Forse non sono dell'umore adatto per scrivere questo post, visto che ho passato la serata ad imprecare e bere, ma so che ciò che ho dentro mi perseguiterà finchè non lo scriverò e vorrei iniziare l'anno nuovo senza lasciar nulla in sospeso.
So che a molti sembrerà un'eresia, ma per me la vita ha sempre e comunque la stessa importanza: ciò significa che non distinguo tra scarfaggio o essere umano, o tra Michael Jackson e una cavalletta. Non c'è nulla, eccetto una biologicamente insignificante "percezione di sè", a distinguerci dagli animali. Figuriamoci poi se faccio distinzioni tra esseri umani e altri esseri umani. In base a cosa la vita di un bambino africano morto di fame vale meno di quella di Rita Levi Montalcini? Certo, questa convinzione porta anche delle conseguenze concettuali difficili da accettare, tipo che la mia vita vale quanto quella di un politico italiano. Capirete che è difficile che l'idea mi vada giù.
Rimane il fatto, però, che ci sono vite che lasciano il segno, vite che portano sviluppo alla società, vite che diventano importanti perchè intrecciano le nostre. Più o meno un mese fa si è spenta una di quelle vite che per me erano importanti. Non che lo fosse in assoluto, perchè so che molti di voi nemmeno hanno idea di chi sia, ma mi era cara quanto una parte della mia anima. Parte che adesso non c'è più... e se non ce l'ha fatta lei, mi domando come potrei mai farcela io.
Sto parlando di Isabelle Caro.
Lei non era solo una vita. Era un esempio. Era un simbolo. Era l'Anoressica, nel senso pieno e vero della parola. Non era una ragazzina che voleva dimagrire, era una persona con il passato di sofferenza e di angoscia che è l'imprescindibile base della vera anoressia. Solo che non si odiava abbastanza da lasciarsi morire così e ha cercato di lottare, di uscirne. Ha capito che doveva amarsi, la vera chiave per iniziare la guerra contro l'anoressia. Inutile sottolineare chi abbia vinto.
Ed io cerco le parole per esprimere tutta la stima e l'affetto che provavo nei confronti di questa donna, ma non ce ne sono. Non capisco come abbia potuto perdere questa guerra, proprio lei, così forte e determinata. Mi fa ancora più rabbia conoscere la sua storia e pensare che sarebbe bastato l'amore di qualcun altro, al momento giusto, per evitare che la sua vita andasse persa così. E il pensiero vola a tutte quelle persone che stanno soffrendo come lei e rimangono sole. Perchè, diciamocela tutta, l'anoressia non è un capriccio, ma una sofferenza così profonda e radicata da portarci all'autodistruzione. E' la forma suprema di odio, quella verso noi stessi. E questa donna non era solo l'immagine vivente delle conseguenze della malattia, era il simbolo del percorso interiore che ogni persona anoressica deve avere il coraggio di compiere per guarire.
Lei era riuscita a trovare il coraggio, ma il suo corpo l'ha tradita. E con lei è morta la parte di me che pensava che bastasse volerne uscire, per uscirne davvero.
Avrei voluto scriverle un messaggio bellissimo. Non ne sono in grado, e spero mi perdonerà. Se davvero c'è qualcosa dopo la morte, sicuramente sentirà come il mio cuore si spezza in due al pensiero che non ci sia più.
Addio, Isabelle.
venerdì 31 dicembre 2010
mercoledì 29 dicembre 2010
23 Novembre 2010
Parità 2
La parità secondo mio padre, fratello di SuperZia:
ore 00.30, si sentono rumori di piatti dalla cucina. Mio padre si gira verso di me e mi fa "ma tuo fratello sta lavando i piatti?". Se dio m'avesse dotata di vista a raggi x, forse potrei saperlo. Dai rumori deduco di sì. Continua con "ma non va bene". Io, pensando malignamente che volesse dirmi che non va bene per un uomo lavare i piatti, gli chiedo spiegazioni. E lui "stamattina si è svegliato presto, è andato all'università, poi a fare tirocinio, poi in palestra e al ritorno si è pure preparato la cena. E domani deve svegliarsi presto". Ok, sono io che penso subito al peggio. In realtà esprimeva solo una paterna preoccupazione per lo stato psicofisico di mio fratello dopo una giornata di merda del genere. Più che giusto.
Ma.
Ma lui mi guarda.
Io lo guardo.
Lui continua a guardarmi.
Io ricomincio a giocare al pc.
Lui insiste.
Capendo che non me ne può fregar di meno, conclude "magari si sente obbligato dal fatto che tua madre non sta bene".
E continua a guardarmi.
Ora, io SO cosa voleva dirmi. Voleva dirmi "alzati e vai a lavare i piatti, donna!". Anzi, donna nullafacente.
Ma porco cazzo, UNA volta, UNA, che mio fratello fa il grande sforzo di infilare i piatti in lavastoviglie, posso permettermi il lusso di rimanere al pc? No, perchè sono donna. O meglio, perchè se mamma sta male e Frato è stanco, non è da considerarsi l'idea che lui alzi il suo culo dalla sedia e faccia qualcosa. Pretenderà che lo faccia io, per esclusione. A mio padre piace comandare. E poi farti una merda perchè non hai eseguito gli ordini secondo i suoi schemi mentali, del tutto arbitrari ed imprevedibili. Perchè, tra l'altro, una delle sue malattie mentali lo porta a considerare i piatti lavati in lavastoviglie ancora sporchi, a meno che non siano sistemati in posizioni strategiche a 20 cm l'uno dall'altro. Praticamente, le rarissime volte (un paio in tutta la sua vita) che ci ha fatto l'onore di mettere i piatti in lavastoviglie ci sono entrati 3 tazzine da caffè, 4 piatti e due pentole. Ma stretti, eh!
E pensare che stasera non volevo scrivere per non pensare a cose che mi avrebbero fatta incazzare...
La parità secondo mio padre, fratello di SuperZia:
ore 00.30, si sentono rumori di piatti dalla cucina. Mio padre si gira verso di me e mi fa "ma tuo fratello sta lavando i piatti?". Se dio m'avesse dotata di vista a raggi x, forse potrei saperlo. Dai rumori deduco di sì. Continua con "ma non va bene". Io, pensando malignamente che volesse dirmi che non va bene per un uomo lavare i piatti, gli chiedo spiegazioni. E lui "stamattina si è svegliato presto, è andato all'università, poi a fare tirocinio, poi in palestra e al ritorno si è pure preparato la cena. E domani deve svegliarsi presto". Ok, sono io che penso subito al peggio. In realtà esprimeva solo una paterna preoccupazione per lo stato psicofisico di mio fratello dopo una giornata di merda del genere. Più che giusto.
Ma.
Ma lui mi guarda.
Io lo guardo.
Lui continua a guardarmi.
Io ricomincio a giocare al pc.
Lui insiste.
Capendo che non me ne può fregar di meno, conclude "magari si sente obbligato dal fatto che tua madre non sta bene".
E continua a guardarmi.
Ora, io SO cosa voleva dirmi. Voleva dirmi "alzati e vai a lavare i piatti, donna!". Anzi, donna nullafacente.
Ma porco cazzo, UNA volta, UNA, che mio fratello fa il grande sforzo di infilare i piatti in lavastoviglie, posso permettermi il lusso di rimanere al pc? No, perchè sono donna. O meglio, perchè se mamma sta male e Frato è stanco, non è da considerarsi l'idea che lui alzi il suo culo dalla sedia e faccia qualcosa. Pretenderà che lo faccia io, per esclusione. A mio padre piace comandare. E poi farti una merda perchè non hai eseguito gli ordini secondo i suoi schemi mentali, del tutto arbitrari ed imprevedibili. Perchè, tra l'altro, una delle sue malattie mentali lo porta a considerare i piatti lavati in lavastoviglie ancora sporchi, a meno che non siano sistemati in posizioni strategiche a 20 cm l'uno dall'altro. Praticamente, le rarissime volte (un paio in tutta la sua vita) che ci ha fatto l'onore di mettere i piatti in lavastoviglie ci sono entrati 3 tazzine da caffè, 4 piatti e due pentole. Ma stretti, eh!
E pensare che stasera non volevo scrivere per non pensare a cose che mi avrebbero fatta incazzare...
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20 Novembre 2010
Pro e contro
Cosa ne penso di Saviano l'ho già detto nel post precedente: è un EROE, senza se e senza ma (o senza macchia e senza paura, fate voi). Ammetto di essere spaventosamente vigliacca. Io non avrei un decimo della sua forza e del suo coraggio e, potendo, col ricavato di Gomorra mi sarei fatta una villetta in Svezia e avrei cambiato il mio nome in Erik, con buona pace della mafia tutta. Ma non per niente lui è Saviano e io sono una pinca pallina qualsiasi. Quindi ribadisco e sottolineo che ho una sconfinata ammirazione e una profonda stima per lui.
Non è di questo che voglio parlare, ma certe cose è sempre meglio specificarle per benino, in modo da non creare fraintendimenti.
L'argomento di oggi, comunque, riguarda proprio Saviano: il Giornale raccoglie firme contro di lui e l'Unità le raccoglie in suo favore.
Ecco, spiegatemela.
Cos'è, una raccolta punti? Raggiunte le 100 firme contro, gli verrà data da un membro del governo a caso (perchè è giusto che i ministri rappresentino la volontà popolare, no?) un calcio rotante; a 1000 firme, una sonora sculacciata; a 10.000 firme si arriva all'estrazione dei molari senza anestesia; a 100.000 firme vai con l'amputazione di mani e lingua così che non possa più infangare il nostro bel paese con le sue accuse infamanti; arrivati al milione ci sarà l'esecuzione su pubblica piazza, Vespa realizzerà i plastici di una forca, una sedia elettrica e una pistola e gli spettatori sceglieranno tramite televoto abbinato al GF e alla lotteria Italia il metodo preferito per l'esecuzione; nel caso si arrivasse a 10 milioni di firme contro di lui, il corpo verrà fatto a pezzi e venduto in allegato al Giornale a soli € 4.90 in più.
Se, invece, vogliamo considerare le firme a favore, ecco arrivare per il malcapitato scrittore: a 100 firme un buono per 100 babà; a 1000 firme, ai babà si aggiungono anche le sfogliate e le pizze, in modo da non fargli sentire troppo la lontananza da casa; a 10.000 firme, uno di quei mafiosi di buon cuore ascolterà la voce del popolo e quella di Benigni e commuterà la sua sentenza di morte per colpo d'arma da fuoco in sentenza di morte da sfinimento sessuale, e gli spedirà 10.000 17enni che lo consumeranno letteralmente di baci (importante che siano tutte minorenni, così nel caso sopravvivesse si potrebbe sempre condannare per pedofilia); a 100.000 firme, gli si potrebbe regalare un pomeriggio da ragazzo "normale", senza paura, senza mafia, senza scorta e senza problemi; al milione di firme in suo favore, la A1 Milano-Napoli verrà ribattezzata col suo nome; nel caso si arrivasse a 10 milioni di firme, verrà avviato il processo di canonizzazione. Ricordandoci, infine, che gli italiani sono 60 milioni circa, è matematicamente possibile che entrambi gli schieramenti raggiungano i 10 milioni di voti, quindi gli conviene mangiare le pizze prima dei babà, perchè questi ultimi possono essere mangiati anche senza denti, la A1 verrà ribattezzata in sua memoria e in allegato al Giornale si venderanno reliquie di un santo.
Io, intanto, aspetto che qualcuno in questo paese riacquisti la ragione. Nel frattempo, inizio a raccogliere firme in mio favore. Non si può mai sapere...
Cosa ne penso di Saviano l'ho già detto nel post precedente: è un EROE, senza se e senza ma (o senza macchia e senza paura, fate voi). Ammetto di essere spaventosamente vigliacca. Io non avrei un decimo della sua forza e del suo coraggio e, potendo, col ricavato di Gomorra mi sarei fatta una villetta in Svezia e avrei cambiato il mio nome in Erik, con buona pace della mafia tutta. Ma non per niente lui è Saviano e io sono una pinca pallina qualsiasi. Quindi ribadisco e sottolineo che ho una sconfinata ammirazione e una profonda stima per lui.
Non è di questo che voglio parlare, ma certe cose è sempre meglio specificarle per benino, in modo da non creare fraintendimenti.
L'argomento di oggi, comunque, riguarda proprio Saviano: il Giornale raccoglie firme contro di lui e l'Unità le raccoglie in suo favore.
Ecco, spiegatemela.
Cos'è, una raccolta punti? Raggiunte le 100 firme contro, gli verrà data da un membro del governo a caso (perchè è giusto che i ministri rappresentino la volontà popolare, no?) un calcio rotante; a 1000 firme, una sonora sculacciata; a 10.000 firme si arriva all'estrazione dei molari senza anestesia; a 100.000 firme vai con l'amputazione di mani e lingua così che non possa più infangare il nostro bel paese con le sue accuse infamanti; arrivati al milione ci sarà l'esecuzione su pubblica piazza, Vespa realizzerà i plastici di una forca, una sedia elettrica e una pistola e gli spettatori sceglieranno tramite televoto abbinato al GF e alla lotteria Italia il metodo preferito per l'esecuzione; nel caso si arrivasse a 10 milioni di firme contro di lui, il corpo verrà fatto a pezzi e venduto in allegato al Giornale a soli € 4.90 in più.
Se, invece, vogliamo considerare le firme a favore, ecco arrivare per il malcapitato scrittore: a 100 firme un buono per 100 babà; a 1000 firme, ai babà si aggiungono anche le sfogliate e le pizze, in modo da non fargli sentire troppo la lontananza da casa; a 10.000 firme, uno di quei mafiosi di buon cuore ascolterà la voce del popolo e quella di Benigni e commuterà la sua sentenza di morte per colpo d'arma da fuoco in sentenza di morte da sfinimento sessuale, e gli spedirà 10.000 17enni che lo consumeranno letteralmente di baci (importante che siano tutte minorenni, così nel caso sopravvivesse si potrebbe sempre condannare per pedofilia); a 100.000 firme, gli si potrebbe regalare un pomeriggio da ragazzo "normale", senza paura, senza mafia, senza scorta e senza problemi; al milione di firme in suo favore, la A1 Milano-Napoli verrà ribattezzata col suo nome; nel caso si arrivasse a 10 milioni di firme, verrà avviato il processo di canonizzazione. Ricordandoci, infine, che gli italiani sono 60 milioni circa, è matematicamente possibile che entrambi gli schieramenti raggiungano i 10 milioni di voti, quindi gli conviene mangiare le pizze prima dei babà, perchè questi ultimi possono essere mangiati anche senza denti, la A1 verrà ribattezzata in sua memoria e in allegato al Giornale si venderanno reliquie di un santo.
Io, intanto, aspetto che qualcuno in questo paese riacquisti la ragione. Nel frattempo, inizio a raccogliere firme in mio favore. Non si può mai sapere...
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lunedì 27 dicembre 2010
18 Novembre 2010
Chi ha il pane non ha i denti...
...e chi ha i denti non ha il pane.
Può succedere che l'unico giorno, dopo mesi, in cui l'acqua non è mancata nemmeno per un minuto ed era perfino di un colore accettabile la si usi tutta per sturare (anzi, per tentare di sturare) il gabinetto. Ovviamente, tutti sforzi inutili.
Però ho imparato una cosa fondamentale. Anzi, due.
La prima è che la raccolta differenziata è una rottura di coglioni di quelle colossali.
La seconda è che l'università, a volte, può rivelarsi utile. Se mai vi capitasse di chiedervi a che cazzo vi serve studiare la struttura atomica dell'esoscheletro dei gamberi se volete diventare genetisti, sappiate che certe informazioni prima o poi possono tornare davvero utili. Ad esempio, nel caso in cui vostro padre decida di buttare il suddetto esoscheletro nel gabinetto invece che nell'organico (per non farlo decomporre sotto il vostro naso, visto che puzza già di suo e conservarselo due giorni non è proprio il caso) e quello ve lo intasi completamente. Certo, nel caso aveste studiato bene, sareste consapevoli fin da subito che non c'è più niente da fare. La chitina è una delle strutture più resistenti esistenti in natura. E mo' sono cazzi.
...e chi ha i denti non ha il pane.
Può succedere che l'unico giorno, dopo mesi, in cui l'acqua non è mancata nemmeno per un minuto ed era perfino di un colore accettabile la si usi tutta per sturare (anzi, per tentare di sturare) il gabinetto. Ovviamente, tutti sforzi inutili.
Però ho imparato una cosa fondamentale. Anzi, due.
La prima è che la raccolta differenziata è una rottura di coglioni di quelle colossali.
La seconda è che l'università, a volte, può rivelarsi utile. Se mai vi capitasse di chiedervi a che cazzo vi serve studiare la struttura atomica dell'esoscheletro dei gamberi se volete diventare genetisti, sappiate che certe informazioni prima o poi possono tornare davvero utili. Ad esempio, nel caso in cui vostro padre decida di buttare il suddetto esoscheletro nel gabinetto invece che nell'organico (per non farlo decomporre sotto il vostro naso, visto che puzza già di suo e conservarselo due giorni non è proprio il caso) e quello ve lo intasi completamente. Certo, nel caso aveste studiato bene, sareste consapevoli fin da subito che non c'è più niente da fare. La chitina è una delle strutture più resistenti esistenti in natura. E mo' sono cazzi.
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17 Novembre 2010
Signore mai peggio...
Dopo aver letto le reazioni dei leghisti alle parole di Saviano (che per me è un EROE) mi sento improvvisamente orgogliosa di essere napoletana. Certo, vivo nello squallore più totale, non ho l'acqua corrente a casa, il mio palazzo sta per crollare, vivo circondata da camorristi, ogni giorno faccio lo slalom tra la monnezza più famosa del mondo, però...
Però poteva andarmi peggio.
Potevo nascere in Lombardia!
Dopo aver letto le reazioni dei leghisti alle parole di Saviano (che per me è un EROE) mi sento improvvisamente orgogliosa di essere napoletana. Certo, vivo nello squallore più totale, non ho l'acqua corrente a casa, il mio palazzo sta per crollare, vivo circondata da camorristi, ogni giorno faccio lo slalom tra la monnezza più famosa del mondo, però...
Però poteva andarmi peggio.
Potevo nascere in Lombardia!
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venerdì 24 dicembre 2010
Auguri!
Buon Natale a tutti voi.
Auguro a tutti voi lettori un Natale sereno, in salute, in (santa) pace, insieme alle persone che amate veramente.
Ed ora, gli auguri personalizzati. Per il momento mi limito alle persone che hanno lasciato commenti, perchè so che leggeranno. Mi perdonino tutti i lettori silenziosi.
Auguro a Carin un Natale "luminoso", anche lassù nel Norrland;
auguro ad Antonio un Natale "internazionale", insieme agli amici del SVE;
auguro a Franco un Natale "easy", senza quella vena polemica che lo caratterizza ultimamente;
auguro a Francesca un Natale "tranquillo", perchè ne ha tanto bisogno;
auguro a Valeria un Natale "in dolce compagnia", perchè ne ha tantissimo bisogno;
auguro a Sana un Natale "pieno di vita", proprio come lei!
mercoledì 22 dicembre 2010
16 Novembre 2010
Parità
Come ho già detto nel mio post precedente, nella mia famiglia siamo un po' tutti casi patologici. Qualcuno più di altri, ed io, ingiustamente, mi accanisco contro la povera zia di cui sto per parlarvi praticamente da quando ho l'uso della parola. Mi hanno raccontato che la mia brillante carriera è iniziata a 3 anni, quando ho capito, per la prima volta, che il soggetto che mi trovavo davanti era un esemplare più unico che raro. Da studiare attentamente. Essendo comune tra i blogger trovare nomignoli carini per le persone di cui parlano (a me pare una cazzata, ma sarà un problema di privacy), ho pensato di chiamarla SuperZia, perchè Zia Zitella è troppo lungo, anche se non escludo di poterlo usare di tanto in tanto. Anche se lei è la perfetta incarnazione del mito della zia zitella che tutti hanno, anche nelle migliori famiglie, un po' bigotta, anziana, che se viene a sapere che hai dato un bacio a qualcuno ti fa esorcizzare e poi denuncia il ragazzo per violenza sessuale.
C'è da dire che questa mia zia mi adora, povera cara, e sebbene l'affetto sia ricambiato non posso davvero esimermi dal riportare su questo blog alcuni suoi insegnamenti, non tanto per fare della semplice ironia (ve l'ho già detto che non mi piace sparare sulla croce rossa), ma per dare un'idea di come la casalinga-zitella-napoletana media veda il mondo. Preferisco partire dalla parità dei sessi secondo SuperZia:
- quando hai il ciclo, non avvicinarti alle piante, altrimenti muoiono;
- eh, ma quella meritava di essere lasciata! Pensa che il marito le lasciava i calzini sporchi in giro per casa e lei non glieli metteva nemmeno in bagno; (questa mi ha perseguitato per anni, giuro! Mio marito porterà i collant!)
- e vabbè, è normale che tuo fratello non si rifaccia il letto, è uomo;
- fammi capire bene, tu non metti in ordine le cose di tuo padre?;
- non per vantarmi, ma mia sorella è una vera donna! Il marito le lascia due camicie sporche al giorno da lavare e lei passa tutta la domenica a stirargliele;
- quando avevo la tua età, a pranzo io facevo trovare a tuo padre persino l'aranciata appena spremuta; (sappiamo chi dobbiamo ringraziare se mio padre non sa nemmeno versarsi un bicchiere d'acqua)
- una ragazza così a modo... quando il fidanzato andava a casa sua, la trovava sempre ricamando;
- ma tu lo ami o no? E allora perchè non dovresti sisemargli i vestiti nell'armadio?;
- trovati un bel ragazzo italiano e poi mi dici se vuoi ancora andartene all'estero;
- io mi preoccupo di più per tuo fratello, perchè tanto una donna può sempre fare la casalinga...;
- sei sicura che tua cognata sia una brava ragazza? E perchè vuole uscire con i suoi amici e non soltanto con quelli di tuo fratello?;
e via così, in un crescendo di mostruosità. Capirete che non c'è affetto che regga. Il colmo, in quanto a parità, l'ha raggiunto pochi giorni fa. Mio fratello (che d'ora in avanti, per comodità, chiamerò Frato) è uscito di casa insieme a mia madre. Di quella mattinata so soltanto che lei è andata a lavoro e lui è tornato a casa con una stampante nuova, comprata in offerta a 30 euro. Capisco che uno non ci pensa a conservarsi uno scontrino da 30 euro per una stampante. Mi rendo anche conto che, nel corso degli anni, abbiamo accumulato scontrini di radio, videoregistratori, lettori dvd, monitor, tv, notebook, netbook, lettori mp3, videocamere, fotocamere, autoradio, scanner, stampanti, tastiere, muose, schede madri, ram, video e audio del tutto inutilmente, visto che non ci sono mai serviti a nulla. E sottolineo il mai. Quindi capirete che, se dopo 10 e passa anni di aggeggi elettronici vari, l'unico che ti si guasta è quello di cui hai perso lo scontrino, un pochinino i nervi ti saltano. Stupidamente (perchè io, prima o poi, imparerò a tener chiusa la mia boccaccia), ho raccontato l'accaduto a mia zia. La sua risposta è stata: "e tu perchè non hai conservato lo scontrino?". Ho provato a farle notare che io, quel giorno, a quell'ora, stavo dormendo placidamente nel mio lettino, ma nulla ho potuto contro la ferrea logica della SuperZia. Perchè, vedete, io sono donna! Per cui non importa se Frato ha comprato quella stampante da solo (poi ho scoperto che mamma l'ha aspettato in macchina, chè già aveva fatto tardi a lavoro!), io avrei dovuto chiedergli lo scontrino e custodirlo gelosamente, perchè se mai la stampante si fosse rotta, la responsabilità doveva essere tutta mia, in quanto donna. Ho provato a chiederle se questa assoluta de-responsabilizzazione dell'uomo è dovuta alla sua incapacità o alla sua superiorità (cioè, è troppo coglione per conservare uno scontrino o è troppo "signore" per occuparsi di certe bassezze?) e la risposta è stata "tu sei strana. Ragioni male. Fai attenzione che prima o poi il tuo ragazzo pure si stanca".
Io, forte dei suoi insegnamenti, ho stabilito alcune regole di base col mio fidanzato: ci divideremo i lavori domestici; faremo la spesa insieme; si sistemerà il suo armadio, così non gli capiterà mai di dovermi chiedere dove sono i suoi calzini (nel cassetto - quale cassetto? - il tuo - ma quale? - il primo - non ci sono - a destra - non ci sono - guarda meglio - non ci sono - guarda meglio - non ci son... ah, eccoli); porterà la sua biancheria sporca nel cesto per la biancheria sporca e guai se me la lascerà in giro; se vorrà cambiarsi cinque camicie al giorno, liberissimo di farlo purchè se le lavi e se le stiri. Sarà che non lo amo abbastanza, sarà che sono una donna "fatta male" o che non sono una "vera donna", ma non mi piace l'idea di passare le giornate a raccattare mutande sporche in giro per casa e a stirargli le camicie. Potendo, preferirei fare altro.
Possibilmente insieme a lui.
Possibilmente sesso.
Quindi, a concedermi generosamente un aiuto per quelli che dovrebbero essere i miei doveri di donna-madre-moglie, credo che ci guadagnerà anche lui. Certo, io rimarrò una donna-madre-moglie fallita, incapace di portare avanti una casa, soddisfare i bisogni sessuali di mio marito, lavorare ed educare i figli da sola.
A conclusione di questo post, visto che questo blog conta tre lettori e uno di questi è proprio il mio fidanzato, gli auguro il buon giorno con una canzone romantica che tanto mi ricorda la nostra situazione. Così non può dire che non l'ho avvertito!
E siccome gli altri due lettori (anzi, lettrici) non capiscono il napoletano, aggiungo anche la traduzione.
Prendi una donna,
trattala male,
mandala ogni tanto all'ospedale,
non calcolarla e quando ti tocca
dalle quattro calci in bocca.
Fai capire che sei un animale,
fai sentire che il più forte sei tu,
qualche volta le devi rompere i denti
con questi sistemi le insegni a vivere.
Allora sì vedrai che ti amerà
perchè alla donna piace prenderle
e allora sì vedrai che capirà
che senza schiaffi non può vivere.
Prendi una donna,
trattala bene,
mandala in vacanza a Fregene,
falle il visone e pure il diamante,
lascia che si tenga un amante,
falle fare la signora col cane,
falle pure la villa a Positano,
le devi comprare una bella Toyota
la donna alla moda tua moglie vuol fare.
Allora sì vedrai ti lascerà
i calzini non vorrà più lavarli,*
allora sì che resti solo solo
perchè tua moglie ti manda a fancu*o.
No caro amico, il discorso non regge,
io le prendo tutti i giorni da mia moglie;
quella mi picchia, mi trascina per i capelli,
mi da i calci nei reni.
Io cercavo la donna perfetta,
ma mia moglie mi comanda a bacchetta,
certe volte lavo pure per terra
succede una guerra se non voglio stirare.
In questo amore non c'è dignità,
comanda la donna e l'uomo l'accetta,
e ricordo le parole di mamma
"tu con quella fai la fine di papà".
* ma questa dei calzini è una fissa dei napoletani? Cioè, una donna per essere tale deve passare la vita a lavare calzini raccattati da ogni angolo della casa? Oppure, meglio ancora, deve toglierli all'uomo personalmente, quando stanco e affranto torna da lavoro, si siede sulla sua poltrona e trova la sua mogliettina già a quattro zampe con le pantofole in bocca?
Come ho già detto nel mio post precedente, nella mia famiglia siamo un po' tutti casi patologici. Qualcuno più di altri, ed io, ingiustamente, mi accanisco contro la povera zia di cui sto per parlarvi praticamente da quando ho l'uso della parola. Mi hanno raccontato che la mia brillante carriera è iniziata a 3 anni, quando ho capito, per la prima volta, che il soggetto che mi trovavo davanti era un esemplare più unico che raro. Da studiare attentamente. Essendo comune tra i blogger trovare nomignoli carini per le persone di cui parlano (a me pare una cazzata, ma sarà un problema di privacy), ho pensato di chiamarla SuperZia, perchè Zia Zitella è troppo lungo, anche se non escludo di poterlo usare di tanto in tanto. Anche se lei è la perfetta incarnazione del mito della zia zitella che tutti hanno, anche nelle migliori famiglie, un po' bigotta, anziana, che se viene a sapere che hai dato un bacio a qualcuno ti fa esorcizzare e poi denuncia il ragazzo per violenza sessuale.
C'è da dire che questa mia zia mi adora, povera cara, e sebbene l'affetto sia ricambiato non posso davvero esimermi dal riportare su questo blog alcuni suoi insegnamenti, non tanto per fare della semplice ironia (ve l'ho già detto che non mi piace sparare sulla croce rossa), ma per dare un'idea di come la casalinga-zitella-napoletana media veda il mondo. Preferisco partire dalla parità dei sessi secondo SuperZia:
- quando hai il ciclo, non avvicinarti alle piante, altrimenti muoiono;
- eh, ma quella meritava di essere lasciata! Pensa che il marito le lasciava i calzini sporchi in giro per casa e lei non glieli metteva nemmeno in bagno; (questa mi ha perseguitato per anni, giuro! Mio marito porterà i collant!)
- e vabbè, è normale che tuo fratello non si rifaccia il letto, è uomo;
- fammi capire bene, tu non metti in ordine le cose di tuo padre?;
- non per vantarmi, ma mia sorella è una vera donna! Il marito le lascia due camicie sporche al giorno da lavare e lei passa tutta la domenica a stirargliele;
- quando avevo la tua età, a pranzo io facevo trovare a tuo padre persino l'aranciata appena spremuta; (sappiamo chi dobbiamo ringraziare se mio padre non sa nemmeno versarsi un bicchiere d'acqua)
- una ragazza così a modo... quando il fidanzato andava a casa sua, la trovava sempre ricamando;
- ma tu lo ami o no? E allora perchè non dovresti sisemargli i vestiti nell'armadio?;
- trovati un bel ragazzo italiano e poi mi dici se vuoi ancora andartene all'estero;
- io mi preoccupo di più per tuo fratello, perchè tanto una donna può sempre fare la casalinga...;
- sei sicura che tua cognata sia una brava ragazza? E perchè vuole uscire con i suoi amici e non soltanto con quelli di tuo fratello?;
e via così, in un crescendo di mostruosità. Capirete che non c'è affetto che regga. Il colmo, in quanto a parità, l'ha raggiunto pochi giorni fa. Mio fratello (che d'ora in avanti, per comodità, chiamerò Frato) è uscito di casa insieme a mia madre. Di quella mattinata so soltanto che lei è andata a lavoro e lui è tornato a casa con una stampante nuova, comprata in offerta a 30 euro. Capisco che uno non ci pensa a conservarsi uno scontrino da 30 euro per una stampante. Mi rendo anche conto che, nel corso degli anni, abbiamo accumulato scontrini di radio, videoregistratori, lettori dvd, monitor, tv, notebook, netbook, lettori mp3, videocamere, fotocamere, autoradio, scanner, stampanti, tastiere, muose, schede madri, ram, video e audio del tutto inutilmente, visto che non ci sono mai serviti a nulla. E sottolineo il mai. Quindi capirete che, se dopo 10 e passa anni di aggeggi elettronici vari, l'unico che ti si guasta è quello di cui hai perso lo scontrino, un pochinino i nervi ti saltano. Stupidamente (perchè io, prima o poi, imparerò a tener chiusa la mia boccaccia), ho raccontato l'accaduto a mia zia. La sua risposta è stata: "e tu perchè non hai conservato lo scontrino?". Ho provato a farle notare che io, quel giorno, a quell'ora, stavo dormendo placidamente nel mio lettino, ma nulla ho potuto contro la ferrea logica della SuperZia. Perchè, vedete, io sono donna! Per cui non importa se Frato ha comprato quella stampante da solo (poi ho scoperto che mamma l'ha aspettato in macchina, chè già aveva fatto tardi a lavoro!), io avrei dovuto chiedergli lo scontrino e custodirlo gelosamente, perchè se mai la stampante si fosse rotta, la responsabilità doveva essere tutta mia, in quanto donna. Ho provato a chiederle se questa assoluta de-responsabilizzazione dell'uomo è dovuta alla sua incapacità o alla sua superiorità (cioè, è troppo coglione per conservare uno scontrino o è troppo "signore" per occuparsi di certe bassezze?) e la risposta è stata "tu sei strana. Ragioni male. Fai attenzione che prima o poi il tuo ragazzo pure si stanca".
Io, forte dei suoi insegnamenti, ho stabilito alcune regole di base col mio fidanzato: ci divideremo i lavori domestici; faremo la spesa insieme; si sistemerà il suo armadio, così non gli capiterà mai di dovermi chiedere dove sono i suoi calzini (nel cassetto - quale cassetto? - il tuo - ma quale? - il primo - non ci sono - a destra - non ci sono - guarda meglio - non ci sono - guarda meglio - non ci son... ah, eccoli); porterà la sua biancheria sporca nel cesto per la biancheria sporca e guai se me la lascerà in giro; se vorrà cambiarsi cinque camicie al giorno, liberissimo di farlo purchè se le lavi e se le stiri. Sarà che non lo amo abbastanza, sarà che sono una donna "fatta male" o che non sono una "vera donna", ma non mi piace l'idea di passare le giornate a raccattare mutande sporche in giro per casa e a stirargli le camicie. Potendo, preferirei fare altro.
Possibilmente insieme a lui.
Possibilmente sesso.
Quindi, a concedermi generosamente un aiuto per quelli che dovrebbero essere i miei doveri di donna-madre-moglie, credo che ci guadagnerà anche lui. Certo, io rimarrò una donna-madre-moglie fallita, incapace di portare avanti una casa, soddisfare i bisogni sessuali di mio marito, lavorare ed educare i figli da sola.
A conclusione di questo post, visto che questo blog conta tre lettori e uno di questi è proprio il mio fidanzato, gli auguro il buon giorno con una canzone romantica che tanto mi ricorda la nostra situazione. Così non può dire che non l'ho avvertito!
E siccome gli altri due lettori (anzi, lettrici) non capiscono il napoletano, aggiungo anche la traduzione.
Prendi una donna,
trattala male,
mandala ogni tanto all'ospedale,
non calcolarla e quando ti tocca
dalle quattro calci in bocca.
Fai capire che sei un animale,
fai sentire che il più forte sei tu,
qualche volta le devi rompere i denti
con questi sistemi le insegni a vivere.
Allora sì vedrai che ti amerà
perchè alla donna piace prenderle
e allora sì vedrai che capirà
che senza schiaffi non può vivere.
Prendi una donna,
trattala bene,
mandala in vacanza a Fregene,
falle il visone e pure il diamante,
lascia che si tenga un amante,
falle fare la signora col cane,
falle pure la villa a Positano,
le devi comprare una bella Toyota
la donna alla moda tua moglie vuol fare.
Allora sì vedrai ti lascerà
i calzini non vorrà più lavarli,*
allora sì che resti solo solo
perchè tua moglie ti manda a fancu*o.
No caro amico, il discorso non regge,
io le prendo tutti i giorni da mia moglie;
quella mi picchia, mi trascina per i capelli,
mi da i calci nei reni.
Io cercavo la donna perfetta,
ma mia moglie mi comanda a bacchetta,
certe volte lavo pure per terra
succede una guerra se non voglio stirare.
In questo amore non c'è dignità,
comanda la donna e l'uomo l'accetta,
e ricordo le parole di mamma
"tu con quella fai la fine di papà".
* ma questa dei calzini è una fissa dei napoletani? Cioè, una donna per essere tale deve passare la vita a lavare calzini raccattati da ogni angolo della casa? Oppure, meglio ancora, deve toglierli all'uomo personalmente, quando stanco e affranto torna da lavoro, si siede sulla sua poltrona e trova la sua mogliettina già a quattro zampe con le pantofole in bocca?
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15 Novembre 2010
O.o
Stamattina, al mio risveglio, mi son ritrovata un mio zio in cucina. I miei zii (e le mie zie, ovviamente) sono tutti soggetti piuttosto particolari, ma è troppo tardi per dilungarmi con le spiegazioni di certe perversioni mentali. Fortunatamente stavo ancora dormendo, sebbene il mio corpo deambulasse autonomamente per casa, perchè così non sono stata in grado di capire le infamità che mi ha detto mio zio. Meglio ancora, non sono riuscita a rispondergli. Così non mi sono incazzata di prima mattina e ho fatto pure la figura di quella "superiore" che non si abbassa al suo livello di coglionaggine acuta. Dovrei vivere la vita in dormiveglia.
Comunque... chiacchieravamo amabilmente di quanto fossi fallita, egoista e irrecuperabile, quando mio fratello è entrato in cucina.
Occhiata dello zio.
Frase fatidica: "e tu quando ti laurei?".
Cosa abbia risposto mio fratello mi è sfuggito, pensavo al biscottino che si stava inzuppando nel mio delizioso cappuccino e, in generale, figuriamoci se mi passa per l'anticamera del cervello di ascoltare quello che dice mio zio. Piuttosto riflettevo su quanto fosse stato stupido mio fratello, pur sapendo della sua presenza, ad entrare in cucina. Cioè, io mica lo sapevo che c'era lo zio! Altrimenti col cavolo che mi alzavo dal letto...
All'improvviso, però, alzo lo sguardo dalla schiumina del cappuccino e vedo mio zio con la bocca spalancata e gli occhi sgranati. E poi lo sento urlare contro il mio innocente fratellino: "tu vuoi rimanere a Napoli?".
Sorrido.
Io so che la sincera risposta a questa domanda è sì. Cerco spesso di convincere i miei parenti ad emigrare in capo al mondo. Faccio loro presente che perfino il ghiaccio del polo nord, sciolto sul fuoco, è più salutare dell'acqua che beviamo. E gli orsi polari sono una compagnia migliore dei nostri vicini di casa. E potremmo pure incontrare Babbo Natale. E le aspettative di vita di un uomo nudo a -70°C sono sempre superiori a quelle di una persona onesta in quel di Napoli. Ma niente, mio fratello proprio non riesco a convincerlo! Lui, qui, si trova bene. Contento lui... tuttavia è consapevole che questa sua vena masochistica risulta incomprensibile ai più (è incomprensibile pure per me che sono la sorella!), così si è subito corretto, evitando un infarto al povero zio: "ma no, io voglio stare dove trovo lavoro e posso vivere bene". Diplomatico. Peccato per l'infarto, io un po' ci speravo. Sarei stata comunque troppo stordita per godermi appieno l'evento, ma sono sicura che mi sarebbe rimasta una bella sensazione di leggerezza per tutto il giorno.
Rimane evidente che, per chiunque, l'idea di voler vivere a Napoli, come libera scelta, o è un concetto estraneo ed incomprensibile, o è qualcosa di cui vergognarsi, da buttar lì in un discorso tra amici per poi rimangiarsi tutto, abbassare lo sguardo e soffrire in silenzio, perchè dentro di te sai che Napoli è bella, sai che è la tua casa, sai che le apparterrai per sempre. Ma sai anche che ciò a cui ti senti legato è già stato distrutto, sai che della tua città, della tua casa, non rimane altro che un cumulo di macerie seppellite sotto tonnellate di spazzatura.
Stamattina, al mio risveglio, mi son ritrovata un mio zio in cucina. I miei zii (e le mie zie, ovviamente) sono tutti soggetti piuttosto particolari, ma è troppo tardi per dilungarmi con le spiegazioni di certe perversioni mentali. Fortunatamente stavo ancora dormendo, sebbene il mio corpo deambulasse autonomamente per casa, perchè così non sono stata in grado di capire le infamità che mi ha detto mio zio. Meglio ancora, non sono riuscita a rispondergli. Così non mi sono incazzata di prima mattina e ho fatto pure la figura di quella "superiore" che non si abbassa al suo livello di coglionaggine acuta. Dovrei vivere la vita in dormiveglia.
Comunque... chiacchieravamo amabilmente di quanto fossi fallita, egoista e irrecuperabile, quando mio fratello è entrato in cucina.
Occhiata dello zio.
Frase fatidica: "e tu quando ti laurei?".
Cosa abbia risposto mio fratello mi è sfuggito, pensavo al biscottino che si stava inzuppando nel mio delizioso cappuccino e, in generale, figuriamoci se mi passa per l'anticamera del cervello di ascoltare quello che dice mio zio. Piuttosto riflettevo su quanto fosse stato stupido mio fratello, pur sapendo della sua presenza, ad entrare in cucina. Cioè, io mica lo sapevo che c'era lo zio! Altrimenti col cavolo che mi alzavo dal letto...
All'improvviso, però, alzo lo sguardo dalla schiumina del cappuccino e vedo mio zio con la bocca spalancata e gli occhi sgranati. E poi lo sento urlare contro il mio innocente fratellino: "tu vuoi rimanere a Napoli?".
Sorrido.
Io so che la sincera risposta a questa domanda è sì. Cerco spesso di convincere i miei parenti ad emigrare in capo al mondo. Faccio loro presente che perfino il ghiaccio del polo nord, sciolto sul fuoco, è più salutare dell'acqua che beviamo. E gli orsi polari sono una compagnia migliore dei nostri vicini di casa. E potremmo pure incontrare Babbo Natale. E le aspettative di vita di un uomo nudo a -70°C sono sempre superiori a quelle di una persona onesta in quel di Napoli. Ma niente, mio fratello proprio non riesco a convincerlo! Lui, qui, si trova bene. Contento lui... tuttavia è consapevole che questa sua vena masochistica risulta incomprensibile ai più (è incomprensibile pure per me che sono la sorella!), così si è subito corretto, evitando un infarto al povero zio: "ma no, io voglio stare dove trovo lavoro e posso vivere bene". Diplomatico. Peccato per l'infarto, io un po' ci speravo. Sarei stata comunque troppo stordita per godermi appieno l'evento, ma sono sicura che mi sarebbe rimasta una bella sensazione di leggerezza per tutto il giorno.
Rimane evidente che, per chiunque, l'idea di voler vivere a Napoli, come libera scelta, o è un concetto estraneo ed incomprensibile, o è qualcosa di cui vergognarsi, da buttar lì in un discorso tra amici per poi rimangiarsi tutto, abbassare lo sguardo e soffrire in silenzio, perchè dentro di te sai che Napoli è bella, sai che è la tua casa, sai che le apparterrai per sempre. Ma sai anche che ciò a cui ti senti legato è già stato distrutto, sai che della tua città, della tua casa, non rimane altro che un cumulo di macerie seppellite sotto tonnellate di spazzatura.
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lunedì 20 dicembre 2010
Grazie di tutto
Stamattina ho scoperto che GoogleMaps ha finalmente inserito la street view per alcune città tedesche. Io sono tornata virtualmente a Monaco, nella versione di un paio d'anni fa, visto che mancava qualche negozio e c'era qualche palazzo in più.
E poi la depressione.
So che, essendoci stata di passaggio, in vacanza per pochi, meravigliosi giorni, non posso avere una visione completa e oggettiva della Germania. Nemmeno mi piace, la Germania! Eppure...
Mi affido alle parole di altri, che di sicuro sanno dirlo meglio di me, per spiegarvi come mi sento.
Ora come ora, a me le parole mancano.
"Così non vedi che già cambiano tutti i colori e intorno a te la gente si agita, si muove sempre, qualcuno grida una protesta che nessuno sente. Non c'è un futuro da difendere, solo il presente, e anche di quello di salvabile c'è poco o niente. Amore mio, non ci resisto. Io non ci resisto."
E poi la depressione.
So che, essendoci stata di passaggio, in vacanza per pochi, meravigliosi giorni, non posso avere una visione completa e oggettiva della Germania. Nemmeno mi piace, la Germania! Eppure...
Mi affido alle parole di altri, che di sicuro sanno dirlo meglio di me, per spiegarvi come mi sento.
Ora come ora, a me le parole mancano.
"Così non vedi che già cambiano tutti i colori e intorno a te la gente si agita, si muove sempre, qualcuno grida una protesta che nessuno sente. Non c'è un futuro da difendere, solo il presente, e anche di quello di salvabile c'è poco o niente. Amore mio, non ci resisto. Io non ci resisto."
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domenica 19 dicembre 2010
14 Novembre 2010
Stamattina, al mio risveglio, mi son ritrovata un mio zio in cucina. I miei zii (e le mie zie, ovviamente) sono tutti soggetti piuttosto particolari, ma è troppo tardi per dilungarmi con le spiegazioni di certe perversioni mentali. Fortunatamente stavo ancora dormendo, sebbene il mio corpo deambulasse autonomamente per casa, perchè così non sono stata in grado di capire le infamità che mi ha detto mio zio. Meglio ancora, non sono riuscita a rispondergli. Così non mi sono incazzata di prima mattina e ho fatto pure la figura di quella "superiore" che non si abbassa al suo livello di coglionaggine acuta. Dovrei vivere la vita in dormiveglia.
Comunque... chiacchieravamo amabilmente di quanto fossi fallita, egoista e irrecuperabile, quando mio fratello è entrato in cucina.
Occhiata dello zio.
Frase fatidica: "e tu quando ti laurei?".
Cosa abbia risposto mio fratello mi è sfuggito, pensavo al biscottino che si stava inzuppando nel mio delizioso cappuccino e, in generale, figuriamoci se mi passa per l'anticamera del cervello di ascoltare quello che dice mio zio. Piuttosto riflettevo su quanto fosse stato stupido mio fratello, pur sapendo della sua presenza, ad entrare in cucina. Cioè, io mica lo sapevo che c'era lo zio! Altrimenti col cavolo che mi alzavo dal letto...
All'improvviso, però, alzo lo sguardo dalla schiumina del cappuccino e vedo mio zio con la bocca spalancata e gli occhi sgranati. E poi lo sento urlare contro il mio innocente fratellino: "tu vuoi rimanere a Napoli?".
Sorrido.
Io so che la sincera risposta a questa domanda è sì. Cerco spesso di convincere i miei parenti ad emigrare in capo al mondo. Faccio loro presente che perfino il ghiaccio del polo nord, sciolto sul fuoco, è più salutare dell'acqua che beviamo. E gli orsi polari sono una compagnia migliore dei nostri vicini di casa. E potremmo pure incontrare Babbo Natale. E le aspettative di vita di un uomo nudo a -70°C sono sempre superiori a quelle di una persona onesta in quel di Napoli. Ma niente, mio fratello proprio non riesco a convincerlo! Lui, qui, si trova bene. Contento lui... tuttavia è consapevole che questa sua vena masochistica risulta incomprensibile ai più (è incomprensibile pure per me che sono la sorella!), così si è subito corretto, evitando un infarto al povero zio: "ma no, io voglio stare dove trovo lavoro e posso vivere bene". Diplomatico. Peccato per l'infarto, io un po' ci speravo. Sarei stata comunque troppo stordita per godermi appieno l'evento, ma sono sicura che mi sarebbe rimasta una bella sensazione di leggerezza per tutto il giorno.
Rimane evidente che, per chiunque, l'idea di voler vivere a Napoli, come libera scelta, o è un concetto estraneo ed incomprensibile, o è qualcosa di cui vergognarsi, da buttar lì in un discorso tra amici per poi rimangiarsi tutto, abbassare lo sguardo e soffrire in silenzio, perchè dentro di te sai che Napoli è bella, sai che è la tua casa, sai che le apparterrai per sempre. Ma sai anche che ciò a cui ti senti legato è già stato distrutto, sai che della tua città, della tua casa, non rimane altro che un cumulo di macerie seppellite sotto tonnellate di spazzatura.
Comunque... chiacchieravamo amabilmente di quanto fossi fallita, egoista e irrecuperabile, quando mio fratello è entrato in cucina.
Occhiata dello zio.
Frase fatidica: "e tu quando ti laurei?".
Cosa abbia risposto mio fratello mi è sfuggito, pensavo al biscottino che si stava inzuppando nel mio delizioso cappuccino e, in generale, figuriamoci se mi passa per l'anticamera del cervello di ascoltare quello che dice mio zio. Piuttosto riflettevo su quanto fosse stato stupido mio fratello, pur sapendo della sua presenza, ad entrare in cucina. Cioè, io mica lo sapevo che c'era lo zio! Altrimenti col cavolo che mi alzavo dal letto...
All'improvviso, però, alzo lo sguardo dalla schiumina del cappuccino e vedo mio zio con la bocca spalancata e gli occhi sgranati. E poi lo sento urlare contro il mio innocente fratellino: "tu vuoi rimanere a Napoli?".
Sorrido.
Io so che la sincera risposta a questa domanda è sì. Cerco spesso di convincere i miei parenti ad emigrare in capo al mondo. Faccio loro presente che perfino il ghiaccio del polo nord, sciolto sul fuoco, è più salutare dell'acqua che beviamo. E gli orsi polari sono una compagnia migliore dei nostri vicini di casa. E potremmo pure incontrare Babbo Natale. E le aspettative di vita di un uomo nudo a -70°C sono sempre superiori a quelle di una persona onesta in quel di Napoli. Ma niente, mio fratello proprio non riesco a convincerlo! Lui, qui, si trova bene. Contento lui... tuttavia è consapevole che questa sua vena masochistica risulta incomprensibile ai più (è incomprensibile pure per me che sono la sorella!), così si è subito corretto, evitando un infarto al povero zio: "ma no, io voglio stare dove trovo lavoro e posso vivere bene". Diplomatico. Peccato per l'infarto, io un po' ci speravo. Sarei stata comunque troppo stordita per godermi appieno l'evento, ma sono sicura che mi sarebbe rimasta una bella sensazione di leggerezza per tutto il giorno.
Rimane evidente che, per chiunque, l'idea di voler vivere a Napoli, come libera scelta, o è un concetto estraneo ed incomprensibile, o è qualcosa di cui vergognarsi, da buttar lì in un discorso tra amici per poi rimangiarsi tutto, abbassare lo sguardo e soffrire in silenzio, perchè dentro di te sai che Napoli è bella, sai che è la tua casa, sai che le apparterrai per sempre. Ma sai anche che ciò a cui ti senti legato è già stato distrutto, sai che della tua città, della tua casa, non rimane altro che un cumulo di macerie seppellite sotto tonnellate di spazzatura.
sabato 18 dicembre 2010
13 Novembre 2010
Rifiuto della realtà.
Ritorno sullo stesso argomento di ieri. Non mi stancherei mai di lamentarmi della schifezza d'acqua che devo sopportare, la subisco da 25 anni e quindi ne ho davvero le scatole piene.
Tempo fa stavamo guardando una trasmissione con Alberto Angela, il quale, per presentare un servizio sulla qualità dell'acqua negli acquedotti, lo introduceva dicendo "sappiamo che l'acqua deve essere inodore, incolore ed insapore. Ma davvero bastano queste tre caratteristiche per rendere buona l'acqua di rubinetto?" e poi, ovviamente, invitava tutti gli spettatori a seguirlo nel magico mondo dei controlli di qualità degli acquedotti. Io stimo tanto Alberto Angela e non ho certo intenzione di mettere in dubbio le sue parole. La chiave, però, è tutta nella premessa.
Perchè, alla fine del servizio, mio padre ha osato dirmi che faccio malissimo a bere l'acqua in bottiglia, perchè è cancerogena e non so che altro, mentre (Angela docet) quella di rubinetto è sana e controllata. Quando ho timidamente provato a fargli notare che nell'introduzione al servizio Angela aveva dato per scontato che l'acqua fosse incolore, inodore ed insapore, ha avuto il barbaro coraggio di rispondermi che:
il colore marrone è dato da non so bene quali sostanze del tutto innocue, se non addirittura salutari;
l'odore è quello del cloro che usano la sera per disinfettare non si sa bene cosa;
il sapore di calcare è buono, alla fin fine, ed io sono una che si aggrappa ad ogni pretesto pur di lamentarsi.
Anche la pipì è sterile, a meno che non si abbia qualche infezione, ma non per questo la berrei. Il fatto che il colore sia dato da sostanze non dannose per la mia salute (dichiarazione un po' azzardata e ancora da verificare) non me la rende più appetibile.
Il cloro ha ben altro odore; nella mia vita ho persino frequentato una piscina e so bene cos'è il cloro... l'odore dell'acqua di casa mia sembra molto più quello dello scolo dei Regi Lagni.Infine, non mi interessa quanto il calcare abbia reso forti i denti di mio nonno. Io ho 25 anni e tutti i molari da rifare, pur avendo bevuto questa melma per gran parte della mia vita. In compenso, mi stavano venendo i calcoli ai reni.
Il problema è che mio padre, e come lui molti napoletani, non ammetterebbe mai che qualcosa a Napoli faccia così schifo. Tutto è bello, qui. Mai lamentarsi, che c'è gente che sta mooolto peggio (in Africa, magari). Già ci pensano i tg a dire tante cose cattive di questa splendida città, serve qualcuno che la difenda e faccia notare al mondo quanto ha da offrire.
Altrimenti facciamo brutta figura coi turisti.
Ritorno sullo stesso argomento di ieri. Non mi stancherei mai di lamentarmi della schifezza d'acqua che devo sopportare, la subisco da 25 anni e quindi ne ho davvero le scatole piene.
Tempo fa stavamo guardando una trasmissione con Alberto Angela, il quale, per presentare un servizio sulla qualità dell'acqua negli acquedotti, lo introduceva dicendo "sappiamo che l'acqua deve essere inodore, incolore ed insapore. Ma davvero bastano queste tre caratteristiche per rendere buona l'acqua di rubinetto?" e poi, ovviamente, invitava tutti gli spettatori a seguirlo nel magico mondo dei controlli di qualità degli acquedotti. Io stimo tanto Alberto Angela e non ho certo intenzione di mettere in dubbio le sue parole. La chiave, però, è tutta nella premessa.
Perchè, alla fine del servizio, mio padre ha osato dirmi che faccio malissimo a bere l'acqua in bottiglia, perchè è cancerogena e non so che altro, mentre (Angela docet) quella di rubinetto è sana e controllata. Quando ho timidamente provato a fargli notare che nell'introduzione al servizio Angela aveva dato per scontato che l'acqua fosse incolore, inodore ed insapore, ha avuto il barbaro coraggio di rispondermi che:
il colore marrone è dato da non so bene quali sostanze del tutto innocue, se non addirittura salutari;
l'odore è quello del cloro che usano la sera per disinfettare non si sa bene cosa;
il sapore di calcare è buono, alla fin fine, ed io sono una che si aggrappa ad ogni pretesto pur di lamentarsi.
Anche la pipì è sterile, a meno che non si abbia qualche infezione, ma non per questo la berrei. Il fatto che il colore sia dato da sostanze non dannose per la mia salute (dichiarazione un po' azzardata e ancora da verificare) non me la rende più appetibile.
Il cloro ha ben altro odore; nella mia vita ho persino frequentato una piscina e so bene cos'è il cloro... l'odore dell'acqua di casa mia sembra molto più quello dello scolo dei Regi Lagni.Infine, non mi interessa quanto il calcare abbia reso forti i denti di mio nonno. Io ho 25 anni e tutti i molari da rifare, pur avendo bevuto questa melma per gran parte della mia vita. In compenso, mi stavano venendo i calcoli ai reni.
Il problema è che mio padre, e come lui molti napoletani, non ammetterebbe mai che qualcosa a Napoli faccia così schifo. Tutto è bello, qui. Mai lamentarsi, che c'è gente che sta mooolto peggio (in Africa, magari). Già ci pensano i tg a dire tante cose cattive di questa splendida città, serve qualcuno che la difenda e faccia notare al mondo quanto ha da offrire.
Altrimenti facciamo brutta figura coi turisti.
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venerdì 17 dicembre 2010
12 Novembre 2010
Il buongiorno si vede dal mattino.
Essendo tantissime le cose da raccontare, ho pensato di iniziare proprio dal risveglio. La mattina, il mondo mi ricorda sempre che io non vivo nella freddissima Svezia, ma nella bella città del sole. E allora, perchè mai rifornire le case di acqua calda? O di acqua potabile? O di acqua e basta? E infatti, la mattina, di acqua a casa mia non se ne vede MAI!
Insomma, come buongiorno, l'ARIN mi regala sempre momenti di calma e relax, permettendomi di rilassarmi in cucina mentre aspetto che l'acqua che ho conservato la sera prima, da brava formichina, raggiunga una temperatura che mi permetta di fare il bidet senza congelarmi le chiappe. Una cosa piacevole, davvero.
Immaginate, per esempio, di voler fare una doccia. Perchè mai farla appena svegli, magari con la colazione sullo stomaco, che poi vi si blocca la digestione e finite in ospedale? Perchè provare il desiderio di lavarsi i denti se poi andrete a prendere un bel caffè al bar con i colleghi? Perchè pensare al bidet, dal momento che le vostre zone intime rimarranno chiuse sotto strati di mutande e pantaloni? Vorrete mica fare sesso coi colleghi?
Ecco, l'ARIN vi aiuta a mantenere l'integrità del nucleo familiare, a tonificare i muscoli del sedere, a limitare gli sprechi (giuro di esser stata capace di lavare i capelli con 1,5 lt di acqua. Provateci voi!).
Non vi basta? Ma siete incontentabili! Va bene, a tutti questi vantaggi aggiungete il pizzico di colore che quest'acqua miracolosa porta alle vite di tutti noi. Quale colore? Il marrone, colore che non passa mai di moda, si abbina a tutto e dona alla vostra pelle una tonalità ambrata così perfetta che sembrerete usciti da un centro estetico invece che da una doccia. Questo, ovviamente, se l'acqua arriva. E se mantiene una temperatura costante di almeno 10°C. E se siete fortunati e l'acqua vi esce solo marrone, invece che nera.
Certo, c'è qualche piccolo inconveniente. Provate voi a tornare a casa alle 6 del pomeriggio (perchè, vivendo in periferia, un paio d'ore per tornare a casa dal lavoro ci vogliono) e lavare i piatti, fare il bucato, cercare di fare una misera lavata ai pavimenti, cucinare la cena e il pranzo per il giorno dopo (e se vi venisse voglia di pasta, ricordate di conservare l'acqua per bollirla!), fare una doccia e, magari, lasciarla fare anche agli altri membri della famiglia. Poi ci sono dei casi speciali. Tipo i bambini; bisogna convincere un neonato a fare cacca solo dalle 17 alle 24, altrimenti, o per la cacca o per l'acqua, il sederino gli rimane marrone. Oppure gli anziani; 'sti vecchi hanno la brutta abitudine di lavarsi la mattina, e magari, con la scusa dei reumatismi, pretendono pure l'acqua calda! Quale mancanza di spirito d'adattamento!
Però, a onor del vero, c'è da dire che dalle 17-18 del pomeriggio fino alla mezzanotte, l'acqua esce e non è neppure marrone. Basta sapersi arrangiare, no? Noi napoletani dovremmo essere maestri in certi ambiti (e chissà poi perchè).
Certo, poi capita che lassù qualcuno ti ami tanto che, oltre al buongiorno, voglia darti pure la buonanotte; capita, come è capitato a me stasera, che nel bel mezzo di una lavata di denti serale l'acqua diventi nera all'improvviso. E allora via, poso lo spazzolino, ingoio il dentifricio e capisco perchè dio mi ha fatta atea.
Non voleva che lo disturbassi con le mie bestemmie.
Essendo tantissime le cose da raccontare, ho pensato di iniziare proprio dal risveglio. La mattina, il mondo mi ricorda sempre che io non vivo nella freddissima Svezia, ma nella bella città del sole. E allora, perchè mai rifornire le case di acqua calda? O di acqua potabile? O di acqua e basta? E infatti, la mattina, di acqua a casa mia non se ne vede MAI!
Insomma, come buongiorno, l'ARIN mi regala sempre momenti di calma e relax, permettendomi di rilassarmi in cucina mentre aspetto che l'acqua che ho conservato la sera prima, da brava formichina, raggiunga una temperatura che mi permetta di fare il bidet senza congelarmi le chiappe. Una cosa piacevole, davvero.
Immaginate, per esempio, di voler fare una doccia. Perchè mai farla appena svegli, magari con la colazione sullo stomaco, che poi vi si blocca la digestione e finite in ospedale? Perchè provare il desiderio di lavarsi i denti se poi andrete a prendere un bel caffè al bar con i colleghi? Perchè pensare al bidet, dal momento che le vostre zone intime rimarranno chiuse sotto strati di mutande e pantaloni? Vorrete mica fare sesso coi colleghi?
Ecco, l'ARIN vi aiuta a mantenere l'integrità del nucleo familiare, a tonificare i muscoli del sedere, a limitare gli sprechi (giuro di esser stata capace di lavare i capelli con 1,5 lt di acqua. Provateci voi!).
Non vi basta? Ma siete incontentabili! Va bene, a tutti questi vantaggi aggiungete il pizzico di colore che quest'acqua miracolosa porta alle vite di tutti noi. Quale colore? Il marrone, colore che non passa mai di moda, si abbina a tutto e dona alla vostra pelle una tonalità ambrata così perfetta che sembrerete usciti da un centro estetico invece che da una doccia. Questo, ovviamente, se l'acqua arriva. E se mantiene una temperatura costante di almeno 10°C. E se siete fortunati e l'acqua vi esce solo marrone, invece che nera.
Certo, c'è qualche piccolo inconveniente. Provate voi a tornare a casa alle 6 del pomeriggio (perchè, vivendo in periferia, un paio d'ore per tornare a casa dal lavoro ci vogliono) e lavare i piatti, fare il bucato, cercare di fare una misera lavata ai pavimenti, cucinare la cena e il pranzo per il giorno dopo (e se vi venisse voglia di pasta, ricordate di conservare l'acqua per bollirla!), fare una doccia e, magari, lasciarla fare anche agli altri membri della famiglia. Poi ci sono dei casi speciali. Tipo i bambini; bisogna convincere un neonato a fare cacca solo dalle 17 alle 24, altrimenti, o per la cacca o per l'acqua, il sederino gli rimane marrone. Oppure gli anziani; 'sti vecchi hanno la brutta abitudine di lavarsi la mattina, e magari, con la scusa dei reumatismi, pretendono pure l'acqua calda! Quale mancanza di spirito d'adattamento!
Però, a onor del vero, c'è da dire che dalle 17-18 del pomeriggio fino alla mezzanotte, l'acqua esce e non è neppure marrone. Basta sapersi arrangiare, no? Noi napoletani dovremmo essere maestri in certi ambiti (e chissà poi perchè).
Certo, poi capita che lassù qualcuno ti ami tanto che, oltre al buongiorno, voglia darti pure la buonanotte; capita, come è capitato a me stasera, che nel bel mezzo di una lavata di denti serale l'acqua diventi nera all'improvviso. E allora via, poso lo spazzolino, ingoio il dentifricio e capisco perchè dio mi ha fatta atea.
Non voleva che lo disturbassi con le mie bestemmie.
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giovedì 16 dicembre 2010
L'inizio
Uno dei punti che vogliamo chiarire è che gli esseri umani hanno problemi con il concetto dell''inizio'. E diciamolo, ne hanno ancora di più con l'idea del 'divenire'. Le nostre menti si sono evolute per assolvere compiti piuttosto specifici come scegliere un compagno/a, uccidere orsi con un bastone appuntito e procurarsi una cena senza diventare la cena di qualcun altro. Siamo stati sorprendentemente bravi ad adattare quegli schemi a compiti per i quali non erano 'pensati': vale a dire, compiti per i quali non erano stati usati durante l'evoluzione (visto che non si può parlare di 'intenzione' cosciente): per esempio pianificare un'escursione sul Cervino, intagliare figura di leoni marini sui denti di un orso polare*, e calcolare il punto di combustione della molecola di un idrocarburo complesso. Dato il modo in cui si sono evoluti i nostri schemi mentali, pensiamo al concetto di inizio come al modo in cui inizia il giorno, o una camminata nel deserto; e pensiamo al divenire nello stesso modo in cui il dente di un orso polare diventa un amuleto intagliato, o un ragno vivo diventa un ragno morto quando lo schiacci.
*non mentre sono ancora nell'orso.
Terry Pratchett - La scienza di Mondo Disco
11 Novembre 2010
E così, ci sono anch'io. L'ennesimo blog su internet, che non ha la pretesa di essere particolarmente brillante, originale o interessante. L'unico scopo è quello di sfogarmi, perchè in un modo o nell'altro tutti ne hanno bisogno. Vivo in un posto che potrei definire in tanti modi, ma preferisco essere volgare e iniziare a chiarire fin da subito cosa penso della mia città: è una MERDA!
Quando si parla di Napoli si rischia sempre di cadere nella retorica o di lasciarsi andare a critiche "facili". D'altra parte, in un unico pomeriggio di vita riesco ad accumulare motivi per lamentarmene per una settimana. Comunque sparare sulla croce rossa è fin troppo facile, quindi non ho intenzione di lamentarmi della camorra o della spazzatura, oppure vivere di luoghi comuni su mare, sole e pizza. Semplicemente, vorrei raccontare la quotidiana lotta per la sopravvivenza di una persona normale, comune, un po' anonima.
Ma prima le presentazioni: mi chiamo Paola, ho passato i miei 25 anni di vita districandomi tra la paranoia di mio padre e la depressione di mia madre, cercando il più possibile di evitare le pallottole che il camorrista e il pazzo che vivono nel mio condominio talvolta si scambiano. Ho imparato a "farmi i fatti miei e non dare troppa confidenza", la regola di base per vivere in un posto così accogliente da meritare il soprannome di Bronx. E già sento, nella mia mente, la voce di mio padre, che mi ricorda che in questa città sono tutti amici, accoglienti, gentili e disponibili col prossimo. Voglio anche credergli, ma per il momento non ne ho prove. Gli concedo il beneficio del dubbio, così come lo concedo a tutti coloro che, passando, vorranno sostenere la stessa tesi. Io, per il momento, ho esperienze ben diverse.
Il titolo del blog l'ho copiato da un post sulla Svezia, in cui la padrona di casa raccontava di quanto sia irritante il fatto che gli svedesi vorrebbero dimostrare agli stranieri "che posto perfetto potrebbe essere il mondo, se solo fosse come la Svezia". Bene, signora incazzata e stanca di vivere in un paese "dove tutto funziona, ma la gente è fredda e la pasta fa schifo", ti invito ufficialmente a provare l'ospitalità partenopea. Ti pago il viaggio di andata e, se sopravvivi, pure quello di ritorno.
Quando si parla di Napoli si rischia sempre di cadere nella retorica o di lasciarsi andare a critiche "facili". D'altra parte, in un unico pomeriggio di vita riesco ad accumulare motivi per lamentarmene per una settimana. Comunque sparare sulla croce rossa è fin troppo facile, quindi non ho intenzione di lamentarmi della camorra o della spazzatura, oppure vivere di luoghi comuni su mare, sole e pizza. Semplicemente, vorrei raccontare la quotidiana lotta per la sopravvivenza di una persona normale, comune, un po' anonima.
Ma prima le presentazioni: mi chiamo Paola, ho passato i miei 25 anni di vita districandomi tra la paranoia di mio padre e la depressione di mia madre, cercando il più possibile di evitare le pallottole che il camorrista e il pazzo che vivono nel mio condominio talvolta si scambiano. Ho imparato a "farmi i fatti miei e non dare troppa confidenza", la regola di base per vivere in un posto così accogliente da meritare il soprannome di Bronx. E già sento, nella mia mente, la voce di mio padre, che mi ricorda che in questa città sono tutti amici, accoglienti, gentili e disponibili col prossimo. Voglio anche credergli, ma per il momento non ne ho prove. Gli concedo il beneficio del dubbio, così come lo concedo a tutti coloro che, passando, vorranno sostenere la stessa tesi. Io, per il momento, ho esperienze ben diverse.
Il titolo del blog l'ho copiato da un post sulla Svezia, in cui la padrona di casa raccontava di quanto sia irritante il fatto che gli svedesi vorrebbero dimostrare agli stranieri "che posto perfetto potrebbe essere il mondo, se solo fosse come la Svezia". Bene, signora incazzata e stanca di vivere in un paese "dove tutto funziona, ma la gente è fredda e la pasta fa schifo", ti invito ufficialmente a provare l'ospitalità partenopea. Ti pago il viaggio di andata e, se sopravvivi, pure quello di ritorno.
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Rinascita
Appena un mese fa, è nato il mio primo blog. Un blog vero, non uno di quelli che apro a capodanno con l'elenco dei buoni propositi e che poi marcisce virtualmente per i rimanenti 364 giorni.
Solo che è nato male, e più che un parto sembrava un aborto. Un blog di cui non capivo il meccanismo e che mi piazzava la pubblicità di scientology in primo piano mentre scrivevo i post. Avrà voluto dirmi che ci voleva un intervento dall'alto per farmi comprendere il funzionamento di quelle pagine? Mistero della fede.
Comunque, io non mi sono arresa all'inevitabile sofferenza causata da livejournal e ho aperto questo blog. Prima di partire con messaggi nuovi di zecca, voglio copiare i vecchi dal journal. In fondo, ce ne sono solo una ventina.
L'argomento iniziale (la quotidiana sopravvivenza a Napoli) si è perso nel giro di pochi post, giusto il tempo di sfogarmi un po'. Poi ho scoperto il piacere di raccontarmi, di condividere, di partecipare ai contest di cucina. Così, in appena un mese, il blog ha cambiato completamente tono. Tuttavia mi piace ricordare da cosa sono partita, per cui copierò tutti i messaggi vecchi e poi "rinascerò".
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