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domenica 5 maggio 2013

Meglio Napoli.

Dedicato all'anonimo che ha commentato le foto del post precedente dicendomi che "è molto meglio Napoli".
Stasera, dalla finestra della mia camera, potevo godermi questo spettacolo.



Lo confesso, si vedevano anche altre case e tante persone che avrebbero respirato questo schifo, ma le ho tagliate perché non si può mai sapere, certi camorristi potrebbero prendersela a male per queste foto. Magari c'era qualcuno di loro che si stava facendo la doccia... 
Al momento il cielo sopra casa mia è nero.Ma proprio nero nero nero. E la colonna di fumo diventa sempre più densa e larga. Cosa diamine hanno fatto i vigili del fuoco nelle ultime due ore? Chissà! Mistero!

EDIT:
ecco cos'è successo: enorme rogo tossico. Mi mancava questa sensazione di soffocamento a Goteborg. Quando sono arrivata in Svezia non ero più abituata a respirare, tutto quell'ossigeno mi dava alla testa. Fortuna che sono tornata in Italia. Adesso posso tornare al mio destino di miserabile meridionale e morire come il vermiciattolo che sono.

lunedì 17 dicembre 2012

Cambia, tutto cambia.

Quando ho scritto l'ultimo post su questo blog, non potevo immaginare come si sarebbero evoluti gli eventi nell'arco di poche settimane. Tra poco ripartirò per la Svezia, e stavolta per rimanerci.
Mi sento come se qualcuno mi avesse infilata in un frullatore. Sarà perché è successo tutto troppo in fretta, sarà perché avevo perso le speranze, sarà perché mi sono resa conto che realizzare il più grande sogno della mia vita mi terrorizza e mi affascina in egual misura. Sono curiosa, ansiosa e felice di scoprire di più, di avere una vita tutta mia, di poter prendere le mie decisioni e non dover rendere conto a nessuno, ma, allo stesso tempo, sono spaventata all'idea di lasciare tutto ciò che finora ho definito casa, anche se, in fin dei conti, questa "casa" è una città che detesto, in un paese che mi ha fatto venire lo schifo della vita.
Voglio scoprire se in Svezia sarò di nuovo capace di sognare, di immaginare un futuro per me e per le persone che amo. Per il momento l'Italia mi ha tolto davvero tutto. Ha tolto dignità e speranza ad un'intera generazione, e vorrei poterla cancellare dalla mia vita, bruciare i miei documenti, e rinascere in un altro paese, con un altro nome ed una nuova identità, pronta a riscrivere la mia vita. Purtroppo non si può.
Non potrò mai cancellare i 27 anni di vita italiana, la dura e terrificante istruzione cattolica, la convivenza con la camorra, la sofferenza delle malattie causate dall'inquinamento e dalla "crisi dei rifiuti" (molte di queste malattie mi seguiranno in Svezia, tra l'altro). Questa è stata casa mia, che mi piaccia o no. Per il momento è l'unica casa che ho avuto la possibilità di conoscere, e mi ci sono adattata in qualche modo.
Ora mi sembra di saltare nel vuoto. Dovrò scoprire tutto della città in cui andrò a vivere, crearmi una nuova rete di amicizie, stabilire delle nuove routine, scegliere i miei nuovi piatti preferiti (e abbandonare la mozzarella e la pizza), trovarmi un "posto delle fragole" o almeno un bar accogliente in cui rifugiarmi durante le fredde giornate invernali. E pensare che non ho metà di queste cose nemmeno in Italia, ma non ne sento la mancanza perché qui ci sono le persone che amo. Abbandonarli ora, a due mesi dalle prossime (temo catastrofiche) elezioni, mi sembra ancor più crudele e meschino, come se stessi abbandonando la nave che affonda utilizzando l'unica scialuppa disponibile. E mi sembra quasi di tradirli, se penso che lì altre persone riempiranno la mia vita. Avrò altri vicini, altri amici, altri postini (si spera non idioti come quelli italiani!), altri negozianti da salutare la mattina, altri compagni di viaggio nei bus, altri compagni di scuola di lingue. Mi sembra così strano pensare che tutte queste persone già vivono da qualche parte nel mondo; magari, come me, sono spaventate dalla partenza, oppure stanno penando per avere il loro personnummer, o vivono in paesi così distrutti che a confronto l'Italia è il paradiso. Ci ritroveremo tutti nella stessa aula, per imparare la stessa lingua, e sono sicura che sarà meraviglioso scoprire tante culture e tante storie diverse. Sarebbe tutto entusiasmante ed emozionante, se non lasciassi qui la mia famiglia e il mio fidanzato.
E poi c'è da fare la valigia. Come fare a riassumere 27 anni di vita in 23 kg di roba? I miei vestiti non sono adatti all'inverno svedese, dovrò comprarne di nuovi e lasciare qui quelli vecchi. I miei libri sono davvero troppi per poter essere infilati in valigia, e dovrò solo sperare che la mia famiglia non li tratti troppo male in mia assenza. I biglietti di auguri che ho conservato nel corso degli anni diventano improvvisamente inutili. La tazza per il latte che uso ogni mattina, e che è stata il mio primo tentativo di indipendenza, sarà sostituita da un'altra, già in Svezia ad aspettarmi. I regali del mio fidanzato, che mi circondano e mi fanno sentire in ogni momento la sua presenza accanto, dovranno rimanere qui, e già so che mi sentirò tremendamente sola senza questi piccoli segni d'amore intorno.
Credo che molte delle persone che leggono questo blog siano già passate per questa fase. So bene che, una volta salita sull'aereo (e dopo un disperato pianto liberatorio) tutte queste paure lasceranno spazio alla voglia di scoprire e all'entusiasmo di un nuovo inizio. Per il momento, però, prevale la tristezza. Spero davvero che il mio fidanzato mi raggiunga presto, come ha promesso di fare, ma credo anche che per lui sarà più difficile e  sto tentando di rassegnarmi all'idea di rimanere senza di lui per parecchi mesi.
Insomma, come vi dicevo, e come si capisce benissimo dai miei discorsi sconclusionati, mi sento davvero in un frullatore. Troppe emozioni in pochissimo tempo, e una partenza troppo vicina. Ho la sensazione di essere stata spinta in un burrone, e la caduta mi fa paura anche se so che ad aspettarmi c'è un morbido materasso.
Dopo due anni, il titolo di questo blog non ha più ragione d'essere. Non so se scriverò ancora, se avrò il tempo di farlo, se avrò voglia di dire qualcosa o sarò così perfettamente felice (o così disperatamente depressa) da non sentire il bisogno di parlare. Mi rendo conto che certe emozioni sono davvero difficili da descrivere, e ancor di più da capire, se non si sono provate in prima persona. Per il momento si chiude un capitolo importante, e quel "se solo fosse la Svezia" diventerà presto un "adesso sì che è la Svezia".
E chissà cosa ci sarà ad attendermi, in Svezia.


giovedì 23 febbraio 2012

Troppo da fare, poco tempo per farlo.

Ormai sono ridotta a scrivere di notte. Studio, studio, studio, fino a che il mio cervello non inizia a parlare da solo. Cucino, e la mia mente ripete. Cerco di dormire, e mi assalgono dubbi su reazioni chimiche. Provo a fantasticare e l'unica cosa che mi fa sentire veramente bene è controllare se ricordo ancora tutto il necessario o sto dimenticando qualcosa. Dormo, e sogno di fare l'esame - e a volte mi va male pure nei sogni.
Vorrei scrivere un sacco di cose. Vorrei innanzitutto chiedervi se anche a voi è capitato di trovare un prof bastardo che si diverte ad umiliare gli studenti. Ma sì che vi è capitato. Capita a tutti. Solo io, però, mi chiedo perché mai una persona debba comportarsi così, perché si diverta tanto a creare paure ed insicurezze. Sono professori, cavolo! Dovrebbero semplicemente testare la conoscenza che ho della materia, non farmi domande che nemmeno nel quesito con la Susi! Odio l'università con tutta me stessa.
Vorrei scrivere a Sana, la mia migliore amica, che attualmente vive a più di 2000 km da me. Ma sono triste, depressa, angosciata, e davvero non è il caso di abbatterla con considerazioni pessimistiche sulla vita e sul futuro. Goditela, tesoro, finché non ti raggiungo.
Vorrei migliorare quella sorta di amicizia che si sta creando con Vera, ma sono troppo timida (e patetica) e il massimo che sono riuscita ad escogitare è stato farle avances sessuali ai sims social. Geniale, no?
Vorrei ripetere un po' di francese, dal momento che lo capisco meno del russo. Ma più della biochimica. Il che vuol dire che ne capisco più di russo che di biochimica, e dovrei iniziare a preoccuparmene, dal momento che l'esame è tra 5 giorni, e non è un esame di lingua russa. E, a proposito del francese, è proprio vero che l'uomo propone e dio dispone: di tutte le lingue che conosco era l'unica che avevo completamente abbandonato e per la quale avevo perso ogni speranza di miglioramento. E invece, proprio in questi giorni, avrò la possibilità di recuperare un po' del tempo perso.
Vorrei essere più presente per il mio fidanzato, che sto trascurando un po'. E magari avere il tempo per chattare con Francy, perché è una vita che non la sento (so che leggi. Perdonami).
Vorrei dirvi di come i camorristi del mio quartiere hanno messo in pericolo la vita di un passante per nascondere un pacco di droga; vorrei potervi raccontare i dettagli delle minacce che sono arrivate alla direttrice di una biblioteca, solo perché un dipendente non vuole fare il suo lavoro.
Vorrei capire com'è possibile decidere di cambiare il sesso ad un bambino di 5 anni, basando la diagnosi di disturbo di identità di genere sul fatto che volesse vestire di rosa e pettinare le bambole. Spiegatemi, per favore, cosa vuol dire "trattare da femminuccia", perché io davvero non riesco a comprendere come una maestra possa comportarsi in maniera diversa con un maschietto (spero tanto che questa notizia sia uno scherzo di carnevale).
Vorrei sfogarmi un po', dal momento che, inspiegabilmente, appena prendo in mano un libro si scatena l'inferno: bambini che urlano, clacson che suonano, telefoni che non fanno altro che squillare, mamma e papà che decidono di vedere la tv a tutto volume, finestre che sbattono, vasi che volano dal balcone... allora, ditemi a che ora posso avere un po' di silenzio. Così, almeno, mi preparo spiritualmente a poter studiare, ripetere, dormire e rilassarmi 15 minuti a notte (in totale) e mi metto l'anima in pace.
E poi, non vi sembra un bruttissimo scherzo del destino che proprio in questi giorni io debba sopportare entrambi i miei genitori a casa, troppo malati per andare a lavoro, ma non abbastanza per perdere la voglia di lamentarsi? Io tremo al pensiero del week end, figuratevi come sto all'idea di doverli sopportare per tutta la settimana. Sul serio, saranno giornate pesantissime.
Infine, ricollegandomi al pensiero sui prof bastardi, mi chiedo perché mai tutti abbiano conosciuto un infame, mentre io ho conosciuto soltanto infami. Ormai non mi chiedo più se sono preparata o no, tanto è del tutto ininfluente. L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è il pensiero di espatriare. Non voglio più vivere in un paese dove succedono cose come questa o questa, e dove i militari che hanno stuprato e tentato di uccidere una ragazza sono assegnati dopo 10 giorni alla "sicurezza" di una città.
Mi mancano 14 esami. Saranno 14 bastardi, 14 battaglie  combattute in nome della logica e del buon senso, 28 giorni di prove tra scritto e orale. E poi sarò libera di odiare questa città, questo paese, questa politica, questo sistema, da 2000 km di distanza. E speriamo che bastino!

giovedì 29 dicembre 2011

The Canadian Holocaust

Avevo più o meno 10 anni quando decisi che l'Italia non era il paese adatto a me. L'idea di emigrare me la porto dalla culla, ma solo qualche anno fa ho deciso in quale paese. Sono arrivata alla Svezia come scelta ragionata, anche se amo l'Inghilterra, perchè è lo stato europeo che offre di più agli immigrati. E, più di tutto, si adatta alle mie necessità di silenzio ed isolamento. Prima di considerare l'Europa, però, sognavo il Canada. Per me era il paese dei cretini presi in giro da Homer, e questo mi piaceva. Dopo aver passato la vita in una città in cui "nisciuno è fesso", sognavo un paesino pieno di gente semplice, un po' ingenua. Un paesino dove non succede mai niente, dove si vive serenamente, dove non devi barricarti in casa e aver paura di ogni essere umano. Cercando informazioni, però, ho scoperto che il Canada non è quel paradiso che sembra. Anzi, sta perpetrando crimini contro l'umanità, portando avanti un vero e proprio genocidio a danno dei popoli nativi; genocidio che sta avvenendo ora, mentre io scrivo e voi leggete. I crimini di cui si è macchiato questo paese sono così tanti e così atroci che non riuscivo a crederci. Fino a metà degli anni novanta, ad esempio, i nativi sono stati costretti a mandare i figli in scuole cristiane che fungevano da veri e propri campi di concentramento per bambini. Le cose che venivano fatte a quei bimbi... da quando ne sono venuta a conoscenza non c'è notte che il mio pensiero non voli a loro. Arrivo addirittura a pregare, a chiedere perdono alle loro anime, pur non credendoci davvero. Sto parlando di più di 50.000 bambini torturati e uccisi senza alcuna pietà. Bambini frustati fino alla morte, o costretti a seppellire i loro fratellini, neonati bruciati vivi, annegati, usati per esperimenti medici senza nessun tipo di anestesia, costretti a dormire con i malati di tifo e vaiolo e poi usati per sterminare intere famiglie.
Ancora oggi, nonostante le scuole siano state chiuse (l'ultima nel 1996), i bambini vengono tolti alle loro famiglie ed affidati a pedofili già condannati in passato. Vancouver è citata in una relazione dell'UNESCO, datata 1998, come uno dei tre principali centri per la prostituzione infantile, insieme a Bangkok e Rotterdam.
La definizione di genocidio data dall'ONU è "atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". 
In questa ottica, la politica di sterilizzazione delle donne native, l'isolamento dei bambini dalle loro famiglie perchè non imparino la loro lingua, il divieto di praticare ogni tipo di rituale religioso, oltre, ovviamente, al sistematico sterminio delle nuove generazioni, costituiscono a tutti gli effetti un genocidio.
L'unico ad agire concretamente per denunciare questo crimine contro l'umanità è stato il reverendo Kevin Annett. Dopo essere stato cacciato dalla sua chiesa, aver perso famiglia e lavoro ed essere stato dichiarato incapace di intendere e di volere affinchè non potesse rivedere i figli, quest'uomo, questo EROE, ha continuato a lottare per i diritti dei nativi. Ha scritto dei libri, ha girato un documentario, perchè la memoria delle torture a cui sono stati sottoposti decine di migliaia di bambini innocenti non si perda negli anni. 
Ha anche provato a manifestare in vaticano, a pasqua dell'anno scorso. Insieme ad un paio di nativi e ad uno sparuto gruppo di italiani (evidentemente gli unici ai quali interessa dare giustizia a quei bimbi e alle loro famiglie) è stato bloccato dai carabinieri, identificato e pedinato per tutto il giorno, per impedirgli di parlare con i media italiani. Quelle persone avevano il diritto di manifestare, ma i carabinieri hanno vietato a tutti loro di mostrare cartelli di ogni tipo, di usare slogan o provare a spiegare che diamine stessero facendo in vaticano. In pratica, avevano il diritto di manifestare, ma in silenzio, da soli, senza cartelli, senza spiegazioni. Ecco la nostra democrazia!
In Inghilterra, invece, è andata anche peggio. Bloccato all'aeroporto, è stato trattenuto in cella per una notte senza alcuna spiegazione e poi rispedito in Canada perchè "my giving public lectures was “unusual” for a tourist, that I was "suspect", and would therefore be barred from entering England."
Di tanto in tanto provo a parlare di questi crimini con le persone che mi circondano. La prima reazione è di stupore, ma ben presto diventa negazione. Non è possibile che tanti bambini siano stati uccisi, non è possibile che nel civilissimo Canada ci siano tanti pedofili, non è possibile che nessuno ne parli, che l'ONU non faccia niente, che il mondo intero venga tenuto all'oscuro. 
Pensatela come vi pare. Io vi lascio le mie fonti e vi sfido a guardare il documentario Unrepentant fino alla fine. Non ne sarete capaci. Così come non sarete capaci di togliervi dalla mente le voci di quelle persone, le loro storie, il pensiero dei bambini massacrati senza pietà.

venerdì 4 novembre 2011

Documentarsi no, eh?

Ho appena finito di vedere la nuova trasmissione di Santoro, servizio pubblico. Non che Santoro mi stia tanto simpatico, a onor del vero, ma tra gli ospiti c'era anche De Magistris e  lui sì che mi interessava. Volevo sentire cosa aveva da dire l'uomo che in quattro mesi è riuscito a ripulire Napoli dai rifiuti senza aprire nuove discariche o approvare la costruzione di altri inutili e pericolosi inceneritori, l'uomo che ha trasformato il centro storico in una colossale zona a traffico limitato e che per primo ha deciso di rendere concrete le promesse del referendum trasformando l'ARIN in Acqua Bene Comune, "una azienda speciale a carattere totalmente pubblico".
Mah... la trasmissione mi sembrava molto retorica e poco concreta, gli interventi di De Magistris erano troppo brevi per riuscire a portare avanti un discorso e le poche volte che è stato detto qualcosa di più interessante mi è saltata la connessione. Alla fine, proprio in chiusura, una tale Costamagna (che ammetto di non conoscere affatto) ha chiesto al mio sindaco di rispondere a tre domande: se dopo essere stato eletto sindaco si fosse dimesso dall'incarico di parlamentare europeo, perché si è avvalso dell'immunità parlamentare per delle cause non meglio specificate e come mai risulti essere tra gli europarlamentari meno presenti in parlamento. La tizia cita anche la fonte di queste notizie, votewatch. Ciò che la tizia non dice, però, è che la sua fonte è wikipedia, perché se si fosse presa la briga di informarsi un tantinello di più (e magari di dare uno sguardo al sito che continua a citare manco fosse la bibbia) saprebbe che:

- a citare Luigi De Magistris per diffamazione è stato mastella. C'è bisogno di aggiungere altro? No! Però io lo aggiungo lo stesso. Il parlamento europeo ha stabilito, con larga maggioranza, che il ricorso all'immunità è più che legittimo, in quanto "in una società democratica, è inaccettabile che attraverso un procedimento giudiziario si cerchi di impedire ai parlamentari di esprimere le proprie opinioni su questioni di legittimo interesse pubblico e di criticare i propri avversari politici";
- dopo la sua nomina a sindaco di Napoli, da settembre Luigi De Magistris è stato "sostituito dal nuovo europarlamentare Andrea Zanoni, a causa dell'incompatibilità della carica di sindaco con quella di europarlamentare";
- infine, dando una veloce sbirciatina al sito che la tizia continuava a chiamare in causa (e che dopo le sue dichiarazioni è stato preso d'assalto, tanto che ho dovuto aspettare per riuscire a collegarmici) è subito risultato evidente che De Magistris non risulta nell'elenco degli europarlamentari. Se anche lei si fosse presa la briga di controllare la fonte, avrebbe scoperto che il mio sindaco non risulta nell'elenco perché è segnalato come "inactive". Se poi si cerca proprio bene, si scopre la sua bella scheda, con tutti i dati che lo riguardano, comprese le presenze in parlamento. Wikipedia ha ragione, è stato presente 77 giorni su 113, che corrisponde ad una percentuale del 68,14%. Le statistiche degli altri europarlamentari, però, sono calcolate su 130 giorni. Io non sono molto brava in matematica, ma per logica arrivo a capire che il numero di giorni influisce sul calcolo della percentuale.
Dunque, concludendo, il mio sindaco dev'essere davvero un santo, se arrivano ad inventarsi certe accuse assurde pur di metterlo in cattiva luce. Tra l'altro lo fanno anche malissimo. Sarebbe bastato un quarto d'ora di ricerche per evitare queste stupidissime domande e risparmiare a questa tipa una magra figura. Evidentemente non sono riusciti a trovare nemmeno una multicina non pagata nel suo passato e davvero non sanno cosa inventarsi. Come potete vedere, io sono riuscita a trovare più dati di lei, e da fonti molto più autorevoli di wikipedia, anche se mi chiedo in quanti siano andati a cercare conferma su internet invece di bersi passivamente le bugie della tizia. Triste posto l'Italia, se anche le trasmissioni "alternative" ricorrono a certi mezzucci. Io, intanto, mi faccio forza al pensiero che presto me ne andrò in Svezia e di certi "giornalisti" non sentirò mai più parlare.

martedì 25 ottobre 2011

Non c'è limite allo schifo

Ci sono giorni che nascono di mer... NO! Mi ero ripromessa di non essere volgare.
Ci sono giorni che iniziano non proprio benissimo. Ecco, meglio.
Giorni che ti svegli all'alba solo per scoprire che ti hanno staccato l'acqua e, di conseguenza, non puoi fare nessuna delle mille cose che avevi in lista e che, guarda caso, necessitavano tutte dell'acqua.
Giorni che passi cercando di studiare senza riuscire a concentrarti per 5 minuti di fila, perchè la tua vicina ha deciso di trapanare.
Giorni che, se telefoni all'acquedotto, ti rispondono che stanno migliorando la rete idrica, e tu vorresti tanto rispondergli che sono due anni che "migliorano", e intanto inizia un nuovo inverno senza acqua calda.
Giorni che, per puro masochismo, rileggi le vecchie mail e trovi un veloce scambio di battute con una tipa isterica, che è capace di farti saltare i nervi anche dopo anni.
Giorni, insomma, che ti fanno girare le pale come elicotteri (e apprezzate lo sforzo sovrumano nel mettere una sola "l").
E poi, quando pensi di aver toccato il picco massimo d'incazzatura, arriva qualcuno su internet a peggiorare la situazione. In particolare, oggi è stato il turno di un simpatico anonimo che ha paragonato i gay alla spazzatura.
Lo so, lo so, non dovrei meravigliarmi. In fondo vivo in un paese che mi ha dato più di una volta prova di enorme inciviltà, un paese di cui ormai tutto il mondo ride, un paese schifosamente sessista, un paese in cui gli immigrati vengono buttati giù dalle balconate. Eppure mi illudo sempre che si tratti di rari, isolati casi, a cui viene fatta troppa pubblicità. Un po' come succede qui a Napoli, dove per una decina di delinquenti siamo considerati tutti camorristi. Voglio sperare che per ogni sindaco di Roma che allontana i bambini rom dalle scuole, ci siamo 100 maestre come quelle napoletane, che vanno a riprenderli dalle strade, ma che il primo faccia più notizia delle altre.
E poi leggo certe frasi, e davvero la speranza prende un volo di sola andata per la Svezia.
Che ci siano stron... ops! decerebrati capaci di pensare certe assurdità lo sapevo già, ma fa sempre male ricordarlo. Sembra che queste persone non riescano a fare a meno di etichettare l'umanità e di classificarla in base a stupidi luoghi comuni, a pregiudizi, a schifosissime idee razziste. E così ecco il napoletano, l'immigrato, il negro, il frocio, il terrone, il puttaniere (che però è un grand'uomo!), e così via. Il fatto che un immigrato possa essere un medico che ha salvato decine di vite è irrilevante, perchè è e rimane un immigrato. Non può essere "altro", non gli è concesso.
Oggi ho imparato che il gay, oltre ad essere frocio, può essere anche spazzatura. Spazzatura! Ma stiamo parlando di un essere umano o cosa? Sono nauseata oltre ogni misura. Sono disgustata da questa persona, che ha lasciato un commento anonimo e non ha avuto nemmeno il coraggio di firmarsi, e disgustata dall'autore del blog che gli ha approvato il commento. Certi esseri mi portano a sperare che ci fosse qualcosa di vero sulla teoria delle diverse razze umane, perchè non riesco ad accettare l'idea di avere qualcosa in comune con loro.
SIETE VOI LA VERA SPAZZATURA!

domenica 16 ottobre 2011

Colpo di stato. Ma che colpo, se lo stato qui non c'è?


Dopo il mio precedente post, sarebbe coerente parlare di ciò che è successo a Roma. Ma cosa posso dire? Bennato cantava "in fila per tre" nel lontano 1974 e, a quanto pare, nulla è cambiato. 
Quindi io torno in fila.
In un paese dove esprimere le proprie opinioni e manifestarle civilmente è non solo inutile, ma perfino dannoso, l'unica cosa che ci è rimasta è soccombere a questo potere perverso e marciare a tempo. 
Però...
Possono insegnarmi che le puttane fanno carriera e le brave ragazze finiscono a chiedere l'elemosina; io morirò di fame piuttosto che adeguarmi.
Possono distruggere la scuola pubblica e far diventare l'istruzione una cosa da ricchi; io leggerò, e leggerò, e leggerò, fino a divorare biblioteche intere, e imparerò nonostante loro. 
Possono tirar fuori dal cilindro leggi, decreti, condoni, amnistie e trucchetti vari; io saprò comunque distinguere il bene dal male.
Possono farmi credere che il denaro sia l'unica ragione di vita, che l'apparenza sia sostanza, che possedere sia lo scopo; io rimarrò me stessa e vivrò per amare, perchè è questa l'unica vera fonte di felicità.
Possono impedirmi di manifestare e sporcare con la loro violenza tutte le cose in cui credo; non importa. Il mio cuore e la mia mente sapranno sempre da che parte stare.
Possono togliermi il lavoro, i soldi, la casa; io non permetterò a nessuno di togliermi la speranza.
Possono inquinare la televisione, le pubblicità e perfino internet con le loro menzogne; la verità prima o poi uscirà fuori, in qualche modo, ed io sarò lì ad attenderla.
Forse è proprio questo che certa gente non capisce: possono riempirci la testa di menzogne, possono rendere labili e confusi i confini tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra legale e illegale, tra democrazia e dittatura, ma questo non basterà a rendere reali le loro bugie. Il solo fatto che un intero popolo sia convinto di una determinata cosa non rende questa cosa reale, o giusta. 
Io non credo in alcun dio, nè nel destino, eppure ieri mattina è entrato a far parte della mia vita un vero e proprio simbolo di rinascita: proprio mentre guardavo in diretta i primi tentativi di dividere in due il corteo pacifico con auto in fiamme, mi è venuto vicino un bruco. Era... come spiegarlo? Un messaggio? Un chiaro messaggio, sì. Così l'ho poggiato su una foglia d'insalata e infilato in un barattolo, come facevo con le lumache quando ero bambina. 
Se proprio questo paese non può rinascere, che almeno lo faccia lui! Non ho idea di quanto tempo ci vorrà, nè di cosa uscirà dal bozzolo, ma non vedo l'ora di restituirgli la libertà. In questo momento non c'è cosa più bella al mondo, per me, di un animale che nasce piccolo, indifeso, insignificante, costretto a strisciare per metà della sua vita, ma che ha la capacità di mettere le ali e volare via.

mercoledì 12 ottobre 2011

Poi è arrivata la polizia

C'è stato un concorso, anni fa, intitolato "poi è arrivata la polizia", o qualcosa del genere. Diego Cugia lo utilizzò come spunto per parlare dei crimini commessi alla scuola Diaz, a Genova, durante uno degli splendidi  monologhi di Jack Folla.
Sono passati 10 anni da quando quei poveri ragazzi sono stati torturati - e voglio sperare che a nessuno dei miei lettori serva una ricerca su google per ricordare cosa accadde. 
Stasera, al tg1, un giornalista parla di scontri tra manifestanti e polizia. Alla fine del servizio, quasi "distrattamente", aggiunge che una ragazza si è ferita ad un labbro. Ciò che il giornalista non dice, però, è che un poliziotto le ha dato una manganellata in pieno viso, rompendole quattro denti. Non è che si sia ferita da sola; qualcuno ha cercato di spaccarle la faccia, letteralmente.
Ma, come giustamente ci ricorda Crozza, se noi abbiamo dei cani, Berlu ha Minzolini. Guardare il tg1 è un atto di masochismo.
Però il pensiero corre subito ad un altro episodio.
Giorni fa i giornali parlavano di tifosi impazziti che avevano devastato l'aeroporto di Capodichino. In realtà, il Napoli aveva vinto 3-0 contro non so quale squadra e i tifosi stavano aspettando il ritorno a casa dei calciatori. Clima tranquillo, persone euforiche, aria di festa. Insomma, gente normale che ha passato ore in attesa degli "eroi" del momento.
Poi è arrivata la polizia.
In tenuta antisommossa.

martedì 13 settembre 2011

Virilità, questa sconosciuta!

Quest'estate le mie vacanze sono state un po' penose. Ho trascorso 15 giorni in una piccola località calabrese inquinata e squallida, cercando di sopravvivere al mal di denti, ai problemi di stomaco e ad altri doloretti vari, conscia del fatto che, se la situazione fosse diventata davvero critica, avrei fatto prima a tornare a Napoli piuttosto che ricevere cure mediche in quel buco di paese.
Puntualmente, ogni anno, il mio fidanzato, un po' per sfiga, un po' perchè circondato da bambini pestiferi, è costretto a farsi un giro in pronto soccorso. Parte la mattina alle 8 e torna a casa alle 17, se tutto funziona a dovere. E bisogna anche sottolineare che gli va di lusso, perchè avendo una malattia rara scavalca la fila dei poveri vecchietti moribondi e viene curato d'urgenza. In 15 anni, anno più anno meno, non gli è mai capitato di veder curare una persona.
Ma abbiamo il miglior sistema sanitario del mondo, noi!
Torniamo a noi. Il mio fidanzato. Vi confesso che è lui la principale causa delle mie preoccupazioni. Dopo aver trascorso 15 giorni con i nostri vicini di ombrellone mi sono venuti seri dubbi sulla sua virilità. Dubbi che erano nati già all'inizio dell'estate, durante una festa a casa di mia cognata. Festa che merita una piccola digressione: se sono invitata a cena a casa di una riccona per il suo compleanno, il minimo che mi aspetto è un servizio di catering impeccabile. Invece, su 25 invitati, ero l'unica a saper tagliare l'aglio per cucinare spaghetti aglio e olio. Ora, dico io, non è che ci voglia una laurea per capire come si cucinano gli spaghetti aglio e olio. Direi che, così, per intuito, si può indovinare che ci vogliono l'aglio, l'olio e gli spaghetti. Andatevene per un'idea, no? No. Tra tutti gli invitati -età media 30 anni, molti anche laureati- io ero l'unica a saper tagliare e friggere l'aglio. E qui dovrebbe partire un'altra luuunga digressione sul "che cazzo te ne fai di una laurea se poi non sai cucinare nemmeno lo stretto indispensabile per mantenerti in vita?"; ma oggi mi sento buona e ve la risparmio. Quella stronza gran brava ragazza di mia cognata, dopo aver torturato decine di spicchi d'aglio insieme ai suoi amici, appena sono entrata in cucina ha battuto in ritirata. Al grido "lei è bravissima a cucinare, lasciamole campo libero e non disturbiamo la sua arte" tutti i suoi amici sono tornati comodamente a sedersi mentre io ho dovuto cucinare per 25 persone. E così mi sono ritrovata a friggere, in piena estate, in una stanza di 2 metri per 2, su un tacco a spillo di 10 cm, senza aria condizionata, ad una temperatura che sfiorava i 50°. Non era proprio una situazione da festa. Fortunatamente è intervenuta la madre di mia cognata, la quale, per sicurezza, ha aggiunto un altro paio di litri d'olio e mi ha sostituita ai fornelli. A quel punto io, con i piedi doloranti, sono crollata su una sedia, ripromettendomi di non alzarmi più fino alla fine della serata (e così è stato). Improvvisamente, sento mia cognata chiamare il mio ragazzo. La madre, dal canto suo, continua a ripeterle "ma cosa vuoi che ne sappia lui? Chiedi alla fidanzata!". Io, sempre intenzionata a rimanere inchiodata alla sedia, punto i tacchi a spillo sul pavimento. Mia cognata continua a chiamare il mio fidanzato, sua madre continua a ripeterle che deve chiedere a me. Dopo lunghissimi minuti di attesa, durante i quali io continuavo a chiedermi cosa avessi fatto di male per dover coinvolgere addirittura il mio fidanzato -e, vi assicuro, mi è passato per la mente davvero di tutto, perfino il dubbio di aver sbagliato a friggere l'aglio- riesco a scoprire l'arcano mistero: mia cognata, dovendo cucinare la schifosissima pasta per celiaci per il mio fidanzato in una pentola a parte, voleva sapere da lui quanta calarne. Ma, insomma, cosa volete che ne sappia un uomo di quanta pasta deve mangiare? Come avrebbe potuto, il mio fidanzato, capire quanti spaghetti entrano in un piatto? Ovviamente questa è roba da donne! Eppure lui ha risposto. Ha saputo dire di voler mangiare precisamente 70 gr di pasta. Assurdo, no?
Ho cercato per tutta l'estate di farmene una ragione; mi dicevo che forse l'aveva sentito dire in giro, che magari aveva sbirciato mentre la mammina cucinava, ma in cuor mio sapevo che la verità era un'altra: il mio fidanzato SA quanta pasta vuole mangiare.
Il colpo di grazia me l'hanno dato i miei vicini di ombrellone. Per 15 giorni ho dovuto subire una tipica famiglia cafona napoletana: madre, padre, tre figli, la compagna del figlio, ragazza madre con bimba di due anni al seguito, la zia della ragazza madre, moglie di un ergastolano, il compagno della zia della ragazza madre e la madre del compagno della zia della ragazza madre. Bella gente. Di quella che se l'incontri per strada ti nascondi nel primo negozio disponibile per sopravvivere. La ragazza, in particolare, dovrebbe ringraziare quanti santi ci sono in paradiso se non l'ho denunciata ai servizi sociali, dal momento che nutriva la bambina a suon di merendine per non darle da mangiare durante i pasti, e la picchiava se osava fare la cacca.
Un giorno, lamentandosi perchè l'amorevole madre non badava alla bambina, il capofamiglia ci ha raccontato un episodio raccapricciante: la piccola aveva fatto cadere qualcosa per terra e lui aveva dovuto pulire. Il tutto era aggravato dal fatto che c'erano altri due uomini nella stanza e, cito testualmente, "dovessero credere di essere più uomini di me?". Sì, insomma, il fatto era grave! L'avevano visto con scopa e paletta in mano!
A questo punto devo confessarvelo, sebbene la vergogna sia tanta: il mio fidanzato pulisce, se sporca. Pulisce anche se non è lui, ma il suo fratellino, a sporcare. Toglie la polvere. Rifà il letto. Lui... lui... questa non riesco nemmeno a scriverla! Lui lava i piatti!
E se Salemme, in amore a prima vista, ha provato ad insegnarci che lavare i piatti è roba da femmine (purtroppo non sono riuscita a trovare il video su youtube), Caparezza mi ridà un pochino di speranza.



domenica 3 luglio 2011

La crisi dei rifiuti #1 - vivere la crisi in prima persona

Mi appresto a scrivere questo post con la capacità argomentativa propria di chi ha potuto riposare le necessarie otto ore a notte per almeno una settimana. In breve: i miei vicini sono in vacanza. Il che vuol dire che non c'è nessuna nonna con la tosse cronica a tenermi sveglia fino alle 4 e nessuna bambina pestifera che inizia ad urlare alle 5. Ed io, finalmente, dormo!
Così, col cervello funzionante più di quanto non abbia fatto negli ultimi 12 mesi, ho deciso di affrontare l'argomento controverso per eccellenza, la questione rifiuti, spalmandolo addirittura in tre o quattro lunghissimi post.
So che bisogna sempre documentarsi prima di scrivere qualcosa, se non altro per non esporsi volontariamente agli insulti di certi troll, senza avere la capacità di rispondere. Esistono, però, cose che si sanno, semplicemente; dati di fatto che nessun cittadino comune ha la possibilità di controllare e che, nonostante tutto, sono così evidenti da essere innegabili. Li si assorbe vivendo, senza bisogno di prove o documentazioni. Io spero di riuscire a mantenermi nell'ambito del dimostrabile, ma non escludo che possano scapparmi affermazioni non documentabili, che do per scontate e che per altri potrebbero sembrare assurde. Ad esempio: cosa mi porta a dirvi che la gelateria sotto casa mia è gestita da camorristi? Ho forse la possibilità di dimostrarvelo? Vanno in giro con la scritta "camorra" stampata sulla fronte? Eppure, il solo fatto che siano riusciti ad aprire una pizzeria, una salumeria, una gelateria, una tabaccheria, un negozio di giocattoli ed una cioccolateria partendo dal nulla è sospetto. Che di tutti questi negozi solo due siano realmente attivi, ma tutti gli altri rimangano aperti a dispetto di ogni legge di mercato, non fa che confermare le mie ipotesi. Eppure, fino alla condanna di un tribunale, quelli sono onesti cittadini, esattamente come me, e le mie sono solo illazioni. Seguendo questo ragionamento, a Napoli la camorra non esiste.
I rifiuti, dunque. La prima domanda che tutti (o almeno tutti quelli che non vivono a Napoli) si pongono è, ovvia e banale, perchè i cittadini non fanno niente per cambiare la situazione? Allora, proviamo ad arrivarci insieme. Immaginate di uscire di casa per buttare la spazzatura. Il bidone è pieno, ma voi lanciate il sacchetto sul cumulo, perchè avete la certezza che verrà svuotato a breve. Il giorno dopo, però, il bidone è ancora pieno e la vaga conoscenza che avete delle leggi della fisica vi suggerisce che non sia una buona idea provare nuovamente l'atletico lancio sul cumulo. A questo punto, ci troviamo davanti al primo bivio: cosa fate? Riportate il sacchetto in casa, ripromettendovi di buttarlo quando il bidone sarà vuoto, oppure lo lasciate per terra, accanto al bidone, perchè in fondo sempre di spazzatura si tratta? Nell'ultimo caso, avete risolto il vostro problema serale e ve ne tornate a casa soddisfatti di aver compiuto il vostro dovere di bravi cittadini; nel primo caso, rimandate tutto di un giorno. Comunque, sia che i sacchetti si accumulino sul pavimento di casa vostra, sia che si accumulino sul marciapiede, il problema continua a ripresentarsi giorno dopo giorno, finchè non vi stancate di accumulare e decidete di spostarvi in un'altra zona della città. Perchè, diamine, ci sarà pure un bidone vuoto in tutta la città! Invece girate per ore col vostro sacchetto in macchina -ormai avete fatto amicizia, lo chiamate Gennaro e quasi vi dispiace buttarlo- fino a rassegnarvi all'idea che, no, in tutta la città non c'è un solo bidone vuoto. O mezzo vuoto. O pieno fino all'orlo. Ovunque guardiate, le strade sono piene di cassonetti straripanti. Il che vi impedisce, sempre per le su citate leggi della fisica, perfino il lancio sul cumulo. Anzi, iniziate a notare che sempre più persone considerano valida l'opzione "lascia il sacchetto per terra accanto al bidone, perchè tanto il netturbino non è scemo e capisce che quella è spazzatura, anche se non sta dentro al cassonetto"; in un paio di giorni vi sorprendete a trovarla altrettanto valida, dal momento che Gennaro sta figliando allegramente sul pavimento del vostro balcone. Balcone, sì, perchè nel frattempo quel sacchetto ha sviluppato una buona dose di vita all'interno, ed è tutta vita puzzolente in crescita esponenziale. E siccome le strade sono già piene e una decina dei figli di Gennaro non faranno certo la differenza, ecco che tutta l'allegra famigliola finisce per strada. Letteralmente, dal momento che non è possibile distunguere la montagna di spazzatura che sovrasta un bidone dalla montagna di spazzatura senza il bidone sotto. Le forme di vita all'interno del sacchetto portano alla nascita di altre forme di vita, all'esterno, molto meno microscopiche e molto più pericolose, e vi ritrovate a camminare su un tappeto di scarafaggi, coi topi che vi sfrecciano fra le gambe.
A questo punto, cosa fareste? Ci sono un sacco di stronzi che riempiono i loro blog con discorsi sulla "responsabilità del cittadino", un sacco di politici che urlano con la loro mezza bocca che i napoletani se la sono cercata, che vogliono vivere così, che sono sporchi e hanno l'abitudine di buttare la spazzatura in giro, attribuendo al comportamento individuale la colpa della crisi. Ma siamo seri! Chi mai vorrebbe vivere in una situazione del genere? Chi vorrebbe ritrovarsi a camminare in una discarica a cielo aperto? Solo un leghista uno stronzo senza cervello, una bestia disumana, una merda deambulante potrebbe pensare che ai cittadini vada bene vivere in un simile degrado.
Reagire, dunque. Sì, ma come? Non si può evitare di produrre spazzatura. Si potrebbe differenziare, è vero. Ma durante la "crisi", quando perfino le buche per strada diventano un luogo di deposito, non si distingue più tra un cassonetto e una campana per il vetro, e così anche i bidoni della differenziata sono sepolti dalla spazzatura. Non solo: siccome i cittadini riempiono le campane per plastica, carta e vetro con la spazzatura comune, nella speranza che almeno quelle vengano svuotate, le ditte incaricate della differenziata non possono più fare il loro lavoro e diventa, di fatto, impossibile differenziare.
Scartando dunque questa ipotesi, cosa si può fare? Portare i rifiuti in un altro paese? In fondo, Napoli è circondata da altri paesini. Non si dovrebbe nemmeno andare lontano. Ma anche questo è impossibile. Tutti i paesi della zona, fino a Caserta, sono altrettanto pieni di spazzatura. E così vi trovate con le spalle al muro, senza nessuna soluzione possibile: la monnezza non si può portare in nessun centro per lo smaltimento, non si può differenziare, non si può tenere in casa, ma non si può nemmeno sopportare per strada! E quindi, cosa fare?
Si può protestare, è vero, oppure rimanere in silenzio aspettando che passi, sopportando, giorno dopo giorno, la puzza, gli scarafaggi, i topi, le possibili infezioni. I negozi sono costretti a chiudere, i bambini non possono arrivare a scuola, strade a quattro corsie sono ridotte a sensi alternati, e tutti sono maledettamente impotenti. Riuscite anche solo ad immaginare cosa vuol dire vivere una situazione del genere? Il web è pieno di gente che, dalle loro casette pulite nelle loro città pulite, si riempiono la bocca di "sì, ma io avrei fatto". Cosa? COSA? Che cazzo pensate di poter fare?
Un gruppo di madri ha provato a ribellarsi. Hanno bloccato strade, manifestato, urlato, fatto quanto più casino quattro povere disgraziate possano fare. Cosa hanno ottenuto? La camorra ha strumentalizzato le loro proteste, il paese le ha abbandonate e si sono ritrovate da sole contro l'esercito. Non hanno impedito loro di manifestare, ma hanno tolto ogni valore alle loro parole, le hanno denigrate, le hanno accusate di qualsiasi nefandezza e la loro disperazione è stata trasformata, nell'immaginario collettivo, in pazzia, in stupidità, addirittura in un tentativo di appoggiare la camorra. Che senso avrebbe, a questo punto, protestare?
Quelle mamme urlavano al mondo che le scuole dei loro bambini sono troppo vicine alla discarica, che le loro famiglie stanno morendo, che i bambini stessi rischiano la vita. Quanti di voi, non vivendo a Napoli, hanno saputo qual era il vero scopo di questa protesta? E quanti, invece, hanno sentito o letto che quelle donne protestavano contro la discarica, impedendo di fatto la soluzione al problema della monnezza? Le cose non stavano così, ma che importa? Chi si prende il disturbo di arrivare fino a Napoli per ascoltare la voce di quelle donne che vedono morire i propri figli e che diventano involontariamente strumenti di propaganda in mano alla camorra e ai politici?
A questo punto vi rifaccio la domanda: siete circondati di rifiuti; la puzza è insopportabile; non riuscite a camminare per strada, nè a piedi nè in macchina; i vostri figli non possono arrivare a scuola; si parla sempre più spesso di epidemie, in particolar modo del colera, e l'ipotesi non vi sembra tanto fantasiosa; i topi salgono fino ai primi piani dei palazzi; avete scoperto che gli scarafaggi volano; qualcuno vi brucia puntualmente la spazzatura sotto casa, costringendo voi e la vostra famiglia a respirare ogni sera più diossina di quanta dovreste respirarne in una vita intera; nessuno ascolta le vostre proteste e se manifestate danneggiate solo altri cittadini nelle vostre stesse condizioni; la tv dice al mondo che siete un branco di bestie così stupide da non riuscire a buttare la spazzatura nei cassonetti, che tutto ciò vi sta bene, anzi, vi piace, che non volete accettare nessuna soluzione e preferite tenervi i rifiuti; la camorra ha tutta la situazione in pugno e non esiste nessuna forza politica in grado di opporsi. Cosa fate?
Ecco cosa vuol dire vivere la crisi dei rifiuti. Lo scrivo ora che De Magistris ci ha portato una speranza di cambiamento, perchè non mi è mai piaciuta l'idea di lamentarmi di una situazione in stallo. Voglio poter raccontare un cambiamento, una rinascita.

giovedì 19 maggio 2011

L'evoluzione dell'elezione

Prima di iniziare questo post, vorrei scusarmi con chi ha lasciato commenti a quello precedente. Blogger è impazzito ormai del tutto: prima mi ha cancellato i commenti, poi me li ha fatti ricomparire, poi ha cancellato tutto il post, poi l'ha fatto ricomparire senza commenti, infine mi ha incasinato tutti i tag. Io, che sono una personcina perbene, mi asterrò da ogni commento, terrò per me tutte le simpatiche paroline che mi stanno passando per la mente, e passerò direttamente all'argomento del giorno.
Quando mio padre era giovane, i camorristi promettevano posti di lavoro in cambio di voti. La città finiva nelle loro mani, peggiorando di anno in anno e sprofondando sempre di più nel baratro, ma chi si era venduto il voto riusciva a trovare lavoro. Certo, non sempre sicuro, non sempre a tempo indeterminato, quasi mai legale. C'era chi superava i concorsi e chi finiva a spacciare, ma tutti trovavano il loro posto nel mondo.
Poi, chissà come e chissà perchè, il voto ha perso valore. Economico, intendo.
Dal posto di lavoro si è passati a vendersi per 50 euro, per un abbonamento allo stadio, per una promessa non più rispettata - e da chi vai a lamentarti se un camorrista non rispetta una promessa? - per una ricarica sul cellulare.
Poi qualche intelligentone ha capito che non serve spendere una fortuna in biglietti per cinema e stadio, se puoi ottenere gratis lo stesso risultato semplicemente minacciando di morte gli elettori. Con un po' di fantasia potevano arrivarci prima, ma si sa che certa gente non brilla per arguzia e spirito imprenditoriale. Il geniaccio che c'è arrivato per primo diventerà il loro prossimo mito e a lui saranno intitolate strade e piazze dai prossimi delinquenti che governeranno la mia città.


Ma c'è qualcuno che li ha fregati tutti. Senza dover comprare il mio voto, nè minacciarmi, ha fatto in modo che io "votassi" per chi di dovere. Molto più semplicemente, per votare mi è stata data una comune matita, una di quelle che si cancellano senza problemi. Ovviamente regolare, con tanto di nome del ministero stampato sopra. Ormai bastano 50 centesimi di gomma per ottenere il mio voto; perchè mai dovrebbero prendersi il disturbo di minacciarmi?
Direi che la strada che hanno fatto è tanta: sono passati dal dover piazzare negli uffici pubblici centinaia di idioti raccomandati al comprare una gomma. Suppongo che meglio di così non possano fare, ma non voglio essere troppo ottimista e venir smentita dai fatti, alla prossima elezione. Potrebbero sempre trovare il modo di evolversi ulteriormente.

lunedì 9 maggio 2011

Un unico argomento

Dovevo postare questo video. A buon intenditore poche parole.

martedì 26 aprile 2011

Benvenuti a casa mia

La mia geniale amica Francesca ha modificato lo sfondo del mio blog. Erano mesi che volevo farlo, la rosa era bellissima ma non rispecchiava affatto il mio carattere. Per questo splendido lavoro non mi sembrava abbastanza ringraziarla privatamente su internet, così lo faccio pubblicamente, e a caratteri cubitali, su questo blog.
GRAZIE FRANCESCA!
Ognuno di noi ha un'immagine speciale dentro, qualcosa che fa parte di noi, che ci ricorda un momento bello, che riflette il nostro modo di vivere, la nostra personalissima filosofia...
Io adoro la pioggia.
Quando la gente apre gli ombrelli è costretta a mantenere una certa distanza. Non ci si ferma per strada a chiacchierare. Non si perde tempo in shopping e passeggiate romantiche. Non si esce se non si è costretti. E così perfino una città caotica come Napoli diventa più silenziosa, le strade si svuotano, le vaiasse non urlano da vicolo a vicolo, i teppistelli non escono dai loro bassi, e la cosa peggiore che può capitarmi è ritrovarmi bloccata nel traffico in bus. Ma anche a quello c'è rimedio: basta alzare la voce del lettore mp3. E poi, quando piove, nemmeno i vecchietti in pullman hanno voglia di parlare.
L'immagine che fa da sfondo a questa pioggia virtuale rappresenta tutto ciò che c'è di negativo nella mia vita. Signore e signori, benvenuti nel mio quartiere.
Su internet bisognerebbe fare attenzione a dare il proprio indirizzo (e non è che quelle case ce l'abbiano scritto sopra), ma io non mi preoccupo più di tanto: innanzitutto non abito proprio in quei casermoni, quindi scrivervi che vivo nel raggio di 500 mt dal cosiddetto bronx  non vi sarebbe di nessun aiuto; più di tutto, però, mi fa sentire sicura il fatto che qualsiasi non-napoletano non uscirebbe vivo da quei mostri di cemento. Non è un'esagerazione, prendetemi pure alla lettera. Se non ci sei nato, non puoi entrare in certi posti.
Credo che siano stati costruiti per abituare gli abitanti a vivere rinchiusi in qualcosa di molto simile ad un carcere; il passaggio a Poggioreale  (praticamente obbligatorio, se vivi lì) è una promozione sociale.
Mi piaceva tantissimo l'idea di usare un'immagine così brutta e squallida unendola a qualcosa che mi fa sentire bene. Fonde il meglio e il peggio della mia personalità e rispecchia la mia anima, nel vero senso della parola. L'immagine sfocata, poi, mi fa sognare una bella pioggia acida capace di liquefare tutto questo orrore.
Ma forse ora sto chiedendo troppo.

giovedì 24 marzo 2011

Perchè tanta rabbia contro gli svedesi?

Mi capita spesso, frequentando blog che parlano della Svezia, di leggere commenti non proprio positivi a proposito dell'emigrazione. In particolare, molti italiani che hanno vissuto o vivono lì sembrano avere come unica ragione di vita quella di dissuadere poveri ingenui come me dal trasferirsi in un paese brutto e freddo come la Svezia. Perchè, in fondo, non è tutto oro quello che luccica e non dobbiamo fidarci di ciò che sentiamo dire in giro; gli svedesi brutti e cattivi fingono che il loro paese sia perfetto, per poi fregarci ed esiliarci negli sgabuzzini durante le pause caffè!
Un po' le invidio, queste persone. Hanno evidentemente una base da cui partire, un buon reddito o una casa di proprietà, se possono permettersi di dire che in Italia si vive meglio. Analizzando la mia situazione, direi che qui posso tranquillamente iniziare a "fare le pezze", perchè più di tanto il mio paese non mi concederà mai, con o senza laurea. E siccome non ho la possibilità di vivere di rendita, i miei genitori non sono ricchi e la casa di proprietà ce la possiamo solo sognare, forse (ma forse, eh!) trasferirmi in un paese dove le case costano un quarto rispetto ai prezzi di Napoli e dove l'esistenza della laurea in biotecnologie è riconosciuta per legge sarebbe un miglioramento. Ma è solo un'ipotesi!
Ho letto, una volta, un commento di una signora che disprezzava a tal punto la Svezia da volersene tornare di corsa in Italia. Quando le hanno fatto notare che vendendo la sua nuovissima casa svedese non avrebbe mai potuto permettersene una italiana, lei ha risposto che la sua situazione, economica, familiare e lavorativa, le avrebbe permesso di tornare a casa senza problemi. Buon per lei. Il punto è che non tutti hanno una casa di proprietà in cui tornare se si stancano di giocare al piccolo emigrante in Svezia. E non tutti hanno un capo che li aspetta a braccia aperte per offrir loro un lavoro fisso e ben retribuito. Ma questo, evidentemente, va al di là della loro comprensione, ed è proprio per questo che li invidio. Sono persone che stanno talmente bene, sotto ogni punto di vista, da non riuscire proprio a capire che c'è gente che non ha scelta. Un po' come quel tizio di cui parlavo qualche post fa, sono concentrati solo sulla loro vita e non pensano nemmeno che c'è chi non ha tanta fortuna, ma si considerano unico punto di riferimento e canone di giudizio. Fanculo!
Agli immigrati in Italia, il nostro paese offre lavori sottopagati, sfruttamento in ogni campo, trafile burocratiche interminabili e addossa sulle loro spalle la colpa di ogni male. Che qualcuno, conoscendo la situazione di questa gente, mi venga a dire che in Svezia gli immigrati vivono male non posso accettarlo. Se non sbaglio, a loro è stato offerto un lavoro, un corso di lingua, un posto nelle liste di attesa per avere una casa, che evidentemente non è abbastanza per i loro gusti, ma che è molto di più di quanto il loro paese offra agli immigrati. E che non mi si dica "potendo scegliere, tornerei in Italia", perchè se la pensano così e rimangono in Svezia, è evidente che non hanno scelta. E la scelta non gliel'ha tolta il paese che li ospita, ma quello che ha tolto loro la possibilità di lavorare, di avere un tetto sulla testa e di vivere dignitosamente.
In Italia vivrebbero meglio? Possono anche lasciare che la loro fantasia li porti a pensare una cosa del genere, ma se rimangono in Svezia è perchè in Italia farebbero la fame.
Anch'io vivrei bene in Italia, se fossi milionaria; vivrei bene anche a Napoli, con una bella villa a Posillipo e un lavoro strapagato. Il punto è che vivo a Barra, una merda di quartiere periferico ad alto tasso di criminalità, e posso passare la vita a sognare di cambiare la mia vita qui, ma la realtà è che non c'è speranza.
In Italia si vivrebbe bene, se...
In Svezia si vive male, ma...
Mi dispiace che certe persone si trovino male nell'unico paese in cui possono permettersi di vivere, ma dovrebbero accettare il fatto che è proprio grazie a quel paese che "vivono", appunto. Girare per i blog di persone che apprezzano lo stile di vita scandinavo urlando a gran voce di tenersene lontani, quando loro stessi rimangono lì e non ci pensano proprio a tornare in Italia, è quantomeno patetico. Mi sembrano tanti vermi, intenti a sparlare di chi li nutre; o uccellacci del malaugurio, che ci profetizzano ogni male possibile per il solo fatto di avere, rispetto a loro, la voglia di vivere nel paese che tanto disprezzano, ma si guardano bene dal fare ciò che consigliano a noi.
Mi fanno schifo.

lunedì 7 marzo 2011

Piccoli cambiamenti

Stanotte ho preso una piccola, grande decisione: ho modificato il sottotitolo. Adesso è "che colpa ne ho se sono nata in Italia?". Ho aperto questo blog pensando di usarlo per raccontare le cose assurde che succedono nella mia città, per sfogarmi e lamentarmi di un modo di vivere che sento lontano. La situazione, anche se dai messaggi non si direbbe, mi è leggermente scappata di mano, visto che mi sono ritrovata a pensare di voler raccontare di tutto, eccetto quanto succede a Napoli. Mi sono accorta che vivere in questa città è davvero l'ultimo dei miei problemi.
Il problema vero è che Napoli è in Italia.
Non mi sembra che B. sia napoletano o che ci siano leggi diverse a Milano e a Venezia (in compenso loro hanno i leghisti); non c'è lavoro, non c'è rispetto per i cittadini, non c'è un futuro per noi giovani, non c'è speranza di miglioramento in tutto il paese, senza distinzione tra nord e sud. Se voglio andarmene dall'Italia è perchè abbiamo un governo disastroso (e, mi duole dirlo, la colpa non è esclusivamente del nano), perchè non c'è lavoro, perchè non potrò mai sperare di costruire qualcosa nelle condizioni in cui versa il paese. Quindi no, non mi va di parlare di certi problemi e attribuirne la colpa ai miei concittadini. Se fosse Napoli il vero problema, mi basterebbe trasferirmi a Roma, per dirne una. Ma non mi sembra che a Roma se la passino meglio.
E, sinceramente, se proprio dovessi avere la sfortuna di rimanere bloccata in Italia, non cambierei Napoli per nessun'altra città italiana.
Un altro cambiamento, stanotte, è avvenuto nel mio modo di pensare. Esistono persone capaci di farmi saltare i nervi anche via web. Non so come sia possibile; io sono qui, nel mio salotto, accendo il pc e mezz'ora dopo mi esce il fumo dalle orecchie! Odio il fatto che esistano persone capaci di farmi perdere il controllo a tal punto. Stanotte ho fatto un passo in avanti verso la mia "svedesizzazione": ho aperto uno di questi blog, ho letto un messaggio che, come sempre, sembrava rivolto contro di me (e in parte lo era) e... niente! Posso dire con orgoglio di non essermi affatto arrabbiata. Per la prima volta, ho davvero capito che questa persona non merita ascolto. Non lo dico con astio, anzi mi fa pena. Purtroppo non si tratta di differenti punti di vista o di diversi orientamenti politici, dal momento che idee diverse meritano sempre e comunque ascolto e sono un ottimo mezzo di crescita culturale attraverso il confronto. Ma lui non ha idee, nè ideali, nè cultura. Era questo il dettaglio che mi sfuggiva, il motivo per cui ero incapace di rispondere a quelle affermazioni che tanto divergevano dal mio modo di vedere la vita. Non c'è pensiero, solo lapidari commenti di condanna contro tutto e tutti. Mi sono accorta che l'autore è una sottospecie di bestia, visto che i suoi messaggi tengono conto esclusivamente del suo interesse e del suo benessere. Se i terremotati sono ancora "in vacanza" poco importa, tanto lui la casa ce l'ha; se ci sono migliaia di operai ridotti alla fame, sono solo dei pessimisti che vogliono parlar male del loro paese, visto che lui lavora, e la crisi ce la siamo inventata, perchè lui riesce anche a mantenerlo, il lavoro; se qualcuno osa denunciare la camorra, ci fa fare brutta figura all'estero, perchè lui, la camorra, non ce l'ha in casa. Ho reso l'idea? Ci ho messo un po' per capire. Inizialmente ero assolutamente incapace di metabolizzare i suoi messaggi, non riuscivo proprio a comprendere come una persona potesse pensare veramente certe cose. Stanotte, per la prima volta, ho capito che una persona così incapace di empatia, così concentrata su se stessa e così schifosamente egoista davvero non merita il mio tempo. Rimango in bilico tra la pena e lo schifo (propendo più per lo schifo, però!), ma non ho intenzione di donargli anche la mia rabbia. Non la merita. Fortunatamente non sono l'unica a pensarla così, visto che è ridotto a commentarsi i messaggi con false identità, fin troppo facili da scoprire perchè sono tutti anonimi, tutti col suo stesso stile di scrittura e tutti pronti a leccargli il culo in un modo così sfacciato da essere palesemente falso. Gli unici commenti veri sono di persone che non ce la fanno più a leggere certe cazzate e lo mandano dove merita. Io, però, non sarò nella lista. Ora ho smesso di cercare di capire per trovare un punto di incontro, un dialogo o uno spunto per una sana riflessione.
Fortunatamente con certa gente non ho niente in comune.

lunedì 21 febbraio 2011

Un altro addio, con tanta rabbia.

Ieri sera, a casa mia, si è spenta un'altra piccola vita. Dopo la canarina di cui vi avevo parlato, è stato il turno di quella nella foto natalizia. Mi dispiace, ovviamente, ma non quanto mi è dispiaciuto vedere l'altra soffrire, con il corpo tutto deformato dalla malattia. Per questa ho fatto davvero tutto il possibile, ho consultato 3 veterinari anche se non ce n'era realmente bisogno, l'ho amata e curata, quindi non ho rimpianti.
Partendo quindi dal presupposto che non ci sono state mancanze da parte mia, rimango a chiedermi perchè sia morta improvvisamente. L'ho comprata in un negozio di animali, non al mercato, e aveva l'anellino che la identificava come un esemplare nato nel 2009. Speravo di poter avere delle garanzie, credevo che fosse praticamente impossibile infilare l'anellino agli esemplari adulti; per cui, quando ha iniziato a dare segni di sofferenza alle zampe e l'ho portata dal veterinario, lui ha pensato agli acari. Fatta la cura per gli acari, non abbiamo risolto nulla. Ho provato a portarla da un altro veterinario, ma la conclusione era sempre la stessa: la canarina era vecchia. Tre veterinari, stessa risposta. E quando chiedevo come potevano averle infilato l'anellino del 2009, non sapevano darmi una spiegazione. L'ho portata in giro insieme all'altra, facendola visitare anche quando non ce n'era bisogno, perchè aveva le zampine storte e non riusciva più a saltare, e ormai nessuno mi toglie dalla testa che gliele abbiano rotte per infilarle quel maledetto anello! L'alternativa, piuttosto fantasiosa, è che soffrisse di invecchiamento precoce. L'ultima visita, sempre inutile, l'ha fatta due settimane fa, per un falso allarme. Per scrupolo, il veterinario le ha dato l'antibiotico e le vitamine, quindi sicuramente non aveva un'infezione, nè carenze alimentari. La controllavamo spesso, quindi posso dire con certezza che non aveva affanno, problemi di acari, segni di malattia di alcun tipo.
Semplicemente, si è addormentata. Proprio come una vecchietta, si è accovacciata, ha chiuso gli occhietti ed è morta. Se mi avessero detto che era un animale non più tanto giovane, l'avrei comprata comunque. Invece, evidentemente, le hanno fatto del male per infilarle un anellino falso, per rivenderla a 25 euro.
Venticinque euro. Ecco quanto valeva per quella gente la salute della mia canarina. Ecco per quale cifra le hanno rotto le zampette e le hanno tolto la possibilità di muoversi, se non con grande difficoltà ed una buona dose di dolore per la posizione innaturale che era costretta a tenere.
Lo so, era solo una canarina. Fosse stato un cane, l'idea di rompergli una zampa avrebbe fatto inorridire gli eventuali acquirenti. Però era la mia canarina, e se non mi avessero truffato, l'avrei comprata, coccolata e amata lo stesso. Come si può disprezzare la vita a tal punto? Come si può accettare di torturare gli animali per un guadagno tanto misero? Mi verrebbe voglia di tornare al negozio e dire al proprietario tutto ciò che penso di lui. Vorrei buttargli in faccia 25 euro in monetine da 5 centesimi, con un insulto per ogni monetina. Ma sapete cosa mi ha detto quando sono andata a protestare perchè mi aveva venduto un esemplare malato (e non per riportarglielo, nè per riavere i soldi, ma solo per dirgli che era stato uno schifoso disonesto)? "Noi non vendiamo esemplari malati!" con un'espressione offesa degna del miglior attore hollywoodiano.
Siccome metà delle chiavi di ricerca di questo blog contiene parolacce, mi ero ripromessa di non usarne più, per cui esprimo la mia opinione citando una splendida perifrasi letta su un blog:
recati laddove tu possa qualificarti come partner passivo in un rapporto tra maschi adulti consenzienti.

giovedì 10 febbraio 2011

E l'Italia, come sempre, rimane indietro

So che yahoo non è proprio la miglior fonte di notizie possibile, ma avendo la mail proprio su yahoo, inevitabilmente l'occhio cade sui titoloni. Metà di queste "notizie" sono inutili, l'altra metà è dannosa, ma credo che valga la pena leggerle (e, soprattutto, leggere i commenti) per farsi un'idea della mentalità degli italiani.
Oggi, in particolare, mi ha molto colpita una notizia che riguarda il mio campo di studi: si parla di un bambino francese nato per salvare la vita dei suoi fratelli talassemici che, nel titolo, viene definito "miracolo", mentre si critica duramente la scelta dei suoi genitori in tutto il resto del testo. A parte questa assurda contraddizione, tra tutti i possibili studiosi, medici e scienziati disponibili, l'intervistato che si permette di giudicare e condannare la coppia è il professor Roberto Colombo, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica, al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica. Il quale evidentemente ha tanti figli sani, visto che afferma "si tratta del tristissimo epilogo di una medicalizzazione ad oltranza del concepimento e della nascita che affonda le sue radici in una "concezione strumentale della vita dell'uomo", che non è più riconosciuta come un fine e un bene in se stessa, ma asservita ad un progetto che le viene imposto dal di fuori".
Ecco, ora io PROVO a mantenere la calma.
Perchè la talassemia è una malattia che porta gravissime conseguenze; per dirne una, l'accumulo di ferro nei tessuti, che danneggia in particolar modo cuore, ghiandole endocrine e fegato. Per persone con una malattia tanto grave, continue trasfusioni sono l'unica scelta. Forse il professor, dottor, docente, ecc. roberto colombo dovrebbe documentarsi un po'. Forse gli basterebbe avere un minimo di sensibilità per riuscire a capire a quali sofferenze e torture sono sottoposti continuamente i fratellini di questo bimbo. Ma no, voler curare i propri figli invece che vederli morire dopo una vita di sofferenza è "concezione strumentale della vita dell'uomo".
Il dottor, professor, sputa-biosentenze, continua ad infierire:
"Possiamo solo intuire quale potrà essere il gravissimo riverbero della coscienza di quel bambino di essere stato voluto dai propri genitori non "per se stesso" ma "per un altro", in funzione di un altro, di suo fratello malato. Ognuno di noi è stato creato per se stesso ed è fatto per essere amato in se stesso e per amare l'altro come se stesso. Non vi è tormento più grande che quello che sorge in noi quando ci accorgiamo di essere sfruttati, "usati" per uno scopo che ci è estraneo, che non è solidale con il nostro destino".
Magari lui, oltre ad avere figli sanissimi, non ha fratelli. Perchè io sarei contenta di poter aiutare mio fratello a guarire da una malattia tanto grave. Questo bambino, ancor prima di nascere, aveva uno scopo e la sua esistenza era utile, cosa che non si può dire per tanti professori dottori sparabiocazzate. I genitori non hanno solo dato la vita ad un nuovo figlio, ma l'hanno restituita anche ai suoi fratelli; se questo vuol dire essere sfruttati, allora sfruttate anche me, perchè non riesco ad immaginare niente di più bello che poter essere uno strumento di guarigione per la mia famiglia.
Evidentemente certi valori sono estranei al comitato nazionale di bioetica.
Comunque loro dormiranno sonni tranquilli, perchè qui in Italia, in questo clima arretrato e bigotto, è illegale la diagnosi pre-impianto e quindi genitori italiani in situazioni analoghe avrebbero, come unica possibilità, quella di fare figli a ripetizione fino a farne, a culo, uno sano e compatibile. O, in alternativa, andare all'estero e pagare migliaia di euro per avere ciò che in altri paesi è un diritto. O, ancora, (visto quante possibili scelte?)cercare in tutto il mondo quel donatore estraneo su milioni che potrebbe anche rifiutarsi di donare.
Non penso sia un caso se un'amica di mia madre sta morendo di leucemia perchè la sua cattolicissima ed italianissima sorella non vuole donarle il suo midollo, pur sapendo di essere compatibile.
Perchè noi, qui in Italia, abbiamo una morale!

mercoledì 2 febbraio 2011

Cittadini del mondo

C'è chi nasce napoletano. Come SuperZia, che a Londra chiedeva una "shke-da te-le-fo-ni-ka" e pretendeva che la capissero perchè se gli immigrati, a Napoli, imparano a capirti allora dovevano imparare anche gli inglesi.
C'è chi nasce italiano. Come Franco, che dopo 40 anni in Svezia torna in Italia, perchè è il paese in cui ha lasciato il suo cuore.
C'è chi nasce europeo. Come me, che guardo ancora la webcam su Marienplatz e poi chiudo gli occhi e sogno di stare lì, e che piango se una mia amica mi mostra le foto delle sue vacanze a Londra.
C'è chi nasce cittadino del mondo. Come tutte quelle persone che, quando si trovano costrette ad emigrare, non scelgono gli USA o l'Europa, ma affrontano coraggiosamente paesi lontani dalla loro cultura, e lo fanno con tanto entusiasmo e voglia di conoscere.
Mi è capitato, proprio qualche  minuto fa, di leggere dei commenti su un blog. Il concetto, che non riguardava affatto l'argomento del post, era più o meno "continuate pure a parlar bene della Svezia, così la gente ci crede e si trasferisce, senza sapere che qui un laureato è trattato come un qualsiasi immigrato". Purtroppo non è l'unico commento del genere che mi è capitato di leggere. Molti si lamentano delle "leggi di Jante", altri non riescono ad accettare di essere scambiati per arabi o di essere trattati (bene) come gli arabi.
Non so cosa passi nella mente di certa gente, ma sono davvero nauseata dal loro senso di superiorità. Una persona che si trasferisce dal proprio paese ad un altro è un immigrato. Che sia il marocchino in Italia o l'italiano in Svezia, non c'è differenza. Temo che sia una cosa che gli italiani all'estero proprio non riescono ad accettare. Siamo così abituati ad essere serviti dalle colf polacche e filippine, dai camerieri cinesi, dai venditori ambulanti africani, che non prendiamo nemmeno in considerazione l'idea che loro valgano quanto noi. No, loro sono immigrati. E se ci capita di trasferirci all'estero, noi siamo italiani: siamo quelli con la laurea, siamo quelli che valgono, siamo intelligenti, siamo artisti, siamo i veri cattolici, siamo gli unici depositari della Verità. Guai se qualcuno osa metterci sullo stesso livello di un arabo! Guai se, nelle liste d'attesa per le case, i rifugiati politici provenienti da paesi distrutti dalla guerra ci passano avanti! Che avranno mai fatto, questi "rifugiati", per meritarsi il nostro posto? Che se ne tornino a morire nel loro paese, chè qui c'è gente che vuole lavorare, che è brava e competente, che ha diritto a tutto perchè è italiana.
Tutto ciò che ho scritto finora è tratto da blog, mail e commenti che ho trovato in giro per il web. Non ho inventato nulla, ho solo citato. Trovo che questa arroganza sia disgustosa. Come è disgustoso il modo in cui gli immigrati vengono trattati in Italia.
Di cittadini del mondo, di persone che si considerano uguali agli altri e non superiori, di gente aperta al dialogo e curiosa verso le diversità ce n'è davvero poca. Persone come Carin, che è riuscita a fondere due culture opposte (quella del nord della Svezia e quella del sud dell'Italia) e a prendere solo il meglio da entrambe. O come Stefano, che insegna alle sue bimbe tutto il bello della cultura italiana senza farle sentire straniere in Svezia. O come Antonio, che ha deciso di impegnarsi nell'imparare una nuova lingua per un soggiorno di un solo anno in Svezia, pur avendo la possibilità di farsi capire in inglese.
Gli altri, quelli che rimangono italiani e solo italiani, prima o poi torneranno nell'unico posto che considerano "casa", perchè non riusciranno mai ad accettare che persone, idee e valori diversi possano valere qualcosa.
E -concludendo con un po' di quella prosopopea che ho tanto denigrato fino ad ora- tanto meglio per me.

lunedì 31 gennaio 2011

6 Dicembre 2010

Vado via perchè... #2

Eccomi giunta alla parte più difficile dell'elenco: le "incomprensioni culturali". Ho pensato molto a cosa scrivere, ma certi concetti rimangono difficilissimi da esprimere. E, soprattutto, sono soggettivi.
Non esiste il paese perfetto - non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. A me non piace il sole, per dirne una. E capirete che questo può rappresentare un problema per una persona che vive nella città del sole. Ci saranno sicuramente tanti svedesi che detestano la neve e la natura, tanti inglesi che detestano il tè, tanti francesi a cui non piacciono vino e formaggi. Sono cose che non dipendono dalla nostra volontà.
La mancanza di regole, a Napoli, ha portato due conseguenze fondamentali: non abbiamo più diritti, quindi ci aiutiamo a vicenda, e non abbiamo più doveri, quindi chiunque si sente libero di fare qualsiasi cosa.
Mi spiego meglio, aiutandomi con un paio di esempi: io non ho diritto all'acqua corrente in casa, e questo s'era capito. Quando posso riempio le taniche da 20 lt per fare scorta, come fanno i miei vicini di casa. Può capitare, comunque, che qualcuno venga colto alla sprovvista e rimanga senza scorte e, in quel caso, proprio perchè tutti sappiamo quanto sia brutto non poter nemmeno cucinare, si fa a gara per aiutare. Non per obbligare il vicino a rendere il favore quando toccherà a noi, ma perchè tutti capiamo il disagio che prova quella persona. Così come, spesso, chi entra alla posta prende un paio di numeri in più per passarli, dopo un po' di tempo, alle vecchine appena entrate per risparmiar loro la fila. C'è empatia. Si capisce la sofferenza degli altri, anche nelle piccole cose. E siccome sappiamo che nessuno verrà mai ad aiutarci, ci aiutiamo tra di noi.
Per quanto riguarda i doveri, ho già detto che questo porta ad una "libertà" assoluta. Libertà di calpestare gli altri, ad esempio. Impunemente, tra l'altro, vista la mancanza di diritti. Così capita che i medici vadano a recuperare le mogli appiedate durante l'orario di lavoro, che qualcuno parcheggi al centro di un incrocio e scenda dalla macchina per parlare con un amico, che i professori universitari decidano di saltare un paio di sedute d'esami, e così via.
Il punto è che il dovere di qualcuno è un mio diritto, così come il mio dovere è un diritto degli altri. Io ho il dovere di tenere basso il volume della radio, perchè la mia vicina ha il diritto di stare tranquilla; io ho il diritto allo studio, perchè i professori hanno il dovere di insegnare; io ho il dovere di rispettare la segnaletica stradale, perchè gli altri hanno il diritto di camminare senza dover temere per la loro vita. Per fare un altro esempio, qui la segnaletica stradale sembra invisibile ed io, temendo per la mia vita ma anche per quella degli altri, so come funzionano le cose e mi adeguo a delle regole non scritte che gli automobilisti partenopei applicano. Non solo. Mi preoccupo per gli altri e faccio attenzione anche per loro. Così come loro, lo so, fanno attenzione anche per me. Così come gli automobilisti fanno attenzione per loro, per me e anche per gli altri automobilisti.
L'ho detto che è un concetto difficile da esprimere.
Cerco di spiegarmi meglio: il pedone sa che l'automobilista non si ferma al semaforo e che le motociclette non rispettano  il senso di marcia, quindi fa molta attenzione prima di attraversare la strada ed è pronto a fermare chi si butta imprudentemente basandosi sul semaforo rosso; l'automobilista sa che c'è sempre qualche pedone che non guarda prima di attraversare, per cui passa col rosso, ma è sempre pronto a frenare; l'automobilista dietro di lui sa che c'è sempre qualche pedone che si butta e che la macchina davanti si fermerà, per cui si prepara al sorpasso; il primo automobilista sa che quello dietro di lui sta per sorpassarlo e che rischierà di buttar sotto il pedone, per cui cercherà di occupare il centro della corsia, in modo tale che l'altro sia costretto a rallentare per passare; il pedone sa che, arrivato al bordo della prima macchina ferma, deve controllare nuovamente che la strada sia libera, perchè c'è sempre qualcuno che sorpassa. Complicato, eh? Basterebbe fermarsi al semaforo e non ci sarebbe bisogno di tutte 'ste manovre. Però al semaforo non ci si ferma, per principio.
Altro esempio? Torniamo sulla fila alla posta: gli impiegati della posta sanno che c'è sempre chi si lamenta, per cui sono sgarbati a priori con tutti; il cliente sa che l'impiegato è esasperato da anni di lavoro alla posta e quindi poco incline a venirgli incontro; puntualmente c'è chi tenta di fare il furbo saltando la fila (=nessun dovere) e, inevitabilmente, nasceranno accese discussioni, che in alcuni casi arriveranno anche alla rissa; io, ventenne in buona salute e con una certa dose di menefreghismo, prendo un paio di numeri in più dalla macchinetta, metto gli auricolari e accendo l'mp3 a palla, in modo tale da non sentire eventuali discussioni; ad un paio di numeri dal mio turno, individuo i vecchietti in difficoltà e risparmio loro la fila e le discussioni, visto che i furbi, di solito, se la prendono proprio con quei vecchietti, che non sanno difendersi da soli e che non verranno certo difesi dal personale della posta.
Ora sono le 15.15 e, teoricamente, io dovrei poter riposare senza essere disturbata da rumori molesti... però la mia vicina sta facendo sfogare la nipotina isterica sul pianerottolo! Io avrei il diritto di stare in santa pace e la signora avrebbe il dovere di rimanere in casa sua, tuttavia io so che la casa della signora è un buco e la bambina non  ha lo spazio per muoversi, per cui accetto che faccia casino davanti alla porta di casa mia. Allo stesso tempo, la signora sa di rompere pesantemente i coglioni col suo comportamento, per cui non si lamenterà se, talvolta, io terrò il volume dello stereo più alto. Se avessimo dei diritti, la nipotina della signora potrebbe giocare a casa sua o in un asilo comunale, invece di essere costretta a vivere a casa della nonna, io non avrei fastidi e la mia vicina non sarebbe costretta ad accettare il casino ingiustificato degli altri pur di permettere alla bambina di giocare per le scale.
Credo che la famosa "arte di arrangiarsi" nasca proprio da questa mancanza di certezze. E, giusto perchè il messaggio non è abbastanza lungo, faccio una brave digressione su questa espressione: "arte di arrangiarsi" un cazzo, signori miei! Si chiama disperazione ed è dovuta al fatto che siamo costretti ad accettare tutto e ad inventarci un modo per sopravvivere. Ad avere dei diritti, non ci sarebbe bisogno di arrangiarsi. Voi la chiamate fantasia, creatività, arte; io se vi sento dire una cosa del genere vi infilo un mandolino su per il culo.
Sperando che il concetto sia chiaro, arrivo dunque alle conclusioni.
Io non riesco a vivere così.
Ci sono persone a cui tutto questo piace. Persone che preferiscono essere libere di parcheggiare in terza fila in caso di necessità e sopportare che lo facciano altri, persone che si sentono più libere all'idea di poter fare ritardo ad un appuntamento o che apprezzano la fantasia nel trovare soluzioni ai problemi.
Io vorrei delle certezze. Vorrei dover seguire delle regole universali, anche stupide, che però valgano per tutti e non siano soggette ad interpretazione, alle quali non sia in alcun modo applicabile la fantasia. Sarò arida, sarò banale... ma davvero fatico ad accettare questo modo di vivere. Non ci sarebbe bisogno di aiutarsi a vicenda, se i diritti di tutti venissero rispettati. Quello che è considerato da tutti i miei concittadini come un vanto, l'altruismo, è in realtà l'effetto di una sofferenza comune.
Qui mi sento straniera, come se questa cultura, questo modo di vivere non mi appartenessero minimamente. Mi sembra sempre di essere arrivata a Napoli da una settimana e non di esserci nata; non finisco mai di stupirmi del comportamento dei miei concittadini, nel bene e nel male. So che non è un motivo di vitale importanza, ma vorrei andar via di qui anche per questo.

EDIT: questi due messaggi sono nati da una discussione fatta con la mia amica Francesca. Ci siamo ripromesse di elencare tutte le motivazioni che ci spingono ad andar via per ritrovare un po' della voglia di lottare per questo progetto. QUI trovate il suo interessante post. Notate che lei, pur ritrovandosi l'acqua di mare che le esce dai rubinetti, non rompe i coglioni al prossimo come la sottoscritta. Che volete farci, sono una piaga sociale!

venerdì 21 gennaio 2011

29 Novembre 2010

Vado via perchè... #1
Oggi Monaco è completamente ricoperta di neve. Chissenefrega, direte voi. Il problema è che io, dopo la mia vacanza, ci ho lasciato il cuore, a Monaco. Quando sono stata lì mi è capitato spesso di svegliarmi piangendo all'idea di dover tornare a Napoli. Ed ora che sono tornata a "casa", mi sveglio spesso piangendo all'idea di non essere più a Monaco.
E a me la Germania nemmeno piace!
Come promesso, a Francesca ma soprattutto a me stessa, ecco la lista dei motivi per cui voglio andarmene da Napoli, che ricorda vagamente i "vado/resto" di Saviano e Fazio, con la differenza che io non resterei qui per niente al mondo. D'altra parte, l'ho già scritto una volta: lui è Saviano, io non sono nessuno, lui ha il coraggio di lottare e rimanere, io me ne scappo vigliaccamente in un posto dove non sarò costretta a lottare.
La mia lista si può dividere in due diversi elenchi: i motivi per cui la sopravvivenza stessa, mia e dei miei cari, è a rischio a Napoli e i "capricci", le piccole incompatibilità culturali per cui io non vivo bene qui.
Nell'elenco di cose che non mi permettono di vivere bene qui ci vanno sicuramente l'inquinamento, i rifiuti, la totale disorganizzazione, l'assoluta mancanza di regole.
Prima di tutto, ovviamente, a Napoli sento la mancanza dell'acqua. Acqua calda in inverno, acqua corrente in estate, acqua potabile per cucinare... prima o poi mi ridurrò come Paperone, sul tetto a riempire secchi d'acqua piovana. Anzi, nemmeno quella, visto che Napoli è la città europea col maggior inquinamento da biossido d'azoto, l'agente inquinante responsabile delle piogge acide.
Arrivando dunque all'inquinamento, oltre a quello ufficialmente registrato e denunciato, esiste un inquinamento da rifiuti tossici di cui sono in pochi a parlare. Dal momento che lo smaltimento dei rifiuti è completamente in mano alla camorra, le discariche non sono certo a norma e può capitare facilmente che i palazzi siano costruiti con amianto "riciclato" o che il terreno sia contaminato da metalli pesanti. Non a caso io ho avuto il primo tumore a 13 anni, mentre una mia cara amica ne stava morendo a 18.
Veniamo quindi alla famigerata "emergenza rifiuti". Mi ero ripromessa di non parlarne, ma visto che mi trovo costretta a metterla nell'elenco, ne approfitto per fare una piccola digressione.
A tutti quelli che pensano che Napoli si trovi sepolta dai rifiuti per colpa della sinistra, perchè i napoletani sono sporchi, perchè non sanno gestirsi, perchè sono così stupidi che non sanno portare la spazzatura fino ai bidoni, perchè non capiscono che aprendo una nuova discarica risolverebbero il problema: andate a fanculo. Innanzitutto perchè non avete capito un cazzo, ma anche perchè sparate sentenze senza documentarvi e vi permettete di giudicarci in base a stupidissimi luoghi comuni. Vi auguro di trovarvi nella stessa situazione, di vedere i vostri bambini che muoiono di cancro e leucemia senza nemmeno sapere il perchè, di dovervi chiedere ogni volta che mangiate "quella che ho davanti è sanissima verdura o è veleno?", di dover subire i giudizi di gente stupida come voi, di dover guardare, impotenti, come la criminalità organizzata distrugge le vostre vite e di essere costretti, nonostante tutto, a tirare avanti. Non vi concedo nemmeno il suicidio. Stronzi come voi devono soffrire fino all'ultimo respiro.
Tornando a noi, la spazzatura è uno dei motivi per cui vivere a Napoli è diventato impossibile. Infine, tra i motivi seri per cui vorrei scappare da qui, c'è la completa mancanza di organizzazione. Proprio qualche giorno fa ho avuto una piccola incomprensione linguistica con una mia amica di Asti. Ho usato l'espressione "a mazzo", che evidentemente è dialettale, per dirle che non riesco ad usare il nuovo msn. Bene, credo che in quell'espressione sia espresso perfettamente lo stile di vita partenopeo. Qui, ma penso anche altrove in Italia, "mazzo" vuol dire "culo", che a sua volta è utilizzato come termine per "fortuna" - sarà capitato a tutti dire "che culo!" invece di "che fortuna!". La mia vita va avanti a fortuna; anche Pino Daniele, in una famosissima canzone, diceva "e ognuno aspetta 'a ciorta" (che è un altro termine per destino). Ogni mattina, quando mi sveglio, devo avere la fortuna di trovare l'acqua per lavarmi, devo avere la fortuna di trovare il bus che mi porta all'università, devo avere la fortuna di trovare il prof in aula, devo avere la fortuna di tornare a casa in meno di 3 ore... qui non esiste il diritto, esiste la ciorta. E, a proposito di bus, a Napoli non esistono orari per i bus. Anzi, non esistono proprio i trasporti pubblici. La nuova metropolitana passa una volta ogni 10 minuti, che per gli standard partenopei è un miracolo, ma rispetto ai secondi di attesa di Monaco, Stoccarda o Londra, fa schifo. Comunque non è di questo che mi lamento. Io vivo a 12 km dall'università e devo svegliarmi alle 6.30 per arrivare in aula alle 9. Considerando che, quando faccio proprio tardissimo, esco di casa alle 7.30, impiego più di un'ora e mezza per fare 12 km, con una velocità media di 8 km/h. OTTO! Ma solo perchè mi accompagnano in auto fino alla metropolitana, altrimenti dovrei uscire alle 6.30. Sotto casa mia i pullman passano in media una volta ogni 45 min; in media, perchè mi è capitato di aspettare anche due ore.
Devo avere fortuna per fare una visita medica, perchè l'ultima volta che ci ho provato il dottore è stato chiamato a soccorrere... sua moglie! La poverina, alla quale improvvisamente quanto inspiegabilmente si è spenta la macchina, ha chiesto aiuto al marito, il quale ha ritenuto giusto abbandonare i suoi pazienti in attesa (che avevano già pagato il ticket e si erano fatti mesi di fila per ottenere quella visita) con la scusa delle "urgenti visite a domicilio".
Devo aver fortuna quando mi reco ad un ufficio pubblico, perchè gli orari sono a discrezione dell'impiegato e può capitare che lui non abbia poi tanta voglia di lavorare e ti lasci morire in attesa.
Devo aver fortuna dopo la morte, perchè se non ho parenti che mi portano i fiori, il mio corpo viene buttato in una discarica da gente che poi si rivende il loculo. Sì, a Napoli devi essere fortunato anche da morto.
Per farla breve, io non ho diritti. Non ho diritto al lavoro, alla casa, alla salute. Qui si vive di favori e fortuna e non si hanno certezze. Ed è per questo che voglio andarmene: voglio vivere in un paese dove avere dei diritti e dei doveri, dove le cose funzionano veramente e non bisogna affrontare questo caos anche per le attività più semplici. Voglio un posto in cui far crescere i miei figli senza la paura di vederli morire da un momento all'altro, voglio avere la certezza che, se vengono calpestati i miei diritti, il problema diventa della comunità, e non rimane mio in quanto singolo.
Ecco, questo era il primo dei due elenchi. Al secondo ci penso domani.