Come ogni brava vecchietta che si rispetti, guardo il mondo dalla piccola finestrella della mia mente e mi ripeto che non è più come una volta. Non ci sono più le mezze stagioni, non ci sono più i bravi giovanotti che cedono il posto in bus, non c'è più rispetto per i genitori, non c'è più solidarietà e le nuove guerre sono tra poveri.
Ma, più di tutto, alla veneranda età di 26 anni posso affermare che non c'è più la salute.
La salute, quella cosa che mi ha fatto sentire bene fino ai 13 anni e poi... puff! Se n'è andata via col primo tumore. E siccome ormai ha traslocato definitivamente nel corpo di qualcun altro, ecco che il mio va a farsi friggere e le mie cellule lievitano come le zeppole nell'olio bollente.
Intendiamoci, ho avuto culo! Ho avuto tanto di quel culo che se credessi in un dio andrei a Pompei a piedi solo per accendere un cero. Però poteva anche andarmi meglio, no? Potevo rimanere sana e bearmi della mia ignoranza in fatti del genere. Potevo limitarmi a studiarli, i tumori, invece di beccarmeli.
Mi sarebbe piaciuto anche avere un po' più di fortuna nel trovare i medici giusti al momento giusto, invece di dover aspettare
cinque anni per la diagnosi del primo e
sette per la diagnosi del secondo.
Il primo, come ho già scritto, mi è venuto a 13 anni. Era un adenoma alla parotide. In linea di principio, gli adenomi sono i tumori più simpatici che esistano: crescono poco, non diventano mai maligni, e se non ti beccano qualche organo vitale ci puoi convivere fino a che non raggiungono dimensioni impressionanti. Se poi, invece di crescere verso l'interno, riesce ad espandersi all'esterno (come quello alla parotide), allora ci si vede crescere dei palloni da calcio sul collo. Ovviamente, se non ci si cura. E uno si aspetta che, in un paese "avanzato" come l'Italia, che vanta uno dei migliori sistemi sanitari mondiali, la diagnosi sia tempestiva. Anche perchè, se me l'avessero curato in tempo, mi sarei risparmiata 5 anni di analisi (con diagnosi che andavano dalla mononucleosi al dente cariato, giusto per farvi capire la preparazione di certi medici), due interventi chirurgici (perchè non potevano risolvere tutto in un'unica volta, no... hanno preferito lasciare l'operazione a metà e riaprirmi il collo il mese successivo), la perdita di un nervo che mi ha portato in regalo la
sindrome di Frey, e anni di dolori al viso e all'orecchio. Ma vabbè, già è tanto che siano arrivati alla diagnosi giusta; pretendere di averla 5 anni prima e di essere curata in maniera scientifica e non alla cazzo di cane mi sembra una pretesa esagerata.
Adesso la storia si ripete, con il secondo adenoma. I sintomi c'erano già 7 anni fa. Praticamente mi sono comparsi appena sono guarita dal primo tumore. Ora, se fossi andata in giro con un cartello "adenoma ipofisario in corso", sarebbe stato meno evidente. Perchè, porca paletta, le analisi urlavano "ADENOMA IPOFISARIO!" da ogni valore. Tutto, ma proprio tutto, faceva pensare a quello.
Non esce niente dalla risonanza magnetica? E allora è stress! Ok, posso capirlo, ma porco cazzo, ho 20 anni e appena sospendo le cure mi riempio di prolattina fino alla punta dei capelli. Vuoi pensare, medico di merda, che
forse c'è qualcosa che non va? Se poi arrivo a 23 anni e ho
ancora problemi ormonali, vuoi farmela ripetere quella dannata risonanza, invece di suggerirmi una buona vacanza? NO! Sono stressata, solo stressata! E così ho fatto 7 anni di cure casalinghe, inventando cazzate su cazzate per convincere il mio medico curante a prescrivermi le medicine che mi servivano e prendendo pillole per la menopausa quando non ci cascava. Pillole che, volendo essere precisi, mi hanno salvata da un intervento chirurgico al cervello. Insomma, in pratica ho dovuto studiare il mio caso, documentarmi sulle cure e andare avanti a medicine prese di mia spontanea iniziativa. Cosa
pericolosissima, che non consiglio a nessuno e che in linea di principio può portare
conseguenze devastanti, ma che, in pratica, ha impedito al tumore di crescere e mi ha permesso di sopravvivere all'incompetenza di
cinque endocrinologi,
sette ginecologi e
tre neurologi.
Quindici persone che messe insieme non facevano un cervello intero.
Dopo sette anni di cure con dosi molto basse il tumore non è certo passato, ma almeno ho limitato la sua crescita a soli 5 mm, una grandezza per la quale non si opera. Considerando che il primo tumore è cresciuto di
3 cm in 5 anni, direi che posso considerarmi più che fortunata. Non riesco a fare a meno di pensare che se avessi seguito le indicazioni dei medici, invece di fare di testa mia, adesso mi ritroverei imbottita di psicofarmaci, con una palla di diversi centimetri nel cervello e costretta a farmi infilare sondini su per il naso per riuscire ad asportarla, con possibili danni all'ipofisi.
La ciliegina sulla torta è stata la tipa che mi ha fatto la risonanza. Prima di salutarmi mi ha detto "non so dirti di più, ma mi sembra che ci sia
qualcosa, e non mi piace affatto". Qualcosa? QUALCOSA? Cosa, porca troia? COSA?
Ho 26 anni e tu mi dici che ho "qualcosa" nel cervello? Sii più precisa! Oppure non dirmi nulla, che è meglio. Qualcosa! Qualcosa che mi ha fatto morire di paura per tre giorni, qualcosa che mi ha fatto pensare ai peggiori scenari possibili, qualcosa che mi ha tolto il sonno per tre notti, qualcosa che potevi tenerti per te!
E avrebbe anche potuto evitare di sottolineare, insieme all'infermiera, che "queste cose succedono a persone sempre più giovani". Perchè a quel punto io stavo per chiamare le pompe funebri! E non per "qualcosa", ma per l'infarto in corso!
Che poi, a volerla dire tutta, quanti di voi collezionano tumori? Quante possibilità ci sono di beccarsene due nell'arco di sei anni? Ok, sono delle barzellette di tumori, sono del tutto innocui, sono piccini, sono curabili, non richiedono nemmeno la chemioterapia, ma sono comunque cellule impazzite che iniziano a riprodursi. E viene da chiedersi se sarò sempre così fortunata, oppure farò la fine della mia amica, ridotta a vegetale da un tumore al cervello a 18 anni; o di mio nonno, che "fortunatamente" è morto di vecchiaia prima che il cancro diventasse troppo doloroso; di mia zia, o di mio zio, o dell'amica di mamma, o della direttrice della biblioteca, o del collega di papà... tutte persone che stanno lottando (o hanno già perso) contro qualche tipo di tumore, di solito maligno.
Non so... non so bene se ritenermi sfigata o fortunata. Propendo per il fortunata il 90% delle volte, ma capita che la depressione abbia la meglio in qualche caso. Non so cosa pensare di tutte queste persone che si ammalano attorno a me. Dovrebbe essere normale? Rientriamo nella statistica? Capita? A me dispiace, cazzo! Mi dispiace indipendentemente dalla statistica, perchè sono vite rovinate, distrutte, anche in caso di guarigione. Però, se penso che statisticamente non sarebbe dovuto succedere a tanta gente, è la rabbia ad avere la meglio. Forse sono cose che capitano, forse dobbiamo rassegnarci a veder soffrire i nostri cari; personalmente ritengo che qui ci sia la responsabilità di qualcuno, di qualche essere umano senza scrupoli che specula sulla nostra salute, di gente che inquina il cibo, l'acqua, l'aria, di medici che non sanno curarci, di politici che tagliano i fondi anche a quei pochi che potrebbero fare qualcosa di buono.
Io continuo a sognare che,
se solo fosse la Svezia, certe cose si potrebbero evitare.