, è in realtà l'effetto di una sofferenza comune.
Qui mi sento straniera, come se questa cultura, questo modo di vivere non mi appartenessero minimamente. Mi sembra sempre di essere arrivata a Napoli da una settimana e non di esserci nata; non finisco mai di stupirmi del comportamento dei miei concittadini, nel bene e nel male. So che non è un motivo di vitale importanza, ma vorrei andar via di qui anche per questo.

EDIT: questi due messaggi sono nati da una discussione fatta con la mia amica Francesca. Ci siamo ripromesse di elencare tutte le motivazioni che ci spingono ad andar via per ritrovare un po' della voglia di lottare per questo progetto. QUI trovate il suo interessante post. Notate che lei, pur ritrovandosi l'acqua di mare che le esce dai rubinetti, non rompe i coglioni al prossimo come la sottoscritta. Che volete farci, sono una piaga sociale!

martedì 25 gennaio 2011

I misteri del web

Vorrei capire perchè se cerco "babbo natale" su google mi escono immagini porno (anche col filtro al massimo!), ma se cerco "kamasutra" mi ritrovo con foto di ragni che si accoppiano. Finora ho trovato una sola spiegazione: la sfigherrima!
La sfigherrima mi accompagna da quando sono nata. Stavo per scrivere "mi accompagna da quando ho compiuto 18 anni", però le elementari dalle suore, i complessi esistenziali, l'epilessia, il tumore, la singlitudine, l'essere nata a Napoli mi sembrano evidenti segni di sfigherrima pre-maggiore età. Solo che ne sono consapevole solo da pochi anni, perchè prima la consideravo una normale quanto inevitabile parte della mia vita.
La sfigherrima fa in modo che, se c'è un bambino nel raggio di 5 mt, si avvicinerà al pc proprio nel momento in cui, da un'innocente ricerca di un'immagine di babbo natale, esce fuori una donna nuda con un enorme pene in mano. E lo schermo, ovviamente, sarà troppo distante per poterlo coprire con le mani. E il bambino, ovviamente, si divertirà un mondo a vedervi cambiare colore, balbettando frasi sconnesse su "gelati che in Italia non vendono".
La sfigherrima fa in modo che, se sei aracnofobico, i ragni siano parte integrante di ogni ricerca su google. Cerchi le aragoste? Ti escono i ragni. Cerchi di scoprire come si scioglie la chitina (nel remoto caso ti abbia otturato il gabinetto)? Ti escono i ragni. Cerchi qualche posizione alternativa per movimentare la giornata di sesso? Ti escono i ragni. Cerchi un modo indolore di suicidarti prima della dolorosissima visita che ti aspetta? Ti esce babbo natale, visto che i ragni, in quanto velenosi, te li aspetti.
La sfigherrima fa in modo che, se hai paura degli aghi, tu debba fare un prelievo al mese. Meno male che, almeno, non ho paura della gastroscopia.
La sfigherrima fa in modo che, se ti è rimasta un'unica parte del corpo appena guardabile, venga deturpata dalle smagliature in meno di una settimana.
La sfigherrima fa in modo che, nel momento esatto in cui termino la frase "che bello, fa voyager in tv. Avevo proprio bisogno di farmi quattro risate, sono depressissima!", parta una crisi isterica di papansia per un motivo assurdo, che nemmeno capisco, ma di cui sono l'unica responsabile.
Se mai riuscirò a trasferirmi in Svezia, la mia casa sarà l'unica di tutto il paese senza connessione ad internet!

venerdì 21 gennaio 2011

29 Novembre 2010

Vado via perchè... #1
Oggi Monaco è completamente ricoperta di neve. Chissenefrega, direte voi. Il problema è che io, dopo la mia vacanza, ci ho lasciato il cuore, a Monaco. Quando sono stata lì mi è capitato spesso di svegliarmi piangendo all'idea di dover tornare a Napoli. Ed ora che sono tornata a "casa", mi sveglio spesso piangendo all'idea di non essere più a Monaco.
E a me la Germania nemmeno piace!
Come promesso, a Francesca ma soprattutto a me stessa, ecco la lista dei motivi per cui voglio andarmene da Napoli, che ricorda vagamente i "vado/resto" di Saviano e Fazio, con la differenza che io non resterei qui per niente al mondo. D'altra parte, l'ho già scritto una volta: lui è Saviano, io non sono nessuno, lui ha il coraggio di lottare e rimanere, io me ne scappo vigliaccamente in un posto dove non sarò costretta a lottare.
La mia lista si può dividere in due diversi elenchi: i motivi per cui la sopravvivenza stessa, mia e dei miei cari, è a rischio a Napoli e i "capricci", le piccole incompatibilità culturali per cui io non vivo bene qui.
Nell'elenco di cose che non mi permettono di vivere bene qui ci vanno sicuramente l'inquinamento, i rifiuti, la totale disorganizzazione, l'assoluta mancanza di regole.
Prima di tutto, ovviamente, a Napoli sento la mancanza dell'acqua. Acqua calda in inverno, acqua corrente in estate, acqua potabile per cucinare... prima o poi mi ridurrò come Paperone, sul tetto a riempire secchi d'acqua piovana. Anzi, nemmeno quella, visto che Napoli è la città europea col maggior inquinamento da biossido d'azoto, l'agente inquinante responsabile delle piogge acide.
Arrivando dunque all'inquinamento, oltre a quello ufficialmente registrato e denunciato, esiste un inquinamento da rifiuti tossici di cui sono in pochi a parlare. Dal momento che lo smaltimento dei rifiuti è completamente in mano alla camorra, le discariche non sono certo a norma e può capitare facilmente che i palazzi siano costruiti con amianto "riciclato" o che il terreno sia contaminato da metalli pesanti. Non a caso io ho avuto il primo tumore a 13 anni, mentre una mia cara amica ne stava morendo a 18.
Veniamo quindi alla famigerata "emergenza rifiuti". Mi ero ripromessa di non parlarne, ma visto che mi trovo costretta a metterla nell'elenco, ne approfitto per fare una piccola digressione.
A tutti quelli che pensano che Napoli si trovi sepolta dai rifiuti per colpa della sinistra, perchè i napoletani sono sporchi, perchè non sanno gestirsi, perchè sono così stupidi che non sanno portare la spazzatura fino ai bidoni, perchè non capiscono che aprendo una nuova discarica risolverebbero il problema: andate a fanculo. Innanzitutto perchè non avete capito un cazzo, ma anche perchè sparate sentenze senza documentarvi e vi permettete di giudicarci in base a stupidissimi luoghi comuni. Vi auguro di trovarvi nella stessa situazione, di vedere i vostri bambini che muoiono di cancro e leucemia senza nemmeno sapere il perchè, di dovervi chiedere ogni volta che mangiate "quella che ho davanti è sanissima verdura o è veleno?", di dover subire i giudizi di gente stupida come voi, di dover guardare, impotenti, come la criminalità organizzata distrugge le vostre vite e di essere costretti, nonostante tutto, a tirare avanti. Non vi concedo nemmeno il suicidio. Stronzi come voi devono soffrire fino all'ultimo respiro.
Tornando a noi, la spazzatura è uno dei motivi per cui vivere a Napoli è diventato impossibile. Infine, tra i motivi seri per cui vorrei scappare da qui, c'è la completa mancanza di organizzazione. Proprio qualche giorno fa ho avuto una piccola incomprensione linguistica con una mia amica di Asti. Ho usato l'espressione "a mazzo", che evidentemente è dialettale, per dirle che non riesco ad usare il nuovo msn. Bene, credo che in quell'espressione sia espresso perfettamente lo stile di vita partenopeo. Qui, ma penso anche altrove in Italia, "mazzo" vuol dire "culo", che a sua volta è utilizzato come termine per "fortuna" - sarà capitato a tutti dire "che culo!" invece di "che fortuna!". La mia vita va avanti a fortuna; anche Pino Daniele, in una famosissima canzone, diceva "e ognuno aspetta 'a ciorta" (che è un altro termine per destino). Ogni mattina, quando mi sveglio, devo avere la fortuna di trovare l'acqua per lavarmi, devo avere la fortuna di trovare il bus che mi porta all'università, devo avere la fortuna di trovare il prof in aula, devo avere la fortuna di tornare a casa in meno di 3 ore... qui non esiste il diritto, esiste la ciorta. E, a proposito di bus, a Napoli non esistono orari per i bus. Anzi, non esistono proprio i trasporti pubblici. La nuova metropolitana passa una volta ogni 10 minuti, che per gli standard partenopei è un miracolo, ma rispetto ai secondi di attesa di Monaco, Stoccarda o Londra, fa schifo. Comunque non è di questo che mi lamento. Io vivo a 12 km dall'università e devo svegliarmi alle 6.30 per arrivare in aula alle 9. Considerando che, quando faccio proprio tardissimo, esco di casa alle 7.30, impiego più di un'ora e mezza per fare 12 km, con una velocità media di 8 km/h. OTTO! Ma solo perchè mi accompagnano in auto fino alla metropolitana, altrimenti dovrei uscire alle 6.30. Sotto casa mia i pullman passano in media una volta ogni 45 min; in media, perchè mi è capitato di aspettare anche due ore.
Devo avere fortuna per fare una visita medica, perchè l'ultima volta che ci ho provato il dottore è stato chiamato a soccorrere... sua moglie! La poverina, alla quale improvvisamente quanto inspiegabilmente si è spenta la macchina, ha chiesto aiuto al marito, il quale ha ritenuto giusto abbandonare i suoi pazienti in attesa (che avevano già pagato il ticket e si erano fatti mesi di fila per ottenere quella visita) con la scusa delle "urgenti visite a domicilio".
Devo aver fortuna quando mi reco ad un ufficio pubblico, perchè gli orari sono a discrezione dell'impiegato e può capitare che lui non abbia poi tanta voglia di lavorare e ti lasci morire in attesa.
Devo aver fortuna dopo la morte, perchè se non ho parenti che mi portano i fiori, il mio corpo viene buttato in una discarica da gente che poi si rivende il loculo. Sì, a Napoli devi essere fortunato anche da morto.
Per farla breve, io non ho diritti. Non ho diritto al lavoro, alla casa, alla salute. Qui si vive di favori e fortuna e non si hanno certezze. Ed è per questo che voglio andarmene: voglio vivere in un paese dove avere dei diritti e dei doveri, dove le cose funzionano veramente e non bisogna affrontare questo caos anche per le attività più semplici. Voglio un posto in cui far crescere i miei figli senza la paura di vederli morire da un momento all'altro, voglio avere la certezza che, se vengono calpestati i miei diritti, il problema diventa della comunità, e non rimane mio in quanto singolo.
Ecco, questo era il primo dei due elenchi. Al secondo ci penso domani.

mercoledì 19 gennaio 2011

28 Novembre 2010

Accidentally in love
E' meraviglioso come qualche bicchiere (non bicchierino) di liquore ti permetta di vedere la vita sotto tutt'altro punto di vista. Stasera lascio un post sull'amore. Chiedo perdono a Francesca, alla quale avevo promesso un messaggio ben diverso, che arriverà quando sarò tornata sobria.
Amore è imbrogliare a Sinco a favore di un bimbo che spera di mettere da parte 5 euro con le vincite natalizie; è chiedere al proprio fidanzato di sopportare un silenzio un po' pesante, solo perchè "oggi va così"; è "distrarsi" mentre si gioca a scopa, sperando che le carte buone escano all'avversario; è vedere un bambino che ha rubato dalla cucina due patatine fritte e ne regala una e mezza a te; è fregarsene altamente dell'influenza che l'altro può passarti, solo perchè non resisti senza abbracciarlo e baciarlo; è pensare di lavorare a maglia un vestito, solo perchè tua cognata ti ha detto che le piace il modello; è bruciare quattro dvd pur di masterizzare un programma per la persona che ami; è sperare che gli altri siano più fortunati di te, perchè ti fa male pensare che possano rimanere delusi.
Alla famiglia del mio fidanzato, per la splendida serata passata, va tutta la mia gratitudine. E un bacio al bimbo influenzato, che stasera non sono riuscita a coccolare abbastanza, almeno per i miei gusti.

domenica 16 gennaio 2011

Nuovi mezzi di comunicazione

Anche se dovrei copiare gli ultimi post del vecchio blog, proprio non riesco a fare a meno di condividere con voi le avventure che questo nuovo anno mi sta regalando.
Oggi vi voglio parlare dei nuovi (e/o vecchi) sistemi di comunicazione in uso nel mio condominio. In particolare, spiegherò in dettaglio: lo scalofono, lo scopotelegrafo, il campanellomorse e l'urlo disumano. Quest'ultimo è usato dalla notte dei tempi e ci sono testimonianze del suo uso sin dall'antichità, ma evidentemente è talmente utile e funzionale che non verrà mai soppiantato da banalità come il telefono cellulare.
Ma procediamo con ordine.
Il mio palazzo consta di sei piani, con tre abitazioni a piano, per un totale di 18 famiglie (più un barbone che vive sul tetto). Un giorno, la sfortunata signora del terzo piano ha scoperto che il suo gabinetto le riportava su ciò che invece sarebbe dovuto scendere giù ed è stata costretta a chiamare l'idraulico. Non so quanto sia vero, visto che di certa gente non mi fido minimamente, ma il suddetto idraulico ha decretato la morte della nostra colonna fecale, il che vuol dire lavori in tutte le case e migliaia di euro di spese. I lavori sono partiti dal terzo piano e sono arrivati fino al quinto (evitando, per miracolo divino, proprio la mia casetta) ed è stato proprio in questo periodo di profonda sofferenza per le famiglie coinvolte che si è fatto il più largo uso dello scalofono di cui io abbia memoria. Nemmeno per la sparatoria hanno fatto tanto casino. Evidentemente molto provate per la dipartita della signora Colonna, le tre famiglie hanno usato la tromba delle scale come amplificatore per le loro urla.
Non sto scherzando.
Ognuna sul suo pianerottolo, oppure direttamente in casa, le signore dei tre piani interessati hanno comunicato per tutto il giorno a suon di urla. Come si distingue lo scalofono dall'urlo disumano? Semplice: nel primo caso, la signora urlante si posiziona in un punto preciso del pianerottolo, oppure sporge la testa dalla porta con una ben calcolata inclinazione, in modo tale che il palazzo tutto possa fungere da cassa di risonanza e che nessuno nel quartiere possa fingere di non aver sentito. Eccetto la sottoscritta, ovviamente!
Io avevo già capito che, quel giorno, stava succedendo qualcosa di grosso. Siccome l'ultima volta che ho sentito urlare tante persone contemporaneamente c'era una sparatoria in corso, io ho chiuso la porta blindata a più mandate e, per sicurezza, ho tirato pure il chiavistello e mi sono rintanata con lo stereo a palla nella stanza più esterna della casa.
Solo quando ho avuto bisogno del bagno e ho tirato lo scarico, qualcuno si è degnato di avvertirmi che c'erano dei lavori in corso. E qui, signori miei, si è palesata la maestria dell'idraulico nell'uso del campanellomorse. Tempo dieci secondi scarsi dallo sciacquone (io stavo ancora seduta a leggere il topolino, insomma), qualcuno inizia a scampanellare furiosamente alla mia porta. Ma io, provetta giovane marmotta, ho capito subito che non si trattava di uno scampanellio qualsiasi. Era codice morse. In particolare, mi diceva: esimia signora, sono l'idraulico che lei ha tanto gentilmente innaffiato con i suoi bisogni fisiologici dieci secondi or sono. La prego di essere tanto cortese dal volersi asterere dall'uso dell'acqua per la giornata di oggi. La ringrazio e colgo l'occasione per porgerle i miei più distinti saluti.
Io avevo vagamente intuito che la questione fosse di una certa gravità, così, nonostante avessi già capito tutto il messaggio, ho pensato che sarebbe stato gentile da parte mia aprirgli la porta. La genialità dell'idraulico, il quale stava facendo il suo meritato quarto d'ora di pausa appoggiato al mio campanello, mi ha convinta che forse non era il caso di far entrare un simile elemento nella mia umile dimora, dal momento che, nonostante stesse ancora scampanellando, era assolutamente al di fuori della visuale del mio spioncino. Ammetterete anche voi che ci vuole un livello di agilità non comune per riuscire a rimanere con la mano appoggiata al campanello, ma mettendosi di spalle, appoggiato al muro sul bordo esterno della porta.
E siccome nel mio palazzo continuavano ad urlare, nonostante il messaggio in codice fosse piuttosto chiaro, proprio non ho potuto fare a meno di pensare al peggio e sono nuovamente corsa nella stanza più esterna della casa. Evitando, ovviamente, di usare il bagno.
Quando, verso le due del pomeriggio, ho deciso che era arrivato il momento di cucinare e ho sciacquato le verdurine, usando il rubinetto della cucina, ecco arrivare l'urlo disumano.
No, non era l'idraulico.
Era la signora del piano di sotto. Solo che io non sono riuscita a distinguere il mio nome, tra tutte quelle urla (lo scalofono era ancora in piena attività). C'è anche da dire che avevo sia la veranda che il balcone completamente chiusi e che la voce della signora, la quale mi stava simpaticamente chiamando proprio dal balcone, non mi giungeva molto chiara. Sentivo che qualcuno ripeteva sempre la stessa parola, ma pensavo che fosse un "apri-spingi-tira-chiudi" urlato dall'idraulico all'assistente. Dobbiamo ammettere che l'urlo disumano sta perdendo punti. Infatti, la signora (sempre lei!) è costretta ogni giorno ad urlare per almeno mezz'ora il nome della figlia, prima che questa riesca a sentirla e le risponda dal palazzo accanto. Non so, forse è lei che si sta facendo vecchia e non ha più la voce di un tempo. Comunque, scoraggiata, la povera donna ha dovuto fare l'enorme sforzo di salire ben due rampe di scale per usare nuovamente il campanellomorse per ordinarmi di non usare l'acqua.
Dopo una cascata di idee geniali su come riuscire a preparare un piatto di pasta senza usare l'acqua, il resto della giornata è passato senza altre comunicazioni. Finchè la signora, la quale evidentemente aveva capito che non siamo attrezzati per la ricezione dell'urlo disumano, ha spedito la figlia (troppa fatica venire ad avvisarci di persona) per dirci che potevamo nuovamente utilizzare l'acqua. Tempismo perfetto, aggiungerei. Se avesse aspettato dieci minuti in più, mamma avrebbe ordinato le pizze, invece di preparare cavolo bollito. Grrrrazie, figlia della signora.
Così, da brava famiglia svedese, abbiamo preso il numerino e abbiamo fatto la fila per il bagno. Al quarto sciacquone (il mio, per intenderci. Che ciorta!) la signora ci ha comunicato tramite scopotelegrafo che no, non potete usare lo sciacquone. Mettiti d'accordo con te stessa, cara!
La giornata si è conclusa così, con la cara donna che ci comunicava a suon di colpi di scopa sul soffitto (o sotto al pavimento, a seconda dei punti di vista) se e quando potevamo scaricare. Geniale, no?


Caro Babbo Natale,
          lo so che sei appena tornato a casa e ti stai godendo il meritato riposo insieme agli elfi e alla Befana, prima di ricominciare a produrre giocattoli per i bimbi di tutto il mondo, ma qui c'è disperato bisogno di te. Potresti, per la salute mentale di tutte le persone civili abitanti in questo palazzo (cioè me), regalare un bel cellulare a tutte queste care signore che ne hanno tanto bisogno? Prometto che pago io. In alternativa, accetto anche di essere portata al circolo polare artico e di essere messa sotto ghiaccio fino all'estinzione della razza umana. Sono certa che non mi deluderai.
Masochisticamente tua
Eve

sabato 15 gennaio 2011

Paola vs Cache cache: 1-0

Come volevasi dimostrare, quando ho telefonato al negozio di cui ho parlato nel post precedente, una gentilissima commessa mi ha detto che non ci sono più problemi a cambiare il vestito e la maglietta rotti.
Ma va? Non me lo sarei mai aspettato.
Possibile che abbia dovuto chiamare la polizia per farmi cambiare una maglietta? Insomma, qui se non sei bravo ad urlare, se non hai santi in paradiso o parenti in prigione, se ti presenti con una legge e non con una pistola, non sei degno di attenzione e puoi tranquillamente morire schiacciato da chi, invece, in prigione c'è stato. O, almeno, vi ha fatto un istruttivo giro per imparare il mestiere. Non che la commessa in questione fosse necessariamente camorrista o parente di, ma la mentalità è quella e l'atteggiamento pure. Ed io mi sono stancata di sopportare l'arroganza di certa gente!

giovedì 13 gennaio 2011

In Svezia si vive di merda

L'anno appena iniziato, è iniziato di merda.
Il titolo del post, invece, l'ho preso dalle "parole chiave per la ricerca" nelle statistiche di questo blog. Vorrei capire a quale mente malata può venire in mente di ricercare una frase del genere. Perchè gli sia uscito il mio blog tra i risultati è facile comprenderlo: "di merda" è un'espressione che uso un po' per tutto ciò che riguarda Napoli. Rimane il fatto che "in Svezia si vive di merda" è un'affermazione e non una domanda. Se ho affermazioni del genere da fare, le scrivo su un blog, non chiedo conferma a google! E, soprattutto, utente decerebrato che fai certe ricerche, se sai (dal momento che affermi) che in Svezia si vive male, che cazzo cerchi?
Ma vabbè, passiamo avanti.
Vorrei potervi scrivere che l'anno nuovo ha portato una nuova luce sulle mie considerazioni, ma mi trovo costretta a riferire solo cose negative. Innanzitutto, come buon augurio, dal momento che ciò che si fa a capodanno si fa tutto l'anno, io ho passato il 1 gennaio a guardare i pasti altrui. Per educazione, visto che ero ospite, sono rimasta a tavola fino alla fine del lunghissimo pranzo, preda di mal di pancia e dolori di stomaco che MAI avevo provato prima di quel giorno - e dire che io ho una lunga e fruttuosa esperienza in fatto di mal di pancia. Così ho passato metà giornata inchiodata ad una sedia come se mi avessero piantato il manico di una scopa su per il sedere, a fare colossali figure di niente davanti ai miei suoceri, e l'altra metà a desiderare tutti i dolci che mia madre aveva comprato per l'occasione.
Bell'inizio, davvero.
Il secondo giorno l'ho passato a piangere perchè la mia canarina, già da tempo malata, è improvvisamente peggiorata. Ovviamente avevo ancora mal di stomaco.
Il terzo giorno l'ho passato a piangere perchè la mia canarina, già da tempo malata, è improvvisamente morta. Colgo l'occasione per ringraziare il dottor Noviello per la pazienza, la disponibilità e la cortesia che ha sempre dimostrato con lei e con noi e il dottor D'Ovidio per aver tentato l'impossibile per salvarla. Loro magari non leggeranno mai, ma qualche povera canarina malata potrebbe aver bisogno del nome di un buon veterinario.
Sempre quel giorno, per consolarmi un po', il mio fidanzato mi ha portata a fare shopping ed ho scoperto che l'epilatore che avevo comprato tre giorni prima in un altro negozio, all'auchan vicino casa del mio amore costava 20 euro in meno.
Il quarto giorno ho scoperto di aver perso lo scontrino dell'epilatore, e di conseguenza il diritto di recesso e i 20 euro.
Il quinto giorno è morta la direttrice dell'ufficio dove lavora mamma. Non la vedevo da più di 8 anni, ma mi è dispiaciuto comunque, perchè ha sofferto tantissimo.
Vorrei evidenziare il fatto che sia la direttrice che la canarina sono morte di cancro. E, in quanto a tumori, sia io che mia madre abbiamo abbondantemente dato. Quindi brucerò nell'acido chiunque proverà a dirmi che l'emergenza rifiuti è colpa nostra e che noi napoletani ce la siamo cercata e ci va bene così.
Dal sesto giorno in poi ho strafogato la cioccolata dell'enorme calza che mi ha regalato il mio amore. Due chili e seicento grammi di schifezze ingrassanti (non tutti, eh!).
Sabato ho deciso di darmi allo shopping sfrenato e ho speso ben 60 euro in: quattro magliette, due vestiti, un paio di pantofole. Per poi scoprire che una maglietta e un vestito erano rotti.
Capisco che sia colpa mia, visto che non ho controllato prima di uscire dal negozio, però è evidente che la stoffa non è strappata, ma il tessuto non è stato proprio cucito. Stasera sono tornata al negozio e ho mostrato il problema alla commessa. La quale, con la gentilezza tipica delle commesse napoletane, mi ha detto che li avevo rotti io e che non poteva cambiarmeli. Se fossi stata un tantinello più napoletana e meno svedese, le avrei risposto per le rime. Invece sono tornata a casa senza dire una parola, ho acceso il pc, ho stampato la legge che afferma che lei è obbligata a cambiare la merce difettata e sono tornata da lei.
Speravo che mettere in evidenza il fatto che stesse infrangendo la legge la riducesse a più miti consigli, invece...
Lei ha preso i fogli e li ha lanciati per aria, dicendomi cose tipo "chi se ne frega, sei ridicola, io la maglietta non te la cambio". Così l'ho informata del fatto che, in caso di ulteriore rifiuto, sarei stata costretta a chiamare la polizia. E mentre lei continuava ad inveire contro di me, l'ho fatto.
Non ci posso credere!
L'ho fatto veramente!
Mi sono ribellata ad una commessa arrogante, aggressiva, ignorante e presuntuosa ed ho chiamato le forze dell'ordine a proteggermi!
Cioè... 'nzomma...
Ho chiamato il 113 e NON MI HANNO RISPOSTO! (Della serie: iniziamo bene...)
Allora ho chiamato il 112 e un gentilissimo carabiniere mi ha detto che non è compito loro, ma della polizia, intervenire in certi casi, e che comunque avrebbe chiamato la polizia per me e li avrebbe informati dell'accaduto. Mi ha anche suggerito di ritelefonare al 113 per sollecitarli. Devo dire, invece, che sono arrivati dopo pochissimo tempo e che sono stati gentilissimi. Mi hanno spiegato che, per procedere contro il negozio, avrei dovuto querelarli e hanno dovuto ammettere che ("fatta la legge, trovato l'inganno") per me non c'era altra scelta.
L'atteggiamento della commessa, comunque, è cambiato tantissimo. Appena ha visto le divise mi ha proposto di contattare la responsabile e di risolvere la cosa tra di noi. Io speravo che la polizia potesse fare qualcosa in più, tipo dirle che rischiava una multa o roba del genere, visto che stava palesemente contravvenendo alla legge. Invece, nisba. Mi hanno dato ragione, mi hanno consigliato di contattare un'associazione di consumatori e mi hanno detto che loro avrebbero potuto fare qualcosa solo in caso di rissa. Ricorderò di farmi picchiare, la prossima volta.
Sembra strano a dirsi, visto tutto ciò che si racconta di loro, ma devo ringraziare i poliziotti che sono stati gentilissimi, disponibili, e anche velocissimi, nonostante le previsioni del carabiniere. Anzi, ammetto che tutte le esperienze avute con la polizia ed i carabinieri fino ad oggi sono state positive. A parte una cosa degna di una barzelletta successa tempo fa al mio ragazzo, ma di quella ve ne parlerò in un altro post.
Io, comunque, ho ancora una maglietta ed un vestito rotti nell'armadio ed un'intossicazione da bile causata dalla commessa. Anche se sembra una frase fatta, non sono scesa al suo livello: mentre io le facevo semplicemente notare che la legge è legge, anche se lei non è la titolare del negozio, lei continuava a provocarmi e ad arrampicarsi sugli specchi. E forse è stata proprio questa la soddisfazione più grande di tutte: vedere quella piccola arrogante cambiare tono, chiedere scusa e proporre una soluzione come la personcina civile che non è. Il tutto senza che io le rispondessi nemmeno. Comunque vi aggiornerò sugli sviluppi tra due giorni, quando è prevista la chiacchierata con la famosa responsabile.
Il negozio in questione, tanto per la cronaca, è Cache Chace, al primo piano dell'Auchan di via Argine.
Nel caso vi capitasse di acquistarci qualcosa, fate estremamente attenzione, perchè mi hanno venduto tre capi difettati su cinque! La prima volta si trattava di un piccolo difetto che poteva anche capitare, e la commessa non ha creato problemi per cambiare il vestito. Stavolta, evidentemente, hanno deciso di liberarsi di un po' di merce scadente approfittando dei saldi. E, dalla reazione della commessa, la quale ci ha tenuto particolarmente a sottolineare che è lei stessa a mettere i vestiti sui ripiani e che MAI le sarebbe passato per la mente di vendere roba rotta, ho capito che non si è trattato di un errore, bensì di una cosa più che voluta. Un po' come quando mi hanno venduto la canarina assicurandomi che era solo un po' giù di tono perchè faceva freddo, perchè loro MAI avrebbero venduto animali malati!
A volte mi chiedo se sarei capace di capire certe sottigliezze di significato in frasi del tutto innocenti, se fossi nata in un posto diverso da Napoli. Sono così abituata a leggere tra le righe e ad interpretare gli atteggiamenti di chi mi circonda che ho la "nausea da doppi sensi". Mi piacerebbe, di tanto in tanto, trovare qualcuno sincero, capace di dirmi quello che realmente pensa; come faccio io che, al massimo, mi astengo dal commentare. Non sono andata mica a dire alla commessa "sai, non litigherei MAI con te, mi stai troppo simpatica". Eppure lei avrebbe capito, vi assicuro che avrebbe capito.
Infine, giusto per coronare il quadro della disperazione, mi sono tornate le crisi di panico.
Bell'inizio, davvero.


EDIT: qualcosa di buono c'è, ed è il mio fidanzato, il cavaliere senza macchia e senza paura che ha lasciato che portassi avanti la mia causa senza interferire, ma al quale sono saltati completamente i nervi quando mi ha sentita definire "ridicola" e che, a quel punto, ha sbranato la commessa.
Ti amo, angelo mio!