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martedì 13 marzo 2012

Un po' di tempo per me.

Oggi, finalmente, ho un po' di tempo in più da dedicare a questo blog. Iniziamo con gli aggiornamenti:

  • sono stata bocciata all'esame (e ti pareva). La prof mi ha fatto una domanda su una specifica reazione chimica, ma quando ho sbagliato a scrivere una molecola (ho confuso la posizione di un ossigeno), mi ha bocciata dicendomi che non si può fare un esame di biochimica senza saper scrivere quella specifica molecola, e che, di conseguenza, non importava affatto che sapessi cos'è e in quali vie metaboliche è coinvolta. Durata dell'orale: 3 minuti netti. 
  • tre giorni fa è stato il mio compleanno. Festeggiamenti per due giorni, visto che era anche il compleanno del mio cognatino, tre torte diverse e una marea di regali costosi, per non parlare della montagna di fiori che ho ricevuto dal mio fidanzato. Tra l'altro, in questi tre giorni non ho fatto altro che pensare a due cose: 1) questo dovrebbe essere il mio ultimo compleanno in Italia e 2) nulla dice "ti amo" più di una gigantesca torta con meringhe e cioccolato, la cui preparazione ha richiesto una notte di lavoro. Mi sono sentita coccolata, amata e viziata.
  • la mia migliore amica è in Svezia ormai da un mese e un giorno. La sento spesso, più di quanto non la sentissi quando viveva a pochi km da me, ma ho l'impressione che non mi abbia detto niente di questo mese. Non so cosa mi aspettassi, probabilmente commenti entusiasti sull'acqua corrente (e magari pure calda) e l'esistenza dei bus, che nel mio quartiere sono miraggi. 
  • rimanendo in tema di acqua corrente, due anni fa, a febbraio, il mio palazzo e tutta la strada su cui poggia sembravano voler crollare, a causa di una perdita d'acqua che aveva corroso tutto il sottosuolo. Tanto spavento, ma poi siamo tornati a viverci rassicurati dal comune e da una colata di cemento. Ancora oggi mi chiedo come sia possibile riempire 500 mt di strada con una sola colata, ma queste sono domande esistenziali alle quali non avrò mai risposta. Sta di fatto che, pochi mesi dopo, si è ripresentato il problema, spostato di quei 10 mt necessari a coinvolgere un palazzo diverso dal nostro. E poi, un altro paio di mesi dopo, quello successivo. E poi... sono finiti i palazzi! Il bello di vivere nel terzultimo palazzo di Napoli. Sembrava tutto risolto, quando ieri è crollata una strada al centro del quartiere. Non trovate rassicurante l'idea che, dopo due anni, l'arin non abbia fatto assolutamente manutenzione, pur sapendo che nella zona c'è questo problema? A me basta che regga altri 11 mesi, poi fanculo a 'sto quartiere di...
Ed ora la risposta a due commenti:

  • a Zion, che mi diceva di laurearmi ed emigrare il giorno dopo, vorrei dire che io spero di emigrare molto prima della laurea. Questo perché non è giusto che il mio fidanzato, già laureato, debba perdere tempo prezioso qui in Italia solo per aspettarmi. Certo, potrei rimanere in Italia mentre lui inizia la sua nuova vita in Svezia, ma spero di poter continuare gli studi direttamente lì. So di gente che l'ha fatto, ma per il momento non sono riuscita a trovare nessuna facoltà di biotecnologie in Svezia, almeno non per il bachelor degree.
  • a Silvia, che mi spiegava il disturbo di identità di genere, vorrei dire che la cosa di cui mi sorprendevo non era questo cambiamento di sesso, ma gli elementi su cui si sono basati (almeno secondo l'articolo) per diagnosticare questo disturbo. Citando l'articolo:
    Le evidenze di questo disturbo sono comparse all'età di 3 anni: dai racconti della madre, si sa che Zach ha cominciato a fissarsi con giocattoli da bambina, poi a chiedere vestiti da femmina e a rifiutare qualsiasi cosa fosse tipicamente maschile.Io ho un fratello più piccolo; da bambini giocavamo insieme con le bambole ed entrambi usavamo pantaloni comodi e t-shirt. Non è certo questo che ha influenzato il nostro sviluppo sessuale. E, aggiungo, non me n'è mai fregato niente di come mia madre decideva di vestirmi. Personalmente trovavo scomodissime le calze e la maglia di lana e stavo bene se i miei vestiti erano comodi, larghi e mi permettevano di giocare liberamente. Non capisco cosa intenda certa gente con "cosa tipicamente maschile". Vuol dire che un maschietto non può giocare con le bambole, o che una femminuccia non può divertirsi con le macchinine? Questi mi sembrano preconcetti degli adulti che non hanno niente a che vedere con la sessualità dei bambini. Peggio ancora:
     da un anno si veste e gioca come preferisce, a scuola i compagni lo trattano come una bambina e da quando anche i familiari e gli educatori lo considerano una femminuccia, Zach è molto più sereno. 
    Innanzitutto, mi sembra ovvio che lasciare ad un bambino la libertà di giocare e vestirsi come crede corrisponda ad un miglioramento della sua condizione psicologica. La cosa che mi preoccupa, però, è  la frase "gli educatori lo considerano una femminuccia". Cosa vuol dire? Cosa fanno gli educatori con le femminucce? Come si può avere un comportamento diverso con i bambini di cinque anni, basandosi sul sesso? Io sono stata educata dalle suore, che sono il sessismo fatto essere umano e mandato in terra a punirci per le nostre vagine, eppure perfino loro non facevano distinzione tra maschietto e femminuccia e ci terrorizzavano e picchiavano senza alcuna distinzione di genere. Non sarà, forse, che certi "educatori" con le femminucce sono più pazienti e comprensivi, e per questo il bambino adesso è più sereno? Infine, la frase che, più di tutte, mi terrorizza:
    Zach non riusciva proprio a vivere tra macchinine, robottini e pistole giocattolo. Fin da piccolissimo — i genitori sostengono fin dall'età di 3 anni- Zach sognava di essere una bambina. Di indossare il tutù rosa, di giocare con Dora l'Esploratrice, di pettinare le bambole.  
    Ma porca paletta! Io pretendo che il mio futuro figlio, maschio, sia libero di giocare con Dora l'esploratrice e di pettinare le bambole! Rivendico il diritto della mia bimba non ancora nata a far scontrare le macchinine e sparare con pistole giocattolo ai robottini! Voglio che la futura lei si senta libera di vestirsi da Batman per carnevale, e che il futuro lui non si vergogni di indossare una maglietta rosa (colore che, nei negozi partenopei, ormai spopola per gli uomini, insieme al lilla. La rivincita dei gay repressi?). Voglio che mio figlio non indossi la gonna perché è scomoda, e non perché è femminile, soprattutto considerato che i preti, i popoli arabi e pure i maghi di Harry Potter la indossano. Un giorno potrei ritrovarmi costretta a spiegargli che Gandalf, con quei capelli lunghi e la tunica bianca, non era abbastanza "virile", o che Legolas si è fatto prestare il vestitino di Trilli e no, non si fa!
    Ho conosciuto una bambina, ultima di 4 figli, che voleva a tutti i costi farsi spuntare il pisellino. Passava ore seduta sul gabinetto sperando di vederlo comparire, lo chiedeva come regalo a Babbo Natale e ad ogni doccia credeva che qualcosa, tra le sue gambe, stesse crescendo e che fosse solo questione di tempo prima di ritrovarsi un bel pene vero. Per non parlare del fatto che rubava i vestiti ai fratelli, che era il più "maschio" del gruppo, che aveva modi da scaricatore di porto (con tutto il rispetto per la categoria) e la famiglia non riusciva a tenerla ferma e buona un solo istante. Mai giocato con le bambole, mai ricamato, mai fatto le faccende domestiche perché donna, ma solo perché costretta e solo quando anche i fratelli capitolavano. Ecco, questa bambina, oggi è una giovane Donna, convinta della sua sessualità, tranquilla, pacata e riflessiva, perfetta nella gestione della casa e, ahimé, costretta a crescere troppo in fretta da una situazione familiare difficile. Del maschiaccio ribelle che era da piccola non c'è più traccia, né sessualmente, né caratterialmente. Non voglio dire che le donne siano per forza pacate e riflessive, o che gli uomini non lo siano, ma vorrei evidenziare che è diventata il contrario di quello che era da piccola: da mostro ingestibile a persona tranquilla, serena e in pace col suo corpo e la sua sessualità.
Un'ora intera passata a scrivere. Come mi sento soddisfatta!

mercoledì 21 dicembre 2011

Letterina di Natale

Caro Babbo Natale,
   per quest'anno, oltre alla solita pace nel mondo, avrei qualche richiestina un po' più personale. Iniziamo col dire che io non ho assolutamente niente contro la sveglia alle 6, nemmeno se a darmela sono urla disperate di bambini; però, babbino mio, non pensi che la mia vicina sia un po' troppo vecchia per certe cose? Sii buono e togli la voce alla nipotina della cara signora, per il suo bene. Ha un'età, ormai, ha bisogno di dormire più di tre ore per notte.
Babbuccio caro, hai per caso provato a parcheggiare la slitta e farti un giro a piedi per Napoli, ultimamente? Io ci ho provato, ma ogni volta c'era uno sciopero diverso. Non è che io non gradisca farmi 12 km a piedi per arrivare in centro, ma penso a tutte le famiglie dei poveri autisti dell'ANM costretti a scioperare un giorno sì e l'altro pure. Pensaci pure tu, caro il mio babbo: ti piacerebbe svegliarti ogni giorno pensando che forse questo è l'ultimo Natale della tua carriera lavorativa? Ecco, per favore, estirpa il dubbio dalle loro menti e fa' che vengano licenziati tutti, così da non farli vivere continuamente nell'incertezza. Non preoccuparti per noi napoletani, non noteremo la differenza. Per quanto riguarda i turisti, invece, potremo finalmente avere una scusa decente per la spaventosa carenza di mezzi pubblici, ché spiegare ogni volta che le pause caffè a Napoli durano due ore è un tantino imbarazzante.
Babbetto mio adorato, tu lo sai che io soffro tanto durante l'inverno per la continua mancanza d'acqua calda (o di acqua e basta). Tu sai quante docce gelate ho dovuto sopportare, quanti santi ho tirato giù dal paradiso, quanti piatti hanno aspettato più di due giorni per essere lavati; ma non ti chiedo niente per me, no. Piuttosto, fai in modo che i dipendenti dell'ex ARIN ora ABC possano avere acqua in abbondanza. La stessa acqua melmosa che buttano nei tubi e che colora di marrone i miei lavandini. Anche calda, se vuoi. Ma fa' che prenda strade alternative e che entri tutta tutta nei loro polmoni.
Ti ringrazio infinitamente per aver inviato all'Italia un nuovo presidente del consiglio. Ci hai fatto davvero un bel regalo e non abbiamo nemmeno dovuto aspettare Natale. Ora, se mai dovessi rimanere disoccupata e zitella a carico di mammà e papà, non corro più il rischio di dover passare un solo giorno a casa con i miei: adesso alla loro pensione mancano tanti di quegli anni che non ho alcun dubbio sul fatto che non la vedranno mai e poi mai.
Ancor di più, grazie per la lezione di catechismo settimanale di Halyna. La mia anima sentiva davvero la mancanza di teorie, in un italiano fantasioso, sulla vita sessuale di Cristo con la Maddalena. Tra l'altro, non voglio entrare nel merito delle tue scelte, ma sono dieci anni che quella povera donna vive in Italia e tu ancora non le hai portato un bel corso di italiano in 15 volumi. Ti sembra giusto? A me no, ma ti sono grata anche di questo. Nessun altro al mondo mi dirà mai più "PENTISCITI" con tanta veemenza e convinzione.
Infine, grazie mille per Gigino. Non solo posso dire di avere il sindaco più figo d'Italia, ma grazie a lui le chiavi di ricerca più gettonate per il mio blog non sono più "cazzo, culo, svedese" in tutte le loro declinazioni, ma De Magistris, Costamagna e votewatch. Il che mi fa fare un bel salto di qualità, non ti pare?
Prima di salutarti, una segnalazione. So che, anni fa, il grande Giobbe Covatta ti chiese di "pensare" alla famiglia del mulino bianco, quella che viveva, appunto, il quel bel mulino sulla riva del fiume. Io lo so che tu hai fatto del tuo meglio, infatti io non ho più visto mulini nelle pubblicità, ma sappi che ti hanno fregato e si sono trasferiti nei boschi. Hanno figliato (di nuovo!) e vanno a lavoro in bici col pupo a seguito. Sì sì, hai capito bene. In bici per i boschi. Il pargolo non mi sembra nemmeno assicurato al seggiolino, tra l'altro. Ora, si sono fatti furbi e vivono lontani dai fiumi, quindi di esondazioni e straripamenti manco a parlarne, ma una bella segnalazione ai servizi sociali? Vabbè, io suggerisco soltanto. Pensaci tu.
Tanti auguri di buone feste.
Con amore
Lil

martedì 25 ottobre 2011

Non c'è limite allo schifo

Ci sono giorni che nascono di mer... NO! Mi ero ripromessa di non essere volgare.
Ci sono giorni che iniziano non proprio benissimo. Ecco, meglio.
Giorni che ti svegli all'alba solo per scoprire che ti hanno staccato l'acqua e, di conseguenza, non puoi fare nessuna delle mille cose che avevi in lista e che, guarda caso, necessitavano tutte dell'acqua.
Giorni che passi cercando di studiare senza riuscire a concentrarti per 5 minuti di fila, perchè la tua vicina ha deciso di trapanare.
Giorni che, se telefoni all'acquedotto, ti rispondono che stanno migliorando la rete idrica, e tu vorresti tanto rispondergli che sono due anni che "migliorano", e intanto inizia un nuovo inverno senza acqua calda.
Giorni che, per puro masochismo, rileggi le vecchie mail e trovi un veloce scambio di battute con una tipa isterica, che è capace di farti saltare i nervi anche dopo anni.
Giorni, insomma, che ti fanno girare le pale come elicotteri (e apprezzate lo sforzo sovrumano nel mettere una sola "l").
E poi, quando pensi di aver toccato il picco massimo d'incazzatura, arriva qualcuno su internet a peggiorare la situazione. In particolare, oggi è stato il turno di un simpatico anonimo che ha paragonato i gay alla spazzatura.
Lo so, lo so, non dovrei meravigliarmi. In fondo vivo in un paese che mi ha dato più di una volta prova di enorme inciviltà, un paese di cui ormai tutto il mondo ride, un paese schifosamente sessista, un paese in cui gli immigrati vengono buttati giù dalle balconate. Eppure mi illudo sempre che si tratti di rari, isolati casi, a cui viene fatta troppa pubblicità. Un po' come succede qui a Napoli, dove per una decina di delinquenti siamo considerati tutti camorristi. Voglio sperare che per ogni sindaco di Roma che allontana i bambini rom dalle scuole, ci siamo 100 maestre come quelle napoletane, che vanno a riprenderli dalle strade, ma che il primo faccia più notizia delle altre.
E poi leggo certe frasi, e davvero la speranza prende un volo di sola andata per la Svezia.
Che ci siano stron... ops! decerebrati capaci di pensare certe assurdità lo sapevo già, ma fa sempre male ricordarlo. Sembra che queste persone non riescano a fare a meno di etichettare l'umanità e di classificarla in base a stupidi luoghi comuni, a pregiudizi, a schifosissime idee razziste. E così ecco il napoletano, l'immigrato, il negro, il frocio, il terrone, il puttaniere (che però è un grand'uomo!), e così via. Il fatto che un immigrato possa essere un medico che ha salvato decine di vite è irrilevante, perchè è e rimane un immigrato. Non può essere "altro", non gli è concesso.
Oggi ho imparato che il gay, oltre ad essere frocio, può essere anche spazzatura. Spazzatura! Ma stiamo parlando di un essere umano o cosa? Sono nauseata oltre ogni misura. Sono disgustata da questa persona, che ha lasciato un commento anonimo e non ha avuto nemmeno il coraggio di firmarsi, e disgustata dall'autore del blog che gli ha approvato il commento. Certi esseri mi portano a sperare che ci fosse qualcosa di vero sulla teoria delle diverse razze umane, perchè non riesco ad accettare l'idea di avere qualcosa in comune con loro.
SIETE VOI LA VERA SPAZZATURA!

giovedì 5 maggio 2011

Ma quante belle diagnosi, madamadorè.

Stare male mi rende cattiva.
Ieri ho aggredito una vecchietta. Stronza, volgare, cafona, che cercava di sfogare su di me le sue frustrazioni, ma pur sempre una vecchietta. E invece di dirle sempre di sì, come si dovrebbe fare con tutti i vecchi rompipalle, l'ho mandata dove meritava e le ho detto chiaro e tondo cosa penso di lei. Ha cercato di sbranarmi e ho seriamente temuto per la mia vita.
Oggi sono andata ad infastidire un altro blogger. Ho ragione, ovviamente, dal momento che ha copiato un post da un altro sito e non ha citato le fonti, ma avrei potuto farmi i fatti miei e tirare dritto per la mia strada. Invece ho deciso di dare anche a lui una lezione di buona educazione.
Intanto si susseguono analisi e diagnosi. Per uno scherzo del destino, sono stata molto male proprio all'asl, e in un attimo sono stata circondata da medici, infermieri, tecnici di laboratorio, genetisti, inservienti e altri malati.
Ognuno con una sua diagnosi.
La più gettonata è "crisi di panico". Ho provato a far notare che sono un'esperta di crisi di panico e che queste proprio non possono esserlo, ma tutti continuavano a fare su e giù con la testa come i cagnolini da cruscotto ogni volta che qualcuno pronunciava la parola "panico". Contenti loro...
Le diagnosi che ho raccolto finora, però, meritano di essere elencate una per una, perchè la genialità di certi medici non può rimanere nell'ombra di una stanzetta dell'asl:
attacco d'ansia (simile a quello di panico, ma più soft. Era la versione edulcorata per non farmi sentire malata di mente, credo);
squilibrio elettrolitico;
crisi epilettica (il neurologo in questione ha anche provato ad ammazzarmi di antiepilettici);
trombosi;
pressione bassa;
pressione alta;
allergia a tutto ciò che mi circonda;
crisi vagale;
infiammazione allo stomaco;
problemi non meglio specificati ai polmoni;
problemi non meglio specificati al cuore (e qui è partita una bella grattata);
incapacità nel respirare (da prendersi alla lettera: secondo la tipa io, dopo 26 anni di vita, non so come si riempiono i polmoni d'aria. Sono sopravvissuta in apnea!);
stitichezza (e qui ho avuto brutte visioni di polmoni pieni di cacca... forza, confessate! Quanti di voi hanno problemi respiratori dovuti alla stitichezza?)
altri problemi neurologici non meglio specificati;
effetti indesiderati della pillola anticoncezionale;
uso improprio di acqua oligominerale (diagnosticata dallo stesso neurologo che voleva uccidermi).
Fino ad ora, considerando i rislutati delle analisi che ho fatto, reggono solo le ipotesi di reazione allergica e di effetto della pillola.
Però.
C'è un però.
Non è un caso se ho soprannominato mio padre papansia.Non perde occasione per predirmi la morte nelle maniere più fantasiose possibili. Ieri era la trombosi, oggi l'acqua in bottiglia. A nulla serve fargli notare che sono ipotesi che non stanno nè in cielo nè in terra, l'acqua oligominerale ci ucciderà tutti.
E la mia risposta (oltre alle solite grattate a roba che non ho) può essere una sola (che poi è anche quello che ho pensato quando ho visto il video):

domenica 16 gennaio 2011

Nuovi mezzi di comunicazione

Anche se dovrei copiare gli ultimi post del vecchio blog, proprio non riesco a fare a meno di condividere con voi le avventure che questo nuovo anno mi sta regalando.
Oggi vi voglio parlare dei nuovi (e/o vecchi) sistemi di comunicazione in uso nel mio condominio. In particolare, spiegherò in dettaglio: lo scalofono, lo scopotelegrafo, il campanellomorse e l'urlo disumano. Quest'ultimo è usato dalla notte dei tempi e ci sono testimonianze del suo uso sin dall'antichità, ma evidentemente è talmente utile e funzionale che non verrà mai soppiantato da banalità come il telefono cellulare.
Ma procediamo con ordine.
Il mio palazzo consta di sei piani, con tre abitazioni a piano, per un totale di 18 famiglie (più un barbone che vive sul tetto). Un giorno, la sfortunata signora del terzo piano ha scoperto che il suo gabinetto le riportava su ciò che invece sarebbe dovuto scendere giù ed è stata costretta a chiamare l'idraulico. Non so quanto sia vero, visto che di certa gente non mi fido minimamente, ma il suddetto idraulico ha decretato la morte della nostra colonna fecale, il che vuol dire lavori in tutte le case e migliaia di euro di spese. I lavori sono partiti dal terzo piano e sono arrivati fino al quinto (evitando, per miracolo divino, proprio la mia casetta) ed è stato proprio in questo periodo di profonda sofferenza per le famiglie coinvolte che si è fatto il più largo uso dello scalofono di cui io abbia memoria. Nemmeno per la sparatoria hanno fatto tanto casino. Evidentemente molto provate per la dipartita della signora Colonna, le tre famiglie hanno usato la tromba delle scale come amplificatore per le loro urla.
Non sto scherzando.
Ognuna sul suo pianerottolo, oppure direttamente in casa, le signore dei tre piani interessati hanno comunicato per tutto il giorno a suon di urla. Come si distingue lo scalofono dall'urlo disumano? Semplice: nel primo caso, la signora urlante si posiziona in un punto preciso del pianerottolo, oppure sporge la testa dalla porta con una ben calcolata inclinazione, in modo tale che il palazzo tutto possa fungere da cassa di risonanza e che nessuno nel quartiere possa fingere di non aver sentito. Eccetto la sottoscritta, ovviamente!
Io avevo già capito che, quel giorno, stava succedendo qualcosa di grosso. Siccome l'ultima volta che ho sentito urlare tante persone contemporaneamente c'era una sparatoria in corso, io ho chiuso la porta blindata a più mandate e, per sicurezza, ho tirato pure il chiavistello e mi sono rintanata con lo stereo a palla nella stanza più esterna della casa.
Solo quando ho avuto bisogno del bagno e ho tirato lo scarico, qualcuno si è degnato di avvertirmi che c'erano dei lavori in corso. E qui, signori miei, si è palesata la maestria dell'idraulico nell'uso del campanellomorse. Tempo dieci secondi scarsi dallo sciacquone (io stavo ancora seduta a leggere il topolino, insomma), qualcuno inizia a scampanellare furiosamente alla mia porta. Ma io, provetta giovane marmotta, ho capito subito che non si trattava di uno scampanellio qualsiasi. Era codice morse. In particolare, mi diceva: esimia signora, sono l'idraulico che lei ha tanto gentilmente innaffiato con i suoi bisogni fisiologici dieci secondi or sono. La prego di essere tanto cortese dal volersi asterere dall'uso dell'acqua per la giornata di oggi. La ringrazio e colgo l'occasione per porgerle i miei più distinti saluti.
Io avevo vagamente intuito che la questione fosse di una certa gravità, così, nonostante avessi già capito tutto il messaggio, ho pensato che sarebbe stato gentile da parte mia aprirgli la porta. La genialità dell'idraulico, il quale stava facendo il suo meritato quarto d'ora di pausa appoggiato al mio campanello, mi ha convinta che forse non era il caso di far entrare un simile elemento nella mia umile dimora, dal momento che, nonostante stesse ancora scampanellando, era assolutamente al di fuori della visuale del mio spioncino. Ammetterete anche voi che ci vuole un livello di agilità non comune per riuscire a rimanere con la mano appoggiata al campanello, ma mettendosi di spalle, appoggiato al muro sul bordo esterno della porta.
E siccome nel mio palazzo continuavano ad urlare, nonostante il messaggio in codice fosse piuttosto chiaro, proprio non ho potuto fare a meno di pensare al peggio e sono nuovamente corsa nella stanza più esterna della casa. Evitando, ovviamente, di usare il bagno.
Quando, verso le due del pomeriggio, ho deciso che era arrivato il momento di cucinare e ho sciacquato le verdurine, usando il rubinetto della cucina, ecco arrivare l'urlo disumano.
No, non era l'idraulico.
Era la signora del piano di sotto. Solo che io non sono riuscita a distinguere il mio nome, tra tutte quelle urla (lo scalofono era ancora in piena attività). C'è anche da dire che avevo sia la veranda che il balcone completamente chiusi e che la voce della signora, la quale mi stava simpaticamente chiamando proprio dal balcone, non mi giungeva molto chiara. Sentivo che qualcuno ripeteva sempre la stessa parola, ma pensavo che fosse un "apri-spingi-tira-chiudi" urlato dall'idraulico all'assistente. Dobbiamo ammettere che l'urlo disumano sta perdendo punti. Infatti, la signora (sempre lei!) è costretta ogni giorno ad urlare per almeno mezz'ora il nome della figlia, prima che questa riesca a sentirla e le risponda dal palazzo accanto. Non so, forse è lei che si sta facendo vecchia e non ha più la voce di un tempo. Comunque, scoraggiata, la povera donna ha dovuto fare l'enorme sforzo di salire ben due rampe di scale per usare nuovamente il campanellomorse per ordinarmi di non usare l'acqua.
Dopo una cascata di idee geniali su come riuscire a preparare un piatto di pasta senza usare l'acqua, il resto della giornata è passato senza altre comunicazioni. Finchè la signora, la quale evidentemente aveva capito che non siamo attrezzati per la ricezione dell'urlo disumano, ha spedito la figlia (troppa fatica venire ad avvisarci di persona) per dirci che potevamo nuovamente utilizzare l'acqua. Tempismo perfetto, aggiungerei. Se avesse aspettato dieci minuti in più, mamma avrebbe ordinato le pizze, invece di preparare cavolo bollito. Grrrrazie, figlia della signora.
Così, da brava famiglia svedese, abbiamo preso il numerino e abbiamo fatto la fila per il bagno. Al quarto sciacquone (il mio, per intenderci. Che ciorta!) la signora ci ha comunicato tramite scopotelegrafo che no, non potete usare lo sciacquone. Mettiti d'accordo con te stessa, cara!
La giornata si è conclusa così, con la cara donna che ci comunicava a suon di colpi di scopa sul soffitto (o sotto al pavimento, a seconda dei punti di vista) se e quando potevamo scaricare. Geniale, no?


Caro Babbo Natale,
          lo so che sei appena tornato a casa e ti stai godendo il meritato riposo insieme agli elfi e alla Befana, prima di ricominciare a produrre giocattoli per i bimbi di tutto il mondo, ma qui c'è disperato bisogno di te. Potresti, per la salute mentale di tutte le persone civili abitanti in questo palazzo (cioè me), regalare un bel cellulare a tutte queste care signore che ne hanno tanto bisogno? Prometto che pago io. In alternativa, accetto anche di essere portata al circolo polare artico e di essere messa sotto ghiaccio fino all'estinzione della razza umana. Sono certa che non mi deluderai.
Masochisticamente tua
Eve

sabato 18 dicembre 2010

13 Novembre 2010

Rifiuto della realtà.
Ritorno sullo stesso argomento di ieri. Non mi stancherei mai di lamentarmi della schifezza d'acqua che devo sopportare, la subisco da 25 anni e quindi ne ho davvero le scatole piene.
Tempo fa stavamo guardando una trasmissione con Alberto Angela, il quale, per presentare un servizio sulla qualità dell'acqua negli acquedotti, lo introduceva dicendo "sappiamo che l'acqua deve essere inodore, incolore ed insapore. Ma davvero bastano queste tre caratteristiche per rendere buona l'acqua di rubinetto?" e poi, ovviamente, invitava tutti gli spettatori a seguirlo nel magico mondo dei controlli di qualità degli acquedotti. Io stimo tanto Alberto Angela e non ho certo intenzione di mettere in dubbio le sue parole. La chiave, però, è tutta nella premessa.
Perchè, alla fine del servizio, mio padre ha osato dirmi che faccio malissimo a bere l'acqua in bottiglia, perchè è cancerogena e non so che altro, mentre (Angela docet) quella di rubinetto è sana e controllata. Quando ho timidamente provato a fargli notare che nell'introduzione al servizio Angela aveva dato per scontato che l'acqua fosse incolore, inodore ed insapore, ha avuto il barbaro coraggio di rispondermi che:
il colore
marrone è dato da non so bene quali sostanze del tutto innocue, se non addirittura salutari;
l'odore è quello del
cloro che usano la sera per disinfettare non si sa bene cosa;
il sapore di
calcare è buono, alla fin fine, ed io sono una che si aggrappa ad ogni pretesto pur di lamentarsi.
Anche la pipì è sterile, a meno che non si abbia qualche infezione, ma non per questo la berrei. Il fatto che il colore sia dato da sostanze non dannose per la mia salute (dichiarazione un po' azzardata e ancora da verificare) non me la rende più appetibile.
Il cloro ha ben altro odore; nella mia vita ho persino frequentato una piscina e so bene cos'è il cloro... l'odore dell'acqua di casa mia sembra molto più quello dello scolo dei
 Regi Lagni.
Infine, non mi interessa quanto  il calcare abbia reso forti i denti di mio nonno. Io ho 25 anni e tutti i molari da rifare, pur avendo bevuto questa melma per gran parte della mia vita. In compenso, mi stavano venendo i calcoli ai reni.
Il problema è che mio padre, e come lui molti napoletani, non ammetterebbe mai che qualcosa a Napoli faccia così schifo. Tutto è bello, qui. Mai lamentarsi, che c'è gente che sta mooolto peggio (in Africa, magari). Già ci pensano i tg a dire tante cose cattive di questa splendida città, serve qualcuno che la difenda e faccia notare al mondo quanto ha da offrire.
Altrimenti facciamo brutta figura coi turisti.

venerdì 17 dicembre 2010

12 Novembre 2010

Il buongiorno si vede dal mattino.
Essendo tantissime le cose da raccontare, ho pensato di iniziare proprio dal risveglio. La mattina, il mondo mi ricorda sempre che io non vivo nella freddissima Svezia, ma nella bella città del sole. E allora, perchè mai rifornire le case di acqua calda? O di acqua potabile? O di acqua e basta? E infatti, la mattina, di acqua a casa mia non se ne vede MAI!
Insomma, come buongiorno, l'ARIN mi regala sempre momenti di calma e relax, permettendomi di rilassarmi in cucina mentre aspetto che l'acqua che ho conservato la sera prima, da brava formichina, raggiunga una temperatura che mi permetta di fare il bidet senza congelarmi le chiappe. Una cosa piacevole, davvero.
Immaginate, per esempio, di voler fare una doccia. Perchè mai farla appena svegli, magari con la colazione sullo stomaco, che poi vi si blocca la digestione e finite in ospedale? Perchè provare il desiderio di lavarsi i denti se poi andrete a prendere un bel caffè al bar con i colleghi? Perchè pensare al bidet, dal momento che le vostre zone intime rimarranno chiuse sotto strati di mutande e pantaloni? Vorrete mica fare sesso coi colleghi?
Ecco, l'ARIN vi aiuta a mantenere l'integrità del nucleo familiare, a tonificare i muscoli del sedere, a limitare gli sprechi (giuro di esser stata capace di lavare i capelli con 1,5 lt di acqua. Provateci voi!).
Non vi basta? Ma siete incontentabili! Va bene, a tutti questi vantaggi aggiungete il pizzico di colore che quest'acqua miracolosa porta alle vite di tutti noi. Quale colore? Il marrone, colore che non passa mai di moda, si abbina a tutto e dona alla vostra pelle una tonalità ambrata così perfetta che sembrerete usciti da un centro estetico invece che da una doccia. Questo, ovviamente, se l'acqua arriva. E se mantiene una temperatura costante di almeno 10°C. E se siete fortunati e l'acqua vi esce solo marrone, invece che nera.
Certo, c'è qualche piccolo inconveniente. Provate voi a tornare a casa alle 6 del pomeriggio (perchè, vivendo in periferia, un paio d'ore per tornare a casa dal lavoro ci vogliono) e lavare i piatti, fare il bucato, cercare di fare una misera lavata ai pavimenti, cucinare la cena e il pranzo per il giorno dopo (e se vi venisse voglia di pasta, ricordate di conservare l'acqua per bollirla!), fare una doccia e, magari, lasciarla fare anche agli altri membri della famiglia. Poi ci sono dei casi speciali. Tipo i bambini; bisogna convincere un neonato a fare cacca solo dalle 17 alle 24, altrimenti, o per la cacca o per l'acqua, il sederino gli rimane marrone. Oppure gli anziani; 'sti vecchi hanno la brutta abitudine di lavarsi la mattina, e magari, con la scusa dei reumatismi, pretendono pure l'acqua calda! Quale mancanza di spirito d'adattamento!
Però, a onor del vero, c'è da dire che dalle 17-18 del pomeriggio fino alla mezzanotte, l'acqua esce e non è neppure marrone. Basta sapersi arrangiare, no? Noi napoletani dovremmo essere maestri in certi ambiti (e chissà poi perchè).
Certo, poi capita che lassù qualcuno ti ami tanto che, oltre al buongiorno, voglia darti pure la buonanotte; capita, come è capitato a me stasera, che nel bel mezzo di una lavata di denti serale l'acqua diventi nera all'improvviso. E allora via, poso lo spazzolino, ingoio il dentifricio e capisco perchè dio mi ha fatta atea.
Non voleva che lo disturbassi con le mie bestemmie.