Qualche tempo fa ho copiato sul blog un passo del libro "messaggio per un'aquila che si crede un pollo" dove, in sostanza, l'autore sostiene che è stupido sentirsi orgogliosi di cose per le quali non abbiamo merito, mentre è bello e liberatorio ammettere i propri limiti. Io sono un asino, tu sei un asino, diceva, contrapponendolo all'affermazione io sono ok, tu sei ok. Oggi, partendo da questo spunto, vorrei scrivere tre cose.
La prima si rivolge a tutti quelli (fortunatamente pochi) che, passando per questo blog, lasciano commenti del tipo "tu non capisci quanto sia meravigliosa l'Italia rispetto alla Svezia". Provate, per favore, ad azionare il vostro neurone solitario, se nel corso degli anni vi è sopravvissuto, prima di lasciare qualsiasi commento. Io non ho mai scritto che l'Italia fa schifo e che la Svezia è il paradiso. Io ho riportato storie e fatti realmente accaduti e documentabili. Dal momento che vivo in Italia, è ovvio e scontato che questi fatti siano avvenuti qui e non in Svezia. Posso chiedervi se, secondo voi, in Svezia potrebbero accadere queste stesse cose, ma mi limito a questo. Evidentemente qualcuno di voi ha la coda di paglia e si sente chiamato in causa in un paragone che, semplicemente, non c'è. Perché se chiedo "questa determinata cosa sarebbe possibile in Svezia?" mi sento rispondere "eh, tu non capisci quant'è bella l'Italia!"? Che c'entra? Precisamente, quand'è che ho detto che l'Italia è brutta? Io, poi, vivo in quella che considero la città più bella del paese e ne sono orgogliosa; questo, forse, cambia lo stato pietoso della nostra economia o della nostra politica? Recentemente ho ricevuto un commento, ovviamente anonimo (chissà perché 'sti geni non firmano mai i loro pensieri), in cui c'era scritto "beata te che pensi che all'estero ci siano tante opportunità", o qualcosa del genere. Come gli ho risposto, io non penso che all'estero le condizioni di vita siano migliori; io penso che la Svezia offra più opportunità dell'Italia. Estero è anche Grecia, ad esempio, e non mi sembra che i greci se la passino meglio degli italiani in questo periodo. Tra l'altro, più opportunità non vuol dire tutte le opportunità del mondo. Ci sarà la disoccupazione anche in Svezia, ovviamente, solo che gli svedesi vivono meglio degli italiani ed hanno più possibilità di noi. Se solo certa gente accettasse il fastidioso rumore dei neuroni in movimento e azionasse il cervello prima di scrivere, io potrei risparmiarmi certe precisazioni. Ma, come sappiamo, la madre dei cretini è sempre incinta, e statisticamente sarò costretta ad incontrarne una marea nella mia vita, anche sul web. Tra l'altro mi (e vi) chiedo: perché vi sentite così offesi da questo paragone? Se scrivo che qualcosa, in Italia, non va, subito correte a scrivermi che in Svezia non si sta meglio, che fa freddo, che la lingua è difficile, che le persone sono antipatiche. Perché vi sentite così inferiori da dover specificare continuamente che gli svedesi non sono poi così bravi, buoni e belli? Perché volete prendervi meriti che non avete, citando l'arte e la cultura italiane (come se l'arte e la cultura vi avessero mai sfiorati, brutta razza di analfabeti!)? Avete forse scritto libri, elaborato teorie filosofiche, portato avanti rivoluzioni o dipinto affreschi degni di nota? No? Allora non potete permettervi di parlare, perché non avete fatto assolutamente nulla per rendere grande questo paese. Che meriti avete se l'Italia è un paese così culturalmente ricco? Dal momento che girate per blog dedicati alla Svezia, forse nemmeno ci vivete, in Italia. Gli svedesi, al contrario, non avranno poi tanti antenati illustri, ma lavorano attivamente per rendere il loro paese un posto migliore e per garantire anche a voi (e a me, ovvio) un lavoro e delle condizioni di vita accettabili. Non saranno pittori, poeti, artisti, ma hanno fatto delle scelte politiche più intelligenti delle nostre. Negare ciò, a dispetto di ogni evidenza, è semplicemente ridicolo. Perché negate anche i fatti in nome di questo assurdo confronto? Vi sentite davvero tanto uno schifo da avere l'urgenza di specificare, ad ogni occasione possibile, che in fondo non siete proprio delle merde, ma c'è chi sta peggio? E volete proprio affermare questa presunta superiorità con paragoni politici e culturali improbabili? Io ve lo dico da amica: non ci fate comunque una grande figura. A volte la scelta migliore è il silenzio.
I paragoni improbabili mi portano al secondo punto del mio discorso: in questi giorni mi è capitato di leggere (ancora) insulti nei confronti dei napoletani. Ecco, io non spreco il mio tempo a discutere della superiorità dei napoletani sulla gente che scrive certi insulti, soprattutto perché sarebbe tempo perso e fiato sprecato. A differenza di alcune persone, io sono consapevole della mia superiorità e non sento il bisogno di ribadirla. Però una cosa va detta: insultare qualcuno in base alla nazionalità, al credo religioso o al colore della pelle è razzismo. Io non ho meriti se Napoli è una delle città più belle del mondo, né ho colpe se la camorra la sta distruggendo. Come dicevo all'inizio, io sono un asino. Ma tu, caro il mio coglione, sei un razzista di merda e né la tua nazionalità, né il colore della tua pelle, né dio in persona potranno salvarti dal baratro in cui sei caduto.
Infine, a proposito di essere orgogliosi del proprio paese, in questi giorni Napoli è ancor più bella del solito, grazie all'intervento di Giggino (sì, con due g) e all'America's Cup. Dopo tanti anni, finalmente la mia città è sotto i riflettori del mondo per qualcosa di bello, e il mondo non può far altro che ammirare il suo splendore. Non mi interessa se alcuni lavori sono stati fatti in modo frettoloso; non c'è bisogno di fare tanto, Napoli è stupenda di suo e nemmeno decenni di spazzatura sono riusciti a cancellare tutta l'arte, la storia e la cultura che permeano ogni pietra dei suoi palazzi storici. Bastava fare un po' di pulizia, lucidare qualcosina, ed ecco che è tornata a brillare. Ne sono orgogliosa, sì, e a giusta ragione: a differenza di gente che parla e basta, io ho agito. Ho votato. E, a quanto pare, ho fatto la scelta giusta. Che Napoli stia finalmente risorgendo è merito del sindaco come di tutti quelli che l'hanno votato; ma, soprattutto, è merito di quelle migliaia di napoletani che ogni giorno lavorano affinché la loro città sia un posto migliore in cui vivere, sia attraverso gesti eclatanti, come la lotta alla camorra, che attraverso le piccole cose della quotidianità, come la raccolta differenziata. Imparate, voi che esaltate tanto l'Italia e criticate la Svezia, e siete la rovina di entrambi i paesi.
EDIT: provate un po' a vedere qual è la città più bella dell'Europa occidentale. ;)
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venerdì 13 aprile 2012
mercoledì 1 giugno 2011
E mò ci penza Giggi!
Giggi, sì, con due G.
Giggi, quello che ha "shcassato" e "arrevutato".
Giggi, quello che se cerchi il suo nome su internet sta pure su wikipedia.
Giggi, quello che ha partecipato a un sacco di inchieste, e mai come indagato!
Giggi, quello che ci ha promesso la differenziata in tutta Napoli entro un anno.
Giggi, quello che parla esattamente come Tonino, e viene da chiedersi se a legge insegnino a sbagliare tutti i congiuntivi.
Giggi, insomma.
IL MIO NUOVO SINDACO!
Dell'Italia ho sempre odiato il clima di rassegnazione, questo accettare sempre e comunque qualsiasi schifezza, pensando che "tanto peggio di così..." e continuando a subire.
Mi sarebbe piaciuta una rivoluzione. Mi sarei unita agli operai ormai allo stremo, agli studenti ancora capaci di ragionare, a tutti quelli ridotti alla fame e avrei preteso, insieme a loro, dignità e rispetto. O meglio, rispetto della mia dignità, di cittadina, di donna, di studentessa, di futura madre.
Oggi, molto più pacificamente di quanto abbia mai osato immaginare, mi unisco a questo canto collettivo, che ci unisce da nord a sud, e che scoppia spontaneo nei momenti e nei luoghi più disparati.
Mai avrei pensato di dirlo, ma... certe cose in Svezia non succedono!
Giggi, quello che ha "shcassato" e "arrevutato".
Giggi, quello che se cerchi il suo nome su internet sta pure su wikipedia.
Giggi, quello che ha partecipato a un sacco di inchieste, e mai come indagato!
Giggi, quello che ci ha promesso la differenziata in tutta Napoli entro un anno.
Giggi, quello che parla esattamente come Tonino, e viene da chiedersi se a legge insegnino a sbagliare tutti i congiuntivi.
Giggi, insomma.
IL MIO NUOVO SINDACO!
Dell'Italia ho sempre odiato il clima di rassegnazione, questo accettare sempre e comunque qualsiasi schifezza, pensando che "tanto peggio di così..." e continuando a subire.
Mi sarebbe piaciuta una rivoluzione. Mi sarei unita agli operai ormai allo stremo, agli studenti ancora capaci di ragionare, a tutti quelli ridotti alla fame e avrei preteso, insieme a loro, dignità e rispetto. O meglio, rispetto della mia dignità, di cittadina, di donna, di studentessa, di futura madre.
Oggi, molto più pacificamente di quanto abbia mai osato immaginare, mi unisco a questo canto collettivo, che ci unisce da nord a sud, e che scoppia spontaneo nei momenti e nei luoghi più disparati.
Mai avrei pensato di dirlo, ma... certe cose in Svezia non succedono!
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martedì 5 aprile 2011
Xkè v.v.1k.d.b
Oggi, miei cari lettori, ci addentreremo nel fantastico mondo dell'italiano da terza elementare.
Ma prima un doveroso ringraziamento a Luca e Fabrizio per aver lasciato una piccola, ma importante testimonianza di vita nei loro commenti al post precedente. Avrei voluto pensare ad una risposta un po' più articolata, ma non credo che ci sia molto da aggiungere. Nelle parole di Fabrizio è racchiusa la vita di migliaia di ragazzi, così fragile e precaria, e quelle di Luca danno speranza a chi sogna un futuro diverso.
Grazie di cuore ad entrambi.
Ed ora abbandoniamo il terreno solido e sicuro degli argomenti seri per addentrarci nell'intricata selva delle cazzate, perchè non si vive di sola depressione. Italiano da terza elementare, dunque; perchè, come vi ho scritto nel titolo, v.v.1k.d.b. e voglio condividere con voi la mia immensa conoscenza degli orrori ortografici e grammaticali. Non c'è ragione per soffrire da sola!
Io adoro dedicarmi a due diverse forme d'arte: la scrittura e il canto. Solo che, mentre la prima mi riesce discretamente, i timpani del mio fidanzato risentono dei gravi danni che causa il mio continuo gracchiare. Che posso farci se sono stonata?
In realtà posso fare (e faccio) un sacco di cose: astenermi dal cantare, per esempio, che è sempre l'opzione migliore; coprire il mio gracidio con rumori più forti, quali stereo, asciugacapelli, acqua della doccia, canto del canarino; aspettare di essere sola in casa e chiudermi in un angolino, lontano dalla porta; non usare il palazzo come cassa di risonanza per deliziare tutti i condomini con le mie personali interpretazioni di canzoni che, tra l'altro, nessuno conosce. Insomma, potrei semplicemente evitare di rompere i coglioni al prossimo!
Ogni forma di arte è un mezzo per esprimersi, quindi lungi da me l'idea di vietare a qualcuno di dare libero sfogo alla sua personalità. Solo che, una volta capito che non si è bravi a scrivere/dipingere/cantare/scolpire/ballare, bisognerebbe avere anche la decenza di farlo in privato, magari quando si è soli, e di non pubblicare i risultati dei propri aborti artistici su internet. Questo, evidentemente, è un concetto troppo complesso per certe categorie di persone, che si ostinano a riempire il web di video ripugnanti e racconti privi di ogni logica. Non ho ancora capito perchè (ma sto studiando il fenomeno) più si è incapaci di fare una cosa e più ci si ostina a farla. E così, ecco che nascono perle di rara bellezza ed inestimabile valore, quali, ad esempio:
infondo al corridoio (questa l'ho presa da un libro!);
passerei le ore a svegliare su di te;
"mettimi giù" mi orinò;
Londra. Buoi;
sono in cinta;
tutto apposto?;
tinta terrore;
verde marcioso;
cippole, caciofi e caffè che a perso il sotovuoto;
la scena gli era famigliare;
dolore tortissimo.
Potrei continuare così per ore, ma la mia mente rifiuta di ricordare oltre. Se il dolore tortissimo e la pulzella che orina sul cavaliere possono essere considerati errori di battitura, roba come infondo, in cinta, daccordo, d'avvero, famigliare sono errori che ritrovo ovunque, perfino su libri e giornali. Senza considerare l'uso ormai ad cazzum dell'apostrofo dopo l'articolo indeterminativo (e pure dopo quello determinativo, perchè no?).
E le "i" dove le mettiamo? Ovunque, ormai. Perchè "se la radice di roccia è -cia, allora il plurale dev'essere in -cie" (l'ho letto davvero, giuro!) , e allora vai con doccie, arancie, faccie, boccie... a meno che non stiamo scrivendo un sms, nel qual caso risparmiamo lettere e lasciamo che le camice e le ciliege piangano la morte del loro plurale, unendosi ai diti, ai bracci e ai labbri.
La mia lingua, la mia bella lingua, viene continuamente stuprata non solo dall'ignoranza dilagante, ma soprattutto dalla strafottenza. Perchè tanto si capisce lo stesso, perchè nessuno perde tempo a rileggere quello che ha scritto, perchè le regole sono roba da scuola elementare. Anzi, nemmeno più a scuola riescono ad insegnarle.
Vi propongo un giochino. Si tratta di un esercizio che ha realmente svolto il mio cognatino a scuola, roba da quinta elementare. Provate a completare la frase:
se Marco .............. (studiare) di più, non avrebbe preso un brutto voto.
Quanti di voi hanno pensato "avesse studiato"? 'Gnuranti! Pure quell'analfabeta del mio cognatino ha risposto così, ma quel faro che squarcia l'ignoranza che è la sua maestra di italiano gli ha mostrato la retta via: se Marco studiasse di più, non avrebbe preso un brutto voto. Eh! Almeno l'italiano sallo!
Ma prima un doveroso ringraziamento a Luca e Fabrizio per aver lasciato una piccola, ma importante testimonianza di vita nei loro commenti al post precedente. Avrei voluto pensare ad una risposta un po' più articolata, ma non credo che ci sia molto da aggiungere. Nelle parole di Fabrizio è racchiusa la vita di migliaia di ragazzi, così fragile e precaria, e quelle di Luca danno speranza a chi sogna un futuro diverso.
Grazie di cuore ad entrambi.
Ed ora abbandoniamo il terreno solido e sicuro degli argomenti seri per addentrarci nell'intricata selva delle cazzate, perchè non si vive di sola depressione. Italiano da terza elementare, dunque; perchè, come vi ho scritto nel titolo, v.v.1k.d.b. e voglio condividere con voi la mia immensa conoscenza degli orrori ortografici e grammaticali. Non c'è ragione per soffrire da sola!
Io adoro dedicarmi a due diverse forme d'arte: la scrittura e il canto. Solo che, mentre la prima mi riesce discretamente, i timpani del mio fidanzato risentono dei gravi danni che causa il mio continuo gracchiare. Che posso farci se sono stonata?
In realtà posso fare (e faccio) un sacco di cose: astenermi dal cantare, per esempio, che è sempre l'opzione migliore; coprire il mio gracidio con rumori più forti, quali stereo, asciugacapelli, acqua della doccia, canto del canarino; aspettare di essere sola in casa e chiudermi in un angolino, lontano dalla porta; non usare il palazzo come cassa di risonanza per deliziare tutti i condomini con le mie personali interpretazioni di canzoni che, tra l'altro, nessuno conosce. Insomma, potrei semplicemente evitare di rompere i coglioni al prossimo!
Ogni forma di arte è un mezzo per esprimersi, quindi lungi da me l'idea di vietare a qualcuno di dare libero sfogo alla sua personalità. Solo che, una volta capito che non si è bravi a scrivere/dipingere/cantare/scolpire/ballare, bisognerebbe avere anche la decenza di farlo in privato, magari quando si è soli, e di non pubblicare i risultati dei propri aborti artistici su internet. Questo, evidentemente, è un concetto troppo complesso per certe categorie di persone, che si ostinano a riempire il web di video ripugnanti e racconti privi di ogni logica. Non ho ancora capito perchè (ma sto studiando il fenomeno) più si è incapaci di fare una cosa e più ci si ostina a farla. E così, ecco che nascono perle di rara bellezza ed inestimabile valore, quali, ad esempio:
infondo al corridoio (questa l'ho presa da un libro!);
passerei le ore a svegliare su di te;
"mettimi giù" mi orinò;
Londra. Buoi;
sono in cinta;
tutto apposto?;
tinta terrore;
verde marcioso;
cippole, caciofi e caffè che a perso il sotovuoto;
la scena gli era famigliare;
dolore tortissimo.
Potrei continuare così per ore, ma la mia mente rifiuta di ricordare oltre. Se il dolore tortissimo e la pulzella che orina sul cavaliere possono essere considerati errori di battitura, roba come infondo, in cinta, daccordo, d'avvero, famigliare sono errori che ritrovo ovunque, perfino su libri e giornali. Senza considerare l'uso ormai ad cazzum dell'apostrofo dopo l'articolo indeterminativo (e pure dopo quello determinativo, perchè no?).
E le "i" dove le mettiamo? Ovunque, ormai. Perchè "se la radice di roccia è -cia, allora il plurale dev'essere in -cie" (l'ho letto davvero, giuro!) , e allora vai con doccie, arancie, faccie, boccie... a meno che non stiamo scrivendo un sms, nel qual caso risparmiamo lettere e lasciamo che le camice e le ciliege piangano la morte del loro plurale, unendosi ai diti, ai bracci e ai labbri.
La mia lingua, la mia bella lingua, viene continuamente stuprata non solo dall'ignoranza dilagante, ma soprattutto dalla strafottenza. Perchè tanto si capisce lo stesso, perchè nessuno perde tempo a rileggere quello che ha scritto, perchè le regole sono roba da scuola elementare. Anzi, nemmeno più a scuola riescono ad insegnarle.
Vi propongo un giochino. Si tratta di un esercizio che ha realmente svolto il mio cognatino a scuola, roba da quinta elementare. Provate a completare la frase:
se Marco .............. (studiare) di più, non avrebbe preso un brutto voto.
Quanti di voi hanno pensato "avesse studiato"? 'Gnuranti! Pure quell'analfabeta del mio cognatino ha risposto così, ma quel faro che squarcia l'ignoranza che è la sua maestra di italiano gli ha mostrato la retta via: se Marco studiasse di più, non avrebbe preso un brutto voto. Eh! Almeno l'italiano sallo!
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