Mi sento come se qualcuno mi avesse infilata in un frullatore. Sarà perché è successo tutto troppo in fretta, sarà perché avevo perso le speranze, sarà perché mi sono resa conto che realizzare il più grande sogno della mia vita mi terrorizza e mi affascina in egual misura. Sono curiosa, ansiosa e felice di scoprire di più, di avere una vita tutta mia, di poter prendere le mie decisioni e non dover rendere conto a nessuno, ma, allo stesso tempo, sono spaventata all'idea di lasciare tutto ciò che finora ho definito casa, anche se, in fin dei conti, questa "casa" è una città che detesto, in un paese che mi ha fatto venire lo schifo della vita.
Voglio scoprire se in Svezia sarò di nuovo capace di sognare, di immaginare un futuro per me e per le persone che amo. Per il momento l'Italia mi ha tolto davvero tutto. Ha tolto dignità e speranza ad un'intera generazione, e vorrei poterla cancellare dalla mia vita, bruciare i miei documenti, e rinascere in un altro paese, con un altro nome ed una nuova identità, pronta a riscrivere la mia vita. Purtroppo non si può.
Non potrò mai cancellare i 27 anni di vita italiana, la dura e terrificante istruzione cattolica, la convivenza con la camorra, la sofferenza delle malattie causate dall'inquinamento e dalla "crisi dei rifiuti" (molte di queste malattie mi seguiranno in Svezia, tra l'altro). Questa è stata casa mia, che mi piaccia o no. Per il momento è l'unica casa che ho avuto la possibilità di conoscere, e mi ci sono adattata in qualche modo.
Ora mi sembra di saltare nel vuoto. Dovrò scoprire tutto della città in cui andrò a vivere, crearmi una nuova rete di amicizie, stabilire delle nuove routine, scegliere i miei nuovi piatti preferiti (e abbandonare la mozzarella e la pizza), trovarmi un "posto delle fragole" o almeno un bar accogliente in cui rifugiarmi durante le fredde giornate invernali. E pensare che non ho metà di queste cose nemmeno in Italia, ma non ne sento la mancanza perché qui ci sono le persone che amo. Abbandonarli ora, a due mesi dalle prossime (temo catastrofiche) elezioni, mi sembra ancor più crudele e meschino, come se stessi abbandonando la nave che affonda utilizzando l'unica scialuppa disponibile. E mi sembra quasi di tradirli, se penso che lì altre persone riempiranno la mia vita. Avrò altri vicini, altri amici, altri postini (si spera non idioti come quelli italiani!), altri negozianti da salutare la mattina, altri compagni di viaggio nei bus, altri compagni di scuola di lingue. Mi sembra così strano pensare che tutte queste persone già vivono da qualche parte nel mondo; magari, come me, sono spaventate dalla partenza, oppure stanno penando per avere il loro personnummer, o vivono in paesi così distrutti che a confronto l'Italia è il paradiso. Ci ritroveremo tutti nella stessa aula, per imparare la stessa lingua, e sono sicura che sarà meraviglioso scoprire tante culture e tante storie diverse. Sarebbe tutto entusiasmante ed emozionante, se non lasciassi qui la mia famiglia e il mio fidanzato.
E poi c'è da fare la valigia. Come fare a riassumere 27 anni di vita in 23 kg di roba? I miei vestiti non sono adatti all'inverno svedese, dovrò comprarne di nuovi e lasciare qui quelli vecchi. I miei libri sono davvero troppi per poter essere infilati in valigia, e dovrò solo sperare che la mia famiglia non li tratti troppo male in mia assenza. I biglietti di auguri che ho conservato nel corso degli anni diventano improvvisamente inutili. La tazza per il latte che uso ogni mattina, e che è stata il mio primo tentativo di indipendenza, sarà sostituita da un'altra, già in Svezia ad aspettarmi. I regali del mio fidanzato, che mi circondano e mi fanno sentire in ogni momento la sua presenza accanto, dovranno rimanere qui, e già so che mi sentirò tremendamente sola senza questi piccoli segni d'amore intorno.
Credo che molte delle persone che leggono questo blog siano già passate per questa fase. So bene che, una volta salita sull'aereo (e dopo un disperato pianto liberatorio) tutte queste paure lasceranno spazio alla voglia di scoprire e all'entusiasmo di un nuovo inizio. Per il momento, però, prevale la tristezza. Spero davvero che il mio fidanzato mi raggiunga presto, come ha promesso di fare, ma credo anche che per lui sarà più difficile e sto tentando di rassegnarmi all'idea di rimanere senza di lui per parecchi mesi.
Insomma, come vi dicevo, e come si capisce benissimo dai miei discorsi sconclusionati, mi sento davvero in un frullatore. Troppe emozioni in pochissimo tempo, e una partenza troppo vicina. Ho la sensazione di essere stata spinta in un burrone, e la caduta mi fa paura anche se so che ad aspettarmi c'è un morbido materasso.
Dopo due anni, il titolo di questo blog non ha più ragione d'essere. Non so se scriverò ancora, se avrò il tempo di farlo, se avrò voglia di dire qualcosa o sarò così perfettamente felice (o così disperatamente depressa) da non sentire il bisogno di parlare. Mi rendo conto che certe emozioni sono davvero difficili da descrivere, e ancor di più da capire, se non si sono provate in prima persona. Per il momento si chiude un capitolo importante, e quel "se solo fosse la Svezia" diventerà presto un "adesso sì che è la Svezia".
E chissà cosa ci sarà ad attendermi, in Svezia.