Qualche tempo fa ho copiato sul blog un passo del libro "messaggio per un'aquila che si crede un pollo" dove, in sostanza, l'autore sostiene che è stupido sentirsi orgogliosi di cose per le quali non abbiamo merito, mentre è bello e liberatorio ammettere i propri limiti. Io sono un asino, tu sei un asino, diceva, contrapponendolo all'affermazione io sono ok, tu sei ok. Oggi, partendo da questo spunto, vorrei scrivere tre cose.
La prima si rivolge a tutti quelli (fortunatamente pochi) che, passando per questo blog, lasciano commenti del tipo "tu non capisci quanto sia meravigliosa l'Italia rispetto alla Svezia". Provate, per favore, ad azionare il vostro neurone solitario, se nel corso degli anni vi è sopravvissuto, prima di lasciare qualsiasi commento. Io non ho mai scritto che l'Italia fa schifo e che la Svezia è il paradiso. Io ho riportato storie e fatti realmente accaduti e documentabili. Dal momento che vivo in Italia, è ovvio e scontato che questi fatti siano avvenuti qui e non in Svezia. Posso chiedervi se, secondo voi, in Svezia potrebbero accadere queste stesse cose, ma mi limito a questo. Evidentemente qualcuno di voi ha la coda di paglia e si sente chiamato in causa in un paragone che, semplicemente, non c'è. Perché se chiedo "questa determinata cosa sarebbe possibile in Svezia?" mi sento rispondere "eh, tu non capisci quant'è bella l'Italia!"? Che c'entra? Precisamente, quand'è che ho detto che l'Italia è brutta? Io, poi, vivo in quella che considero la città più bella del paese e ne sono orgogliosa; questo, forse, cambia lo stato pietoso della nostra economia o della nostra politica? Recentemente ho ricevuto un commento, ovviamente anonimo (chissà perché 'sti geni non firmano mai i loro pensieri), in cui c'era scritto "beata te che pensi che all'estero ci siano tante opportunità", o qualcosa del genere. Come gli ho risposto, io non penso che all'estero le condizioni di vita siano migliori; io penso che la Svezia offra più opportunità dell'Italia. Estero è anche Grecia, ad esempio, e non mi sembra che i greci se la passino meglio degli italiani in questo periodo. Tra l'altro, più opportunità non vuol dire tutte le opportunità del mondo. Ci sarà la disoccupazione anche in Svezia, ovviamente, solo che gli svedesi vivono meglio degli italiani ed hanno più possibilità di noi. Se solo certa gente accettasse il fastidioso rumore dei neuroni in movimento e azionasse il cervello prima di scrivere, io potrei risparmiarmi certe precisazioni. Ma, come sappiamo, la madre dei cretini è sempre incinta, e statisticamente sarò costretta ad incontrarne una marea nella mia vita, anche sul web. Tra l'altro mi (e vi) chiedo: perché vi sentite così offesi da questo paragone? Se scrivo che qualcosa, in Italia, non va, subito correte a scrivermi che in Svezia non si sta meglio, che fa freddo, che la lingua è difficile, che le persone sono antipatiche. Perché vi sentite così inferiori da dover specificare continuamente che gli svedesi non sono poi così bravi, buoni e belli? Perché volete prendervi meriti che non avete, citando l'arte e la cultura italiane (come se l'arte e la cultura vi avessero mai sfiorati, brutta razza di analfabeti!)? Avete forse scritto libri, elaborato teorie filosofiche, portato avanti rivoluzioni o dipinto affreschi degni di nota? No? Allora non potete permettervi di parlare, perché non avete fatto assolutamente nulla per rendere grande questo paese. Che meriti avete se l'Italia è un paese così culturalmente ricco? Dal momento che girate per blog dedicati alla Svezia, forse nemmeno ci vivete, in Italia. Gli svedesi, al contrario, non avranno poi tanti antenati illustri, ma lavorano attivamente per rendere il loro paese un posto migliore e per garantire anche a voi (e a me, ovvio) un lavoro e delle condizioni di vita accettabili. Non saranno pittori, poeti, artisti, ma hanno fatto delle scelte politiche più intelligenti delle nostre. Negare ciò, a dispetto di ogni evidenza, è semplicemente ridicolo. Perché negate anche i fatti in nome di questo assurdo confronto? Vi sentite davvero tanto uno schifo da avere l'urgenza di specificare, ad ogni occasione possibile, che in fondo non siete proprio delle merde, ma c'è chi sta peggio? E volete proprio affermare questa presunta superiorità con paragoni politici e culturali improbabili? Io ve lo dico da amica: non ci fate comunque una grande figura. A volte la scelta migliore è il silenzio.
I paragoni improbabili mi portano al secondo punto del mio discorso: in questi giorni mi è capitato di leggere (ancora) insulti nei confronti dei napoletani. Ecco, io non spreco il mio tempo a discutere della superiorità dei napoletani sulla gente che scrive certi insulti, soprattutto perché sarebbe tempo perso e fiato sprecato. A differenza di alcune persone, io sono consapevole della mia superiorità e non sento il bisogno di ribadirla. Però una cosa va detta: insultare qualcuno in base alla nazionalità, al credo religioso o al colore della pelle è razzismo. Io non ho meriti se Napoli è una delle città più belle del mondo, né ho colpe se la camorra la sta distruggendo. Come dicevo all'inizio, io sono un asino. Ma tu, caro il mio coglione, sei un razzista di merda e né la tua nazionalità, né il colore della tua pelle, né dio in persona potranno salvarti dal baratro in cui sei caduto.
Infine, a proposito di essere orgogliosi del proprio paese, in questi giorni Napoli è ancor più bella del solito, grazie all'intervento di Giggino (sì, con due g) e all'America's Cup. Dopo tanti anni, finalmente la mia città è sotto i riflettori del mondo per qualcosa di bello, e il mondo non può far altro che ammirare il suo splendore. Non mi interessa se alcuni lavori sono stati fatti in modo frettoloso; non c'è bisogno di fare tanto, Napoli è stupenda di suo e nemmeno decenni di spazzatura sono riusciti a cancellare tutta l'arte, la storia e la cultura che permeano ogni pietra dei suoi palazzi storici. Bastava fare un po' di pulizia, lucidare qualcosina, ed ecco che è tornata a brillare. Ne sono orgogliosa, sì, e a giusta ragione: a differenza di gente che parla e basta, io ho agito. Ho votato. E, a quanto pare, ho fatto la scelta giusta. Che Napoli stia finalmente risorgendo è merito del sindaco come di tutti quelli che l'hanno votato; ma, soprattutto, è merito di quelle migliaia di napoletani che ogni giorno lavorano affinché la loro città sia un posto migliore in cui vivere, sia attraverso gesti eclatanti, come la lotta alla camorra, che attraverso le piccole cose della quotidianità, come la raccolta differenziata. Imparate, voi che esaltate tanto l'Italia e criticate la Svezia, e siete la rovina di entrambi i paesi.
EDIT: provate un po' a vedere qual è la città più bella dell'Europa occidentale. ;)
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venerdì 13 aprile 2012
sabato 3 marzo 2012
Per la bellezza femminile: la magrezza.
Per la bellezza femminile: la magrezza.
Per combattere la magrezza, si deve seguire un regime molto grazioso: bere della birra e del vino molto alcoolizzato, mangiare dei farinacei, della mollica di pane, delle carni grasse, dei pasticcini, delle salse, del burro, delle fritture, del pesce grasso; far colazione copiosamente alle otto di cioccolatte, pane e burro (il caffè col latte è sempre nocivo alle donne). Cammino a piedi o a cavallo, prima del mezzogiorno. Arsenico - poiché è impossibile di vivere alla fine del secolo decimonono senz'arsenico: - e tutto questo non può che aver ragione contro l'eccessive magrezze, quando una malattia organica non ne sia la causa.
Dalla rubrica "api, mosconi e vespe" - Il mattino - 23 luglio 1893
Per combattere la magrezza, si deve seguire un regime molto grazioso: bere della birra e del vino molto alcoolizzato, mangiare dei farinacei, della mollica di pane, delle carni grasse, dei pasticcini, delle salse, del burro, delle fritture, del pesce grasso; far colazione copiosamente alle otto di cioccolatte, pane e burro (il caffè col latte è sempre nocivo alle donne). Cammino a piedi o a cavallo, prima del mezzogiorno. Arsenico - poiché è impossibile di vivere alla fine del secolo decimonono senz'arsenico: - e tutto questo non può che aver ragione contro l'eccessive magrezze, quando una malattia organica non ne sia la causa.
Dalla rubrica "api, mosconi e vespe" - Il mattino - 23 luglio 1893
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martedì 28 febbraio 2012
The Neapolitan way
Qualche tempo fa, per pura curiosità, mi sono iscritta alla mailing list di FlyLady. Si tratta di una mailing list americana in cui una simpatica signora spiega il suo metodo personale per tenere in ordine la casa. Badate bene, ho detto in ordine, non pulita. Ma vabbè... Non che mi interessi particolarmente, visto che non è compito mio mettere a posto il casino di casa mia (al contrario, devo pulire), però può essere un interessante spunto di riflessione sulle cattive abitudini che, un giorno, potrebbero portare il caos anche in una eventuale nuova casa. Se mai ci arriverò, ad avere una casa tutta mia. Ma vabbè (e due)... Stamattina mi arriva una mail sull'importanza della routine. Secondo la signora, andare a dormire ad un orario decente ci permette di essere in forma il giorno dopo, e se ci si abitua a preparare vestiti, borse, cartelle, documenti e roba varia la sera prima, la mattina si ha più tempo da dedicare a se stesse e fare una colazione tranquilla. Fin qui, sono d'accordo. L'alternativa, però, sembra essere l'omicidio. Della serie: vi siete svegliate tardi, saltate la colazione, vi vestite male perché non avete scelto gli abiti da indossare e mettete la prima cosa che vi capita, dimenticate sicuramente qualcosa a casa, vi truccate mentre guidate e, nella migliore delle ipotesi, prendete una multa. Questo se non fate un incidente e non ammazzate i bambini che stavate accompagnando a scuola.
Ok.
Americana, ascoltami.
Questo succederà nel tuo bel paesino.
Ora ti spiego come funziona qui a Napoli.
Impara.
Suona la sveglia. Per la terza volta. Capisci che, ancor prima di alzarti dal letto, sei già in ritardo. Ti alzi, fai colazione e prepari il caffè per tutta la famiglia. Tanto sei già in ritardo, che senso avrebbe rimanere pure digiuni? Firmi la giustifica ai bambini, che chissenefrega se perdono un'ora di lezione. La salute prima di tutto, e tu mica vuoi stressare dei poveri bimbi, e magari lasciarli anche a stomaco vuoto? Sali in macchina e ti trucchi. Non perché non ne hai avuto il tempo, ma perché te ne sei dimenticata fino a quel momento. Però, a differenza delle americane, le donne napoletane o guidano o si truccano. Non sono così idiote da fare le due cose contemporaneamente e mettere a rischio la vita dei propri figli. A me sembra una cosa piuttosto scontata, ma se tu senti il bisogno di specificarlo, forse dalle tue parti dovreste rivedere le priorità. Infine, si parte. E non si corre, perché ci sono tanti di quei motorini e tanti di quei pedoni che ti si buttano davanti che è fisicamente impossibile farlo. Molli i pupi a scuola e vai in ufficio. Se sei uno di quegli impiegati disonesti, qualcuno avrà già timbrato il tuo cartellino, ma non è così rilevante, in fondo. Puoi arrivare in ritardo e recuperare un altro giorno. Non si muore, per questo. Infine, la pausa caffè. A differenza degli svedesi, che hanno l'orario per la fika, qui la pausa caffè arriva quando un dipendente ha voglia di caffè, e va a prepararlo per tutti. Per 48 dipendenti, può arrivare anche 48 volte in un giorno. Sì, lo so, per questo si potrebbe anche morire. Infine, dopo aver recuperato il ritardo, tutti a casa. Non c'è bisogno della pianificazione del menu, qui. Noi, a Napoli, abbiamo la pizza. Che, a differenza di quella robaccia americana, è buona e salutare, e pure economica. Così, per 4 euro a capa, ci preparano una cena che tu, con la "pianificazione menu" nemmeno ti sogni.
E nessuno si stressa.
E nessuno muore per la fretta.
Impara.
Ok.
Americana, ascoltami.
Questo succederà nel tuo bel paesino.
Ora ti spiego come funziona qui a Napoli.
Impara.
Suona la sveglia. Per la terza volta. Capisci che, ancor prima di alzarti dal letto, sei già in ritardo. Ti alzi, fai colazione e prepari il caffè per tutta la famiglia. Tanto sei già in ritardo, che senso avrebbe rimanere pure digiuni? Firmi la giustifica ai bambini, che chissenefrega se perdono un'ora di lezione. La salute prima di tutto, e tu mica vuoi stressare dei poveri bimbi, e magari lasciarli anche a stomaco vuoto? Sali in macchina e ti trucchi. Non perché non ne hai avuto il tempo, ma perché te ne sei dimenticata fino a quel momento. Però, a differenza delle americane, le donne napoletane o guidano o si truccano. Non sono così idiote da fare le due cose contemporaneamente e mettere a rischio la vita dei propri figli. A me sembra una cosa piuttosto scontata, ma se tu senti il bisogno di specificarlo, forse dalle tue parti dovreste rivedere le priorità. Infine, si parte. E non si corre, perché ci sono tanti di quei motorini e tanti di quei pedoni che ti si buttano davanti che è fisicamente impossibile farlo. Molli i pupi a scuola e vai in ufficio. Se sei uno di quegli impiegati disonesti, qualcuno avrà già timbrato il tuo cartellino, ma non è così rilevante, in fondo. Puoi arrivare in ritardo e recuperare un altro giorno. Non si muore, per questo. Infine, la pausa caffè. A differenza degli svedesi, che hanno l'orario per la fika, qui la pausa caffè arriva quando un dipendente ha voglia di caffè, e va a prepararlo per tutti. Per 48 dipendenti, può arrivare anche 48 volte in un giorno. Sì, lo so, per questo si potrebbe anche morire. Infine, dopo aver recuperato il ritardo, tutti a casa. Non c'è bisogno della pianificazione del menu, qui. Noi, a Napoli, abbiamo la pizza. Che, a differenza di quella robaccia americana, è buona e salutare, e pure economica. Così, per 4 euro a capa, ci preparano una cena che tu, con la "pianificazione menu" nemmeno ti sogni.
E nessuno si stressa.
E nessuno muore per la fretta.
Impara.
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mercoledì 15 febbraio 2012
Il parco dell'amore
Non so se ringraziare sempre e comunque il grande Giggino per questa genialata, o se il merito sia di qualcun altro. Fatto sta che proprio nel mio quartiere nascerà il "parco dell'amore", un parcheggio a pagamento, custodito, dove le coppiette potranno dedicarsi alla più salutare delle attività fisiche. Ora, senza voler fare i moralisti, chi di voi non è stato costretto ad usare la macchina per fare sesso? Diciamoci la verità, è un rischio. Soprattutto in un quartiere come il mio, dove possono decidere di spararti per niente. Ho visto macchine bloccate nei modi più impensabili pur di poter rapinare i poveri ragazzi di turno. Anche perché, ovviamente, a parcheggiarsi nelle piazzole di sosta e nei punti meno illuminati e più pericolosi del quartiere non sono le coppie sposate, ma tutti quei ragazzini che devono far credere a mamma e papà di voler arrivare vergini al matrimonio. Sotto casa mia c'è un grande parcheggio (che la sera serve a questo, mica a parcheggiare...) dove spesso vedo coppiette che tentano di appartarsi, tra l'altro con scarsi risultati. Personalmente trovo assurdo che, nel 2012, ci sia gente costretta a nascondersi per fare sesso, ma capisco anche che, con le famiglie numerose che ci ritroviamo qui al sud, possa essere difficile avere la casa libera. E in un quartiere povero e sfigato come il mio, chi volete che abbia i soldi per permettersi l'albergo ad ore? Ok, va bene, il camorrista del palazzo di fronte al mio ce li ha, visto che ha speso 10.000 euro in fuochi d'artificio per capodanno. Ma non sottilizziamo. Qui i soldi se li ritrova solo certa gente.
C'è chi ha obiettato che ci sarebbero cose più importanti da fare di un parcheggio a pagamento per coppiette. Sì, è vero. Ci sarebbero una marea di cose più importanti. Stiamo annegando nelle cose più importanti. Ci moriremo, suppongo, visto che la strada dove abito se ne sta crollando palazzo dopo palazzo. Però mi sembra anche giusto partire dalle piccole cose. Non ci sono i soldi, e lo capisco, per una riqualificazione in grande stile del quartiere. Credo che non ci sia nemmeno la volontà di farlo. Se possiamo iniziare dalle piccole cose, perché no? Se c'è la possibilità di fare un parcheggio e nient'altro, perché dovremmo rinunciare anche a questo? Barra, San Giovanni e Ponticelli sono dei posti squallidi e disastrati oltre ogni immaginazione. Per riqualificare dei quartieri del genere bisognerebbe raderli al suolo e ricostruirli da zero. Per non parlare del fatto che hanno una presenza di camorristi che dovrebbe essere seconda solo a quella dei quartieri spagnoli. Dovrei essere una brava bambina, fiduciosa nel futuro, ma vivere qui mi ha portata a pensare che esista un'unica soluzione, e perdonatemi se esagero e generalizzo: lo sterminio di massa! Quando anche i bambini di 7 anni sanno maneggiare un coltello abbastanza bene da poterti tagliare la gola (e in una scuola privata, circondati da suore, sono anche liberi di farlo solo perché figli di...) non vedo nessuna speranza per il futuro. E allora datemi 'sto benedetto parco dell'amore, senza rompere tanto i cog***ni, mi accontento delle briciole in attesa di una vita normale, lontana dall'Italia.
Comunicazione di servizio: ho aperto un nuovo blog, tutto tutto dedicato alla cucina, in particolare ai dolci, in particolare senza glutine. Chi volesse seguirmi mi troverà qui http://tuttequanteletorte.blogspot.com/. La prima ricetta è in arrivo.
C'è chi ha obiettato che ci sarebbero cose più importanti da fare di un parcheggio a pagamento per coppiette. Sì, è vero. Ci sarebbero una marea di cose più importanti. Stiamo annegando nelle cose più importanti. Ci moriremo, suppongo, visto che la strada dove abito se ne sta crollando palazzo dopo palazzo. Però mi sembra anche giusto partire dalle piccole cose. Non ci sono i soldi, e lo capisco, per una riqualificazione in grande stile del quartiere. Credo che non ci sia nemmeno la volontà di farlo. Se possiamo iniziare dalle piccole cose, perché no? Se c'è la possibilità di fare un parcheggio e nient'altro, perché dovremmo rinunciare anche a questo? Barra, San Giovanni e Ponticelli sono dei posti squallidi e disastrati oltre ogni immaginazione. Per riqualificare dei quartieri del genere bisognerebbe raderli al suolo e ricostruirli da zero. Per non parlare del fatto che hanno una presenza di camorristi che dovrebbe essere seconda solo a quella dei quartieri spagnoli. Dovrei essere una brava bambina, fiduciosa nel futuro, ma vivere qui mi ha portata a pensare che esista un'unica soluzione, e perdonatemi se esagero e generalizzo: lo sterminio di massa! Quando anche i bambini di 7 anni sanno maneggiare un coltello abbastanza bene da poterti tagliare la gola (e in una scuola privata, circondati da suore, sono anche liberi di farlo solo perché figli di...) non vedo nessuna speranza per il futuro. E allora datemi 'sto benedetto parco dell'amore, senza rompere tanto i cog***ni, mi accontento delle briciole in attesa di una vita normale, lontana dall'Italia.
Comunicazione di servizio: ho aperto un nuovo blog, tutto tutto dedicato alla cucina, in particolare ai dolci, in particolare senza glutine. Chi volesse seguirmi mi troverà qui http://tuttequanteletorte.blogspot.com/. La prima ricetta è in arrivo.
mercoledì 8 febbraio 2012
Il mio piccolo capolavoro.
Lo confesso, non credevo che ci sarei riuscita. La sola idea di preparare una torta così complessa mi ha tolto il sonno per una settimana. Però, alla fine, ce l'ho fatta.
Prima di pubblicare le foto, eccovi qualche dato per darvi un'idea della complessità e della fatica dietro quest'impresa che non ha eguali nella mia misera e patetica vita:
- gli ingredienti: 400 gr di fecola, 400 gr di farine varie senza glutine, 920 gr di zucchero, 24 uova, 820 gr di burro, 4 bustine di lievito, 4 bustine di vanillina, 650 gr di latte, 140 gr di glucosio, 1500 gr di zucchero a velo, 300 gr di cioccolato fondente, 400 gr di panna, 4 bicchieri di caffè;
- 11 strati: 2 strati di crema al caffè, 2 strati di crema al cioccolato, 5 strati di pan di spagna (2 di un tipo, 3 di un altro) uno strato di crema al burro, uno strato di pasta di zucchero;
- i tempi di preparazione: un pomeriggio per 4 pan di spagna, un pomeriggio per preparare le creme e montare i vari strati, un'intera giornata per intagliarla e decorarla, 10 ore solo per creare il disegno e rifinire i dettagli.
Ma ora sono fiera di presentarvi
Vi confesso che, una volta finito, mi sono ritrovata a parlargli. E sì, anche se ho tentato di mantenere una dignità, quando è arrivato il momento di tagliarla piangevo internamente. La parte più divertente della serata è stata quando mio suocero, per scherzare, ha chiesto se poteva accarezzarlo e, quando io gli ho risposto che avrebbe potuto davvero farlo, tutta la famiglia si è fiondata addosso alla torta per provare l'effetto finto pelo. Una mia cognata ha anche schiacciato il cuscino esclamando un "è morbido davvero!" che avrebbe meritato l'ovvia risposta "sì, capita quando infili un dito nella crema".
Ora fioccano richieste ai limiti dell'assurdo, tra grattacieli, motorini, carri armati e beagle. Ed io gongolo, così piena d'orgoglio da sentirmi scoppiare. In fondo basta poco per rendermi felice. :)
Prima di pubblicare le foto, eccovi qualche dato per darvi un'idea della complessità e della fatica dietro quest'impresa che non ha eguali nella mia misera e patetica vita:
- gli ingredienti: 400 gr di fecola, 400 gr di farine varie senza glutine, 920 gr di zucchero, 24 uova, 820 gr di burro, 4 bustine di lievito, 4 bustine di vanillina, 650 gr di latte, 140 gr di glucosio, 1500 gr di zucchero a velo, 300 gr di cioccolato fondente, 400 gr di panna, 4 bicchieri di caffè;
- 11 strati: 2 strati di crema al caffè, 2 strati di crema al cioccolato, 5 strati di pan di spagna (2 di un tipo, 3 di un altro) uno strato di crema al burro, uno strato di pasta di zucchero;
- i tempi di preparazione: un pomeriggio per 4 pan di spagna, un pomeriggio per preparare le creme e montare i vari strati, un'intera giornata per intagliarla e decorarla, 10 ore solo per creare il disegno e rifinire i dettagli.
Ma ora sono fiera di presentarvi
IL MIO MICINO!
Vi confesso che, una volta finito, mi sono ritrovata a parlargli. E sì, anche se ho tentato di mantenere una dignità, quando è arrivato il momento di tagliarla piangevo internamente. La parte più divertente della serata è stata quando mio suocero, per scherzare, ha chiesto se poteva accarezzarlo e, quando io gli ho risposto che avrebbe potuto davvero farlo, tutta la famiglia si è fiondata addosso alla torta per provare l'effetto finto pelo. Una mia cognata ha anche schiacciato il cuscino esclamando un "è morbido davvero!" che avrebbe meritato l'ovvia risposta "sì, capita quando infili un dito nella crema".
Ora fioccano richieste ai limiti dell'assurdo, tra grattacieli, motorini, carri armati e beagle. Ed io gongolo, così piena d'orgoglio da sentirmi scoppiare. In fondo basta poco per rendermi felice. :)
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martedì 3 gennaio 2012
I soliti noti
E così, è arrivato il 2012. Io non volevo, ma i buoni propositi mi hanno assalita. Giuro, mi hanno colpita alle spalle e ferita mortalmente, fino ad impossessarsi del mio corpo, per costringermi a scrivere questo post.
Eccovi dunque il mio elenco. Il solito, ovviamente, perchè tanto so già che quest'anno non farò nulla di tutto ciò. Più che buoni propositi, è la lista dei sogni irrealizzabili; mi ricorda quando, da bambina, venivo sottoposta a stressanti interrogatori da parte dei parenti sui miei progetti futuri. E non è che da allora la lista sia cambiata di molto, eh!
1) Il solito "studiare di più". Questo è uguale dalla prima elementare, con una pausa di un paio d'anni al liceo, durante i quali è diventato "non fare niente che non sia espressamente richiesto, e anche in quel caso farlo solo sotto minaccia di morte"; ma quest'anno mi ci metto d'impegno!
2) Iniziare ad imparare qualche parolina di svedese. Lo stretto indispensabile per sopravvivere ad un viaggio di una decina di giorni. Il che mi porta direttamente al punto 3.
3) Visitare la Svezia. In inverno.
4) Finire quel miliardo di progetti che ho iniziato. Al momento la lista comprende: un cuscino ricamato all'uncinetto, una coperta di lana, tre sciarpe, un paio di calzettoni, un cappello, un guanto (l'altro l'ho fatto), una borsetta di carta (prima o poi citerò Barbara e paint your life per procurata infermità mentale), una decina di collane, un vassoio e una scatola decoupati (esiste?), una candela intagliata, tre pupazzetti di pannolenci, uno scaldacollo.
5) Scrivere di più. Nella mia mente ci sono già 8 fan fiction, 2 racconti brevi e uno abbastanza lungo da poter essere spedito a qualche casa editrice. L'unico problema è tirarli fuori dal groviglio di ragnatele che ho al posto del cervello.
6) Riparare quelledannatissime cuffiette di merda che si sono rotte proprio la notte di capodanno! Non esiste che io spenda 15 euro per 20 giorni di funzionamento!
7) Dire meno parolacce.
8) Liberarmi delle cose vecchie, in ogni senso.
9) Aggiornare la lista dei blog amici.
10) Ricominciare a studiare russo. Io adoro il russo! E siccome chi ben comincia è a metà dell'opera, ecco a voi una canzoncina carina per augurarvi buon anno. Siccome sono buona vi lascio anche il testo. Posso solo dirvi che voi, cari i mei Indiana Svensson (cit. Fiammetta), dovreste imparare da questi ragazzi a godervi l'inverno svedese, che in quanto a freddo e neve non può essere certo peggiore di quello russo. No, scherzo. Dai miei 20° napoletani, vi compatisco tutti. :D
Oх, зима, хороша,
И поет душа.
И метель метет,
За собой зовёт.
А зовёт туда,
Где родные поля.
Где родные края,
И земля моя.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
А когда загрустим,
То без дела не сидим.
Мы спешим на улицу,
Чтоб скорей зажмуриться.
От снега искристого,
Белого, пушистого.
От солнца лучистого,
Зимнего, чистого.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Ну, а вот Новый год,
Он уже к нам идет.
Он спешит к нам, друзья,
Жить нам без него нельзя.
Это шутки и смех,
Это радость для всех.
Так давай не скучай,
Вместе с нами запевай!
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Eccovi dunque il mio elenco. Il solito, ovviamente, perchè tanto so già che quest'anno non farò nulla di tutto ciò. Più che buoni propositi, è la lista dei sogni irrealizzabili; mi ricorda quando, da bambina, venivo sottoposta a stressanti interrogatori da parte dei parenti sui miei progetti futuri. E non è che da allora la lista sia cambiata di molto, eh!
1) Il solito "studiare di più". Questo è uguale dalla prima elementare, con una pausa di un paio d'anni al liceo, durante i quali è diventato "non fare niente che non sia espressamente richiesto, e anche in quel caso farlo solo sotto minaccia di morte"; ma quest'anno mi ci metto d'impegno!
2) Iniziare ad imparare qualche parolina di svedese. Lo stretto indispensabile per sopravvivere ad un viaggio di una decina di giorni. Il che mi porta direttamente al punto 3.
3) Visitare la Svezia. In inverno.
4) Finire quel miliardo di progetti che ho iniziato. Al momento la lista comprende: un cuscino ricamato all'uncinetto, una coperta di lana, tre sciarpe, un paio di calzettoni, un cappello, un guanto (l'altro l'ho fatto), una borsetta di carta (prima o poi citerò Barbara e paint your life per procurata infermità mentale), una decina di collane, un vassoio e una scatola decoupati (esiste?), una candela intagliata, tre pupazzetti di pannolenci, uno scaldacollo.
5) Scrivere di più. Nella mia mente ci sono già 8 fan fiction, 2 racconti brevi e uno abbastanza lungo da poter essere spedito a qualche casa editrice. L'unico problema è tirarli fuori dal groviglio di ragnatele che ho al posto del cervello.
6) Riparare quelle
7) Dire meno parolacce.
8) Liberarmi delle cose vecchie, in ogni senso.
9) Aggiornare la lista dei blog amici.
10) Ricominciare a studiare russo. Io adoro il russo! E siccome chi ben comincia è a metà dell'opera, ecco a voi una canzoncina carina per augurarvi buon anno. Siccome sono buona vi lascio anche il testo. Posso solo dirvi che voi, cari i mei Indiana Svensson (cit. Fiammetta), dovreste imparare da questi ragazzi a godervi l'inverno svedese, che in quanto a freddo e neve non può essere certo peggiore di quello russo. No, scherzo. Dai miei 20° napoletani, vi compatisco tutti. :D
Oх, зима, хороша,
И поет душа.
И метель метет,
За собой зовёт.
А зовёт туда,
Где родные поля.
Где родные края,
И земля моя.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
А когда загрустим,
То без дела не сидим.
Мы спешим на улицу,
Чтоб скорей зажмуриться.
От снега искристого,
Белого, пушистого.
От солнца лучистого,
Зимнего, чистого.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Ну, а вот Новый год,
Он уже к нам идет.
Он спешит к нам, друзья,
Жить нам без него нельзя.
Это шутки и смех,
Это радость для всех.
Так давай не скучай,
Вместе с нами запевай!
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.
Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
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venerdì 1 luglio 2011
Io sono un asino!
Sto preparando un lungo, complesso ed impegnativo post sulla questione dei rifiuti napoletani. Lo so, avevo detto che non ne avrei mai parlato. Fortunatamente i tempi cambiano, cambiano i ragionamenti e le considerazioni che sono alla base di certe scelte, ma, più di tutto, cambiano i sindaci.
Stasera, però, voglio lasciarvi con un piccolo brano tratto dal libro di Anthony De Mello "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo".
La gente viene a visitare il mio centro in India e dice: "che splendido posto, che begli alberi" (dei quali io non sono affatto responsabile), "che clima piacevole". E già comincio a sentirmi bene, finchè non mi sorprendo a sentirmi bene e mi dico: "ehi, ma siamo impazziti? Che stupidata è questa?". Non sono io il responsabile di quegli alberi, nè ho scelto io quel luogo. Non ho ordinato il clima: è capitato che ci fosse bel tempo per caso. Ma il "me" è entrato in gioco, e quindi mi sento bene. Mi sento bene nei confronti della "mia" cultura e della "mia" nazione. Ma a che punto si arriva con la propria stupidità? Non scherzo.
Mi viene detto che la mia grande cultura indiana ha prodotto un gran numero di mistici. Non sono stato io a produrli. Non sono io il responsabile. Oppure mi dicono: "quel tuo paese, con tutta quella povertà, che schifo". Mi vergogno. Ma non sono stato io a crearlo. Cosa succede? Vi siete mai soffermati a pensare?
La gente vi dice: "lei ha un grande fascino" ed ecco che ci si sente al settimo cielo. Ho messo a segno un punto (è per questo che si dice: io sono ok, tu sei ok). Un giorno scriverò un libro intitolato Io sono un asino, tu sei un asino. Ammettere di essere un asino è la cosa più liberatoria e magnifica del mondo. E' splendido. Quando la gente mi dice: "hai torto" io rispondo: "cosa ti aspettavi da un asino?"
Stasera, però, voglio lasciarvi con un piccolo brano tratto dal libro di Anthony De Mello "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo".
La gente viene a visitare il mio centro in India e dice: "che splendido posto, che begli alberi" (dei quali io non sono affatto responsabile), "che clima piacevole". E già comincio a sentirmi bene, finchè non mi sorprendo a sentirmi bene e mi dico: "ehi, ma siamo impazziti? Che stupidata è questa?". Non sono io il responsabile di quegli alberi, nè ho scelto io quel luogo. Non ho ordinato il clima: è capitato che ci fosse bel tempo per caso. Ma il "me" è entrato in gioco, e quindi mi sento bene. Mi sento bene nei confronti della "mia" cultura e della "mia" nazione. Ma a che punto si arriva con la propria stupidità? Non scherzo.
Mi viene detto che la mia grande cultura indiana ha prodotto un gran numero di mistici. Non sono stato io a produrli. Non sono io il responsabile. Oppure mi dicono: "quel tuo paese, con tutta quella povertà, che schifo". Mi vergogno. Ma non sono stato io a crearlo. Cosa succede? Vi siete mai soffermati a pensare?
La gente vi dice: "lei ha un grande fascino" ed ecco che ci si sente al settimo cielo. Ho messo a segno un punto (è per questo che si dice: io sono ok, tu sei ok). Un giorno scriverò un libro intitolato Io sono un asino, tu sei un asino. Ammettere di essere un asino è la cosa più liberatoria e magnifica del mondo. E' splendido. Quando la gente mi dice: "hai torto" io rispondo: "cosa ti aspettavi da un asino?"
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mercoledì 1 giugno 2011
E mò ci penza Giggi!
Giggi, sì, con due G.
Giggi, quello che ha "shcassato" e "arrevutato".
Giggi, quello che se cerchi il suo nome su internet sta pure su wikipedia.
Giggi, quello che ha partecipato a un sacco di inchieste, e mai come indagato!
Giggi, quello che ci ha promesso la differenziata in tutta Napoli entro un anno.
Giggi, quello che parla esattamente come Tonino, e viene da chiedersi se a legge insegnino a sbagliare tutti i congiuntivi.
Giggi, insomma.
IL MIO NUOVO SINDACO!
Dell'Italia ho sempre odiato il clima di rassegnazione, questo accettare sempre e comunque qualsiasi schifezza, pensando che "tanto peggio di così..." e continuando a subire.
Mi sarebbe piaciuta una rivoluzione. Mi sarei unita agli operai ormai allo stremo, agli studenti ancora capaci di ragionare, a tutti quelli ridotti alla fame e avrei preteso, insieme a loro, dignità e rispetto. O meglio, rispetto della mia dignità, di cittadina, di donna, di studentessa, di futura madre.
Oggi, molto più pacificamente di quanto abbia mai osato immaginare, mi unisco a questo canto collettivo, che ci unisce da nord a sud, e che scoppia spontaneo nei momenti e nei luoghi più disparati.
Mai avrei pensato di dirlo, ma... certe cose in Svezia non succedono!
Giggi, quello che ha "shcassato" e "arrevutato".
Giggi, quello che se cerchi il suo nome su internet sta pure su wikipedia.
Giggi, quello che ha partecipato a un sacco di inchieste, e mai come indagato!
Giggi, quello che ci ha promesso la differenziata in tutta Napoli entro un anno.
Giggi, quello che parla esattamente come Tonino, e viene da chiedersi se a legge insegnino a sbagliare tutti i congiuntivi.
Giggi, insomma.
IL MIO NUOVO SINDACO!
Dell'Italia ho sempre odiato il clima di rassegnazione, questo accettare sempre e comunque qualsiasi schifezza, pensando che "tanto peggio di così..." e continuando a subire.
Mi sarebbe piaciuta una rivoluzione. Mi sarei unita agli operai ormai allo stremo, agli studenti ancora capaci di ragionare, a tutti quelli ridotti alla fame e avrei preteso, insieme a loro, dignità e rispetto. O meglio, rispetto della mia dignità, di cittadina, di donna, di studentessa, di futura madre.
Oggi, molto più pacificamente di quanto abbia mai osato immaginare, mi unisco a questo canto collettivo, che ci unisce da nord a sud, e che scoppia spontaneo nei momenti e nei luoghi più disparati.
Mai avrei pensato di dirlo, ma... certe cose in Svezia non succedono!
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sabato 7 maggio 2011
La mia settimana inizia venerdì
Lunedì comincio la dieta.
Lunedì vado in palestra.
Lunedì smetto di fumare.
Lunedì inizio a leggere quel libro.
Le piccole rivoluzioni della nostra vita dovrebbero sempre iniziare di lunedì. Poi, di settimana in settimana, rimandiamo. Perchè proprio quel lunedì siamo stanchi, abbiamo già tante cose da fare e la vita è abbastanza deprimente anche senza la dieta; così mangiamo un ultimo pezzetto di cioccolata, fumiamo l'ultima sigaretta, e rimandiamo i buoni propositi al giorno successivo.
Ma è martedì e, si sa, di Venere e di Marte non si arriva e non si parte, e così "che sarà mai un giorno in più?".
Ma il giorno dopo è mercoledì, è proprio al centro della settimana, la salita, la parte più pesante, siamo già stanchi e il week end sembra lontanissimo, quindi perchè farci del male?
Giovedì...beh, giovedì che razza di giorno è? Nè carne nè pesce. Giovedì è il giorno più inutile di tutti, buttato così tra il peso della settimana lavorativa e l'attesa del fine settimana. Cosa succede di giovedì? Nulla! Chi mai deciderebbe di iniziare qualcosa di giovedì? Allora perchè dovremmo farlo noi?
Venerdì è già week end. Poche ore di lavoro e poi, finalmente, un po' di libertà. E perchè mai rovinarsi i giorni di festa, la pausa tanto attesa, col pensiero della dieta? E poi, suvvia, sabato e domenica passano in fretta, pure troppo, e presto sarà di nuovo lunedì. Un'ultima cena con gli amici, magari in quel ristorantino cinese dove sono capaci di friggerti pure i tovaglioli. In fondo, perchè rompere le scatole agli amici con 'sta storia della dieta, della sigaretta, della sana attività fisica? Ma sì, si vive una volta sola! E poi lunedì si avvicina...
Lunedì comincio la dieta.
Lunedì vado in palestra.
Lunedì smetto di fumare.
Lunedì inizio a leggere quel libro.
Le piccole rivoluzioni della nostra vita dovrebbero sempre iniziare di lunedì. Poi, di settimana in settimana, rimandiamo. Perchè proprio quel lunedì siamo stanchi...
Eh, no! Basta! STOP! Fermate il mondo!
La mia settimana, stavolta, è iniziata di venerdì. Non importa se ho accumulato 10 giorni di stress, ansia e crisi respiratorie. Fingerò di non sapere che lunedì è vicino, perchè tanto quel lunedì non arriverà mai e la mia è una rivoluzione che va di fretta.
Mi sono iscritta a questo sito http://www.piramidealimentare.it/index.php e ho iniziato a "giocare". Il test dura una settimana; sette giorni per capire quanto siano sbagliate le mie abitudini, fino al triste quanto scontato verdetto. E poi, un po' per volta, partendo proprio dagli errori evidenziati da questo programma, riprenderò possesso della mia vita.
Sarebbe bello, però, se potessi intraprendere questo viaggio con qualcuno, per darci forza a vicenda, per incoraggiarci nei momenti di sconforto, per tenerci virtualmente per mano quando diventerà dura.
C'è qualcuno, tra i miei lettori, che non vuole aspettare lunedì?
Lunedì vado in palestra.
Lunedì smetto di fumare.
Lunedì inizio a leggere quel libro.
Le piccole rivoluzioni della nostra vita dovrebbero sempre iniziare di lunedì. Poi, di settimana in settimana, rimandiamo. Perchè proprio quel lunedì siamo stanchi, abbiamo già tante cose da fare e la vita è abbastanza deprimente anche senza la dieta; così mangiamo un ultimo pezzetto di cioccolata, fumiamo l'ultima sigaretta, e rimandiamo i buoni propositi al giorno successivo.
Ma è martedì e, si sa, di Venere e di Marte non si arriva e non si parte, e così "che sarà mai un giorno in più?".
Ma il giorno dopo è mercoledì, è proprio al centro della settimana, la salita, la parte più pesante, siamo già stanchi e il week end sembra lontanissimo, quindi perchè farci del male?
Giovedì...beh, giovedì che razza di giorno è? Nè carne nè pesce. Giovedì è il giorno più inutile di tutti, buttato così tra il peso della settimana lavorativa e l'attesa del fine settimana. Cosa succede di giovedì? Nulla! Chi mai deciderebbe di iniziare qualcosa di giovedì? Allora perchè dovremmo farlo noi?
Venerdì è già week end. Poche ore di lavoro e poi, finalmente, un po' di libertà. E perchè mai rovinarsi i giorni di festa, la pausa tanto attesa, col pensiero della dieta? E poi, suvvia, sabato e domenica passano in fretta, pure troppo, e presto sarà di nuovo lunedì. Un'ultima cena con gli amici, magari in quel ristorantino cinese dove sono capaci di friggerti pure i tovaglioli. In fondo, perchè rompere le scatole agli amici con 'sta storia della dieta, della sigaretta, della sana attività fisica? Ma sì, si vive una volta sola! E poi lunedì si avvicina...
Lunedì comincio la dieta.
Lunedì vado in palestra.
Lunedì smetto di fumare.
Lunedì inizio a leggere quel libro.
Le piccole rivoluzioni della nostra vita dovrebbero sempre iniziare di lunedì. Poi, di settimana in settimana, rimandiamo. Perchè proprio quel lunedì siamo stanchi...
Eh, no! Basta! STOP! Fermate il mondo!
La mia settimana, stavolta, è iniziata di venerdì. Non importa se ho accumulato 10 giorni di stress, ansia e crisi respiratorie. Fingerò di non sapere che lunedì è vicino, perchè tanto quel lunedì non arriverà mai e la mia è una rivoluzione che va di fretta.
Mi sono iscritta a questo sito http://www.piramidealimentare.it/index.php e ho iniziato a "giocare". Il test dura una settimana; sette giorni per capire quanto siano sbagliate le mie abitudini, fino al triste quanto scontato verdetto. E poi, un po' per volta, partendo proprio dagli errori evidenziati da questo programma, riprenderò possesso della mia vita.
Sarebbe bello, però, se potessi intraprendere questo viaggio con qualcuno, per darci forza a vicenda, per incoraggiarci nei momenti di sconforto, per tenerci virtualmente per mano quando diventerà dura.
C'è qualcuno, tra i miei lettori, che non vuole aspettare lunedì?
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martedì 15 marzo 2011
Mi correggo
Dio esiste e mi sfotte!
Stamattina dovevo riportare un libro alla biblioteca dell'università. Avrei dovuto fare quei famosi 12 km in 2 ore e mezza, ma senza essere accompagnata in auto alla metropolitana. Sono partita agguerritissima, con l'orologio alla mano, pronta a segnalare su questo blog le ore di attesa per bus e metro e parlare malissimo di quegli sfaticati che "lavorano" all'ANM (Azienda Napoletana Mobilità, i magistrati non c'entrano!). Esco di casa alle 11.30. Alle 11.37 passano due (!!!) pullman diversi; ho potuto addirittura scegliere se prendere quello che arriva direttamente alla metropolitana dopo un giro interminabile oppure quello che in 5 minuti mi porta alla stazione dell circumvesuviana, dalla quale prendere il treno per arrivare alla metropolitana. Scelgo la comodità del primo: anche se dovesse metterci tutta la giornata, è vuoto e posso stare comodamente seduta ad ascoltare musica. Durante il tragitto prendo mentalmente nota di tutto ciò che non va, ma solo una di queste cose merita di essere raccontata: su una strada a doppio senso e una corsia c'era una macchina parcheggiata in doppia fila al centro della corsia opposta, con tizio comodamente spaparanzato sul sediolino del passeggero che non si è preoccupato minimamente del fatto che, grazie a lui, il bus è rimasto fermo 15 minuti prima di riuscire a sorpassarlo. E dire che, avendo invaso la corsia opposta, poteva tranquillamente guardare in faccia il conducente e non si può certo immaginare che non si sia accorto di un bestione arancione alto due metri e parcheggiato a 10 cm di distanza dal suo paraurti. Vabbuò! Ordinaria amministrazione. Tra l'altro, le capacità degli autisti di pullman a Napoli dovrebbero essere studiate dal CICAP come manifestazioni di poteri paranormali. Giuro di aver visto un pullman restringersi e passare nei 10 cm di distanza che due macchine parcheggiate in terza fila avevano lasciato liberi. Altro che il Nottetempo di Harry Potter!
Comunque, riassumendo, esco dal bus e mi trovo il treno già sul binario, ad attendermi con le porte aperte. Culo? Sì! Esagerato! Già questo sarebbe bastato a donarmi il sorriso. Dopo due fermate, scendo e mi faccio 10 min di sottopassaggio. Che volete farci, sono pigra! I tappeti mobili sono fatti per rimanere fermi mentre loro ci portano a destinazione; che senso avrebbe camminare su una cosa che già cammina di suo? Nonostante la mia tremenda pigrizia, arrivo al binario quando mancano 5 minuti all'arrivo del treno. Entro, mi siedo, esco, cammino su per il policlinico, consegno il libro, ri-cammino giù per il policlinico, ri-entro in metropolitana. Per 40 secondi scarsi sono costretta a timbrare un nuovo biglietto, ma non mi interessa. Di nuovo, mi trovo il treno in arrivo. Arrivata a destinazione ripercorro il sottopassaggio e, mentre mi lascio trasportare comodamente da cose che si muovono al posto mio, sento il treno che frena. Prendo al volo il treno e decido di sfidare la sorte: invece di scendere alla fermata giusta, mi fermo a quella precedente e faccio una capatina alla Feltrinelli.
Il libro che cercavo per me non c'era.
Il libro che cercavo per mio cognato non c'era.
Il libro che cercavo per il mio fidanzato non c'era.
Delusa dalla Feltrinelli per la prima volta in vita mia, penso di aver fatto una cazzata colossale. Ho abbandonato la nave, perdendo il posto su un treno certo per aspettarne uno incertissimo! E inutilmente, per giunta! Ma, con poteri che non sapevo di avere, appena calpestato l'ultimo gradino delle scale (disdetta! Non c'erano scale mobili!), richiamo a me un altro treno, anche meno affollato del precedente. Troppa grazia, penso. Non potrò avere una fortuna così sfacciata anche col pullman. Invece, appena uscita dalla stazione, mi trovo davanti un tizio dell'ANM intento a trasformare una targhetta spenta in un luminosissimo messaggio di speranza: su quel bus c'è il mio indirizzo! E così, assolutamente incredula, ho preso al volo anche quell'ultimo mezzo di trasporto prima di tornare, esausta, a casa.
Alle 15.20.
Che, se escludiamo una mezz'ora alla Feltrinelli e un'altra mezz'ora per riconsegnare il libro, fanno 2 ore e 50 minuti di viaggio effettivo. Al mio ritorno non avevo nemmeno la forza di pensare, ma mi sentivo davvero soddisfatta e fortunata. Finchè non ho realizzato che non avrei potuto lamentarmi di nulla, visto che era stato davvero tutto perfetto. E così ho capito che lassù qualcuno si sta facendo delle grosse risate alla faccia mia!
Stamattina dovevo riportare un libro alla biblioteca dell'università. Avrei dovuto fare quei famosi 12 km in 2 ore e mezza, ma senza essere accompagnata in auto alla metropolitana. Sono partita agguerritissima, con l'orologio alla mano, pronta a segnalare su questo blog le ore di attesa per bus e metro e parlare malissimo di quegli sfaticati che "lavorano" all'ANM (Azienda Napoletana Mobilità, i magistrati non c'entrano!). Esco di casa alle 11.30. Alle 11.37 passano due (!!!) pullman diversi; ho potuto addirittura scegliere se prendere quello che arriva direttamente alla metropolitana dopo un giro interminabile oppure quello che in 5 minuti mi porta alla stazione dell circumvesuviana, dalla quale prendere il treno per arrivare alla metropolitana. Scelgo la comodità del primo: anche se dovesse metterci tutta la giornata, è vuoto e posso stare comodamente seduta ad ascoltare musica. Durante il tragitto prendo mentalmente nota di tutto ciò che non va, ma solo una di queste cose merita di essere raccontata: su una strada a doppio senso e una corsia c'era una macchina parcheggiata in doppia fila al centro della corsia opposta, con tizio comodamente spaparanzato sul sediolino del passeggero che non si è preoccupato minimamente del fatto che, grazie a lui, il bus è rimasto fermo 15 minuti prima di riuscire a sorpassarlo. E dire che, avendo invaso la corsia opposta, poteva tranquillamente guardare in faccia il conducente e non si può certo immaginare che non si sia accorto di un bestione arancione alto due metri e parcheggiato a 10 cm di distanza dal suo paraurti. Vabbuò! Ordinaria amministrazione. Tra l'altro, le capacità degli autisti di pullman a Napoli dovrebbero essere studiate dal CICAP come manifestazioni di poteri paranormali. Giuro di aver visto un pullman restringersi e passare nei 10 cm di distanza che due macchine parcheggiate in terza fila avevano lasciato liberi. Altro che il Nottetempo di Harry Potter!
Comunque, riassumendo, esco dal bus e mi trovo il treno già sul binario, ad attendermi con le porte aperte. Culo? Sì! Esagerato! Già questo sarebbe bastato a donarmi il sorriso. Dopo due fermate, scendo e mi faccio 10 min di sottopassaggio. Che volete farci, sono pigra! I tappeti mobili sono fatti per rimanere fermi mentre loro ci portano a destinazione; che senso avrebbe camminare su una cosa che già cammina di suo? Nonostante la mia tremenda pigrizia, arrivo al binario quando mancano 5 minuti all'arrivo del treno. Entro, mi siedo, esco, cammino su per il policlinico, consegno il libro, ri-cammino giù per il policlinico, ri-entro in metropolitana. Per 40 secondi scarsi sono costretta a timbrare un nuovo biglietto, ma non mi interessa. Di nuovo, mi trovo il treno in arrivo. Arrivata a destinazione ripercorro il sottopassaggio e, mentre mi lascio trasportare comodamente da cose che si muovono al posto mio, sento il treno che frena. Prendo al volo il treno e decido di sfidare la sorte: invece di scendere alla fermata giusta, mi fermo a quella precedente e faccio una capatina alla Feltrinelli.
Il libro che cercavo per me non c'era.
Il libro che cercavo per mio cognato non c'era.
Il libro che cercavo per il mio fidanzato non c'era.
Delusa dalla Feltrinelli per la prima volta in vita mia, penso di aver fatto una cazzata colossale. Ho abbandonato la nave, perdendo il posto su un treno certo per aspettarne uno incertissimo! E inutilmente, per giunta! Ma, con poteri che non sapevo di avere, appena calpestato l'ultimo gradino delle scale (disdetta! Non c'erano scale mobili!), richiamo a me un altro treno, anche meno affollato del precedente. Troppa grazia, penso. Non potrò avere una fortuna così sfacciata anche col pullman. Invece, appena uscita dalla stazione, mi trovo davanti un tizio dell'ANM intento a trasformare una targhetta spenta in un luminosissimo messaggio di speranza: su quel bus c'è il mio indirizzo! E così, assolutamente incredula, ho preso al volo anche quell'ultimo mezzo di trasporto prima di tornare, esausta, a casa.
Alle 15.20.
Che, se escludiamo una mezz'ora alla Feltrinelli e un'altra mezz'ora per riconsegnare il libro, fanno 2 ore e 50 minuti di viaggio effettivo. Al mio ritorno non avevo nemmeno la forza di pensare, ma mi sentivo davvero soddisfatta e fortunata. Finchè non ho realizzato che non avrei potuto lamentarmi di nulla, visto che era stato davvero tutto perfetto. E così ho capito che lassù qualcuno si sta facendo delle grosse risate alla faccia mia!
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giovedì 3 febbraio 2011
Tre fratelli
Ve lo spiegherei, ma sarebbe come spiegare una barzelletta: perdereste il meglio.
Chi ha l'età giusta, la giusta sensibilità e un po' di sana, masochistica sofferenza all'idea di lasciare l'Italia quanto all'idea di rimanerci, capirà. Gli altri... col tempo cresceranno.
Chi ha l'età giusta, la giusta sensibilità e un po' di sana, masochistica sofferenza all'idea di lasciare l'Italia quanto all'idea di rimanerci, capirà. Gli altri... col tempo cresceranno.
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Stefano Rosso
mercoledì 19 gennaio 2011
28 Novembre 2010
Accidentally in love
E' meraviglioso come qualche bicchiere (non bicchierino) di liquore ti permetta di vedere la vita sotto tutt'altro punto di vista. Stasera lascio un post sull'amore. Chiedo perdono a Francesca, alla quale avevo promesso un messaggio ben diverso, che arriverà quando sarò tornata sobria.
Amore è imbrogliare a Sinco a favore di un bimbo che spera di mettere da parte 5 euro con le vincite natalizie; è chiedere al proprio fidanzato di sopportare un silenzio un po' pesante, solo perchè "oggi va così"; è "distrarsi" mentre si gioca a scopa, sperando che le carte buone escano all'avversario; è vedere un bambino che ha rubato dalla cucina due patatine fritte e ne regala una e mezza a te; è fregarsene altamente dell'influenza che l'altro può passarti, solo perchè non resisti senza abbracciarlo e baciarlo; è pensare di lavorare a maglia un vestito, solo perchè tua cognata ti ha detto che le piace il modello; è bruciare quattro dvd pur di masterizzare un programma per la persona che ami; è sperare che gli altri siano più fortunati di te, perchè ti fa male pensare che possano rimanere delusi.
Alla famiglia del mio fidanzato, per la splendida serata passata, va tutta la mia gratitudine. E un bacio al bimbo influenzato, che stasera non sono riuscita a coccolare abbastanza, almeno per i miei gusti.
E' meraviglioso come qualche bicchiere (non bicchierino) di liquore ti permetta di vedere la vita sotto tutt'altro punto di vista. Stasera lascio un post sull'amore. Chiedo perdono a Francesca, alla quale avevo promesso un messaggio ben diverso, che arriverà quando sarò tornata sobria.
Amore è imbrogliare a Sinco a favore di un bimbo che spera di mettere da parte 5 euro con le vincite natalizie; è chiedere al proprio fidanzato di sopportare un silenzio un po' pesante, solo perchè "oggi va così"; è "distrarsi" mentre si gioca a scopa, sperando che le carte buone escano all'avversario; è vedere un bambino che ha rubato dalla cucina due patatine fritte e ne regala una e mezza a te; è fregarsene altamente dell'influenza che l'altro può passarti, solo perchè non resisti senza abbracciarlo e baciarlo; è pensare di lavorare a maglia un vestito, solo perchè tua cognata ti ha detto che le piace il modello; è bruciare quattro dvd pur di masterizzare un programma per la persona che ami; è sperare che gli altri siano più fortunati di te, perchè ti fa male pensare che possano rimanere delusi.
Alla famiglia del mio fidanzato, per la splendida serata passata, va tutta la mia gratitudine. E un bacio al bimbo influenzato, che stasera non sono riuscita a coccolare abbastanza, almeno per i miei gusti.
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