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domenica 5 maggio 2013

Meglio Napoli.

Dedicato all'anonimo che ha commentato le foto del post precedente dicendomi che "è molto meglio Napoli".
Stasera, dalla finestra della mia camera, potevo godermi questo spettacolo.



Lo confesso, si vedevano anche altre case e tante persone che avrebbero respirato questo schifo, ma le ho tagliate perché non si può mai sapere, certi camorristi potrebbero prendersela a male per queste foto. Magari c'era qualcuno di loro che si stava facendo la doccia... 
Al momento il cielo sopra casa mia è nero.Ma proprio nero nero nero. E la colonna di fumo diventa sempre più densa e larga. Cosa diamine hanno fatto i vigili del fuoco nelle ultime due ore? Chissà! Mistero!

EDIT:
ecco cos'è successo: enorme rogo tossico. Mi mancava questa sensazione di soffocamento a Goteborg. Quando sono arrivata in Svezia non ero più abituata a respirare, tutto quell'ossigeno mi dava alla testa. Fortuna che sono tornata in Italia. Adesso posso tornare al mio destino di miserabile meridionale e morire come il vermiciattolo che sono.

venerdì 13 aprile 2012

Io sono un asino, tu sei un coglione.

Qualche tempo fa ho copiato sul blog un passo del libro "messaggio per un'aquila che si crede un pollo" dove, in sostanza, l'autore sostiene che è stupido sentirsi orgogliosi di cose per le quali non abbiamo merito, mentre è bello e liberatorio ammettere i propri limiti. Io sono un asino, tu sei un asino, diceva, contrapponendolo all'affermazione io sono ok, tu sei ok. Oggi, partendo da questo spunto, vorrei scrivere tre cose.
La prima si rivolge a tutti quelli (fortunatamente pochi) che, passando per questo blog, lasciano commenti del tipo "tu non capisci quanto sia meravigliosa l'Italia rispetto alla Svezia". Provate, per favore, ad azionare il vostro neurone solitario, se nel corso degli anni vi è sopravvissuto, prima di lasciare qualsiasi commento. Io non ho mai scritto che l'Italia fa schifo e che la Svezia è il paradiso. Io ho riportato storie e fatti realmente accaduti e documentabili. Dal momento che vivo in Italia, è ovvio e scontato che questi fatti siano avvenuti qui e non in Svezia. Posso chiedervi se, secondo voi, in Svezia potrebbero accadere queste stesse cose, ma mi limito a questo. Evidentemente qualcuno di voi ha la coda di paglia e si sente chiamato in causa in un paragone che, semplicemente, non c'è. Perché se chiedo "questa determinata cosa sarebbe possibile in Svezia?" mi sento rispondere "eh, tu non capisci quant'è bella l'Italia!"? Che c'entra? Precisamente, quand'è che ho detto che l'Italia è brutta? Io, poi, vivo in quella che considero la città più bella del paese e ne sono orgogliosa; questo, forse, cambia lo stato pietoso della nostra economia o della nostra politica? Recentemente ho ricevuto un commento, ovviamente anonimo (chissà perché 'sti geni non firmano mai i loro pensieri), in cui c'era scritto "beata te che pensi che all'estero ci siano tante opportunità", o qualcosa del genere. Come gli ho risposto, io non penso che all'estero le condizioni di vita siano migliori; io penso che la Svezia offra più opportunità dell'Italia. Estero è anche Grecia, ad esempio, e non mi sembra che i greci se la passino meglio degli italiani in questo periodo. Tra l'altro, più opportunità non vuol dire tutte le opportunità del mondo. Ci sarà la disoccupazione anche in Svezia, ovviamente, solo che gli svedesi vivono meglio degli italiani ed hanno più possibilità di noi. Se solo certa gente accettasse il fastidioso rumore dei neuroni in movimento e azionasse il cervello prima di scrivere, io potrei risparmiarmi certe precisazioni. Ma, come sappiamo, la madre dei cretini è sempre incinta, e statisticamente sarò costretta ad incontrarne una marea nella mia vita, anche sul web. Tra l'altro mi (e vi) chiedo: perché vi sentite così offesi da questo paragone? Se scrivo che qualcosa, in Italia, non va, subito correte a scrivermi che in Svezia non si sta meglio, che fa freddo, che la lingua è difficile, che le persone sono antipatiche. Perché vi sentite così inferiori da dover specificare continuamente che gli svedesi non sono poi così bravi, buoni e belli? Perché volete prendervi meriti che non avete, citando l'arte e la cultura italiane (come se l'arte e la cultura vi avessero mai sfiorati, brutta razza di analfabeti!)? Avete forse scritto libri, elaborato teorie filosofiche, portato avanti rivoluzioni o dipinto affreschi degni di nota? No? Allora non potete permettervi di parlare, perché non avete fatto assolutamente nulla per rendere grande questo paese. Che meriti avete se l'Italia è un paese così culturalmente ricco? Dal momento che girate per blog dedicati alla Svezia, forse nemmeno ci vivete, in Italia. Gli svedesi, al contrario, non avranno poi tanti antenati illustri, ma lavorano attivamente per rendere il loro paese un posto migliore e per garantire anche a voi (e a me, ovvio) un lavoro e delle condizioni di vita accettabili. Non saranno pittori, poeti, artisti, ma hanno fatto delle scelte politiche più intelligenti delle nostre. Negare ciò, a dispetto di ogni evidenza, è semplicemente ridicolo. Perché negate anche i fatti in nome di questo assurdo confronto? Vi sentite davvero tanto uno schifo da avere l'urgenza di specificare, ad ogni occasione possibile, che in fondo non siete proprio delle merde, ma c'è chi sta peggio? E volete proprio affermare questa presunta superiorità con paragoni politici e culturali improbabili? Io ve lo dico da amica: non ci fate comunque una grande figura. A volte la scelta migliore è il silenzio.
I paragoni improbabili mi portano al secondo punto del mio discorso: in questi giorni mi è capitato di leggere (ancora) insulti nei confronti dei napoletani. Ecco, io non spreco il mio tempo a discutere della superiorità dei napoletani sulla gente che scrive certi insulti, soprattutto perché sarebbe tempo perso e fiato sprecato. A differenza di alcune persone, io sono consapevole della mia superiorità e non sento il bisogno di ribadirla. Però una cosa va detta: insultare qualcuno in base alla nazionalità, al credo religioso o al colore della pelle è razzismo. Io non ho meriti se Napoli è una delle città più belle del mondo, né ho colpe se la camorra la sta distruggendo. Come dicevo all'inizio, io sono un asino. Ma tu, caro il mio coglione, sei un razzista di merda e né la tua nazionalità, né il colore della tua pelle, né dio in persona potranno salvarti dal baratro in cui sei caduto.
Infine, a proposito di essere orgogliosi del proprio paese, in questi giorni Napoli è ancor più bella del solito, grazie all'intervento di Giggino (sì, con due g) e all'America's Cup. Dopo tanti anni, finalmente la mia città è sotto i riflettori del mondo per qualcosa di bello, e il mondo non può far altro che ammirare il suo splendore. Non mi interessa se alcuni lavori sono stati fatti in modo frettoloso; non c'è bisogno di fare tanto, Napoli è stupenda di suo e nemmeno decenni di spazzatura sono riusciti a cancellare tutta l'arte, la storia e la cultura che permeano ogni pietra dei suoi palazzi storici. Bastava fare un po' di pulizia, lucidare qualcosina, ed ecco che è tornata a brillare. Ne sono orgogliosa, sì, e a giusta ragione: a differenza di gente che parla e basta, io ho agito. Ho votato. E, a quanto pare, ho fatto la scelta giusta. Che Napoli stia finalmente risorgendo è merito del sindaco come di tutti quelli che l'hanno votato; ma, soprattutto, è merito di quelle migliaia di napoletani che ogni giorno lavorano affinché la loro città sia un posto migliore in cui vivere, sia attraverso gesti eclatanti, come la lotta alla camorra, che attraverso le piccole cose della quotidianità, come la raccolta differenziata. Imparate, voi che esaltate tanto l'Italia e criticate la Svezia, e siete la rovina di entrambi i paesi.

EDIT: provate un po' a vedere qual è la città più bella dell'Europa occidentale. ;)

martedì 13 marzo 2012

Un po' di tempo per me.

Oggi, finalmente, ho un po' di tempo in più da dedicare a questo blog. Iniziamo con gli aggiornamenti:

  • sono stata bocciata all'esame (e ti pareva). La prof mi ha fatto una domanda su una specifica reazione chimica, ma quando ho sbagliato a scrivere una molecola (ho confuso la posizione di un ossigeno), mi ha bocciata dicendomi che non si può fare un esame di biochimica senza saper scrivere quella specifica molecola, e che, di conseguenza, non importava affatto che sapessi cos'è e in quali vie metaboliche è coinvolta. Durata dell'orale: 3 minuti netti. 
  • tre giorni fa è stato il mio compleanno. Festeggiamenti per due giorni, visto che era anche il compleanno del mio cognatino, tre torte diverse e una marea di regali costosi, per non parlare della montagna di fiori che ho ricevuto dal mio fidanzato. Tra l'altro, in questi tre giorni non ho fatto altro che pensare a due cose: 1) questo dovrebbe essere il mio ultimo compleanno in Italia e 2) nulla dice "ti amo" più di una gigantesca torta con meringhe e cioccolato, la cui preparazione ha richiesto una notte di lavoro. Mi sono sentita coccolata, amata e viziata.
  • la mia migliore amica è in Svezia ormai da un mese e un giorno. La sento spesso, più di quanto non la sentissi quando viveva a pochi km da me, ma ho l'impressione che non mi abbia detto niente di questo mese. Non so cosa mi aspettassi, probabilmente commenti entusiasti sull'acqua corrente (e magari pure calda) e l'esistenza dei bus, che nel mio quartiere sono miraggi. 
  • rimanendo in tema di acqua corrente, due anni fa, a febbraio, il mio palazzo e tutta la strada su cui poggia sembravano voler crollare, a causa di una perdita d'acqua che aveva corroso tutto il sottosuolo. Tanto spavento, ma poi siamo tornati a viverci rassicurati dal comune e da una colata di cemento. Ancora oggi mi chiedo come sia possibile riempire 500 mt di strada con una sola colata, ma queste sono domande esistenziali alle quali non avrò mai risposta. Sta di fatto che, pochi mesi dopo, si è ripresentato il problema, spostato di quei 10 mt necessari a coinvolgere un palazzo diverso dal nostro. E poi, un altro paio di mesi dopo, quello successivo. E poi... sono finiti i palazzi! Il bello di vivere nel terzultimo palazzo di Napoli. Sembrava tutto risolto, quando ieri è crollata una strada al centro del quartiere. Non trovate rassicurante l'idea che, dopo due anni, l'arin non abbia fatto assolutamente manutenzione, pur sapendo che nella zona c'è questo problema? A me basta che regga altri 11 mesi, poi fanculo a 'sto quartiere di...
Ed ora la risposta a due commenti:

  • a Zion, che mi diceva di laurearmi ed emigrare il giorno dopo, vorrei dire che io spero di emigrare molto prima della laurea. Questo perché non è giusto che il mio fidanzato, già laureato, debba perdere tempo prezioso qui in Italia solo per aspettarmi. Certo, potrei rimanere in Italia mentre lui inizia la sua nuova vita in Svezia, ma spero di poter continuare gli studi direttamente lì. So di gente che l'ha fatto, ma per il momento non sono riuscita a trovare nessuna facoltà di biotecnologie in Svezia, almeno non per il bachelor degree.
  • a Silvia, che mi spiegava il disturbo di identità di genere, vorrei dire che la cosa di cui mi sorprendevo non era questo cambiamento di sesso, ma gli elementi su cui si sono basati (almeno secondo l'articolo) per diagnosticare questo disturbo. Citando l'articolo:
    Le evidenze di questo disturbo sono comparse all'età di 3 anni: dai racconti della madre, si sa che Zach ha cominciato a fissarsi con giocattoli da bambina, poi a chiedere vestiti da femmina e a rifiutare qualsiasi cosa fosse tipicamente maschile.Io ho un fratello più piccolo; da bambini giocavamo insieme con le bambole ed entrambi usavamo pantaloni comodi e t-shirt. Non è certo questo che ha influenzato il nostro sviluppo sessuale. E, aggiungo, non me n'è mai fregato niente di come mia madre decideva di vestirmi. Personalmente trovavo scomodissime le calze e la maglia di lana e stavo bene se i miei vestiti erano comodi, larghi e mi permettevano di giocare liberamente. Non capisco cosa intenda certa gente con "cosa tipicamente maschile". Vuol dire che un maschietto non può giocare con le bambole, o che una femminuccia non può divertirsi con le macchinine? Questi mi sembrano preconcetti degli adulti che non hanno niente a che vedere con la sessualità dei bambini. Peggio ancora:
     da un anno si veste e gioca come preferisce, a scuola i compagni lo trattano come una bambina e da quando anche i familiari e gli educatori lo considerano una femminuccia, Zach è molto più sereno. 
    Innanzitutto, mi sembra ovvio che lasciare ad un bambino la libertà di giocare e vestirsi come crede corrisponda ad un miglioramento della sua condizione psicologica. La cosa che mi preoccupa, però, è  la frase "gli educatori lo considerano una femminuccia". Cosa vuol dire? Cosa fanno gli educatori con le femminucce? Come si può avere un comportamento diverso con i bambini di cinque anni, basandosi sul sesso? Io sono stata educata dalle suore, che sono il sessismo fatto essere umano e mandato in terra a punirci per le nostre vagine, eppure perfino loro non facevano distinzione tra maschietto e femminuccia e ci terrorizzavano e picchiavano senza alcuna distinzione di genere. Non sarà, forse, che certi "educatori" con le femminucce sono più pazienti e comprensivi, e per questo il bambino adesso è più sereno? Infine, la frase che, più di tutte, mi terrorizza:
    Zach non riusciva proprio a vivere tra macchinine, robottini e pistole giocattolo. Fin da piccolissimo — i genitori sostengono fin dall'età di 3 anni- Zach sognava di essere una bambina. Di indossare il tutù rosa, di giocare con Dora l'Esploratrice, di pettinare le bambole 
    Ma porca paletta! Io pretendo che il mio futuro figlio, maschio, sia libero di giocare con Dora l'esploratrice e di pettinare le bambole! Rivendico il diritto della mia bimba non ancora nata a far scontrare le macchinine e sparare con pistole giocattolo ai robottini! Voglio che la futura lei si senta libera di vestirsi da Batman per carnevale, e che il futuro lui non si vergogni di indossare una maglietta rosa (colore che, nei negozi partenopei, ormai spopola per gli uomini, insieme al lilla. La rivincita dei gay repressi?). Voglio che mio figlio non indossi la gonna perché è scomoda, e non perché è femminile, soprattutto considerato che i preti, i popoli arabi e pure i maghi di Harry Potter la indossano. Un giorno potrei ritrovarmi costretta a spiegargli che Gandalf, con quei capelli lunghi e la tunica bianca, non era abbastanza "virile", o che Legolas si è fatto prestare il vestitino di Trilli e no, non si fa!
    Ho conosciuto una bambina, ultima di 4 figli, che voleva a tutti i costi farsi spuntare il pisellino. Passava ore seduta sul gabinetto sperando di vederlo comparire, lo chiedeva come regalo a Babbo Natale e ad ogni doccia credeva che qualcosa, tra le sue gambe, stesse crescendo e che fosse solo questione di tempo prima di ritrovarsi un bel pene vero. Per non parlare del fatto che rubava i vestiti ai fratelli, che era il più "maschio" del gruppo, che aveva modi da scaricatore di porto (con tutto il rispetto per la categoria) e la famiglia non riusciva a tenerla ferma e buona un solo istante. Mai giocato con le bambole, mai ricamato, mai fatto le faccende domestiche perché donna, ma solo perché costretta e solo quando anche i fratelli capitolavano. Ecco, questa bambina, oggi è una giovane Donna, convinta della sua sessualità, tranquilla, pacata e riflessiva, perfetta nella gestione della casa e, ahimé, costretta a crescere troppo in fretta da una situazione familiare difficile. Del maschiaccio ribelle che era da piccola non c'è più traccia, né sessualmente, né caratterialmente. Non voglio dire che le donne siano per forza pacate e riflessive, o che gli uomini non lo siano, ma vorrei evidenziare che è diventata il contrario di quello che era da piccola: da mostro ingestibile a persona tranquilla, serena e in pace col suo corpo e la sua sessualità.
Un'ora intera passata a scrivere. Come mi sento soddisfatta!

martedì 28 febbraio 2012

The Neapolitan way

Qualche tempo fa, per pura curiosità, mi sono iscritta alla mailing list di FlyLady. Si tratta di una mailing list americana in cui una simpatica signora spiega il suo metodo personale per tenere in ordine la casa. Badate bene, ho detto in ordine, non pulita. Ma vabbè... Non che mi interessi particolarmente, visto che  non è compito mio mettere a posto il casino di casa mia (al contrario, devo pulire), però può essere un interessante spunto di riflessione sulle cattive abitudini che, un giorno, potrebbero portare il caos anche in una eventuale nuova casa. Se mai ci arriverò, ad avere una casa tutta mia. Ma vabbè (e due)... Stamattina mi arriva una mail sull'importanza della routine. Secondo la signora, andare a dormire ad un orario decente ci permette di essere in forma il giorno dopo, e se ci si abitua a preparare vestiti, borse, cartelle, documenti e roba varia la sera prima, la mattina si ha più tempo da dedicare a se stesse e fare una colazione tranquilla. Fin qui, sono d'accordo. L'alternativa, però, sembra essere l'omicidio. Della serie: vi siete svegliate tardi, saltate la colazione, vi vestite male perché non avete scelto gli abiti da indossare e mettete la prima cosa che vi capita, dimenticate sicuramente qualcosa a casa, vi truccate mentre guidate e, nella migliore delle ipotesi, prendete una multa. Questo se non fate un incidente e non ammazzate i bambini che stavate accompagnando a scuola.
Ok.
Americana, ascoltami.
Questo succederà nel tuo bel paesino.
Ora ti spiego come funziona qui a Napoli.
Impara.
Suona la sveglia. Per la terza volta. Capisci che, ancor prima di alzarti dal letto, sei già in ritardo. Ti alzi, fai colazione e prepari il caffè per tutta la famiglia. Tanto sei già in ritardo, che senso avrebbe rimanere pure digiuni? Firmi la giustifica ai bambini, che chissenefrega se perdono un'ora di lezione. La salute prima di tutto, e tu mica vuoi stressare dei poveri bimbi, e magari lasciarli anche a stomaco vuoto? Sali in macchina e ti trucchi. Non perché non ne hai avuto il tempo, ma perché te ne sei dimenticata fino a quel momento. Però, a differenza delle americane, le donne napoletane o guidano o si truccano. Non sono così idiote da fare le due cose contemporaneamente e mettere a rischio la vita dei propri figli. A me sembra una cosa piuttosto scontata, ma se tu senti il bisogno di specificarlo, forse dalle tue parti dovreste rivedere le priorità. Infine, si parte. E non si corre, perché ci sono tanti di quei motorini e tanti di quei pedoni che ti si buttano davanti che è fisicamente impossibile farlo. Molli i pupi a scuola e vai in ufficio. Se sei uno di quegli impiegati disonesti, qualcuno avrà già timbrato il tuo cartellino, ma non è così rilevante, in fondo. Puoi arrivare in ritardo e recuperare un altro giorno. Non si muore, per questo. Infine, la pausa caffè. A differenza degli svedesi, che hanno l'orario per la fika, qui la pausa caffè arriva quando un dipendente ha voglia di caffè, e va a prepararlo per tutti. Per 48 dipendenti, può arrivare anche 48 volte in un giorno. Sì, lo so, per questo si potrebbe anche morire. Infine, dopo aver recuperato il ritardo, tutti a casa. Non c'è bisogno della pianificazione del menu, qui. Noi, a Napoli, abbiamo la pizza. Che, a differenza di quella robaccia americana, è buona e salutare, e pure economica. Così, per 4 euro a capa, ci preparano una cena che tu, con la "pianificazione menu" nemmeno ti sogni.
E nessuno si stressa.
E nessuno muore per la fretta.
Impara.

mercoledì 21 dicembre 2011

Letterina di Natale

Caro Babbo Natale,
   per quest'anno, oltre alla solita pace nel mondo, avrei qualche richiestina un po' più personale. Iniziamo col dire che io non ho assolutamente niente contro la sveglia alle 6, nemmeno se a darmela sono urla disperate di bambini; però, babbino mio, non pensi che la mia vicina sia un po' troppo vecchia per certe cose? Sii buono e togli la voce alla nipotina della cara signora, per il suo bene. Ha un'età, ormai, ha bisogno di dormire più di tre ore per notte.
Babbuccio caro, hai per caso provato a parcheggiare la slitta e farti un giro a piedi per Napoli, ultimamente? Io ci ho provato, ma ogni volta c'era uno sciopero diverso. Non è che io non gradisca farmi 12 km a piedi per arrivare in centro, ma penso a tutte le famiglie dei poveri autisti dell'ANM costretti a scioperare un giorno sì e l'altro pure. Pensaci pure tu, caro il mio babbo: ti piacerebbe svegliarti ogni giorno pensando che forse questo è l'ultimo Natale della tua carriera lavorativa? Ecco, per favore, estirpa il dubbio dalle loro menti e fa' che vengano licenziati tutti, così da non farli vivere continuamente nell'incertezza. Non preoccuparti per noi napoletani, non noteremo la differenza. Per quanto riguarda i turisti, invece, potremo finalmente avere una scusa decente per la spaventosa carenza di mezzi pubblici, ché spiegare ogni volta che le pause caffè a Napoli durano due ore è un tantino imbarazzante.
Babbetto mio adorato, tu lo sai che io soffro tanto durante l'inverno per la continua mancanza d'acqua calda (o di acqua e basta). Tu sai quante docce gelate ho dovuto sopportare, quanti santi ho tirato giù dal paradiso, quanti piatti hanno aspettato più di due giorni per essere lavati; ma non ti chiedo niente per me, no. Piuttosto, fai in modo che i dipendenti dell'ex ARIN ora ABC possano avere acqua in abbondanza. La stessa acqua melmosa che buttano nei tubi e che colora di marrone i miei lavandini. Anche calda, se vuoi. Ma fa' che prenda strade alternative e che entri tutta tutta nei loro polmoni.
Ti ringrazio infinitamente per aver inviato all'Italia un nuovo presidente del consiglio. Ci hai fatto davvero un bel regalo e non abbiamo nemmeno dovuto aspettare Natale. Ora, se mai dovessi rimanere disoccupata e zitella a carico di mammà e papà, non corro più il rischio di dover passare un solo giorno a casa con i miei: adesso alla loro pensione mancano tanti di quegli anni che non ho alcun dubbio sul fatto che non la vedranno mai e poi mai.
Ancor di più, grazie per la lezione di catechismo settimanale di Halyna. La mia anima sentiva davvero la mancanza di teorie, in un italiano fantasioso, sulla vita sessuale di Cristo con la Maddalena. Tra l'altro, non voglio entrare nel merito delle tue scelte, ma sono dieci anni che quella povera donna vive in Italia e tu ancora non le hai portato un bel corso di italiano in 15 volumi. Ti sembra giusto? A me no, ma ti sono grata anche di questo. Nessun altro al mondo mi dirà mai più "PENTISCITI" con tanta veemenza e convinzione.
Infine, grazie mille per Gigino. Non solo posso dire di avere il sindaco più figo d'Italia, ma grazie a lui le chiavi di ricerca più gettonate per il mio blog non sono più "cazzo, culo, svedese" in tutte le loro declinazioni, ma De Magistris, Costamagna e votewatch. Il che mi fa fare un bel salto di qualità, non ti pare?
Prima di salutarti, una segnalazione. So che, anni fa, il grande Giobbe Covatta ti chiese di "pensare" alla famiglia del mulino bianco, quella che viveva, appunto, il quel bel mulino sulla riva del fiume. Io lo so che tu hai fatto del tuo meglio, infatti io non ho più visto mulini nelle pubblicità, ma sappi che ti hanno fregato e si sono trasferiti nei boschi. Hanno figliato (di nuovo!) e vanno a lavoro in bici col pupo a seguito. Sì sì, hai capito bene. In bici per i boschi. Il pargolo non mi sembra nemmeno assicurato al seggiolino, tra l'altro. Ora, si sono fatti furbi e vivono lontani dai fiumi, quindi di esondazioni e straripamenti manco a parlarne, ma una bella segnalazione ai servizi sociali? Vabbè, io suggerisco soltanto. Pensaci tu.
Tanti auguri di buone feste.
Con amore
Lil

giovedì 24 novembre 2011

Il mistero dell'asfalto.

Provate a fare un esperimento: aprite google, entrate in "mappe" e zoommate su un qualsiasi paesino italiano. Non importa dove. Prendete l'omino arancione e posizionatelo su una strada a caso del paesino a caso. In qualsiasi punto del nostro paese, l'asfalto è dissestato, spaccato o rattoppato con un tipo di asfalto diverso, in modo da creare un bel patchwork di grigi.
Provate, se non mi credete.
Che sia una grande città o un minuscolo paesino, che sia al nord, al centro o al sud, l'asfalto si presenta sempre e comunque rovinato. Non so nel resto d'Italia, ma a Napoli riempiono con l'asfalto anche i buchi che si fanno tra le pietre (e poi un giorno qualcuno mi spiegherà come cavolo sia possibile creare buchi tra le pietre. Che fanno, se le portano via i turisti?).
Ora rifate l'esperimento all'estero. Io ci ho provato in Spagna, Francia, Romania, Svezia, Germania, Inghilterra e Repubblica Ceca e non ho trovato una sola stradina rovinata. Niente di niente, nemmeno una piccola crepa. Il massimo del degrado consiste in fiorellini che spuntano tra la strada e il marciapiede.
Qualcuno sa spiegarmi perchè le nostre strade sono ridotte così? Tipo di asfalto diverso? Troppo sole? Manutenzione inadeguata? Giriamo con i trattori cingolati invece che con dei comuni pneumatici di gomma? Davvero, non riesco nemmeno ad immaginare una risposta. Non posso credere che in tutta l'Italia "dalle Alpi alle piramidi " (cit. ex pres. cons.) abbia decine di amministrazioni incompetenti, che affidano la manutenzione a centinaia di ditte altrettanto incompetenti. Quindi mi affido alla rete e lo chiedo a voi; qualcuno ha una possibile spiegazione?

venerdì 4 novembre 2011

Documentarsi no, eh?

Ho appena finito di vedere la nuova trasmissione di Santoro, servizio pubblico. Non che Santoro mi stia tanto simpatico, a onor del vero, ma tra gli ospiti c'era anche De Magistris e  lui sì che mi interessava. Volevo sentire cosa aveva da dire l'uomo che in quattro mesi è riuscito a ripulire Napoli dai rifiuti senza aprire nuove discariche o approvare la costruzione di altri inutili e pericolosi inceneritori, l'uomo che ha trasformato il centro storico in una colossale zona a traffico limitato e che per primo ha deciso di rendere concrete le promesse del referendum trasformando l'ARIN in Acqua Bene Comune, "una azienda speciale a carattere totalmente pubblico".
Mah... la trasmissione mi sembrava molto retorica e poco concreta, gli interventi di De Magistris erano troppo brevi per riuscire a portare avanti un discorso e le poche volte che è stato detto qualcosa di più interessante mi è saltata la connessione. Alla fine, proprio in chiusura, una tale Costamagna (che ammetto di non conoscere affatto) ha chiesto al mio sindaco di rispondere a tre domande: se dopo essere stato eletto sindaco si fosse dimesso dall'incarico di parlamentare europeo, perché si è avvalso dell'immunità parlamentare per delle cause non meglio specificate e come mai risulti essere tra gli europarlamentari meno presenti in parlamento. La tizia cita anche la fonte di queste notizie, votewatch. Ciò che la tizia non dice, però, è che la sua fonte è wikipedia, perché se si fosse presa la briga di informarsi un tantinello di più (e magari di dare uno sguardo al sito che continua a citare manco fosse la bibbia) saprebbe che:

- a citare Luigi De Magistris per diffamazione è stato mastella. C'è bisogno di aggiungere altro? No! Però io lo aggiungo lo stesso. Il parlamento europeo ha stabilito, con larga maggioranza, che il ricorso all'immunità è più che legittimo, in quanto "in una società democratica, è inaccettabile che attraverso un procedimento giudiziario si cerchi di impedire ai parlamentari di esprimere le proprie opinioni su questioni di legittimo interesse pubblico e di criticare i propri avversari politici";
- dopo la sua nomina a sindaco di Napoli, da settembre Luigi De Magistris è stato "sostituito dal nuovo europarlamentare Andrea Zanoni, a causa dell'incompatibilità della carica di sindaco con quella di europarlamentare";
- infine, dando una veloce sbirciatina al sito che la tizia continuava a chiamare in causa (e che dopo le sue dichiarazioni è stato preso d'assalto, tanto che ho dovuto aspettare per riuscire a collegarmici) è subito risultato evidente che De Magistris non risulta nell'elenco degli europarlamentari. Se anche lei si fosse presa la briga di controllare la fonte, avrebbe scoperto che il mio sindaco non risulta nell'elenco perché è segnalato come "inactive". Se poi si cerca proprio bene, si scopre la sua bella scheda, con tutti i dati che lo riguardano, comprese le presenze in parlamento. Wikipedia ha ragione, è stato presente 77 giorni su 113, che corrisponde ad una percentuale del 68,14%. Le statistiche degli altri europarlamentari, però, sono calcolate su 130 giorni. Io non sono molto brava in matematica, ma per logica arrivo a capire che il numero di giorni influisce sul calcolo della percentuale.
Dunque, concludendo, il mio sindaco dev'essere davvero un santo, se arrivano ad inventarsi certe accuse assurde pur di metterlo in cattiva luce. Tra l'altro lo fanno anche malissimo. Sarebbe bastato un quarto d'ora di ricerche per evitare queste stupidissime domande e risparmiare a questa tipa una magra figura. Evidentemente non sono riusciti a trovare nemmeno una multicina non pagata nel suo passato e davvero non sanno cosa inventarsi. Come potete vedere, io sono riuscita a trovare più dati di lei, e da fonti molto più autorevoli di wikipedia, anche se mi chiedo in quanti siano andati a cercare conferma su internet invece di bersi passivamente le bugie della tizia. Triste posto l'Italia, se anche le trasmissioni "alternative" ricorrono a certi mezzucci. Io, intanto, mi faccio forza al pensiero che presto me ne andrò in Svezia e di certi "giornalisti" non sentirò mai più parlare.

mercoledì 12 ottobre 2011

Poi è arrivata la polizia

C'è stato un concorso, anni fa, intitolato "poi è arrivata la polizia", o qualcosa del genere. Diego Cugia lo utilizzò come spunto per parlare dei crimini commessi alla scuola Diaz, a Genova, durante uno degli splendidi  monologhi di Jack Folla.
Sono passati 10 anni da quando quei poveri ragazzi sono stati torturati - e voglio sperare che a nessuno dei miei lettori serva una ricerca su google per ricordare cosa accadde. 
Stasera, al tg1, un giornalista parla di scontri tra manifestanti e polizia. Alla fine del servizio, quasi "distrattamente", aggiunge che una ragazza si è ferita ad un labbro. Ciò che il giornalista non dice, però, è che un poliziotto le ha dato una manganellata in pieno viso, rompendole quattro denti. Non è che si sia ferita da sola; qualcuno ha cercato di spaccarle la faccia, letteralmente.
Ma, come giustamente ci ricorda Crozza, se noi abbiamo dei cani, Berlu ha Minzolini. Guardare il tg1 è un atto di masochismo.
Però il pensiero corre subito ad un altro episodio.
Giorni fa i giornali parlavano di tifosi impazziti che avevano devastato l'aeroporto di Capodichino. In realtà, il Napoli aveva vinto 3-0 contro non so quale squadra e i tifosi stavano aspettando il ritorno a casa dei calciatori. Clima tranquillo, persone euforiche, aria di festa. Insomma, gente normale che ha passato ore in attesa degli "eroi" del momento.
Poi è arrivata la polizia.
In tenuta antisommossa.

martedì 13 settembre 2011

Virilità, questa sconosciuta!

Quest'estate le mie vacanze sono state un po' penose. Ho trascorso 15 giorni in una piccola località calabrese inquinata e squallida, cercando di sopravvivere al mal di denti, ai problemi di stomaco e ad altri doloretti vari, conscia del fatto che, se la situazione fosse diventata davvero critica, avrei fatto prima a tornare a Napoli piuttosto che ricevere cure mediche in quel buco di paese.
Puntualmente, ogni anno, il mio fidanzato, un po' per sfiga, un po' perchè circondato da bambini pestiferi, è costretto a farsi un giro in pronto soccorso. Parte la mattina alle 8 e torna a casa alle 17, se tutto funziona a dovere. E bisogna anche sottolineare che gli va di lusso, perchè avendo una malattia rara scavalca la fila dei poveri vecchietti moribondi e viene curato d'urgenza. In 15 anni, anno più anno meno, non gli è mai capitato di veder curare una persona.
Ma abbiamo il miglior sistema sanitario del mondo, noi!
Torniamo a noi. Il mio fidanzato. Vi confesso che è lui la principale causa delle mie preoccupazioni. Dopo aver trascorso 15 giorni con i nostri vicini di ombrellone mi sono venuti seri dubbi sulla sua virilità. Dubbi che erano nati già all'inizio dell'estate, durante una festa a casa di mia cognata. Festa che merita una piccola digressione: se sono invitata a cena a casa di una riccona per il suo compleanno, il minimo che mi aspetto è un servizio di catering impeccabile. Invece, su 25 invitati, ero l'unica a saper tagliare l'aglio per cucinare spaghetti aglio e olio. Ora, dico io, non è che ci voglia una laurea per capire come si cucinano gli spaghetti aglio e olio. Direi che, così, per intuito, si può indovinare che ci vogliono l'aglio, l'olio e gli spaghetti. Andatevene per un'idea, no? No. Tra tutti gli invitati -età media 30 anni, molti anche laureati- io ero l'unica a saper tagliare e friggere l'aglio. E qui dovrebbe partire un'altra luuunga digressione sul "che cazzo te ne fai di una laurea se poi non sai cucinare nemmeno lo stretto indispensabile per mantenerti in vita?"; ma oggi mi sento buona e ve la risparmio. Quella stronza gran brava ragazza di mia cognata, dopo aver torturato decine di spicchi d'aglio insieme ai suoi amici, appena sono entrata in cucina ha battuto in ritirata. Al grido "lei è bravissima a cucinare, lasciamole campo libero e non disturbiamo la sua arte" tutti i suoi amici sono tornati comodamente a sedersi mentre io ho dovuto cucinare per 25 persone. E così mi sono ritrovata a friggere, in piena estate, in una stanza di 2 metri per 2, su un tacco a spillo di 10 cm, senza aria condizionata, ad una temperatura che sfiorava i 50°. Non era proprio una situazione da festa. Fortunatamente è intervenuta la madre di mia cognata, la quale, per sicurezza, ha aggiunto un altro paio di litri d'olio e mi ha sostituita ai fornelli. A quel punto io, con i piedi doloranti, sono crollata su una sedia, ripromettendomi di non alzarmi più fino alla fine della serata (e così è stato). Improvvisamente, sento mia cognata chiamare il mio ragazzo. La madre, dal canto suo, continua a ripeterle "ma cosa vuoi che ne sappia lui? Chiedi alla fidanzata!". Io, sempre intenzionata a rimanere inchiodata alla sedia, punto i tacchi a spillo sul pavimento. Mia cognata continua a chiamare il mio fidanzato, sua madre continua a ripeterle che deve chiedere a me. Dopo lunghissimi minuti di attesa, durante i quali io continuavo a chiedermi cosa avessi fatto di male per dover coinvolgere addirittura il mio fidanzato -e, vi assicuro, mi è passato per la mente davvero di tutto, perfino il dubbio di aver sbagliato a friggere l'aglio- riesco a scoprire l'arcano mistero: mia cognata, dovendo cucinare la schifosissima pasta per celiaci per il mio fidanzato in una pentola a parte, voleva sapere da lui quanta calarne. Ma, insomma, cosa volete che ne sappia un uomo di quanta pasta deve mangiare? Come avrebbe potuto, il mio fidanzato, capire quanti spaghetti entrano in un piatto? Ovviamente questa è roba da donne! Eppure lui ha risposto. Ha saputo dire di voler mangiare precisamente 70 gr di pasta. Assurdo, no?
Ho cercato per tutta l'estate di farmene una ragione; mi dicevo che forse l'aveva sentito dire in giro, che magari aveva sbirciato mentre la mammina cucinava, ma in cuor mio sapevo che la verità era un'altra: il mio fidanzato SA quanta pasta vuole mangiare.
Il colpo di grazia me l'hanno dato i miei vicini di ombrellone. Per 15 giorni ho dovuto subire una tipica famiglia cafona napoletana: madre, padre, tre figli, la compagna del figlio, ragazza madre con bimba di due anni al seguito, la zia della ragazza madre, moglie di un ergastolano, il compagno della zia della ragazza madre e la madre del compagno della zia della ragazza madre. Bella gente. Di quella che se l'incontri per strada ti nascondi nel primo negozio disponibile per sopravvivere. La ragazza, in particolare, dovrebbe ringraziare quanti santi ci sono in paradiso se non l'ho denunciata ai servizi sociali, dal momento che nutriva la bambina a suon di merendine per non darle da mangiare durante i pasti, e la picchiava se osava fare la cacca.
Un giorno, lamentandosi perchè l'amorevole madre non badava alla bambina, il capofamiglia ci ha raccontato un episodio raccapricciante: la piccola aveva fatto cadere qualcosa per terra e lui aveva dovuto pulire. Il tutto era aggravato dal fatto che c'erano altri due uomini nella stanza e, cito testualmente, "dovessero credere di essere più uomini di me?". Sì, insomma, il fatto era grave! L'avevano visto con scopa e paletta in mano!
A questo punto devo confessarvelo, sebbene la vergogna sia tanta: il mio fidanzato pulisce, se sporca. Pulisce anche se non è lui, ma il suo fratellino, a sporcare. Toglie la polvere. Rifà il letto. Lui... lui... questa non riesco nemmeno a scriverla! Lui lava i piatti!
E se Salemme, in amore a prima vista, ha provato ad insegnarci che lavare i piatti è roba da femmine (purtroppo non sono riuscita a trovare il video su youtube), Caparezza mi ridà un pochino di speranza.



domenica 3 luglio 2011

La crisi dei rifiuti #1 - vivere la crisi in prima persona

Mi appresto a scrivere questo post con la capacità argomentativa propria di chi ha potuto riposare le necessarie otto ore a notte per almeno una settimana. In breve: i miei vicini sono in vacanza. Il che vuol dire che non c'è nessuna nonna con la tosse cronica a tenermi sveglia fino alle 4 e nessuna bambina pestifera che inizia ad urlare alle 5. Ed io, finalmente, dormo!
Così, col cervello funzionante più di quanto non abbia fatto negli ultimi 12 mesi, ho deciso di affrontare l'argomento controverso per eccellenza, la questione rifiuti, spalmandolo addirittura in tre o quattro lunghissimi post.
So che bisogna sempre documentarsi prima di scrivere qualcosa, se non altro per non esporsi volontariamente agli insulti di certi troll, senza avere la capacità di rispondere. Esistono, però, cose che si sanno, semplicemente; dati di fatto che nessun cittadino comune ha la possibilità di controllare e che, nonostante tutto, sono così evidenti da essere innegabili. Li si assorbe vivendo, senza bisogno di prove o documentazioni. Io spero di riuscire a mantenermi nell'ambito del dimostrabile, ma non escludo che possano scapparmi affermazioni non documentabili, che do per scontate e che per altri potrebbero sembrare assurde. Ad esempio: cosa mi porta a dirvi che la gelateria sotto casa mia è gestita da camorristi? Ho forse la possibilità di dimostrarvelo? Vanno in giro con la scritta "camorra" stampata sulla fronte? Eppure, il solo fatto che siano riusciti ad aprire una pizzeria, una salumeria, una gelateria, una tabaccheria, un negozio di giocattoli ed una cioccolateria partendo dal nulla è sospetto. Che di tutti questi negozi solo due siano realmente attivi, ma tutti gli altri rimangano aperti a dispetto di ogni legge di mercato, non fa che confermare le mie ipotesi. Eppure, fino alla condanna di un tribunale, quelli sono onesti cittadini, esattamente come me, e le mie sono solo illazioni. Seguendo questo ragionamento, a Napoli la camorra non esiste.
I rifiuti, dunque. La prima domanda che tutti (o almeno tutti quelli che non vivono a Napoli) si pongono è, ovvia e banale, perchè i cittadini non fanno niente per cambiare la situazione? Allora, proviamo ad arrivarci insieme. Immaginate di uscire di casa per buttare la spazzatura. Il bidone è pieno, ma voi lanciate il sacchetto sul cumulo, perchè avete la certezza che verrà svuotato a breve. Il giorno dopo, però, il bidone è ancora pieno e la vaga conoscenza che avete delle leggi della fisica vi suggerisce che non sia una buona idea provare nuovamente l'atletico lancio sul cumulo. A questo punto, ci troviamo davanti al primo bivio: cosa fate? Riportate il sacchetto in casa, ripromettendovi di buttarlo quando il bidone sarà vuoto, oppure lo lasciate per terra, accanto al bidone, perchè in fondo sempre di spazzatura si tratta? Nell'ultimo caso, avete risolto il vostro problema serale e ve ne tornate a casa soddisfatti di aver compiuto il vostro dovere di bravi cittadini; nel primo caso, rimandate tutto di un giorno. Comunque, sia che i sacchetti si accumulino sul pavimento di casa vostra, sia che si accumulino sul marciapiede, il problema continua a ripresentarsi giorno dopo giorno, finchè non vi stancate di accumulare e decidete di spostarvi in un'altra zona della città. Perchè, diamine, ci sarà pure un bidone vuoto in tutta la città! Invece girate per ore col vostro sacchetto in macchina -ormai avete fatto amicizia, lo chiamate Gennaro e quasi vi dispiace buttarlo- fino a rassegnarvi all'idea che, no, in tutta la città non c'è un solo bidone vuoto. O mezzo vuoto. O pieno fino all'orlo. Ovunque guardiate, le strade sono piene di cassonetti straripanti. Il che vi impedisce, sempre per le su citate leggi della fisica, perfino il lancio sul cumulo. Anzi, iniziate a notare che sempre più persone considerano valida l'opzione "lascia il sacchetto per terra accanto al bidone, perchè tanto il netturbino non è scemo e capisce che quella è spazzatura, anche se non sta dentro al cassonetto"; in un paio di giorni vi sorprendete a trovarla altrettanto valida, dal momento che Gennaro sta figliando allegramente sul pavimento del vostro balcone. Balcone, sì, perchè nel frattempo quel sacchetto ha sviluppato una buona dose di vita all'interno, ed è tutta vita puzzolente in crescita esponenziale. E siccome le strade sono già piene e una decina dei figli di Gennaro non faranno certo la differenza, ecco che tutta l'allegra famigliola finisce per strada. Letteralmente, dal momento che non è possibile distunguere la montagna di spazzatura che sovrasta un bidone dalla montagna di spazzatura senza il bidone sotto. Le forme di vita all'interno del sacchetto portano alla nascita di altre forme di vita, all'esterno, molto meno microscopiche e molto più pericolose, e vi ritrovate a camminare su un tappeto di scarafaggi, coi topi che vi sfrecciano fra le gambe.
A questo punto, cosa fareste? Ci sono un sacco di stronzi che riempiono i loro blog con discorsi sulla "responsabilità del cittadino", un sacco di politici che urlano con la loro mezza bocca che i napoletani se la sono cercata, che vogliono vivere così, che sono sporchi e hanno l'abitudine di buttare la spazzatura in giro, attribuendo al comportamento individuale la colpa della crisi. Ma siamo seri! Chi mai vorrebbe vivere in una situazione del genere? Chi vorrebbe ritrovarsi a camminare in una discarica a cielo aperto? Solo un leghista uno stronzo senza cervello, una bestia disumana, una merda deambulante potrebbe pensare che ai cittadini vada bene vivere in un simile degrado.
Reagire, dunque. Sì, ma come? Non si può evitare di produrre spazzatura. Si potrebbe differenziare, è vero. Ma durante la "crisi", quando perfino le buche per strada diventano un luogo di deposito, non si distingue più tra un cassonetto e una campana per il vetro, e così anche i bidoni della differenziata sono sepolti dalla spazzatura. Non solo: siccome i cittadini riempiono le campane per plastica, carta e vetro con la spazzatura comune, nella speranza che almeno quelle vengano svuotate, le ditte incaricate della differenziata non possono più fare il loro lavoro e diventa, di fatto, impossibile differenziare.
Scartando dunque questa ipotesi, cosa si può fare? Portare i rifiuti in un altro paese? In fondo, Napoli è circondata da altri paesini. Non si dovrebbe nemmeno andare lontano. Ma anche questo è impossibile. Tutti i paesi della zona, fino a Caserta, sono altrettanto pieni di spazzatura. E così vi trovate con le spalle al muro, senza nessuna soluzione possibile: la monnezza non si può portare in nessun centro per lo smaltimento, non si può differenziare, non si può tenere in casa, ma non si può nemmeno sopportare per strada! E quindi, cosa fare?
Si può protestare, è vero, oppure rimanere in silenzio aspettando che passi, sopportando, giorno dopo giorno, la puzza, gli scarafaggi, i topi, le possibili infezioni. I negozi sono costretti a chiudere, i bambini non possono arrivare a scuola, strade a quattro corsie sono ridotte a sensi alternati, e tutti sono maledettamente impotenti. Riuscite anche solo ad immaginare cosa vuol dire vivere una situazione del genere? Il web è pieno di gente che, dalle loro casette pulite nelle loro città pulite, si riempiono la bocca di "sì, ma io avrei fatto". Cosa? COSA? Che cazzo pensate di poter fare?
Un gruppo di madri ha provato a ribellarsi. Hanno bloccato strade, manifestato, urlato, fatto quanto più casino quattro povere disgraziate possano fare. Cosa hanno ottenuto? La camorra ha strumentalizzato le loro proteste, il paese le ha abbandonate e si sono ritrovate da sole contro l'esercito. Non hanno impedito loro di manifestare, ma hanno tolto ogni valore alle loro parole, le hanno denigrate, le hanno accusate di qualsiasi nefandezza e la loro disperazione è stata trasformata, nell'immaginario collettivo, in pazzia, in stupidità, addirittura in un tentativo di appoggiare la camorra. Che senso avrebbe, a questo punto, protestare?
Quelle mamme urlavano al mondo che le scuole dei loro bambini sono troppo vicine alla discarica, che le loro famiglie stanno morendo, che i bambini stessi rischiano la vita. Quanti di voi, non vivendo a Napoli, hanno saputo qual era il vero scopo di questa protesta? E quanti, invece, hanno sentito o letto che quelle donne protestavano contro la discarica, impedendo di fatto la soluzione al problema della monnezza? Le cose non stavano così, ma che importa? Chi si prende il disturbo di arrivare fino a Napoli per ascoltare la voce di quelle donne che vedono morire i propri figli e che diventano involontariamente strumenti di propaganda in mano alla camorra e ai politici?
A questo punto vi rifaccio la domanda: siete circondati di rifiuti; la puzza è insopportabile; non riuscite a camminare per strada, nè a piedi nè in macchina; i vostri figli non possono arrivare a scuola; si parla sempre più spesso di epidemie, in particolar modo del colera, e l'ipotesi non vi sembra tanto fantasiosa; i topi salgono fino ai primi piani dei palazzi; avete scoperto che gli scarafaggi volano; qualcuno vi brucia puntualmente la spazzatura sotto casa, costringendo voi e la vostra famiglia a respirare ogni sera più diossina di quanta dovreste respirarne in una vita intera; nessuno ascolta le vostre proteste e se manifestate danneggiate solo altri cittadini nelle vostre stesse condizioni; la tv dice al mondo che siete un branco di bestie così stupide da non riuscire a buttare la spazzatura nei cassonetti, che tutto ciò vi sta bene, anzi, vi piace, che non volete accettare nessuna soluzione e preferite tenervi i rifiuti; la camorra ha tutta la situazione in pugno e non esiste nessuna forza politica in grado di opporsi. Cosa fate?
Ecco cosa vuol dire vivere la crisi dei rifiuti. Lo scrivo ora che De Magistris ci ha portato una speranza di cambiamento, perchè non mi è mai piaciuta l'idea di lamentarmi di una situazione in stallo. Voglio poter raccontare un cambiamento, una rinascita.

venerdì 1 luglio 2011

Io sono un asino!

Sto preparando un lungo, complesso ed impegnativo post sulla questione dei rifiuti napoletani. Lo so, avevo detto che non ne avrei mai parlato. Fortunatamente i tempi cambiano, cambiano i ragionamenti e le considerazioni che sono alla base di certe scelte, ma, più di tutto, cambiano i sindaci.
Stasera, però, voglio lasciarvi con un piccolo brano tratto dal libro di Anthony De Mello "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo".

La gente viene a visitare il mio centro in India e dice: "che splendido posto, che begli alberi" (dei quali io non sono affatto responsabile), "che clima piacevole". E già comincio a sentirmi bene, finchè non mi sorprendo a sentirmi bene e mi dico: "ehi, ma siamo impazziti? Che stupidata è questa?". Non sono io il responsabile di quegli alberi, nè ho scelto io quel luogo. Non ho ordinato il clima: è capitato che ci fosse bel tempo per caso. Ma il "me" è entrato in gioco, e quindi mi sento bene. Mi sento bene nei confronti della "mia" cultura e della "mia" nazione. Ma a che punto si arriva con la propria stupidità? Non scherzo.
Mi viene detto che la mia grande cultura indiana ha prodotto un gran numero di mistici. Non sono stato io a produrli. Non sono io il responsabile. Oppure mi dicono: "quel tuo paese, con tutta quella povertà, che schifo". Mi vergogno. Ma non sono stato io a crearlo. Cosa succede? Vi siete mai soffermati a pensare?
La gente vi dice: "lei ha un grande fascino" ed ecco che ci si sente al settimo cielo. Ho messo a segno un punto (è per questo che si dice: io sono ok, tu sei ok). Un giorno scriverò un libro intitolato Io sono un asino, tu sei un asino. Ammettere di essere un asino è la cosa più liberatoria e magnifica del mondo. E' splendido. Quando la gente mi dice: "hai torto" io rispondo: "cosa ti aspettavi da un asino?"

mercoledì 1 giugno 2011

E mò ci penza Giggi!

Giggi, sì, con due G.
Giggi, quello che ha "shcassato" e "arrevutato".
Giggi, quello che se cerchi il suo nome su internet sta pure su wikipedia.
Giggi, quello che ha partecipato a un sacco di inchieste, e mai come indagato!
Giggi, quello che ci ha promesso la differenziata in tutta Napoli entro un anno.
Giggi, quello che parla esattamente come Tonino, e viene da chiedersi se a legge insegnino a sbagliare tutti i congiuntivi.
Giggi, insomma.
IL MIO NUOVO SINDACO!

Dell'Italia ho sempre odiato il clima di rassegnazione, questo accettare sempre e comunque qualsiasi schifezza, pensando che "tanto peggio di così..." e continuando a subire.
Mi sarebbe piaciuta una rivoluzione. Mi sarei unita agli operai ormai allo stremo, agli studenti ancora capaci di ragionare, a tutti quelli ridotti alla fame e avrei preteso, insieme a loro, dignità e rispetto. O meglio, rispetto della mia dignità, di cittadina, di donna, di studentessa, di futura madre.
Oggi, molto più pacificamente di quanto abbia mai osato immaginare, mi unisco a questo canto collettivo, che ci unisce da nord a sud, e che scoppia spontaneo nei momenti e nei luoghi più disparati.


Mai avrei pensato di dirlo, ma... certe cose in Svezia non succedono!

lunedì 30 maggio 2011

Ma tu guarda che culo!

Come ogni brava vecchietta che si rispetti, guardo il mondo dalla piccola finestrella della mia mente e mi ripeto che non è più come una volta. Non ci sono più le mezze stagioni, non ci sono più i bravi giovanotti che cedono il posto in bus, non c'è più rispetto per i genitori, non c'è più solidarietà e le nuove guerre sono tra poveri.
Ma, più di tutto, alla veneranda età di 26 anni posso affermare che non c'è più la salute.
La salute, quella cosa che mi ha fatto sentire bene fino ai 13 anni e poi... puff! Se n'è andata via col primo tumore. E siccome ormai ha traslocato definitivamente nel corpo di qualcun altro, ecco che il mio va a farsi friggere e le mie cellule lievitano come le zeppole nell'olio bollente.
Intendiamoci, ho avuto culo! Ho avuto tanto di quel culo che se credessi in un dio andrei a Pompei a piedi solo per accendere un cero. Però poteva anche andarmi meglio, no? Potevo rimanere sana e bearmi della mia ignoranza in fatti del genere. Potevo limitarmi a studiarli, i tumori, invece di beccarmeli.
Mi sarebbe piaciuto anche avere un po' più di fortuna nel trovare i medici giusti al momento giusto, invece di dover aspettare cinque anni per la diagnosi del primo e sette per la diagnosi del secondo.
Il primo, come ho già scritto, mi è venuto a 13 anni. Era un adenoma alla parotide. In linea di principio, gli adenomi sono i tumori più simpatici che esistano: crescono poco, non diventano mai maligni, e se non ti beccano qualche organo vitale ci puoi convivere fino a che non raggiungono dimensioni impressionanti. Se poi, invece di crescere verso l'interno, riesce ad espandersi all'esterno (come quello alla parotide), allora ci si vede crescere dei palloni da calcio sul collo. Ovviamente, se non ci si cura. E uno si aspetta che, in un paese "avanzato" come l'Italia, che vanta uno dei migliori sistemi sanitari mondiali, la diagnosi sia tempestiva. Anche perchè, se me l'avessero curato in tempo, mi sarei risparmiata 5 anni di analisi (con diagnosi che andavano dalla mononucleosi al dente cariato, giusto per farvi capire la preparazione di certi medici), due interventi chirurgici (perchè non potevano risolvere tutto in un'unica volta, no... hanno preferito lasciare l'operazione a metà e riaprirmi il collo il mese successivo), la perdita di un nervo che mi ha portato in regalo la sindrome di Frey, e anni di dolori al viso e all'orecchio. Ma vabbè, già è tanto che siano arrivati alla diagnosi giusta; pretendere di averla 5 anni prima e di essere curata in maniera scientifica e non alla cazzo di cane mi sembra una pretesa esagerata.
Adesso la storia si ripete, con il secondo adenoma. I sintomi c'erano già 7 anni fa. Praticamente mi sono comparsi appena sono guarita dal primo tumore. Ora, se fossi andata in giro con un cartello "adenoma ipofisario in corso", sarebbe stato meno evidente. Perchè, porca paletta, le analisi urlavano "ADENOMA IPOFISARIO!" da ogni valore. Tutto, ma proprio tutto, faceva pensare a quello.
Non esce niente dalla risonanza magnetica? E allora è stress! Ok, posso capirlo, ma porco cazzo, ho 20 anni e appena sospendo le cure mi riempio di prolattina fino alla punta dei capelli. Vuoi pensare, medico di merda, che forse c'è qualcosa che non va? Se poi arrivo a 23 anni e ho ancora problemi ormonali, vuoi farmela ripetere quella dannata risonanza, invece di suggerirmi una buona vacanza? NO! Sono stressata, solo stressata! E così ho fatto 7 anni di cure casalinghe, inventando cazzate su cazzate per convincere il mio medico curante a prescrivermi le medicine che mi servivano e prendendo pillole per la menopausa quando non ci cascava. Pillole che, volendo essere precisi, mi hanno salvata da un intervento chirurgico al cervello. Insomma, in pratica ho dovuto studiare il mio caso, documentarmi sulle cure e andare avanti a medicine prese di mia spontanea iniziativa. Cosa pericolosissima, che non consiglio a nessuno e che in linea di principio può portare conseguenze devastanti, ma che, in pratica, ha impedito al tumore di crescere e mi ha permesso di sopravvivere all'incompetenza di cinque endocrinologi, sette ginecologi e tre neurologi. Quindici persone che messe insieme non facevano un cervello intero.
Dopo sette anni di cure con dosi molto basse il tumore non è certo passato, ma almeno ho limitato la sua crescita a soli 5 mm, una grandezza per la quale non si opera. Considerando che il primo tumore è cresciuto di 3 cm in 5 anni, direi che posso considerarmi più che fortunata. Non riesco a fare a meno di pensare che se avessi seguito le indicazioni dei medici, invece di fare di testa mia, adesso mi ritroverei imbottita di psicofarmaci, con una palla di diversi centimetri nel cervello e costretta a farmi infilare sondini su per il naso per riuscire ad asportarla, con possibili danni all'ipofisi.
La ciliegina sulla torta è stata la tipa che mi ha fatto la risonanza. Prima di salutarmi mi ha detto "non so dirti di più, ma mi sembra che ci sia qualcosa, e non mi piace affatto". Qualcosa? QUALCOSA? Cosa, porca troia? COSA?
Ho 26 anni e tu mi dici che ho "qualcosa" nel cervello? Sii più precisa! Oppure non dirmi nulla, che è meglio. Qualcosa! Qualcosa che mi ha fatto morire di paura per tre giorni, qualcosa che mi ha fatto pensare ai peggiori scenari possibili, qualcosa che mi ha tolto il sonno per tre notti, qualcosa che potevi tenerti per te!
 E avrebbe anche potuto evitare di sottolineare, insieme all'infermiera, che "queste cose succedono a persone sempre più giovani". Perchè a quel punto io stavo per chiamare le pompe funebri! E non per "qualcosa", ma per l'infarto in corso!
Che poi, a volerla dire tutta, quanti di voi collezionano tumori? Quante possibilità ci sono di beccarsene due nell'arco di sei anni? Ok, sono delle barzellette di tumori, sono del tutto innocui, sono piccini, sono curabili, non richiedono nemmeno la chemioterapia, ma sono comunque cellule impazzite che iniziano a riprodursi. E viene da chiedersi se sarò sempre così fortunata, oppure farò la fine della mia amica, ridotta a vegetale da un tumore al cervello a 18 anni; o di mio nonno, che "fortunatamente" è morto di vecchiaia prima che il cancro diventasse troppo doloroso; di mia zia, o di mio zio, o dell'amica di mamma, o della direttrice della biblioteca, o del collega di papà... tutte persone che stanno lottando (o hanno già perso) contro qualche tipo di tumore, di solito maligno.
Non so... non so bene se ritenermi sfigata o fortunata. Propendo per il fortunata il 90% delle volte, ma capita che la depressione abbia la meglio in qualche caso. Non so cosa pensare di tutte queste persone che si ammalano attorno a me. Dovrebbe essere normale? Rientriamo nella statistica? Capita? A me dispiace, cazzo! Mi dispiace indipendentemente dalla statistica, perchè sono vite rovinate, distrutte, anche in caso di guarigione. Però, se penso che statisticamente non sarebbe dovuto succedere a tanta gente, è la rabbia ad avere la meglio. Forse sono cose che capitano, forse dobbiamo rassegnarci a veder soffrire i nostri cari; personalmente ritengo che qui ci sia la responsabilità di qualcuno, di qualche essere umano senza scrupoli che specula sulla nostra salute, di gente che inquina il cibo, l'acqua, l'aria, di medici che non sanno curarci, di politici che tagliano i fondi anche a quei pochi che potrebbero fare qualcosa di buono.
Io continuo a sognare che, se solo fosse la Svezia, certe cose si potrebbero evitare.

giovedì 19 maggio 2011

L'evoluzione dell'elezione

Prima di iniziare questo post, vorrei scusarmi con chi ha lasciato commenti a quello precedente. Blogger è impazzito ormai del tutto: prima mi ha cancellato i commenti, poi me li ha fatti ricomparire, poi ha cancellato tutto il post, poi l'ha fatto ricomparire senza commenti, infine mi ha incasinato tutti i tag. Io, che sono una personcina perbene, mi asterrò da ogni commento, terrò per me tutte le simpatiche paroline che mi stanno passando per la mente, e passerò direttamente all'argomento del giorno.
Quando mio padre era giovane, i camorristi promettevano posti di lavoro in cambio di voti. La città finiva nelle loro mani, peggiorando di anno in anno e sprofondando sempre di più nel baratro, ma chi si era venduto il voto riusciva a trovare lavoro. Certo, non sempre sicuro, non sempre a tempo indeterminato, quasi mai legale. C'era chi superava i concorsi e chi finiva a spacciare, ma tutti trovavano il loro posto nel mondo.
Poi, chissà come e chissà perchè, il voto ha perso valore. Economico, intendo.
Dal posto di lavoro si è passati a vendersi per 50 euro, per un abbonamento allo stadio, per una promessa non più rispettata - e da chi vai a lamentarti se un camorrista non rispetta una promessa? - per una ricarica sul cellulare.
Poi qualche intelligentone ha capito che non serve spendere una fortuna in biglietti per cinema e stadio, se puoi ottenere gratis lo stesso risultato semplicemente minacciando di morte gli elettori. Con un po' di fantasia potevano arrivarci prima, ma si sa che certa gente non brilla per arguzia e spirito imprenditoriale. Il geniaccio che c'è arrivato per primo diventerà il loro prossimo mito e a lui saranno intitolate strade e piazze dai prossimi delinquenti che governeranno la mia città.


Ma c'è qualcuno che li ha fregati tutti. Senza dover comprare il mio voto, nè minacciarmi, ha fatto in modo che io "votassi" per chi di dovere. Molto più semplicemente, per votare mi è stata data una comune matita, una di quelle che si cancellano senza problemi. Ovviamente regolare, con tanto di nome del ministero stampato sopra. Ormai bastano 50 centesimi di gomma per ottenere il mio voto; perchè mai dovrebbero prendersi il disturbo di minacciarmi?
Direi che la strada che hanno fatto è tanta: sono passati dal dover piazzare negli uffici pubblici centinaia di idioti raccomandati al comprare una gomma. Suppongo che meglio di così non possano fare, ma non voglio essere troppo ottimista e venir smentita dai fatti, alla prossima elezione. Potrebbero sempre trovare il modo di evolversi ulteriormente.

martedì 26 aprile 2011

Benvenuti a casa mia

La mia geniale amica Francesca ha modificato lo sfondo del mio blog. Erano mesi che volevo farlo, la rosa era bellissima ma non rispecchiava affatto il mio carattere. Per questo splendido lavoro non mi sembrava abbastanza ringraziarla privatamente su internet, così lo faccio pubblicamente, e a caratteri cubitali, su questo blog.
GRAZIE FRANCESCA!
Ognuno di noi ha un'immagine speciale dentro, qualcosa che fa parte di noi, che ci ricorda un momento bello, che riflette il nostro modo di vivere, la nostra personalissima filosofia...
Io adoro la pioggia.
Quando la gente apre gli ombrelli è costretta a mantenere una certa distanza. Non ci si ferma per strada a chiacchierare. Non si perde tempo in shopping e passeggiate romantiche. Non si esce se non si è costretti. E così perfino una città caotica come Napoli diventa più silenziosa, le strade si svuotano, le vaiasse non urlano da vicolo a vicolo, i teppistelli non escono dai loro bassi, e la cosa peggiore che può capitarmi è ritrovarmi bloccata nel traffico in bus. Ma anche a quello c'è rimedio: basta alzare la voce del lettore mp3. E poi, quando piove, nemmeno i vecchietti in pullman hanno voglia di parlare.
L'immagine che fa da sfondo a questa pioggia virtuale rappresenta tutto ciò che c'è di negativo nella mia vita. Signore e signori, benvenuti nel mio quartiere.
Su internet bisognerebbe fare attenzione a dare il proprio indirizzo (e non è che quelle case ce l'abbiano scritto sopra), ma io non mi preoccupo più di tanto: innanzitutto non abito proprio in quei casermoni, quindi scrivervi che vivo nel raggio di 500 mt dal cosiddetto bronx  non vi sarebbe di nessun aiuto; più di tutto, però, mi fa sentire sicura il fatto che qualsiasi non-napoletano non uscirebbe vivo da quei mostri di cemento. Non è un'esagerazione, prendetemi pure alla lettera. Se non ci sei nato, non puoi entrare in certi posti.
Credo che siano stati costruiti per abituare gli abitanti a vivere rinchiusi in qualcosa di molto simile ad un carcere; il passaggio a Poggioreale  (praticamente obbligatorio, se vivi lì) è una promozione sociale.
Mi piaceva tantissimo l'idea di usare un'immagine così brutta e squallida unendola a qualcosa che mi fa sentire bene. Fonde il meglio e il peggio della mia personalità e rispecchia la mia anima, nel vero senso della parola. L'immagine sfocata, poi, mi fa sognare una bella pioggia acida capace di liquefare tutto questo orrore.
Ma forse ora sto chiedendo troppo.

martedì 15 marzo 2011

Mi correggo

Dio esiste e mi sfotte!
Stamattina dovevo riportare un libro alla biblioteca dell'università. Avrei dovuto fare quei famosi 12 km in 2 ore e mezza, ma senza essere accompagnata in auto alla metropolitana. Sono partita agguerritissima, con l'orologio alla mano, pronta a segnalare su questo blog le ore di attesa per bus e metro e parlare malissimo di quegli sfaticati che "lavorano" all'ANM (Azienda Napoletana Mobilità, i magistrati non c'entrano!). Esco di casa alle 11.30. Alle 11.37 passano due (!!!) pullman diversi; ho potuto addirittura scegliere se prendere quello che arriva direttamente alla metropolitana dopo un giro interminabile oppure quello che in 5 minuti mi porta alla stazione dell circumvesuviana, dalla quale prendere il treno per arrivare alla metropolitana. Scelgo la comodità del primo: anche se dovesse metterci tutta la giornata, è vuoto e posso stare comodamente seduta ad ascoltare musica. Durante il tragitto prendo mentalmente nota di tutto ciò che non va, ma solo una di queste cose merita di essere raccontata: su una strada a doppio senso e una corsia c'era una macchina parcheggiata in doppia fila al centro della corsia opposta, con tizio comodamente spaparanzato sul sediolino del passeggero che non si è preoccupato minimamente del fatto che, grazie a lui, il bus è rimasto fermo 15 minuti prima di riuscire a sorpassarlo. E dire che, avendo invaso la corsia opposta, poteva tranquillamente guardare in faccia il conducente e non si può certo immaginare che non si sia accorto di un bestione arancione alto due metri e parcheggiato a 10 cm di distanza dal suo paraurti. Vabbuò! Ordinaria amministrazione. Tra l'altro, le capacità degli autisti di pullman a Napoli dovrebbero essere studiate dal CICAP come manifestazioni di poteri paranormali. Giuro di aver visto un pullman restringersi e passare nei 10 cm di distanza che due macchine parcheggiate in terza fila avevano lasciato liberi. Altro che il Nottetempo di Harry Potter!
Comunque, riassumendo, esco dal bus e mi trovo il treno già sul binario, ad attendermi con le porte aperte. Culo? Sì! Esagerato! Già questo sarebbe bastato a donarmi il sorriso. Dopo due fermate, scendo e mi faccio 10 min di sottopassaggio. Che volete farci, sono pigra! I tappeti mobili sono fatti per rimanere fermi mentre loro ci portano a destinazione; che senso avrebbe camminare su una cosa che già cammina di suo? Nonostante la mia tremenda pigrizia, arrivo al binario quando mancano 5 minuti all'arrivo del treno. Entro, mi siedo, esco, cammino su  per il policlinico, consegno il libro, ri-cammino giù per il policlinico, ri-entro in metropolitana. Per 40 secondi scarsi sono costretta a timbrare un nuovo biglietto, ma non mi interessa. Di nuovo, mi trovo il treno in arrivo. Arrivata a destinazione ripercorro il sottopassaggio e, mentre mi lascio trasportare comodamente da cose che si muovono al posto mio, sento il treno che frena. Prendo al volo il treno e decido di sfidare la sorte: invece di scendere alla fermata giusta, mi fermo a quella precedente e faccio una capatina alla Feltrinelli.
Il libro che cercavo per me non c'era.
Il libro che cercavo per mio cognato non c'era.
Il libro che cercavo per il mio fidanzato non c'era.
Delusa dalla Feltrinelli per la prima volta in vita mia, penso di aver fatto una cazzata colossale. Ho abbandonato la nave, perdendo il posto su un treno certo per aspettarne uno incertissimo! E inutilmente, per giunta! Ma, con poteri che non sapevo di avere, appena calpestato l'ultimo gradino delle scale (disdetta! Non c'erano scale mobili!), richiamo a me un altro treno, anche meno affollato del precedente. Troppa grazia, penso. Non potrò avere una fortuna così sfacciata anche col pullman. Invece, appena uscita dalla stazione, mi trovo davanti un tizio dell'ANM intento a trasformare una targhetta spenta in un luminosissimo messaggio di speranza: su quel bus c'è il mio indirizzo! E così, assolutamente incredula, ho preso al volo anche quell'ultimo mezzo di trasporto prima di tornare, esausta, a casa.
Alle 15.20.
Che, se escludiamo una mezz'ora alla Feltrinelli e un'altra mezz'ora per riconsegnare il libro, fanno 2 ore e 50 minuti di viaggio effettivo. Al mio ritorno non avevo nemmeno la forza di pensare, ma mi sentivo davvero soddisfatta e fortunata. Finchè non ho realizzato che non avrei potuto lamentarmi di nulla, visto che era stato davvero tutto perfetto. E così ho capito che lassù qualcuno si sta facendo delle grosse risate alla faccia mia!

lunedì 7 marzo 2011

Piccoli cambiamenti

Stanotte ho preso una piccola, grande decisione: ho modificato il sottotitolo. Adesso è "che colpa ne ho se sono nata in Italia?". Ho aperto questo blog pensando di usarlo per raccontare le cose assurde che succedono nella mia città, per sfogarmi e lamentarmi di un modo di vivere che sento lontano. La situazione, anche se dai messaggi non si direbbe, mi è leggermente scappata di mano, visto che mi sono ritrovata a pensare di voler raccontare di tutto, eccetto quanto succede a Napoli. Mi sono accorta che vivere in questa città è davvero l'ultimo dei miei problemi.
Il problema vero è che Napoli è in Italia.
Non mi sembra che B. sia napoletano o che ci siano leggi diverse a Milano e a Venezia (in compenso loro hanno i leghisti); non c'è lavoro, non c'è rispetto per i cittadini, non c'è un futuro per noi giovani, non c'è speranza di miglioramento in tutto il paese, senza distinzione tra nord e sud. Se voglio andarmene dall'Italia è perchè abbiamo un governo disastroso (e, mi duole dirlo, la colpa non è esclusivamente del nano), perchè non c'è lavoro, perchè non potrò mai sperare di costruire qualcosa nelle condizioni in cui versa il paese. Quindi no, non mi va di parlare di certi problemi e attribuirne la colpa ai miei concittadini. Se fosse Napoli il vero problema, mi basterebbe trasferirmi a Roma, per dirne una. Ma non mi sembra che a Roma se la passino meglio.
E, sinceramente, se proprio dovessi avere la sfortuna di rimanere bloccata in Italia, non cambierei Napoli per nessun'altra città italiana.
Un altro cambiamento, stanotte, è avvenuto nel mio modo di pensare. Esistono persone capaci di farmi saltare i nervi anche via web. Non so come sia possibile; io sono qui, nel mio salotto, accendo il pc e mezz'ora dopo mi esce il fumo dalle orecchie! Odio il fatto che esistano persone capaci di farmi perdere il controllo a tal punto. Stanotte ho fatto un passo in avanti verso la mia "svedesizzazione": ho aperto uno di questi blog, ho letto un messaggio che, come sempre, sembrava rivolto contro di me (e in parte lo era) e... niente! Posso dire con orgoglio di non essermi affatto arrabbiata. Per la prima volta, ho davvero capito che questa persona non merita ascolto. Non lo dico con astio, anzi mi fa pena. Purtroppo non si tratta di differenti punti di vista o di diversi orientamenti politici, dal momento che idee diverse meritano sempre e comunque ascolto e sono un ottimo mezzo di crescita culturale attraverso il confronto. Ma lui non ha idee, nè ideali, nè cultura. Era questo il dettaglio che mi sfuggiva, il motivo per cui ero incapace di rispondere a quelle affermazioni che tanto divergevano dal mio modo di vedere la vita. Non c'è pensiero, solo lapidari commenti di condanna contro tutto e tutti. Mi sono accorta che l'autore è una sottospecie di bestia, visto che i suoi messaggi tengono conto esclusivamente del suo interesse e del suo benessere. Se i terremotati sono ancora "in vacanza" poco importa, tanto lui la casa ce l'ha; se ci sono migliaia di operai ridotti alla fame, sono solo dei pessimisti che vogliono parlar male del loro paese, visto che lui lavora, e la crisi ce la siamo inventata, perchè lui riesce anche a mantenerlo, il lavoro; se qualcuno osa denunciare la camorra, ci fa fare brutta figura all'estero, perchè lui, la camorra, non ce l'ha in casa. Ho reso l'idea? Ci ho messo un po' per capire. Inizialmente ero assolutamente incapace di metabolizzare i suoi messaggi, non riuscivo proprio a comprendere come una persona potesse pensare veramente certe cose. Stanotte, per la prima volta, ho capito che una persona così incapace di empatia, così concentrata su se stessa e così schifosamente egoista davvero non merita il mio tempo. Rimango in bilico tra la pena e lo schifo (propendo più per lo schifo, però!), ma non ho intenzione di donargli anche la mia rabbia. Non la merita. Fortunatamente non sono l'unica a pensarla così, visto che è ridotto a commentarsi i messaggi con false identità, fin troppo facili da scoprire perchè sono tutti anonimi, tutti col suo stesso stile di scrittura e tutti pronti a leccargli il culo in un modo così sfacciato da essere palesemente falso. Gli unici commenti veri sono di persone che non ce la fanno più a leggere certe cazzate e lo mandano dove merita. Io, però, non sarò nella lista. Ora ho smesso di cercare di capire per trovare un punto di incontro, un dialogo o uno spunto per una sana riflessione.
Fortunatamente con certa gente non ho niente in comune.

sabato 5 marzo 2011

O signore dell'universo, ascolta questo figlio disperso...

Cara divinità che vive in un'altra dimensione (abbiamo provato a cercarti in cielo, ma non c'eri),
stando a quanto dicono di te, dovresti aver creato il mondo. Non importa se in sette giorni o sul dorso di una tartaruga, il concetto rimane lo stesso in ogni paese e in ogni lingua.
Avrei da segnalarti qualche incidente di percorso nella mia vita:
- hai donato al mio vicino di casa una batteria, senza fornirgli il talento necessario a suonarla. Non contento, non gli hai concesso nemmeno il tempo per esercitarsi, così lui è costretto a farlo di notte, dall'una in poi;
- ci hai dato l'intelligenza, ma non hai allegato il libretto di istruzioni, così quelli che mi circondano non sanno che farsene e si limitano ad ignorare quella parte di sè;
- ci hai permesso di comprendere che l'uomo è l'evoluzione della scimmia, ma poi ci hai dimostrato che, per certi soggetti, è vero l'opposto;
- ci hai plasmato i genitali e hai riempito il mondo di persone che vorrebbero vietarci di usarli;
- mi hai fatta nascere col minimo sindacale di pazienza, a Napoli. No, dico... riflettici bene: a Napoli! Almeno potevi farmi un po' più paziente  far eruttare il Vesuvio un po' più spesso;
- mi hai dato la possibilità di vedere cose che sono invisibili agli altri. GRRRRazie;
- hai riempito internet di qualsiasi schifezza, ma non della spiegazione dell'epilessia del lobo temporale che volevo allegare alla voce precedente. Però ho scoperto che ne soffriva anche Chopin, e lo metto in lista dopo Poe e Baudelaire. Viene quasi da pensare che tu mi abbia fatta nascere così per rendermi geniale... staremo a vedere.
Ora, dimmi, dopo questa serie di sviste (e mi sono limitata ad elencare quelle che mi riguardano direttamente) era proprio il caso di far nascere una nuova vita nel grembo di una donna che chiude la figlia di un anno e mezzo fuori casa ogni volta che piange troppo?
Davvero, pensaci...

giovedì 3 febbraio 2011

Tre fratelli

Ve lo spiegherei, ma sarebbe come spiegare una barzelletta: perdereste il meglio.
Chi ha l'età giusta, la giusta sensibilità e un po' di sana, masochistica sofferenza all'idea di lasciare l'Italia quanto all'idea di rimanerci, capirà. Gli altri... col tempo cresceranno.

domenica 16 gennaio 2011

Nuovi mezzi di comunicazione

Anche se dovrei copiare gli ultimi post del vecchio blog, proprio non riesco a fare a meno di condividere con voi le avventure che questo nuovo anno mi sta regalando.
Oggi vi voglio parlare dei nuovi (e/o vecchi) sistemi di comunicazione in uso nel mio condominio. In particolare, spiegherò in dettaglio: lo scalofono, lo scopotelegrafo, il campanellomorse e l'urlo disumano. Quest'ultimo è usato dalla notte dei tempi e ci sono testimonianze del suo uso sin dall'antichità, ma evidentemente è talmente utile e funzionale che non verrà mai soppiantato da banalità come il telefono cellulare.
Ma procediamo con ordine.
Il mio palazzo consta di sei piani, con tre abitazioni a piano, per un totale di 18 famiglie (più un barbone che vive sul tetto). Un giorno, la sfortunata signora del terzo piano ha scoperto che il suo gabinetto le riportava su ciò che invece sarebbe dovuto scendere giù ed è stata costretta a chiamare l'idraulico. Non so quanto sia vero, visto che di certa gente non mi fido minimamente, ma il suddetto idraulico ha decretato la morte della nostra colonna fecale, il che vuol dire lavori in tutte le case e migliaia di euro di spese. I lavori sono partiti dal terzo piano e sono arrivati fino al quinto (evitando, per miracolo divino, proprio la mia casetta) ed è stato proprio in questo periodo di profonda sofferenza per le famiglie coinvolte che si è fatto il più largo uso dello scalofono di cui io abbia memoria. Nemmeno per la sparatoria hanno fatto tanto casino. Evidentemente molto provate per la dipartita della signora Colonna, le tre famiglie hanno usato la tromba delle scale come amplificatore per le loro urla.
Non sto scherzando.
Ognuna sul suo pianerottolo, oppure direttamente in casa, le signore dei tre piani interessati hanno comunicato per tutto il giorno a suon di urla. Come si distingue lo scalofono dall'urlo disumano? Semplice: nel primo caso, la signora urlante si posiziona in un punto preciso del pianerottolo, oppure sporge la testa dalla porta con una ben calcolata inclinazione, in modo tale che il palazzo tutto possa fungere da cassa di risonanza e che nessuno nel quartiere possa fingere di non aver sentito. Eccetto la sottoscritta, ovviamente!
Io avevo già capito che, quel giorno, stava succedendo qualcosa di grosso. Siccome l'ultima volta che ho sentito urlare tante persone contemporaneamente c'era una sparatoria in corso, io ho chiuso la porta blindata a più mandate e, per sicurezza, ho tirato pure il chiavistello e mi sono rintanata con lo stereo a palla nella stanza più esterna della casa.
Solo quando ho avuto bisogno del bagno e ho tirato lo scarico, qualcuno si è degnato di avvertirmi che c'erano dei lavori in corso. E qui, signori miei, si è palesata la maestria dell'idraulico nell'uso del campanellomorse. Tempo dieci secondi scarsi dallo sciacquone (io stavo ancora seduta a leggere il topolino, insomma), qualcuno inizia a scampanellare furiosamente alla mia porta. Ma io, provetta giovane marmotta, ho capito subito che non si trattava di uno scampanellio qualsiasi. Era codice morse. In particolare, mi diceva: esimia signora, sono l'idraulico che lei ha tanto gentilmente innaffiato con i suoi bisogni fisiologici dieci secondi or sono. La prego di essere tanto cortese dal volersi asterere dall'uso dell'acqua per la giornata di oggi. La ringrazio e colgo l'occasione per porgerle i miei più distinti saluti.
Io avevo vagamente intuito che la questione fosse di una certa gravità, così, nonostante avessi già capito tutto il messaggio, ho pensato che sarebbe stato gentile da parte mia aprirgli la porta. La genialità dell'idraulico, il quale stava facendo il suo meritato quarto d'ora di pausa appoggiato al mio campanello, mi ha convinta che forse non era il caso di far entrare un simile elemento nella mia umile dimora, dal momento che, nonostante stesse ancora scampanellando, era assolutamente al di fuori della visuale del mio spioncino. Ammetterete anche voi che ci vuole un livello di agilità non comune per riuscire a rimanere con la mano appoggiata al campanello, ma mettendosi di spalle, appoggiato al muro sul bordo esterno della porta.
E siccome nel mio palazzo continuavano ad urlare, nonostante il messaggio in codice fosse piuttosto chiaro, proprio non ho potuto fare a meno di pensare al peggio e sono nuovamente corsa nella stanza più esterna della casa. Evitando, ovviamente, di usare il bagno.
Quando, verso le due del pomeriggio, ho deciso che era arrivato il momento di cucinare e ho sciacquato le verdurine, usando il rubinetto della cucina, ecco arrivare l'urlo disumano.
No, non era l'idraulico.
Era la signora del piano di sotto. Solo che io non sono riuscita a distinguere il mio nome, tra tutte quelle urla (lo scalofono era ancora in piena attività). C'è anche da dire che avevo sia la veranda che il balcone completamente chiusi e che la voce della signora, la quale mi stava simpaticamente chiamando proprio dal balcone, non mi giungeva molto chiara. Sentivo che qualcuno ripeteva sempre la stessa parola, ma pensavo che fosse un "apri-spingi-tira-chiudi" urlato dall'idraulico all'assistente. Dobbiamo ammettere che l'urlo disumano sta perdendo punti. Infatti, la signora (sempre lei!) è costretta ogni giorno ad urlare per almeno mezz'ora il nome della figlia, prima che questa riesca a sentirla e le risponda dal palazzo accanto. Non so, forse è lei che si sta facendo vecchia e non ha più la voce di un tempo. Comunque, scoraggiata, la povera donna ha dovuto fare l'enorme sforzo di salire ben due rampe di scale per usare nuovamente il campanellomorse per ordinarmi di non usare l'acqua.
Dopo una cascata di idee geniali su come riuscire a preparare un piatto di pasta senza usare l'acqua, il resto della giornata è passato senza altre comunicazioni. Finchè la signora, la quale evidentemente aveva capito che non siamo attrezzati per la ricezione dell'urlo disumano, ha spedito la figlia (troppa fatica venire ad avvisarci di persona) per dirci che potevamo nuovamente utilizzare l'acqua. Tempismo perfetto, aggiungerei. Se avesse aspettato dieci minuti in più, mamma avrebbe ordinato le pizze, invece di preparare cavolo bollito. Grrrrazie, figlia della signora.
Così, da brava famiglia svedese, abbiamo preso il numerino e abbiamo fatto la fila per il bagno. Al quarto sciacquone (il mio, per intenderci. Che ciorta!) la signora ci ha comunicato tramite scopotelegrafo che no, non potete usare lo sciacquone. Mettiti d'accordo con te stessa, cara!
La giornata si è conclusa così, con la cara donna che ci comunicava a suon di colpi di scopa sul soffitto (o sotto al pavimento, a seconda dei punti di vista) se e quando potevamo scaricare. Geniale, no?


Caro Babbo Natale,
          lo so che sei appena tornato a casa e ti stai godendo il meritato riposo insieme agli elfi e alla Befana, prima di ricominciare a produrre giocattoli per i bimbi di tutto il mondo, ma qui c'è disperato bisogno di te. Potresti, per la salute mentale di tutte le persone civili abitanti in questo palazzo (cioè me), regalare un bel cellulare a tutte queste care signore che ne hanno tanto bisogno? Prometto che pago io. In alternativa, accetto anche di essere portata al circolo polare artico e di essere messa sotto ghiaccio fino all'estinzione della razza umana. Sono certa che non mi deluderai.
Masochisticamente tua
Eve