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domenica 5 maggio 2013

Meglio Napoli.

Dedicato all'anonimo che ha commentato le foto del post precedente dicendomi che "è molto meglio Napoli".
Stasera, dalla finestra della mia camera, potevo godermi questo spettacolo.



Lo confesso, si vedevano anche altre case e tante persone che avrebbero respirato questo schifo, ma le ho tagliate perché non si può mai sapere, certi camorristi potrebbero prendersela a male per queste foto. Magari c'era qualcuno di loro che si stava facendo la doccia... 
Al momento il cielo sopra casa mia è nero.Ma proprio nero nero nero. E la colonna di fumo diventa sempre più densa e larga. Cosa diamine hanno fatto i vigili del fuoco nelle ultime due ore? Chissà! Mistero!

EDIT:
ecco cos'è successo: enorme rogo tossico. Mi mancava questa sensazione di soffocamento a Goteborg. Quando sono arrivata in Svezia non ero più abituata a respirare, tutto quell'ossigeno mi dava alla testa. Fortuna che sono tornata in Italia. Adesso posso tornare al mio destino di miserabile meridionale e morire come il vermiciattolo che sono.

giovedì 8 marzo 2012

Meglio tacere?

In questi giorni, un po' a causa dell'università, un po' per colpa degli ormoni, provo il profondo desiderio di spaccare la faccia a qualcuno. Ieri, ad esempio, sono rimasta bloccata a letto a causa di due colossali bolle piene di sangue sotto la pianta dei piedi. Dato che ancora non ho imparato a volare, speravo che mio fratello mi aiutasse un pochino. Non dico molto, mi bastava che preparasse un banalissimo piatto di pasta per mio padre. Invece ho dovuto cucinare io, e non vi dico il caos che ho trovato in giro per casa. Poi è arrivata Halyna, la cara, dolce, gentile e premurosa signora che si occupa di farmi da madre adottiva e che ogni mese cerca di convincermi a fare qualcosa; qualche tempo fa ha provato a convertirmi, adesso cerca di convincermi ad avere una migliore vita sociale. Ho provato a spiegarle che la mia vita sociale mi va benissimo così, che io sono felice, che comunque ho già dei genitori che si preoccupano per me e non mi servono le sue lezioni di vita, che è un problema suo e non mio, ho perfino provato a mettermi a giocare al pc e non degnarla nemmeno di uno sguardo. Niente. Si è fermata solo quando è tornata mia madre e si è accorta di aver sprecato un'ora e mezza del tempo che avrebbe dovuto passare a lavorare. A me dispiace dirle chiaramente vaffanculo, ma prima o poi ci arriverò. Anche se da quel che scrivo sul blog non si direbbe, io di solito ci mando solo quell'idiota di mio fratello.
E poi ci si mettono le visite mediche. In ordine, questo mese mi toccano: la visita dal dermatologo, dal senologo (nemmeno sapevo che esistesse, prima di trovarmi costretta a correre da lui), dal medico curante, le analisi del sangue, la risonanza al cervello (e speriamo bene) e poi un'ultimo giro dall'endocrinologo.
Sabato è il mio compleanno. Non sarà dei migliori, ma nemmeno il peggiore. Quando mi sento scoraggiata cerco sempre di ricordare che il giorno del mio 25° compleanno il mio palazzo stava crollando ed io rischiavo di perdere la casa e tutto ciò che c'era dentro.
Oggi sarebbe anche la festa della donna. Io non sono affatto d'accordo con 'sta cosa, a partire dal nome: che razza di "festa" è, se serve a ricordarci quanto stiamo da schifo noi donne? Però, cavoli, pure intasare blog e facebook con messaggi di protesta mi sembra un tantinello esagerato. Sembra che il contrario di "festeggiare" sia diventato "protestare", e quindi passiamo da un estremo all'altro. Relax, take it easy, ché tanto il mondo non cambia se ti limiti ad aggiornare lo stato su FB.
Infine, leggo su un blog che in Italia si sta bene, e non posso fare a meno di pensare alla chiacchierata con la mia amica Sana, che ora si sta godendo la Svezia. Parlando di crisi, e di come accorgersi se anche in Svezia è arrivata, le ho chiesto se lì i negozi sono vuoti, se fanno sconti spaventosi pur di vendere, se esistono le mini porzioni di carne, se la gente pesa la frutta al grammo e se al supermercato riempie i carrelli di marche strane e sconosciute pur di risparmiare, se i negozianti comprano la metà della merce e comunque non riescono a venderla tutta, se anche gli studenti e i ragazzini possono permettersi la colazione al bar. Perché qui, ormai, va così. Vado a fare la spesa in un grande centro commerciale ogni sabato e i negozi della galleria sono sempre e comunque deserti. Perfino Carpisa e Piazza Italia, dopo il fallimento dei saldi, sono stati costretti a svendere tutto a 5 euro. E l'Auchan ha inventato il "pronto per uno", che è l'unico modo per vendere carne, visto che le porzioni formato famiglia non se le comprava più nessuno. A questo punto dovrei avvertire l'idiota di quel blog che, forse, tanto bene questo paese non sta.
Sarà l'aria che tira, sarà che sono ancora bloccata a letto, sarà quella stramaledettissima università, sarà che sono stata costretta a rimandare la prima visita perché non posso camminare, e dovrò aspettare il mese prossimo per farla (e intanto tenermi il dolore!), sarà che la data della risonanza si avvicina, sarà quel che sarà, oggi sto incazzata col mondo!
Il "meteo dell'umore", il mio nuovo oroscopo personalizzato su FB, oggi mi consiglia di tacere. Avrà ragione? Che faccio? E vabbuò, famm sta zitt a me!

domenica 22 gennaio 2012

Ricominciamo?

Ventisette anni tra meno di due mesi. Durante l'ultimo anno di scuola, ormai ben 8 anni fa, sono stata operata due volte per un adenoma alla parotide (il mio primo tumore!), ho dovuto rinunciare agli ultimi esami di francese e ad un buon voto all'esame di stato, ho visto la mia migliore amica spegnersi lentamente a causa di un tumore al cervello (e il suo sì che era pericoloso) e poi ritornare alla vita dopo il coma. Quando si vivono certe cose si è troppo impegnati a sopravvivere per lasciarsi andare alla paura. La parte difficile viene dopo, quando tutto si è risolto, in un modo o nell'altro. Si piangono tutte le lacrime che si sono trattenute per mesi, si fanno i conti con i se, i ma e i forse, ci si adatta ad una nuova vita.
Io non ce l'ho fatta. Proprio quando tutto sembrava tornato alla normalità, quando i tagli sul mio collo sono diventati cicatrici, quando i capelli della mia amica sono cresciuti abbastanza da coprire i segni dell'intervento, quando la scuola era finita e non dovevo preoccuparmene più, sono crollata. Ho avuto una fortissima depressione, sono diventata ostaggio delle crisi di panico e... beh, del mio rapporto col cibo ne ho già parlato. E siccome piove sempre sul bagnato, lo psicologo al quale mi sono rivolta ha lavorato per ben tre anni (!!!) solo per rendermi dipendente da lui e per poter abusare di me. Ce ne ho messo di tempo, ma alla fine mi sono ripresa anche da questo. Fortunatamente io non mi fido di nessuno, nemmeno degli psicologi, quindi non ha avuto la possibilità di entrare anche tra le mie gambe, oltre che nel mio cervello. Ma ci ha provato...
E a fare da sfondo a tutte queste vicissitudini c'era sempre lei, l'università. Ho seguito i corsi del primo anno, poi l'ho abbandonata. Di tanto in tanto preparavo un esame, ma era più per far contenti i miei genitori che per vero interesse. Ormai sono iscritta da 8 anni e non ho finito nemmeno gli esami del primo. Ora è uscito fuori quest'altro tumore, e non voglio ricadere nella depressione. Non voglio passare altri 8 anni sospesa in questo limbo, incapace di fare qualsiasi cosa, sulle spalle (economicamente) dei miei genitori e (psicologicamente) del mio fidanzato. E così ricomincio. Ricomincio? Ci provo, ecco. Provo a riprendere in mano i libri, a capire quel che c'è scritto, a memorizzare dati e formule. Ma sono terrorizzata, questa è la verità. Innanzitutto mi sembra che questo corso di studi sia infinito. Ventitré esami, trentacinque materie, più di cinquanta professori. C'è da perdersi. Poi bisogna considerare che sono anni che non studio. A parte il corso di russo, non memorizzo nozioni da almeno 8 anni e questi esami sono uno più pesante dell'altro. A tutti i coraggiosi che hanno intenzione di iscriversi a biotecnologie: non fatelo! E' una faticaccia inutile e non porta da nessuna parte. Infine, appunto, mi servirà mai? Se davvero riuscissi a superare tutte le ansie e le paure e prendessi 'sta cavolo di laurea, mi servirebbe davvero? In Italia sicuramente no. E all'estero? In Svezia? Mi servirà farmi un cu...ore quadrato sui libri, o sarà solo tempo perso e acchiapperò l'ennesima batosta?
Mer...enda (fedele ai miei buoni propositi)! Ho urgente bisogno di una flebo di ottimismo!

mercoledì 18 gennaio 2012

Ora urlo!

Qui a Napoli si dice che la benedizione di un prete gay porti particolarmente bene. Ecco, io adesso avrei bisogno di un trans fatto suora, altro che "semplice" gay!
Il lettore mp3, quello nuovo, quello comprato inutilmente, era difettoso. Vado al negozio e chiedo di cambiarlo.  Il commesso mi concede il cambio senza troppe storie e me lo sostituisce con un altro modello. Difettoso. Ora mi vergogno di tornare al negozio per la terza volta, quindi mi tengo i tasti montati al contrario (su per indicare giù e avanti per indicare indietro. Posso farcela).
Ieri notte, alle 3, inizio improvvisamente a tremare, perché il mio corpo ha deciso di aumentare la sua temperatura di un paio di gradi in mezz'ora. Ok, teniamoci la terza influenza dell'anno. Cosa sarà mai?
Infine, ho fatto le analisi. Ovviamente la cura alternativa non sta facendo effetto e dovrò ricominciare quella che crea problemi al cuore ed è cancerogena. Ma cosa potevo aspettarmi da un mese tanto sfigato?
Mi sento a pezzi. Ora come ora non c'è una sola cosa che riesca a tirarmi su di morale. Sono consapevole del fatto che dovrò tenermi un tumore al cervello che non farà altro che crescere e che dovrò curarlo con una sostanza pericolosa. Non posso uscire di casa senza passare tre giorni a letto e, un po' perché mi sento sempre male, un po' perché ho perso la fiducia nel futuro, non riesco a portare avanti nessun progetto. Come diceva Silente (sì, sono orgogliosamente Harry Potter addicted):
la felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce.
Peccato che io non riesca a trovare l'interruttore da nessuna parte.

mercoledì 11 gennaio 2012

Завтра - другой день

Come vedete, sono fedele ai miei buoni propositi. Certo, ho usato il traduttore di google, ma solo per pigrizia. Non avendo la tastiera in cirillico ci avrei messo una vita a trovare le lettere giuste premendo tasti a caso.
Domani è un altro giorno, dunque. Io, per scaramanzia, avrei usato новый, nuovo, perché rende meglio l'idea.
Da quando è iniziato il 2012 non faccio che ripetermelo. Domani andrà meglio, domani sarà passata, cazzo, non posso essere tanto sfigata per tutto l'anno. Sono passati appena 11 giorni e quest'anno già mi sta sulle palle.
Iniziando dal fatto che ho passato il capodanno a letto con l'influenza, poi mi si è rotto il lettore mp3, poi ho distrutto le cuffie nuove pensando che fossero loro il problema, poi ho speso 30 euro per comprare un altro lettore (sono tirchia e me ne vanto!) per scoprire un'ora dopo che il mio fidanzato mi aveva riparato il vecchio, poi mi sono concessa UN giorno di vacanza e ha diluviato ininterrottamente dalle 5 del pomeriggio fino a che non abbiamo rinunciato e siamo tornati in albergo, zuppi fino alle mutande e alla temperatura di 1°. Niente contro il freddo, per carità. Voglio andarmene a vivere in Svezia, un grado è estate. Peccato che l'acqua mi si sia ghiacciata addosso e mi abbia regalato un raffreddore coi controfiocchi. Sì, il secondo dall'inizio dell'anno. Sì, il secondo in 11 giorni. Non sembra anche a voi un record?
Stamattina mando un sms a SuperZia: "cara zietta, scusa se non ti ho più chiamata, ma ho l'influenza e non ho più voce. Ci sentiamo appena sto meglio". Ora, in tutta onestà, è un messaggio così difficile da comprendere? Per mia zia sì, visto che mi ha telefonata 3 secondi dopo. Mal di gola, capisci? Do-lo-re. No, non capisce e inizia non solo a parlare, ma anche a pretendere risposte. E non l'ha fermata nemmeno il fatto che mugugnassi frasi sconnesse. Infine, dopo 37 minuti di questa tortura, è stata costretta ad attaccare, con la promessa che ci risentiremo entro le 16.
Ok.
Va bene.
Domani è un altro giorno.

domenica 27 novembre 2011

WTF?

Oggi ho avuto una conversazione kafkiana con SuperZia. Roba che ancora sto a chiedermi che diamine volesse dire. Prima di rendervi partecipi di cotali perversioni, devo spiegarvi come funzionano le telefonate della zia.
Prima di litigare furiosamente con mia madre e distruggere quel poco di tranquillità che c'era in famiglia, SuperZia telefonava ogni sera e ogni sera faceva a tutti noi sempre le stesse domande. A ripetizione. Roba del tipo "ciao nipote! Come stai? Come sta Frato? Come sta tua madre? Come sta tuo padre? Passamelo, va. Ciao fratello! Come stai? Come sta tua figlia? Come sta tuo figlio? Come sta tua moglie? Passamela, va. Ciao cognata! Come stai? Come sta tuo marito? Come sta tua figlia? Come sta tuo figlio? Passamelo, va" e via così per un'ora a sera, tutte le sere. Poi mia madre è riuscita a scaricarla e almeno lei si è salvata. In parte è stato un bene, perchè così dobbiamo sopportare SuperZia una volta a settimana. D'altra parte, però, siamo costretti a recuperare le ore di telefonate perse in un colpo solo, con conseguente suicidio di svariati neuroni a botta.
La cosa peggiore è che SuperZia sta regredendo con la vecchiaia. Se prima era semplicemente irritante, adesso sembra che sia tornata ai tre anni, alla fase dei perchè. Solo che, avendone 60 in più, la domanda si è arricchita di altre due parole ed è diventata "perchè non fai...?".
E così, ogni settimana, devo sopportare un paio d'ore di "perchè non fai giurisprudenza? Perchè non fai un concorso pubblico? Perchè non fai quella cura cancerogena? Perchè non fai medicina? Perchè non fai un corso di cucina? Perchè non fai una bella preghiera?"...
Solitamente cerca di (nell'ordine preciso):
- convincermi a cambiare facoltà
- convincermi a lasciare l'università
- convincermi a rimanere in Italia
- convincermi ad emigrare
- convincermi che il mio fidanzato morirà giovane (e nel remoto caso dovesse sopravvivere, le carte per il divorzio sono già pronte)
- convincermi che il mio fidanzato è l'uomo della mia vita
- convincermi che il mio fidanzato è troppo per me, ed io sono una merdina che non si merita un uomo del genere
- ri-convincermi a rimanere in Italia
- ri-convincermi a lasciare l'università
- convincermi a pregare, credere in dio e in un miliardo di santi diversi.
Di solito il mio cervello ha un'unica possibilità di sopravvivenza: lo stand by. Solo se non ascolto e/o non capisco ciò che mi dice riesco a rimanere una personcina civile e a non trasformarmi in un mostro sbranazie. Purtroppo non posso scollegare i neuroni anche quando siamo insieme. Proprio pochi giorni fa, durante un funerale (!!!) mi aveva costretta a dire sempre di sì ad una serie di cazzate immani, del tipo "ti passerà il tumore al cervello e guarirai completamente perchè sto pregando san tizio, e san tizio, in vita, era un medico. Lui saprà cosa fare!". Ma anche "io non capisco com'è che vivi ancora a casa dei tuoi. Eppure la badante di tua nonna, leggendoti la mano, ti aveva predetto tantissima ricchezza".
Oggi, però, davvero  non l'ho capita. Lo ammetto, non prestavo la dovuta attenzione, però...
"Hai sentito di quella ragazza uccisa in America?"
"No" (le risposte che do a mia zia di solito sono monosillabi. Tanto lei nemmeno le ascolta)
"Povera ragazza, era una studentessa. Eh, però viveva in un brutto quartiere. Aveva quasi 30 anni e studiava ancora. Eh, però non era ancora laureata. Si era sistemata lì. Eh, però conviveva. Aveva trovato pure il fidanzato. Eh, però è stata vista con un altro uomo".
Dunque, dall'attenta analisi del discorso, unita alla profonda conoscenza delle perversioni mentali di mia zia, riesco solo a capire che: la ragazza era una poco di buono, perchè conviveva col fidanzato. Sicuramente era una sprovveduta, perchè era emigrata senza avere una laurea e faceva la cameriera per mantenersi. Infine, era stata vista con un altro uomo, che doveva necessariamente essere un amante, perchè il concetto di amicizia tra uomo e donna (magari anche appartenenti ad etnie diverse) non è accettabile secondo gli standard morali della zia. Quindi diciamo pure che se l'è cercata. Vi prego, se riuscite a trovare un altro senso al suo monologo, scrivetemelo. Perchè io davvero non riesco ad immaginare una diversa interpretazione di tutti quei "eh, però".
Considerando che spero di emigrare tra un paio d'anni (prima della laurea), insieme al mio fidanzato (prima del matrimonio), e che spero di fare amicizia con altri esseri viventi lì in Svezia, non posso fare a meno di pensare che qualche idiota, nel caso venissi uccisa, potrebbe pensare che me la sono meritata.
Sono una persona tanto cattiva se stasera (solo stasera, giuro!) odio SuperZia con tutto il cuore?

giovedì 10 novembre 2011

Effetti collaterali

Questo potrebbe essere il seguito del post di ieri. Premetto che ho tanta stima e fiducia nel mio endocrinologo, che è una persona preparata, competente e molto disponibile. Ieri sono andata da lui perchè il medicinale che sto prendendo per ridurre l'adenoma all'ipofisi mi sta creando un sacco di problemi.
Siccome gli effetti collaterali di questo farmaco sono piuttosto frequenti, ma non si trovano informazioni chiare in italiano, ho pensato che sarebbe stata una buona idea lasciare su questo blog dei link, per aiutare quelle povere disgraziate come me che si affidano ad internet per capire qualcosa dei loro malanni:
Adenoma ipofisario (società italiana di endocrinologia)
Cabergolina (principio attivo)
Dostinex (scheda sul sito della FDA)
Tornando a noi. Dal momento che io ho tutti, ma proprio tutti gli effetti collaterali che questo medicinale può portare, anche quelli rarissimi, ho chiesto all'endocrinologo se sarebbe possibile sostituirlo con un'altra cosa, una roba naturale a base di erbe, indicata per la menopausa. Dal momento che io non sono un medico preferisco omettere il nome di questo preparato e ci tengo a sottolineare il fatto che, se non ti scambiano per stress due tumori, l'epilessia e il reflusso gastro-esofageo, non è affatto consigliato curarsi da soli basandosi sui risultati di ricerche su google.
La discussione con l'endocrinologo, che ha dell'assurdo, è andata più o meno così:
lui: come va? Ti vedo stanca.
io: sì, il dostinex mi fa sentire sempre abbattuta e priva di forze. Non riesco più a stare in piedi.
lui: eh, purtroppo sono cose che succedono
io: ma ho anche mal di testa, sempre. E sto diventando fotofobica.
lui: capita, col dostinex.
io: e poi ho la nausea. E le vampate, come in menopausa.
lui: prova a resistere, prima o poi il tuo corpo si abituerà.
papà: lei ha trovato un sacco di informazioni su internet, ma non so se crederci. E' vero che questo dostinex è cancerogeno?
lui: beh, sì. Sono gli effetti collaterali.


Beh, sì, in fondo il cancro è un trascurabile effetto collaterale. A questo punto curiamo il mal di schiena a martellate, il mal di testa con la musica rap, la nausea con una bella bottiglia di vodka e un tumore benigno con una sostanza cancerogena. Ha senso! Ma non è tutto.

lui: in fondo ci sono solo due medicinali per questo tipo di tumore, quindi non è che abbiamo molta scelta.
io: lo so, ma a parte questi due, esiste un preparato a base di erbe che ho già provato, in passato, e che non mi creava problemi.
lui: ah, giusto, ci sarebbe anche quello. Però dovresti prenderlo ogni giorno, sarebbe una cosa seccante.
io: ma è vero che non ha effetti collaterali?
lui: mah! Per il momento non sono stati trovati, ma comunque sarebbe una seccatura fare una cura del genere. Dovresti ricordartene ogni sera, mentre il dostinex, col tempo, potremmo ridurlo fino a mezza compressa a settimana.

Ecco, sì, tutto ciò continua ad avere senso. Perfino sul sito della Food and Drug Administration c'è scritto che è provato che un uso per un periodo superiore ai 12 anni causa sicuramente gravi problemi di salute (ed io già sto a 7!), ma perchè perdere ogni sera tutto il tempo che mi ci vuole ad ingoiare una pillola, quando posso continuare con questo veleno? No, davvero, c'è qualcosa che mi sfugge e non riesco a capire cos'è.

lunedì 30 maggio 2011

Ma tu guarda che culo!

Come ogni brava vecchietta che si rispetti, guardo il mondo dalla piccola finestrella della mia mente e mi ripeto che non è più come una volta. Non ci sono più le mezze stagioni, non ci sono più i bravi giovanotti che cedono il posto in bus, non c'è più rispetto per i genitori, non c'è più solidarietà e le nuove guerre sono tra poveri.
Ma, più di tutto, alla veneranda età di 26 anni posso affermare che non c'è più la salute.
La salute, quella cosa che mi ha fatto sentire bene fino ai 13 anni e poi... puff! Se n'è andata via col primo tumore. E siccome ormai ha traslocato definitivamente nel corpo di qualcun altro, ecco che il mio va a farsi friggere e le mie cellule lievitano come le zeppole nell'olio bollente.
Intendiamoci, ho avuto culo! Ho avuto tanto di quel culo che se credessi in un dio andrei a Pompei a piedi solo per accendere un cero. Però poteva anche andarmi meglio, no? Potevo rimanere sana e bearmi della mia ignoranza in fatti del genere. Potevo limitarmi a studiarli, i tumori, invece di beccarmeli.
Mi sarebbe piaciuto anche avere un po' più di fortuna nel trovare i medici giusti al momento giusto, invece di dover aspettare cinque anni per la diagnosi del primo e sette per la diagnosi del secondo.
Il primo, come ho già scritto, mi è venuto a 13 anni. Era un adenoma alla parotide. In linea di principio, gli adenomi sono i tumori più simpatici che esistano: crescono poco, non diventano mai maligni, e se non ti beccano qualche organo vitale ci puoi convivere fino a che non raggiungono dimensioni impressionanti. Se poi, invece di crescere verso l'interno, riesce ad espandersi all'esterno (come quello alla parotide), allora ci si vede crescere dei palloni da calcio sul collo. Ovviamente, se non ci si cura. E uno si aspetta che, in un paese "avanzato" come l'Italia, che vanta uno dei migliori sistemi sanitari mondiali, la diagnosi sia tempestiva. Anche perchè, se me l'avessero curato in tempo, mi sarei risparmiata 5 anni di analisi (con diagnosi che andavano dalla mononucleosi al dente cariato, giusto per farvi capire la preparazione di certi medici), due interventi chirurgici (perchè non potevano risolvere tutto in un'unica volta, no... hanno preferito lasciare l'operazione a metà e riaprirmi il collo il mese successivo), la perdita di un nervo che mi ha portato in regalo la sindrome di Frey, e anni di dolori al viso e all'orecchio. Ma vabbè, già è tanto che siano arrivati alla diagnosi giusta; pretendere di averla 5 anni prima e di essere curata in maniera scientifica e non alla cazzo di cane mi sembra una pretesa esagerata.
Adesso la storia si ripete, con il secondo adenoma. I sintomi c'erano già 7 anni fa. Praticamente mi sono comparsi appena sono guarita dal primo tumore. Ora, se fossi andata in giro con un cartello "adenoma ipofisario in corso", sarebbe stato meno evidente. Perchè, porca paletta, le analisi urlavano "ADENOMA IPOFISARIO!" da ogni valore. Tutto, ma proprio tutto, faceva pensare a quello.
Non esce niente dalla risonanza magnetica? E allora è stress! Ok, posso capirlo, ma porco cazzo, ho 20 anni e appena sospendo le cure mi riempio di prolattina fino alla punta dei capelli. Vuoi pensare, medico di merda, che forse c'è qualcosa che non va? Se poi arrivo a 23 anni e ho ancora problemi ormonali, vuoi farmela ripetere quella dannata risonanza, invece di suggerirmi una buona vacanza? NO! Sono stressata, solo stressata! E così ho fatto 7 anni di cure casalinghe, inventando cazzate su cazzate per convincere il mio medico curante a prescrivermi le medicine che mi servivano e prendendo pillole per la menopausa quando non ci cascava. Pillole che, volendo essere precisi, mi hanno salvata da un intervento chirurgico al cervello. Insomma, in pratica ho dovuto studiare il mio caso, documentarmi sulle cure e andare avanti a medicine prese di mia spontanea iniziativa. Cosa pericolosissima, che non consiglio a nessuno e che in linea di principio può portare conseguenze devastanti, ma che, in pratica, ha impedito al tumore di crescere e mi ha permesso di sopravvivere all'incompetenza di cinque endocrinologi, sette ginecologi e tre neurologi. Quindici persone che messe insieme non facevano un cervello intero.
Dopo sette anni di cure con dosi molto basse il tumore non è certo passato, ma almeno ho limitato la sua crescita a soli 5 mm, una grandezza per la quale non si opera. Considerando che il primo tumore è cresciuto di 3 cm in 5 anni, direi che posso considerarmi più che fortunata. Non riesco a fare a meno di pensare che se avessi seguito le indicazioni dei medici, invece di fare di testa mia, adesso mi ritroverei imbottita di psicofarmaci, con una palla di diversi centimetri nel cervello e costretta a farmi infilare sondini su per il naso per riuscire ad asportarla, con possibili danni all'ipofisi.
La ciliegina sulla torta è stata la tipa che mi ha fatto la risonanza. Prima di salutarmi mi ha detto "non so dirti di più, ma mi sembra che ci sia qualcosa, e non mi piace affatto". Qualcosa? QUALCOSA? Cosa, porca troia? COSA?
Ho 26 anni e tu mi dici che ho "qualcosa" nel cervello? Sii più precisa! Oppure non dirmi nulla, che è meglio. Qualcosa! Qualcosa che mi ha fatto morire di paura per tre giorni, qualcosa che mi ha fatto pensare ai peggiori scenari possibili, qualcosa che mi ha tolto il sonno per tre notti, qualcosa che potevi tenerti per te!
 E avrebbe anche potuto evitare di sottolineare, insieme all'infermiera, che "queste cose succedono a persone sempre più giovani". Perchè a quel punto io stavo per chiamare le pompe funebri! E non per "qualcosa", ma per l'infarto in corso!
Che poi, a volerla dire tutta, quanti di voi collezionano tumori? Quante possibilità ci sono di beccarsene due nell'arco di sei anni? Ok, sono delle barzellette di tumori, sono del tutto innocui, sono piccini, sono curabili, non richiedono nemmeno la chemioterapia, ma sono comunque cellule impazzite che iniziano a riprodursi. E viene da chiedersi se sarò sempre così fortunata, oppure farò la fine della mia amica, ridotta a vegetale da un tumore al cervello a 18 anni; o di mio nonno, che "fortunatamente" è morto di vecchiaia prima che il cancro diventasse troppo doloroso; di mia zia, o di mio zio, o dell'amica di mamma, o della direttrice della biblioteca, o del collega di papà... tutte persone che stanno lottando (o hanno già perso) contro qualche tipo di tumore, di solito maligno.
Non so... non so bene se ritenermi sfigata o fortunata. Propendo per il fortunata il 90% delle volte, ma capita che la depressione abbia la meglio in qualche caso. Non so cosa pensare di tutte queste persone che si ammalano attorno a me. Dovrebbe essere normale? Rientriamo nella statistica? Capita? A me dispiace, cazzo! Mi dispiace indipendentemente dalla statistica, perchè sono vite rovinate, distrutte, anche in caso di guarigione. Però, se penso che statisticamente non sarebbe dovuto succedere a tanta gente, è la rabbia ad avere la meglio. Forse sono cose che capitano, forse dobbiamo rassegnarci a veder soffrire i nostri cari; personalmente ritengo che qui ci sia la responsabilità di qualcuno, di qualche essere umano senza scrupoli che specula sulla nostra salute, di gente che inquina il cibo, l'acqua, l'aria, di medici che non sanno curarci, di politici che tagliano i fondi anche a quei pochi che potrebbero fare qualcosa di buono.
Io continuo a sognare che, se solo fosse la Svezia, certe cose si potrebbero evitare.

martedì 17 maggio 2011

Sette generazioni di sfigati

Non sono io che me li cerco, giuro! Sono loro che trovano me.
Le alternative sono due: o il mondo è popolato da gente davvero strana, oppure tutta la gente assurda attualmente in vita deve passare, prima o poi, per casa mia.
Il primo dei soggetti che oggi mi ha fatto letteralmente impazzire è papansia, con la sua nuova fobia per l'acqua oligominerale e la naturale avversione verso tutto ciò che dico, penso, faccio, indosso e mangio.
Questo si chiama esaurimento #1:
Lui: -ti va bene se compro l'acqua XYZ?
Io: -no, l'acqua XYZ fa schifo. E poi l'acqua effervescente mi fa venire mal di pancia.
Lui: -ma l'acqua XYZ non è effervescente.
Io: -sì che lo è. Anzi, peggio, è leggermente effervescente. Da queste parti mi sembra si possa definire "sfiatata". Ed è per questo che fa schifo.
Risultato: ha comprato 12 bottiglie di acqua XYZ.

Questo si chiama esaurimento #2:
Io: -la mia meravigliosa cognatina estetista non vuole essere pagata per la ceretta. Ma io, piuttosto che sfruttarla, mi depilo col silk epil.
Lui: -ma non vuoi pagarla?
Io: -no, è il contrario! Lei non vuole essere pagata, ma io voglio pagarla!
Lui: -mah, io ti non capisco. Tu, se lavori, vuoi essere pagata? Allora perchè non vuoi pagare lei?
Io: -papà, stiamo dicendo la stessa cosa. Proprio perchè riconosco il valore del suo lavoro voglio pagarla!
Lui (incazzato nero): -insomma! Ti sembra una bella cosa sfruttare il lavoro di quella povera ragazza?
Io (costretta ad urlare più di lui): -STIAMO DICENDO LA STESSA COSA! LA STES-SA CO-SA! CAPISCI QUELLO CHE DICO?
Lui (di nuovo calmo): -non sai proprio vivere! Tu te li prenderesti i soldi da una tua parente? E allora perchè vuoi pagarla? Così la offendi!
Corona il tutto la perla di saggezza di SuperZia, per la quale mio padre ha ragione in entrambi i casi. Perchè, giustamente, hanno lo stesso DNA e quindi gli stessi problemi mentali.

Questo si chiama esaurimento #3:
Io: -papà, ti va bene se preparo i toast per cena?
Lui: -sì.
Io: -allora aggiungi anche i wurstel alla lista della spesa, in frigo non ce ne sono abbastanza.
Lui: -devi proprio mangiare 'ste schifezze? Ma lo sai con cosa sono fatti? Non ti fa schifo?
Io: -hai appena detto che ti andavano bene! Comunque, per me ce ne sono; tu decidi cosa vuoi mangiare e compratelo.
Conclusione: è tornato a casa con 4 confezioni di wurstel.

Questo si chiama esaurimento #4:
Telefonata dal supermercato
Lui: -devo comprare il latte della marca Y?
Io: -no, quello della marca X.
Lui: -quello non devi berlo! Lo producono in Germania e lo vendono come italiano! Chissà con quali schifezze è fatto!
Io: -papà, ne abbiamo già parlato. Non è la marca X, è la marca Y quella che importa latte dalla Germania. Sempre che Superzia e le sue fonti siano attendibili.
Lui: -ne sei proprio sicura?
Io: -sì, stai tranquillo. Non hai niente di cui preoccuparti. Il latte della marca X è sicuro, genuino, appena munto e qualsiasi altra cosa ti possa convincere a comprarlo.
Lui: -intero?
Io: -no, papà. Ne abbiamo già parlato. Ricordi? Intero mi fa venire mal di pancia. Compralo parzialmente scremato.
Lui: -quello non devi berlo! Il latte parzialmente scremato fa malissimo! Ci aggiungono un sacco di cose per...
Non saprò mai cosa aggiungono al latte parzialmente scremato. Il mio cellulare ha misteriosamente smesso di funzionare per un'ora. Però, almeno, me l'ha comprato.

Ma la vera chicca della giornata me l'ha proposta Hala, la civetta di famiglia. Considerando alcuni post precedenti, forse è il caso di fare una precisazione: io sono atea e rispetto le religioni altrui solo finchè non vengono a rompere i coglioni in casa mia. Durante il mio unico anno al corso di yoga ho conosciuto cattolici, protestanti, atei, buddisti, animisti, una che venerava un alieno e un'altra convinta che il DNA reagisse al suono della musica. Nessuna di queste persone ha provato a convertirmi; nessuno mi ha mai detto di avere una risposta ai grandi interrogativi della vita (anche perchè io non ho mai posto domande); nessuno si è mai permesso di giudicarmi in base a ciò che l'alieno, il DNA o la voce nella sua mente gli/le suggerivano. Di conseguenza, la convivenza è stata più che pacifica. Anzi, spesso ero incuriosita da tutte le cazzate in cui riuscivano a credere ed ero proprio io a chiedere maggiori dettagli, sperando che ci fosse un limite al peggio.
Ebbene, ho avuto la conferma che non c'è limite proprio oggi pomeriggio.
Questo non è esaurimento, ma me lo fa venire:
Hala: -come ti senti?
Io: -sto molto meglio, grazie. Ormai mi è passato tutto. Però il neurologo mi ha consigliato di fare comunque la risonanza e l'elettroencefalogramma, per chiarire meglio la storia dell'epilessia.
Hala: -no, non è epilessia! Se tu avessi l'epilessia dovresti tremare.
Io: -siamo d'accordo, quelli che ho avuto non erano attacchi d'epilessia. Però io l'epilessia ce l'ho. Non mi porta tremori, ma altri problemi. Tipo sentire odori o vedere cose che non ci sono. Ma ormai ci sono abituata, non preoccuparti...
Hala: -da quanto tempo non ti confessi?
Io: -uhm... dalla prima ed unica comunione. Perchè?
Hala: -ecco perchè vedi queste cose! Il male ti circonda! Vai in chiesa, pulisci la tua anima da tutti i peccati, riempila di bene e vedrai che passerà tutto.
Io: -Hala, ne abbiamo già parlato. Questa è la tua religione, non la mia. Io non ci credo. Ho dei problemi fisici, scientificamente rilevabili, roba di reazioni chimiche e lesioni alle cellule e non so che altro. Comunque, è tutto concreto, umano, fisico, terreno. Come te lo devo spiegare? Il bene e il male esistono come concetti, ma non come entità. Io mi comporto male, non sono circondata dal male. Capisci la differenza?
Hala: -anche se tu non ci credi, ne pagherai le conseguenze. Sei stata avvertita, il libro sacro lo dice, verrai giudicata secondo quelle regole, anche se non le conosci...
...e continua così per una buona mezz'ora.
Io (ormai esasperata): -è la tua religione! Tu ci credi, non io! Secondo te finirò all'inferno, secondo me non c'è niente oltre la morte. Punti di vista. Prima o poi tutti scopriremo se esiste o no il paradiso. Fino ad allora, per favore, io crederò in ciò che mi pare.
Hala: -quindi vorresti dire che non credi nella bibbia? E come me lo spieghi che gli uomini hanno una costola in meno delle donne?
Io: -ma non è vero! Gli uomini e le donne hanno lo stesso numero di costole!
Hala: -e il pomo d'Adamo? Come mai gli uomini ce l'hanno e le donne no?
Io: -per lo stesso motivo per cui gli uomini hanno il pene e la barba e le donne hanno il seno e la vagina. Siamo diversi.
Hala: -adesso mi dirai anche che veniamo dalle scimmie!
Io: -sì! Sì! Sì! Si chiama EVOLUZIONE! Non mi dire che non ci credi!
Hala: -scimmia sei tu! Dio ha preso la polvere e l'ha impastata e ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, esattamente com'è adesso!
Io: -ARGH! Basta! Dio, se esisti, fulminami adesso! Ecco, vedi? Sono viva! Non è successo niente! Nessun fulmine, nessuna punizione divina, nessun messaggio, niente di niente!
Hala: -tu non sai cos'hai fatto! Sai quanta gente soffrirà per questo? Tutti i tuoi discendenti fino alla settima generazione.

Ecco, penso di aver reso l'idea, quindi preferisco fermarmi qui. Per comodità eviterò di prendere la bibbia e cercare tutti i passi a cui si riferiva. Credetele, è una persona preparata sull'argomento, e ognuna delle cose che mi ha detto è un preciso riferimento biblico. Evidentemente qualche mio avo ha peccato di brutto ed io sto scontando le sue colpe. Comunque sia, stasera mi sono guadagnata sette generazioni di sfigati nel mio albero genealogico.
AMEN

martedì 15 marzo 2011

Mi correggo

Dio esiste e mi sfotte!
Stamattina dovevo riportare un libro alla biblioteca dell'università. Avrei dovuto fare quei famosi 12 km in 2 ore e mezza, ma senza essere accompagnata in auto alla metropolitana. Sono partita agguerritissima, con l'orologio alla mano, pronta a segnalare su questo blog le ore di attesa per bus e metro e parlare malissimo di quegli sfaticati che "lavorano" all'ANM (Azienda Napoletana Mobilità, i magistrati non c'entrano!). Esco di casa alle 11.30. Alle 11.37 passano due (!!!) pullman diversi; ho potuto addirittura scegliere se prendere quello che arriva direttamente alla metropolitana dopo un giro interminabile oppure quello che in 5 minuti mi porta alla stazione dell circumvesuviana, dalla quale prendere il treno per arrivare alla metropolitana. Scelgo la comodità del primo: anche se dovesse metterci tutta la giornata, è vuoto e posso stare comodamente seduta ad ascoltare musica. Durante il tragitto prendo mentalmente nota di tutto ciò che non va, ma solo una di queste cose merita di essere raccontata: su una strada a doppio senso e una corsia c'era una macchina parcheggiata in doppia fila al centro della corsia opposta, con tizio comodamente spaparanzato sul sediolino del passeggero che non si è preoccupato minimamente del fatto che, grazie a lui, il bus è rimasto fermo 15 minuti prima di riuscire a sorpassarlo. E dire che, avendo invaso la corsia opposta, poteva tranquillamente guardare in faccia il conducente e non si può certo immaginare che non si sia accorto di un bestione arancione alto due metri e parcheggiato a 10 cm di distanza dal suo paraurti. Vabbuò! Ordinaria amministrazione. Tra l'altro, le capacità degli autisti di pullman a Napoli dovrebbero essere studiate dal CICAP come manifestazioni di poteri paranormali. Giuro di aver visto un pullman restringersi e passare nei 10 cm di distanza che due macchine parcheggiate in terza fila avevano lasciato liberi. Altro che il Nottetempo di Harry Potter!
Comunque, riassumendo, esco dal bus e mi trovo il treno già sul binario, ad attendermi con le porte aperte. Culo? Sì! Esagerato! Già questo sarebbe bastato a donarmi il sorriso. Dopo due fermate, scendo e mi faccio 10 min di sottopassaggio. Che volete farci, sono pigra! I tappeti mobili sono fatti per rimanere fermi mentre loro ci portano a destinazione; che senso avrebbe camminare su una cosa che già cammina di suo? Nonostante la mia tremenda pigrizia, arrivo al binario quando mancano 5 minuti all'arrivo del treno. Entro, mi siedo, esco, cammino su  per il policlinico, consegno il libro, ri-cammino giù per il policlinico, ri-entro in metropolitana. Per 40 secondi scarsi sono costretta a timbrare un nuovo biglietto, ma non mi interessa. Di nuovo, mi trovo il treno in arrivo. Arrivata a destinazione ripercorro il sottopassaggio e, mentre mi lascio trasportare comodamente da cose che si muovono al posto mio, sento il treno che frena. Prendo al volo il treno e decido di sfidare la sorte: invece di scendere alla fermata giusta, mi fermo a quella precedente e faccio una capatina alla Feltrinelli.
Il libro che cercavo per me non c'era.
Il libro che cercavo per mio cognato non c'era.
Il libro che cercavo per il mio fidanzato non c'era.
Delusa dalla Feltrinelli per la prima volta in vita mia, penso di aver fatto una cazzata colossale. Ho abbandonato la nave, perdendo il posto su un treno certo per aspettarne uno incertissimo! E inutilmente, per giunta! Ma, con poteri che non sapevo di avere, appena calpestato l'ultimo gradino delle scale (disdetta! Non c'erano scale mobili!), richiamo a me un altro treno, anche meno affollato del precedente. Troppa grazia, penso. Non potrò avere una fortuna così sfacciata anche col pullman. Invece, appena uscita dalla stazione, mi trovo davanti un tizio dell'ANM intento a trasformare una targhetta spenta in un luminosissimo messaggio di speranza: su quel bus c'è il mio indirizzo! E così, assolutamente incredula, ho preso al volo anche quell'ultimo mezzo di trasporto prima di tornare, esausta, a casa.
Alle 15.20.
Che, se escludiamo una mezz'ora alla Feltrinelli e un'altra mezz'ora per riconsegnare il libro, fanno 2 ore e 50 minuti di viaggio effettivo. Al mio ritorno non avevo nemmeno la forza di pensare, ma mi sentivo davvero soddisfatta e fortunata. Finchè non ho realizzato che non avrei potuto lamentarmi di nulla, visto che era stato davvero tutto perfetto. E così ho capito che lassù qualcuno si sta facendo delle grosse risate alla faccia mia!

sabato 5 marzo 2011

O signore dell'universo, ascolta questo figlio disperso...

Cara divinità che vive in un'altra dimensione (abbiamo provato a cercarti in cielo, ma non c'eri),
stando a quanto dicono di te, dovresti aver creato il mondo. Non importa se in sette giorni o sul dorso di una tartaruga, il concetto rimane lo stesso in ogni paese e in ogni lingua.
Avrei da segnalarti qualche incidente di percorso nella mia vita:
- hai donato al mio vicino di casa una batteria, senza fornirgli il talento necessario a suonarla. Non contento, non gli hai concesso nemmeno il tempo per esercitarsi, così lui è costretto a farlo di notte, dall'una in poi;
- ci hai dato l'intelligenza, ma non hai allegato il libretto di istruzioni, così quelli che mi circondano non sanno che farsene e si limitano ad ignorare quella parte di sè;
- ci hai permesso di comprendere che l'uomo è l'evoluzione della scimmia, ma poi ci hai dimostrato che, per certi soggetti, è vero l'opposto;
- ci hai plasmato i genitali e hai riempito il mondo di persone che vorrebbero vietarci di usarli;
- mi hai fatta nascere col minimo sindacale di pazienza, a Napoli. No, dico... riflettici bene: a Napoli! Almeno potevi farmi un po' più paziente  far eruttare il Vesuvio un po' più spesso;
- mi hai dato la possibilità di vedere cose che sono invisibili agli altri. GRRRRazie;
- hai riempito internet di qualsiasi schifezza, ma non della spiegazione dell'epilessia del lobo temporale che volevo allegare alla voce precedente. Però ho scoperto che ne soffriva anche Chopin, e lo metto in lista dopo Poe e Baudelaire. Viene quasi da pensare che tu mi abbia fatta nascere così per rendermi geniale... staremo a vedere.
Ora, dimmi, dopo questa serie di sviste (e mi sono limitata ad elencare quelle che mi riguardano direttamente) era proprio il caso di far nascere una nuova vita nel grembo di una donna che chiude la figlia di un anno e mezzo fuori casa ogni volta che piange troppo?
Davvero, pensaci...

venerdì 18 febbraio 2011

Sana educazione cattolica

Visto che stasera sono di pessimo umore, sorvolerò su tutti i "bei" ricordi che ho della scuola elementare, quando per la prima volta ho incontrato quella particolare razza di esseri viventi definiti, a scelta, "suore/sorelle/madri". Qualche volta, per sadismo divino, anche maestre.
Stasera ho deciso di sorvolare sulle accurate descrizioni dei forni crematori, sulle processioni per baciare le bare delle suore morte, sulle giornate di digiuno, sulle ore passate a pregare e quelle passate a spazzare, lavare e ripulire, come novelle Cenerentole.
Stasera vi scrivo una filastrocca. Me l'hanno insegnata in prima elementare, ed ero così carina quando la recitavo che i miei genitori hanno registrato la mia voce e, non paghi, me l'hanno anche fatta ripetere per anni.

La gallinella sciocca.

Disse un giorno una gallina:
"la campagna non fa per me!
Son graziosa e son carina
e so fare coccodè.
Io non voglio stare qua
voglio andarmene in città."
Così fece una mattina
quella stupida gallina.
E sapete come andò?
Passò un tram e la schiacciò!


E ora spiegatemi perchè la gallina della filastrocca che hanno insegnato al mio fidanzato -che andava alla scuola pubblica- riusciva a diventare una cantante famosa!

martedì 25 gennaio 2011

I misteri del web

Vorrei capire perchè se cerco "babbo natale" su google mi escono immagini porno (anche col filtro al massimo!), ma se cerco "kamasutra" mi ritrovo con foto di ragni che si accoppiano. Finora ho trovato una sola spiegazione: la sfigherrima!
La sfigherrima mi accompagna da quando sono nata. Stavo per scrivere "mi accompagna da quando ho compiuto 18 anni", però le elementari dalle suore, i complessi esistenziali, l'epilessia, il tumore, la singlitudine, l'essere nata a Napoli mi sembrano evidenti segni di sfigherrima pre-maggiore età. Solo che ne sono consapevole solo da pochi anni, perchè prima la consideravo una normale quanto inevitabile parte della mia vita.
La sfigherrima fa in modo che, se c'è un bambino nel raggio di 5 mt, si avvicinerà al pc proprio nel momento in cui, da un'innocente ricerca di un'immagine di babbo natale, esce fuori una donna nuda con un enorme pene in mano. E lo schermo, ovviamente, sarà troppo distante per poterlo coprire con le mani. E il bambino, ovviamente, si divertirà un mondo a vedervi cambiare colore, balbettando frasi sconnesse su "gelati che in Italia non vendono".
La sfigherrima fa in modo che, se sei aracnofobico, i ragni siano parte integrante di ogni ricerca su google. Cerchi le aragoste? Ti escono i ragni. Cerchi di scoprire come si scioglie la chitina (nel remoto caso ti abbia otturato il gabinetto)? Ti escono i ragni. Cerchi qualche posizione alternativa per movimentare la giornata di sesso? Ti escono i ragni. Cerchi un modo indolore di suicidarti prima della dolorosissima visita che ti aspetta? Ti esce babbo natale, visto che i ragni, in quanto velenosi, te li aspetti.
La sfigherrima fa in modo che, se hai paura degli aghi, tu debba fare un prelievo al mese. Meno male che, almeno, non ho paura della gastroscopia.
La sfigherrima fa in modo che, se ti è rimasta un'unica parte del corpo appena guardabile, venga deturpata dalle smagliature in meno di una settimana.
La sfigherrima fa in modo che, nel momento esatto in cui termino la frase "che bello, fa voyager in tv. Avevo proprio bisogno di farmi quattro risate, sono depressissima!", parta una crisi isterica di papansia per un motivo assurdo, che nemmeno capisco, ma di cui sono l'unica responsabile.
Se mai riuscirò a trasferirmi in Svezia, la mia casa sarà l'unica di tutto il paese senza connessione ad internet!

venerdì 21 gennaio 2011

29 Novembre 2010

Vado via perchè... #1
Oggi Monaco è completamente ricoperta di neve. Chissenefrega, direte voi. Il problema è che io, dopo la mia vacanza, ci ho lasciato il cuore, a Monaco. Quando sono stata lì mi è capitato spesso di svegliarmi piangendo all'idea di dover tornare a Napoli. Ed ora che sono tornata a "casa", mi sveglio spesso piangendo all'idea di non essere più a Monaco.
E a me la Germania nemmeno piace!
Come promesso, a Francesca ma soprattutto a me stessa, ecco la lista dei motivi per cui voglio andarmene da Napoli, che ricorda vagamente i "vado/resto" di Saviano e Fazio, con la differenza che io non resterei qui per niente al mondo. D'altra parte, l'ho già scritto una volta: lui è Saviano, io non sono nessuno, lui ha il coraggio di lottare e rimanere, io me ne scappo vigliaccamente in un posto dove non sarò costretta a lottare.
La mia lista si può dividere in due diversi elenchi: i motivi per cui la sopravvivenza stessa, mia e dei miei cari, è a rischio a Napoli e i "capricci", le piccole incompatibilità culturali per cui io non vivo bene qui.
Nell'elenco di cose che non mi permettono di vivere bene qui ci vanno sicuramente l'inquinamento, i rifiuti, la totale disorganizzazione, l'assoluta mancanza di regole.
Prima di tutto, ovviamente, a Napoli sento la mancanza dell'acqua. Acqua calda in inverno, acqua corrente in estate, acqua potabile per cucinare... prima o poi mi ridurrò come Paperone, sul tetto a riempire secchi d'acqua piovana. Anzi, nemmeno quella, visto che Napoli è la città europea col maggior inquinamento da biossido d'azoto, l'agente inquinante responsabile delle piogge acide.
Arrivando dunque all'inquinamento, oltre a quello ufficialmente registrato e denunciato, esiste un inquinamento da rifiuti tossici di cui sono in pochi a parlare. Dal momento che lo smaltimento dei rifiuti è completamente in mano alla camorra, le discariche non sono certo a norma e può capitare facilmente che i palazzi siano costruiti con amianto "riciclato" o che il terreno sia contaminato da metalli pesanti. Non a caso io ho avuto il primo tumore a 13 anni, mentre una mia cara amica ne stava morendo a 18.
Veniamo quindi alla famigerata "emergenza rifiuti". Mi ero ripromessa di non parlarne, ma visto che mi trovo costretta a metterla nell'elenco, ne approfitto per fare una piccola digressione.
A tutti quelli che pensano che Napoli si trovi sepolta dai rifiuti per colpa della sinistra, perchè i napoletani sono sporchi, perchè non sanno gestirsi, perchè sono così stupidi che non sanno portare la spazzatura fino ai bidoni, perchè non capiscono che aprendo una nuova discarica risolverebbero il problema: andate a fanculo. Innanzitutto perchè non avete capito un cazzo, ma anche perchè sparate sentenze senza documentarvi e vi permettete di giudicarci in base a stupidissimi luoghi comuni. Vi auguro di trovarvi nella stessa situazione, di vedere i vostri bambini che muoiono di cancro e leucemia senza nemmeno sapere il perchè, di dovervi chiedere ogni volta che mangiate "quella che ho davanti è sanissima verdura o è veleno?", di dover subire i giudizi di gente stupida come voi, di dover guardare, impotenti, come la criminalità organizzata distrugge le vostre vite e di essere costretti, nonostante tutto, a tirare avanti. Non vi concedo nemmeno il suicidio. Stronzi come voi devono soffrire fino all'ultimo respiro.
Tornando a noi, la spazzatura è uno dei motivi per cui vivere a Napoli è diventato impossibile. Infine, tra i motivi seri per cui vorrei scappare da qui, c'è la completa mancanza di organizzazione. Proprio qualche giorno fa ho avuto una piccola incomprensione linguistica con una mia amica di Asti. Ho usato l'espressione "a mazzo", che evidentemente è dialettale, per dirle che non riesco ad usare il nuovo msn. Bene, credo che in quell'espressione sia espresso perfettamente lo stile di vita partenopeo. Qui, ma penso anche altrove in Italia, "mazzo" vuol dire "culo", che a sua volta è utilizzato come termine per "fortuna" - sarà capitato a tutti dire "che culo!" invece di "che fortuna!". La mia vita va avanti a fortuna; anche Pino Daniele, in una famosissima canzone, diceva "e ognuno aspetta 'a ciorta" (che è un altro termine per destino). Ogni mattina, quando mi sveglio, devo avere la fortuna di trovare l'acqua per lavarmi, devo avere la fortuna di trovare il bus che mi porta all'università, devo avere la fortuna di trovare il prof in aula, devo avere la fortuna di tornare a casa in meno di 3 ore... qui non esiste il diritto, esiste la ciorta. E, a proposito di bus, a Napoli non esistono orari per i bus. Anzi, non esistono proprio i trasporti pubblici. La nuova metropolitana passa una volta ogni 10 minuti, che per gli standard partenopei è un miracolo, ma rispetto ai secondi di attesa di Monaco, Stoccarda o Londra, fa schifo. Comunque non è di questo che mi lamento. Io vivo a 12 km dall'università e devo svegliarmi alle 6.30 per arrivare in aula alle 9. Considerando che, quando faccio proprio tardissimo, esco di casa alle 7.30, impiego più di un'ora e mezza per fare 12 km, con una velocità media di 8 km/h. OTTO! Ma solo perchè mi accompagnano in auto fino alla metropolitana, altrimenti dovrei uscire alle 6.30. Sotto casa mia i pullman passano in media una volta ogni 45 min; in media, perchè mi è capitato di aspettare anche due ore.
Devo avere fortuna per fare una visita medica, perchè l'ultima volta che ci ho provato il dottore è stato chiamato a soccorrere... sua moglie! La poverina, alla quale improvvisamente quanto inspiegabilmente si è spenta la macchina, ha chiesto aiuto al marito, il quale ha ritenuto giusto abbandonare i suoi pazienti in attesa (che avevano già pagato il ticket e si erano fatti mesi di fila per ottenere quella visita) con la scusa delle "urgenti visite a domicilio".
Devo aver fortuna quando mi reco ad un ufficio pubblico, perchè gli orari sono a discrezione dell'impiegato e può capitare che lui non abbia poi tanta voglia di lavorare e ti lasci morire in attesa.
Devo aver fortuna dopo la morte, perchè se non ho parenti che mi portano i fiori, il mio corpo viene buttato in una discarica da gente che poi si rivende il loculo. Sì, a Napoli devi essere fortunato anche da morto.
Per farla breve, io non ho diritti. Non ho diritto al lavoro, alla casa, alla salute. Qui si vive di favori e fortuna e non si hanno certezze. Ed è per questo che voglio andarmene: voglio vivere in un paese dove avere dei diritti e dei doveri, dove le cose funzionano veramente e non bisogna affrontare questo caos anche per le attività più semplici. Voglio un posto in cui far crescere i miei figli senza la paura di vederli morire da un momento all'altro, voglio avere la certezza che, se vengono calpestati i miei diritti, il problema diventa della comunità, e non rimane mio in quanto singolo.
Ecco, questo era il primo dei due elenchi. Al secondo ci penso domani.

domenica 16 gennaio 2011

Nuovi mezzi di comunicazione

Anche se dovrei copiare gli ultimi post del vecchio blog, proprio non riesco a fare a meno di condividere con voi le avventure che questo nuovo anno mi sta regalando.
Oggi vi voglio parlare dei nuovi (e/o vecchi) sistemi di comunicazione in uso nel mio condominio. In particolare, spiegherò in dettaglio: lo scalofono, lo scopotelegrafo, il campanellomorse e l'urlo disumano. Quest'ultimo è usato dalla notte dei tempi e ci sono testimonianze del suo uso sin dall'antichità, ma evidentemente è talmente utile e funzionale che non verrà mai soppiantato da banalità come il telefono cellulare.
Ma procediamo con ordine.
Il mio palazzo consta di sei piani, con tre abitazioni a piano, per un totale di 18 famiglie (più un barbone che vive sul tetto). Un giorno, la sfortunata signora del terzo piano ha scoperto che il suo gabinetto le riportava su ciò che invece sarebbe dovuto scendere giù ed è stata costretta a chiamare l'idraulico. Non so quanto sia vero, visto che di certa gente non mi fido minimamente, ma il suddetto idraulico ha decretato la morte della nostra colonna fecale, il che vuol dire lavori in tutte le case e migliaia di euro di spese. I lavori sono partiti dal terzo piano e sono arrivati fino al quinto (evitando, per miracolo divino, proprio la mia casetta) ed è stato proprio in questo periodo di profonda sofferenza per le famiglie coinvolte che si è fatto il più largo uso dello scalofono di cui io abbia memoria. Nemmeno per la sparatoria hanno fatto tanto casino. Evidentemente molto provate per la dipartita della signora Colonna, le tre famiglie hanno usato la tromba delle scale come amplificatore per le loro urla.
Non sto scherzando.
Ognuna sul suo pianerottolo, oppure direttamente in casa, le signore dei tre piani interessati hanno comunicato per tutto il giorno a suon di urla. Come si distingue lo scalofono dall'urlo disumano? Semplice: nel primo caso, la signora urlante si posiziona in un punto preciso del pianerottolo, oppure sporge la testa dalla porta con una ben calcolata inclinazione, in modo tale che il palazzo tutto possa fungere da cassa di risonanza e che nessuno nel quartiere possa fingere di non aver sentito. Eccetto la sottoscritta, ovviamente!
Io avevo già capito che, quel giorno, stava succedendo qualcosa di grosso. Siccome l'ultima volta che ho sentito urlare tante persone contemporaneamente c'era una sparatoria in corso, io ho chiuso la porta blindata a più mandate e, per sicurezza, ho tirato pure il chiavistello e mi sono rintanata con lo stereo a palla nella stanza più esterna della casa.
Solo quando ho avuto bisogno del bagno e ho tirato lo scarico, qualcuno si è degnato di avvertirmi che c'erano dei lavori in corso. E qui, signori miei, si è palesata la maestria dell'idraulico nell'uso del campanellomorse. Tempo dieci secondi scarsi dallo sciacquone (io stavo ancora seduta a leggere il topolino, insomma), qualcuno inizia a scampanellare furiosamente alla mia porta. Ma io, provetta giovane marmotta, ho capito subito che non si trattava di uno scampanellio qualsiasi. Era codice morse. In particolare, mi diceva: esimia signora, sono l'idraulico che lei ha tanto gentilmente innaffiato con i suoi bisogni fisiologici dieci secondi or sono. La prego di essere tanto cortese dal volersi asterere dall'uso dell'acqua per la giornata di oggi. La ringrazio e colgo l'occasione per porgerle i miei più distinti saluti.
Io avevo vagamente intuito che la questione fosse di una certa gravità, così, nonostante avessi già capito tutto il messaggio, ho pensato che sarebbe stato gentile da parte mia aprirgli la porta. La genialità dell'idraulico, il quale stava facendo il suo meritato quarto d'ora di pausa appoggiato al mio campanello, mi ha convinta che forse non era il caso di far entrare un simile elemento nella mia umile dimora, dal momento che, nonostante stesse ancora scampanellando, era assolutamente al di fuori della visuale del mio spioncino. Ammetterete anche voi che ci vuole un livello di agilità non comune per riuscire a rimanere con la mano appoggiata al campanello, ma mettendosi di spalle, appoggiato al muro sul bordo esterno della porta.
E siccome nel mio palazzo continuavano ad urlare, nonostante il messaggio in codice fosse piuttosto chiaro, proprio non ho potuto fare a meno di pensare al peggio e sono nuovamente corsa nella stanza più esterna della casa. Evitando, ovviamente, di usare il bagno.
Quando, verso le due del pomeriggio, ho deciso che era arrivato il momento di cucinare e ho sciacquato le verdurine, usando il rubinetto della cucina, ecco arrivare l'urlo disumano.
No, non era l'idraulico.
Era la signora del piano di sotto. Solo che io non sono riuscita a distinguere il mio nome, tra tutte quelle urla (lo scalofono era ancora in piena attività). C'è anche da dire che avevo sia la veranda che il balcone completamente chiusi e che la voce della signora, la quale mi stava simpaticamente chiamando proprio dal balcone, non mi giungeva molto chiara. Sentivo che qualcuno ripeteva sempre la stessa parola, ma pensavo che fosse un "apri-spingi-tira-chiudi" urlato dall'idraulico all'assistente. Dobbiamo ammettere che l'urlo disumano sta perdendo punti. Infatti, la signora (sempre lei!) è costretta ogni giorno ad urlare per almeno mezz'ora il nome della figlia, prima che questa riesca a sentirla e le risponda dal palazzo accanto. Non so, forse è lei che si sta facendo vecchia e non ha più la voce di un tempo. Comunque, scoraggiata, la povera donna ha dovuto fare l'enorme sforzo di salire ben due rampe di scale per usare nuovamente il campanellomorse per ordinarmi di non usare l'acqua.
Dopo una cascata di idee geniali su come riuscire a preparare un piatto di pasta senza usare l'acqua, il resto della giornata è passato senza altre comunicazioni. Finchè la signora, la quale evidentemente aveva capito che non siamo attrezzati per la ricezione dell'urlo disumano, ha spedito la figlia (troppa fatica venire ad avvisarci di persona) per dirci che potevamo nuovamente utilizzare l'acqua. Tempismo perfetto, aggiungerei. Se avesse aspettato dieci minuti in più, mamma avrebbe ordinato le pizze, invece di preparare cavolo bollito. Grrrrazie, figlia della signora.
Così, da brava famiglia svedese, abbiamo preso il numerino e abbiamo fatto la fila per il bagno. Al quarto sciacquone (il mio, per intenderci. Che ciorta!) la signora ci ha comunicato tramite scopotelegrafo che no, non potete usare lo sciacquone. Mettiti d'accordo con te stessa, cara!
La giornata si è conclusa così, con la cara donna che ci comunicava a suon di colpi di scopa sul soffitto (o sotto al pavimento, a seconda dei punti di vista) se e quando potevamo scaricare. Geniale, no?


Caro Babbo Natale,
          lo so che sei appena tornato a casa e ti stai godendo il meritato riposo insieme agli elfi e alla Befana, prima di ricominciare a produrre giocattoli per i bimbi di tutto il mondo, ma qui c'è disperato bisogno di te. Potresti, per la salute mentale di tutte le persone civili abitanti in questo palazzo (cioè me), regalare un bel cellulare a tutte queste care signore che ne hanno tanto bisogno? Prometto che pago io. In alternativa, accetto anche di essere portata al circolo polare artico e di essere messa sotto ghiaccio fino all'estinzione della razza umana. Sono certa che non mi deluderai.
Masochisticamente tua
Eve

giovedì 13 gennaio 2011

In Svezia si vive di merda

L'anno appena iniziato, è iniziato di merda.
Il titolo del post, invece, l'ho preso dalle "parole chiave per la ricerca" nelle statistiche di questo blog. Vorrei capire a quale mente malata può venire in mente di ricercare una frase del genere. Perchè gli sia uscito il mio blog tra i risultati è facile comprenderlo: "di merda" è un'espressione che uso un po' per tutto ciò che riguarda Napoli. Rimane il fatto che "in Svezia si vive di merda" è un'affermazione e non una domanda. Se ho affermazioni del genere da fare, le scrivo su un blog, non chiedo conferma a google! E, soprattutto, utente decerebrato che fai certe ricerche, se sai (dal momento che affermi) che in Svezia si vive male, che cazzo cerchi?
Ma vabbè, passiamo avanti.
Vorrei potervi scrivere che l'anno nuovo ha portato una nuova luce sulle mie considerazioni, ma mi trovo costretta a riferire solo cose negative. Innanzitutto, come buon augurio, dal momento che ciò che si fa a capodanno si fa tutto l'anno, io ho passato il 1 gennaio a guardare i pasti altrui. Per educazione, visto che ero ospite, sono rimasta a tavola fino alla fine del lunghissimo pranzo, preda di mal di pancia e dolori di stomaco che MAI avevo provato prima di quel giorno - e dire che io ho una lunga e fruttuosa esperienza in fatto di mal di pancia. Così ho passato metà giornata inchiodata ad una sedia come se mi avessero piantato il manico di una scopa su per il sedere, a fare colossali figure di niente davanti ai miei suoceri, e l'altra metà a desiderare tutti i dolci che mia madre aveva comprato per l'occasione.
Bell'inizio, davvero.
Il secondo giorno l'ho passato a piangere perchè la mia canarina, già da tempo malata, è improvvisamente peggiorata. Ovviamente avevo ancora mal di stomaco.
Il terzo giorno l'ho passato a piangere perchè la mia canarina, già da tempo malata, è improvvisamente morta. Colgo l'occasione per ringraziare il dottor Noviello per la pazienza, la disponibilità e la cortesia che ha sempre dimostrato con lei e con noi e il dottor D'Ovidio per aver tentato l'impossibile per salvarla. Loro magari non leggeranno mai, ma qualche povera canarina malata potrebbe aver bisogno del nome di un buon veterinario.
Sempre quel giorno, per consolarmi un po', il mio fidanzato mi ha portata a fare shopping ed ho scoperto che l'epilatore che avevo comprato tre giorni prima in un altro negozio, all'auchan vicino casa del mio amore costava 20 euro in meno.
Il quarto giorno ho scoperto di aver perso lo scontrino dell'epilatore, e di conseguenza il diritto di recesso e i 20 euro.
Il quinto giorno è morta la direttrice dell'ufficio dove lavora mamma. Non la vedevo da più di 8 anni, ma mi è dispiaciuto comunque, perchè ha sofferto tantissimo.
Vorrei evidenziare il fatto che sia la direttrice che la canarina sono morte di cancro. E, in quanto a tumori, sia io che mia madre abbiamo abbondantemente dato. Quindi brucerò nell'acido chiunque proverà a dirmi che l'emergenza rifiuti è colpa nostra e che noi napoletani ce la siamo cercata e ci va bene così.
Dal sesto giorno in poi ho strafogato la cioccolata dell'enorme calza che mi ha regalato il mio amore. Due chili e seicento grammi di schifezze ingrassanti (non tutti, eh!).
Sabato ho deciso di darmi allo shopping sfrenato e ho speso ben 60 euro in: quattro magliette, due vestiti, un paio di pantofole. Per poi scoprire che una maglietta e un vestito erano rotti.
Capisco che sia colpa mia, visto che non ho controllato prima di uscire dal negozio, però è evidente che la stoffa non è strappata, ma il tessuto non è stato proprio cucito. Stasera sono tornata al negozio e ho mostrato il problema alla commessa. La quale, con la gentilezza tipica delle commesse napoletane, mi ha detto che li avevo rotti io e che non poteva cambiarmeli. Se fossi stata un tantinello più napoletana e meno svedese, le avrei risposto per le rime. Invece sono tornata a casa senza dire una parola, ho acceso il pc, ho stampato la legge che afferma che lei è obbligata a cambiare la merce difettata e sono tornata da lei.
Speravo che mettere in evidenza il fatto che stesse infrangendo la legge la riducesse a più miti consigli, invece...
Lei ha preso i fogli e li ha lanciati per aria, dicendomi cose tipo "chi se ne frega, sei ridicola, io la maglietta non te la cambio". Così l'ho informata del fatto che, in caso di ulteriore rifiuto, sarei stata costretta a chiamare la polizia. E mentre lei continuava ad inveire contro di me, l'ho fatto.
Non ci posso credere!
L'ho fatto veramente!
Mi sono ribellata ad una commessa arrogante, aggressiva, ignorante e presuntuosa ed ho chiamato le forze dell'ordine a proteggermi!
Cioè... 'nzomma...
Ho chiamato il 113 e NON MI HANNO RISPOSTO! (Della serie: iniziamo bene...)
Allora ho chiamato il 112 e un gentilissimo carabiniere mi ha detto che non è compito loro, ma della polizia, intervenire in certi casi, e che comunque avrebbe chiamato la polizia per me e li avrebbe informati dell'accaduto. Mi ha anche suggerito di ritelefonare al 113 per sollecitarli. Devo dire, invece, che sono arrivati dopo pochissimo tempo e che sono stati gentilissimi. Mi hanno spiegato che, per procedere contro il negozio, avrei dovuto querelarli e hanno dovuto ammettere che ("fatta la legge, trovato l'inganno") per me non c'era altra scelta.
L'atteggiamento della commessa, comunque, è cambiato tantissimo. Appena ha visto le divise mi ha proposto di contattare la responsabile e di risolvere la cosa tra di noi. Io speravo che la polizia potesse fare qualcosa in più, tipo dirle che rischiava una multa o roba del genere, visto che stava palesemente contravvenendo alla legge. Invece, nisba. Mi hanno dato ragione, mi hanno consigliato di contattare un'associazione di consumatori e mi hanno detto che loro avrebbero potuto fare qualcosa solo in caso di rissa. Ricorderò di farmi picchiare, la prossima volta.
Sembra strano a dirsi, visto tutto ciò che si racconta di loro, ma devo ringraziare i poliziotti che sono stati gentilissimi, disponibili, e anche velocissimi, nonostante le previsioni del carabiniere. Anzi, ammetto che tutte le esperienze avute con la polizia ed i carabinieri fino ad oggi sono state positive. A parte una cosa degna di una barzelletta successa tempo fa al mio ragazzo, ma di quella ve ne parlerò in un altro post.
Io, comunque, ho ancora una maglietta ed un vestito rotti nell'armadio ed un'intossicazione da bile causata dalla commessa. Anche se sembra una frase fatta, non sono scesa al suo livello: mentre io le facevo semplicemente notare che la legge è legge, anche se lei non è la titolare del negozio, lei continuava a provocarmi e ad arrampicarsi sugli specchi. E forse è stata proprio questa la soddisfazione più grande di tutte: vedere quella piccola arrogante cambiare tono, chiedere scusa e proporre una soluzione come la personcina civile che non è. Il tutto senza che io le rispondessi nemmeno. Comunque vi aggiornerò sugli sviluppi tra due giorni, quando è prevista la chiacchierata con la famosa responsabile.
Il negozio in questione, tanto per la cronaca, è Cache Chace, al primo piano dell'Auchan di via Argine.
Nel caso vi capitasse di acquistarci qualcosa, fate estremamente attenzione, perchè mi hanno venduto tre capi difettati su cinque! La prima volta si trattava di un piccolo difetto che poteva anche capitare, e la commessa non ha creato problemi per cambiare il vestito. Stavolta, evidentemente, hanno deciso di liberarsi di un po' di merce scadente approfittando dei saldi. E, dalla reazione della commessa, la quale ci ha tenuto particolarmente a sottolineare che è lei stessa a mettere i vestiti sui ripiani e che MAI le sarebbe passato per la mente di vendere roba rotta, ho capito che non si è trattato di un errore, bensì di una cosa più che voluta. Un po' come quando mi hanno venduto la canarina assicurandomi che era solo un po' giù di tono perchè faceva freddo, perchè loro MAI avrebbero venduto animali malati!
A volte mi chiedo se sarei capace di capire certe sottigliezze di significato in frasi del tutto innocenti, se fossi nata in un posto diverso da Napoli. Sono così abituata a leggere tra le righe e ad interpretare gli atteggiamenti di chi mi circonda che ho la "nausea da doppi sensi". Mi piacerebbe, di tanto in tanto, trovare qualcuno sincero, capace di dirmi quello che realmente pensa; come faccio io che, al massimo, mi astengo dal commentare. Non sono andata mica a dire alla commessa "sai, non litigherei MAI con te, mi stai troppo simpatica". Eppure lei avrebbe capito, vi assicuro che avrebbe capito.
Infine, giusto per coronare il quadro della disperazione, mi sono tornate le crisi di panico.
Bell'inizio, davvero.


EDIT: qualcosa di buono c'è, ed è il mio fidanzato, il cavaliere senza macchia e senza paura che ha lasciato che portassi avanti la mia causa senza interferire, ma al quale sono saltati completamente i nervi quando mi ha sentita definire "ridicola" e che, a quel punto, ha sbranato la commessa.
Ti amo, angelo mio!

lunedì 27 dicembre 2010

18 Novembre 2010

Chi ha il pane non ha i denti...
...e chi ha i denti non ha il pane.
Può succedere che l'unico giorno, dopo mesi, in cui l'acqua non è mancata nemmeno per un minuto ed era perfino di un colore accettabile la si usi tutta per sturare (anzi, per tentare di sturare) il gabinetto. Ovviamente, tutti sforzi inutili.
Però ho imparato una cosa fondamentale. Anzi, due.
La prima è che la raccolta differenziata è una rottura di coglioni di quelle colossali.
La seconda è che l'università, a volte, può rivelarsi utile. Se mai vi capitasse di chiedervi a che cazzo vi serve studiare la struttura atomica dell'esoscheletro dei gamberi se volete diventare genetisti, sappiate che certe informazioni prima o poi possono tornare davvero utili. Ad esempio, nel caso in cui vostro padre decida di buttare il suddetto esoscheletro nel gabinetto invece che nell'organico (per non farlo decomporre sotto il vostro naso, visto che puzza già di suo e conservarselo due giorni non è proprio il caso) e quello ve lo intasi completamente. Certo, nel caso aveste studiato bene, sareste consapevoli fin da subito che non c'è più niente da fare. La chitina è una delle strutture più resistenti esistenti in natura. E mo' sono cazzi.

17 Novembre 2010

Signore mai peggio...
Dopo aver letto le reazioni dei leghisti alle parole di Saviano (che per me è un EROE) mi sento improvvisamente orgogliosa di essere napoletana. Certo, vivo nello squallore più totale, non ho l'acqua corrente a casa, il mio palazzo sta per crollare, vivo circondata da camorristi, ogni giorno faccio lo slalom tra la monnezza più famosa del mondo, però...
Però poteva andarmi peggio.
Potevo nascere in Lombardia!