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venerdì 13 aprile 2012

Io sono un asino, tu sei un coglione.

Qualche tempo fa ho copiato sul blog un passo del libro "messaggio per un'aquila che si crede un pollo" dove, in sostanza, l'autore sostiene che è stupido sentirsi orgogliosi di cose per le quali non abbiamo merito, mentre è bello e liberatorio ammettere i propri limiti. Io sono un asino, tu sei un asino, diceva, contrapponendolo all'affermazione io sono ok, tu sei ok. Oggi, partendo da questo spunto, vorrei scrivere tre cose.
La prima si rivolge a tutti quelli (fortunatamente pochi) che, passando per questo blog, lasciano commenti del tipo "tu non capisci quanto sia meravigliosa l'Italia rispetto alla Svezia". Provate, per favore, ad azionare il vostro neurone solitario, se nel corso degli anni vi è sopravvissuto, prima di lasciare qualsiasi commento. Io non ho mai scritto che l'Italia fa schifo e che la Svezia è il paradiso. Io ho riportato storie e fatti realmente accaduti e documentabili. Dal momento che vivo in Italia, è ovvio e scontato che questi fatti siano avvenuti qui e non in Svezia. Posso chiedervi se, secondo voi, in Svezia potrebbero accadere queste stesse cose, ma mi limito a questo. Evidentemente qualcuno di voi ha la coda di paglia e si sente chiamato in causa in un paragone che, semplicemente, non c'è. Perché se chiedo "questa determinata cosa sarebbe possibile in Svezia?" mi sento rispondere "eh, tu non capisci quant'è bella l'Italia!"? Che c'entra? Precisamente, quand'è che ho detto che l'Italia è brutta? Io, poi, vivo in quella che considero la città più bella del paese e ne sono orgogliosa; questo, forse, cambia lo stato pietoso della nostra economia o della nostra politica? Recentemente ho ricevuto un commento, ovviamente anonimo (chissà perché 'sti geni non firmano mai i loro pensieri), in cui c'era scritto "beata te che pensi che all'estero ci siano tante opportunità", o qualcosa del genere. Come gli ho risposto, io non penso che all'estero le condizioni di vita siano migliori; io penso che la Svezia offra più opportunità dell'Italia. Estero è anche Grecia, ad esempio, e non mi sembra che i greci se la passino meglio degli italiani in questo periodo. Tra l'altro, più opportunità non vuol dire tutte le opportunità del mondo. Ci sarà la disoccupazione anche in Svezia, ovviamente, solo che gli svedesi vivono meglio degli italiani ed hanno più possibilità di noi. Se solo certa gente accettasse il fastidioso rumore dei neuroni in movimento e azionasse il cervello prima di scrivere, io potrei risparmiarmi certe precisazioni. Ma, come sappiamo, la madre dei cretini è sempre incinta, e statisticamente sarò costretta ad incontrarne una marea nella mia vita, anche sul web. Tra l'altro mi (e vi) chiedo: perché vi sentite così offesi da questo paragone? Se scrivo che qualcosa, in Italia, non va, subito correte a scrivermi che in Svezia non si sta meglio, che fa freddo, che la lingua è difficile, che le persone sono antipatiche. Perché vi sentite così inferiori da dover specificare continuamente che gli svedesi non sono poi così bravi, buoni e belli? Perché volete prendervi meriti che non avete, citando l'arte e la cultura italiane (come se l'arte e la cultura vi avessero mai sfiorati, brutta razza di analfabeti!)? Avete forse scritto libri, elaborato teorie filosofiche, portato avanti rivoluzioni o dipinto affreschi degni di nota? No? Allora non potete permettervi di parlare, perché non avete fatto assolutamente nulla per rendere grande questo paese. Che meriti avete se l'Italia è un paese così culturalmente ricco? Dal momento che girate per blog dedicati alla Svezia, forse nemmeno ci vivete, in Italia. Gli svedesi, al contrario, non avranno poi tanti antenati illustri, ma lavorano attivamente per rendere il loro paese un posto migliore e per garantire anche a voi (e a me, ovvio) un lavoro e delle condizioni di vita accettabili. Non saranno pittori, poeti, artisti, ma hanno fatto delle scelte politiche più intelligenti delle nostre. Negare ciò, a dispetto di ogni evidenza, è semplicemente ridicolo. Perché negate anche i fatti in nome di questo assurdo confronto? Vi sentite davvero tanto uno schifo da avere l'urgenza di specificare, ad ogni occasione possibile, che in fondo non siete proprio delle merde, ma c'è chi sta peggio? E volete proprio affermare questa presunta superiorità con paragoni politici e culturali improbabili? Io ve lo dico da amica: non ci fate comunque una grande figura. A volte la scelta migliore è il silenzio.
I paragoni improbabili mi portano al secondo punto del mio discorso: in questi giorni mi è capitato di leggere (ancora) insulti nei confronti dei napoletani. Ecco, io non spreco il mio tempo a discutere della superiorità dei napoletani sulla gente che scrive certi insulti, soprattutto perché sarebbe tempo perso e fiato sprecato. A differenza di alcune persone, io sono consapevole della mia superiorità e non sento il bisogno di ribadirla. Però una cosa va detta: insultare qualcuno in base alla nazionalità, al credo religioso o al colore della pelle è razzismo. Io non ho meriti se Napoli è una delle città più belle del mondo, né ho colpe se la camorra la sta distruggendo. Come dicevo all'inizio, io sono un asino. Ma tu, caro il mio coglione, sei un razzista di merda e né la tua nazionalità, né il colore della tua pelle, né dio in persona potranno salvarti dal baratro in cui sei caduto.
Infine, a proposito di essere orgogliosi del proprio paese, in questi giorni Napoli è ancor più bella del solito, grazie all'intervento di Giggino (sì, con due g) e all'America's Cup. Dopo tanti anni, finalmente la mia città è sotto i riflettori del mondo per qualcosa di bello, e il mondo non può far altro che ammirare il suo splendore. Non mi interessa se alcuni lavori sono stati fatti in modo frettoloso; non c'è bisogno di fare tanto, Napoli è stupenda di suo e nemmeno decenni di spazzatura sono riusciti a cancellare tutta l'arte, la storia e la cultura che permeano ogni pietra dei suoi palazzi storici. Bastava fare un po' di pulizia, lucidare qualcosina, ed ecco che è tornata a brillare. Ne sono orgogliosa, sì, e a giusta ragione: a differenza di gente che parla e basta, io ho agito. Ho votato. E, a quanto pare, ho fatto la scelta giusta. Che Napoli stia finalmente risorgendo è merito del sindaco come di tutti quelli che l'hanno votato; ma, soprattutto, è merito di quelle migliaia di napoletani che ogni giorno lavorano affinché la loro città sia un posto migliore in cui vivere, sia attraverso gesti eclatanti, come la lotta alla camorra, che attraverso le piccole cose della quotidianità, come la raccolta differenziata. Imparate, voi che esaltate tanto l'Italia e criticate la Svezia, e siete la rovina di entrambi i paesi.

EDIT: provate un po' a vedere qual è la città più bella dell'Europa occidentale. ;)

martedì 6 marzo 2012

A chi affidiamo i nostri bambini?

L'altra sera, chiacchierando del progetto emigrazione con la famiglia del mio fidanzato, scherzavamo confrontando aspetti più o meno divertenti della Svezia e dell'Italia. Sempre scherzando, una mia cognata conclude dicendo "mi avete convinta! Vengo con voi e... uhm... faccio la maestra d'asilo!". Giusto per distruggerle anche il sogno, le ho detto che le maestre, in Svezia, devono essere laureate, seguire corsi d'aggiornamento, aver studiato determinate materie, ecc. Ok, scherzava, ma a me piace sottolineare che nessuno potrà seguirmi fin lì. Non ho mica scelto di trasferirmi a 2000 km di distanza per ritrovarmi i parenti a cena la domenica?!? Tornando a noi, la sua frase mi ha fatto riflettere sul fatto che, fino a poco tempo fa, fare la maestra o la professoressa era un ripiego per chi non era riuscito a trovare proprio nient'altro. E se per insegnare all'università bisogna avere almeno una minima conoscenza della materia (minima davvero, ve l'assicuro), già al liceo si possono incontrare soggetti che discutono del grande fratello piuttosto che di letteratura italiana e di tette rifatte piuttosto che d'inglese. Esperienza personale. E sono stata fortunata, perché ho fatto il classico; agli studenti degli istituti tecnici va molto peggio. Chi vuole il diploma "finito" non ha intenzione di andare all'università, quindi perché sprecare tempo nel tentativo di insegnar loro qualcosa? Sono falliti in partenza, il loro destino è scritto già dai 13 anni. Nessun professore perderà mai il suo tempo nel tentativo di insegnare qualcosa ad un futuro meccanico, o ad una sarta, o ad un idraulico. Ditemi voi dove mai s'è visto un carrozziere appassionato di letteratura! Suppongo sia per mantenere un certo ordine sociale: un po' come nel medioevo, il figlio del contadino deve fare il contadino, il figlio del medico farà il medico. Accendere in un ragazzo povero la scintilla della conoscenza equivarrebbe ad appiccare un incendio nella prossima generazione. Soprattutto in un quartiere come il mio, il morto di fame deve rimanere tale, la camorra ha bisogno di manodopera. Così mettiamo pure i primi idioti che capitano ad insegnare nelle scuole di questa città, distruggiamo il lavoro dei maestri di strada, ostacoliamo i volontari che si fanno un cuore così per riuscire a far arrivare quanti più ragazzi possibile almeno alla fine delle medie.
Quello che mi preoccupa di più, però, è il criterio con cui vengono scelti i maestri e le maestre delle elementari. Se alle medie e alle superiori si possono insegnare cose banali ed evidentemente inutili come la coscienza civica e il rispetto delle leggi, alle elementari si forma l'essere umano nella sua completezza. Si impara ad interagire col prossimo, a creare quell'equilibrio che, da adulti, è la base della società; per farla breve, si impara a vivere. E noi cosa facciamo? Diamo quei bambini in pasto a maestre incompetenti, a suore violente, a bidelli pedofili, a "nonni civici" già condannati per spaccio di droga. Nessuno lo trova strano, nessuno si indigna, nessuno cerca di proteggere i bambini. Se non vogliamo farlo per loro, dovremmo almeno farlo per noi stessi: la generazione che ora gattona negli asili sarà quella che ci governerà quando saremo vecchi. Quale futuro ci stiamo costruendo?

mercoledì 15 febbraio 2012

Il parco dell'amore

Non so se ringraziare sempre e comunque il grande Giggino per questa genialata, o se il merito sia di qualcun altro. Fatto sta che proprio nel mio quartiere nascerà il "parco dell'amore", un parcheggio a pagamento, custodito, dove le coppiette potranno dedicarsi alla più salutare delle attività fisiche. Ora, senza voler fare i moralisti, chi di voi non è stato costretto ad usare la macchina per fare sesso? Diciamoci la verità, è un rischio. Soprattutto in un quartiere come il mio, dove possono decidere di spararti per niente. Ho visto macchine bloccate nei modi più impensabili pur di poter rapinare i poveri ragazzi di turno. Anche perché, ovviamente, a parcheggiarsi nelle piazzole di sosta e nei punti meno illuminati e più pericolosi del quartiere non sono le coppie sposate, ma tutti quei ragazzini che devono far credere a mamma e papà di voler arrivare vergini al matrimonio. Sotto casa mia c'è un grande parcheggio (che la sera serve a questo, mica a parcheggiare...) dove spesso vedo coppiette che tentano di appartarsi, tra l'altro con scarsi risultati. Personalmente trovo assurdo che, nel 2012, ci sia gente costretta a nascondersi per fare sesso, ma capisco anche che, con le famiglie numerose che ci ritroviamo qui al sud, possa essere difficile avere la casa libera. E in un quartiere povero e sfigato come il mio, chi volete che abbia i soldi per permettersi l'albergo ad ore? Ok, va bene, il camorrista del palazzo di fronte al mio ce li ha, visto che ha speso 10.000 euro in fuochi d'artificio per capodanno. Ma non sottilizziamo. Qui i soldi se li ritrova solo certa gente.
C'è chi ha obiettato che ci sarebbero cose più importanti da fare di un parcheggio a pagamento per coppiette. Sì, è vero. Ci sarebbero una marea di cose più importanti. Stiamo annegando nelle cose più importanti. Ci moriremo, suppongo, visto che la strada dove abito se ne sta crollando palazzo dopo palazzo. Però mi sembra anche giusto partire dalle piccole cose. Non ci sono i soldi, e lo capisco, per una riqualificazione in grande stile del quartiere. Credo che non ci sia nemmeno la volontà di farlo. Se possiamo iniziare dalle piccole cose, perché no? Se c'è la possibilità di fare un parcheggio e nient'altro, perché dovremmo rinunciare anche a questo? Barra, San Giovanni e Ponticelli sono dei posti squallidi e disastrati oltre ogni immaginazione. Per riqualificare dei quartieri del genere bisognerebbe raderli al suolo e ricostruirli da zero. Per non parlare del fatto che hanno una presenza di camorristi che dovrebbe essere seconda solo a quella dei quartieri spagnoli. Dovrei essere una brava bambina, fiduciosa nel futuro, ma vivere qui mi ha portata a pensare che esista un'unica soluzione, e perdonatemi se esagero e generalizzo: lo sterminio di massa! Quando anche i bambini di 7 anni sanno maneggiare un coltello abbastanza bene da poterti tagliare la gola (e in una scuola privata, circondati da suore, sono anche liberi di farlo solo perché figli di...) non vedo nessuna speranza per il futuro. E allora datemi 'sto benedetto parco dell'amore, senza rompere tanto i cog***ni, mi accontento delle briciole in attesa di una vita normale, lontana dall'Italia.

Comunicazione di servizio: ho aperto un nuovo blog, tutto tutto dedicato alla cucina, in particolare ai dolci, in particolare senza glutine. Chi volesse seguirmi mi troverà qui http://tuttequanteletorte.blogspot.com/. La prima ricetta è in arrivo.

venerdì 4 novembre 2011

Documentarsi no, eh?

Ho appena finito di vedere la nuova trasmissione di Santoro, servizio pubblico. Non che Santoro mi stia tanto simpatico, a onor del vero, ma tra gli ospiti c'era anche De Magistris e  lui sì che mi interessava. Volevo sentire cosa aveva da dire l'uomo che in quattro mesi è riuscito a ripulire Napoli dai rifiuti senza aprire nuove discariche o approvare la costruzione di altri inutili e pericolosi inceneritori, l'uomo che ha trasformato il centro storico in una colossale zona a traffico limitato e che per primo ha deciso di rendere concrete le promesse del referendum trasformando l'ARIN in Acqua Bene Comune, "una azienda speciale a carattere totalmente pubblico".
Mah... la trasmissione mi sembrava molto retorica e poco concreta, gli interventi di De Magistris erano troppo brevi per riuscire a portare avanti un discorso e le poche volte che è stato detto qualcosa di più interessante mi è saltata la connessione. Alla fine, proprio in chiusura, una tale Costamagna (che ammetto di non conoscere affatto) ha chiesto al mio sindaco di rispondere a tre domande: se dopo essere stato eletto sindaco si fosse dimesso dall'incarico di parlamentare europeo, perché si è avvalso dell'immunità parlamentare per delle cause non meglio specificate e come mai risulti essere tra gli europarlamentari meno presenti in parlamento. La tizia cita anche la fonte di queste notizie, votewatch. Ciò che la tizia non dice, però, è che la sua fonte è wikipedia, perché se si fosse presa la briga di informarsi un tantinello di più (e magari di dare uno sguardo al sito che continua a citare manco fosse la bibbia) saprebbe che:

- a citare Luigi De Magistris per diffamazione è stato mastella. C'è bisogno di aggiungere altro? No! Però io lo aggiungo lo stesso. Il parlamento europeo ha stabilito, con larga maggioranza, che il ricorso all'immunità è più che legittimo, in quanto "in una società democratica, è inaccettabile che attraverso un procedimento giudiziario si cerchi di impedire ai parlamentari di esprimere le proprie opinioni su questioni di legittimo interesse pubblico e di criticare i propri avversari politici";
- dopo la sua nomina a sindaco di Napoli, da settembre Luigi De Magistris è stato "sostituito dal nuovo europarlamentare Andrea Zanoni, a causa dell'incompatibilità della carica di sindaco con quella di europarlamentare";
- infine, dando una veloce sbirciatina al sito che la tizia continuava a chiamare in causa (e che dopo le sue dichiarazioni è stato preso d'assalto, tanto che ho dovuto aspettare per riuscire a collegarmici) è subito risultato evidente che De Magistris non risulta nell'elenco degli europarlamentari. Se anche lei si fosse presa la briga di controllare la fonte, avrebbe scoperto che il mio sindaco non risulta nell'elenco perché è segnalato come "inactive". Se poi si cerca proprio bene, si scopre la sua bella scheda, con tutti i dati che lo riguardano, comprese le presenze in parlamento. Wikipedia ha ragione, è stato presente 77 giorni su 113, che corrisponde ad una percentuale del 68,14%. Le statistiche degli altri europarlamentari, però, sono calcolate su 130 giorni. Io non sono molto brava in matematica, ma per logica arrivo a capire che il numero di giorni influisce sul calcolo della percentuale.
Dunque, concludendo, il mio sindaco dev'essere davvero un santo, se arrivano ad inventarsi certe accuse assurde pur di metterlo in cattiva luce. Tra l'altro lo fanno anche malissimo. Sarebbe bastato un quarto d'ora di ricerche per evitare queste stupidissime domande e risparmiare a questa tipa una magra figura. Evidentemente non sono riusciti a trovare nemmeno una multicina non pagata nel suo passato e davvero non sanno cosa inventarsi. Come potete vedere, io sono riuscita a trovare più dati di lei, e da fonti molto più autorevoli di wikipedia, anche se mi chiedo in quanti siano andati a cercare conferma su internet invece di bersi passivamente le bugie della tizia. Triste posto l'Italia, se anche le trasmissioni "alternative" ricorrono a certi mezzucci. Io, intanto, mi faccio forza al pensiero che presto me ne andrò in Svezia e di certi "giornalisti" non sentirò mai più parlare.

martedì 25 ottobre 2011

Non c'è limite allo schifo

Ci sono giorni che nascono di mer... NO! Mi ero ripromessa di non essere volgare.
Ci sono giorni che iniziano non proprio benissimo. Ecco, meglio.
Giorni che ti svegli all'alba solo per scoprire che ti hanno staccato l'acqua e, di conseguenza, non puoi fare nessuna delle mille cose che avevi in lista e che, guarda caso, necessitavano tutte dell'acqua.
Giorni che passi cercando di studiare senza riuscire a concentrarti per 5 minuti di fila, perchè la tua vicina ha deciso di trapanare.
Giorni che, se telefoni all'acquedotto, ti rispondono che stanno migliorando la rete idrica, e tu vorresti tanto rispondergli che sono due anni che "migliorano", e intanto inizia un nuovo inverno senza acqua calda.
Giorni che, per puro masochismo, rileggi le vecchie mail e trovi un veloce scambio di battute con una tipa isterica, che è capace di farti saltare i nervi anche dopo anni.
Giorni, insomma, che ti fanno girare le pale come elicotteri (e apprezzate lo sforzo sovrumano nel mettere una sola "l").
E poi, quando pensi di aver toccato il picco massimo d'incazzatura, arriva qualcuno su internet a peggiorare la situazione. In particolare, oggi è stato il turno di un simpatico anonimo che ha paragonato i gay alla spazzatura.
Lo so, lo so, non dovrei meravigliarmi. In fondo vivo in un paese che mi ha dato più di una volta prova di enorme inciviltà, un paese di cui ormai tutto il mondo ride, un paese schifosamente sessista, un paese in cui gli immigrati vengono buttati giù dalle balconate. Eppure mi illudo sempre che si tratti di rari, isolati casi, a cui viene fatta troppa pubblicità. Un po' come succede qui a Napoli, dove per una decina di delinquenti siamo considerati tutti camorristi. Voglio sperare che per ogni sindaco di Roma che allontana i bambini rom dalle scuole, ci siamo 100 maestre come quelle napoletane, che vanno a riprenderli dalle strade, ma che il primo faccia più notizia delle altre.
E poi leggo certe frasi, e davvero la speranza prende un volo di sola andata per la Svezia.
Che ci siano stron... ops! decerebrati capaci di pensare certe assurdità lo sapevo già, ma fa sempre male ricordarlo. Sembra che queste persone non riescano a fare a meno di etichettare l'umanità e di classificarla in base a stupidi luoghi comuni, a pregiudizi, a schifosissime idee razziste. E così ecco il napoletano, l'immigrato, il negro, il frocio, il terrone, il puttaniere (che però è un grand'uomo!), e così via. Il fatto che un immigrato possa essere un medico che ha salvato decine di vite è irrilevante, perchè è e rimane un immigrato. Non può essere "altro", non gli è concesso.
Oggi ho imparato che il gay, oltre ad essere frocio, può essere anche spazzatura. Spazzatura! Ma stiamo parlando di un essere umano o cosa? Sono nauseata oltre ogni misura. Sono disgustata da questa persona, che ha lasciato un commento anonimo e non ha avuto nemmeno il coraggio di firmarsi, e disgustata dall'autore del blog che gli ha approvato il commento. Certi esseri mi portano a sperare che ci fosse qualcosa di vero sulla teoria delle diverse razze umane, perchè non riesco ad accettare l'idea di avere qualcosa in comune con loro.
SIETE VOI LA VERA SPAZZATURA!

domenica 16 ottobre 2011

Colpo di stato. Ma che colpo, se lo stato qui non c'è?


Dopo il mio precedente post, sarebbe coerente parlare di ciò che è successo a Roma. Ma cosa posso dire? Bennato cantava "in fila per tre" nel lontano 1974 e, a quanto pare, nulla è cambiato. 
Quindi io torno in fila.
In un paese dove esprimere le proprie opinioni e manifestarle civilmente è non solo inutile, ma perfino dannoso, l'unica cosa che ci è rimasta è soccombere a questo potere perverso e marciare a tempo. 
Però...
Possono insegnarmi che le puttane fanno carriera e le brave ragazze finiscono a chiedere l'elemosina; io morirò di fame piuttosto che adeguarmi.
Possono distruggere la scuola pubblica e far diventare l'istruzione una cosa da ricchi; io leggerò, e leggerò, e leggerò, fino a divorare biblioteche intere, e imparerò nonostante loro
Possono tirar fuori dal cilindro leggi, decreti, condoni, amnistie e trucchetti vari; io saprò comunque distinguere il bene dal male.
Possono farmi credere che il denaro sia l'unica ragione di vita, che l'apparenza sia sostanza, che possedere sia lo scopo; io rimarrò me stessa e vivrò per amare, perchè è questa l'unica vera fonte di felicità.
Possono impedirmi di manifestare e sporcare con la loro violenza tutte le cose in cui credo; non importa. Il mio cuore e la mia mente sapranno sempre da che parte stare.
Possono togliermi il lavoro, i soldi, la casa; io non permetterò a nessuno di togliermi la speranza.
Possono inquinare la televisione, le pubblicità e perfino internet con le loro menzogne; la verità prima o poi uscirà fuori, in qualche modo, ed io sarò lì ad attenderla.
Forse è proprio questo che certa gente non capisce: possono riempirci la testa di menzogne, possono rendere labili e confusi i confini tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra legale e illegale, tra democrazia e dittatura, ma questo non basterà a rendere reali le loro bugie. Il solo fatto che un intero popolo sia convinto di una determinata cosa non rende questa cosa reale, o giusta. 
Io non credo in alcun dio, nè nel destino, eppure ieri mattina è entrato a far parte della mia vita un vero e proprio simbolo di rinascita: proprio mentre guardavo in diretta i primi tentativi di dividere in due il corteo pacifico con auto in fiamme, mi è venuto vicino un bruco. Era... come spiegarlo? Un messaggio? Un chiaro messaggio, sì. Così l'ho poggiato su una foglia d'insalata e infilato in un barattolo, come facevo con le lumache quando ero bambina. 
Se proprio questo paese non può rinascere, che almeno lo faccia lui! Non ho idea di quanto tempo ci vorrà, nè di cosa uscirà dal bozzolo, ma non vedo l'ora di restituirgli la libertà. In questo momento non c'è cosa più bella al mondo, per me, di un animale che nasce piccolo, indifeso, insignificante, costretto a strisciare per metà della sua vita, ma che ha la capacità di mettere le ali e volare via.

martedì 2 agosto 2011

Vendersi la salute mentale a meno di 50 euro al mese.

Se Omero vivesse ai giorni nostri, l'Odissea sarebbe tutta telefonica. E nemmeno Ulisse in persona riuscirebbe a spuntarla contro i call center.
L'inferno me l'immagino così: eterne attese al telefono, consapevoli di star buttando i vostri soldi, ascoltando musichette sconnesse ad un volume improponibile.
Ore 12.20. Il mio fidanzato decide di farsi una doccia. Io, per occupare il tempo, ho la geniale idea di telefonare al servizio clienti infostrada per risolvere il problema di connessione che mi fa saltare i nervi ormai da mesi. Già la mia linea internet faceva più schifo che pena mesi fa, ma da poche settimane al danno si aggiunge la beffa: una di quelle merdine di operatori, di cui tanto desidero la morte quando mi mettono in attesa, ci ha proposto il passaggio alla "20 mega", una roba che avrebbe dovuto portare la velocità della mia connessione da modem 56k a ben (udite, udite!) un intero mega di velocità.
Cioè, il paradiso.
Il tutto alla modica cifra di 5 euro al mese. Il che, pensavamo noi, è un furto. Perchè era chiaro ed evidente che la connessione aveva dei problemi per spingerci ad accettare questa strabiliante, mirabolante, miracolosa offerta che avrebbe risolto tutti gli intoppi nella vecchia connessione. E tutto ciò, lo ripeto, a soli 5 euro al mese!
Vabbè, decidiamo di accettare il ricatto e paghiamo questi soldini per riscattare una connessione decente. Invece... la connessione continua a cadere, io non riesco nemmeno a controllare la posta e per inserire un messaggio in questo blog ci metto mezz'ora a scriverlo e un'ora per inviarlo. Non parliamo poi dei commenti. Per quelli ci si mette pure internet explorer che mi blocca l'account google e devo fare tutto in anonimo.
Ma torniamo a noi.
Ore 12.20, dicevamo.
Prima telefonata.
VENTI MINUTI DI ATTESA.
Parlo con l'operatore, il quale, in effetti, riconosce che c'è un problema.
MA.
Ma non si può risolvere il problema occupando la linea telefonica fissa. Devo quindi richiamare da un cellulare. L'infostrada, però, pensa ai suoi clienti con amore e dedizione, quindi per chi ha già subito venti minuti di musichetta c'è una linea riservata. Registrano il mio numero di cellulare per darmi la priorità alla telefonata successiva. Ohibò! Ma tu guarda che cari ragazzi! Quindi attacco, stacco tutti i telefoni dalle prese e richiamo col cellulare. C'è da dire che, mentre dal telefono fisso la chiamata è gratuita, dal cellulare pago. E tanto anche.
Ore 13.00.
Seconda telefonata.
La vocina registrata mi dice che, grazie alla mia precedente prenotazione, verrò messa subito in contatto con un tecnico per l'adsl.
VENTIDUE MINUTI DI ATTESA.
A PAGAMENTO.
E, alla fine, hanno interrotto la chiamata senza nemmeno rispondermi.
Intanto il mio fidanzato aveva finito la doccia, lavato i piatti e preparato il pranzo.
Ore 13.30.
Terza telefonata.
Riprovo dal fisso.
Dopo altri DIECI MINUTI di attesa, mi risponde uno che, evidentemente, pensava di parlare con una cretina.
- Salve, io ho già telefonato prima. Ho fatto in tutto 52  minuti di attesa e la prenotazione non è servita a niente, visto che il tecnico non ha nemmeno risposto. Mi dice cosa dovrei fare?
- Signora, la linea funziona.
- E invece no. Mi dica, dopo 52 minuti di attesa, potrei parlare con qualcuno in grado di risolvermi il problema?
- Signora, il servizio prenotazioni funziona. Ci dev'essere stato un errore tecnico. Comunque la linea funziona bene. Sarà il modem ad avere qualche problema.
- Le garantisco che non è così. Io non ci capisco niente, ma ho un fidanzato piuttosto preparato in materia e tutto, dal modem al pc, funziona alla perfezione. La colpa di questi problemi è vostra.
- Signora, ma la linea funziona. E anche il servizio prenotazioni. Facciamo così, registri il suo numero e riprovi a chiamare col cellulare.
- Ho già fatto 22 minuti di telefonata A PAGAMENTO col cellulare, adesso LEI mi risolve il problema.
...
Voce registrata.
La preghiamo di inserire il numero dal quale intende richiamarci per ottenere un accesso privilegiato al nostro servizio clienti. Ciò le permetterà di evitare inutili attese.
Digito il numero.
Il suo numero NON è stato registrato. Arrivederci.
Insomma, nemmeno a dire "provi a digitare nuovamente il numero che qui siamo così coglioni che manco questo ci funziona". NO! Il mio numero NON è stato registrato, quindi possono far cadere la linea perchè, tanto, se non sono capaci di prenotarmi una chiamata, figuriamoci di risolvermi un problema di adsl! Ma io il numero l'avevo registrato già prima, quindi riprovo un'altra volta col cellulare.
Ore 13.45.
Quarta telefonata.
Una vocina simpatica mi ricorda di nuovo che, grazie alla mia prenotazione, ho diritto a saltare la fila e parlare direttamente con l'operatore.
DODICI MINUTI DI ATTESA.
Il pranzo è pronto e il mio ragazzo vaga per la casa come un'anima in pena alla ricerca di qualcosa da fare.
Appena, miracolosamente, la musichetta smette di sfondarmi il timpano, gli passo il cellulare pensando che stesse per rispondere l'operatore. Questo nell'evenienza che risponda un altro operatore coglione che insiste nel sostenere che la mia linea va benissimo; io non sapevo cosa rispondergli, ma lui sicuramente sarebbe riuscito a spiegargli tutte le schifezze tecniche del caso.
MA.
Il cellulare rimane in silenzio per altri cinque minuti, poi cade la linea.
Quindi, per il momento, sto a:
QUATTRO TELEFONATE
SESSANTAQUATTRO MINUTI DI ATTESA
NOVANTADUE EURO A BOLLETTA
il tutto senza risolvere minumamente alcun problema e senza avere NIENTE di ciò che è previsto dal mio contratto.
E ora, ditemi, anche in Svezia funziona così?

martedì 26 aprile 2011

Benvenuti a casa mia

La mia geniale amica Francesca ha modificato lo sfondo del mio blog. Erano mesi che volevo farlo, la rosa era bellissima ma non rispecchiava affatto il mio carattere. Per questo splendido lavoro non mi sembrava abbastanza ringraziarla privatamente su internet, così lo faccio pubblicamente, e a caratteri cubitali, su questo blog.
GRAZIE FRANCESCA!
Ognuno di noi ha un'immagine speciale dentro, qualcosa che fa parte di noi, che ci ricorda un momento bello, che riflette il nostro modo di vivere, la nostra personalissima filosofia...
Io adoro la pioggia.
Quando la gente apre gli ombrelli è costretta a mantenere una certa distanza. Non ci si ferma per strada a chiacchierare. Non si perde tempo in shopping e passeggiate romantiche. Non si esce se non si è costretti. E così perfino una città caotica come Napoli diventa più silenziosa, le strade si svuotano, le vaiasse non urlano da vicolo a vicolo, i teppistelli non escono dai loro bassi, e la cosa peggiore che può capitarmi è ritrovarmi bloccata nel traffico in bus. Ma anche a quello c'è rimedio: basta alzare la voce del lettore mp3. E poi, quando piove, nemmeno i vecchietti in pullman hanno voglia di parlare.
L'immagine che fa da sfondo a questa pioggia virtuale rappresenta tutto ciò che c'è di negativo nella mia vita. Signore e signori, benvenuti nel mio quartiere.
Su internet bisognerebbe fare attenzione a dare il proprio indirizzo (e non è che quelle case ce l'abbiano scritto sopra), ma io non mi preoccupo più di tanto: innanzitutto non abito proprio in quei casermoni, quindi scrivervi che vivo nel raggio di 500 mt dal cosiddetto bronx  non vi sarebbe di nessun aiuto; più di tutto, però, mi fa sentire sicura il fatto che qualsiasi non-napoletano non uscirebbe vivo da quei mostri di cemento. Non è un'esagerazione, prendetemi pure alla lettera. Se non ci sei nato, non puoi entrare in certi posti.
Credo che siano stati costruiti per abituare gli abitanti a vivere rinchiusi in qualcosa di molto simile ad un carcere; il passaggio a Poggioreale  (praticamente obbligatorio, se vivi lì) è una promozione sociale.
Mi piaceva tantissimo l'idea di usare un'immagine così brutta e squallida unendola a qualcosa che mi fa sentire bene. Fonde il meglio e il peggio della mia personalità e rispecchia la mia anima, nel vero senso della parola. L'immagine sfocata, poi, mi fa sognare una bella pioggia acida capace di liquefare tutto questo orrore.
Ma forse ora sto chiedendo troppo.

sabato 15 gennaio 2011

Paola vs Cache cache: 1-0

Come volevasi dimostrare, quando ho telefonato al negozio di cui ho parlato nel post precedente, una gentilissima commessa mi ha detto che non ci sono più problemi a cambiare il vestito e la maglietta rotti.
Ma va? Non me lo sarei mai aspettato.
Possibile che abbia dovuto chiamare la polizia per farmi cambiare una maglietta? Insomma, qui se non sei bravo ad urlare, se non hai santi in paradiso o parenti in prigione, se ti presenti con una legge e non con una pistola, non sei degno di attenzione e puoi tranquillamente morire schiacciato da chi, invece, in prigione c'è stato. O, almeno, vi ha fatto un istruttivo giro per imparare il mestiere. Non che la commessa in questione fosse necessariamente camorrista o parente di, ma la mentalità è quella e l'atteggiamento pure. Ed io mi sono stancata di sopportare l'arroganza di certa gente!