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lunedì 17 dicembre 2012

Cambia, tutto cambia.

Quando ho scritto l'ultimo post su questo blog, non potevo immaginare come si sarebbero evoluti gli eventi nell'arco di poche settimane. Tra poco ripartirò per la Svezia, e stavolta per rimanerci.
Mi sento come se qualcuno mi avesse infilata in un frullatore. Sarà perché è successo tutto troppo in fretta, sarà perché avevo perso le speranze, sarà perché mi sono resa conto che realizzare il più grande sogno della mia vita mi terrorizza e mi affascina in egual misura. Sono curiosa, ansiosa e felice di scoprire di più, di avere una vita tutta mia, di poter prendere le mie decisioni e non dover rendere conto a nessuno, ma, allo stesso tempo, sono spaventata all'idea di lasciare tutto ciò che finora ho definito casa, anche se, in fin dei conti, questa "casa" è una città che detesto, in un paese che mi ha fatto venire lo schifo della vita.
Voglio scoprire se in Svezia sarò di nuovo capace di sognare, di immaginare un futuro per me e per le persone che amo. Per il momento l'Italia mi ha tolto davvero tutto. Ha tolto dignità e speranza ad un'intera generazione, e vorrei poterla cancellare dalla mia vita, bruciare i miei documenti, e rinascere in un altro paese, con un altro nome ed una nuova identità, pronta a riscrivere la mia vita. Purtroppo non si può.
Non potrò mai cancellare i 27 anni di vita italiana, la dura e terrificante istruzione cattolica, la convivenza con la camorra, la sofferenza delle malattie causate dall'inquinamento e dalla "crisi dei rifiuti" (molte di queste malattie mi seguiranno in Svezia, tra l'altro). Questa è stata casa mia, che mi piaccia o no. Per il momento è l'unica casa che ho avuto la possibilità di conoscere, e mi ci sono adattata in qualche modo.
Ora mi sembra di saltare nel vuoto. Dovrò scoprire tutto della città in cui andrò a vivere, crearmi una nuova rete di amicizie, stabilire delle nuove routine, scegliere i miei nuovi piatti preferiti (e abbandonare la mozzarella e la pizza), trovarmi un "posto delle fragole" o almeno un bar accogliente in cui rifugiarmi durante le fredde giornate invernali. E pensare che non ho metà di queste cose nemmeno in Italia, ma non ne sento la mancanza perché qui ci sono le persone che amo. Abbandonarli ora, a due mesi dalle prossime (temo catastrofiche) elezioni, mi sembra ancor più crudele e meschino, come se stessi abbandonando la nave che affonda utilizzando l'unica scialuppa disponibile. E mi sembra quasi di tradirli, se penso che lì altre persone riempiranno la mia vita. Avrò altri vicini, altri amici, altri postini (si spera non idioti come quelli italiani!), altri negozianti da salutare la mattina, altri compagni di viaggio nei bus, altri compagni di scuola di lingue. Mi sembra così strano pensare che tutte queste persone già vivono da qualche parte nel mondo; magari, come me, sono spaventate dalla partenza, oppure stanno penando per avere il loro personnummer, o vivono in paesi così distrutti che a confronto l'Italia è il paradiso. Ci ritroveremo tutti nella stessa aula, per imparare la stessa lingua, e sono sicura che sarà meraviglioso scoprire tante culture e tante storie diverse. Sarebbe tutto entusiasmante ed emozionante, se non lasciassi qui la mia famiglia e il mio fidanzato.
E poi c'è da fare la valigia. Come fare a riassumere 27 anni di vita in 23 kg di roba? I miei vestiti non sono adatti all'inverno svedese, dovrò comprarne di nuovi e lasciare qui quelli vecchi. I miei libri sono davvero troppi per poter essere infilati in valigia, e dovrò solo sperare che la mia famiglia non li tratti troppo male in mia assenza. I biglietti di auguri che ho conservato nel corso degli anni diventano improvvisamente inutili. La tazza per il latte che uso ogni mattina, e che è stata il mio primo tentativo di indipendenza, sarà sostituita da un'altra, già in Svezia ad aspettarmi. I regali del mio fidanzato, che mi circondano e mi fanno sentire in ogni momento la sua presenza accanto, dovranno rimanere qui, e già so che mi sentirò tremendamente sola senza questi piccoli segni d'amore intorno.
Credo che molte delle persone che leggono questo blog siano già passate per questa fase. So bene che, una volta salita sull'aereo (e dopo un disperato pianto liberatorio) tutte queste paure lasceranno spazio alla voglia di scoprire e all'entusiasmo di un nuovo inizio. Per il momento, però, prevale la tristezza. Spero davvero che il mio fidanzato mi raggiunga presto, come ha promesso di fare, ma credo anche che per lui sarà più difficile e  sto tentando di rassegnarmi all'idea di rimanere senza di lui per parecchi mesi.
Insomma, come vi dicevo, e come si capisce benissimo dai miei discorsi sconclusionati, mi sento davvero in un frullatore. Troppe emozioni in pochissimo tempo, e una partenza troppo vicina. Ho la sensazione di essere stata spinta in un burrone, e la caduta mi fa paura anche se so che ad aspettarmi c'è un morbido materasso.
Dopo due anni, il titolo di questo blog non ha più ragione d'essere. Non so se scriverò ancora, se avrò il tempo di farlo, se avrò voglia di dire qualcosa o sarò così perfettamente felice (o così disperatamente depressa) da non sentire il bisogno di parlare. Mi rendo conto che certe emozioni sono davvero difficili da descrivere, e ancor di più da capire, se non si sono provate in prima persona. Per il momento si chiude un capitolo importante, e quel "se solo fosse la Svezia" diventerà presto un "adesso sì che è la Svezia".
E chissà cosa ci sarà ad attendermi, in Svezia.


giovedì 23 febbraio 2012

Troppo da fare, poco tempo per farlo.

Ormai sono ridotta a scrivere di notte. Studio, studio, studio, fino a che il mio cervello non inizia a parlare da solo. Cucino, e la mia mente ripete. Cerco di dormire, e mi assalgono dubbi su reazioni chimiche. Provo a fantasticare e l'unica cosa che mi fa sentire veramente bene è controllare se ricordo ancora tutto il necessario o sto dimenticando qualcosa. Dormo, e sogno di fare l'esame - e a volte mi va male pure nei sogni.
Vorrei scrivere un sacco di cose. Vorrei innanzitutto chiedervi se anche a voi è capitato di trovare un prof bastardo che si diverte ad umiliare gli studenti. Ma sì che vi è capitato. Capita a tutti. Solo io, però, mi chiedo perché mai una persona debba comportarsi così, perché si diverta tanto a creare paure ed insicurezze. Sono professori, cavolo! Dovrebbero semplicemente testare la conoscenza che ho della materia, non farmi domande che nemmeno nel quesito con la Susi! Odio l'università con tutta me stessa.
Vorrei scrivere a Sana, la mia migliore amica, che attualmente vive a più di 2000 km da me. Ma sono triste, depressa, angosciata, e davvero non è il caso di abbatterla con considerazioni pessimistiche sulla vita e sul futuro. Goditela, tesoro, finché non ti raggiungo.
Vorrei migliorare quella sorta di amicizia che si sta creando con Vera, ma sono troppo timida (e patetica) e il massimo che sono riuscita ad escogitare è stato farle avances sessuali ai sims social. Geniale, no?
Vorrei ripetere un po' di francese, dal momento che lo capisco meno del russo. Ma più della biochimica. Il che vuol dire che ne capisco più di russo che di biochimica, e dovrei iniziare a preoccuparmene, dal momento che l'esame è tra 5 giorni, e non è un esame di lingua russa. E, a proposito del francese, è proprio vero che l'uomo propone e dio dispone: di tutte le lingue che conosco era l'unica che avevo completamente abbandonato e per la quale avevo perso ogni speranza di miglioramento. E invece, proprio in questi giorni, avrò la possibilità di recuperare un po' del tempo perso.
Vorrei essere più presente per il mio fidanzato, che sto trascurando un po'. E magari avere il tempo per chattare con Francy, perché è una vita che non la sento (so che leggi. Perdonami).
Vorrei dirvi di come i camorristi del mio quartiere hanno messo in pericolo la vita di un passante per nascondere un pacco di droga; vorrei potervi raccontare i dettagli delle minacce che sono arrivate alla direttrice di una biblioteca, solo perché un dipendente non vuole fare il suo lavoro.
Vorrei capire com'è possibile decidere di cambiare il sesso ad un bambino di 5 anni, basando la diagnosi di disturbo di identità di genere sul fatto che volesse vestire di rosa e pettinare le bambole. Spiegatemi, per favore, cosa vuol dire "trattare da femminuccia", perché io davvero non riesco a comprendere come una maestra possa comportarsi in maniera diversa con un maschietto (spero tanto che questa notizia sia uno scherzo di carnevale).
Vorrei sfogarmi un po', dal momento che, inspiegabilmente, appena prendo in mano un libro si scatena l'inferno: bambini che urlano, clacson che suonano, telefoni che non fanno altro che squillare, mamma e papà che decidono di vedere la tv a tutto volume, finestre che sbattono, vasi che volano dal balcone... allora, ditemi a che ora posso avere un po' di silenzio. Così, almeno, mi preparo spiritualmente a poter studiare, ripetere, dormire e rilassarmi 15 minuti a notte (in totale) e mi metto l'anima in pace.
E poi, non vi sembra un bruttissimo scherzo del destino che proprio in questi giorni io debba sopportare entrambi i miei genitori a casa, troppo malati per andare a lavoro, ma non abbastanza per perdere la voglia di lamentarsi? Io tremo al pensiero del week end, figuratevi come sto all'idea di doverli sopportare per tutta la settimana. Sul serio, saranno giornate pesantissime.
Infine, ricollegandomi al pensiero sui prof bastardi, mi chiedo perché mai tutti abbiano conosciuto un infame, mentre io ho conosciuto soltanto infami. Ormai non mi chiedo più se sono preparata o no, tanto è del tutto ininfluente. L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è il pensiero di espatriare. Non voglio più vivere in un paese dove succedono cose come questa o questa, e dove i militari che hanno stuprato e tentato di uccidere una ragazza sono assegnati dopo 10 giorni alla "sicurezza" di una città.
Mi mancano 14 esami. Saranno 14 bastardi, 14 battaglie  combattute in nome della logica e del buon senso, 28 giorni di prove tra scritto e orale. E poi sarò libera di odiare questa città, questo paese, questa politica, questo sistema, da 2000 km di distanza. E speriamo che bastino!

giovedì 2 febbraio 2012

Buongiorno schizofrenia!

Sto prendendo la sana abitudine di farmi svegliare dal mio fidanzato. La suoneria associata al suo numero è questa
Perdonate il video, ma è l'unico modo che conosco per inserire un file audio. Comunque, di suo questa canzone sarebbe già uno splendido risveglio, se poi ci uniamo anche le coccole mattutine... sono in paradiso!
Poi devo alzarmi. Eccovi un tipico esempio di conversazione tra me, il mio cervello e la mia forza di volontà:

Su, muoviti, in piedi!
Gno! Perché dovrei alzarmi?
Devi preparare la torta per il tuo fidanzato.
Verrà male, malissimo. Ma perché mai mi imbarco in queste imprese disperate ai limiti dell'impossibile?
Si chiama masochismo. Fuori dalle coperte!
Gno! Fa freddo!
Devi studiare.
Così quando verrò bocciata potrò dire di aver fatto il possibile prima di fallire miseramente?
Almeno lucida il pavimento! Ci hai messo mesi per farlo tornare brillante!
Ecco, appunto. Ti pare che, se lo lascio così per un giorno, torna tutto opaco? E pure se fosse, un bel chissenefrega non ce lo metti?
Ma... ma tutti i buoni propositi? Imparare lo svedese, ricominciare col russo, diventare più attiva per rassodare il flaccidume che ti copre le ossa?
Ehi, dico, ti sei accorta che è iniziato febbraio? Sono riuscita a far durare i buoni propositi ben 31 giorni. Un record! Cosa vuoi di più dalla vita?
Forza di volontà, ti prego, reagisci. Dille qualcosa almeno tu.
...
Senso del dovere, dove sei?
...
Estro creativo? 
Ha ragione, quella torta è un caso perso. Perché cacchio si ostina a fare 'ste cose complicate?
Ok, va bene, rimani a letto! Fai quello che ti pare! Basta che non accendi il pc.

E infatti adesso vi sto scrivendo con la forza del pensiero. Le scimmie parlanti nel mio cervello stanno prendendo il sopravvento. Ditemi voi cosa posso fare...

domenica 22 gennaio 2012

Ricominciamo?

Ventisette anni tra meno di due mesi. Durante l'ultimo anno di scuola, ormai ben 8 anni fa, sono stata operata due volte per un adenoma alla parotide (il mio primo tumore!), ho dovuto rinunciare agli ultimi esami di francese e ad un buon voto all'esame di stato, ho visto la mia migliore amica spegnersi lentamente a causa di un tumore al cervello (e il suo sì che era pericoloso) e poi ritornare alla vita dopo il coma. Quando si vivono certe cose si è troppo impegnati a sopravvivere per lasciarsi andare alla paura. La parte difficile viene dopo, quando tutto si è risolto, in un modo o nell'altro. Si piangono tutte le lacrime che si sono trattenute per mesi, si fanno i conti con i se, i ma e i forse, ci si adatta ad una nuova vita.
Io non ce l'ho fatta. Proprio quando tutto sembrava tornato alla normalità, quando i tagli sul mio collo sono diventati cicatrici, quando i capelli della mia amica sono cresciuti abbastanza da coprire i segni dell'intervento, quando la scuola era finita e non dovevo preoccuparmene più, sono crollata. Ho avuto una fortissima depressione, sono diventata ostaggio delle crisi di panico e... beh, del mio rapporto col cibo ne ho già parlato. E siccome piove sempre sul bagnato, lo psicologo al quale mi sono rivolta ha lavorato per ben tre anni (!!!) solo per rendermi dipendente da lui e per poter abusare di me. Ce ne ho messo di tempo, ma alla fine mi sono ripresa anche da questo. Fortunatamente io non mi fido di nessuno, nemmeno degli psicologi, quindi non ha avuto la possibilità di entrare anche tra le mie gambe, oltre che nel mio cervello. Ma ci ha provato...
E a fare da sfondo a tutte queste vicissitudini c'era sempre lei, l'università. Ho seguito i corsi del primo anno, poi l'ho abbandonata. Di tanto in tanto preparavo un esame, ma era più per far contenti i miei genitori che per vero interesse. Ormai sono iscritta da 8 anni e non ho finito nemmeno gli esami del primo. Ora è uscito fuori quest'altro tumore, e non voglio ricadere nella depressione. Non voglio passare altri 8 anni sospesa in questo limbo, incapace di fare qualsiasi cosa, sulle spalle (economicamente) dei miei genitori e (psicologicamente) del mio fidanzato. E così ricomincio. Ricomincio? Ci provo, ecco. Provo a riprendere in mano i libri, a capire quel che c'è scritto, a memorizzare dati e formule. Ma sono terrorizzata, questa è la verità. Innanzitutto mi sembra che questo corso di studi sia infinito. Ventitré esami, trentacinque materie, più di cinquanta professori. C'è da perdersi. Poi bisogna considerare che sono anni che non studio. A parte il corso di russo, non memorizzo nozioni da almeno 8 anni e questi esami sono uno più pesante dell'altro. A tutti i coraggiosi che hanno intenzione di iscriversi a biotecnologie: non fatelo! E' una faticaccia inutile e non porta da nessuna parte. Infine, appunto, mi servirà mai? Se davvero riuscissi a superare tutte le ansie e le paure e prendessi 'sta cavolo di laurea, mi servirebbe davvero? In Italia sicuramente no. E all'estero? In Svezia? Mi servirà farmi un cu...ore quadrato sui libri, o sarà solo tempo perso e acchiapperò l'ennesima batosta?
Mer...enda (fedele ai miei buoni propositi)! Ho urgente bisogno di una flebo di ottimismo!

giovedì 24 novembre 2011

Il mistero dell'asfalto.

Provate a fare un esperimento: aprite google, entrate in "mappe" e zoommate su un qualsiasi paesino italiano. Non importa dove. Prendete l'omino arancione e posizionatelo su una strada a caso del paesino a caso. In qualsiasi punto del nostro paese, l'asfalto è dissestato, spaccato o rattoppato con un tipo di asfalto diverso, in modo da creare un bel patchwork di grigi.
Provate, se non mi credete.
Che sia una grande città o un minuscolo paesino, che sia al nord, al centro o al sud, l'asfalto si presenta sempre e comunque rovinato. Non so nel resto d'Italia, ma a Napoli riempiono con l'asfalto anche i buchi che si fanno tra le pietre (e poi un giorno qualcuno mi spiegherà come cavolo sia possibile creare buchi tra le pietre. Che fanno, se le portano via i turisti?).
Ora rifate l'esperimento all'estero. Io ci ho provato in Spagna, Francia, Romania, Svezia, Germania, Inghilterra e Repubblica Ceca e non ho trovato una sola stradina rovinata. Niente di niente, nemmeno una piccola crepa. Il massimo del degrado consiste in fiorellini che spuntano tra la strada e il marciapiede.
Qualcuno sa spiegarmi perchè le nostre strade sono ridotte così? Tipo di asfalto diverso? Troppo sole? Manutenzione inadeguata? Giriamo con i trattori cingolati invece che con dei comuni pneumatici di gomma? Davvero, non riesco nemmeno ad immaginare una risposta. Non posso credere che in tutta l'Italia "dalle Alpi alle piramidi " (cit. ex pres. cons.) abbia decine di amministrazioni incompetenti, che affidano la manutenzione a centinaia di ditte altrettanto incompetenti. Quindi mi affido alla rete e lo chiedo a voi; qualcuno ha una possibile spiegazione?

mercoledì 9 novembre 2011

La gente non sta bene.

Mi preoccupo.
Mi preoccupo per la salute mentale del prossimo.
Mi preoccupo perché il mondo sembra impazzito.
Mi preoccupo perché non ho ancora capito se è sempre andata così ed io non mi sono mai accorta di nulla, oppure se c'è qualche nuovo virus mangia neuroni in giro per il mondo.
Oggi apro la posta, dopo una settimana, e mi ritrovo 66 (!!!) messaggi da un gruppo di FB che inneggiano alla venuta di un alieno. Il punto è che io, con questa gente, ci ho passato del tempo, ci ho chiacchierato, e mi sono sempre sembrate persone normali, finché non ho scoperto, proprio grazie a facebook, che sono convinte di essere in diretto contatto con esseri di luce che faranno rinascere il mondo attraverso persone illuminate.
Poi giro per i siti in cerca di notizie sulla sorte del  mio paese e li trovo pieni di gente preoccupatissima all'idea che l'Italia possa perdere la guida di B. Ecco, finalmente ho trovato i suoi elettori! Sono rimasti nell'ombra per tre anni, nascondendosi alla mia vista, per emergere tutti stamattina e darmi un colpo al cuore.
Infine, perfino la scienza mi delude: proprio pochi minuti fa ho scoperto che c'è gente al mondo il cui unico scopo nella vita è creare molecole organiche a forma di omini, casette di omini, biciclette per gli omini, palloni per far giocare gli omini (no, dai, il fullerene esisteva anche prima).
E quindi mi chiedo: tra me, che mi scandalizzo per così poco, e il resto del mondo chi è che sta impazzendo?

martedì 13 settembre 2011

Virilità, questa sconosciuta!

Quest'estate le mie vacanze sono state un po' penose. Ho trascorso 15 giorni in una piccola località calabrese inquinata e squallida, cercando di sopravvivere al mal di denti, ai problemi di stomaco e ad altri doloretti vari, conscia del fatto che, se la situazione fosse diventata davvero critica, avrei fatto prima a tornare a Napoli piuttosto che ricevere cure mediche in quel buco di paese.
Puntualmente, ogni anno, il mio fidanzato, un po' per sfiga, un po' perchè circondato da bambini pestiferi, è costretto a farsi un giro in pronto soccorso. Parte la mattina alle 8 e torna a casa alle 17, se tutto funziona a dovere. E bisogna anche sottolineare che gli va di lusso, perchè avendo una malattia rara scavalca la fila dei poveri vecchietti moribondi e viene curato d'urgenza. In 15 anni, anno più anno meno, non gli è mai capitato di veder curare una persona.
Ma abbiamo il miglior sistema sanitario del mondo, noi!
Torniamo a noi. Il mio fidanzato. Vi confesso che è lui la principale causa delle mie preoccupazioni. Dopo aver trascorso 15 giorni con i nostri vicini di ombrellone mi sono venuti seri dubbi sulla sua virilità. Dubbi che erano nati già all'inizio dell'estate, durante una festa a casa di mia cognata. Festa che merita una piccola digressione: se sono invitata a cena a casa di una riccona per il suo compleanno, il minimo che mi aspetto è un servizio di catering impeccabile. Invece, su 25 invitati, ero l'unica a saper tagliare l'aglio per cucinare spaghetti aglio e olio. Ora, dico io, non è che ci voglia una laurea per capire come si cucinano gli spaghetti aglio e olio. Direi che, così, per intuito, si può indovinare che ci vogliono l'aglio, l'olio e gli spaghetti. Andatevene per un'idea, no? No. Tra tutti gli invitati -età media 30 anni, molti anche laureati- io ero l'unica a saper tagliare e friggere l'aglio. E qui dovrebbe partire un'altra luuunga digressione sul "che cazzo te ne fai di una laurea se poi non sai cucinare nemmeno lo stretto indispensabile per mantenerti in vita?"; ma oggi mi sento buona e ve la risparmio. Quella stronza gran brava ragazza di mia cognata, dopo aver torturato decine di spicchi d'aglio insieme ai suoi amici, appena sono entrata in cucina ha battuto in ritirata. Al grido "lei è bravissima a cucinare, lasciamole campo libero e non disturbiamo la sua arte" tutti i suoi amici sono tornati comodamente a sedersi mentre io ho dovuto cucinare per 25 persone. E così mi sono ritrovata a friggere, in piena estate, in una stanza di 2 metri per 2, su un tacco a spillo di 10 cm, senza aria condizionata, ad una temperatura che sfiorava i 50°. Non era proprio una situazione da festa. Fortunatamente è intervenuta la madre di mia cognata, la quale, per sicurezza, ha aggiunto un altro paio di litri d'olio e mi ha sostituita ai fornelli. A quel punto io, con i piedi doloranti, sono crollata su una sedia, ripromettendomi di non alzarmi più fino alla fine della serata (e così è stato). Improvvisamente, sento mia cognata chiamare il mio ragazzo. La madre, dal canto suo, continua a ripeterle "ma cosa vuoi che ne sappia lui? Chiedi alla fidanzata!". Io, sempre intenzionata a rimanere inchiodata alla sedia, punto i tacchi a spillo sul pavimento. Mia cognata continua a chiamare il mio fidanzato, sua madre continua a ripeterle che deve chiedere a me. Dopo lunghissimi minuti di attesa, durante i quali io continuavo a chiedermi cosa avessi fatto di male per dover coinvolgere addirittura il mio fidanzato -e, vi assicuro, mi è passato per la mente davvero di tutto, perfino il dubbio di aver sbagliato a friggere l'aglio- riesco a scoprire l'arcano mistero: mia cognata, dovendo cucinare la schifosissima pasta per celiaci per il mio fidanzato in una pentola a parte, voleva sapere da lui quanta calarne. Ma, insomma, cosa volete che ne sappia un uomo di quanta pasta deve mangiare? Come avrebbe potuto, il mio fidanzato, capire quanti spaghetti entrano in un piatto? Ovviamente questa è roba da donne! Eppure lui ha risposto. Ha saputo dire di voler mangiare precisamente 70 gr di pasta. Assurdo, no?
Ho cercato per tutta l'estate di farmene una ragione; mi dicevo che forse l'aveva sentito dire in giro, che magari aveva sbirciato mentre la mammina cucinava, ma in cuor mio sapevo che la verità era un'altra: il mio fidanzato SA quanta pasta vuole mangiare.
Il colpo di grazia me l'hanno dato i miei vicini di ombrellone. Per 15 giorni ho dovuto subire una tipica famiglia cafona napoletana: madre, padre, tre figli, la compagna del figlio, ragazza madre con bimba di due anni al seguito, la zia della ragazza madre, moglie di un ergastolano, il compagno della zia della ragazza madre e la madre del compagno della zia della ragazza madre. Bella gente. Di quella che se l'incontri per strada ti nascondi nel primo negozio disponibile per sopravvivere. La ragazza, in particolare, dovrebbe ringraziare quanti santi ci sono in paradiso se non l'ho denunciata ai servizi sociali, dal momento che nutriva la bambina a suon di merendine per non darle da mangiare durante i pasti, e la picchiava se osava fare la cacca.
Un giorno, lamentandosi perchè l'amorevole madre non badava alla bambina, il capofamiglia ci ha raccontato un episodio raccapricciante: la piccola aveva fatto cadere qualcosa per terra e lui aveva dovuto pulire. Il tutto era aggravato dal fatto che c'erano altri due uomini nella stanza e, cito testualmente, "dovessero credere di essere più uomini di me?". Sì, insomma, il fatto era grave! L'avevano visto con scopa e paletta in mano!
A questo punto devo confessarvelo, sebbene la vergogna sia tanta: il mio fidanzato pulisce, se sporca. Pulisce anche se non è lui, ma il suo fratellino, a sporcare. Toglie la polvere. Rifà il letto. Lui... lui... questa non riesco nemmeno a scriverla! Lui lava i piatti!
E se Salemme, in amore a prima vista, ha provato ad insegnarci che lavare i piatti è roba da femmine (purtroppo non sono riuscita a trovare il video su youtube), Caparezza mi ridà un pochino di speranza.



martedì 17 maggio 2011

Sette generazioni di sfigati

Non sono io che me li cerco, giuro! Sono loro che trovano me.
Le alternative sono due: o il mondo è popolato da gente davvero strana, oppure tutta la gente assurda attualmente in vita deve passare, prima o poi, per casa mia.
Il primo dei soggetti che oggi mi ha fatto letteralmente impazzire è papansia, con la sua nuova fobia per l'acqua oligominerale e la naturale avversione verso tutto ciò che dico, penso, faccio, indosso e mangio.
Questo si chiama esaurimento #1:
Lui: -ti va bene se compro l'acqua XYZ?
Io: -no, l'acqua XYZ fa schifo. E poi l'acqua effervescente mi fa venire mal di pancia.
Lui: -ma l'acqua XYZ non è effervescente.
Io: -sì che lo è. Anzi, peggio, è leggermente effervescente. Da queste parti mi sembra si possa definire "sfiatata". Ed è per questo che fa schifo.
Risultato: ha comprato 12 bottiglie di acqua XYZ.

Questo si chiama esaurimento #2:
Io: -la mia meravigliosa cognatina estetista non vuole essere pagata per la ceretta. Ma io, piuttosto che sfruttarla, mi depilo col silk epil.
Lui: -ma non vuoi pagarla?
Io: -no, è il contrario! Lei non vuole essere pagata, ma io voglio pagarla!
Lui: -mah, io ti non capisco. Tu, se lavori, vuoi essere pagata? Allora perchè non vuoi pagare lei?
Io: -papà, stiamo dicendo la stessa cosa. Proprio perchè riconosco il valore del suo lavoro voglio pagarla!
Lui (incazzato nero): -insomma! Ti sembra una bella cosa sfruttare il lavoro di quella povera ragazza?
Io (costretta ad urlare più di lui): -STIAMO DICENDO LA STESSA COSA! LA STES-SA CO-SA! CAPISCI QUELLO CHE DICO?
Lui (di nuovo calmo): -non sai proprio vivere! Tu te li prenderesti i soldi da una tua parente? E allora perchè vuoi pagarla? Così la offendi!
Corona il tutto la perla di saggezza di SuperZia, per la quale mio padre ha ragione in entrambi i casi. Perchè, giustamente, hanno lo stesso DNA e quindi gli stessi problemi mentali.

Questo si chiama esaurimento #3:
Io: -papà, ti va bene se preparo i toast per cena?
Lui: -sì.
Io: -allora aggiungi anche i wurstel alla lista della spesa, in frigo non ce ne sono abbastanza.
Lui: -devi proprio mangiare 'ste schifezze? Ma lo sai con cosa sono fatti? Non ti fa schifo?
Io: -hai appena detto che ti andavano bene! Comunque, per me ce ne sono; tu decidi cosa vuoi mangiare e compratelo.
Conclusione: è tornato a casa con 4 confezioni di wurstel.

Questo si chiama esaurimento #4:
Telefonata dal supermercato
Lui: -devo comprare il latte della marca Y?
Io: -no, quello della marca X.
Lui: -quello non devi berlo! Lo producono in Germania e lo vendono come italiano! Chissà con quali schifezze è fatto!
Io: -papà, ne abbiamo già parlato. Non è la marca X, è la marca Y quella che importa latte dalla Germania. Sempre che Superzia e le sue fonti siano attendibili.
Lui: -ne sei proprio sicura?
Io: -sì, stai tranquillo. Non hai niente di cui preoccuparti. Il latte della marca X è sicuro, genuino, appena munto e qualsiasi altra cosa ti possa convincere a comprarlo.
Lui: -intero?
Io: -no, papà. Ne abbiamo già parlato. Ricordi? Intero mi fa venire mal di pancia. Compralo parzialmente scremato.
Lui: -quello non devi berlo! Il latte parzialmente scremato fa malissimo! Ci aggiungono un sacco di cose per...
Non saprò mai cosa aggiungono al latte parzialmente scremato. Il mio cellulare ha misteriosamente smesso di funzionare per un'ora. Però, almeno, me l'ha comprato.

Ma la vera chicca della giornata me l'ha proposta Hala, la civetta di famiglia. Considerando alcuni post precedenti, forse è il caso di fare una precisazione: io sono atea e rispetto le religioni altrui solo finchè non vengono a rompere i coglioni in casa mia. Durante il mio unico anno al corso di yoga ho conosciuto cattolici, protestanti, atei, buddisti, animisti, una che venerava un alieno e un'altra convinta che il DNA reagisse al suono della musica. Nessuna di queste persone ha provato a convertirmi; nessuno mi ha mai detto di avere una risposta ai grandi interrogativi della vita (anche perchè io non ho mai posto domande); nessuno si è mai permesso di giudicarmi in base a ciò che l'alieno, il DNA o la voce nella sua mente gli/le suggerivano. Di conseguenza, la convivenza è stata più che pacifica. Anzi, spesso ero incuriosita da tutte le cazzate in cui riuscivano a credere ed ero proprio io a chiedere maggiori dettagli, sperando che ci fosse un limite al peggio.
Ebbene, ho avuto la conferma che non c'è limite proprio oggi pomeriggio.
Questo non è esaurimento, ma me lo fa venire:
Hala: -come ti senti?
Io: -sto molto meglio, grazie. Ormai mi è passato tutto. Però il neurologo mi ha consigliato di fare comunque la risonanza e l'elettroencefalogramma, per chiarire meglio la storia dell'epilessia.
Hala: -no, non è epilessia! Se tu avessi l'epilessia dovresti tremare.
Io: -siamo d'accordo, quelli che ho avuto non erano attacchi d'epilessia. Però io l'epilessia ce l'ho. Non mi porta tremori, ma altri problemi. Tipo sentire odori o vedere cose che non ci sono. Ma ormai ci sono abituata, non preoccuparti...
Hala: -da quanto tempo non ti confessi?
Io: -uhm... dalla prima ed unica comunione. Perchè?
Hala: -ecco perchè vedi queste cose! Il male ti circonda! Vai in chiesa, pulisci la tua anima da tutti i peccati, riempila di bene e vedrai che passerà tutto.
Io: -Hala, ne abbiamo già parlato. Questa è la tua religione, non la mia. Io non ci credo. Ho dei problemi fisici, scientificamente rilevabili, roba di reazioni chimiche e lesioni alle cellule e non so che altro. Comunque, è tutto concreto, umano, fisico, terreno. Come te lo devo spiegare? Il bene e il male esistono come concetti, ma non come entità. Io mi comporto male, non sono circondata dal male. Capisci la differenza?
Hala: -anche se tu non ci credi, ne pagherai le conseguenze. Sei stata avvertita, il libro sacro lo dice, verrai giudicata secondo quelle regole, anche se non le conosci...
...e continua così per una buona mezz'ora.
Io (ormai esasperata): -è la tua religione! Tu ci credi, non io! Secondo te finirò all'inferno, secondo me non c'è niente oltre la morte. Punti di vista. Prima o poi tutti scopriremo se esiste o no il paradiso. Fino ad allora, per favore, io crederò in ciò che mi pare.
Hala: -quindi vorresti dire che non credi nella bibbia? E come me lo spieghi che gli uomini hanno una costola in meno delle donne?
Io: -ma non è vero! Gli uomini e le donne hanno lo stesso numero di costole!
Hala: -e il pomo d'Adamo? Come mai gli uomini ce l'hanno e le donne no?
Io: -per lo stesso motivo per cui gli uomini hanno il pene e la barba e le donne hanno il seno e la vagina. Siamo diversi.
Hala: -adesso mi dirai anche che veniamo dalle scimmie!
Io: -sì! Sì! Sì! Si chiama EVOLUZIONE! Non mi dire che non ci credi!
Hala: -scimmia sei tu! Dio ha preso la polvere e l'ha impastata e ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, esattamente com'è adesso!
Io: -ARGH! Basta! Dio, se esisti, fulminami adesso! Ecco, vedi? Sono viva! Non è successo niente! Nessun fulmine, nessuna punizione divina, nessun messaggio, niente di niente!
Hala: -tu non sai cos'hai fatto! Sai quanta gente soffrirà per questo? Tutti i tuoi discendenti fino alla settima generazione.

Ecco, penso di aver reso l'idea, quindi preferisco fermarmi qui. Per comodità eviterò di prendere la bibbia e cercare tutti i passi a cui si riferiva. Credetele, è una persona preparata sull'argomento, e ognuna delle cose che mi ha detto è un preciso riferimento biblico. Evidentemente qualche mio avo ha peccato di brutto ed io sto scontando le sue colpe. Comunque sia, stasera mi sono guadagnata sette generazioni di sfigati nel mio albero genealogico.
AMEN

lunedì 9 maggio 2011

Un unico argomento

Dovevo postare questo video. A buon intenditore poche parole.

giovedì 5 maggio 2011

Ma quante belle diagnosi, madamadorè.

Stare male mi rende cattiva.
Ieri ho aggredito una vecchietta. Stronza, volgare, cafona, che cercava di sfogare su di me le sue frustrazioni, ma pur sempre una vecchietta. E invece di dirle sempre di sì, come si dovrebbe fare con tutti i vecchi rompipalle, l'ho mandata dove meritava e le ho detto chiaro e tondo cosa penso di lei. Ha cercato di sbranarmi e ho seriamente temuto per la mia vita.
Oggi sono andata ad infastidire un altro blogger. Ho ragione, ovviamente, dal momento che ha copiato un post da un altro sito e non ha citato le fonti, ma avrei potuto farmi i fatti miei e tirare dritto per la mia strada. Invece ho deciso di dare anche a lui una lezione di buona educazione.
Intanto si susseguono analisi e diagnosi. Per uno scherzo del destino, sono stata molto male proprio all'asl, e in un attimo sono stata circondata da medici, infermieri, tecnici di laboratorio, genetisti, inservienti e altri malati.
Ognuno con una sua diagnosi.
La più gettonata è "crisi di panico". Ho provato a far notare che sono un'esperta di crisi di panico e che queste proprio non possono esserlo, ma tutti continuavano a fare su e giù con la testa come i cagnolini da cruscotto ogni volta che qualcuno pronunciava la parola "panico". Contenti loro...
Le diagnosi che ho raccolto finora, però, meritano di essere elencate una per una, perchè la genialità di certi medici non può rimanere nell'ombra di una stanzetta dell'asl:
attacco d'ansia (simile a quello di panico, ma più soft. Era la versione edulcorata per non farmi sentire malata di mente, credo);
squilibrio elettrolitico;
crisi epilettica (il neurologo in questione ha anche provato ad ammazzarmi di antiepilettici);
trombosi;
pressione bassa;
pressione alta;
allergia a tutto ciò che mi circonda;
crisi vagale;
infiammazione allo stomaco;
problemi non meglio specificati ai polmoni;
problemi non meglio specificati al cuore (e qui è partita una bella grattata);
incapacità nel respirare (da prendersi alla lettera: secondo la tipa io, dopo 26 anni di vita, non so come si riempiono i polmoni d'aria. Sono sopravvissuta in apnea!);
stitichezza (e qui ho avuto brutte visioni di polmoni pieni di cacca... forza, confessate! Quanti di voi hanno problemi respiratori dovuti alla stitichezza?)
altri problemi neurologici non meglio specificati;
effetti indesiderati della pillola anticoncezionale;
uso improprio di acqua oligominerale (diagnosticata dallo stesso neurologo che voleva uccidermi).
Fino ad ora, considerando i rislutati delle analisi che ho fatto, reggono solo le ipotesi di reazione allergica e di effetto della pillola.
Però.
C'è un però.
Non è un caso se ho soprannominato mio padre papansia.Non perde occasione per predirmi la morte nelle maniere più fantasiose possibili. Ieri era la trombosi, oggi l'acqua in bottiglia. A nulla serve fargli notare che sono ipotesi che non stanno nè in cielo nè in terra, l'acqua oligominerale ci ucciderà tutti.
E la mia risposta (oltre alle solite grattate a roba che non ho) può essere una sola (che poi è anche quello che ho pensato quando ho visto il video):

martedì 25 gennaio 2011

I misteri del web

Vorrei capire perchè se cerco "babbo natale" su google mi escono immagini porno (anche col filtro al massimo!), ma se cerco "kamasutra" mi ritrovo con foto di ragni che si accoppiano. Finora ho trovato una sola spiegazione: la sfigherrima!
La sfigherrima mi accompagna da quando sono nata. Stavo per scrivere "mi accompagna da quando ho compiuto 18 anni", però le elementari dalle suore, i complessi esistenziali, l'epilessia, il tumore, la singlitudine, l'essere nata a Napoli mi sembrano evidenti segni di sfigherrima pre-maggiore età. Solo che ne sono consapevole solo da pochi anni, perchè prima la consideravo una normale quanto inevitabile parte della mia vita.
La sfigherrima fa in modo che, se c'è un bambino nel raggio di 5 mt, si avvicinerà al pc proprio nel momento in cui, da un'innocente ricerca di un'immagine di babbo natale, esce fuori una donna nuda con un enorme pene in mano. E lo schermo, ovviamente, sarà troppo distante per poterlo coprire con le mani. E il bambino, ovviamente, si divertirà un mondo a vedervi cambiare colore, balbettando frasi sconnesse su "gelati che in Italia non vendono".
La sfigherrima fa in modo che, se sei aracnofobico, i ragni siano parte integrante di ogni ricerca su google. Cerchi le aragoste? Ti escono i ragni. Cerchi di scoprire come si scioglie la chitina (nel remoto caso ti abbia otturato il gabinetto)? Ti escono i ragni. Cerchi qualche posizione alternativa per movimentare la giornata di sesso? Ti escono i ragni. Cerchi un modo indolore di suicidarti prima della dolorosissima visita che ti aspetta? Ti esce babbo natale, visto che i ragni, in quanto velenosi, te li aspetti.
La sfigherrima fa in modo che, se hai paura degli aghi, tu debba fare un prelievo al mese. Meno male che, almeno, non ho paura della gastroscopia.
La sfigherrima fa in modo che, se ti è rimasta un'unica parte del corpo appena guardabile, venga deturpata dalle smagliature in meno di una settimana.
La sfigherrima fa in modo che, nel momento esatto in cui termino la frase "che bello, fa voyager in tv. Avevo proprio bisogno di farmi quattro risate, sono depressissima!", parta una crisi isterica di papansia per un motivo assurdo, che nemmeno capisco, ma di cui sono l'unica responsabile.
Se mai riuscirò a trasferirmi in Svezia, la mia casa sarà l'unica di tutto il paese senza connessione ad internet!

mercoledì 29 dicembre 2010

23 Novembre 2010

Parità 2
La parità secondo mio padre, fratello di SuperZia:
ore 00.30, si sentono rumori di piatti dalla cucina. Mio padre si gira verso di me e mi fa "ma tuo fratello sta lavando i piatti?". Se dio m'avesse dotata di vista a raggi x, forse potrei saperlo. Dai rumori deduco di sì. Continua con "ma non va bene". Io, pensando malignamente che volesse dirmi che non va bene per un uomo lavare i piatti, gli chiedo spiegazioni. E lui "stamattina si è svegliato presto, è andato all'università, poi a fare tirocinio, poi in palestra e al ritorno si è pure preparato la cena. E domani deve svegliarsi presto". Ok, sono io che penso subito al peggio. In realtà esprimeva solo una paterna preoccupazione per lo stato psicofisico di mio fratello dopo una giornata di merda del genere. Più che giusto.
Ma.
Ma lui mi guarda.
Io lo guardo.
Lui continua a guardarmi.
Io ricomincio a giocare al pc.
Lui insiste.
Capendo che non me ne può fregar di meno, conclude "magari si sente obbligato dal fatto che tua madre non sta bene".
E continua a guardarmi.
Ora, io SO cosa voleva dirmi. Voleva dirmi "alzati e vai a lavare i piatti, donna!". Anzi, donna nullafacente.
Ma porco cazzo, UNA volta, UNA, che mio fratello fa il grande sforzo di infilare i piatti in lavastoviglie, posso permettermi il lusso di rimanere al pc? No, perchè sono donna. O meglio, perchè se mamma sta male e Frato è stanco, non è da considerarsi l'idea che lui alzi il suo culo dalla sedia e faccia qualcosa. Pretenderà che lo faccia io, per esclusione. A mio padre piace comandare. E poi farti una merda perchè non hai eseguito gli ordini secondo i suoi schemi mentali, del tutto arbitrari ed imprevedibili. Perchè, tra l'altro, una delle sue malattie mentali lo porta a considerare i piatti lavati in lavastoviglie ancora sporchi, a meno che non siano sistemati in posizioni strategiche a 20 cm l'uno dall'altro. Praticamente, le rarissime volte (un paio in tutta la sua vita) che ci ha fatto l'onore di mettere i piatti in lavastoviglie ci sono entrati 3 tazzine da caffè, 4 piatti e due pentole. Ma stretti, eh!
E pensare che stasera non volevo scrivere per non pensare a cose che mi avrebbero fatta incazzare...

lunedì 27 dicembre 2010

17 Novembre 2010

Signore mai peggio...
Dopo aver letto le reazioni dei leghisti alle parole di Saviano (che per me è un EROE) mi sento improvvisamente orgogliosa di essere napoletana. Certo, vivo nello squallore più totale, non ho l'acqua corrente a casa, il mio palazzo sta per crollare, vivo circondata da camorristi, ogni giorno faccio lo slalom tra la monnezza più famosa del mondo, però...
Però poteva andarmi peggio.
Potevo nascere in Lombardia!