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domenica 5 maggio 2013

Meglio Napoli.

Dedicato all'anonimo che ha commentato le foto del post precedente dicendomi che "è molto meglio Napoli".
Stasera, dalla finestra della mia camera, potevo godermi questo spettacolo.



Lo confesso, si vedevano anche altre case e tante persone che avrebbero respirato questo schifo, ma le ho tagliate perché non si può mai sapere, certi camorristi potrebbero prendersela a male per queste foto. Magari c'era qualcuno di loro che si stava facendo la doccia... 
Al momento il cielo sopra casa mia è nero.Ma proprio nero nero nero. E la colonna di fumo diventa sempre più densa e larga. Cosa diamine hanno fatto i vigili del fuoco nelle ultime due ore? Chissà! Mistero!

EDIT:
ecco cos'è successo: enorme rogo tossico. Mi mancava questa sensazione di soffocamento a Goteborg. Quando sono arrivata in Svezia non ero più abituata a respirare, tutto quell'ossigeno mi dava alla testa. Fortuna che sono tornata in Italia. Adesso posso tornare al mio destino di miserabile meridionale e morire come il vermiciattolo che sono.

domenica 30 dicembre 2012

Buon anno!

Anche quest'anno è ormai concluso. Anno finito? 2012 già passato? Ma quando? Come? Io sono rimasta a gennaio, ai buoni propositi, al nuovo inizio... mica me ne sono accorta che siamo già alla fine! E poi, a proposito di propositi, quando mi sono messa a pensare a ciò che avrei voluto fare quest'anno ho aggiunto la voce "visitare la Svezia" solo per scaramanzia. In realtà non pensavo che l'avrei davvero visitata. Non ci credevo minimamente! E invece è stato uno dei due soli propositi che sono riuscita a realizzare. L'altro è il solito, classico, "leggere 12 libri"; un libro al mese, spaziando da Agatha Christie a Dostoevskij, e la mia anima si sente più tranquilla.
Gli altri, i buoni propositi sul dimagrire, studiare di più, portare avanti tutti i mille progetti che avevo iniziato, sono miseramente naufragati. Anzi, sono ingrassata e ho abbandonato l'università! Dei mille progetti, una buona metà è stata conclusa, ma ancora non sono riuscita a liberarmi di tutti. In Svezia mi porterò quello più ambizioso: una copertina di lana a quadroni, tutta colorata. 
Per il 2013 l'elenco è molto più breve: 
1. sopravvivere in Svezia;
2. imparare un po' di svedese, quel tanto che basta per la sopravvivenza di cui sopra;
3. ricamare la copertina di lana;
4. ricordarmi di tutti i compleanni e gli onomastici anche a 2400 km di distanza;
5. partecipare al NaNoWriMo e magari portarlo anche a termine.
Sì, direi che si può fare.
E i vostri buoni propositi? Come vi è andato l'anno vecchio e cosa vi aspettate dal nuovo?



venerdì 13 aprile 2012

Io sono un asino, tu sei un coglione.

Qualche tempo fa ho copiato sul blog un passo del libro "messaggio per un'aquila che si crede un pollo" dove, in sostanza, l'autore sostiene che è stupido sentirsi orgogliosi di cose per le quali non abbiamo merito, mentre è bello e liberatorio ammettere i propri limiti. Io sono un asino, tu sei un asino, diceva, contrapponendolo all'affermazione io sono ok, tu sei ok. Oggi, partendo da questo spunto, vorrei scrivere tre cose.
La prima si rivolge a tutti quelli (fortunatamente pochi) che, passando per questo blog, lasciano commenti del tipo "tu non capisci quanto sia meravigliosa l'Italia rispetto alla Svezia". Provate, per favore, ad azionare il vostro neurone solitario, se nel corso degli anni vi è sopravvissuto, prima di lasciare qualsiasi commento. Io non ho mai scritto che l'Italia fa schifo e che la Svezia è il paradiso. Io ho riportato storie e fatti realmente accaduti e documentabili. Dal momento che vivo in Italia, è ovvio e scontato che questi fatti siano avvenuti qui e non in Svezia. Posso chiedervi se, secondo voi, in Svezia potrebbero accadere queste stesse cose, ma mi limito a questo. Evidentemente qualcuno di voi ha la coda di paglia e si sente chiamato in causa in un paragone che, semplicemente, non c'è. Perché se chiedo "questa determinata cosa sarebbe possibile in Svezia?" mi sento rispondere "eh, tu non capisci quant'è bella l'Italia!"? Che c'entra? Precisamente, quand'è che ho detto che l'Italia è brutta? Io, poi, vivo in quella che considero la città più bella del paese e ne sono orgogliosa; questo, forse, cambia lo stato pietoso della nostra economia o della nostra politica? Recentemente ho ricevuto un commento, ovviamente anonimo (chissà perché 'sti geni non firmano mai i loro pensieri), in cui c'era scritto "beata te che pensi che all'estero ci siano tante opportunità", o qualcosa del genere. Come gli ho risposto, io non penso che all'estero le condizioni di vita siano migliori; io penso che la Svezia offra più opportunità dell'Italia. Estero è anche Grecia, ad esempio, e non mi sembra che i greci se la passino meglio degli italiani in questo periodo. Tra l'altro, più opportunità non vuol dire tutte le opportunità del mondo. Ci sarà la disoccupazione anche in Svezia, ovviamente, solo che gli svedesi vivono meglio degli italiani ed hanno più possibilità di noi. Se solo certa gente accettasse il fastidioso rumore dei neuroni in movimento e azionasse il cervello prima di scrivere, io potrei risparmiarmi certe precisazioni. Ma, come sappiamo, la madre dei cretini è sempre incinta, e statisticamente sarò costretta ad incontrarne una marea nella mia vita, anche sul web. Tra l'altro mi (e vi) chiedo: perché vi sentite così offesi da questo paragone? Se scrivo che qualcosa, in Italia, non va, subito correte a scrivermi che in Svezia non si sta meglio, che fa freddo, che la lingua è difficile, che le persone sono antipatiche. Perché vi sentite così inferiori da dover specificare continuamente che gli svedesi non sono poi così bravi, buoni e belli? Perché volete prendervi meriti che non avete, citando l'arte e la cultura italiane (come se l'arte e la cultura vi avessero mai sfiorati, brutta razza di analfabeti!)? Avete forse scritto libri, elaborato teorie filosofiche, portato avanti rivoluzioni o dipinto affreschi degni di nota? No? Allora non potete permettervi di parlare, perché non avete fatto assolutamente nulla per rendere grande questo paese. Che meriti avete se l'Italia è un paese così culturalmente ricco? Dal momento che girate per blog dedicati alla Svezia, forse nemmeno ci vivete, in Italia. Gli svedesi, al contrario, non avranno poi tanti antenati illustri, ma lavorano attivamente per rendere il loro paese un posto migliore e per garantire anche a voi (e a me, ovvio) un lavoro e delle condizioni di vita accettabili. Non saranno pittori, poeti, artisti, ma hanno fatto delle scelte politiche più intelligenti delle nostre. Negare ciò, a dispetto di ogni evidenza, è semplicemente ridicolo. Perché negate anche i fatti in nome di questo assurdo confronto? Vi sentite davvero tanto uno schifo da avere l'urgenza di specificare, ad ogni occasione possibile, che in fondo non siete proprio delle merde, ma c'è chi sta peggio? E volete proprio affermare questa presunta superiorità con paragoni politici e culturali improbabili? Io ve lo dico da amica: non ci fate comunque una grande figura. A volte la scelta migliore è il silenzio.
I paragoni improbabili mi portano al secondo punto del mio discorso: in questi giorni mi è capitato di leggere (ancora) insulti nei confronti dei napoletani. Ecco, io non spreco il mio tempo a discutere della superiorità dei napoletani sulla gente che scrive certi insulti, soprattutto perché sarebbe tempo perso e fiato sprecato. A differenza di alcune persone, io sono consapevole della mia superiorità e non sento il bisogno di ribadirla. Però una cosa va detta: insultare qualcuno in base alla nazionalità, al credo religioso o al colore della pelle è razzismo. Io non ho meriti se Napoli è una delle città più belle del mondo, né ho colpe se la camorra la sta distruggendo. Come dicevo all'inizio, io sono un asino. Ma tu, caro il mio coglione, sei un razzista di merda e né la tua nazionalità, né il colore della tua pelle, né dio in persona potranno salvarti dal baratro in cui sei caduto.
Infine, a proposito di essere orgogliosi del proprio paese, in questi giorni Napoli è ancor più bella del solito, grazie all'intervento di Giggino (sì, con due g) e all'America's Cup. Dopo tanti anni, finalmente la mia città è sotto i riflettori del mondo per qualcosa di bello, e il mondo non può far altro che ammirare il suo splendore. Non mi interessa se alcuni lavori sono stati fatti in modo frettoloso; non c'è bisogno di fare tanto, Napoli è stupenda di suo e nemmeno decenni di spazzatura sono riusciti a cancellare tutta l'arte, la storia e la cultura che permeano ogni pietra dei suoi palazzi storici. Bastava fare un po' di pulizia, lucidare qualcosina, ed ecco che è tornata a brillare. Ne sono orgogliosa, sì, e a giusta ragione: a differenza di gente che parla e basta, io ho agito. Ho votato. E, a quanto pare, ho fatto la scelta giusta. Che Napoli stia finalmente risorgendo è merito del sindaco come di tutti quelli che l'hanno votato; ma, soprattutto, è merito di quelle migliaia di napoletani che ogni giorno lavorano affinché la loro città sia un posto migliore in cui vivere, sia attraverso gesti eclatanti, come la lotta alla camorra, che attraverso le piccole cose della quotidianità, come la raccolta differenziata. Imparate, voi che esaltate tanto l'Italia e criticate la Svezia, e siete la rovina di entrambi i paesi.

EDIT: provate un po' a vedere qual è la città più bella dell'Europa occidentale. ;)

martedì 13 marzo 2012

Un po' di tempo per me.

Oggi, finalmente, ho un po' di tempo in più da dedicare a questo blog. Iniziamo con gli aggiornamenti:

  • sono stata bocciata all'esame (e ti pareva). La prof mi ha fatto una domanda su una specifica reazione chimica, ma quando ho sbagliato a scrivere una molecola (ho confuso la posizione di un ossigeno), mi ha bocciata dicendomi che non si può fare un esame di biochimica senza saper scrivere quella specifica molecola, e che, di conseguenza, non importava affatto che sapessi cos'è e in quali vie metaboliche è coinvolta. Durata dell'orale: 3 minuti netti. 
  • tre giorni fa è stato il mio compleanno. Festeggiamenti per due giorni, visto che era anche il compleanno del mio cognatino, tre torte diverse e una marea di regali costosi, per non parlare della montagna di fiori che ho ricevuto dal mio fidanzato. Tra l'altro, in questi tre giorni non ho fatto altro che pensare a due cose: 1) questo dovrebbe essere il mio ultimo compleanno in Italia e 2) nulla dice "ti amo" più di una gigantesca torta con meringhe e cioccolato, la cui preparazione ha richiesto una notte di lavoro. Mi sono sentita coccolata, amata e viziata.
  • la mia migliore amica è in Svezia ormai da un mese e un giorno. La sento spesso, più di quanto non la sentissi quando viveva a pochi km da me, ma ho l'impressione che non mi abbia detto niente di questo mese. Non so cosa mi aspettassi, probabilmente commenti entusiasti sull'acqua corrente (e magari pure calda) e l'esistenza dei bus, che nel mio quartiere sono miraggi. 
  • rimanendo in tema di acqua corrente, due anni fa, a febbraio, il mio palazzo e tutta la strada su cui poggia sembravano voler crollare, a causa di una perdita d'acqua che aveva corroso tutto il sottosuolo. Tanto spavento, ma poi siamo tornati a viverci rassicurati dal comune e da una colata di cemento. Ancora oggi mi chiedo come sia possibile riempire 500 mt di strada con una sola colata, ma queste sono domande esistenziali alle quali non avrò mai risposta. Sta di fatto che, pochi mesi dopo, si è ripresentato il problema, spostato di quei 10 mt necessari a coinvolgere un palazzo diverso dal nostro. E poi, un altro paio di mesi dopo, quello successivo. E poi... sono finiti i palazzi! Il bello di vivere nel terzultimo palazzo di Napoli. Sembrava tutto risolto, quando ieri è crollata una strada al centro del quartiere. Non trovate rassicurante l'idea che, dopo due anni, l'arin non abbia fatto assolutamente manutenzione, pur sapendo che nella zona c'è questo problema? A me basta che regga altri 11 mesi, poi fanculo a 'sto quartiere di...
Ed ora la risposta a due commenti:

  • a Zion, che mi diceva di laurearmi ed emigrare il giorno dopo, vorrei dire che io spero di emigrare molto prima della laurea. Questo perché non è giusto che il mio fidanzato, già laureato, debba perdere tempo prezioso qui in Italia solo per aspettarmi. Certo, potrei rimanere in Italia mentre lui inizia la sua nuova vita in Svezia, ma spero di poter continuare gli studi direttamente lì. So di gente che l'ha fatto, ma per il momento non sono riuscita a trovare nessuna facoltà di biotecnologie in Svezia, almeno non per il bachelor degree.
  • a Silvia, che mi spiegava il disturbo di identità di genere, vorrei dire che la cosa di cui mi sorprendevo non era questo cambiamento di sesso, ma gli elementi su cui si sono basati (almeno secondo l'articolo) per diagnosticare questo disturbo. Citando l'articolo:
    Le evidenze di questo disturbo sono comparse all'età di 3 anni: dai racconti della madre, si sa che Zach ha cominciato a fissarsi con giocattoli da bambina, poi a chiedere vestiti da femmina e a rifiutare qualsiasi cosa fosse tipicamente maschile.Io ho un fratello più piccolo; da bambini giocavamo insieme con le bambole ed entrambi usavamo pantaloni comodi e t-shirt. Non è certo questo che ha influenzato il nostro sviluppo sessuale. E, aggiungo, non me n'è mai fregato niente di come mia madre decideva di vestirmi. Personalmente trovavo scomodissime le calze e la maglia di lana e stavo bene se i miei vestiti erano comodi, larghi e mi permettevano di giocare liberamente. Non capisco cosa intenda certa gente con "cosa tipicamente maschile". Vuol dire che un maschietto non può giocare con le bambole, o che una femminuccia non può divertirsi con le macchinine? Questi mi sembrano preconcetti degli adulti che non hanno niente a che vedere con la sessualità dei bambini. Peggio ancora:
     da un anno si veste e gioca come preferisce, a scuola i compagni lo trattano come una bambina e da quando anche i familiari e gli educatori lo considerano una femminuccia, Zach è molto più sereno. 
    Innanzitutto, mi sembra ovvio che lasciare ad un bambino la libertà di giocare e vestirsi come crede corrisponda ad un miglioramento della sua condizione psicologica. La cosa che mi preoccupa, però, è  la frase "gli educatori lo considerano una femminuccia". Cosa vuol dire? Cosa fanno gli educatori con le femminucce? Come si può avere un comportamento diverso con i bambini di cinque anni, basandosi sul sesso? Io sono stata educata dalle suore, che sono il sessismo fatto essere umano e mandato in terra a punirci per le nostre vagine, eppure perfino loro non facevano distinzione tra maschietto e femminuccia e ci terrorizzavano e picchiavano senza alcuna distinzione di genere. Non sarà, forse, che certi "educatori" con le femminucce sono più pazienti e comprensivi, e per questo il bambino adesso è più sereno? Infine, la frase che, più di tutte, mi terrorizza:
    Zach non riusciva proprio a vivere tra macchinine, robottini e pistole giocattolo. Fin da piccolissimo — i genitori sostengono fin dall'età di 3 anni- Zach sognava di essere una bambina. Di indossare il tutù rosa, di giocare con Dora l'Esploratrice, di pettinare le bambole.  
    Ma porca paletta! Io pretendo che il mio futuro figlio, maschio, sia libero di giocare con Dora l'esploratrice e di pettinare le bambole! Rivendico il diritto della mia bimba non ancora nata a far scontrare le macchinine e sparare con pistole giocattolo ai robottini! Voglio che la futura lei si senta libera di vestirsi da Batman per carnevale, e che il futuro lui non si vergogni di indossare una maglietta rosa (colore che, nei negozi partenopei, ormai spopola per gli uomini, insieme al lilla. La rivincita dei gay repressi?). Voglio che mio figlio non indossi la gonna perché è scomoda, e non perché è femminile, soprattutto considerato che i preti, i popoli arabi e pure i maghi di Harry Potter la indossano. Un giorno potrei ritrovarmi costretta a spiegargli che Gandalf, con quei capelli lunghi e la tunica bianca, non era abbastanza "virile", o che Legolas si è fatto prestare il vestitino di Trilli e no, non si fa!
    Ho conosciuto una bambina, ultima di 4 figli, che voleva a tutti i costi farsi spuntare il pisellino. Passava ore seduta sul gabinetto sperando di vederlo comparire, lo chiedeva come regalo a Babbo Natale e ad ogni doccia credeva che qualcosa, tra le sue gambe, stesse crescendo e che fosse solo questione di tempo prima di ritrovarsi un bel pene vero. Per non parlare del fatto che rubava i vestiti ai fratelli, che era il più "maschio" del gruppo, che aveva modi da scaricatore di porto (con tutto il rispetto per la categoria) e la famiglia non riusciva a tenerla ferma e buona un solo istante. Mai giocato con le bambole, mai ricamato, mai fatto le faccende domestiche perché donna, ma solo perché costretta e solo quando anche i fratelli capitolavano. Ecco, questa bambina, oggi è una giovane Donna, convinta della sua sessualità, tranquilla, pacata e riflessiva, perfetta nella gestione della casa e, ahimé, costretta a crescere troppo in fretta da una situazione familiare difficile. Del maschiaccio ribelle che era da piccola non c'è più traccia, né sessualmente, né caratterialmente. Non voglio dire che le donne siano per forza pacate e riflessive, o che gli uomini non lo siano, ma vorrei evidenziare che è diventata il contrario di quello che era da piccola: da mostro ingestibile a persona tranquilla, serena e in pace col suo corpo e la sua sessualità.
Un'ora intera passata a scrivere. Come mi sento soddisfatta!

giovedì 8 marzo 2012

Meglio tacere?

In questi giorni, un po' a causa dell'università, un po' per colpa degli ormoni, provo il profondo desiderio di spaccare la faccia a qualcuno. Ieri, ad esempio, sono rimasta bloccata a letto a causa di due colossali bolle piene di sangue sotto la pianta dei piedi. Dato che ancora non ho imparato a volare, speravo che mio fratello mi aiutasse un pochino. Non dico molto, mi bastava che preparasse un banalissimo piatto di pasta per mio padre. Invece ho dovuto cucinare io, e non vi dico il caos che ho trovato in giro per casa. Poi è arrivata Halyna, la cara, dolce, gentile e premurosa signora che si occupa di farmi da madre adottiva e che ogni mese cerca di convincermi a fare qualcosa; qualche tempo fa ha provato a convertirmi, adesso cerca di convincermi ad avere una migliore vita sociale. Ho provato a spiegarle che la mia vita sociale mi va benissimo così, che io sono felice, che comunque ho già dei genitori che si preoccupano per me e non mi servono le sue lezioni di vita, che è un problema suo e non mio, ho perfino provato a mettermi a giocare al pc e non degnarla nemmeno di uno sguardo. Niente. Si è fermata solo quando è tornata mia madre e si è accorta di aver sprecato un'ora e mezza del tempo che avrebbe dovuto passare a lavorare. A me dispiace dirle chiaramente vaffanculo, ma prima o poi ci arriverò. Anche se da quel che scrivo sul blog non si direbbe, io di solito ci mando solo quell'idiota di mio fratello.
E poi ci si mettono le visite mediche. In ordine, questo mese mi toccano: la visita dal dermatologo, dal senologo (nemmeno sapevo che esistesse, prima di trovarmi costretta a correre da lui), dal medico curante, le analisi del sangue, la risonanza al cervello (e speriamo bene) e poi un'ultimo giro dall'endocrinologo.
Sabato è il mio compleanno. Non sarà dei migliori, ma nemmeno il peggiore. Quando mi sento scoraggiata cerco sempre di ricordare che il giorno del mio 25° compleanno il mio palazzo stava crollando ed io rischiavo di perdere la casa e tutto ciò che c'era dentro.
Oggi sarebbe anche la festa della donna. Io non sono affatto d'accordo con 'sta cosa, a partire dal nome: che razza di "festa" è, se serve a ricordarci quanto stiamo da schifo noi donne? Però, cavoli, pure intasare blog e facebook con messaggi di protesta mi sembra un tantinello esagerato. Sembra che il contrario di "festeggiare" sia diventato "protestare", e quindi passiamo da un estremo all'altro. Relax, take it easy, ché tanto il mondo non cambia se ti limiti ad aggiornare lo stato su FB.
Infine, leggo su un blog che in Italia si sta bene, e non posso fare a meno di pensare alla chiacchierata con la mia amica Sana, che ora si sta godendo la Svezia. Parlando di crisi, e di come accorgersi se anche in Svezia è arrivata, le ho chiesto se lì i negozi sono vuoti, se fanno sconti spaventosi pur di vendere, se esistono le mini porzioni di carne, se la gente pesa la frutta al grammo e se al supermercato riempie i carrelli di marche strane e sconosciute pur di risparmiare, se i negozianti comprano la metà della merce e comunque non riescono a venderla tutta, se anche gli studenti e i ragazzini possono permettersi la colazione al bar. Perché qui, ormai, va così. Vado a fare la spesa in un grande centro commerciale ogni sabato e i negozi della galleria sono sempre e comunque deserti. Perfino Carpisa e Piazza Italia, dopo il fallimento dei saldi, sono stati costretti a svendere tutto a 5 euro. E l'Auchan ha inventato il "pronto per uno", che è l'unico modo per vendere carne, visto che le porzioni formato famiglia non se le comprava più nessuno. A questo punto dovrei avvertire l'idiota di quel blog che, forse, tanto bene questo paese non sta.
Sarà l'aria che tira, sarà che sono ancora bloccata a letto, sarà quella stramaledettissima università, sarà che sono stata costretta a rimandare la prima visita perché non posso camminare, e dovrò aspettare il mese prossimo per farla (e intanto tenermi il dolore!), sarà che la data della risonanza si avvicina, sarà quel che sarà, oggi sto incazzata col mondo!
Il "meteo dell'umore", il mio nuovo oroscopo personalizzato su FB, oggi mi consiglia di tacere. Avrà ragione? Che faccio? E vabbuò, famm sta zitt a me!

giovedì 23 febbraio 2012

Troppo da fare, poco tempo per farlo.

Ormai sono ridotta a scrivere di notte. Studio, studio, studio, fino a che il mio cervello non inizia a parlare da solo. Cucino, e la mia mente ripete. Cerco di dormire, e mi assalgono dubbi su reazioni chimiche. Provo a fantasticare e l'unica cosa che mi fa sentire veramente bene è controllare se ricordo ancora tutto il necessario o sto dimenticando qualcosa. Dormo, e sogno di fare l'esame - e a volte mi va male pure nei sogni.
Vorrei scrivere un sacco di cose. Vorrei innanzitutto chiedervi se anche a voi è capitato di trovare un prof bastardo che si diverte ad umiliare gli studenti. Ma sì che vi è capitato. Capita a tutti. Solo io, però, mi chiedo perché mai una persona debba comportarsi così, perché si diverta tanto a creare paure ed insicurezze. Sono professori, cavolo! Dovrebbero semplicemente testare la conoscenza che ho della materia, non farmi domande che nemmeno nel quesito con la Susi! Odio l'università con tutta me stessa.
Vorrei scrivere a Sana, la mia migliore amica, che attualmente vive a più di 2000 km da me. Ma sono triste, depressa, angosciata, e davvero non è il caso di abbatterla con considerazioni pessimistiche sulla vita e sul futuro. Goditela, tesoro, finché non ti raggiungo.
Vorrei migliorare quella sorta di amicizia che si sta creando con Vera, ma sono troppo timida (e patetica) e il massimo che sono riuscita ad escogitare è stato farle avances sessuali ai sims social. Geniale, no?
Vorrei ripetere un po' di francese, dal momento che lo capisco meno del russo. Ma più della biochimica. Il che vuol dire che ne capisco più di russo che di biochimica, e dovrei iniziare a preoccuparmene, dal momento che l'esame è tra 5 giorni, e non è un esame di lingua russa. E, a proposito del francese, è proprio vero che l'uomo propone e dio dispone: di tutte le lingue che conosco era l'unica che avevo completamente abbandonato e per la quale avevo perso ogni speranza di miglioramento. E invece, proprio in questi giorni, avrò la possibilità di recuperare un po' del tempo perso.
Vorrei essere più presente per il mio fidanzato, che sto trascurando un po'. E magari avere il tempo per chattare con Francy, perché è una vita che non la sento (so che leggi. Perdonami).
Vorrei dirvi di come i camorristi del mio quartiere hanno messo in pericolo la vita di un passante per nascondere un pacco di droga; vorrei potervi raccontare i dettagli delle minacce che sono arrivate alla direttrice di una biblioteca, solo perché un dipendente non vuole fare il suo lavoro.
Vorrei capire com'è possibile decidere di cambiare il sesso ad un bambino di 5 anni, basando la diagnosi di disturbo di identità di genere sul fatto che volesse vestire di rosa e pettinare le bambole. Spiegatemi, per favore, cosa vuol dire "trattare da femminuccia", perché io davvero non riesco a comprendere come una maestra possa comportarsi in maniera diversa con un maschietto (spero tanto che questa notizia sia uno scherzo di carnevale).
Vorrei sfogarmi un po', dal momento che, inspiegabilmente, appena prendo in mano un libro si scatena l'inferno: bambini che urlano, clacson che suonano, telefoni che non fanno altro che squillare, mamma e papà che decidono di vedere la tv a tutto volume, finestre che sbattono, vasi che volano dal balcone... allora, ditemi a che ora posso avere un po' di silenzio. Così, almeno, mi preparo spiritualmente a poter studiare, ripetere, dormire e rilassarmi 15 minuti a notte (in totale) e mi metto l'anima in pace.
E poi, non vi sembra un bruttissimo scherzo del destino che proprio in questi giorni io debba sopportare entrambi i miei genitori a casa, troppo malati per andare a lavoro, ma non abbastanza per perdere la voglia di lamentarsi? Io tremo al pensiero del week end, figuratevi come sto all'idea di doverli sopportare per tutta la settimana. Sul serio, saranno giornate pesantissime.
Infine, ricollegandomi al pensiero sui prof bastardi, mi chiedo perché mai tutti abbiano conosciuto un infame, mentre io ho conosciuto soltanto infami. Ormai non mi chiedo più se sono preparata o no, tanto è del tutto ininfluente. L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è il pensiero di espatriare. Non voglio più vivere in un paese dove succedono cose come questa o questa, e dove i militari che hanno stuprato e tentato di uccidere una ragazza sono assegnati dopo 10 giorni alla "sicurezza" di una città.
Mi mancano 14 esami. Saranno 14 bastardi, 14 battaglie  combattute in nome della logica e del buon senso, 28 giorni di prove tra scritto e orale. E poi sarò libera di odiare questa città, questo paese, questa politica, questo sistema, da 2000 km di distanza. E speriamo che bastino!

giovedì 2 febbraio 2012

Buongiorno schizofrenia!

Sto prendendo la sana abitudine di farmi svegliare dal mio fidanzato. La suoneria associata al suo numero è questa
Perdonate il video, ma è l'unico modo che conosco per inserire un file audio. Comunque, di suo questa canzone sarebbe già uno splendido risveglio, se poi ci uniamo anche le coccole mattutine... sono in paradiso!
Poi devo alzarmi. Eccovi un tipico esempio di conversazione tra me, il mio cervello e la mia forza di volontà:

Su, muoviti, in piedi!
Gno! Perché dovrei alzarmi?
Devi preparare la torta per il tuo fidanzato.
Verrà male, malissimo. Ma perché mai mi imbarco in queste imprese disperate ai limiti dell'impossibile?
Si chiama masochismo. Fuori dalle coperte!
Gno! Fa freddo!
Devi studiare.
Così quando verrò bocciata potrò dire di aver fatto il possibile prima di fallire miseramente?
Almeno lucida il pavimento! Ci hai messo mesi per farlo tornare brillante!
Ecco, appunto. Ti pare che, se lo lascio così per un giorno, torna tutto opaco? E pure se fosse, un bel chissenefrega non ce lo metti?
Ma... ma tutti i buoni propositi? Imparare lo svedese, ricominciare col russo, diventare più attiva per rassodare il flaccidume che ti copre le ossa?
Ehi, dico, ti sei accorta che è iniziato febbraio? Sono riuscita a far durare i buoni propositi ben 31 giorni. Un record! Cosa vuoi di più dalla vita?
Forza di volontà, ti prego, reagisci. Dille qualcosa almeno tu.
...
Senso del dovere, dove sei?
...
Estro creativo? 
Ha ragione, quella torta è un caso perso. Perché cacchio si ostina a fare 'ste cose complicate?
Ok, va bene, rimani a letto! Fai quello che ti pare! Basta che non accendi il pc.

E infatti adesso vi sto scrivendo con la forza del pensiero. Le scimmie parlanti nel mio cervello stanno prendendo il sopravvento. Ditemi voi cosa posso fare...

domenica 22 gennaio 2012

A volte succede che...

Poi succede che, un giorno, decidi di ricominciare a studiare dopo otto anni di morte cerebrale.
Succede che vuoi essere al meglio, così ti concedi un pisolino pomeridiano per recuperare le energie, ma non riesci nemmeno ad addormentarti per la paura che la sveglia non suoni.
Succede che, a quel punto, ti arrendi al bicchierone di caffè, perché hai passato la nottata a scrivere cazzate e non ti ricordi nemmeno come ti chiami.
Succede che l'unico caffè che il tuo corpo non rifiuta sia quello dell'ikea, che, diciamocelo, NON è caffè, ma ciofeca bruciata.
Succede che ti rassegni, o quello, o i crampi, o il pisolino sulle fotocopie. E tu NON vuoi pisolare sulle fotocopie, vuoi iniziare una nuova vita di impegno e fatica.
Succede che, appena pronto, il caffè ti cada tutto sulla tovaglia pulita. E sulla sedia. E sulla gamba. E per terra.
Succede che passi il pomeriggio a lavare la tovaglia. E la sedia. E il pantalone. E il pavimento.
Succede che capisci perché mai tua madre usi i guanti per fare il bucato, perché, cazzo, la candeggina sui tagli brucia!
E succede che ormai sono le 17 passate, e tu sei ancora qui a scriver cazzate sul blog.
E la macchia di caffè è ancora sulla tovaglia. E sul pantalone. E sul cuscino della sedia.
Almeno so cosa farò stanotte.

Ricominciamo?

Ventisette anni tra meno di due mesi. Durante l'ultimo anno di scuola, ormai ben 8 anni fa, sono stata operata due volte per un adenoma alla parotide (il mio primo tumore!), ho dovuto rinunciare agli ultimi esami di francese e ad un buon voto all'esame di stato, ho visto la mia migliore amica spegnersi lentamente a causa di un tumore al cervello (e il suo sì che era pericoloso) e poi ritornare alla vita dopo il coma. Quando si vivono certe cose si è troppo impegnati a sopravvivere per lasciarsi andare alla paura. La parte difficile viene dopo, quando tutto si è risolto, in un modo o nell'altro. Si piangono tutte le lacrime che si sono trattenute per mesi, si fanno i conti con i se, i ma e i forse, ci si adatta ad una nuova vita.
Io non ce l'ho fatta. Proprio quando tutto sembrava tornato alla normalità, quando i tagli sul mio collo sono diventati cicatrici, quando i capelli della mia amica sono cresciuti abbastanza da coprire i segni dell'intervento, quando la scuola era finita e non dovevo preoccuparmene più, sono crollata. Ho avuto una fortissima depressione, sono diventata ostaggio delle crisi di panico e... beh, del mio rapporto col cibo ne ho già parlato. E siccome piove sempre sul bagnato, lo psicologo al quale mi sono rivolta ha lavorato per ben tre anni (!!!) solo per rendermi dipendente da lui e per poter abusare di me. Ce ne ho messo di tempo, ma alla fine mi sono ripresa anche da questo. Fortunatamente io non mi fido di nessuno, nemmeno degli psicologi, quindi non ha avuto la possibilità di entrare anche tra le mie gambe, oltre che nel mio cervello. Ma ci ha provato...
E a fare da sfondo a tutte queste vicissitudini c'era sempre lei, l'università. Ho seguito i corsi del primo anno, poi l'ho abbandonata. Di tanto in tanto preparavo un esame, ma era più per far contenti i miei genitori che per vero interesse. Ormai sono iscritta da 8 anni e non ho finito nemmeno gli esami del primo. Ora è uscito fuori quest'altro tumore, e non voglio ricadere nella depressione. Non voglio passare altri 8 anni sospesa in questo limbo, incapace di fare qualsiasi cosa, sulle spalle (economicamente) dei miei genitori e (psicologicamente) del mio fidanzato. E così ricomincio. Ricomincio? Ci provo, ecco. Provo a riprendere in mano i libri, a capire quel che c'è scritto, a memorizzare dati e formule. Ma sono terrorizzata, questa è la verità. Innanzitutto mi sembra che questo corso di studi sia infinito. Ventitré esami, trentacinque materie, più di cinquanta professori. C'è da perdersi. Poi bisogna considerare che sono anni che non studio. A parte il corso di russo, non memorizzo nozioni da almeno 8 anni e questi esami sono uno più pesante dell'altro. A tutti i coraggiosi che hanno intenzione di iscriversi a biotecnologie: non fatelo! E' una faticaccia inutile e non porta da nessuna parte. Infine, appunto, mi servirà mai? Se davvero riuscissi a superare tutte le ansie e le paure e prendessi 'sta cavolo di laurea, mi servirebbe davvero? In Italia sicuramente no. E all'estero? In Svezia? Mi servirà farmi un cu...ore quadrato sui libri, o sarà solo tempo perso e acchiapperò l'ennesima batosta?
Mer...enda (fedele ai miei buoni propositi)! Ho urgente bisogno di una flebo di ottimismo!

mercoledì 18 gennaio 2012

Ora urlo!

Qui a Napoli si dice che la benedizione di un prete gay porti particolarmente bene. Ecco, io adesso avrei bisogno di un trans fatto suora, altro che "semplice" gay!
Il lettore mp3, quello nuovo, quello comprato inutilmente, era difettoso. Vado al negozio e chiedo di cambiarlo.  Il commesso mi concede il cambio senza troppe storie e me lo sostituisce con un altro modello. Difettoso. Ora mi vergogno di tornare al negozio per la terza volta, quindi mi tengo i tasti montati al contrario (su per indicare giù e avanti per indicare indietro. Posso farcela).
Ieri notte, alle 3, inizio improvvisamente a tremare, perché il mio corpo ha deciso di aumentare la sua temperatura di un paio di gradi in mezz'ora. Ok, teniamoci la terza influenza dell'anno. Cosa sarà mai?
Infine, ho fatto le analisi. Ovviamente la cura alternativa non sta facendo effetto e dovrò ricominciare quella che crea problemi al cuore ed è cancerogena. Ma cosa potevo aspettarmi da un mese tanto sfigato?
Mi sento a pezzi. Ora come ora non c'è una sola cosa che riesca a tirarmi su di morale. Sono consapevole del fatto che dovrò tenermi un tumore al cervello che non farà altro che crescere e che dovrò curarlo con una sostanza pericolosa. Non posso uscire di casa senza passare tre giorni a letto e, un po' perché mi sento sempre male, un po' perché ho perso la fiducia nel futuro, non riesco a portare avanti nessun progetto. Come diceva Silente (sì, sono orgogliosamente Harry Potter addicted):
la felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce.
Peccato che io non riesca a trovare l'interruttore da nessuna parte.

mercoledì 11 gennaio 2012

Завтра - другой день

Come vedete, sono fedele ai miei buoni propositi. Certo, ho usato il traduttore di google, ma solo per pigrizia. Non avendo la tastiera in cirillico ci avrei messo una vita a trovare le lettere giuste premendo tasti a caso.
Domani è un altro giorno, dunque. Io, per scaramanzia, avrei usato новый, nuovo, perché rende meglio l'idea.
Da quando è iniziato il 2012 non faccio che ripetermelo. Domani andrà meglio, domani sarà passata, cazzo, non posso essere tanto sfigata per tutto l'anno. Sono passati appena 11 giorni e quest'anno già mi sta sulle palle.
Iniziando dal fatto che ho passato il capodanno a letto con l'influenza, poi mi si è rotto il lettore mp3, poi ho distrutto le cuffie nuove pensando che fossero loro il problema, poi ho speso 30 euro per comprare un altro lettore (sono tirchia e me ne vanto!) per scoprire un'ora dopo che il mio fidanzato mi aveva riparato il vecchio, poi mi sono concessa UN giorno di vacanza e ha diluviato ininterrottamente dalle 5 del pomeriggio fino a che non abbiamo rinunciato e siamo tornati in albergo, zuppi fino alle mutande e alla temperatura di 1°. Niente contro il freddo, per carità. Voglio andarmene a vivere in Svezia, un grado è estate. Peccato che l'acqua mi si sia ghiacciata addosso e mi abbia regalato un raffreddore coi controfiocchi. Sì, il secondo dall'inizio dell'anno. Sì, il secondo in 11 giorni. Non sembra anche a voi un record?
Stamattina mando un sms a SuperZia: "cara zietta, scusa se non ti ho più chiamata, ma ho l'influenza e non ho più voce. Ci sentiamo appena sto meglio". Ora, in tutta onestà, è un messaggio così difficile da comprendere? Per mia zia sì, visto che mi ha telefonata 3 secondi dopo. Mal di gola, capisci? Do-lo-re. No, non capisce e inizia non solo a parlare, ma anche a pretendere risposte. E non l'ha fermata nemmeno il fatto che mugugnassi frasi sconnesse. Infine, dopo 37 minuti di questa tortura, è stata costretta ad attaccare, con la promessa che ci risentiremo entro le 16.
Ok.
Va bene.
Domani è un altro giorno.

martedì 3 gennaio 2012

I soliti noti

E così, è arrivato il 2012. Io non volevo, ma i buoni propositi mi hanno assalita. Giuro, mi hanno colpita alle spalle e ferita mortalmente, fino ad impossessarsi del mio corpo, per costringermi a scrivere questo post.
Eccovi dunque il mio elenco. Il solito, ovviamente, perchè tanto so già che quest'anno non farò nulla di tutto ciò. Più che buoni propositi, è la lista dei sogni irrealizzabili; mi ricorda quando, da bambina, venivo sottoposta a stressanti interrogatori da parte dei parenti sui miei progetti futuri. E non è che da allora la lista sia cambiata di molto, eh!
1) Il solito "studiare di più". Questo è uguale dalla prima elementare, con una pausa di un paio d'anni al liceo, durante i quali è diventato "non fare niente che non sia espressamente richiesto, e anche in quel caso farlo solo sotto minaccia di morte"; ma quest'anno mi ci metto d'impegno!
2) Iniziare ad imparare qualche parolina di svedese. Lo stretto indispensabile per sopravvivere ad un viaggio di una decina di giorni. Il che mi porta direttamente al punto 3.
3) Visitare la Svezia. In inverno.
4) Finire quel miliardo di progetti che ho iniziato. Al momento la lista comprende: un cuscino ricamato all'uncinetto, una coperta di lana, tre sciarpe, un paio di calzettoni, un cappello, un guanto (l'altro l'ho fatto), una borsetta di carta (prima o poi citerò Barbara e paint your life per procurata infermità mentale), una decina di collane, un vassoio e una scatola decoupati (esiste?), una candela intagliata, tre pupazzetti di pannolenci, uno scaldacollo.
5) Scrivere di più. Nella mia mente ci sono già 8 fan fiction, 2 racconti brevi e uno abbastanza lungo da poter essere spedito a qualche casa editrice. L'unico problema è tirarli fuori dal groviglio di ragnatele che ho al posto del cervello.
6) Riparare quelle dannatissime cuffiette di merda che si sono rotte proprio la notte di capodanno! Non esiste che io spenda 15 euro per 20 giorni di funzionamento!
7) Dire meno parolacce.
8) Liberarmi delle cose vecchie, in ogni senso.
9) Aggiornare la lista dei blog amici.
10) Ricominciare a studiare russo. Io adoro il russo! E siccome chi ben comincia è a metà dell'opera, ecco a voi una canzoncina carina per augurarvi buon anno. Siccome sono buona vi lascio anche il testo. Posso solo dirvi che voi, cari i mei Indiana Svensson (cit. Fiammetta), dovreste imparare da questi ragazzi a godervi l'inverno svedese, che in quanto a freddo e neve non può essere certo peggiore di quello russo. No, scherzo. Dai miei 20° napoletani, vi compatisco tutti. :D



Oх, зима, хороша,
И поет душа.
И метель метет,
За собой зовёт.
А зовёт туда,
Где родные поля.
Где родные края,
И земля моя.

Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.

А когда загрустим,
То без дела не сидим.
Мы спешим на улицу,
Чтоб скорей зажмуриться.
От снега искристого,
Белого, пушистого.
От солнца лучистого,
Зимнего, чистого.

Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.

Ну, а вот Новый год,
Он уже к нам идет.
Он спешит к нам, друзья,
Жить нам без него нельзя.
Это шутки и смех,
Это радость для всех.
Так давай не скучай,
Вместе с нами запевай!

Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.

Снег и вьюги,
Ледяные гонки.
Лыжи и санки,
Шапки-ушанки.
Снежные бабы,
Ямы да ухабы.
Русские зимы,
До чего ж красивы.

domenica 27 novembre 2011

WTF?

Oggi ho avuto una conversazione kafkiana con SuperZia. Roba che ancora sto a chiedermi che diamine volesse dire. Prima di rendervi partecipi di cotali perversioni, devo spiegarvi come funzionano le telefonate della zia.
Prima di litigare furiosamente con mia madre e distruggere quel poco di tranquillità che c'era in famiglia, SuperZia telefonava ogni sera e ogni sera faceva a tutti noi sempre le stesse domande. A ripetizione. Roba del tipo "ciao nipote! Come stai? Come sta Frato? Come sta tua madre? Come sta tuo padre? Passamelo, va. Ciao fratello! Come stai? Come sta tua figlia? Come sta tuo figlio? Come sta tua moglie? Passamela, va. Ciao cognata! Come stai? Come sta tuo marito? Come sta tua figlia? Come sta tuo figlio? Passamelo, va" e via così per un'ora a sera, tutte le sere. Poi mia madre è riuscita a scaricarla e almeno lei si è salvata. In parte è stato un bene, perchè così dobbiamo sopportare SuperZia una volta a settimana. D'altra parte, però, siamo costretti a recuperare le ore di telefonate perse in un colpo solo, con conseguente suicidio di svariati neuroni a botta.
La cosa peggiore è che SuperZia sta regredendo con la vecchiaia. Se prima era semplicemente irritante, adesso sembra che sia tornata ai tre anni, alla fase dei perchè. Solo che, avendone 60 in più, la domanda si è arricchita di altre due parole ed è diventata "perchè non fai...?".
E così, ogni settimana, devo sopportare un paio d'ore di "perchè non fai giurisprudenza? Perchè non fai un concorso pubblico? Perchè non fai quella cura cancerogena? Perchè non fai medicina? Perchè non fai un corso di cucina? Perchè non fai una bella preghiera?"...
Solitamente cerca di (nell'ordine preciso):
- convincermi a cambiare facoltà
- convincermi a lasciare l'università
- convincermi a rimanere in Italia
- convincermi ad emigrare
- convincermi che il mio fidanzato morirà giovane (e nel remoto caso dovesse sopravvivere, le carte per il divorzio sono già pronte)
- convincermi che il mio fidanzato è l'uomo della mia vita
- convincermi che il mio fidanzato è troppo per me, ed io sono una merdina che non si merita un uomo del genere
- ri-convincermi a rimanere in Italia
- ri-convincermi a lasciare l'università
- convincermi a pregare, credere in dio e in un miliardo di santi diversi.
Di solito il mio cervello ha un'unica possibilità di sopravvivenza: lo stand by. Solo se non ascolto e/o non capisco ciò che mi dice riesco a rimanere una personcina civile e a non trasformarmi in un mostro sbranazie. Purtroppo non posso scollegare i neuroni anche quando siamo insieme. Proprio pochi giorni fa, durante un funerale (!!!) mi aveva costretta a dire sempre di sì ad una serie di cazzate immani, del tipo "ti passerà il tumore al cervello e guarirai completamente perchè sto pregando san tizio, e san tizio, in vita, era un medico. Lui saprà cosa fare!". Ma anche "io non capisco com'è che vivi ancora a casa dei tuoi. Eppure la badante di tua nonna, leggendoti la mano, ti aveva predetto tantissima ricchezza".
Oggi, però, davvero  non l'ho capita. Lo ammetto, non prestavo la dovuta attenzione, però...
"Hai sentito di quella ragazza uccisa in America?"
"No" (le risposte che do a mia zia di solito sono monosillabi. Tanto lei nemmeno le ascolta)
"Povera ragazza, era una studentessa. Eh, però viveva in un brutto quartiere. Aveva quasi 30 anni e studiava ancora. Eh, però non era ancora laureata. Si era sistemata lì. Eh, però conviveva. Aveva trovato pure il fidanzato. Eh, però è stata vista con un altro uomo".
Dunque, dall'attenta analisi del discorso, unita alla profonda conoscenza delle perversioni mentali di mia zia, riesco solo a capire che: la ragazza era una poco di buono, perchè conviveva col fidanzato. Sicuramente era una sprovveduta, perchè era emigrata senza avere una laurea e faceva la cameriera per mantenersi. Infine, era stata vista con un altro uomo, che doveva necessariamente essere un amante, perchè il concetto di amicizia tra uomo e donna (magari anche appartenenti ad etnie diverse) non è accettabile secondo gli standard morali della zia. Quindi diciamo pure che se l'è cercata. Vi prego, se riuscite a trovare un altro senso al suo monologo, scrivetemelo. Perchè io davvero non riesco ad immaginare una diversa interpretazione di tutti quei "eh, però".
Considerando che spero di emigrare tra un paio d'anni (prima della laurea), insieme al mio fidanzato (prima del matrimonio), e che spero di fare amicizia con altri esseri viventi lì in Svezia, non posso fare a meno di pensare che qualche idiota, nel caso venissi uccisa, potrebbe pensare che me la sono meritata.
Sono una persona tanto cattiva se stasera (solo stasera, giuro!) odio SuperZia con tutto il cuore?

giovedì 10 novembre 2011

Effetti collaterali

Questo potrebbe essere il seguito del post di ieri. Premetto che ho tanta stima e fiducia nel mio endocrinologo, che è una persona preparata, competente e molto disponibile. Ieri sono andata da lui perchè il medicinale che sto prendendo per ridurre l'adenoma all'ipofisi mi sta creando un sacco di problemi.
Siccome gli effetti collaterali di questo farmaco sono piuttosto frequenti, ma non si trovano informazioni chiare in italiano, ho pensato che sarebbe stata una buona idea lasciare su questo blog dei link, per aiutare quelle povere disgraziate come me che si affidano ad internet per capire qualcosa dei loro malanni:
Adenoma ipofisario (società italiana di endocrinologia)
Cabergolina (principio attivo)
Dostinex (scheda sul sito della FDA)
Tornando a noi. Dal momento che io ho tutti, ma proprio tutti gli effetti collaterali che questo medicinale può portare, anche quelli rarissimi, ho chiesto all'endocrinologo se sarebbe possibile sostituirlo con un'altra cosa, una roba naturale a base di erbe, indicata per la menopausa. Dal momento che io non sono un medico preferisco omettere il nome di questo preparato e ci tengo a sottolineare il fatto che, se non ti scambiano per stress due tumori, l'epilessia e il reflusso gastro-esofageo, non è affatto consigliato curarsi da soli basandosi sui risultati di ricerche su google.
La discussione con l'endocrinologo, che ha dell'assurdo, è andata più o meno così:
lui: come va? Ti vedo stanca.
io: sì, il dostinex mi fa sentire sempre abbattuta e priva di forze. Non riesco più a stare in piedi.
lui: eh, purtroppo sono cose che succedono
io: ma ho anche mal di testa, sempre. E sto diventando fotofobica.
lui: capita, col dostinex.
io: e poi ho la nausea. E le vampate, come in menopausa.
lui: prova a resistere, prima o poi il tuo corpo si abituerà.
papà: lei ha trovato un sacco di informazioni su internet, ma non so se crederci. E' vero che questo dostinex è cancerogeno?
lui: beh, sì. Sono gli effetti collaterali.


Beh, sì, in fondo il cancro è un trascurabile effetto collaterale. A questo punto curiamo il mal di schiena a martellate, il mal di testa con la musica rap, la nausea con una bella bottiglia di vodka e un tumore benigno con una sostanza cancerogena. Ha senso! Ma non è tutto.

lui: in fondo ci sono solo due medicinali per questo tipo di tumore, quindi non è che abbiamo molta scelta.
io: lo so, ma a parte questi due, esiste un preparato a base di erbe che ho già provato, in passato, e che non mi creava problemi.
lui: ah, giusto, ci sarebbe anche quello. Però dovresti prenderlo ogni giorno, sarebbe una cosa seccante.
io: ma è vero che non ha effetti collaterali?
lui: mah! Per il momento non sono stati trovati, ma comunque sarebbe una seccatura fare una cura del genere. Dovresti ricordartene ogni sera, mentre il dostinex, col tempo, potremmo ridurlo fino a mezza compressa a settimana.

Ecco, sì, tutto ciò continua ad avere senso. Perfino sul sito della Food and Drug Administration c'è scritto che è provato che un uso per un periodo superiore ai 12 anni causa sicuramente gravi problemi di salute (ed io già sto a 7!), ma perchè perdere ogni sera tutto il tempo che mi ci vuole ad ingoiare una pillola, quando posso continuare con questo veleno? No, davvero, c'è qualcosa che mi sfugge e non riesco a capire cos'è.

venerdì 4 novembre 2011

Documentarsi no, eh?

Ho appena finito di vedere la nuova trasmissione di Santoro, servizio pubblico. Non che Santoro mi stia tanto simpatico, a onor del vero, ma tra gli ospiti c'era anche De Magistris e  lui sì che mi interessava. Volevo sentire cosa aveva da dire l'uomo che in quattro mesi è riuscito a ripulire Napoli dai rifiuti senza aprire nuove discariche o approvare la costruzione di altri inutili e pericolosi inceneritori, l'uomo che ha trasformato il centro storico in una colossale zona a traffico limitato e che per primo ha deciso di rendere concrete le promesse del referendum trasformando l'ARIN in Acqua Bene Comune, "una azienda speciale a carattere totalmente pubblico".
Mah... la trasmissione mi sembrava molto retorica e poco concreta, gli interventi di De Magistris erano troppo brevi per riuscire a portare avanti un discorso e le poche volte che è stato detto qualcosa di più interessante mi è saltata la connessione. Alla fine, proprio in chiusura, una tale Costamagna (che ammetto di non conoscere affatto) ha chiesto al mio sindaco di rispondere a tre domande: se dopo essere stato eletto sindaco si fosse dimesso dall'incarico di parlamentare europeo, perché si è avvalso dell'immunità parlamentare per delle cause non meglio specificate e come mai risulti essere tra gli europarlamentari meno presenti in parlamento. La tizia cita anche la fonte di queste notizie, votewatch. Ciò che la tizia non dice, però, è che la sua fonte è wikipedia, perché se si fosse presa la briga di informarsi un tantinello di più (e magari di dare uno sguardo al sito che continua a citare manco fosse la bibbia) saprebbe che:

- a citare Luigi De Magistris per diffamazione è stato mastella. C'è bisogno di aggiungere altro? No! Però io lo aggiungo lo stesso. Il parlamento europeo ha stabilito, con larga maggioranza, che il ricorso all'immunità è più che legittimo, in quanto "in una società democratica, è inaccettabile che attraverso un procedimento giudiziario si cerchi di impedire ai parlamentari di esprimere le proprie opinioni su questioni di legittimo interesse pubblico e di criticare i propri avversari politici";
- dopo la sua nomina a sindaco di Napoli, da settembre Luigi De Magistris è stato "sostituito dal nuovo europarlamentare Andrea Zanoni, a causa dell'incompatibilità della carica di sindaco con quella di europarlamentare";
- infine, dando una veloce sbirciatina al sito che la tizia continuava a chiamare in causa (e che dopo le sue dichiarazioni è stato preso d'assalto, tanto che ho dovuto aspettare per riuscire a collegarmici) è subito risultato evidente che De Magistris non risulta nell'elenco degli europarlamentari. Se anche lei si fosse presa la briga di controllare la fonte, avrebbe scoperto che il mio sindaco non risulta nell'elenco perché è segnalato come "inactive". Se poi si cerca proprio bene, si scopre la sua bella scheda, con tutti i dati che lo riguardano, comprese le presenze in parlamento. Wikipedia ha ragione, è stato presente 77 giorni su 113, che corrisponde ad una percentuale del 68,14%. Le statistiche degli altri europarlamentari, però, sono calcolate su 130 giorni. Io non sono molto brava in matematica, ma per logica arrivo a capire che il numero di giorni influisce sul calcolo della percentuale.
Dunque, concludendo, il mio sindaco dev'essere davvero un santo, se arrivano ad inventarsi certe accuse assurde pur di metterlo in cattiva luce. Tra l'altro lo fanno anche malissimo. Sarebbe bastato un quarto d'ora di ricerche per evitare queste stupidissime domande e risparmiare a questa tipa una magra figura. Evidentemente non sono riusciti a trovare nemmeno una multicina non pagata nel suo passato e davvero non sanno cosa inventarsi. Come potete vedere, io sono riuscita a trovare più dati di lei, e da fonti molto più autorevoli di wikipedia, anche se mi chiedo in quanti siano andati a cercare conferma su internet invece di bersi passivamente le bugie della tizia. Triste posto l'Italia, se anche le trasmissioni "alternative" ricorrono a certi mezzucci. Io, intanto, mi faccio forza al pensiero che presto me ne andrò in Svezia e di certi "giornalisti" non sentirò mai più parlare.

martedì 25 ottobre 2011

Non c'è limite allo schifo

Ci sono giorni che nascono di mer... NO! Mi ero ripromessa di non essere volgare.
Ci sono giorni che iniziano non proprio benissimo. Ecco, meglio.
Giorni che ti svegli all'alba solo per scoprire che ti hanno staccato l'acqua e, di conseguenza, non puoi fare nessuna delle mille cose che avevi in lista e che, guarda caso, necessitavano tutte dell'acqua.
Giorni che passi cercando di studiare senza riuscire a concentrarti per 5 minuti di fila, perchè la tua vicina ha deciso di trapanare.
Giorni che, se telefoni all'acquedotto, ti rispondono che stanno migliorando la rete idrica, e tu vorresti tanto rispondergli che sono due anni che "migliorano", e intanto inizia un nuovo inverno senza acqua calda.
Giorni che, per puro masochismo, rileggi le vecchie mail e trovi un veloce scambio di battute con una tipa isterica, che è capace di farti saltare i nervi anche dopo anni.
Giorni, insomma, che ti fanno girare le pale come elicotteri (e apprezzate lo sforzo sovrumano nel mettere una sola "l").
E poi, quando pensi di aver toccato il picco massimo d'incazzatura, arriva qualcuno su internet a peggiorare la situazione. In particolare, oggi è stato il turno di un simpatico anonimo che ha paragonato i gay alla spazzatura.
Lo so, lo so, non dovrei meravigliarmi. In fondo vivo in un paese che mi ha dato più di una volta prova di enorme inciviltà, un paese di cui ormai tutto il mondo ride, un paese schifosamente sessista, un paese in cui gli immigrati vengono buttati giù dalle balconate. Eppure mi illudo sempre che si tratti di rari, isolati casi, a cui viene fatta troppa pubblicità. Un po' come succede qui a Napoli, dove per una decina di delinquenti siamo considerati tutti camorristi. Voglio sperare che per ogni sindaco di Roma che allontana i bambini rom dalle scuole, ci siamo 100 maestre come quelle napoletane, che vanno a riprenderli dalle strade, ma che il primo faccia più notizia delle altre.
E poi leggo certe frasi, e davvero la speranza prende un volo di sola andata per la Svezia.
Che ci siano stron... ops! decerebrati capaci di pensare certe assurdità lo sapevo già, ma fa sempre male ricordarlo. Sembra che queste persone non riescano a fare a meno di etichettare l'umanità e di classificarla in base a stupidi luoghi comuni, a pregiudizi, a schifosissime idee razziste. E così ecco il napoletano, l'immigrato, il negro, il frocio, il terrone, il puttaniere (che però è un grand'uomo!), e così via. Il fatto che un immigrato possa essere un medico che ha salvato decine di vite è irrilevante, perchè è e rimane un immigrato. Non può essere "altro", non gli è concesso.
Oggi ho imparato che il gay, oltre ad essere frocio, può essere anche spazzatura. Spazzatura! Ma stiamo parlando di un essere umano o cosa? Sono nauseata oltre ogni misura. Sono disgustata da questa persona, che ha lasciato un commento anonimo e non ha avuto nemmeno il coraggio di firmarsi, e disgustata dall'autore del blog che gli ha approvato il commento. Certi esseri mi portano a sperare che ci fosse qualcosa di vero sulla teoria delle diverse razze umane, perchè non riesco ad accettare l'idea di avere qualcosa in comune con loro.
SIETE VOI LA VERA SPAZZATURA!

martedì 13 settembre 2011

Virilità, questa sconosciuta!

Quest'estate le mie vacanze sono state un po' penose. Ho trascorso 15 giorni in una piccola località calabrese inquinata e squallida, cercando di sopravvivere al mal di denti, ai problemi di stomaco e ad altri doloretti vari, conscia del fatto che, se la situazione fosse diventata davvero critica, avrei fatto prima a tornare a Napoli piuttosto che ricevere cure mediche in quel buco di paese.
Puntualmente, ogni anno, il mio fidanzato, un po' per sfiga, un po' perchè circondato da bambini pestiferi, è costretto a farsi un giro in pronto soccorso. Parte la mattina alle 8 e torna a casa alle 17, se tutto funziona a dovere. E bisogna anche sottolineare che gli va di lusso, perchè avendo una malattia rara scavalca la fila dei poveri vecchietti moribondi e viene curato d'urgenza. In 15 anni, anno più anno meno, non gli è mai capitato di veder curare una persona.
Ma abbiamo il miglior sistema sanitario del mondo, noi!
Torniamo a noi. Il mio fidanzato. Vi confesso che è lui la principale causa delle mie preoccupazioni. Dopo aver trascorso 15 giorni con i nostri vicini di ombrellone mi sono venuti seri dubbi sulla sua virilità. Dubbi che erano nati già all'inizio dell'estate, durante una festa a casa di mia cognata. Festa che merita una piccola digressione: se sono invitata a cena a casa di una riccona per il suo compleanno, il minimo che mi aspetto è un servizio di catering impeccabile. Invece, su 25 invitati, ero l'unica a saper tagliare l'aglio per cucinare spaghetti aglio e olio. Ora, dico io, non è che ci voglia una laurea per capire come si cucinano gli spaghetti aglio e olio. Direi che, così, per intuito, si può indovinare che ci vogliono l'aglio, l'olio e gli spaghetti. Andatevene per un'idea, no? No. Tra tutti gli invitati -età media 30 anni, molti anche laureati- io ero l'unica a saper tagliare e friggere l'aglio. E qui dovrebbe partire un'altra luuunga digressione sul "che cazzo te ne fai di una laurea se poi non sai cucinare nemmeno lo stretto indispensabile per mantenerti in vita?"; ma oggi mi sento buona e ve la risparmio. Quella stronza gran brava ragazza di mia cognata, dopo aver torturato decine di spicchi d'aglio insieme ai suoi amici, appena sono entrata in cucina ha battuto in ritirata. Al grido "lei è bravissima a cucinare, lasciamole campo libero e non disturbiamo la sua arte" tutti i suoi amici sono tornati comodamente a sedersi mentre io ho dovuto cucinare per 25 persone. E così mi sono ritrovata a friggere, in piena estate, in una stanza di 2 metri per 2, su un tacco a spillo di 10 cm, senza aria condizionata, ad una temperatura che sfiorava i 50°. Non era proprio una situazione da festa. Fortunatamente è intervenuta la madre di mia cognata, la quale, per sicurezza, ha aggiunto un altro paio di litri d'olio e mi ha sostituita ai fornelli. A quel punto io, con i piedi doloranti, sono crollata su una sedia, ripromettendomi di non alzarmi più fino alla fine della serata (e così è stato). Improvvisamente, sento mia cognata chiamare il mio ragazzo. La madre, dal canto suo, continua a ripeterle "ma cosa vuoi che ne sappia lui? Chiedi alla fidanzata!". Io, sempre intenzionata a rimanere inchiodata alla sedia, punto i tacchi a spillo sul pavimento. Mia cognata continua a chiamare il mio fidanzato, sua madre continua a ripeterle che deve chiedere a me. Dopo lunghissimi minuti di attesa, durante i quali io continuavo a chiedermi cosa avessi fatto di male per dover coinvolgere addirittura il mio fidanzato -e, vi assicuro, mi è passato per la mente davvero di tutto, perfino il dubbio di aver sbagliato a friggere l'aglio- riesco a scoprire l'arcano mistero: mia cognata, dovendo cucinare la schifosissima pasta per celiaci per il mio fidanzato in una pentola a parte, voleva sapere da lui quanta calarne. Ma, insomma, cosa volete che ne sappia un uomo di quanta pasta deve mangiare? Come avrebbe potuto, il mio fidanzato, capire quanti spaghetti entrano in un piatto? Ovviamente questa è roba da donne! Eppure lui ha risposto. Ha saputo dire di voler mangiare precisamente 70 gr di pasta. Assurdo, no?
Ho cercato per tutta l'estate di farmene una ragione; mi dicevo che forse l'aveva sentito dire in giro, che magari aveva sbirciato mentre la mammina cucinava, ma in cuor mio sapevo che la verità era un'altra: il mio fidanzato SA quanta pasta vuole mangiare.
Il colpo di grazia me l'hanno dato i miei vicini di ombrellone. Per 15 giorni ho dovuto subire una tipica famiglia cafona napoletana: madre, padre, tre figli, la compagna del figlio, ragazza madre con bimba di due anni al seguito, la zia della ragazza madre, moglie di un ergastolano, il compagno della zia della ragazza madre e la madre del compagno della zia della ragazza madre. Bella gente. Di quella che se l'incontri per strada ti nascondi nel primo negozio disponibile per sopravvivere. La ragazza, in particolare, dovrebbe ringraziare quanti santi ci sono in paradiso se non l'ho denunciata ai servizi sociali, dal momento che nutriva la bambina a suon di merendine per non darle da mangiare durante i pasti, e la picchiava se osava fare la cacca.
Un giorno, lamentandosi perchè l'amorevole madre non badava alla bambina, il capofamiglia ci ha raccontato un episodio raccapricciante: la piccola aveva fatto cadere qualcosa per terra e lui aveva dovuto pulire. Il tutto era aggravato dal fatto che c'erano altri due uomini nella stanza e, cito testualmente, "dovessero credere di essere più uomini di me?". Sì, insomma, il fatto era grave! L'avevano visto con scopa e paletta in mano!
A questo punto devo confessarvelo, sebbene la vergogna sia tanta: il mio fidanzato pulisce, se sporca. Pulisce anche se non è lui, ma il suo fratellino, a sporcare. Toglie la polvere. Rifà il letto. Lui... lui... questa non riesco nemmeno a scriverla! Lui lava i piatti!
E se Salemme, in amore a prima vista, ha provato ad insegnarci che lavare i piatti è roba da femmine (purtroppo non sono riuscita a trovare il video su youtube), Caparezza mi ridà un pochino di speranza.



martedì 2 agosto 2011

Vendersi la salute mentale a meno di 50 euro al mese.

Se Omero vivesse ai giorni nostri, l'Odissea sarebbe tutta telefonica. E nemmeno Ulisse in persona riuscirebbe a spuntarla contro i call center.
L'inferno me l'immagino così: eterne attese al telefono, consapevoli di star buttando i vostri soldi, ascoltando musichette sconnesse ad un volume improponibile.
Ore 12.20. Il mio fidanzato decide di farsi una doccia. Io, per occupare il tempo, ho la geniale idea di telefonare al servizio clienti infostrada per risolvere il problema di connessione che mi fa saltare i nervi ormai da mesi. Già la mia linea internet faceva più schifo che pena mesi fa, ma da poche settimane al danno si aggiunge la beffa: una di quelle merdine di operatori, di cui tanto desidero la morte quando mi mettono in attesa, ci ha proposto il passaggio alla "20 mega", una roba che avrebbe dovuto portare la velocità della mia connessione da modem 56k a ben (udite, udite!) un intero mega di velocità.
Cioè, il paradiso.
Il tutto alla modica cifra di 5 euro al mese. Il che, pensavamo noi, è un furto. Perchè era chiaro ed evidente che la connessione aveva dei problemi per spingerci ad accettare questa strabiliante, mirabolante, miracolosa offerta che avrebbe risolto tutti gli intoppi nella vecchia connessione. E tutto ciò, lo ripeto, a soli 5 euro al mese!
Vabbè, decidiamo di accettare il ricatto e paghiamo questi soldini per riscattare una connessione decente. Invece... la connessione continua a cadere, io non riesco nemmeno a controllare la posta e per inserire un messaggio in questo blog ci metto mezz'ora a scriverlo e un'ora per inviarlo. Non parliamo poi dei commenti. Per quelli ci si mette pure internet explorer che mi blocca l'account google e devo fare tutto in anonimo.
Ma torniamo a noi.
Ore 12.20, dicevamo.
Prima telefonata.
VENTI MINUTI DI ATTESA.
Parlo con l'operatore, il quale, in effetti, riconosce che c'è un problema.
MA.
Ma non si può risolvere il problema occupando la linea telefonica fissa. Devo quindi richiamare da un cellulare. L'infostrada, però, pensa ai suoi clienti con amore e dedizione, quindi per chi ha già subito venti minuti di musichetta c'è una linea riservata. Registrano il mio numero di cellulare per darmi la priorità alla telefonata successiva. Ohibò! Ma tu guarda che cari ragazzi! Quindi attacco, stacco tutti i telefoni dalle prese e richiamo col cellulare. C'è da dire che, mentre dal telefono fisso la chiamata è gratuita, dal cellulare pago. E tanto anche.
Ore 13.00.
Seconda telefonata.
La vocina registrata mi dice che, grazie alla mia precedente prenotazione, verrò messa subito in contatto con un tecnico per l'adsl.
VENTIDUE MINUTI DI ATTESA.
A PAGAMENTO.
E, alla fine, hanno interrotto la chiamata senza nemmeno rispondermi.
Intanto il mio fidanzato aveva finito la doccia, lavato i piatti e preparato il pranzo.
Ore 13.30.
Terza telefonata.
Riprovo dal fisso.
Dopo altri DIECI MINUTI di attesa, mi risponde uno che, evidentemente, pensava di parlare con una cretina.
- Salve, io ho già telefonato prima. Ho fatto in tutto 52  minuti di attesa e la prenotazione non è servita a niente, visto che il tecnico non ha nemmeno risposto. Mi dice cosa dovrei fare?
- Signora, la linea funziona.
- E invece no. Mi dica, dopo 52 minuti di attesa, potrei parlare con qualcuno in grado di risolvermi il problema?
- Signora, il servizio prenotazioni funziona. Ci dev'essere stato un errore tecnico. Comunque la linea funziona bene. Sarà il modem ad avere qualche problema.
- Le garantisco che non è così. Io non ci capisco niente, ma ho un fidanzato piuttosto preparato in materia e tutto, dal modem al pc, funziona alla perfezione. La colpa di questi problemi è vostra.
- Signora, ma la linea funziona. E anche il servizio prenotazioni. Facciamo così, registri il suo numero e riprovi a chiamare col cellulare.
- Ho già fatto 22 minuti di telefonata A PAGAMENTO col cellulare, adesso LEI mi risolve il problema.
...
Voce registrata.
La preghiamo di inserire il numero dal quale intende richiamarci per ottenere un accesso privilegiato al nostro servizio clienti. Ciò le permetterà di evitare inutili attese.
Digito il numero.
Il suo numero NON è stato registrato. Arrivederci.
Insomma, nemmeno a dire "provi a digitare nuovamente il numero che qui siamo così coglioni che manco questo ci funziona". NO! Il mio numero NON è stato registrato, quindi possono far cadere la linea perchè, tanto, se non sono capaci di prenotarmi una chiamata, figuriamoci di risolvermi un problema di adsl! Ma io il numero l'avevo registrato già prima, quindi riprovo un'altra volta col cellulare.
Ore 13.45.
Quarta telefonata.
Una vocina simpatica mi ricorda di nuovo che, grazie alla mia prenotazione, ho diritto a saltare la fila e parlare direttamente con l'operatore.
DODICI MINUTI DI ATTESA.
Il pranzo è pronto e il mio ragazzo vaga per la casa come un'anima in pena alla ricerca di qualcosa da fare.
Appena, miracolosamente, la musichetta smette di sfondarmi il timpano, gli passo il cellulare pensando che stesse per rispondere l'operatore. Questo nell'evenienza che risponda un altro operatore coglione che insiste nel sostenere che la mia linea va benissimo; io non sapevo cosa rispondergli, ma lui sicuramente sarebbe riuscito a spiegargli tutte le schifezze tecniche del caso.
MA.
Il cellulare rimane in silenzio per altri cinque minuti, poi cade la linea.
Quindi, per il momento, sto a:
QUATTRO TELEFONATE
SESSANTAQUATTRO MINUTI DI ATTESA
NOVANTADUE EURO A BOLLETTA
il tutto senza risolvere minumamente alcun problema e senza avere NIENTE di ciò che è previsto dal mio contratto.
E ora, ditemi, anche in Svezia funziona così?

domenica 24 luglio 2011

Perchè io valgo!

Bloccata da uno schifosissimo esame universitario, in questi giorni mi sono passati per la mente centinaia di post che non ho avuto il tempo di scrivere. Ovviamente, ora che il tempo abbonda la mia mente li ha cancellati tutti.
Intanto, per sfogare il mio bisogno di scrivere, ho invaso il blog di Fiammetta con un numero di commenti tale da meritare la denuncia per stalking. Non posso farci niente, è più forte di me! Lei domanda (e solleva questioni davvero interessantissime) ed io mi sento in dovere di risponderle. Proprio nei commenti ad un suo messaggio è emersa una fondamentale differenza tra il modo di vivere italiano e quello svedese. Non ricordo come è saltato fuori, ma tante persone emigrate in Svezia si lamentano del concetto di "uguaglianza" applicato alla cultura. Insomma, non si può essere "uguali" su certe cose. C'è chi apprende prima, chi ci mette più tempo, chi è più portato per le materie scientifiche e chi, come me, impara le lingue al ritmo di una ogni due anni, ma va in tilt davanti alla tabellina del tre. Il sistema svedese, da quel che ho capito, punta a far arrivare la classe ad un certo traguardo; se qualcuno è più lento, saranno quelli bravi a doversi adeguare. La cosa, sempre da quel che raccontano le persone sui blog, sembra estendersi anche al mondo universitario: più di una volta mi è capitato di leggere i messaggi di una ragazza (che, credo, sia sempre la stessa) criticata dai professori universitari perchè ha acquisito più crediti di quanti richiesti dal programma di studio.
Io, ovviamente, posso basarmi solo su quello che leggo in giro, non avendo alcuna esperienza diretta del modo di vivere svedese. Però il tono di certi messaggi mi fa riflettere anche sul mio modo di vivere. Prima di esporvi il mio punto di vista, premetto che sono stata una bambina prodigio. Questo per bloccare sul nascere i commenti di certi troll, che potrebbero accusarmi di essere invidiosa di quelli bravi, un po' come capita alle blogger che denunciano modelle che incitano all'anoressia e vengono etichettate come racchie invidiose.
Io ero bravissima. Quando ho iniziato le elementari, con un anno di anticipo (all'epoca si chiamava primina, ora non so), già sapevo leggere, scrivere e far di conto. All'asilo, le suore si disperavano perchè io rifiutavo caparbiamente ogni tipo di gioco, troppo impegnata a leggere tutti i libri a mia disposizione. Tra un libro e l'altro, miglioravo la grafia, perchè le a e le o non perfettamente rotonde mi facevano saltare i nervi. A cinque anni ho fatto amicizia con le principali leggi della fisica, a dieci ho iniziato a studiare chimica, a tredici parlavo correntemente inglese, a quindici ho deciso di aggiungere il francese, a diciotto, per complicarmi la vita, ho scelto il russo - e già mi immagino la faccia di qualcuno che urlerà KOMUNISTA (con la k perchè loro non si sono presi il disturbo di imparare nemmeno la lingua madre). Quindi posso garantirvi che non parlo spinta dall'invidia. 
Passare gli anni dell'asilo immersa in qualche libro non ha certo favorito la mia vita sociale. Non ho ricordi di giochi, nè di amici, nè di giochi fatti con gli amici. Ero sola, sempre e comunque. Se qualche bambino mi invitava a casa sua andavo in tilt. Sapevo come studiare, sapevo come compiacere gli adulti, ma non avevo alcuna idea su come comportarmi in presenza di miei coetanei. E certe cose non possono essere insegnate dalle maestre, nè si possono trovare sui libri. Soprattutto, se non si impara da bambini, non si impara più.
Ricordo bene che odiavo Pippi Calzelunghe: lei doveva studiare, doveva fare la brava, doveva comportarsi come una bambina civile. Che razza di mostro era quella bimba che faceva ciò che voleva, che non imparava, che addirittura rispondeva male alla maestra! Io, invece, ero la gioia di tutta la famiglia: ero educata, brava, sempre pronta ad esibirmi davanti ad amici, parenti e vicini di casa.
Forse mi illudo, ma penso che, se fossi nata il Svezia, la maestra mi avrebbe strappato i libri dalle mani e mi avrebbe costretta a giocare come tutti gli altri bambini. Lì è una colpa ciò che qui è un pregio: imparare più degli altri. Capisco che un genitore si senta orgoglioso dei progressi del figlio, ma forse bisognerebbe chiedersi qual è il prezzo di certi "vantaggi". Molte persone si preoccupano perchè, un giorno, il loro intelligentissimo bambino potrebbe venir bloccato da un mezzo idiota che proprio non riesce ad imparare. E allora? Siete davvero certi che memorizzare le tabelline renda vostro figlio più felice degli altri? Questo è un discorso che può essere applicato anche all'università. Imparare di più vi rende felici? Dare un numero maggiore di esami rispetto alla media, seguire più corsi, approfondire le materie studiate rende felici? Forse dà l'illusione di essere migliore degli altri, ma è davvero questo che importa, nella vita? Sentirsi -non essere- migliori degli altri vuol dire vivere sempre in competizione con qualcuno, dover dimostrare continuamente la propria superiorità, prendere ogni impegno quotidiano come una sfida, essere sempre sotto stress, sempre alla prova, sempre tesi come corde di violino. E mai, mai soddisfatti di sè.
Da quando ho ricominciato a studiare, colleziono voti dal 27 in su (tra l'altro, quel 27 in chimica proprio non se ne scende. Bastarda di un'assistente!). Eppure ho accettato un 18 in biologia cellulare. L'ho accettato perchè l'abbiamo superato in 8 su 110: tre 18, tre 19 un 20 e un 21. Rispetto agli altri, sono andata bene. Rispetto alle 102 persone bocciate, il mio 18 era migliore, quindi era accettabile; ma un 18 rimane sempre un 18, e comunque influisce negativamente sulla media. Sul mio libretto non ci sarà scritto "18, ma migliore degli altri", però mi basta sapere di aver raggiunto un risultato superiore alla media. Che senso ha tutto ciò? Quale perverso meccanismo mentale mi spinge a sentirmi bene se gli altri vengono bocciati, mentre mi porta a vergognarmi di me se i miei colleghi ottengono un risultato migliore?
Aspettare che tutti i bambini raggiungano lo stesso livello forse non permetterà a qualcuno di loro di diventare un futuro premio nobel (cazzata colossale, ma prendiamo per buone le paure di certi genitori), ma aiuterà tutti loro a sentirsi uguali e a considerare i propri limiti come normali e non come disabilità mentali. Dire ad un bambino "non capisci? Va bene, non fa nulla, riproviamoci insieme" equivale a dirgli "tu non sei diverso, non sei inferiore, hai solo bisogno di riflettere di più su questo argomento"; allo stesso tempo, però, si invia un chiaro messaggio anche ai bambini che fanno della loro bravura un'arma per affrontare il mondo: tu non sei umanamente migliore degli altri. Impari più in fretta, sei più veloce nel fare i conti, leggi meglio, ma questo non ti rende speciale. Ci saranno cose che non capirai, materie in cui andrai male, e allora sarai tu ad aver bisogno di aiuto. E l'aiuto ti verrà dato, i tuoi compagni rispetteranno i tuoi tempi ed i tuoi limiti, perchè tu sei uguale a loro e, come loro, hai diritto ad avere dei dubbi, hai il diritto di sbagliare, e non per questo devi sentirti inferiore a qualcuno.
Un bambino, durante i 5 anni delle elementari, deve imparare a leggere, a scrivere, a svolgere le quattro operazioni fondamentali e ad avere un vago concetto di cosa siano la storia e la geografia; tutte cose per le quali basta pochissimo tempo. Tutto il resto della sua vita scolastica deve essere incentrato sui rapporti con i compagni e sulla crescita della sua personalità. Il ruolo della scuola deve essere questo. Non importa quante nozioni riescano a memorizzare i bambini, se poi non riescono a giocare serenamente tra di loro.
Infine, una piccola considerazione rivolta a certe mamme che temono che la genialità del loro piccolo bimbo prefetto possa essere gravemente ed irreversibilmente danneggiata dalla presenza, nella stessa aula, di alcuni idioti senza speranza. Sappiate, care signore, che Einstain ha iniziato a parlare a tre anni e, da piccolo, era proprio uno di quegli stessi idioti senza speranza.

domenica 3 luglio 2011

La crisi dei rifiuti #1 - vivere la crisi in prima persona

Mi appresto a scrivere questo post con la capacità argomentativa propria di chi ha potuto riposare le necessarie otto ore a notte per almeno una settimana. In breve: i miei vicini sono in vacanza. Il che vuol dire che non c'è nessuna nonna con la tosse cronica a tenermi sveglia fino alle 4 e nessuna bambina pestifera che inizia ad urlare alle 5. Ed io, finalmente, dormo!
Così, col cervello funzionante più di quanto non abbia fatto negli ultimi 12 mesi, ho deciso di affrontare l'argomento controverso per eccellenza, la questione rifiuti, spalmandolo addirittura in tre o quattro lunghissimi post.
So che bisogna sempre documentarsi prima di scrivere qualcosa, se non altro per non esporsi volontariamente agli insulti di certi troll, senza avere la capacità di rispondere. Esistono, però, cose che si sanno, semplicemente; dati di fatto che nessun cittadino comune ha la possibilità di controllare e che, nonostante tutto, sono così evidenti da essere innegabili. Li si assorbe vivendo, senza bisogno di prove o documentazioni. Io spero di riuscire a mantenermi nell'ambito del dimostrabile, ma non escludo che possano scapparmi affermazioni non documentabili, che do per scontate e che per altri potrebbero sembrare assurde. Ad esempio: cosa mi porta a dirvi che la gelateria sotto casa mia è gestita da camorristi? Ho forse la possibilità di dimostrarvelo? Vanno in giro con la scritta "camorra" stampata sulla fronte? Eppure, il solo fatto che siano riusciti ad aprire una pizzeria, una salumeria, una gelateria, una tabaccheria, un negozio di giocattoli ed una cioccolateria partendo dal nulla è sospetto. Che di tutti questi negozi solo due siano realmente attivi, ma tutti gli altri rimangano aperti a dispetto di ogni legge di mercato, non fa che confermare le mie ipotesi. Eppure, fino alla condanna di un tribunale, quelli sono onesti cittadini, esattamente come me, e le mie sono solo illazioni. Seguendo questo ragionamento, a Napoli la camorra non esiste.
I rifiuti, dunque. La prima domanda che tutti (o almeno tutti quelli che non vivono a Napoli) si pongono è, ovvia e banale, perchè i cittadini non fanno niente per cambiare la situazione? Allora, proviamo ad arrivarci insieme. Immaginate di uscire di casa per buttare la spazzatura. Il bidone è pieno, ma voi lanciate il sacchetto sul cumulo, perchè avete la certezza che verrà svuotato a breve. Il giorno dopo, però, il bidone è ancora pieno e la vaga conoscenza che avete delle leggi della fisica vi suggerisce che non sia una buona idea provare nuovamente l'atletico lancio sul cumulo. A questo punto, ci troviamo davanti al primo bivio: cosa fate? Riportate il sacchetto in casa, ripromettendovi di buttarlo quando il bidone sarà vuoto, oppure lo lasciate per terra, accanto al bidone, perchè in fondo sempre di spazzatura si tratta? Nell'ultimo caso, avete risolto il vostro problema serale e ve ne tornate a casa soddisfatti di aver compiuto il vostro dovere di bravi cittadini; nel primo caso, rimandate tutto di un giorno. Comunque, sia che i sacchetti si accumulino sul pavimento di casa vostra, sia che si accumulino sul marciapiede, il problema continua a ripresentarsi giorno dopo giorno, finchè non vi stancate di accumulare e decidete di spostarvi in un'altra zona della città. Perchè, diamine, ci sarà pure un bidone vuoto in tutta la città! Invece girate per ore col vostro sacchetto in macchina -ormai avete fatto amicizia, lo chiamate Gennaro e quasi vi dispiace buttarlo- fino a rassegnarvi all'idea che, no, in tutta la città non c'è un solo bidone vuoto. O mezzo vuoto. O pieno fino all'orlo. Ovunque guardiate, le strade sono piene di cassonetti straripanti. Il che vi impedisce, sempre per le su citate leggi della fisica, perfino il lancio sul cumulo. Anzi, iniziate a notare che sempre più persone considerano valida l'opzione "lascia il sacchetto per terra accanto al bidone, perchè tanto il netturbino non è scemo e capisce che quella è spazzatura, anche se non sta dentro al cassonetto"; in un paio di giorni vi sorprendete a trovarla altrettanto valida, dal momento che Gennaro sta figliando allegramente sul pavimento del vostro balcone. Balcone, sì, perchè nel frattempo quel sacchetto ha sviluppato una buona dose di vita all'interno, ed è tutta vita puzzolente in crescita esponenziale. E siccome le strade sono già piene e una decina dei figli di Gennaro non faranno certo la differenza, ecco che tutta l'allegra famigliola finisce per strada. Letteralmente, dal momento che non è possibile distunguere la montagna di spazzatura che sovrasta un bidone dalla montagna di spazzatura senza il bidone sotto. Le forme di vita all'interno del sacchetto portano alla nascita di altre forme di vita, all'esterno, molto meno microscopiche e molto più pericolose, e vi ritrovate a camminare su un tappeto di scarafaggi, coi topi che vi sfrecciano fra le gambe.
A questo punto, cosa fareste? Ci sono un sacco di stronzi che riempiono i loro blog con discorsi sulla "responsabilità del cittadino", un sacco di politici che urlano con la loro mezza bocca che i napoletani se la sono cercata, che vogliono vivere così, che sono sporchi e hanno l'abitudine di buttare la spazzatura in giro, attribuendo al comportamento individuale la colpa della crisi. Ma siamo seri! Chi mai vorrebbe vivere in una situazione del genere? Chi vorrebbe ritrovarsi a camminare in una discarica a cielo aperto? Solo un leghista uno stronzo senza cervello, una bestia disumana, una merda deambulante potrebbe pensare che ai cittadini vada bene vivere in un simile degrado.
Reagire, dunque. Sì, ma come? Non si può evitare di produrre spazzatura. Si potrebbe differenziare, è vero. Ma durante la "crisi", quando perfino le buche per strada diventano un luogo di deposito, non si distingue più tra un cassonetto e una campana per il vetro, e così anche i bidoni della differenziata sono sepolti dalla spazzatura. Non solo: siccome i cittadini riempiono le campane per plastica, carta e vetro con la spazzatura comune, nella speranza che almeno quelle vengano svuotate, le ditte incaricate della differenziata non possono più fare il loro lavoro e diventa, di fatto, impossibile differenziare.
Scartando dunque questa ipotesi, cosa si può fare? Portare i rifiuti in un altro paese? In fondo, Napoli è circondata da altri paesini. Non si dovrebbe nemmeno andare lontano. Ma anche questo è impossibile. Tutti i paesi della zona, fino a Caserta, sono altrettanto pieni di spazzatura. E così vi trovate con le spalle al muro, senza nessuna soluzione possibile: la monnezza non si può portare in nessun centro per lo smaltimento, non si può differenziare, non si può tenere in casa, ma non si può nemmeno sopportare per strada! E quindi, cosa fare?
Si può protestare, è vero, oppure rimanere in silenzio aspettando che passi, sopportando, giorno dopo giorno, la puzza, gli scarafaggi, i topi, le possibili infezioni. I negozi sono costretti a chiudere, i bambini non possono arrivare a scuola, strade a quattro corsie sono ridotte a sensi alternati, e tutti sono maledettamente impotenti. Riuscite anche solo ad immaginare cosa vuol dire vivere una situazione del genere? Il web è pieno di gente che, dalle loro casette pulite nelle loro città pulite, si riempiono la bocca di "sì, ma io avrei fatto". Cosa? COSA? Che cazzo pensate di poter fare?
Un gruppo di madri ha provato a ribellarsi. Hanno bloccato strade, manifestato, urlato, fatto quanto più casino quattro povere disgraziate possano fare. Cosa hanno ottenuto? La camorra ha strumentalizzato le loro proteste, il paese le ha abbandonate e si sono ritrovate da sole contro l'esercito. Non hanno impedito loro di manifestare, ma hanno tolto ogni valore alle loro parole, le hanno denigrate, le hanno accusate di qualsiasi nefandezza e la loro disperazione è stata trasformata, nell'immaginario collettivo, in pazzia, in stupidità, addirittura in un tentativo di appoggiare la camorra. Che senso avrebbe, a questo punto, protestare?
Quelle mamme urlavano al mondo che le scuole dei loro bambini sono troppo vicine alla discarica, che le loro famiglie stanno morendo, che i bambini stessi rischiano la vita. Quanti di voi, non vivendo a Napoli, hanno saputo qual era il vero scopo di questa protesta? E quanti, invece, hanno sentito o letto che quelle donne protestavano contro la discarica, impedendo di fatto la soluzione al problema della monnezza? Le cose non stavano così, ma che importa? Chi si prende il disturbo di arrivare fino a Napoli per ascoltare la voce di quelle donne che vedono morire i propri figli e che diventano involontariamente strumenti di propaganda in mano alla camorra e ai politici?
A questo punto vi rifaccio la domanda: siete circondati di rifiuti; la puzza è insopportabile; non riuscite a camminare per strada, nè a piedi nè in macchina; i vostri figli non possono arrivare a scuola; si parla sempre più spesso di epidemie, in particolar modo del colera, e l'ipotesi non vi sembra tanto fantasiosa; i topi salgono fino ai primi piani dei palazzi; avete scoperto che gli scarafaggi volano; qualcuno vi brucia puntualmente la spazzatura sotto casa, costringendo voi e la vostra famiglia a respirare ogni sera più diossina di quanta dovreste respirarne in una vita intera; nessuno ascolta le vostre proteste e se manifestate danneggiate solo altri cittadini nelle vostre stesse condizioni; la tv dice al mondo che siete un branco di bestie così stupide da non riuscire a buttare la spazzatura nei cassonetti, che tutto ciò vi sta bene, anzi, vi piace, che non volete accettare nessuna soluzione e preferite tenervi i rifiuti; la camorra ha tutta la situazione in pugno e non esiste nessuna forza politica in grado di opporsi. Cosa fate?
Ecco cosa vuol dire vivere la crisi dei rifiuti. Lo scrivo ora che De Magistris ci ha portato una speranza di cambiamento, perchè non mi è mai piaciuta l'idea di lamentarmi di una situazione in stallo. Voglio poter raccontare un cambiamento, una rinascita.