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martedì 13 marzo 2012

Un po' di tempo per me.

Oggi, finalmente, ho un po' di tempo in più da dedicare a questo blog. Iniziamo con gli aggiornamenti:

  • sono stata bocciata all'esame (e ti pareva). La prof mi ha fatto una domanda su una specifica reazione chimica, ma quando ho sbagliato a scrivere una molecola (ho confuso la posizione di un ossigeno), mi ha bocciata dicendomi che non si può fare un esame di biochimica senza saper scrivere quella specifica molecola, e che, di conseguenza, non importava affatto che sapessi cos'è e in quali vie metaboliche è coinvolta. Durata dell'orale: 3 minuti netti. 
  • tre giorni fa è stato il mio compleanno. Festeggiamenti per due giorni, visto che era anche il compleanno del mio cognatino, tre torte diverse e una marea di regali costosi, per non parlare della montagna di fiori che ho ricevuto dal mio fidanzato. Tra l'altro, in questi tre giorni non ho fatto altro che pensare a due cose: 1) questo dovrebbe essere il mio ultimo compleanno in Italia e 2) nulla dice "ti amo" più di una gigantesca torta con meringhe e cioccolato, la cui preparazione ha richiesto una notte di lavoro. Mi sono sentita coccolata, amata e viziata.
  • la mia migliore amica è in Svezia ormai da un mese e un giorno. La sento spesso, più di quanto non la sentissi quando viveva a pochi km da me, ma ho l'impressione che non mi abbia detto niente di questo mese. Non so cosa mi aspettassi, probabilmente commenti entusiasti sull'acqua corrente (e magari pure calda) e l'esistenza dei bus, che nel mio quartiere sono miraggi. 
  • rimanendo in tema di acqua corrente, due anni fa, a febbraio, il mio palazzo e tutta la strada su cui poggia sembravano voler crollare, a causa di una perdita d'acqua che aveva corroso tutto il sottosuolo. Tanto spavento, ma poi siamo tornati a viverci rassicurati dal comune e da una colata di cemento. Ancora oggi mi chiedo come sia possibile riempire 500 mt di strada con una sola colata, ma queste sono domande esistenziali alle quali non avrò mai risposta. Sta di fatto che, pochi mesi dopo, si è ripresentato il problema, spostato di quei 10 mt necessari a coinvolgere un palazzo diverso dal nostro. E poi, un altro paio di mesi dopo, quello successivo. E poi... sono finiti i palazzi! Il bello di vivere nel terzultimo palazzo di Napoli. Sembrava tutto risolto, quando ieri è crollata una strada al centro del quartiere. Non trovate rassicurante l'idea che, dopo due anni, l'arin non abbia fatto assolutamente manutenzione, pur sapendo che nella zona c'è questo problema? A me basta che regga altri 11 mesi, poi fanculo a 'sto quartiere di...
Ed ora la risposta a due commenti:

  • a Zion, che mi diceva di laurearmi ed emigrare il giorno dopo, vorrei dire che io spero di emigrare molto prima della laurea. Questo perché non è giusto che il mio fidanzato, già laureato, debba perdere tempo prezioso qui in Italia solo per aspettarmi. Certo, potrei rimanere in Italia mentre lui inizia la sua nuova vita in Svezia, ma spero di poter continuare gli studi direttamente lì. So di gente che l'ha fatto, ma per il momento non sono riuscita a trovare nessuna facoltà di biotecnologie in Svezia, almeno non per il bachelor degree.
  • a Silvia, che mi spiegava il disturbo di identità di genere, vorrei dire che la cosa di cui mi sorprendevo non era questo cambiamento di sesso, ma gli elementi su cui si sono basati (almeno secondo l'articolo) per diagnosticare questo disturbo. Citando l'articolo:
    Le evidenze di questo disturbo sono comparse all'età di 3 anni: dai racconti della madre, si sa che Zach ha cominciato a fissarsi con giocattoli da bambina, poi a chiedere vestiti da femmina e a rifiutare qualsiasi cosa fosse tipicamente maschile.Io ho un fratello più piccolo; da bambini giocavamo insieme con le bambole ed entrambi usavamo pantaloni comodi e t-shirt. Non è certo questo che ha influenzato il nostro sviluppo sessuale. E, aggiungo, non me n'è mai fregato niente di come mia madre decideva di vestirmi. Personalmente trovavo scomodissime le calze e la maglia di lana e stavo bene se i miei vestiti erano comodi, larghi e mi permettevano di giocare liberamente. Non capisco cosa intenda certa gente con "cosa tipicamente maschile". Vuol dire che un maschietto non può giocare con le bambole, o che una femminuccia non può divertirsi con le macchinine? Questi mi sembrano preconcetti degli adulti che non hanno niente a che vedere con la sessualità dei bambini. Peggio ancora:
     da un anno si veste e gioca come preferisce, a scuola i compagni lo trattano come una bambina e da quando anche i familiari e gli educatori lo considerano una femminuccia, Zach è molto più sereno. 
    Innanzitutto, mi sembra ovvio che lasciare ad un bambino la libertà di giocare e vestirsi come crede corrisponda ad un miglioramento della sua condizione psicologica. La cosa che mi preoccupa, però, è  la frase "gli educatori lo considerano una femminuccia". Cosa vuol dire? Cosa fanno gli educatori con le femminucce? Come si può avere un comportamento diverso con i bambini di cinque anni, basandosi sul sesso? Io sono stata educata dalle suore, che sono il sessismo fatto essere umano e mandato in terra a punirci per le nostre vagine, eppure perfino loro non facevano distinzione tra maschietto e femminuccia e ci terrorizzavano e picchiavano senza alcuna distinzione di genere. Non sarà, forse, che certi "educatori" con le femminucce sono più pazienti e comprensivi, e per questo il bambino adesso è più sereno? Infine, la frase che, più di tutte, mi terrorizza:
    Zach non riusciva proprio a vivere tra macchinine, robottini e pistole giocattolo. Fin da piccolissimo — i genitori sostengono fin dall'età di 3 anni- Zach sognava di essere una bambina. Di indossare il tutù rosa, di giocare con Dora l'Esploratrice, di pettinare le bambole 
    Ma porca paletta! Io pretendo che il mio futuro figlio, maschio, sia libero di giocare con Dora l'esploratrice e di pettinare le bambole! Rivendico il diritto della mia bimba non ancora nata a far scontrare le macchinine e sparare con pistole giocattolo ai robottini! Voglio che la futura lei si senta libera di vestirsi da Batman per carnevale, e che il futuro lui non si vergogni di indossare una maglietta rosa (colore che, nei negozi partenopei, ormai spopola per gli uomini, insieme al lilla. La rivincita dei gay repressi?). Voglio che mio figlio non indossi la gonna perché è scomoda, e non perché è femminile, soprattutto considerato che i preti, i popoli arabi e pure i maghi di Harry Potter la indossano. Un giorno potrei ritrovarmi costretta a spiegargli che Gandalf, con quei capelli lunghi e la tunica bianca, non era abbastanza "virile", o che Legolas si è fatto prestare il vestitino di Trilli e no, non si fa!
    Ho conosciuto una bambina, ultima di 4 figli, che voleva a tutti i costi farsi spuntare il pisellino. Passava ore seduta sul gabinetto sperando di vederlo comparire, lo chiedeva come regalo a Babbo Natale e ad ogni doccia credeva che qualcosa, tra le sue gambe, stesse crescendo e che fosse solo questione di tempo prima di ritrovarsi un bel pene vero. Per non parlare del fatto che rubava i vestiti ai fratelli, che era il più "maschio" del gruppo, che aveva modi da scaricatore di porto (con tutto il rispetto per la categoria) e la famiglia non riusciva a tenerla ferma e buona un solo istante. Mai giocato con le bambole, mai ricamato, mai fatto le faccende domestiche perché donna, ma solo perché costretta e solo quando anche i fratelli capitolavano. Ecco, questa bambina, oggi è una giovane Donna, convinta della sua sessualità, tranquilla, pacata e riflessiva, perfetta nella gestione della casa e, ahimé, costretta a crescere troppo in fretta da una situazione familiare difficile. Del maschiaccio ribelle che era da piccola non c'è più traccia, né sessualmente, né caratterialmente. Non voglio dire che le donne siano per forza pacate e riflessive, o che gli uomini non lo siano, ma vorrei evidenziare che è diventata il contrario di quello che era da piccola: da mostro ingestibile a persona tranquilla, serena e in pace col suo corpo e la sua sessualità.
Un'ora intera passata a scrivere. Come mi sento soddisfatta!

giovedì 8 marzo 2012

Meglio tacere?

In questi giorni, un po' a causa dell'università, un po' per colpa degli ormoni, provo il profondo desiderio di spaccare la faccia a qualcuno. Ieri, ad esempio, sono rimasta bloccata a letto a causa di due colossali bolle piene di sangue sotto la pianta dei piedi. Dato che ancora non ho imparato a volare, speravo che mio fratello mi aiutasse un pochino. Non dico molto, mi bastava che preparasse un banalissimo piatto di pasta per mio padre. Invece ho dovuto cucinare io, e non vi dico il caos che ho trovato in giro per casa. Poi è arrivata Halyna, la cara, dolce, gentile e premurosa signora che si occupa di farmi da madre adottiva e che ogni mese cerca di convincermi a fare qualcosa; qualche tempo fa ha provato a convertirmi, adesso cerca di convincermi ad avere una migliore vita sociale. Ho provato a spiegarle che la mia vita sociale mi va benissimo così, che io sono felice, che comunque ho già dei genitori che si preoccupano per me e non mi servono le sue lezioni di vita, che è un problema suo e non mio, ho perfino provato a mettermi a giocare al pc e non degnarla nemmeno di uno sguardo. Niente. Si è fermata solo quando è tornata mia madre e si è accorta di aver sprecato un'ora e mezza del tempo che avrebbe dovuto passare a lavorare. A me dispiace dirle chiaramente vaffanculo, ma prima o poi ci arriverò. Anche se da quel che scrivo sul blog non si direbbe, io di solito ci mando solo quell'idiota di mio fratello.
E poi ci si mettono le visite mediche. In ordine, questo mese mi toccano: la visita dal dermatologo, dal senologo (nemmeno sapevo che esistesse, prima di trovarmi costretta a correre da lui), dal medico curante, le analisi del sangue, la risonanza al cervello (e speriamo bene) e poi un'ultimo giro dall'endocrinologo.
Sabato è il mio compleanno. Non sarà dei migliori, ma nemmeno il peggiore. Quando mi sento scoraggiata cerco sempre di ricordare che il giorno del mio 25° compleanno il mio palazzo stava crollando ed io rischiavo di perdere la casa e tutto ciò che c'era dentro.
Oggi sarebbe anche la festa della donna. Io non sono affatto d'accordo con 'sta cosa, a partire dal nome: che razza di "festa" è, se serve a ricordarci quanto stiamo da schifo noi donne? Però, cavoli, pure intasare blog e facebook con messaggi di protesta mi sembra un tantinello esagerato. Sembra che il contrario di "festeggiare" sia diventato "protestare", e quindi passiamo da un estremo all'altro. Relax, take it easy, ché tanto il mondo non cambia se ti limiti ad aggiornare lo stato su FB.
Infine, leggo su un blog che in Italia si sta bene, e non posso fare a meno di pensare alla chiacchierata con la mia amica Sana, che ora si sta godendo la Svezia. Parlando di crisi, e di come accorgersi se anche in Svezia è arrivata, le ho chiesto se lì i negozi sono vuoti, se fanno sconti spaventosi pur di vendere, se esistono le mini porzioni di carne, se la gente pesa la frutta al grammo e se al supermercato riempie i carrelli di marche strane e sconosciute pur di risparmiare, se i negozianti comprano la metà della merce e comunque non riescono a venderla tutta, se anche gli studenti e i ragazzini possono permettersi la colazione al bar. Perché qui, ormai, va così. Vado a fare la spesa in un grande centro commerciale ogni sabato e i negozi della galleria sono sempre e comunque deserti. Perfino Carpisa e Piazza Italia, dopo il fallimento dei saldi, sono stati costretti a svendere tutto a 5 euro. E l'Auchan ha inventato il "pronto per uno", che è l'unico modo per vendere carne, visto che le porzioni formato famiglia non se le comprava più nessuno. A questo punto dovrei avvertire l'idiota di quel blog che, forse, tanto bene questo paese non sta.
Sarà l'aria che tira, sarà che sono ancora bloccata a letto, sarà quella stramaledettissima università, sarà che sono stata costretta a rimandare la prima visita perché non posso camminare, e dovrò aspettare il mese prossimo per farla (e intanto tenermi il dolore!), sarà che la data della risonanza si avvicina, sarà quel che sarà, oggi sto incazzata col mondo!
Il "meteo dell'umore", il mio nuovo oroscopo personalizzato su FB, oggi mi consiglia di tacere. Avrà ragione? Che faccio? E vabbuò, famm sta zitt a me!

giovedì 23 febbraio 2012

Troppo da fare, poco tempo per farlo.

Ormai sono ridotta a scrivere di notte. Studio, studio, studio, fino a che il mio cervello non inizia a parlare da solo. Cucino, e la mia mente ripete. Cerco di dormire, e mi assalgono dubbi su reazioni chimiche. Provo a fantasticare e l'unica cosa che mi fa sentire veramente bene è controllare se ricordo ancora tutto il necessario o sto dimenticando qualcosa. Dormo, e sogno di fare l'esame - e a volte mi va male pure nei sogni.
Vorrei scrivere un sacco di cose. Vorrei innanzitutto chiedervi se anche a voi è capitato di trovare un prof bastardo che si diverte ad umiliare gli studenti. Ma sì che vi è capitato. Capita a tutti. Solo io, però, mi chiedo perché mai una persona debba comportarsi così, perché si diverta tanto a creare paure ed insicurezze. Sono professori, cavolo! Dovrebbero semplicemente testare la conoscenza che ho della materia, non farmi domande che nemmeno nel quesito con la Susi! Odio l'università con tutta me stessa.
Vorrei scrivere a Sana, la mia migliore amica, che attualmente vive a più di 2000 km da me. Ma sono triste, depressa, angosciata, e davvero non è il caso di abbatterla con considerazioni pessimistiche sulla vita e sul futuro. Goditela, tesoro, finché non ti raggiungo.
Vorrei migliorare quella sorta di amicizia che si sta creando con Vera, ma sono troppo timida (e patetica) e il massimo che sono riuscita ad escogitare è stato farle avances sessuali ai sims social. Geniale, no?
Vorrei ripetere un po' di francese, dal momento che lo capisco meno del russo. Ma più della biochimica. Il che vuol dire che ne capisco più di russo che di biochimica, e dovrei iniziare a preoccuparmene, dal momento che l'esame è tra 5 giorni, e non è un esame di lingua russa. E, a proposito del francese, è proprio vero che l'uomo propone e dio dispone: di tutte le lingue che conosco era l'unica che avevo completamente abbandonato e per la quale avevo perso ogni speranza di miglioramento. E invece, proprio in questi giorni, avrò la possibilità di recuperare un po' del tempo perso.
Vorrei essere più presente per il mio fidanzato, che sto trascurando un po'. E magari avere il tempo per chattare con Francy, perché è una vita che non la sento (so che leggi. Perdonami).
Vorrei dirvi di come i camorristi del mio quartiere hanno messo in pericolo la vita di un passante per nascondere un pacco di droga; vorrei potervi raccontare i dettagli delle minacce che sono arrivate alla direttrice di una biblioteca, solo perché un dipendente non vuole fare il suo lavoro.
Vorrei capire com'è possibile decidere di cambiare il sesso ad un bambino di 5 anni, basando la diagnosi di disturbo di identità di genere sul fatto che volesse vestire di rosa e pettinare le bambole. Spiegatemi, per favore, cosa vuol dire "trattare da femminuccia", perché io davvero non riesco a comprendere come una maestra possa comportarsi in maniera diversa con un maschietto (spero tanto che questa notizia sia uno scherzo di carnevale).
Vorrei sfogarmi un po', dal momento che, inspiegabilmente, appena prendo in mano un libro si scatena l'inferno: bambini che urlano, clacson che suonano, telefoni che non fanno altro che squillare, mamma e papà che decidono di vedere la tv a tutto volume, finestre che sbattono, vasi che volano dal balcone... allora, ditemi a che ora posso avere un po' di silenzio. Così, almeno, mi preparo spiritualmente a poter studiare, ripetere, dormire e rilassarmi 15 minuti a notte (in totale) e mi metto l'anima in pace.
E poi, non vi sembra un bruttissimo scherzo del destino che proprio in questi giorni io debba sopportare entrambi i miei genitori a casa, troppo malati per andare a lavoro, ma non abbastanza per perdere la voglia di lamentarsi? Io tremo al pensiero del week end, figuratevi come sto all'idea di doverli sopportare per tutta la settimana. Sul serio, saranno giornate pesantissime.
Infine, ricollegandomi al pensiero sui prof bastardi, mi chiedo perché mai tutti abbiano conosciuto un infame, mentre io ho conosciuto soltanto infami. Ormai non mi chiedo più se sono preparata o no, tanto è del tutto ininfluente. L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è il pensiero di espatriare. Non voglio più vivere in un paese dove succedono cose come questa o questa, e dove i militari che hanno stuprato e tentato di uccidere una ragazza sono assegnati dopo 10 giorni alla "sicurezza" di una città.
Mi mancano 14 esami. Saranno 14 bastardi, 14 battaglie  combattute in nome della logica e del buon senso, 28 giorni di prove tra scritto e orale. E poi sarò libera di odiare questa città, questo paese, questa politica, questo sistema, da 2000 km di distanza. E speriamo che bastino!

domenica 22 gennaio 2012

A volte succede che...

Poi succede che, un giorno, decidi di ricominciare a studiare dopo otto anni di morte cerebrale.
Succede che vuoi essere al meglio, così ti concedi un pisolino pomeridiano per recuperare le energie, ma non riesci nemmeno ad addormentarti per la paura che la sveglia non suoni.
Succede che, a quel punto, ti arrendi al bicchierone di caffè, perché hai passato la nottata a scrivere cazzate e non ti ricordi nemmeno come ti chiami.
Succede che l'unico caffè che il tuo corpo non rifiuta sia quello dell'ikea, che, diciamocelo, NON è caffè, ma ciofeca bruciata.
Succede che ti rassegni, o quello, o i crampi, o il pisolino sulle fotocopie. E tu NON vuoi pisolare sulle fotocopie, vuoi iniziare una nuova vita di impegno e fatica.
Succede che, appena pronto, il caffè ti cada tutto sulla tovaglia pulita. E sulla sedia. E sulla gamba. E per terra.
Succede che passi il pomeriggio a lavare la tovaglia. E la sedia. E il pantalone. E il pavimento.
Succede che capisci perché mai tua madre usi i guanti per fare il bucato, perché, cazzo, la candeggina sui tagli brucia!
E succede che ormai sono le 17 passate, e tu sei ancora qui a scriver cazzate sul blog.
E la macchia di caffè è ancora sulla tovaglia. E sul pantalone. E sul cuscino della sedia.
Almeno so cosa farò stanotte.

Ricominciamo?

Ventisette anni tra meno di due mesi. Durante l'ultimo anno di scuola, ormai ben 8 anni fa, sono stata operata due volte per un adenoma alla parotide (il mio primo tumore!), ho dovuto rinunciare agli ultimi esami di francese e ad un buon voto all'esame di stato, ho visto la mia migliore amica spegnersi lentamente a causa di un tumore al cervello (e il suo sì che era pericoloso) e poi ritornare alla vita dopo il coma. Quando si vivono certe cose si è troppo impegnati a sopravvivere per lasciarsi andare alla paura. La parte difficile viene dopo, quando tutto si è risolto, in un modo o nell'altro. Si piangono tutte le lacrime che si sono trattenute per mesi, si fanno i conti con i se, i ma e i forse, ci si adatta ad una nuova vita.
Io non ce l'ho fatta. Proprio quando tutto sembrava tornato alla normalità, quando i tagli sul mio collo sono diventati cicatrici, quando i capelli della mia amica sono cresciuti abbastanza da coprire i segni dell'intervento, quando la scuola era finita e non dovevo preoccuparmene più, sono crollata. Ho avuto una fortissima depressione, sono diventata ostaggio delle crisi di panico e... beh, del mio rapporto col cibo ne ho già parlato. E siccome piove sempre sul bagnato, lo psicologo al quale mi sono rivolta ha lavorato per ben tre anni (!!!) solo per rendermi dipendente da lui e per poter abusare di me. Ce ne ho messo di tempo, ma alla fine mi sono ripresa anche da questo. Fortunatamente io non mi fido di nessuno, nemmeno degli psicologi, quindi non ha avuto la possibilità di entrare anche tra le mie gambe, oltre che nel mio cervello. Ma ci ha provato...
E a fare da sfondo a tutte queste vicissitudini c'era sempre lei, l'università. Ho seguito i corsi del primo anno, poi l'ho abbandonata. Di tanto in tanto preparavo un esame, ma era più per far contenti i miei genitori che per vero interesse. Ormai sono iscritta da 8 anni e non ho finito nemmeno gli esami del primo. Ora è uscito fuori quest'altro tumore, e non voglio ricadere nella depressione. Non voglio passare altri 8 anni sospesa in questo limbo, incapace di fare qualsiasi cosa, sulle spalle (economicamente) dei miei genitori e (psicologicamente) del mio fidanzato. E così ricomincio. Ricomincio? Ci provo, ecco. Provo a riprendere in mano i libri, a capire quel che c'è scritto, a memorizzare dati e formule. Ma sono terrorizzata, questa è la verità. Innanzitutto mi sembra che questo corso di studi sia infinito. Ventitré esami, trentacinque materie, più di cinquanta professori. C'è da perdersi. Poi bisogna considerare che sono anni che non studio. A parte il corso di russo, non memorizzo nozioni da almeno 8 anni e questi esami sono uno più pesante dell'altro. A tutti i coraggiosi che hanno intenzione di iscriversi a biotecnologie: non fatelo! E' una faticaccia inutile e non porta da nessuna parte. Infine, appunto, mi servirà mai? Se davvero riuscissi a superare tutte le ansie e le paure e prendessi 'sta cavolo di laurea, mi servirebbe davvero? In Italia sicuramente no. E all'estero? In Svezia? Mi servirà farmi un cu...ore quadrato sui libri, o sarà solo tempo perso e acchiapperò l'ennesima batosta?
Mer...enda (fedele ai miei buoni propositi)! Ho urgente bisogno di una flebo di ottimismo!

mercoledì 18 gennaio 2012

Ora urlo!

Qui a Napoli si dice che la benedizione di un prete gay porti particolarmente bene. Ecco, io adesso avrei bisogno di un trans fatto suora, altro che "semplice" gay!
Il lettore mp3, quello nuovo, quello comprato inutilmente, era difettoso. Vado al negozio e chiedo di cambiarlo.  Il commesso mi concede il cambio senza troppe storie e me lo sostituisce con un altro modello. Difettoso. Ora mi vergogno di tornare al negozio per la terza volta, quindi mi tengo i tasti montati al contrario (su per indicare giù e avanti per indicare indietro. Posso farcela).
Ieri notte, alle 3, inizio improvvisamente a tremare, perché il mio corpo ha deciso di aumentare la sua temperatura di un paio di gradi in mezz'ora. Ok, teniamoci la terza influenza dell'anno. Cosa sarà mai?
Infine, ho fatto le analisi. Ovviamente la cura alternativa non sta facendo effetto e dovrò ricominciare quella che crea problemi al cuore ed è cancerogena. Ma cosa potevo aspettarmi da un mese tanto sfigato?
Mi sento a pezzi. Ora come ora non c'è una sola cosa che riesca a tirarmi su di morale. Sono consapevole del fatto che dovrò tenermi un tumore al cervello che non farà altro che crescere e che dovrò curarlo con una sostanza pericolosa. Non posso uscire di casa senza passare tre giorni a letto e, un po' perché mi sento sempre male, un po' perché ho perso la fiducia nel futuro, non riesco a portare avanti nessun progetto. Come diceva Silente (sì, sono orgogliosamente Harry Potter addicted):
la felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce.
Peccato che io non riesca a trovare l'interruttore da nessuna parte.

mercoledì 11 gennaio 2012

Завтра - другой день

Come vedete, sono fedele ai miei buoni propositi. Certo, ho usato il traduttore di google, ma solo per pigrizia. Non avendo la tastiera in cirillico ci avrei messo una vita a trovare le lettere giuste premendo tasti a caso.
Domani è un altro giorno, dunque. Io, per scaramanzia, avrei usato новый, nuovo, perché rende meglio l'idea.
Da quando è iniziato il 2012 non faccio che ripetermelo. Domani andrà meglio, domani sarà passata, cazzo, non posso essere tanto sfigata per tutto l'anno. Sono passati appena 11 giorni e quest'anno già mi sta sulle palle.
Iniziando dal fatto che ho passato il capodanno a letto con l'influenza, poi mi si è rotto il lettore mp3, poi ho distrutto le cuffie nuove pensando che fossero loro il problema, poi ho speso 30 euro per comprare un altro lettore (sono tirchia e me ne vanto!) per scoprire un'ora dopo che il mio fidanzato mi aveva riparato il vecchio, poi mi sono concessa UN giorno di vacanza e ha diluviato ininterrottamente dalle 5 del pomeriggio fino a che non abbiamo rinunciato e siamo tornati in albergo, zuppi fino alle mutande e alla temperatura di 1°. Niente contro il freddo, per carità. Voglio andarmene a vivere in Svezia, un grado è estate. Peccato che l'acqua mi si sia ghiacciata addosso e mi abbia regalato un raffreddore coi controfiocchi. Sì, il secondo dall'inizio dell'anno. Sì, il secondo in 11 giorni. Non sembra anche a voi un record?
Stamattina mando un sms a SuperZia: "cara zietta, scusa se non ti ho più chiamata, ma ho l'influenza e non ho più voce. Ci sentiamo appena sto meglio". Ora, in tutta onestà, è un messaggio così difficile da comprendere? Per mia zia sì, visto che mi ha telefonata 3 secondi dopo. Mal di gola, capisci? Do-lo-re. No, non capisce e inizia non solo a parlare, ma anche a pretendere risposte. E non l'ha fermata nemmeno il fatto che mugugnassi frasi sconnesse. Infine, dopo 37 minuti di questa tortura, è stata costretta ad attaccare, con la promessa che ci risentiremo entro le 16.
Ok.
Va bene.
Domani è un altro giorno.

giovedì 10 novembre 2011

Effetti collaterali

Questo potrebbe essere il seguito del post di ieri. Premetto che ho tanta stima e fiducia nel mio endocrinologo, che è una persona preparata, competente e molto disponibile. Ieri sono andata da lui perchè il medicinale che sto prendendo per ridurre l'adenoma all'ipofisi mi sta creando un sacco di problemi.
Siccome gli effetti collaterali di questo farmaco sono piuttosto frequenti, ma non si trovano informazioni chiare in italiano, ho pensato che sarebbe stata una buona idea lasciare su questo blog dei link, per aiutare quelle povere disgraziate come me che si affidano ad internet per capire qualcosa dei loro malanni:
Adenoma ipofisario (società italiana di endocrinologia)
Cabergolina (principio attivo)
Dostinex (scheda sul sito della FDA)
Tornando a noi. Dal momento che io ho tutti, ma proprio tutti gli effetti collaterali che questo medicinale può portare, anche quelli rarissimi, ho chiesto all'endocrinologo se sarebbe possibile sostituirlo con un'altra cosa, una roba naturale a base di erbe, indicata per la menopausa. Dal momento che io non sono un medico preferisco omettere il nome di questo preparato e ci tengo a sottolineare il fatto che, se non ti scambiano per stress due tumori, l'epilessia e il reflusso gastro-esofageo, non è affatto consigliato curarsi da soli basandosi sui risultati di ricerche su google.
La discussione con l'endocrinologo, che ha dell'assurdo, è andata più o meno così:
lui: come va? Ti vedo stanca.
io: sì, il dostinex mi fa sentire sempre abbattuta e priva di forze. Non riesco più a stare in piedi.
lui: eh, purtroppo sono cose che succedono
io: ma ho anche mal di testa, sempre. E sto diventando fotofobica.
lui: capita, col dostinex.
io: e poi ho la nausea. E le vampate, come in menopausa.
lui: prova a resistere, prima o poi il tuo corpo si abituerà.
papà: lei ha trovato un sacco di informazioni su internet, ma non so se crederci. E' vero che questo dostinex è cancerogeno?
lui: beh, sì. Sono gli effetti collaterali.


Beh, sì, in fondo il cancro è un trascurabile effetto collaterale. A questo punto curiamo il mal di schiena a martellate, il mal di testa con la musica rap, la nausea con una bella bottiglia di vodka e un tumore benigno con una sostanza cancerogena. Ha senso! Ma non è tutto.

lui: in fondo ci sono solo due medicinali per questo tipo di tumore, quindi non è che abbiamo molta scelta.
io: lo so, ma a parte questi due, esiste un preparato a base di erbe che ho già provato, in passato, e che non mi creava problemi.
lui: ah, giusto, ci sarebbe anche quello. Però dovresti prenderlo ogni giorno, sarebbe una cosa seccante.
io: ma è vero che non ha effetti collaterali?
lui: mah! Per il momento non sono stati trovati, ma comunque sarebbe una seccatura fare una cura del genere. Dovresti ricordartene ogni sera, mentre il dostinex, col tempo, potremmo ridurlo fino a mezza compressa a settimana.

Ecco, sì, tutto ciò continua ad avere senso. Perfino sul sito della Food and Drug Administration c'è scritto che è provato che un uso per un periodo superiore ai 12 anni causa sicuramente gravi problemi di salute (ed io già sto a 7!), ma perchè perdere ogni sera tutto il tempo che mi ci vuole ad ingoiare una pillola, quando posso continuare con questo veleno? No, davvero, c'è qualcosa che mi sfugge e non riesco a capire cos'è.

martedì 2 agosto 2011

Vendersi la salute mentale a meno di 50 euro al mese.

Se Omero vivesse ai giorni nostri, l'Odissea sarebbe tutta telefonica. E nemmeno Ulisse in persona riuscirebbe a spuntarla contro i call center.
L'inferno me l'immagino così: eterne attese al telefono, consapevoli di star buttando i vostri soldi, ascoltando musichette sconnesse ad un volume improponibile.
Ore 12.20. Il mio fidanzato decide di farsi una doccia. Io, per occupare il tempo, ho la geniale idea di telefonare al servizio clienti infostrada per risolvere il problema di connessione che mi fa saltare i nervi ormai da mesi. Già la mia linea internet faceva più schifo che pena mesi fa, ma da poche settimane al danno si aggiunge la beffa: una di quelle merdine di operatori, di cui tanto desidero la morte quando mi mettono in attesa, ci ha proposto il passaggio alla "20 mega", una roba che avrebbe dovuto portare la velocità della mia connessione da modem 56k a ben (udite, udite!) un intero mega di velocità.
Cioè, il paradiso.
Il tutto alla modica cifra di 5 euro al mese. Il che, pensavamo noi, è un furto. Perchè era chiaro ed evidente che la connessione aveva dei problemi per spingerci ad accettare questa strabiliante, mirabolante, miracolosa offerta che avrebbe risolto tutti gli intoppi nella vecchia connessione. E tutto ciò, lo ripeto, a soli 5 euro al mese!
Vabbè, decidiamo di accettare il ricatto e paghiamo questi soldini per riscattare una connessione decente. Invece... la connessione continua a cadere, io non riesco nemmeno a controllare la posta e per inserire un messaggio in questo blog ci metto mezz'ora a scriverlo e un'ora per inviarlo. Non parliamo poi dei commenti. Per quelli ci si mette pure internet explorer che mi blocca l'account google e devo fare tutto in anonimo.
Ma torniamo a noi.
Ore 12.20, dicevamo.
Prima telefonata.
VENTI MINUTI DI ATTESA.
Parlo con l'operatore, il quale, in effetti, riconosce che c'è un problema.
MA.
Ma non si può risolvere il problema occupando la linea telefonica fissa. Devo quindi richiamare da un cellulare. L'infostrada, però, pensa ai suoi clienti con amore e dedizione, quindi per chi ha già subito venti minuti di musichetta c'è una linea riservata. Registrano il mio numero di cellulare per darmi la priorità alla telefonata successiva. Ohibò! Ma tu guarda che cari ragazzi! Quindi attacco, stacco tutti i telefoni dalle prese e richiamo col cellulare. C'è da dire che, mentre dal telefono fisso la chiamata è gratuita, dal cellulare pago. E tanto anche.
Ore 13.00.
Seconda telefonata.
La vocina registrata mi dice che, grazie alla mia precedente prenotazione, verrò messa subito in contatto con un tecnico per l'adsl.
VENTIDUE MINUTI DI ATTESA.
A PAGAMENTO.
E, alla fine, hanno interrotto la chiamata senza nemmeno rispondermi.
Intanto il mio fidanzato aveva finito la doccia, lavato i piatti e preparato il pranzo.
Ore 13.30.
Terza telefonata.
Riprovo dal fisso.
Dopo altri DIECI MINUTI di attesa, mi risponde uno che, evidentemente, pensava di parlare con una cretina.
- Salve, io ho già telefonato prima. Ho fatto in tutto 52  minuti di attesa e la prenotazione non è servita a niente, visto che il tecnico non ha nemmeno risposto. Mi dice cosa dovrei fare?
- Signora, la linea funziona.
- E invece no. Mi dica, dopo 52 minuti di attesa, potrei parlare con qualcuno in grado di risolvermi il problema?
- Signora, il servizio prenotazioni funziona. Ci dev'essere stato un errore tecnico. Comunque la linea funziona bene. Sarà il modem ad avere qualche problema.
- Le garantisco che non è così. Io non ci capisco niente, ma ho un fidanzato piuttosto preparato in materia e tutto, dal modem al pc, funziona alla perfezione. La colpa di questi problemi è vostra.
- Signora, ma la linea funziona. E anche il servizio prenotazioni. Facciamo così, registri il suo numero e riprovi a chiamare col cellulare.
- Ho già fatto 22 minuti di telefonata A PAGAMENTO col cellulare, adesso LEI mi risolve il problema.
...
Voce registrata.
La preghiamo di inserire il numero dal quale intende richiamarci per ottenere un accesso privilegiato al nostro servizio clienti. Ciò le permetterà di evitare inutili attese.
Digito il numero.
Il suo numero NON è stato registrato. Arrivederci.
Insomma, nemmeno a dire "provi a digitare nuovamente il numero che qui siamo così coglioni che manco questo ci funziona". NO! Il mio numero NON è stato registrato, quindi possono far cadere la linea perchè, tanto, se non sono capaci di prenotarmi una chiamata, figuriamoci di risolvermi un problema di adsl! Ma io il numero l'avevo registrato già prima, quindi riprovo un'altra volta col cellulare.
Ore 13.45.
Quarta telefonata.
Una vocina simpatica mi ricorda di nuovo che, grazie alla mia prenotazione, ho diritto a saltare la fila e parlare direttamente con l'operatore.
DODICI MINUTI DI ATTESA.
Il pranzo è pronto e il mio ragazzo vaga per la casa come un'anima in pena alla ricerca di qualcosa da fare.
Appena, miracolosamente, la musichetta smette di sfondarmi il timpano, gli passo il cellulare pensando che stesse per rispondere l'operatore. Questo nell'evenienza che risponda un altro operatore coglione che insiste nel sostenere che la mia linea va benissimo; io non sapevo cosa rispondergli, ma lui sicuramente sarebbe riuscito a spiegargli tutte le schifezze tecniche del caso.
MA.
Il cellulare rimane in silenzio per altri cinque minuti, poi cade la linea.
Quindi, per il momento, sto a:
QUATTRO TELEFONATE
SESSANTAQUATTRO MINUTI DI ATTESA
NOVANTADUE EURO A BOLLETTA
il tutto senza risolvere minumamente alcun problema e senza avere NIENTE di ciò che è previsto dal mio contratto.
E ora, ditemi, anche in Svezia funziona così?

martedì 28 giugno 2011

La figlia di C.

Mi ci è voluto un mese per riprendermi dall'ultima visita dall'endocrinologo. In breve, il tumore c'è e me lo tengo caro caro, vita natural durante. Capirete anche voi che una notizia del genere va digerita. Per questo mi scuso con Silvia, B. e Francesca se sono sparita dalla circolazione e non ho più risposto alle loro mail.
Ora, per vostra sfortuna, sono tornata; e quale argomento migliore se non una delle perle di SuperZia per ricominciare a raccontarvi la mia vita?
Credo di non essere la sola che, ad ogni festa comandata, è stata costretta a subire i parenti, i giudizi dei parenti, i commenti dei parenti e, soprattutto, i paragoni dei parenti. Perchè è matematicamente certo che, anche a 50 anni, qualche nonna, zia o lontana cugina del nipote del suocero del vostro trisnonno vi troverà cresciuti, vi chiederà della vostra vita sentimentale o lavorativa (ma solo se fallimentare) e poi partirà col racconto delle meraviglie e dei prodigi di quel tale che...
Non importa se siete dei premi nobel o dei modesti impiegati, se avete 11 anni o 60, se conoscete 5 lingue o se non parlate nemmeno l'italiano. Quel tale sarà più intelligente, più bravo, più colto, più alto, più muscoloso, più biondo, più bruno, più attraente, più lavoratore, più premio nobel, più poliglotta, più ignorante, più abbronzato, più pallido, più bianco, più colorato, più... più!
Nel mio caso, quel parente insopportabile che non poteva assolutamente perdere l'occasione per umiliarmi era, ovviamente, SuperZia, anche se gli altri facevano del loro meglio per reggere il confronto.
Quel tale, invece, era la figlia di C.
C. era il capo di SuperZia.
A 11 anni, la figlia di C. suonava il pianoforte. Io, invece, ancora oggi non riesco a distinguere un organo da una fisarmonica (sul serio!) e non me ne poteva fregar di meno del pianoforte. Però, ecco... la figlia di C. era così brava a suonare il pianoforte!
A 15 anni ho iniziato il liceo dopo un ginnasio disastroso. Fare il classico non è stata una mia scelta, quindi latino e greco mi stavano allegramente sulle palle (anche se avevo il debito in geografia. No, dico, geografia! Quanto bisogna essere cretini per beccarsi il corso di recupero in geografia?). La figlia di C., ovviamente, era felicissima di fare il classico, di studiare lingue morte e sepolte e di farsi quel miliardo di seghe mentali necessarie per calarsi nella mentalità e nella cultura greca. E infatti lei aveva il massimo dei voti. Inoltre, nello stesso periodo ha abbandonato momentaneamente il pianoforte per dedicarsi al violino.
Alla fine del liceo (io 88/100, lei 110 e lode), io mi sono rifiutata categoricamente di iscrivermi a medicina. Ma che razza di secchiona volevano che fossi? Liceo classico, laurea in medicina... bleah!
Con mia somma gioia e grande disappunto di tutta la mia famiglia fino ai cugini di terzo grado, ho deciso di non continuare gli studi, scoprendo un grande interesse per tutto ciò che richiedeva un minimo di creatività e diventando una squattrinatissima artigiana.
La figlia di C., invece, si è iscritta alla Bocconi. Che non è certo medicina, ma è pur sempre una laurea! E, manco a dirlo, si è laureata nei tempi prestabiliti, col massimo dei voti.
Ah, la figlia di C. faceva equitazione. Non l'ho mai vista, ma sono pronta a scommettere che era bionda, coi boccoli, e con gli occhioni azzurri. Sicuramente era alta e magra, come non mancava mai di ricordarmi SuperZia, per poi aggiungere che non è la bellezza che conta. Io, però, rimanevo un cesso.
La figlia di C. ora vive a Milano. Si è sposata, ha trovato un lavoro e ha tanti di quei soldi che potrebbe adottare a distanza un intero quartiere di Napoli.
Quando stavo per perderci le speranze e sulla barbie-bambolina-voodoo era finito lo spazio per gli spilli, il grande C. ne ha avuto abbastanza di SuperZia e l'ha mandata a farsi friggere. Così sua figlia è diventata un po' meno brava a suonare, i capelli le si sono scoloriti, dal suo passato sono emersi dei vergognosi 18 e le è spuntata pure la cellulite, oltre ad un bel paio di corna. A questo punto, lo ammetto, pensavo (speravo) di essermene liberata una volta per tutte.
Ah, beata ingenuità.
Devo ammettere che SuperZia ce ne ha messo di tempo per trovare la sostituta adatta, ma alla fine c'è riuscita.
Lei non ha ancora un nome. Per il momento è la marinaia. SuperZia ha versato metà delle sue lacrime, quando ero appena una bambina, all'idea che non ammettessero le donne in marina. L'altra metà l'ha versata quando hanno ammesso le donne in marina, ma io ero troppo bassa per entrarci, senza considerare gli occhiali a fondo di bottiglia. Lei, dunque, è riuscita ad entrare in marina. E questo già la rende molto più alta, magra e in salute di me.
Lei ha la mia stessa età, ma già lavora. Lei ha già un lavoro, ma ha comunque preso una laurea. Lei ha già una laurea, ma sta studiando per prendere la seconda. Lei sta studiando per prendere la seconda laurea, ma già sta pensando alla terza.
Ma, più di ogni altra cosa, Lei vuole iscriversi a medicina.
E già mi manca la figlia di C.

lunedì 30 maggio 2011

Ma tu guarda che culo!

Come ogni brava vecchietta che si rispetti, guardo il mondo dalla piccola finestrella della mia mente e mi ripeto che non è più come una volta. Non ci sono più le mezze stagioni, non ci sono più i bravi giovanotti che cedono il posto in bus, non c'è più rispetto per i genitori, non c'è più solidarietà e le nuove guerre sono tra poveri.
Ma, più di tutto, alla veneranda età di 26 anni posso affermare che non c'è più la salute.
La salute, quella cosa che mi ha fatto sentire bene fino ai 13 anni e poi... puff! Se n'è andata via col primo tumore. E siccome ormai ha traslocato definitivamente nel corpo di qualcun altro, ecco che il mio va a farsi friggere e le mie cellule lievitano come le zeppole nell'olio bollente.
Intendiamoci, ho avuto culo! Ho avuto tanto di quel culo che se credessi in un dio andrei a Pompei a piedi solo per accendere un cero. Però poteva anche andarmi meglio, no? Potevo rimanere sana e bearmi della mia ignoranza in fatti del genere. Potevo limitarmi a studiarli, i tumori, invece di beccarmeli.
Mi sarebbe piaciuto anche avere un po' più di fortuna nel trovare i medici giusti al momento giusto, invece di dover aspettare cinque anni per la diagnosi del primo e sette per la diagnosi del secondo.
Il primo, come ho già scritto, mi è venuto a 13 anni. Era un adenoma alla parotide. In linea di principio, gli adenomi sono i tumori più simpatici che esistano: crescono poco, non diventano mai maligni, e se non ti beccano qualche organo vitale ci puoi convivere fino a che non raggiungono dimensioni impressionanti. Se poi, invece di crescere verso l'interno, riesce ad espandersi all'esterno (come quello alla parotide), allora ci si vede crescere dei palloni da calcio sul collo. Ovviamente, se non ci si cura. E uno si aspetta che, in un paese "avanzato" come l'Italia, che vanta uno dei migliori sistemi sanitari mondiali, la diagnosi sia tempestiva. Anche perchè, se me l'avessero curato in tempo, mi sarei risparmiata 5 anni di analisi (con diagnosi che andavano dalla mononucleosi al dente cariato, giusto per farvi capire la preparazione di certi medici), due interventi chirurgici (perchè non potevano risolvere tutto in un'unica volta, no... hanno preferito lasciare l'operazione a metà e riaprirmi il collo il mese successivo), la perdita di un nervo che mi ha portato in regalo la sindrome di Frey, e anni di dolori al viso e all'orecchio. Ma vabbè, già è tanto che siano arrivati alla diagnosi giusta; pretendere di averla 5 anni prima e di essere curata in maniera scientifica e non alla cazzo di cane mi sembra una pretesa esagerata.
Adesso la storia si ripete, con il secondo adenoma. I sintomi c'erano già 7 anni fa. Praticamente mi sono comparsi appena sono guarita dal primo tumore. Ora, se fossi andata in giro con un cartello "adenoma ipofisario in corso", sarebbe stato meno evidente. Perchè, porca paletta, le analisi urlavano "ADENOMA IPOFISARIO!" da ogni valore. Tutto, ma proprio tutto, faceva pensare a quello.
Non esce niente dalla risonanza magnetica? E allora è stress! Ok, posso capirlo, ma porco cazzo, ho 20 anni e appena sospendo le cure mi riempio di prolattina fino alla punta dei capelli. Vuoi pensare, medico di merda, che forse c'è qualcosa che non va? Se poi arrivo a 23 anni e ho ancora problemi ormonali, vuoi farmela ripetere quella dannata risonanza, invece di suggerirmi una buona vacanza? NO! Sono stressata, solo stressata! E così ho fatto 7 anni di cure casalinghe, inventando cazzate su cazzate per convincere il mio medico curante a prescrivermi le medicine che mi servivano e prendendo pillole per la menopausa quando non ci cascava. Pillole che, volendo essere precisi, mi hanno salvata da un intervento chirurgico al cervello. Insomma, in pratica ho dovuto studiare il mio caso, documentarmi sulle cure e andare avanti a medicine prese di mia spontanea iniziativa. Cosa pericolosissima, che non consiglio a nessuno e che in linea di principio può portare conseguenze devastanti, ma che, in pratica, ha impedito al tumore di crescere e mi ha permesso di sopravvivere all'incompetenza di cinque endocrinologi, sette ginecologi e tre neurologi. Quindici persone che messe insieme non facevano un cervello intero.
Dopo sette anni di cure con dosi molto basse il tumore non è certo passato, ma almeno ho limitato la sua crescita a soli 5 mm, una grandezza per la quale non si opera. Considerando che il primo tumore è cresciuto di 3 cm in 5 anni, direi che posso considerarmi più che fortunata. Non riesco a fare a meno di pensare che se avessi seguito le indicazioni dei medici, invece di fare di testa mia, adesso mi ritroverei imbottita di psicofarmaci, con una palla di diversi centimetri nel cervello e costretta a farmi infilare sondini su per il naso per riuscire ad asportarla, con possibili danni all'ipofisi.
La ciliegina sulla torta è stata la tipa che mi ha fatto la risonanza. Prima di salutarmi mi ha detto "non so dirti di più, ma mi sembra che ci sia qualcosa, e non mi piace affatto". Qualcosa? QUALCOSA? Cosa, porca troia? COSA?
Ho 26 anni e tu mi dici che ho "qualcosa" nel cervello? Sii più precisa! Oppure non dirmi nulla, che è meglio. Qualcosa! Qualcosa che mi ha fatto morire di paura per tre giorni, qualcosa che mi ha fatto pensare ai peggiori scenari possibili, qualcosa che mi ha tolto il sonno per tre notti, qualcosa che potevi tenerti per te!
 E avrebbe anche potuto evitare di sottolineare, insieme all'infermiera, che "queste cose succedono a persone sempre più giovani". Perchè a quel punto io stavo per chiamare le pompe funebri! E non per "qualcosa", ma per l'infarto in corso!
Che poi, a volerla dire tutta, quanti di voi collezionano tumori? Quante possibilità ci sono di beccarsene due nell'arco di sei anni? Ok, sono delle barzellette di tumori, sono del tutto innocui, sono piccini, sono curabili, non richiedono nemmeno la chemioterapia, ma sono comunque cellule impazzite che iniziano a riprodursi. E viene da chiedersi se sarò sempre così fortunata, oppure farò la fine della mia amica, ridotta a vegetale da un tumore al cervello a 18 anni; o di mio nonno, che "fortunatamente" è morto di vecchiaia prima che il cancro diventasse troppo doloroso; di mia zia, o di mio zio, o dell'amica di mamma, o della direttrice della biblioteca, o del collega di papà... tutte persone che stanno lottando (o hanno già perso) contro qualche tipo di tumore, di solito maligno.
Non so... non so bene se ritenermi sfigata o fortunata. Propendo per il fortunata il 90% delle volte, ma capita che la depressione abbia la meglio in qualche caso. Non so cosa pensare di tutte queste persone che si ammalano attorno a me. Dovrebbe essere normale? Rientriamo nella statistica? Capita? A me dispiace, cazzo! Mi dispiace indipendentemente dalla statistica, perchè sono vite rovinate, distrutte, anche in caso di guarigione. Però, se penso che statisticamente non sarebbe dovuto succedere a tanta gente, è la rabbia ad avere la meglio. Forse sono cose che capitano, forse dobbiamo rassegnarci a veder soffrire i nostri cari; personalmente ritengo che qui ci sia la responsabilità di qualcuno, di qualche essere umano senza scrupoli che specula sulla nostra salute, di gente che inquina il cibo, l'acqua, l'aria, di medici che non sanno curarci, di politici che tagliano i fondi anche a quei pochi che potrebbero fare qualcosa di buono.
Io continuo a sognare che, se solo fosse la Svezia, certe cose si potrebbero evitare.

giovedì 5 maggio 2011

Ma quante belle diagnosi, madamadorè.

Stare male mi rende cattiva.
Ieri ho aggredito una vecchietta. Stronza, volgare, cafona, che cercava di sfogare su di me le sue frustrazioni, ma pur sempre una vecchietta. E invece di dirle sempre di sì, come si dovrebbe fare con tutti i vecchi rompipalle, l'ho mandata dove meritava e le ho detto chiaro e tondo cosa penso di lei. Ha cercato di sbranarmi e ho seriamente temuto per la mia vita.
Oggi sono andata ad infastidire un altro blogger. Ho ragione, ovviamente, dal momento che ha copiato un post da un altro sito e non ha citato le fonti, ma avrei potuto farmi i fatti miei e tirare dritto per la mia strada. Invece ho deciso di dare anche a lui una lezione di buona educazione.
Intanto si susseguono analisi e diagnosi. Per uno scherzo del destino, sono stata molto male proprio all'asl, e in un attimo sono stata circondata da medici, infermieri, tecnici di laboratorio, genetisti, inservienti e altri malati.
Ognuno con una sua diagnosi.
La più gettonata è "crisi di panico". Ho provato a far notare che sono un'esperta di crisi di panico e che queste proprio non possono esserlo, ma tutti continuavano a fare su e giù con la testa come i cagnolini da cruscotto ogni volta che qualcuno pronunciava la parola "panico". Contenti loro...
Le diagnosi che ho raccolto finora, però, meritano di essere elencate una per una, perchè la genialità di certi medici non può rimanere nell'ombra di una stanzetta dell'asl:
attacco d'ansia (simile a quello di panico, ma più soft. Era la versione edulcorata per non farmi sentire malata di mente, credo);
squilibrio elettrolitico;
crisi epilettica (il neurologo in questione ha anche provato ad ammazzarmi di antiepilettici);
trombosi;
pressione bassa;
pressione alta;
allergia a tutto ciò che mi circonda;
crisi vagale;
infiammazione allo stomaco;
problemi non meglio specificati ai polmoni;
problemi non meglio specificati al cuore (e qui è partita una bella grattata);
incapacità nel respirare (da prendersi alla lettera: secondo la tipa io, dopo 26 anni di vita, non so come si riempiono i polmoni d'aria. Sono sopravvissuta in apnea!);
stitichezza (e qui ho avuto brutte visioni di polmoni pieni di cacca... forza, confessate! Quanti di voi hanno problemi respiratori dovuti alla stitichezza?)
altri problemi neurologici non meglio specificati;
effetti indesiderati della pillola anticoncezionale;
uso improprio di acqua oligominerale (diagnosticata dallo stesso neurologo che voleva uccidermi).
Fino ad ora, considerando i rislutati delle analisi che ho fatto, reggono solo le ipotesi di reazione allergica e di effetto della pillola.
Però.
C'è un però.
Non è un caso se ho soprannominato mio padre papansia.Non perde occasione per predirmi la morte nelle maniere più fantasiose possibili. Ieri era la trombosi, oggi l'acqua in bottiglia. A nulla serve fargli notare che sono ipotesi che non stanno nè in cielo nè in terra, l'acqua oligominerale ci ucciderà tutti.
E la mia risposta (oltre alle solite grattate a roba che non ho) può essere una sola (che poi è anche quello che ho pensato quando ho visto il video):

sabato 5 marzo 2011

O signore dell'universo, ascolta questo figlio disperso...

Cara divinità che vive in un'altra dimensione (abbiamo provato a cercarti in cielo, ma non c'eri),
stando a quanto dicono di te, dovresti aver creato il mondo. Non importa se in sette giorni o sul dorso di una tartaruga, il concetto rimane lo stesso in ogni paese e in ogni lingua.
Avrei da segnalarti qualche incidente di percorso nella mia vita:
- hai donato al mio vicino di casa una batteria, senza fornirgli il talento necessario a suonarla. Non contento, non gli hai concesso nemmeno il tempo per esercitarsi, così lui è costretto a farlo di notte, dall'una in poi;
- ci hai dato l'intelligenza, ma non hai allegato il libretto di istruzioni, così quelli che mi circondano non sanno che farsene e si limitano ad ignorare quella parte di sè;
- ci hai permesso di comprendere che l'uomo è l'evoluzione della scimmia, ma poi ci hai dimostrato che, per certi soggetti, è vero l'opposto;
- ci hai plasmato i genitali e hai riempito il mondo di persone che vorrebbero vietarci di usarli;
- mi hai fatta nascere col minimo sindacale di pazienza, a Napoli. No, dico... riflettici bene: a Napoli! Almeno potevi farmi un po' più paziente  far eruttare il Vesuvio un po' più spesso;
- mi hai dato la possibilità di vedere cose che sono invisibili agli altri. GRRRRazie;
- hai riempito internet di qualsiasi schifezza, ma non della spiegazione dell'epilessia del lobo temporale che volevo allegare alla voce precedente. Però ho scoperto che ne soffriva anche Chopin, e lo metto in lista dopo Poe e Baudelaire. Viene quasi da pensare che tu mi abbia fatta nascere così per rendermi geniale... staremo a vedere.
Ora, dimmi, dopo questa serie di sviste (e mi sono limitata ad elencare quelle che mi riguardano direttamente) era proprio il caso di far nascere una nuova vita nel grembo di una donna che chiude la figlia di un anno e mezzo fuori casa ogni volta che piange troppo?
Davvero, pensaci...

martedì 25 gennaio 2011

I misteri del web

Vorrei capire perchè se cerco "babbo natale" su google mi escono immagini porno (anche col filtro al massimo!), ma se cerco "kamasutra" mi ritrovo con foto di ragni che si accoppiano. Finora ho trovato una sola spiegazione: la sfigherrima!
La sfigherrima mi accompagna da quando sono nata. Stavo per scrivere "mi accompagna da quando ho compiuto 18 anni", però le elementari dalle suore, i complessi esistenziali, l'epilessia, il tumore, la singlitudine, l'essere nata a Napoli mi sembrano evidenti segni di sfigherrima pre-maggiore età. Solo che ne sono consapevole solo da pochi anni, perchè prima la consideravo una normale quanto inevitabile parte della mia vita.
La sfigherrima fa in modo che, se c'è un bambino nel raggio di 5 mt, si avvicinerà al pc proprio nel momento in cui, da un'innocente ricerca di un'immagine di babbo natale, esce fuori una donna nuda con un enorme pene in mano. E lo schermo, ovviamente, sarà troppo distante per poterlo coprire con le mani. E il bambino, ovviamente, si divertirà un mondo a vedervi cambiare colore, balbettando frasi sconnesse su "gelati che in Italia non vendono".
La sfigherrima fa in modo che, se sei aracnofobico, i ragni siano parte integrante di ogni ricerca su google. Cerchi le aragoste? Ti escono i ragni. Cerchi di scoprire come si scioglie la chitina (nel remoto caso ti abbia otturato il gabinetto)? Ti escono i ragni. Cerchi qualche posizione alternativa per movimentare la giornata di sesso? Ti escono i ragni. Cerchi un modo indolore di suicidarti prima della dolorosissima visita che ti aspetta? Ti esce babbo natale, visto che i ragni, in quanto velenosi, te li aspetti.
La sfigherrima fa in modo che, se hai paura degli aghi, tu debba fare un prelievo al mese. Meno male che, almeno, non ho paura della gastroscopia.
La sfigherrima fa in modo che, se ti è rimasta un'unica parte del corpo appena guardabile, venga deturpata dalle smagliature in meno di una settimana.
La sfigherrima fa in modo che, nel momento esatto in cui termino la frase "che bello, fa voyager in tv. Avevo proprio bisogno di farmi quattro risate, sono depressissima!", parta una crisi isterica di papansia per un motivo assurdo, che nemmeno capisco, ma di cui sono l'unica responsabile.
Se mai riuscirò a trasferirmi in Svezia, la mia casa sarà l'unica di tutto il paese senza connessione ad internet!