In questi giorni, un po' a causa dell'università, un po' per colpa degli ormoni, provo il profondo desiderio di spaccare la faccia a qualcuno. Ieri, ad esempio, sono rimasta bloccata a letto a causa di due colossali bolle piene di sangue sotto la pianta dei piedi. Dato che ancora non ho imparato a volare, speravo che mio fratello mi aiutasse un pochino. Non dico molto, mi bastava che preparasse un banalissimo piatto di pasta per mio padre. Invece ho dovuto cucinare io, e non vi dico il caos che ho trovato in giro per casa. Poi è arrivata Halyna, la cara, dolce, gentile e premurosa signora che si occupa di farmi da madre adottiva e che ogni mese cerca di convincermi a fare qualcosa; qualche tempo fa ha provato a convertirmi, adesso cerca di convincermi ad avere una migliore vita sociale. Ho provato a spiegarle che la mia vita sociale mi va benissimo così, che io sono felice, che comunque ho già dei genitori che si preoccupano per me e non mi servono le sue lezioni di vita, che è un problema suo e non mio, ho perfino provato a mettermi a giocare al pc e non degnarla nemmeno di uno sguardo. Niente. Si è fermata solo quando è tornata mia madre e si è accorta di aver sprecato un'ora e mezza del tempo che avrebbe dovuto passare a lavorare. A me dispiace dirle chiaramente vaffanculo, ma prima o poi ci arriverò. Anche se da quel che scrivo sul blog non si direbbe, io di solito ci mando solo quell'idiota di mio fratello.
E poi ci si mettono le visite mediche. In ordine, questo mese mi toccano: la visita dal dermatologo, dal senologo (nemmeno sapevo che esistesse, prima di trovarmi costretta a correre da lui), dal medico curante, le analisi del sangue, la risonanza al cervello (e speriamo bene) e poi un'ultimo giro dall'endocrinologo.
Sabato è il mio compleanno. Non sarà dei migliori, ma nemmeno il peggiore. Quando mi sento scoraggiata cerco sempre di ricordare che il giorno del mio 25° compleanno il mio palazzo stava crollando ed io rischiavo di perdere la casa e tutto ciò che c'era dentro.
Oggi sarebbe anche la festa della donna. Io non sono affatto d'accordo con 'sta cosa, a partire dal nome: che razza di "festa" è, se serve a ricordarci quanto stiamo da schifo noi donne? Però, cavoli, pure intasare blog e facebook con messaggi di protesta mi sembra un tantinello esagerato. Sembra che il contrario di "festeggiare" sia diventato "protestare", e quindi passiamo da un estremo all'altro. Relax, take it easy, ché tanto il mondo non cambia se ti limiti ad aggiornare lo stato su FB.
Infine, leggo su un blog che in Italia si sta bene, e non posso fare a meno di pensare alla chiacchierata con la mia amica Sana, che ora si sta godendo la Svezia. Parlando di crisi, e di come accorgersi se anche in Svezia è arrivata, le ho chiesto se lì i negozi sono vuoti, se fanno sconti spaventosi pur di vendere, se esistono le mini porzioni di carne, se la gente pesa la frutta al grammo e se al supermercato riempie i carrelli di marche strane e sconosciute pur di risparmiare, se i negozianti comprano la metà della merce e comunque non riescono a venderla tutta, se anche gli studenti e i ragazzini possono permettersi la colazione al bar. Perché qui, ormai, va così. Vado a fare la spesa in un grande centro commerciale ogni sabato e i negozi della galleria sono sempre e comunque deserti. Perfino Carpisa e Piazza Italia, dopo il fallimento dei saldi, sono stati costretti a svendere tutto a 5 euro. E l'Auchan ha inventato il "pronto per uno", che è l'unico modo per vendere carne, visto che le porzioni formato famiglia non se le comprava più nessuno. A questo punto dovrei avvertire l'idiota di quel blog che, forse, tanto bene questo paese non sta.
Sarà l'aria che tira, sarà che sono ancora bloccata a letto, sarà quella stramaledettissima università, sarà che sono stata costretta a rimandare la prima visita perché non posso camminare, e dovrò aspettare il mese prossimo per farla (e intanto tenermi il dolore!), sarà che la data della risonanza si avvicina, sarà quel che sarà, oggi sto incazzata col mondo!
Il "meteo dell'umore", il mio nuovo oroscopo personalizzato su FB, oggi mi consiglia di tacere. Avrà ragione? Che faccio? E vabbuò, famm sta zitt a me!
giovedì 8 marzo 2012
martedì 6 marzo 2012
A chi affidiamo i nostri bambini?
L'altra sera, chiacchierando del progetto emigrazione con la famiglia del mio fidanzato, scherzavamo confrontando aspetti più o meno divertenti della Svezia e dell'Italia. Sempre scherzando, una mia cognata conclude dicendo "mi avete convinta! Vengo con voi e... uhm... faccio la maestra d'asilo!". Giusto per distruggerle anche il sogno, le ho detto che le maestre, in Svezia, devono essere laureate, seguire corsi d'aggiornamento, aver studiato determinate materie, ecc. Ok, scherzava, ma a me piace sottolineare che nessuno potrà seguirmi fin lì. Non ho mica scelto di trasferirmi a 2000 km di distanza per ritrovarmi i parenti a cena la domenica?!? Tornando a noi, la sua frase mi ha fatto riflettere sul fatto che, fino a poco tempo fa, fare la maestra o la professoressa era un ripiego per chi non era riuscito a trovare proprio nient'altro. E se per insegnare all'università bisogna avere almeno una minima conoscenza della materia (minima davvero, ve l'assicuro), già al liceo si possono incontrare soggetti che discutono del grande fratello piuttosto che di letteratura italiana e di tette rifatte piuttosto che d'inglese. Esperienza personale. E sono stata fortunata, perché ho fatto il classico; agli studenti degli istituti tecnici va molto peggio. Chi vuole il diploma "finito" non ha intenzione di andare all'università, quindi perché sprecare tempo nel tentativo di insegnar loro qualcosa? Sono falliti in partenza, il loro destino è scritto già dai 13 anni. Nessun professore perderà mai il suo tempo nel tentativo di insegnare qualcosa ad un futuro meccanico, o ad una sarta, o ad un idraulico. Ditemi voi dove mai s'è visto un carrozziere appassionato di letteratura! Suppongo sia per mantenere un certo ordine sociale: un po' come nel medioevo, il figlio del contadino deve fare il contadino, il figlio del medico farà il medico. Accendere in un ragazzo povero la scintilla della conoscenza equivarrebbe ad appiccare un incendio nella prossima generazione. Soprattutto in un quartiere come il mio, il morto di fame deve rimanere tale, la camorra ha bisogno di manodopera. Così mettiamo pure i primi idioti che capitano ad insegnare nelle scuole di questa città, distruggiamo il lavoro dei maestri di strada, ostacoliamo i volontari che si fanno un cuore così per riuscire a far arrivare quanti più ragazzi possibile almeno alla fine delle medie.
Quello che mi preoccupa di più, però, è il criterio con cui vengono scelti i maestri e le maestre delle elementari. Se alle medie e alle superiori si possono insegnare cose banali ed evidentemente inutili come la coscienza civica e il rispetto delle leggi, alle elementari si forma l'essere umano nella sua completezza. Si impara ad interagire col prossimo, a creare quell'equilibrio che, da adulti, è la base della società; per farla breve, si impara a vivere. E noi cosa facciamo? Diamo quei bambini in pasto a maestre incompetenti, a suore violente, a bidelli pedofili, a "nonni civici" già condannati per spaccio di droga. Nessuno lo trova strano, nessuno si indigna, nessuno cerca di proteggere i bambini. Se non vogliamo farlo per loro, dovremmo almeno farlo per noi stessi: la generazione che ora gattona negli asili sarà quella che ci governerà quando saremo vecchi. Quale futuro ci stiamo costruendo?
Quello che mi preoccupa di più, però, è il criterio con cui vengono scelti i maestri e le maestre delle elementari. Se alle medie e alle superiori si possono insegnare cose banali ed evidentemente inutili come la coscienza civica e il rispetto delle leggi, alle elementari si forma l'essere umano nella sua completezza. Si impara ad interagire col prossimo, a creare quell'equilibrio che, da adulti, è la base della società; per farla breve, si impara a vivere. E noi cosa facciamo? Diamo quei bambini in pasto a maestre incompetenti, a suore violente, a bidelli pedofili, a "nonni civici" già condannati per spaccio di droga. Nessuno lo trova strano, nessuno si indigna, nessuno cerca di proteggere i bambini. Se non vogliamo farlo per loro, dovremmo almeno farlo per noi stessi: la generazione che ora gattona negli asili sarà quella che ci governerà quando saremo vecchi. Quale futuro ci stiamo costruendo?
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sabato 3 marzo 2012
Per la bellezza femminile: la magrezza.
Per la bellezza femminile: la magrezza.
Per combattere la magrezza, si deve seguire un regime molto grazioso: bere della birra e del vino molto alcoolizzato, mangiare dei farinacei, della mollica di pane, delle carni grasse, dei pasticcini, delle salse, del burro, delle fritture, del pesce grasso; far colazione copiosamente alle otto di cioccolatte, pane e burro (il caffè col latte è sempre nocivo alle donne). Cammino a piedi o a cavallo, prima del mezzogiorno. Arsenico - poiché è impossibile di vivere alla fine del secolo decimonono senz'arsenico: - e tutto questo non può che aver ragione contro l'eccessive magrezze, quando una malattia organica non ne sia la causa.
Dalla rubrica "api, mosconi e vespe" - Il mattino - 23 luglio 1893
Per combattere la magrezza, si deve seguire un regime molto grazioso: bere della birra e del vino molto alcoolizzato, mangiare dei farinacei, della mollica di pane, delle carni grasse, dei pasticcini, delle salse, del burro, delle fritture, del pesce grasso; far colazione copiosamente alle otto di cioccolatte, pane e burro (il caffè col latte è sempre nocivo alle donne). Cammino a piedi o a cavallo, prima del mezzogiorno. Arsenico - poiché è impossibile di vivere alla fine del secolo decimonono senz'arsenico: - e tutto questo non può che aver ragione contro l'eccessive magrezze, quando una malattia organica non ne sia la causa.
Dalla rubrica "api, mosconi e vespe" - Il mattino - 23 luglio 1893
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martedì 28 febbraio 2012
The Neapolitan way
Qualche tempo fa, per pura curiosità, mi sono iscritta alla mailing list di FlyLady. Si tratta di una mailing list americana in cui una simpatica signora spiega il suo metodo personale per tenere in ordine la casa. Badate bene, ho detto in ordine, non pulita. Ma vabbè... Non che mi interessi particolarmente, visto che non è compito mio mettere a posto il casino di casa mia (al contrario, devo pulire), però può essere un interessante spunto di riflessione sulle cattive abitudini che, un giorno, potrebbero portare il caos anche in una eventuale nuova casa. Se mai ci arriverò, ad avere una casa tutta mia. Ma vabbè (e due)... Stamattina mi arriva una mail sull'importanza della routine. Secondo la signora, andare a dormire ad un orario decente ci permette di essere in forma il giorno dopo, e se ci si abitua a preparare vestiti, borse, cartelle, documenti e roba varia la sera prima, la mattina si ha più tempo da dedicare a se stesse e fare una colazione tranquilla. Fin qui, sono d'accordo. L'alternativa, però, sembra essere l'omicidio. Della serie: vi siete svegliate tardi, saltate la colazione, vi vestite male perché non avete scelto gli abiti da indossare e mettete la prima cosa che vi capita, dimenticate sicuramente qualcosa a casa, vi truccate mentre guidate e, nella migliore delle ipotesi, prendete una multa. Questo se non fate un incidente e non ammazzate i bambini che stavate accompagnando a scuola.
Ok.
Americana, ascoltami.
Questo succederà nel tuo bel paesino.
Ora ti spiego come funziona qui a Napoli.
Impara.
Suona la sveglia. Per la terza volta. Capisci che, ancor prima di alzarti dal letto, sei già in ritardo. Ti alzi, fai colazione e prepari il caffè per tutta la famiglia. Tanto sei già in ritardo, che senso avrebbe rimanere pure digiuni? Firmi la giustifica ai bambini, che chissenefrega se perdono un'ora di lezione. La salute prima di tutto, e tu mica vuoi stressare dei poveri bimbi, e magari lasciarli anche a stomaco vuoto? Sali in macchina e ti trucchi. Non perché non ne hai avuto il tempo, ma perché te ne sei dimenticata fino a quel momento. Però, a differenza delle americane, le donne napoletane o guidano o si truccano. Non sono così idiote da fare le due cose contemporaneamente e mettere a rischio la vita dei propri figli. A me sembra una cosa piuttosto scontata, ma se tu senti il bisogno di specificarlo, forse dalle tue parti dovreste rivedere le priorità. Infine, si parte. E non si corre, perché ci sono tanti di quei motorini e tanti di quei pedoni che ti si buttano davanti che è fisicamente impossibile farlo. Molli i pupi a scuola e vai in ufficio. Se sei uno di quegli impiegati disonesti, qualcuno avrà già timbrato il tuo cartellino, ma non è così rilevante, in fondo. Puoi arrivare in ritardo e recuperare un altro giorno. Non si muore, per questo. Infine, la pausa caffè. A differenza degli svedesi, che hanno l'orario per la fika, qui la pausa caffè arriva quando un dipendente ha voglia di caffè, e va a prepararlo per tutti. Per 48 dipendenti, può arrivare anche 48 volte in un giorno. Sì, lo so, per questo si potrebbe anche morire. Infine, dopo aver recuperato il ritardo, tutti a casa. Non c'è bisogno della pianificazione del menu, qui. Noi, a Napoli, abbiamo la pizza. Che, a differenza di quella robaccia americana, è buona e salutare, e pure economica. Così, per 4 euro a capa, ci preparano una cena che tu, con la "pianificazione menu" nemmeno ti sogni.
E nessuno si stressa.
E nessuno muore per la fretta.
Impara.
Ok.
Americana, ascoltami.
Questo succederà nel tuo bel paesino.
Ora ti spiego come funziona qui a Napoli.
Impara.
Suona la sveglia. Per la terza volta. Capisci che, ancor prima di alzarti dal letto, sei già in ritardo. Ti alzi, fai colazione e prepari il caffè per tutta la famiglia. Tanto sei già in ritardo, che senso avrebbe rimanere pure digiuni? Firmi la giustifica ai bambini, che chissenefrega se perdono un'ora di lezione. La salute prima di tutto, e tu mica vuoi stressare dei poveri bimbi, e magari lasciarli anche a stomaco vuoto? Sali in macchina e ti trucchi. Non perché non ne hai avuto il tempo, ma perché te ne sei dimenticata fino a quel momento. Però, a differenza delle americane, le donne napoletane o guidano o si truccano. Non sono così idiote da fare le due cose contemporaneamente e mettere a rischio la vita dei propri figli. A me sembra una cosa piuttosto scontata, ma se tu senti il bisogno di specificarlo, forse dalle tue parti dovreste rivedere le priorità. Infine, si parte. E non si corre, perché ci sono tanti di quei motorini e tanti di quei pedoni che ti si buttano davanti che è fisicamente impossibile farlo. Molli i pupi a scuola e vai in ufficio. Se sei uno di quegli impiegati disonesti, qualcuno avrà già timbrato il tuo cartellino, ma non è così rilevante, in fondo. Puoi arrivare in ritardo e recuperare un altro giorno. Non si muore, per questo. Infine, la pausa caffè. A differenza degli svedesi, che hanno l'orario per la fika, qui la pausa caffè arriva quando un dipendente ha voglia di caffè, e va a prepararlo per tutti. Per 48 dipendenti, può arrivare anche 48 volte in un giorno. Sì, lo so, per questo si potrebbe anche morire. Infine, dopo aver recuperato il ritardo, tutti a casa. Non c'è bisogno della pianificazione del menu, qui. Noi, a Napoli, abbiamo la pizza. Che, a differenza di quella robaccia americana, è buona e salutare, e pure economica. Così, per 4 euro a capa, ci preparano una cena che tu, con la "pianificazione menu" nemmeno ti sogni.
E nessuno si stressa.
E nessuno muore per la fretta.
Impara.
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giovedì 23 febbraio 2012
Troppo da fare, poco tempo per farlo.
Ormai sono ridotta a scrivere di notte. Studio, studio, studio, fino a che il mio cervello non inizia a parlare da solo. Cucino, e la mia mente ripete. Cerco di dormire, e mi assalgono dubbi su reazioni chimiche. Provo a fantasticare e l'unica cosa che mi fa sentire veramente bene è controllare se ricordo ancora tutto il necessario o sto dimenticando qualcosa. Dormo, e sogno di fare l'esame - e a volte mi va male pure nei sogni.
Vorrei scrivere un sacco di cose. Vorrei innanzitutto chiedervi se anche a voi è capitato di trovare un prof bastardo che si diverte ad umiliare gli studenti. Ma sì che vi è capitato. Capita a tutti. Solo io, però, mi chiedo perché mai una persona debba comportarsi così, perché si diverta tanto a creare paure ed insicurezze. Sono professori, cavolo! Dovrebbero semplicemente testare la conoscenza che ho della materia, non farmi domande che nemmeno nel quesito con la Susi! Odio l'università con tutta me stessa.
Vorrei scrivere a Sana, la mia migliore amica, che attualmente vive a più di 2000 km da me. Ma sono triste, depressa, angosciata, e davvero non è il caso di abbatterla con considerazioni pessimistiche sulla vita e sul futuro. Goditela, tesoro, finché non ti raggiungo.
Vorrei migliorare quella sorta di amicizia che si sta creando con Vera, ma sono troppo timida (e patetica) e il massimo che sono riuscita ad escogitare è stato farle avances sessuali ai sims social. Geniale, no?
Vorrei ripetere un po' di francese, dal momento che lo capisco meno del russo. Ma più della biochimica. Il che vuol dire che ne capisco più di russo che di biochimica, e dovrei iniziare a preoccuparmene, dal momento che l'esame è tra 5 giorni, e non è un esame di lingua russa. E, a proposito del francese, è proprio vero che l'uomo propone e dio dispone: di tutte le lingue che conosco era l'unica che avevo completamente abbandonato e per la quale avevo perso ogni speranza di miglioramento. E invece, proprio in questi giorni, avrò la possibilità di recuperare un po' del tempo perso.
Vorrei essere più presente per il mio fidanzato, che sto trascurando un po'. E magari avere il tempo per chattare con Francy, perché è una vita che non la sento (so che leggi. Perdonami).
Vorrei dirvi di come i camorristi del mio quartiere hanno messo in pericolo la vita di un passante per nascondere un pacco di droga; vorrei potervi raccontare i dettagli delle minacce che sono arrivate alla direttrice di una biblioteca, solo perché un dipendente non vuole fare il suo lavoro.
Vorrei capire com'è possibile decidere di cambiare il sesso ad un bambino di 5 anni, basando la diagnosi di disturbo di identità di genere sul fatto che volesse vestire di rosa e pettinare le bambole. Spiegatemi, per favore, cosa vuol dire "trattare da femminuccia", perché io davvero non riesco a comprendere come una maestra possa comportarsi in maniera diversa con un maschietto (spero tanto che questa notizia sia uno scherzo di carnevale).
Vorrei sfogarmi un po', dal momento che, inspiegabilmente, appena prendo in mano un libro si scatena l'inferno: bambini che urlano, clacson che suonano, telefoni che non fanno altro che squillare, mamma e papà che decidono di vedere la tv a tutto volume, finestre che sbattono, vasi che volano dal balcone... allora, ditemi a che ora posso avere un po' di silenzio. Così, almeno, mi preparo spiritualmente a poter studiare, ripetere, dormire e rilassarmi 15 minuti a notte (in totale) e mi metto l'anima in pace.
E poi, non vi sembra un bruttissimo scherzo del destino che proprio in questi giorni io debba sopportare entrambi i miei genitori a casa, troppo malati per andare a lavoro, ma non abbastanza per perdere la voglia di lamentarsi? Io tremo al pensiero del week end, figuratevi come sto all'idea di doverli sopportare per tutta la settimana. Sul serio, saranno giornate pesantissime.
Infine, ricollegandomi al pensiero sui prof bastardi, mi chiedo perché mai tutti abbiano conosciuto un infame, mentre io ho conosciuto soltanto infami. Ormai non mi chiedo più se sono preparata o no, tanto è del tutto ininfluente. L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è il pensiero di espatriare. Non voglio più vivere in un paese dove succedono cose come questa o questa, e dove i militari che hanno stuprato e tentato di uccidere una ragazza sono assegnati dopo 10 giorni alla "sicurezza" di una città.
Mi mancano 14 esami. Saranno 14 bastardi, 14 battaglie combattute in nome della logica e del buon senso, 28 giorni di prove tra scritto e orale. E poi sarò libera di odiare questa città, questo paese, questa politica, questo sistema, da 2000 km di distanza. E speriamo che bastino!
Vorrei scrivere un sacco di cose. Vorrei innanzitutto chiedervi se anche a voi è capitato di trovare un prof bastardo che si diverte ad umiliare gli studenti. Ma sì che vi è capitato. Capita a tutti. Solo io, però, mi chiedo perché mai una persona debba comportarsi così, perché si diverta tanto a creare paure ed insicurezze. Sono professori, cavolo! Dovrebbero semplicemente testare la conoscenza che ho della materia, non farmi domande che nemmeno nel quesito con la Susi! Odio l'università con tutta me stessa.
Vorrei scrivere a Sana, la mia migliore amica, che attualmente vive a più di 2000 km da me. Ma sono triste, depressa, angosciata, e davvero non è il caso di abbatterla con considerazioni pessimistiche sulla vita e sul futuro. Goditela, tesoro, finché non ti raggiungo.
Vorrei migliorare quella sorta di amicizia che si sta creando con Vera, ma sono troppo timida (e patetica) e il massimo che sono riuscita ad escogitare è stato farle avances sessuali ai sims social. Geniale, no?
Vorrei ripetere un po' di francese, dal momento che lo capisco meno del russo. Ma più della biochimica. Il che vuol dire che ne capisco più di russo che di biochimica, e dovrei iniziare a preoccuparmene, dal momento che l'esame è tra 5 giorni, e non è un esame di lingua russa. E, a proposito del francese, è proprio vero che l'uomo propone e dio dispone: di tutte le lingue che conosco era l'unica che avevo completamente abbandonato e per la quale avevo perso ogni speranza di miglioramento. E invece, proprio in questi giorni, avrò la possibilità di recuperare un po' del tempo perso.
Vorrei essere più presente per il mio fidanzato, che sto trascurando un po'. E magari avere il tempo per chattare con Francy, perché è una vita che non la sento (so che leggi. Perdonami).
Vorrei dirvi di come i camorristi del mio quartiere hanno messo in pericolo la vita di un passante per nascondere un pacco di droga; vorrei potervi raccontare i dettagli delle minacce che sono arrivate alla direttrice di una biblioteca, solo perché un dipendente non vuole fare il suo lavoro.
Vorrei capire com'è possibile decidere di cambiare il sesso ad un bambino di 5 anni, basando la diagnosi di disturbo di identità di genere sul fatto che volesse vestire di rosa e pettinare le bambole. Spiegatemi, per favore, cosa vuol dire "trattare da femminuccia", perché io davvero non riesco a comprendere come una maestra possa comportarsi in maniera diversa con un maschietto (spero tanto che questa notizia sia uno scherzo di carnevale).
Vorrei sfogarmi un po', dal momento che, inspiegabilmente, appena prendo in mano un libro si scatena l'inferno: bambini che urlano, clacson che suonano, telefoni che non fanno altro che squillare, mamma e papà che decidono di vedere la tv a tutto volume, finestre che sbattono, vasi che volano dal balcone... allora, ditemi a che ora posso avere un po' di silenzio. Così, almeno, mi preparo spiritualmente a poter studiare, ripetere, dormire e rilassarmi 15 minuti a notte (in totale) e mi metto l'anima in pace.
E poi, non vi sembra un bruttissimo scherzo del destino che proprio in questi giorni io debba sopportare entrambi i miei genitori a casa, troppo malati per andare a lavoro, ma non abbastanza per perdere la voglia di lamentarsi? Io tremo al pensiero del week end, figuratevi come sto all'idea di doverli sopportare per tutta la settimana. Sul serio, saranno giornate pesantissime.
Infine, ricollegandomi al pensiero sui prof bastardi, mi chiedo perché mai tutti abbiano conosciuto un infame, mentre io ho conosciuto soltanto infami. Ormai non mi chiedo più se sono preparata o no, tanto è del tutto ininfluente. L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è il pensiero di espatriare. Non voglio più vivere in un paese dove succedono cose come questa o questa, e dove i militari che hanno stuprato e tentato di uccidere una ragazza sono assegnati dopo 10 giorni alla "sicurezza" di una città.
Mi mancano 14 esami. Saranno 14 bastardi, 14 battaglie combattute in nome della logica e del buon senso, 28 giorni di prove tra scritto e orale. E poi sarò libera di odiare questa città, questo paese, questa politica, questo sistema, da 2000 km di distanza. E speriamo che bastino!
mercoledì 15 febbraio 2012
Il parco dell'amore
Non so se ringraziare sempre e comunque il grande Giggino per questa genialata, o se il merito sia di qualcun altro. Fatto sta che proprio nel mio quartiere nascerà il "parco dell'amore", un parcheggio a pagamento, custodito, dove le coppiette potranno dedicarsi alla più salutare delle attività fisiche. Ora, senza voler fare i moralisti, chi di voi non è stato costretto ad usare la macchina per fare sesso? Diciamoci la verità, è un rischio. Soprattutto in un quartiere come il mio, dove possono decidere di spararti per niente. Ho visto macchine bloccate nei modi più impensabili pur di poter rapinare i poveri ragazzi di turno. Anche perché, ovviamente, a parcheggiarsi nelle piazzole di sosta e nei punti meno illuminati e più pericolosi del quartiere non sono le coppie sposate, ma tutti quei ragazzini che devono far credere a mamma e papà di voler arrivare vergini al matrimonio. Sotto casa mia c'è un grande parcheggio (che la sera serve a questo, mica a parcheggiare...) dove spesso vedo coppiette che tentano di appartarsi, tra l'altro con scarsi risultati. Personalmente trovo assurdo che, nel 2012, ci sia gente costretta a nascondersi per fare sesso, ma capisco anche che, con le famiglie numerose che ci ritroviamo qui al sud, possa essere difficile avere la casa libera. E in un quartiere povero e sfigato come il mio, chi volete che abbia i soldi per permettersi l'albergo ad ore? Ok, va bene, il camorrista del palazzo di fronte al mio ce li ha, visto che ha speso 10.000 euro in fuochi d'artificio per capodanno. Ma non sottilizziamo. Qui i soldi se li ritrova solo certa gente.
C'è chi ha obiettato che ci sarebbero cose più importanti da fare di un parcheggio a pagamento per coppiette. Sì, è vero. Ci sarebbero una marea di cose più importanti. Stiamo annegando nelle cose più importanti. Ci moriremo, suppongo, visto che la strada dove abito se ne sta crollando palazzo dopo palazzo. Però mi sembra anche giusto partire dalle piccole cose. Non ci sono i soldi, e lo capisco, per una riqualificazione in grande stile del quartiere. Credo che non ci sia nemmeno la volontà di farlo. Se possiamo iniziare dalle piccole cose, perché no? Se c'è la possibilità di fare un parcheggio e nient'altro, perché dovremmo rinunciare anche a questo? Barra, San Giovanni e Ponticelli sono dei posti squallidi e disastrati oltre ogni immaginazione. Per riqualificare dei quartieri del genere bisognerebbe raderli al suolo e ricostruirli da zero. Per non parlare del fatto che hanno una presenza di camorristi che dovrebbe essere seconda solo a quella dei quartieri spagnoli. Dovrei essere una brava bambina, fiduciosa nel futuro, ma vivere qui mi ha portata a pensare che esista un'unica soluzione, e perdonatemi se esagero e generalizzo: lo sterminio di massa! Quando anche i bambini di 7 anni sanno maneggiare un coltello abbastanza bene da poterti tagliare la gola (e in una scuola privata, circondati da suore, sono anche liberi di farlo solo perché figli di...) non vedo nessuna speranza per il futuro. E allora datemi 'sto benedetto parco dell'amore, senza rompere tanto i cog***ni, mi accontento delle briciole in attesa di una vita normale, lontana dall'Italia.
Comunicazione di servizio: ho aperto un nuovo blog, tutto tutto dedicato alla cucina, in particolare ai dolci, in particolare senza glutine. Chi volesse seguirmi mi troverà qui http://tuttequanteletorte.blogspot.com/. La prima ricetta è in arrivo.
C'è chi ha obiettato che ci sarebbero cose più importanti da fare di un parcheggio a pagamento per coppiette. Sì, è vero. Ci sarebbero una marea di cose più importanti. Stiamo annegando nelle cose più importanti. Ci moriremo, suppongo, visto che la strada dove abito se ne sta crollando palazzo dopo palazzo. Però mi sembra anche giusto partire dalle piccole cose. Non ci sono i soldi, e lo capisco, per una riqualificazione in grande stile del quartiere. Credo che non ci sia nemmeno la volontà di farlo. Se possiamo iniziare dalle piccole cose, perché no? Se c'è la possibilità di fare un parcheggio e nient'altro, perché dovremmo rinunciare anche a questo? Barra, San Giovanni e Ponticelli sono dei posti squallidi e disastrati oltre ogni immaginazione. Per riqualificare dei quartieri del genere bisognerebbe raderli al suolo e ricostruirli da zero. Per non parlare del fatto che hanno una presenza di camorristi che dovrebbe essere seconda solo a quella dei quartieri spagnoli. Dovrei essere una brava bambina, fiduciosa nel futuro, ma vivere qui mi ha portata a pensare che esista un'unica soluzione, e perdonatemi se esagero e generalizzo: lo sterminio di massa! Quando anche i bambini di 7 anni sanno maneggiare un coltello abbastanza bene da poterti tagliare la gola (e in una scuola privata, circondati da suore, sono anche liberi di farlo solo perché figli di...) non vedo nessuna speranza per il futuro. E allora datemi 'sto benedetto parco dell'amore, senza rompere tanto i cog***ni, mi accontento delle briciole in attesa di una vita normale, lontana dall'Italia.
Comunicazione di servizio: ho aperto un nuovo blog, tutto tutto dedicato alla cucina, in particolare ai dolci, in particolare senza glutine. Chi volesse seguirmi mi troverà qui http://tuttequanteletorte.blogspot.com/. La prima ricetta è in arrivo.
mercoledì 8 febbraio 2012
Il mio piccolo capolavoro.
Lo confesso, non credevo che ci sarei riuscita. La sola idea di preparare una torta così complessa mi ha tolto il sonno per una settimana. Però, alla fine, ce l'ho fatta.
Prima di pubblicare le foto, eccovi qualche dato per darvi un'idea della complessità e della fatica dietro quest'impresa che non ha eguali nella mia misera e patetica vita:
- gli ingredienti: 400 gr di fecola, 400 gr di farine varie senza glutine, 920 gr di zucchero, 24 uova, 820 gr di burro, 4 bustine di lievito, 4 bustine di vanillina, 650 gr di latte, 140 gr di glucosio, 1500 gr di zucchero a velo, 300 gr di cioccolato fondente, 400 gr di panna, 4 bicchieri di caffè;
- 11 strati: 2 strati di crema al caffè, 2 strati di crema al cioccolato, 5 strati di pan di spagna (2 di un tipo, 3 di un altro) uno strato di crema al burro, uno strato di pasta di zucchero;
- i tempi di preparazione: un pomeriggio per 4 pan di spagna, un pomeriggio per preparare le creme e montare i vari strati, un'intera giornata per intagliarla e decorarla, 10 ore solo per creare il disegno e rifinire i dettagli.
Ma ora sono fiera di presentarvi
Vi confesso che, una volta finito, mi sono ritrovata a parlargli. E sì, anche se ho tentato di mantenere una dignità, quando è arrivato il momento di tagliarla piangevo internamente. La parte più divertente della serata è stata quando mio suocero, per scherzare, ha chiesto se poteva accarezzarlo e, quando io gli ho risposto che avrebbe potuto davvero farlo, tutta la famiglia si è fiondata addosso alla torta per provare l'effetto finto pelo. Una mia cognata ha anche schiacciato il cuscino esclamando un "è morbido davvero!" che avrebbe meritato l'ovvia risposta "sì, capita quando infili un dito nella crema".
Ora fioccano richieste ai limiti dell'assurdo, tra grattacieli, motorini, carri armati e beagle. Ed io gongolo, così piena d'orgoglio da sentirmi scoppiare. In fondo basta poco per rendermi felice. :)
Prima di pubblicare le foto, eccovi qualche dato per darvi un'idea della complessità e della fatica dietro quest'impresa che non ha eguali nella mia misera e patetica vita:
- gli ingredienti: 400 gr di fecola, 400 gr di farine varie senza glutine, 920 gr di zucchero, 24 uova, 820 gr di burro, 4 bustine di lievito, 4 bustine di vanillina, 650 gr di latte, 140 gr di glucosio, 1500 gr di zucchero a velo, 300 gr di cioccolato fondente, 400 gr di panna, 4 bicchieri di caffè;
- 11 strati: 2 strati di crema al caffè, 2 strati di crema al cioccolato, 5 strati di pan di spagna (2 di un tipo, 3 di un altro) uno strato di crema al burro, uno strato di pasta di zucchero;
- i tempi di preparazione: un pomeriggio per 4 pan di spagna, un pomeriggio per preparare le creme e montare i vari strati, un'intera giornata per intagliarla e decorarla, 10 ore solo per creare il disegno e rifinire i dettagli.
Ma ora sono fiera di presentarvi
IL MIO MICINO!
Vi confesso che, una volta finito, mi sono ritrovata a parlargli. E sì, anche se ho tentato di mantenere una dignità, quando è arrivato il momento di tagliarla piangevo internamente. La parte più divertente della serata è stata quando mio suocero, per scherzare, ha chiesto se poteva accarezzarlo e, quando io gli ho risposto che avrebbe potuto davvero farlo, tutta la famiglia si è fiondata addosso alla torta per provare l'effetto finto pelo. Una mia cognata ha anche schiacciato il cuscino esclamando un "è morbido davvero!" che avrebbe meritato l'ovvia risposta "sì, capita quando infili un dito nella crema".
Ora fioccano richieste ai limiti dell'assurdo, tra grattacieli, motorini, carri armati e beagle. Ed io gongolo, così piena d'orgoglio da sentirmi scoppiare. In fondo basta poco per rendermi felice. :)
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giovedì 2 febbraio 2012
Buongiorno schizofrenia!
Sto prendendo la sana abitudine di farmi svegliare dal mio fidanzato. La suoneria associata al suo numero è questa
Perdonate il video, ma è l'unico modo che conosco per inserire un file audio. Comunque, di suo questa canzone sarebbe già uno splendido risveglio, se poi ci uniamo anche le coccole mattutine... sono in paradiso!
Poi devo alzarmi. Eccovi un tipico esempio di conversazione tra me, il mio cervello e la mia forza di volontà:
Su, muoviti, in piedi!
Gno! Perché dovrei alzarmi?
Devi preparare la torta per il tuo fidanzato.
Verrà male, malissimo. Ma perché mai mi imbarco in queste imprese disperate ai limiti dell'impossibile?
Si chiama masochismo. Fuori dalle coperte!
Gno! Fa freddo!
Devi studiare.
Così quando verrò bocciata potrò dire di aver fatto il possibile prima di fallire miseramente?
Almeno lucida il pavimento! Ci hai messo mesi per farlo tornare brillante!
Ecco, appunto. Ti pare che, se lo lascio così per un giorno, torna tutto opaco? E pure se fosse, un bel chissenefrega non ce lo metti?
Ma... ma tutti i buoni propositi? Imparare lo svedese, ricominciare col russo, diventare più attiva per rassodare il flaccidume che ti copre le ossa?
Ehi, dico, ti sei accorta che è iniziato febbraio? Sono riuscita a far durare i buoni propositi ben 31 giorni. Un record! Cosa vuoi di più dalla vita?
Forza di volontà, ti prego, reagisci. Dille qualcosa almeno tu.
...
Senso del dovere, dove sei?
...
Estro creativo?
Ha ragione, quella torta è un caso perso. Perché cacchio si ostina a fare 'ste cose complicate?
Ok, va bene, rimani a letto! Fai quello che ti pare! Basta che non accendi il pc.
E infatti adesso vi sto scrivendo con la forza del pensiero. Le scimmie parlanti nel mio cervello stanno prendendo il sopravvento. Ditemi voi cosa posso fare...
venerdì 27 gennaio 2012
Capire, non ricordare.
L'essere umano ha la sorprendente capacità di classificare gli oggetti in gruppi. Vuol dire che riusciamo a catalogare alla voce "albero" tutti i possibili tipi di alberi, indipendentemente dalla forma, dal colore delle foglie, dall'altezza o dal tipo di corteccia. E così possiamo fare anche con le persone, sebbene i confini siano più confusi, ed etichettarle come buoni, cattivi, bianchi, neri, atei, credenti, italiani, stranieri...
Oggi ricorre il giorno della memoria, creato qualche anno fa per "non dimenticare". Era lo slogan ufficiale della giornata, e per qualche anno ce lo siamo ritrovati ovunque ogni 27 gennaio. Ma riflettiamo un attimo su cosa significhi realmente "non dimenticare". Quando si ricorda qualcosa, istintivamente ritornano in mente le sensazioni che provavamo nel momento che cerchiamo di rievocare. In particolare, non dimenticare i campi di concentramento vuol dire ricordare che c'è stata una dittatura, che sono morte delle persone, che si è creata una situazione particolare in tutta Europa che ha permesso ad un gruppo di persone di decidere le sorti di sei milioni di ebrei. Per quanto possa sembrare lodevole ricordare e tramandare tutto ciò, non è di questo che abbiamo bisogno. Noi dobbiamo capire, dobbiamo analizzare, dobbiamo imparare. Che senso ha ricordare che è esistito un campo di concentramento se poi non ne riconosciamo un altro quando ce lo troviamo davanti? Quale lezione possiamo imparare dal passato, se continuiamo a tramandare solo i fatti e non ci poniamo domande? Com'è stato possibile? A chi è servito? Perché è stato fatto? Chi lo ha permesso? Come sono riusciti ad anestetizzare l'Europa intera fino a questi livelli?
Onestamente, sono stanca di questo buonismo ipocrita che ci spinge a guardare Schindler's list una volta all'anno, come a voler espiare peccati commessi da altri con un'unica sera di lacrime. E' come se qualcuno ci dicesse "ricordi quando ti sei scottato?" e continuasse a riproporci immagini di persone ustionate, senza però spiegarci che è il fuoco a bruciare, e anzi continuando ad appiccare incendi. Il nazismo non è stato un periodo di follia collettiva, nè un'epidemia che è scomparsa; bisogna pensare alla dittatura come ad un colossale lavaggio del cervello ad opera di persone altamente preparate e competenti. Crediamo che non potrebbe capitarci mai, che noi non accetteremmo certe condizioni, che la vita è cambiata, che grazie ad internet ci sarà sempre libertà di informazione. Fermatevi solo un attimo a riflettere su quanto sia cambiata la vita in Italia negli ultimi anni. Abbiamo accettato leggi ingiuste, al limite dell'assurdo, abbiamo rinunciato ad ogni sicurezza, abbiamo relativizzato la morale. Quanti di voi hanno l'età per ricordare quando in tv faceva scandalo un ombelico scoperto? Ed ora, solo poche decine di anni dopo, accettiamo che un ministro dica che è normale che una bella ragazza si prostituisca per fare carriera. Abbiamo accettato compromessi su compromessi, e in nome di una finta libertà abbiamo rinunciato a tutti i capisaldi della nostra cultura e della nostra morale. Il tutto in pochi anni. Cosa vi fa credere di essere immuni dalla dittatura? Viviamo in un paese che è al 61° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, un paese in cui "ricordare" vuol dire "ricordare le colpe degli altri", dal momento che i campi di concentramento esistevano anche in Italia, ma che nessuno, nemmeno in questa ricorrenza, ne parla mai. Di tutti i film dedicati al nazismo, non ne ho visto uno che spiegasse cosa è realmente successo per spingere la popolazione ad accettare lo sterminio degli ebrei. Non si parla mai del perché fosse economicamente conveniente uccidere tante persone, né dello sviluppo della Germania dopo la guerra. Solo in un'occasione mi è capitato di vedere un film molto istruttivo su come si crea un'ideologia (Die welle, l'onda, che vi consiglio vivamente) e su quanto sia facile coinvolgere e trascinare le masse, indipendentemente dal credo. Indovinate? Film tedesco. Noi italiani, invece, siamo bravi a mostrare cadaveri e sparatorie, riducendo lo sterminio di sei milioni di innocenti (non solo ebrei) ad un'ora e mezza di luoghi comuni e patetiche scene piagnucolose piene di frasi ad effetto. Ma il succo qual è? Ci identifichiamo nel dolore di persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa e i propri cari per essere sfruttate fino alla morte, ma poi quanti si fermano a pensare a come vengono trattati gli immigrati nei nostri "centri di accoglienza"? Ricordare? No. Non ricordate. Imparate. Ponetevi domande. Cercate risposte. Andate fino in fondo, non accontentatevi di spiegazioni superficiali. Analizzate la realtà in cui vivete. E anche dopo aver fatto tutto ciò, non consideratevi mai immuni alle ideologie. Solo così la "giornata della memoria" avrà un senso.
Oggi ricorre il giorno della memoria, creato qualche anno fa per "non dimenticare". Era lo slogan ufficiale della giornata, e per qualche anno ce lo siamo ritrovati ovunque ogni 27 gennaio. Ma riflettiamo un attimo su cosa significhi realmente "non dimenticare". Quando si ricorda qualcosa, istintivamente ritornano in mente le sensazioni che provavamo nel momento che cerchiamo di rievocare. In particolare, non dimenticare i campi di concentramento vuol dire ricordare che c'è stata una dittatura, che sono morte delle persone, che si è creata una situazione particolare in tutta Europa che ha permesso ad un gruppo di persone di decidere le sorti di sei milioni di ebrei. Per quanto possa sembrare lodevole ricordare e tramandare tutto ciò, non è di questo che abbiamo bisogno. Noi dobbiamo capire, dobbiamo analizzare, dobbiamo imparare. Che senso ha ricordare che è esistito un campo di concentramento se poi non ne riconosciamo un altro quando ce lo troviamo davanti? Quale lezione possiamo imparare dal passato, se continuiamo a tramandare solo i fatti e non ci poniamo domande? Com'è stato possibile? A chi è servito? Perché è stato fatto? Chi lo ha permesso? Come sono riusciti ad anestetizzare l'Europa intera fino a questi livelli?
Onestamente, sono stanca di questo buonismo ipocrita che ci spinge a guardare Schindler's list una volta all'anno, come a voler espiare peccati commessi da altri con un'unica sera di lacrime. E' come se qualcuno ci dicesse "ricordi quando ti sei scottato?" e continuasse a riproporci immagini di persone ustionate, senza però spiegarci che è il fuoco a bruciare, e anzi continuando ad appiccare incendi. Il nazismo non è stato un periodo di follia collettiva, nè un'epidemia che è scomparsa; bisogna pensare alla dittatura come ad un colossale lavaggio del cervello ad opera di persone altamente preparate e competenti. Crediamo che non potrebbe capitarci mai, che noi non accetteremmo certe condizioni, che la vita è cambiata, che grazie ad internet ci sarà sempre libertà di informazione. Fermatevi solo un attimo a riflettere su quanto sia cambiata la vita in Italia negli ultimi anni. Abbiamo accettato leggi ingiuste, al limite dell'assurdo, abbiamo rinunciato ad ogni sicurezza, abbiamo relativizzato la morale. Quanti di voi hanno l'età per ricordare quando in tv faceva scandalo un ombelico scoperto? Ed ora, solo poche decine di anni dopo, accettiamo che un ministro dica che è normale che una bella ragazza si prostituisca per fare carriera. Abbiamo accettato compromessi su compromessi, e in nome di una finta libertà abbiamo rinunciato a tutti i capisaldi della nostra cultura e della nostra morale. Il tutto in pochi anni. Cosa vi fa credere di essere immuni dalla dittatura? Viviamo in un paese che è al 61° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, un paese in cui "ricordare" vuol dire "ricordare le colpe degli altri", dal momento che i campi di concentramento esistevano anche in Italia, ma che nessuno, nemmeno in questa ricorrenza, ne parla mai. Di tutti i film dedicati al nazismo, non ne ho visto uno che spiegasse cosa è realmente successo per spingere la popolazione ad accettare lo sterminio degli ebrei. Non si parla mai del perché fosse economicamente conveniente uccidere tante persone, né dello sviluppo della Germania dopo la guerra. Solo in un'occasione mi è capitato di vedere un film molto istruttivo su come si crea un'ideologia (Die welle, l'onda, che vi consiglio vivamente) e su quanto sia facile coinvolgere e trascinare le masse, indipendentemente dal credo. Indovinate? Film tedesco. Noi italiani, invece, siamo bravi a mostrare cadaveri e sparatorie, riducendo lo sterminio di sei milioni di innocenti (non solo ebrei) ad un'ora e mezza di luoghi comuni e patetiche scene piagnucolose piene di frasi ad effetto. Ma il succo qual è? Ci identifichiamo nel dolore di persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa e i propri cari per essere sfruttate fino alla morte, ma poi quanti si fermano a pensare a come vengono trattati gli immigrati nei nostri "centri di accoglienza"? Ricordare? No. Non ricordate. Imparate. Ponetevi domande. Cercate risposte. Andate fino in fondo, non accontentatevi di spiegazioni superficiali. Analizzate la realtà in cui vivete. E anche dopo aver fatto tutto ciò, non consideratevi mai immuni alle ideologie. Solo così la "giornata della memoria" avrà un senso.
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domenica 22 gennaio 2012
A volte succede che...
Poi succede che, un giorno, decidi di ricominciare a studiare dopo otto anni di morte cerebrale.
Succede che vuoi essere al meglio, così ti concedi un pisolino pomeridiano per recuperare le energie, ma non riesci nemmeno ad addormentarti per la paura che la sveglia non suoni.
Succede che, a quel punto, ti arrendi al bicchierone di caffè, perché hai passato la nottata a scrivere cazzate e non ti ricordi nemmeno come ti chiami.
Succede che l'unico caffè che il tuo corpo non rifiuta sia quello dell'ikea, che, diciamocelo, NON è caffè, ma ciofeca bruciata.
Succede che ti rassegni, o quello, o i crampi, o il pisolino sulle fotocopie. E tu NON vuoi pisolare sulle fotocopie, vuoi iniziare una nuova vita di impegno e fatica.
Succede che, appena pronto, il caffè ti cada tutto sulla tovaglia pulita. E sulla sedia. E sulla gamba. E per terra.
Succede che passi il pomeriggio a lavare la tovaglia. E la sedia. E il pantalone. E il pavimento.
Succede che capisci perché mai tua madre usi i guanti per fare il bucato, perché, cazzo, la candeggina sui tagli brucia!
E succede che ormai sono le 17 passate, e tu sei ancora qui a scriver cazzate sul blog.
E la macchia di caffè è ancora sulla tovaglia. E sul pantalone. E sul cuscino della sedia.
Almeno so cosa farò stanotte.
Succede che vuoi essere al meglio, così ti concedi un pisolino pomeridiano per recuperare le energie, ma non riesci nemmeno ad addormentarti per la paura che la sveglia non suoni.
Succede che, a quel punto, ti arrendi al bicchierone di caffè, perché hai passato la nottata a scrivere cazzate e non ti ricordi nemmeno come ti chiami.
Succede che l'unico caffè che il tuo corpo non rifiuta sia quello dell'ikea, che, diciamocelo, NON è caffè, ma ciofeca bruciata.
Succede che ti rassegni, o quello, o i crampi, o il pisolino sulle fotocopie. E tu NON vuoi pisolare sulle fotocopie, vuoi iniziare una nuova vita di impegno e fatica.
Succede che, appena pronto, il caffè ti cada tutto sulla tovaglia pulita. E sulla sedia. E sulla gamba. E per terra.
Succede che passi il pomeriggio a lavare la tovaglia. E la sedia. E il pantalone. E il pavimento.
Succede che capisci perché mai tua madre usi i guanti per fare il bucato, perché, cazzo, la candeggina sui tagli brucia!
E succede che ormai sono le 17 passate, e tu sei ancora qui a scriver cazzate sul blog.
E la macchia di caffè è ancora sulla tovaglia. E sul pantalone. E sul cuscino della sedia.
Almeno so cosa farò stanotte.
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